{"id":7433,"date":"2013-02-24T14:57:43","date_gmt":"2013-02-24T13:57:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=7433"},"modified":"2013-02-24T15:01:24","modified_gmt":"2013-02-24T14:01:24","slug":"i-signori-della-green-economy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2013\/02\/i-signori-della-green-economy\/","title":{"rendered":"I signori della green economy"},"content":{"rendered":"<h3><span style=\"color: #339966;\"><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/2097-8.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7435 alignleft\" style=\"margin-right: 10px;\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/2097-8.png\" alt=\"\" width=\"113\" height=\"172\" \/><\/a><strong>Neocapitalismo tinto di verde e movimenti glocali di resistenza, Green economy e &#8220;false solutions&#8221; per combattere il disastro ambientale ed umano a cui stiamo assistendo.<\/strong><\/span><\/h3>\n<p>Il nuovo libro di <strong>Alberto Zoratti<\/strong> e <strong>Monica Di Sisto<\/strong>, con prefazioni di <strong>Maurizio Landini<\/strong> e di <strong>Maurizio Gubbiotti<\/strong>, e presentazione di <strong>Francuccio Gesualdi<\/strong> del Centro Nuovo Modello di Sviluppo.\u00a0Un lavoro che vuole mettere assieme giustizia sociale, ambientale e vuol contribuire a rifocalizzare sul concetto di Green economy (edizioni EMI).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><a href=\"http:\/\/www.emi.it\/schede\/2097-8.html\" target=\"_blank\"><strong>Leggi la scheda del libro\u00a0&gt;<\/strong><\/a><\/h3>\n<h3><a href=\"http:\/\/signorigreeneconomy.wordpress.com\/\" target=\"_blank\"><strong>Vai al blog del libro &gt;<\/strong><\/a><\/h3>\n<p>Le recensioni su <strong><a href=\"http:\/\/www.greenreport.it\/_new\/index.php?page=default&amp;id=20494&amp;sez=Cooperazione+sostenibile\">Green report<\/a><\/strong>\u00a0e <strong><a href=\"http:\/\/libri-bari.blogautore.repubblica.it\/2013\/02\/18\/luci-e-ombre-nel-verde-capitalismo-e-green-economy\/\">La Repubblica Bari<\/a><\/strong><\/p>\n<p>_______________________<\/p>\n<h3><strong>La prefazione di Maurizio Gubbiotti<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Quello che abbiamo di fronte \u00e8 uno scenario mondiale molto complicato e drammatico con ingiustizie molto grandi e forbici tra chi sta bene e chi sta male, che si allargano. Con due componenti caratterizzanti: crisi ambientale e Governance mondiale scomparsa, spesso surrogata da strutture economiche e finanziarie sempre pi\u00f9 spietate e voraci.<\/strong><\/p>\n<p>Per la prima parlano oltre sei milioni di migranti ambientali costretti ogni anno ad abbandonare le proprie case e i luoghi dove sono nati e cresciuti a causa di eventi come uragani, tsunami, terremoti o alluvioni. Un fenomeno che per il 2050, secondo stime dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), potrebbe riguardare 200\/250 milioni di persone. Stime per difetto purtroppo visto che solo nel 2011 sono stati ben 302 gli eventi catastrofici che hanno colpito circa 206 milioni di persone (164 milioni in pi\u00f9 rispetto al 2010) e causato danni economici pari a 380 miliardi di dollari (fonte International Disaster Database EM-DAT).<\/p>\n<p>La seconda componente \u00e8 data da una forte mancanza della politica nella Governance mondiale, che dopo essere passata dalle formule G7\/8, G20, G2, ma anche G77, non fa apparire all\u2019orizzonte risposte credibili, con le Nazioni Unite spesso pungiball o spinte nell\u2019oblio, e dove quindi poi organizzazioni economiche e finanziarie prendono il sopravvento.