{"id":7738,"date":"2013-04-16T22:31:22","date_gmt":"2013-04-16T20:31:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=7738"},"modified":"2013-09-18T15:43:05","modified_gmt":"2013-09-18T13:43:05","slug":"osoppo-udine-espansione-industriale-1-milione-mq-di-capannoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2013\/04\/osoppo-udine-espansione-industriale-1-milione-mq-di-capannoni\/","title":{"rendered":"Consumo di suolo: Osoppo, a chi servono 1 milione di mq di capannoni?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-7756\" title=\"20130416_osoppo\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20130416_osoppo.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20130416_osoppo.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/20130416_osoppo-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><em><strong>Articolo di Paolo Berdini, dal <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2013\/04\/12\/consumo-di-suolo-osoppo-1-milione-di-mq-di-capannoni\/560614\/\" target=\"_blank\">Fatto Quotidiano<\/a>, 12 aprile 2013<\/strong><\/em><\/p>\n<h3><strong>La devastazione del territorio italiano procede senza soste. Nonostante la popolazione non cresca pi\u00f9 neppure nel numero delle famiglie e in presenza di un enorme patrimonio abitativo invenduto, non c\u2019\u00e8 comune che non inventi varianti urbanistiche per costruire nuove case che nessuno abiter\u00e0. <\/strong><\/h3>\n<h3><strong>E nonostante la crisi economica abbia lasciato vuoti immensi edifici una volta industriali, non c\u2019\u00e8 amministrazione pubblica che non pensi di ampliare le aree produttive. Il caso del Friuli che tiene la cronaca di questi giorni \u00e8 un esempio da manuale.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Nella stretta valle del Tagliamento, avara di aree pianeggianti, nel comune di Osoppo fu costruita nei decenni scorsi una grande area industriale.<\/strong> Si tratta di 23 ettari che oggi si presenta una a macchie di leopardo: la crisi economica e produttiva ha infatti colpito molte imprese costringendole a chiudere. Ogni istituzione pubblica coinvolta, dall\u2019amministrazione regionale ai comuni, avrebbe avuto il dovere di cercare nuove imprese che sostituiscano quelle che non ce l\u2019hanno fatta a sopravvivere. E invece pensano che per rimettere in moto un paese in declino si debba ricorrere sempre e comunque ad alimentare la rendita speculativa.<\/p>\n<p><strong>La Regione Friuli ha infatti approvato in questi giorni una variante urbanistica proposta dal comune di Osoppo che prevede l\u2019aumento di altri 8 ettari della zona produttiva.<\/strong> Questa approvazione \u00e8 avvenuta nonostante la popolazione locale abbia presentato oltre 500 osservazioni che affermavano che non c\u2019era bisogno di ampliare alcunch\u00e9 perch\u00e9 c\u2019erano edifici a sufficienza per ospitare nuove attivit\u00e0 e anche contro il parere di un nutrito gruppo di associazioni, il Comitato per lo sviluppo sostenibile e di qualit\u00e0 della zona industriale, Legambiente e il Comitato ARCA.<\/p>\n<p><strong>Ecco le efficacissime parole di Vittorio Battigelli portavoce del Comitato per lo sviluppo sostenibile e di qualit\u00e0 della zona industriale a commento della notizia dell\u2019approvazione della variante urbanistica:<\/strong> \u201cAttualmente la zona industriale ha una superficie di 2.316.125 mq con l\u2019ampliamento previsto di 815.000 mq si raggiunger\u00e0 una estensione di 3.131.125 mq. Attualmente la zona \u00e8 sottoutilizzata con una superficie edificata di 441.841 mq, la nuova estensione prevista permetterebbe la costruzione di capannoni per 1.292.457 mq triplicando cos\u00ec la superficie coperta realizzabile rispetto a quella esistente. Adottando un rapporto di un occupato ogni 200 mq si avrebbe la possibilit\u00e0 di insediare attivit\u00e0 per una occupazione di 6.400 unit\u00e0 sui 1.700 occupati oggi presenti: una dimensione del tutto insostenibile e sovradimensionata per il territorio in cui la zona industriale \u00e8 collocata. Questo senza considerare il recupero delle strutture e infrastrutture che la recessione economica lascia inutilizzate! Si sostiene, verso l\u2019opinione pubblica, che l\u2019ampliamento porter\u00e0 nuova occupazione ma se questi sono i numeri c\u2019\u00e8 una sproporzione tra la sostenibilit\u00e0 occupazionale e la tutela della salute e dell\u2019ambiente\u201d.<\/p>\n<p><strong>I comitati lamentano anche che con quello sconsiderato aumento di superficie i nuovi capannoni verrebbero costruiti a ridosso delle abitazioni dei residenti.<\/strong> E\u2019 questa una motivazione decisiva. Si pensi al caso di Taranto. Anche l\u00ec la gigantesca acciaieria venne realizzata a ridosso di case che preesistevano: erano gli anni dell\u2019ottimismo e della crescita, di una coscienza ambientale ancora limitata in un paese povero. