{"id":8188,"date":"2013-07-03T00:20:42","date_gmt":"2013-07-02T22:20:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=8188"},"modified":"2013-08-01T23:24:54","modified_gmt":"2013-08-01T21:24:54","slug":"noi-lavevamo-detto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2013\/07\/noi-lavevamo-detto\/","title":{"rendered":"Noi l&#8217;avevamo detto!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/20121115_autostrade.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8189\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/20121115_autostrade.jpg\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/20121115_autostrade.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/20121115_autostrade-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<h2><strong>Le mobilitazioni cittadine in tutta Italia hanno fermato o ridimensionato opere\u00a0producendo un risparmio di quasi 121 miliardi. Il tempo ha dato loro ragione.<\/strong><\/h2>\n<p><em>(di <strong>Luca Martinelli<\/strong> &#8211; da <a href=\"http:\/\/www.altreconomia.it\/site\/fr_contenuto_detail.php?intId=3726&amp;fromRivDet=146\" target=\"_blank\">Altreconomia<\/a>)<\/em><\/p>\n<p><strong>Avevano ragione loro, i tremila siciliani che il 18 maggio 1980 marciarono per protestare contro la costruzione di una strada litoranea<\/strong> tra Castellammare del Golfo e San Vito lo Capo, nel trapanese.Con la \u201cmarcia dello Zingaro\u201d riuscirono a fermare il progetto, e la galleria scavata nella roccia \u201cper dare inizio alla costruzione di una strada\u201d, come ricorda un cartello di legno, oggi la attraversa -rigorosamente a piedi- chiunque voglia entrare nella Riserva naturale orientata dello Zingaro, la prima istituita in Sicilia nel maggio del 1981.<\/p>\n<p><strong>Avevano ragione loro, e ce ne rendiamo conto oggi.<\/strong> Perch\u00e9 lungo quei sette chilometri ogni anno passeggiano decine di migliaia di persone, che si arrampicano lungo i sentieri e cercano rifugio alla calura estiva nelle bellissime cale, all\u2019ombra del Monte Speziale (<a href=\"http:\/\/www.riservazingaro.it\/\">www.riservazingaro.it<\/a>).<\/p>\n<p><strong>Nessuno accus\u00f2 i 3mila di essere affetti da\u00a0\u201csindrome Nimby\u201d, perch\u00e9 questo termine \u00e8 stato coniato solo negli anni Duemila.<\/strong> Indica coloro che sarebbero contrari alla realizzazione di opere solo perch\u00e9 fatte nel proprio \u201cgiardino\u201d di casa. \u201cNimby\u201d sta per\u00a0Not in my backyard, ed esiste anche un Nimby Forum, che ogni anno censisce gli \u201cimpianti contestati\u201d. Giunto alla settima edizione, \u00e8 un breviario che ci \u00e8 utile: di fronte alla crisi economica, sociale e ambientale, possiamo utilizzarlo per disegnare la nostra spending review, diversa da quella del\u00a0governo\u00a0Monti, perch\u00e9 le spese gi\u00e0 tagliate, o che andremo a tagliare, riguardano grandi, medie e piccole opere. Inutili. Tra il 2012 e il 2014, le manovre del governo Monti garantiranno allo Stato minori spese per 29,4 miliardi di euro. I comitati, che non fanno differenze tra pubblico e privato, hanno saputo fare molto meglio. Grazie alla loro azione negli ultimi anni sono stati cancellati spese inutili per circa 121 miliardi di euro (vedi tabella).<\/p>\n<h3><strong>Cominciamo dal\u00a0Ponte sullo Stretto<\/strong>. <strong>La rinuncia a farlo vale 8,5 miliardi di euro<\/strong>.<\/h3>\n<p><strong>Il saldo netto positivo \u00e8 inferiore, perch\u00e9 le spese dovrebbero toccare i 609 milioni di euro<\/strong>: 300 milioni di euro di penale a favore di\u00a0Eurolink, il contraente generale in virt\u00f9 di un contratto firmato nel settembre del 2009, 26 milioni di euro per realizzare appena 1,1 chilometri di bretellina ferroviaria a Cannitello in Calabria. 