{"id":761,"date":"2011-11-05T09:47:51","date_gmt":"2011-11-05T08:47:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=761"},"modified":"2011-11-19T15:28:12","modified_gmt":"2011-11-19T14:28:12","slug":"i-carnefici-del-territorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2011\/11\/i-carnefici-del-territorio\/","title":{"rendered":"I carnefici del territorio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20111109_alluvione-vernazza.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-789\" title=\"20111109_alluvione-vernazza\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20111109_alluvione-vernazza.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20111109_alluvione-vernazza.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20111109_alluvione-vernazza-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il 4 novembre 1966 l\u2019Arno invase Firenze. Dopo 45 anni nulla \u00e8 cambiato. Si resta sgomenti. L\u2019Italia non regge pi\u00f9 ore e giorni di pioggia. Muoiono persone, e anche una sarebbe troppo. Muoiono bambini. Non servono pi\u00f9 allarmi se i sindaci non mettono in atto misure di prevenzione. Se il clima \u00e8 cambiato, se a Genova in cinque minuti sono caduti 50 millimetri di acqua, dobbiamo cambiare anche noi. Altrimenti si continuer\u00e0 a morire, nelle grandi citt\u00e0 e nelle nostre case che crediamo sicure. A Genova il sindaco ha lasciato scuole e uffici aperti, e solo ieri sera ha proibito, per oggi il traffico di auto. Troppo tardi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oltre alla profonda tristezza, da lacrime agli occhi, si resta increduli nonostante lo si sia detto e sentito tante, troppe volte. Si denunciano lo scellerato consumo di suolo libero, la cementificazione selvaggia, l\u2019incuria cui sono sottoposti i terreni demaniali in svendita, i fossi, i boschi, le coste, i prati e i suoli che un\u2019agricoltura in crisi come non mai non riesce pi\u00f9 a curare, tra abbandoni e vita grama. Lo Stato da anni taglia fondi e personale per la cura del territorio. Pensano alle grandi opere e non si preoccupano pi\u00f9 delle piccole. Minime, ma che a volte salvano vite. Ci sono delle colpe. Gravi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019altro ieri lo stesso Ministro dell\u2019Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ammetteva &#8211; peggio di un incallito oppositore di questo Governo per cui non ci sono pi\u00f9 parole &#8211; il fallimento dell&#8217;impegno principale che si era assunto sull&#8217;ambiente. Come ha dichiarato la Ministro in commissione al Senato, il miliardo di euro stanziato con la Finanziaria 2010 per la messa in sicurezza del territorio non \u00e8 mai stato reso disponibile. Con la legge di stabilit\u00e0 \u00e8 stato anche ufficialmente cancellato e sostituito con un impegno del tutto generico, e non vincolante. Queste sono colpe, per cui un normale cittadino verrebbe condannato. Non ci sono scuse, non c\u2019\u00e8 crisi che tenga di fronte alla cura del bene comune, il primo impegno che ogni Stato degno di questo nome dovrebbe avere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 cura se non si cura la piccola agricoltura di qualit\u00e0, che in molte zone ritenute \u201carretrate\u201d ha salvato dal naufragio (umano nonch\u00e9 meteorologico) intere aree del nostro Paese. Non c\u2019\u00e8 cura se si preferisce l\u2019agricoltura dei grandi numeri, quella industriale che dicono \u00abcompetitiva\u00bb, che alla fine desertifica come il cemento. Non c\u2019\u00e8 cura se c\u2019\u00e8 il cemento stesso: se le citt\u00e0, le zone residenziali, le aree industriali si espandono senza criterio e senza limite. Non c\u2019\u00e8 cura se il soldo arriva a prevalere sul minimo buon senso, quello che potrebbe salvare i nostri territori non soltanto dalla bruttezza, ma anche dall\u2019insicurezza pi\u00f9 letale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Smettiamola di dire che le alluvioni sono eventi eccezionali. Perch\u00e9 le abbiamo rese normali. Di fronte a cittadini ormai disabituati alla cura, lo Stato e la politica su questo fronte hanno colpe immani. Sono anni che non si vede tra le priorit\u00e0 di un programma elettorale o di governo la difesa del territorio, nemmeno tra i riempitivi. Spero che mentre si contesta questo Governo, almeno visti i drammi recenti, i partiti inizino a pensarci seriamente, a programmare, a spendere parole e impegni forti, proprio a partire dalle adunate di piazza. Spero che ascoltino quella buona parte di societ\u00e0 civile che lo chiede da tempo e gi\u00e0 ci lavora con passione e sacrifici. O quegli agricoltori distrutti dai debiti che nonostante tutto lo fanno ogni giorno, nel proprio podere. Un poeta come Tonino Guerra un anno fa mi ha detto: \u00abL\u2019Italia non \u00e8 pi\u00f9 bella come una volta, \u00e8 inutile che mi rompano le scatole, perch\u00e9 una volta c\u2019era chi la curava. Non erano dieci persone messe l\u00ec e pagate dallo Stato (che oltretutto non ci sono pi\u00f9, nda), erano quelli che l\u2019abitavano: i contadini. Dobbiamo riapprendere quella forza d\u2019amore che avevano loro\u00bb. Qui non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente indignarsi, bisogna tornare ad amare per davvero la propria terra. Vilipesa non soltanto nei comportamenti inqualificabili di chi governa, ma nell\u2019indifferenza di fronte a scempi che non sono pi\u00f9 tollerabili. Anche se non lo erano gi\u00e0 ben prima di arrendersi allo sgomento di questi tristi giorni della nostra storia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di Carlo Petrini<\/p>\n<p>Tratto da La Repubblica 5\/11\/11<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 4 novembre 1966 l\u2019Arno invase Firenze. Dopo 45 anni nulla \u00e8 cambiato. Si resta sgomenti. L\u2019Italia non regge pi\u00f9 ore e giorni di pioggia. 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