{"id":812,"date":"2011-11-09T22:59:32","date_gmt":"2011-11-09T21:59:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=812"},"modified":"2011-11-17T12:47:45","modified_gmt":"2011-11-17T11:47:45","slug":"frane-e-alluvioni-disastri-innaturali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2011\/11\/frane-e-alluvioni-disastri-innaturali\/","title":{"rendered":"Frane e alluvioni: disastri innaturali"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20111110_dossier_legambiente.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-816\" title=\"20111110_dossier_legambiente\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20111110_dossier_legambiente.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20111110_dossier_legambiente.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/20111110_dossier_legambiente-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/h3>\n<h3>I cambiamenti climatici, la sconsiderata gestione del territorio, la mancanza di una efficace politica di prevenzione e di convivenza con il rischio alla base delle tragedie che hanno sconvolto Genova, la Liguria e la Toscana.<\/h3>\n<h4><strong>&#8220;Frane e alluvioni: disastri innaturali&#8221;<br \/>\n<\/strong>(dossier di Legambiente)<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.legambiente.it\/sites\/default\/files\/docs\/dossier_franealluvioni_2011.pdf\" target=\"_blank\"> Scarica il dossier in pdf &gt;<\/a><\/strong><\/h4>\n<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p><strong>In questi giorni le intense piogge autunnali stanno letteralmente mettendo in ginocchio l\u2019Italia<\/strong> e purtroppo l\u2019acqua che cade dal cielo nel suo scorrere verso il mare ha lasciato anche quest\u2019anno un segno indelebile in molte zone in cui la furia di fiumi, torrenti e rii ha creato danni, disastri e purtroppo vittime. Aulla in Lunigiana, la provincia di La Spezia nelle valli del Magra e del Vara, le Cinque Terre e la citt\u00e0 di Genova sono i luoghi in cui si sono verificate le conseguenze peggiori. Qui l\u2019esondazione di fiumi, il rigonfiarsi dei torrenti e le colate di fango hanno invaso i centri abitati spazzando via quanto trovavano lungo il loro corso e lasciando cumuli di macchine, di detriti e la devastazione di case, edifici, scuole, ponti.<\/p>\n<p><strong>Ma il maltempo non si \u00e8 fermato in Liguria e Toscana<\/strong>. Il bollettino meteo di questi giorni ha fatto registrare esondazioni in Val Bormida tra Piemonte e Liguria, in Val Pellice (To), le citt\u00e0 di Torino e Alessandria stanno vivendo l\u2019allerta per la piena del Po che inizia ora a preoccupare i territori pi\u00f9 a valle. Ma ci sono stati allagamenti e disagi anche in Campania nel napoletano, dove solo alcune settimane fa una ragazza \u00e8 morta alle pendici del Vesuvio travolta da un fiume di acqua e fango. Anche la Basilicata non \u00e8 stata esonerata e nella provincia di Matera ci sono due persone disperse a causa di un torrente che esondando ha travolto la macchina nella quale viaggiavano. Un\u2019allerta meteo che durer\u00e0 ancora nelle prossime ore e che sta mettendo a nudo tutte le fragilit\u00e0 e le criticit\u00e0 di un territorio sempre pi\u00f9 vulnerabile.<\/p>\n<p><strong>Alla base delle tragedie che nei giorni scorsi hanno colpito la Liguria e la Toscana<\/strong> ci sono sicuramente eventi eccezionali di piogge molto intense che hanno portato 300 mm di pioggia in sole 13 ore ad abbattersi sulla citt\u00e0 di Genova o 366 millimetri di pioggia in un giorno sul territorio della Lunigiana e 500 millimetri che sono caduti a Brugnato in provincia di La Spezia. Eventi molto intensi e violenti, ma la cui eccezionalit\u00e0 si \u00e8 ormai trasformata in normalit\u00e0. Basti pensare che solo un anno fa l\u2019area di Genova era stata sconvolta da un\u2019altra alluvione a Sestri Ponente verificatasi dopo la caduta di 400 mm di acqua in sole sei ore nella zona. Ma