283 milioni di euro (dichiarati al novembre 2011) per il funzionamento della Stretto di Messina spa, nata nel 1981.\u00a0Gi\u00e0 nel 1986\u00a0Italia Nostra\u00a0protestava contro l\u2019opera, \u201cper il metodo con cui si tenta d\u2019imporre una decisione che privilegia un\u2019opera ingegneristica faraonica rispetto alle prioritarie esigenze delle popolazione della Calabria e della Sicilia\u201d. Oltre alle organizzazioni ambientaliste -Fai,\u00a0Italia Nostra,\u00a0Legambiente, Man e Wwf Italia- la protesta contro l\u2019opera \u00e8 stata animata dalla\u00a0Rete No Ponte(<a href=\"http:\/\/www.retenoponte.it\/\">www.retenoponte.it<\/a>).\u00a0\u00c8 passato intanto il 2 giugno 2012, data che nel 2001 l\u2019allora candidato premier per il centro sinistra\u00a0Francesco Rutelli\u00a0aveva \u201causpicato\u201d per l\u2019inaugurazione dell\u2019opera.<\/p>\n<h3><strong>Il regalo pi\u00f9 grande che i comitati hanno fatto al Paese \u00e8 senz\u2019altro il\u00a0\u201cno\u201d al nucleare<\/strong>.<\/h3>\n<p><strong>Nel giugno del 2011, oltre 26 milioni di cittadini hanno votato il referendum che ha abrogato le norme che imponevano un ritorno all\u2019energia nucleare in Italia<\/strong>. E hanno garantito un taglio di oltre 70 miliardi di euro. Nel dettaglio: l\u2019investimento previsto per 8 centrali, con una potenza installata complessiva da 13.000 MW, era tra i 16 e i 24 miliardi di euro. La gestione avrebbe comportato, per un arco di tempo di 60 anni, una spesa di 48-50 miliardi di euro. Per la dimissione, infine, il costo stimato nel documento \u201cIl nucleare per l\u2019economia, l\u2019ambiente e lo sviluppo\u201d -elaborato da\u00a0Enel\u00a0ed Edf dopo che la \u201cLegge Sviluppo\u201d del 2009 aveva previsto il ritorno al nucleare per l\u2019Italia- \u00e8 di 3,9-6,2 miliardi di euro. Col senno di poi, il referendum nucleare (tra i promotori\u00a0Energia Felice,<a href=\"http:\/\/www.energiafelice.it\/\">www.energiafelice.it<\/a>) diventa ancora pi\u00f9 importante considerando che \u201ci consumi elettrici non solo non crescono ma si riducono -come ha spiegato in un\u2019intervista di fine settembre 2012 ad\u00a0AgiEnergia Chicco Testa, presidente di\u00a0Assoelettrica\u00a0e tra gli animatori dei comitati contro il referendum-. Le ultime previsioni dicono che nel caso migliore mancano all\u2019appello 30-40 miliardi di kWh -spiega Testa-, nel caso peggiore 70-80 miliardi di kWh. Il problema \u00e8 che nel frattempo sono stati fatti investimenti importantissimi sulla base di previsioni di crescita\u201d.<\/p>\n<p>I dati forniti da Chicco Testa renderebbero plausibile anche la <strong>cancellazione di altri due progetti, per un valore complessivo di 4 miliardi di euro. Il primo \u00e8 la riconversione a carbone della centrale Enel di\u00a0Porto Tolle<\/strong>, in provincia di Rovigo, e vale 2,5 miliardi di euro. Una storia iniziata nel 2005, quando la multinazionale dell\u2019energia propone la conversione della centrale a olio combustibile situata nell\u2019area del Parco del Delta del Po. Un progetto dall\u2019enorme impatto ambientale: \u201cNel progetto di Enel si parla di 3mila chiatte che ogni anno porteranno il carbone attraverso i canali del Parco (da Porto Levante, attraverso la biconca di Volta Grimana, Po di Venezia e Po della Pila, oppure passando da Busa di Tramontana, e in alternativa dalla laguna di Barbamarco) fino ai giganteschi carbonili (dome) della centrale\u201d scrivevamo nel settembre del 2009 (Ae 108). Per poter autorizzare la conversione la Regione Veneto \u00e8 arrivata a modificare la legge istitutiva del Parco. Il \u201ccaso\u201d Porto Tolle \u00e8 talmente importante che il 29 ottobre 2011 ad Adria (Ro) si \u00e8 tenuta la\u00a0manifestazione nazionale \u201cFermiamo il carbone\u201d (<a href=\"http:\/\/nocokepolesine.blogspot.it\/\">nocokepolesine.blogspot.it<\/a>).