<\/p>\n<p>In questo quadro entra con ragionamenti, suggestioni e proposte, \u201cI Signori della Green Economy\u201d, il libro di Zoratti e Di Sisto in cui un capitolo prende persino in prestito il titolo \u201cIl quinto elemento\u201d, dal film di fantascienza del 1997 diretto da Luc Besson, e basato sulle avventure di un terrestre, Korben Dallas, che da tassista si ritrova a dover salvare il mondo dalla distruzione certa. Un\u2019analisi molto lucida e senza sconti degli autori, che definiscono il Terzo Millennio segnato dalla lotta tra privilegio ed esclusione, tra volont\u00e0 di potenza ed esigenza di vita. Dove il sistema capitalistico si \u00e8 sostituito, come telaio, alla societ\u00e0 stessa. Un capitale libero di muoversi senza regole n\u00e9 controlli, ci spiegano, ed una politica ed una societ\u00e0 civile sempre pi\u00f9 in balia di un\u2019economia somministrata e assunta come la panacea di ogni male. La finalizzazione dell\u2019economia in chiave di speculazione. Nel libro si evidenzia come la corsa all\u2019oro si stia concentrando sulla natura e sui suoi elementi, come crisi ambientale e climatica minacciano la nostra capacit\u00e0 di futuro, e che, con cinismo e freddezza c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi sta provvedendo a trasformarla in business. Io ritengo l\u2019economia verde, o green economy, ma ancora meglio green new deal, via obbligata per rispondere alle crisi che oggi abbiamo di fronte, purch\u00e9 incentrata su giustizia e sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale. Ragionando nella sua accezione pi\u00f9 larga, come sistema economico low carbon in grado di migliorare il benessere e l\u2019equit\u00e0 sociale, riducendo in modo significativo i rischi ambientali. Un\u2019economia a basse emissioni di CO2 infatti, \u00e8 un\u2019economia capace di imboccare la strada dell\u2019innovazione di processo e di prodotto, che sa provocare trasformazioni negli stili di vita e nell\u2019organizzazione sociale e che sa stare al passo con la competitivit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>In Italia secondo il Rapporto GreenItaly 2012 di Fondazione Symbola e Unioncamere, la green economy \u00e8 gi\u00e0 una realt\u00e0, e fra un quinto e un quarto delle nostre imprese investono in quest\u2019ultima e sono quelle, che nonostante la crisi, esportano di pi\u00f9, innovano di pi\u00f9 e assumono pi\u00f9 persone. A dispetto di Governi che quando pensano a misure di sviluppo, continuano a riproporre ricette del passato come le grandi opere pubbliche e infrastrutture impattanti, una legge come quella del credito d\u2019imposta del 55% per chi ristruttura introducendo misure di risparmio energetico e di utilizzo di fonti rinnovabili, ha prodotto 17 miliardi di euro di investimenti privati. L\u2019hanno usata 1 miliardo e 400 mila famiglie italiane producendo 50.000 posti di lavoro all\u2019anno. Il 23,6% delle imprese industriali e terziarie con almeno un dipendente che tra il 2009 e il 2012 hanno investito o investiranno, lo faranno in tecnologie e prodotti green. Il 37,9% delle imprese che investono in eco-sostenibilit\u00e0 hanno introdotto innovazioni di prodotto o di servizio nel 2011, contro il 18,3% delle imprese che non investono green. Il 37,4% delle imprese green vanta presenze sui mercati esteri, contro il 22,2% delle imprese che non investono nell\u2019ambiente. L\u2019ultimo rapporto dell\u2019Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), ha sostenuto che lo sviluppo delle energie rinnovabili e l\u2019applicazione di singole misure per una maggiore efficienza energetica hanno il potenziale di creare fino a 5 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore dell\u2019economia verde entro il 2020. E sempre secondo lo stesso rapporto solo una migliore gestione dei rifiuti potrebbe creare oltre 400.000 posti di lavoro entro il 2020, ed una riduzione del 17% del fabbisogno di materie prime, a livello Ue potrebbe creare tra 1,4 e 2,8 milioni di posti di lavoro entro il 2025. Un sondaggio realizzato con il programma Onu per l\u2019ambiente (Unep), ha rivelato che non solo i consumatori in tutto il mondo sanno perfettamente con\u2019\u00e8 la green economy, ma anche che la sostengono per l\u2019importanza nella protezione dell\u2019ambiente (70%), per la possibilit\u00e0 di creare un futuro migliore per i propri figli (68%), e perch\u00e9 migliora la qualit\u00e0 della vita e combatte i cambiamenti climatici (61%).