ancor di pi\u00f9 la cronistoria ricostruita a partire dai dati dell\u2019Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ci dimostra che negli ultimi due anni si sono succedute piogge di eguale se non superiore intensit\u00e0 su tutto il territorio italiano. Nel dicembre 2009 nel bacino del Serchio, in Toscana, sono caduti 320 mm in un solo giorno e in Liguria 450 mm. Pochi mesi dopo, nel maggio 2010 si sono registrati eventi eccezionali in provincia di Massa con 220 mm caduti in 24 h e in agosto \u00e8 il Piemonte a registrare 234 mm. A novembre le piogge pi\u00f9 intense si sono registrate invece in Veneto (586 mm in 96 h), in Friuli Venezia Giulia (550 mm in 24 h) e in Sicilia dove sono caduti fino a 250 mm in sole 5 h. Fenomeni che prima si verificavano una volta ogni 50 anni ormai si ripresentano annualmente portando conseguenze disastrose e a volte tragiche per i territori colpiti.<\/p>\n<p><strong>Dati che certificano i cambiamenti climatici in atto e le loro evidenti conseguenze su scala locale.<\/strong> \u00c8 arrivato il momento di dire a chiare lettere che non devono pi\u00f9 avere cittadinanza nel nostro Paese posizioni negazioniste e che l\u2019Italia si deve impegnare in prima persona perch\u00e9 si arrivi concretamente e in tempi rapidi ad un accordo internazionale vincolante,se vogliamo evitare che situazioni analoghe si ripetano con frequenza ed intensit\u00e0 maggiori, promuovendo al contempo comportamenti virtuosi che possano solo frenare il riscaldamento ed evitare che giunga alle estreme conseguenze.<\/p>\n<h3>Ma se le violente precipitazioni sono state la causa scatenante <strong>non \u00e8 imputabile alla pioggia il disastro che questo evento ha causato nei Comuni coinvolti<\/strong>. Una gestione sbagliata del territorio e delle aree considerate ad elevato rischio idrogeologico, la mancanza di adeguati sistemi di allertamento e piani di emergenza per mettere in salvo la popolazione, insieme ad un territorio che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di ricevere precipitazioni cos\u00ec intense sono i fattori che hanno trasformato un violento temporale in tragedia.<\/h3>\n<p><strong>Alcuni dati per capire meglio le dimensioni del problema. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel nostro Paese ogni anno si perdono 500 km2 di superficie naturale, rurale o agricola trasformati in cemento<\/strong>, edifici e nuove infrastrutture. Anche i dati dell\u2019ultimo censimento Istat sull\u2019agricoltura danno un quadro poco rassicurante: in dieci anni c\u2019\u00e8 stata una perdita della superficie agricola utilizzata di 300 mila ettari. Si tratta di numeri che non denunciano solo una radicale destrutturazione del settore primario, ma che puntano il dito verso un vero e proprio abbandono delle zone rurali, verso una erosione di terre fertili per un mal concepito uso del suolo e, soprattutto, verso una politica incapace di investire nell&#8217;agricoltura e nella preziosa opera di presidio del territorio che le aziende agricole offrono alla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Sul fronte dell&#8217;abbandono del territorio la situazione \u00e8 particolarmente grave <\/strong>in regioni come la Liguria, la Valle d&#8217;Aosta e il Friuli Venezia Giulia \u2013 caratterizzate da una grande vulnerabilit\u00e0 idrogeologica, dove la presenza di tessuto agricolo \u00e8 fondamentale \u2013 ma che negli ultimi dieci anni hanno visto rispettivamente una contrazione delle aziende del 46%, del 41%e del 33%. La tendenza a incrementare sempre di pi\u00f9 le aree urbanizzate a discapito dei fiumi e del territorio, deve essere assolutamente fermata, soprattutto alla luce di quanto sta succedendo in questi giorni. Questo riguarda il futuro di questi territori, un futuro che per\u00f2 deve essere preparato fin da subito, a partire dai primi interventi del post emergenza per evitare che se ne potranno verificare altri in futuro.