<\/p>\n<h3><strong>Oltre un migliaio di chilometri a Sud del basso Veneto, in Calabria, una centrale a carbone potrebbe sorgere a\u00a0Saline Joniche, nell\u2019area della ex Liquichimica. Valore: 1,5 miliardi di euro<\/strong>.<\/h3>\n<p><strong>Contro il progetto della Sei spa, societ\u00e0 controllata dalla svizzera\u00a0Repower, si batte dal 2007 il coordinamento di associazioni dell\u2019area grecanica\u00a0\u201cNo al carbone\u201d<\/strong> (<a href=\"http:\/\/www.nocarbonesaline.it\/\">www.nocarbonesaline.it<\/a>). Attualmente, il progetto \u00e8 fermo per un ricorso al Tar del Lazio promosso dalla Regione Calabria, che chiede l\u2019annullamento del decreto con cui il presidente del Consiglio dei ministri ha recepito il parere favorevole della commissione Via del ministero dell\u2019Ambiente.<\/p>\n<h3><strong>Tra i pi\u00f9 importanti no che aiutano a crescere<\/strong>, racconta\u00a0Stefano Ciafani\u00a0di Legambiente, c\u2019\u00e8 quello che \u00e8 riuscito a fermare, alla met\u00e0 del primo decennio del 2000, <strong>la realizzazione del villaggio\u00a0\u201cEuroparadiso\u201d\u00a0alle porte di Crotone, in Calabria. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>7 miliardi di euro<\/strong> per \u201cun mega progetto che prevede hotel extra lusso a cinque e sei stelle, e resort per complessivi 50.000 posti letto, campi da golf e tennis, parchi acquatici, piscine, un palazzetto del ghiaccio, un parco giochi, cinema, aree commerciali e uno stadio di calcio da 12mila posti per ospitare grandi eventi sportivi\u201d si legge in un comunicato dell\u2019associazione ambientalista. L\u2019intervento avrebbe modificato per sempre l\u2019area protetta che ricade all\u2019interno del sito d\u2019interesse comunitario \u201cFoce del Neto\u201d. Legambiente si era rivolta anche alla Commissione europea, affinch\u00e9 venisse aperta una procedura d\u2019infrazione.<\/p>\n<h3><strong>Anche le energie rinnovabili, a determinate condizioni, rappresentano un problema. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Cento milioni di euro \u00e8 il risparmio legato alla non costruzione della centrale idroelettrica Camolino-Busche<\/strong>, nel bellunese. Un progetto di Enel ed\u00a0En&amp;En, bloccato infine grazie a un parere contrario della Sovrintendenza, secondo la quale il progetto non \u00e8 compatibile con l\u2019area nella quale \u00e8 inserito, in considerazione del contesto paesaggistico tutelato (le Dolomiti sono patrimonio Unesco, e la condotta attraverserebbe luoghi sensibili e fragili, zone Sic, Zps e aree affacciate sul Parco). L\u2019opposizione del Comitato acqua bene comune di Belluno muove dalla considerazione che il bacino del fiume Piave \u00e8 sovra-sfruttato.<\/p>\n<h3><strong>Con le dighe apriamo il capitolo infrastrutture.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>\u00c8 \u201cfondamentale\u201d nell\u2019ambito della nostra\u00a0spending review<\/strong>, considerando che l\u201983% dei progetti che fanno riferimento al pi\u00f9 grande piano d\u2019investimenti della storia del Paese, <strong>la \u201cLegge obiettivo\u201d del 2001<\/strong>, sono strade e ferrovie. In totale, con gli interventi aggiunti anno dopo anno, sono ben 390 le opere censite, per un valore di 367 miliardi di euro. \u201c<strong>Se vogliamo farne un bilancio, a dieci anni dalla legge \u00e8 stato realizzato solo l\u2019un per cento delle opere, per un valore di 4,4 miliardi di euro<\/strong> -spiega\u00a0Stefano Lenzi\u00a0del\u00a0Wwf Italia-. \u00c8 semplice: non era un programma di reali priorit\u00e0\u201d. Segniamo, perci\u00f2, un bel risparmio di circa 360 miliardi di euro. Ed entriamo nel dettaglio di alcuni interventi.