<\/p>\n<p>Ma tutto ci\u00f2 deve fare i conti con il quesito\/slogan dei tanti Social Forum: \u201cGreen or greed economy\u201d?<\/p>\n<p>Le tre criticit\u00e0 della green economy, trasparenza della filiera, accaparramento delle materie prime e privatizzazione attraverso la green economy, innervano infatti una mobilitazione mondiale della quale anche il libro \u00e8 autorevole portavoce. Le tante realt\u00e0 sociali riunite nella Cupula dos Povos proprio in occasione di Rio+20 hanno parlato di \u201cel asalto final a los bienes comunes\u201d, un modo per estendere lo sfruttamento delle persone e dell\u2019ambiente a nuovi settori, alimentando il mito della crescita economica infinita. Perch\u00e9 parlando di Green economy si deve parlare anche di equit\u00e0 sociale e prendere in considerazione, per esempio, il problema enorme e drammatico di quei miliardi di persone ai limiti della sopravvivenza, che rischiano di aumentare a causa degli effetti del cambiamento climatico. Pertanto non dobbiamo prescindere da alcuni imperativi. Produrre moduli fotovoltaici o componenti per l\u2019eolico in un quadro di sviluppo sostenibile non significa necessariamente che la sostenibilit\u00e0 sia totale. Le filiere produttive, ancora troppo spesso opache ed intangibili, non consentono di conoscere le condizioni di lavoro e di sfruttamento dei lavoratori cos\u00ec come gli effetti ambientali dell\u2019utilizzo di sostanze chimiche nei processi produttivi. Molte tecnologie verdi si rifanno all\u2019utilizzo di alcune componenti, come le \u201cterre rare\u201d, fortemente inquinanti al momento della loro estrazione e di limitata disponibilit\u00e0. Le politiche di accaparramento di queste materie prime fondamentali per la Green economy (basti pensare ai motori ibridi o ad altre come l\u2019Indio ed il Gallio per le nuove generazioni di moduli fotovoltaici), sta portando a vere e proprie tensioni internazionali cos\u00ec come a politiche neocoloniali da parte dei vecchi e dei nuovi attori della globalizzazione. Per ultimo la spinta da parte della Wto perch\u00e9 s\u2019accelerino gli scambi all\u2019interno del mercato delle tecnologie verdi, senza intaccare la prevalenza della difesa della propriet\u00e0 intellettuale e della sua dimensione commerciale, rischia di trasformare la Green economy in un nuovo cavallo di battaglia per le multinazionali detentrici del brevetto, capaci di investire ovunque convenga mantenendo per\u00f2 nella casa madre know-how e competenze.<\/p>\n<p>La via d\u2019uscita per il libro \u00e8 conoscenza e rete, che possono trasformarsi in consapevolezza, responsabilit\u00e0 individuale e poi diffuso protagonismo sociale. E se come gli autori affermano il quinto elemento \u00e8 la societ\u00e0 civile, alla green economy dei privilegiati possono opporsi tante piccole buone economie come ad esempio GAS e Distretti di economia solidale.<\/p>\n<p>Un libro molto interessante e utile, particolarmente ricco di informazioni e che lancia una sfida: i movimenti sociali come il Quinto elemento, ultimo baluardo nella tutela di un pianeta sotto attacco dai Signori della Green Economy.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Neocapitalismo tinto di verde e movimenti glocali di resistenza, Green economy e &#8220;false solutions&#8221; per combattere il disastro ambientale ed umano a cui stiamo assistendo. 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