<\/p>\n<p><strong>Al momento per l\u2019area di Genova si parla di oltre duecento milioni di danni<\/strong> e anche l\u2019isola d\u2019Elba ha chiesto lo stato di calamit\u00e0. Intanto la dichiarazione dello stato di emergenza del Governo per le aree della Lunigiana e della provincia de La Spezia del 28 ottobre scorso ha stanziato 65 milioni di euro per ripagare i danni e le conseguenze nelle aree colpite. Una somma che si aggiunge alle centinaia di milioni di euro stanziati negli ultimi anni per fronteggiare i disastri causati da frane e alluvioni nel Paese. Il bilancio delle emergenze dalla colata di acqua e fango che ha travolto nell\u2019ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea, in provincia di Messina, agli ultimi eventi in Lunigiana e nella provincia di La Spezia \u00e8 di circa 640 milioni di euro, ovvero 875mila euro spesi ogni giorno per ripristinare i danni causati da frane e alluvioni nel nostro Paese.<\/p>\n<p><strong>In contrasto con questo continuo stanziamento di fondi per ripagare i danni causati da frane e alluvioni<\/strong> c\u2019\u00e8 la totale assenza di risorse per mettere in pratica il piano straordinario di prevenzione programmato dal Ministero dell\u2019ambiente e della tutela del territorio e del mare negli ultimi anni. Il piano prevede lo stanziamento di 2,5 miliardi di euro tra fondi statali e regionali, ma ancora oggi tarda a partire per via dei tagli delle recenti manovre finanziarie che hanno azzerato anche il miliardo di euro messo a disposizione a fine 2009 per la difesa del suolo e la mitigazione del rischio idrogeologico, tanto da mettere in discussione gli accordi con le Regioni. Una scelta in palese contrasto con le esigenze di sicurezza e di prevenzione di cui invece ha sempre pi\u00f9 bisogno il nostro Paese. Basti pensare che in Liguria, secondo l\u2019indagine del rapporto Ecosistema rischio di Legambiente e Protezione civile, nel 52% dei Comuni che hanno risposto al questionario, sono previsti interventi volti alla mitigazione del rischio idrogeologico nell\u2019ambito della programmazione nazionale o regionale sulla difesa del suolo.<\/p>\n<p><strong>Per questo i tragici eventi di questi giorni devono innescare fin da subito alcuni ragionamenti <\/strong>e proposte per garantire il prima possibile la sicurezza delle persone che passa attraverso una seria politica di prevenzione e tutela del territorio e dei corsi d\u2019acqua. Non si pu\u00f2 attribuire la colpa, cos\u00ec come \u00e8 stato fatto in alcuni casi anche dopo gli ultimi avvenimenti, alla vegetazione spontanea troppo cresciuta e alla mancata pulizia ed escavazione degli alvei per allagamenti e alluvioni, quando tutti gli studi scientifici pi\u00f9 seri dicono da tempo che non sono quelle le cause, anzi. Ad esempio scavare in alveo \u00e8 non solo inutile, ma anche controproducente per altri problemi, come la risalita del cuneo salino nella falda di acqua potabile della provincia spezzina, che dipende dal materasso alluvionale del bacino del Magra; cos\u00ec come tagliare la vegetazione fluviale renderebbe molto pi\u00f9 veloce la discesa dell\u2019acqua a valle rendendo ancora pi\u00f9 pericolosi gli eventi di piena.<\/p>\n<p><strong>Risulta ormai evidente che tutto il territorio italiano abbia oggi bisogno di una concreta ed efficace politica di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.<\/strong> Un\u2019azione che deve partire da una nuova cultura del territorio e dei fiumi come previsto dal &#8220;Patto per il territorio&#8221; siglato da Legambiente e Anci lo scorso anno e su cui costruire un\u2019alleanza di tutti i soggetti portatori d\u2019interesse, gli esperti, gli enti competenti e le amministrazioni locali con l\u2019obiettivo comune di coniugare la mitigazione del rischio idrogeologico con la tutela ambientale.