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019Alta velocit\u00e0 tra Torino e Lione, contro cui da oltre vent\u2019anni \u00e8 attivo il movimento No Tav, \u00e8 arrivata a costare -a preventivo- 25 miliardi di euro<\/strong>.<\/h3>\n<p><strong>Il progetto non \u00e8 mai stato cancellato, e anche il governo Monti lo reitera<\/strong>, ma dalla primavera scorsa il budget dell\u2019opera \u00e8 stato ricalibrato. La chiamano \u201cTav low-cost\u201d e prevedono un investimento di 8,2 miliardi, pi\u00f9 circa 300 milioni di bonifiche, espropri e spostamento di sottoservizi. Significa un bel -21,8 miliardi di euro.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019azione dei comitati sparsi tra Lombardia e Veneto, invece, non ha cancellato l\u2019investimento per l\u2019Alta velocit\u00e0 tra Milano e Venezia. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Buona parte dei lavori, per\u00f2, non sono partiti<\/strong>, e allora -forti dei dati del Politecnico di Milano relativi all\u2019insostenibilit\u00e0 economica della rete Av esistente, tra Torino e Salerno, vedi\u00a0<a href=\"http:\/\/www.altreconomia.it\/site\/fr_contenuto_detail.php?intId=3311&amp;fromRivDet=139\">Ae 136<\/a>)- possiamo decidere di fermare. Che \u00e8 inutile, perch\u00e9 la conformazione del territorio (con citt\u00e0, e quindi \u201cnodi\u201d o stazioni ogni cinquanta chilometri) renderebbe questi treni -n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno- degli Intercity un po\u2019 accelerati. Ad oggi, son gi\u00e0 stato realizzati gli interventi tra Milano e Treviglio, e tra Padova e Venezia. Sono ancora in fase progettuale la\u00a0Brescia-Verona\u00a0e la\u00a0Verona-Padova; la prima tratta costa intorno ai 2 miliardi di euro, la seconda 2,7 miliardi di euro. Una possibile riduzione di 4,7 miliardi di euro.<\/p>\n<h3><strong>Dai treni agli aerei: meno 236 milioni di euro per l\u2019Aeroporto di Viterbo, che non verr\u00e0 fatto<\/strong>.<\/h3>\n<p><strong>L\u2019ha fermato il Comitato di opposizione all\u2019aeroporto<\/strong> e per la riduzione del traffico aereo, come racconta Marinella Correggia nel pezzo che segue.<\/p>\n<h3><strong>Altri 400 milioni di euro potrebbero arrivare dal mancato \u201cadeguamento\u201d dello\u00a0scalo di Siena, nella piana di Ampugnano. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>\u201cLa societ\u00e0 aeroportuale \u00e8 sull\u2019orlo del fallimento. E la gente che abita qua non lo vuole\u201d<\/strong> spiega Helen Ampt, del\u00a0Comitato contro l\u2019ampliamento dell\u2019aeroporto di Siena,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.comitatoampugnano.it\/\">www.comitatoampugnano.it<\/a>. Il Comitato \u00e8 nato nel 2007. Nel frattempo, tra gli sponsor del progetto \u00e8 entrato anche il fondo Galaxy, partecipato da Cdp. Di fondi pubblici, per\u00f2, neanche l\u2019ombra: Siena, come Viterbo, non fa parte del Piano degli scali strategici del ministro dell\u2019Economia Corrado Passera. \u201cNon cantiamo ancora vittoria -spiega Helen-: potrebbe sempre arrivare un altro privato\u201d.<\/p>\n<h3><strong>Almeno 5,5 miliardi di euro \u00e8, infine, il risparmio legato alla bocciatura del piano del Commissario straordinario per l\u2019emergenza rifiuti in Sicilia, Salvatore Cuffaro, che prevedeva la costruzione di 4 inceneritori<\/strong>.