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cosi: sappiamo i tragici tributi che alcune popolazioni hanno pagato nei confronti di uno sviluppo insensibile e cieco. Proprio due giorni fa alcuni bambini che abitano nelle immediate vicinanze dell\u2019acciaieria sono stati sottoposti alle analisi del sangue per verificare la presenza di piombo: tutti e sette presentano livelli pericolosi del metallo. Nessuno sostiene che non debbano esistere edifici industriali: il problema \u00e8 localizzarli nel modo migliore, tutelando in primo luogo la salute dei cittadini.<\/p>\n<p><strong>E invece nulla. La storia non \u00e8 pi\u00f9 maestra. Passi per i privati che in questo folle gioco ci guadagnano. Ma le pubbliche amministrazioni dovrebbero tutelare il bene comune e non lo fanno.<\/strong> Nel 2009 la regione Friuli aveva ad esempio sospeso l\u2019approvazione della variante urbanistica di Osoppo chiedendo al sindaco di documentare lo stato delle cose e le motivazioni per cui non pensava di utilizzare i capannoni abbandonati fin da quella data, quattro anni fa. Oggi la stessa Regione non ha battuto ciglio e bisogner\u00e0 capire perch\u00e9.<\/p>\n<p><strong>La rinascita dell\u2019Italia ha un solo nome: ricostruire la struttura di pubbliche amministrazioni efficienti che hanno a cuore il bene comune, la tutela dell\u2019ambiente e della salute dei cittadini. E che interrompano per sempre il consumo del suolo e del paesaggio.<\/strong><\/p>\n<p>_________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Pubblichiamo anche il comunicato stampa del Comitato per lo sviluppo sostenibile e di qualit\u00e0 della zona industriale di\u00a0<\/em><em>\u00a0<\/em><em>Osoppo (UD) illustra le ragioni dell&#8217;opposizione ad\u00a0<\/em><em>un consistente ampliamento della zona industriale e le alternative formulate da cittadini e associazioni (m.b.)<\/em><\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><em><\/em><strong>La zona industriale di Osoppo e Buja, che \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 di lavoro e crescita per l\u2019intera zona, si sta trasformando, per cattiva gestione, in una minaccia per i centri abitati di Osoppo, Rivoli e Saletti e per la sicurezza, la salute e l\u2019ambiente.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><\/strong><strong>E&#8217; cronaca di questi giorni la notizia dell&#8217;approvazione, da parte della Regione, della Variante del Comune di Osoppo che prevede l&#8217;ampliamento della zona industriale, gi\u00e0 bocciato dai cittadini con 529 osservazioni e opposizioni.\u00a0<\/strong>Legambiente, il Comitato per lo sviluppo sostenibile e di qualit\u00e0 della zona industriale e il Comitato ARCA hanno elaborato proposte tese a ridurre e rendere sostenibile l&#8217;impatto dell&#8217;ampliamento, che prevede un avvicinamento al centro abitato dagli attuali 1.200 metri a soli 400 metri, e del previsto tracciato della bretella autostradale Cimpello &#8211; Sequals &#8211; Gemona.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Si chiede un ampliamento meno esteso e impattante<\/strong>, la creazione di adeguate zone cuscinetto e di barriere di separazione verso \u00a0i centri abitati di Osoppo, Rivoli e Saletti, la ristrutturazione delle viabilit\u00e0 Esistenti per realizzare adeguati collegamenti tra le aree produttive della pedemontana del gemonese e del pordenonese in alternativa alla bretella autostradale Cimpello-Gemona, una crescita produttiva e occupazionale basata su ricerca \u00a0e innovazione, la certificazione ambientale dell\u2019Area industriale su modello europeo, il riuso e il recupero delle aree e dei capannoni inutilizzati presenti nel territorio, la creazione di un parco agricolo del territorio per la promozione e recupero di produzioni agricole di qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Attualmente la zona industriale ha una superficie di 2.316.125 mq. Con l\u2019ampliamento previsto di 815.000 mq si raggiunger\u00e0 una estensione di 3.131.125 mq<\/strong>. \u00a0Attualmente la zona \u00e8 sottoutilizzata con una superficie edificata di \u00a0441.841 mq, la nuova estensione prevista permetterebbe la costruzione di capannoni per 1.292.457 mq triplicando cos\u00ec la superficie coperta realizzabile rispetto a quella esistente.\u00a0Adottando un rapporto di un occupato ogni 200 mq si avrebbe la possibilit\u00e0 di insediare\u00a0attivit\u00e0\u00a0per un\u2019occupazione di 6.400 unit\u00e0 sui 1.700 occupati oggi presenti: una dimensione del tutto insostenibile e sovradimensionata per il territorio in cui la zona industriale \u00e8 collocata. Questo senza considerare il recupero delle strutture e infrastrutture che la recessione economica lascia inutilizzate!