<\/p>\n<p>Di seguito si riportano alcuni punti ritenuti prioritari per una corretta opera di prevenzione:<\/p>\n<p><strong>&#8211;          destinare pi\u00f9 risorse per la difesa del suolo e i programmi nazionali di prevenzione<\/strong>, a cominciare dai fondi necessari per far partire il piano messo in campo dal Ministero dell\u2019ambiente e dalle Regioni in base al quale sono previsti stanziamenti per 2,5mliardi di euro;<\/p>\n<p><strong>&#8211;          coinvolgere la comunit\u00e0 scientifica nella programmazione e nello studio<\/strong> delle misure pi\u00f9 adeguate di prevenzione a partire da quanto gi\u00e0 predisposto dalle Autorit\u00e0 di bacino in questi anni;<\/p>\n<p><strong>&#8211;          dare priorit\u00e0 a quegli interventi che mirano al riequilibrio dell\u2019assetto idraulico del territorio<\/strong> e delle dinamiche fluviali e di versante, ripristinando le aree di esondazione naturale del fiume; delocalizzare le civili abitazioni, gli edifici e le aziende site in aree a irrisolvibile rischio idraulico (es. site all\u2019interno delle arginature fluviali) e limitare gli interventi strutturali laddove assolutamente necessario;<\/p>\n<p><strong>&#8211;          attuare un\u2019azione costante di manutenzione ordinaria<\/strong> oggi sostituita spesso da sporadici, ma errati ed eccessivi, interventi di manutenzione straordinaria. Una manutenzione che non sia sinonimo di artificializzazione e squilibrio delle dinamiche naturali di un versante o di un corso d\u2019acqua ma che preveda interventi mirati e localizzati dove realmente utili e rispettosi degli aspetti ambientali;<\/p>\n<p><strong>&#8211;          rivolgere una particolare attenzione all\u2019immenso reticolo di corsi d\u2019acqua minori<\/strong>, visti gli ultimi avvenimenti in cui proprio in prossimit\u00e0 di fiumare e torrenti si sono verificati gli eventi peggiori e al tempo stesso si sono compiuti gli scempi pi\u00f9 gravi;<\/p>\n<p><strong>&#8211;          applicare una politica attiva di \u201cconvivenza con il rischio\u201d<\/strong>. Per far questo \u00e8 necessario applicare sistemi di previsione delle piene e di allerta e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione. In Liguria, secondo i dati recenti sull\u2019attivit\u00e0 delle amministrazioni comunali della Liguria, riportati nel dossier di Legambiente e Dipartimento di Protezione Civile Ecosistema rischio Liguria 2011, evidenziano come l&#8217;85% delle amministrazioni intervistate si \u00e8 dotata di un piano d&#8217;emergenza da mettere in atto in caso di calamit\u00e0 anche se solo nel 49% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni. Ma se vediamo la percentuale di quante amministrazioni, hanno organizzato esercitazioni rivolte alla popolazione queste scendono al 39%.<\/p>\n<p>(continua&#8230;)<\/p>\n<p><strong>Per leggere tutto il dossier <a href=\"http:\/\/www.legambiente.it\/sites\/default\/files\/docs\/dossier_franealluvioni_2011.pdf\" target=\"_blank\">scarica il file pdf &gt;<\/a><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 15px; font-weight: 800;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I cambiamenti climatici, la sconsiderata gestione del territorio, la mancanza di una efficace politica di prevenzione e di convivenza con il rischio alla base delle [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":816,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[106,14],"tags":[],"class_list":["post-812","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dissesto-idrogeologico","category-liguria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/812","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=812"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/812\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/816"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=812"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=812"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=812"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}