<\/h3>\n<p>Sull\u2019isola \u00e8 attivo da anni uno dei nodi della Rete rifiuti zero (rifiutizerotrapani.blogspot.it). Un altro inceneritore di cui si far\u00e0 a meno, definitivamente, \u00e8 quello di Modugno, nel barese. Lo avrebbe costruito una societ\u00e0 del gruppo Marcegaglia, con un investimento stimato di 45 milioni di euro. Non si torner\u00e0 indietro: c\u2019\u00e8 un processo in corso, che vede coinvolti dirigenti della societ\u00e0 e della Regione Puglia, e da qualche mese l\u2019assessore all\u2019Ambiente del Comune \u00e8 Agostino Di Ciaula, un medico che fa parte dell\u2019Isde (l\u2019Associazione dei medici per l\u2019ambiente).<\/p>\n<h3><strong>Un paragrafo lo meritano anche i\u00a0caccia F35. Qui abbiamo risparmiato almeno 4,4 miliardi di euro<\/strong>.<\/h3>\n<p>Una breve ricapitolazione:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.altreconomia.it\/site\/fr_raggruppamento_detail.php?intId=7\">Francesco Vignarca<\/a>\u00a0scrive da anni su \u201cAltreconomia\u201d che l\u2019Italia non ha nessun obbligo ad acquistare quei caccia, fino a dimostrare, con uno scoop del gennaio 2012, che il nostro Paese non avrebbe dovuto pagare alcuna penale se avesse deciso di non acquistare 131 cacciabombardieri. Il \u201cnumero magico\u201d dato dai governi Prodi II, Berlusconi IV e Monti. Grazie alla pressione della campagna \u201cTaglia le ali alle armi\u201d (77milafirme di cittadini, 660 associazioni e pi\u00f9 di 60 enti locali che hanno deliberato chiedendo di cancellare il programma,<a href=\"http:\/\/www.disarmo.org\/\">www.disarmo.org<\/a>), la Difesa ha abbassato le proprie pretese. Da 131 gli F35 sono diventati 90; nel frattempo, per\u00f2, il ministro della Difesa ha ammesso che costeranno di pi\u00f9, fino a 107 milioni di euro l\u2019uno. Risultato: 41 caccia in meno, valgono oltre 4 miliardi di euro.<\/p>\n<h3><strong>Spazio, infine, alla categoria dei \u201csoldi buttati\u201d. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Due esempi da manuale. Il primo \u00e8 quello dell\u2019inceneritore di Parma<\/strong>, di cui pi\u00f9 volte ci siamo occupati su Ae.\u00a0<strong>Iren\u00a0ha speso 200 milioni di euro<\/strong>; e il Comune di Parma -dopo il cambio d\u2019amministrazione- \u201cha emanato una richiesta di manifestazione di interesse per un impianto a freddo, la prima pietra del nuovo corso dei rifiuti\u201d commenta\u00a0Aldo Caffagnini, animatore dell\u2019associazione gestione corretta rifiuti e risorse (<a href=\"http:\/\/gestionecorrettarifiuti.it\/\">gestionecorrettarifiuti.it<\/a>). Da 871 giorni (al 18 ottobre 2012) hanno richiesto a Iren il Piano economico finanziario dell\u2019impianto. Mai consegnato.<\/p>\n<p><strong>Il secondo riguarda il\u00a0Passante di Mestre.<\/strong> Pensato come by-pass di 30 chilometri intorno a Mestre, per \u201csaltare\u201d la citt\u00e0 in provincia di Venezia,<strong> \u00e8 costato un miliardo di euro<\/strong> ma \u201callarga molto il percorso e non \u00e8 alternativo alla tangenziale di Mestre\u201d spiega Lenzi del Wwf. Non risolve i problemi di traffico, ma ha circondato un sacco di aree agricole rendendole cementificabili. Pane per l\u2019azione di nuovi comitati.<\/p>\n<p><strong><em>(di Luca Martinelli &#8211; da Altreconomia)<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em><strong>Per segnalare altre opere inutili bloccate grazie all\u2019azione di comitati<\/strong><br \/>\n<strong>potete scrivere a\u00a0<a href=\"mailto:avevamoragionenoi@altreconomia.it\">avevamoragionenoi@altreconomia.it<\/a><\/strong><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le mobilitazioni cittadine in tutta Italia hanno fermato o ridimensionato opere\u00a0producendo un risparmio di quasi 121 miliardi. Il tempo ha dato loro ragione. 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