<\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Si sostiene, verso l\u2019Opinione pubblica, che l\u2019Ampliamento porter\u00e0 nuova occupazione, ma se questi sono i numeri c\u2019\u00e8 sproporzione tra la sostenibilit\u00e0 occupazionale e la tutela della salute e dell\u2019Ambiente.<\/strong><\/h3>\n<div>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><strong>Questa zona industriale \u00e8 nata gi\u00e0 troppo vicino a centri abitati preesistenti e ad aree di pregio agricolo e ambientale<\/strong> e l\u2019Insediamento \u00e8 sorto su un \u201cLago\u201d Sotterraneo che alimenta un acquedotto che serve un bacino di popolazione superiore ai 300.000 abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><strong>Numerosi sono i problemi ambientali irrisolti e che richiedono di essere affrontati alla radice<\/strong>: \u00a0presenza di uno stabilimento a rischio incidente rilevante, scarichi in atmosfera non completamente rilevati e indagati, scarichi idrici con una fognatura colabrodo e un sistema di \u201cDepurazione\u201d Degli scarichi industriali basato sulla dispersione nelle falde acquifere e nella zona delle risorgive e sulla loro diluizione, il depuratore sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica, mancanza di una zonizzazione acustica, insufficiente approccio alla questione delle energie rinnovabili e al recupero e risparmio energetico, \u00a0mancanza di uno studio di inserimento paesaggistico rispetto agli elementi di pregio ambientale e monumentale anche molto prossime come il greto del Tagliamento, la zona delle Risorgive e il Colle di Osoppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"justify\"><strong>Gravi anomalie sono presenti nelle procedure<\/strong> seguite dal CIPAF e dai Comuni di Gemona, Osoppo e Buja ai fini dell&#8217;ampliamento di cui si parla ormai da oltre dieci anni. Anomalie presenti anche nella recente approvazione regionale. Sono improvvisamente decadute, senza che nulla di nuovo si verificasse (anzi in presenza di un aggravamento della\u00a0crisi\u00a0economica), le richieste degli Uffici regionali di motivazione dell\u2019Entit\u00e0 dell\u2019Ampliamento. Queste richieste erano state all\u2019Origine della riserva vincolante formulata dalla Regione nel 2009 e avevano determinato la richiesta del Sindaco di Osoppo, ai medesimi Uffici \u00a0\u201cDi non dare corso temporaneamente all\u2019Iter di competenza in quanto, su richiesta del CIPAF, si intendono approfondire i contenuti del superamento di alcune riserve\u201d. Questo aveva portato a una sospensione della procedura di quattro anni. Oggi questa richiesta di motivazioni di fatto \u201cDecade\u201d.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>Ed \u00e8 certamente anomalo che nel frattempo, da parte di alcuni industriali insediati nella zona industriale, si sia proceduto ad acquisire terreni agricoli per circa 180.000 mq \u00a0che, nel momento in cui divenissero edificabili per insediamenti industriali, triplicherebbero il loro valore.<\/strong><\/h3>\n<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>\u00a0<em>Il\u00a0Comitato per lo sviluppo sostenibile e di qualit\u00e0 della zona industriale di\u00a0<\/em><em>\u00a0<\/em><em>Osoppo\u00a0<\/em><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\">___________________________________________<\/div>\n<div align=\"justify\"><\/div>\n<div align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-7753\" title=\"osoppo01\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo01.gif\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo01.gif 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo01-300x193.gif 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/div>\n<div align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-7754\" title=\"osoppo02\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo02.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"466\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo02.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo02-300x218.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/div>\n<div align=\"justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-7755\" title=\"osoppo03\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo03.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"618\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo03.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/osoppo03-300x289.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Paolo Berdini, dal Fatto Quotidiano, 12 aprile 2013 La devastazione del territorio italiano procede senza soste. 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