{"id":8211,"date":"2013-07-04T22:38:27","date_gmt":"2013-07-04T20:38:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=8211"},"modified":"2013-07-04T22:40:54","modified_gmt":"2013-07-04T20:40:54","slug":"roma-tor-pagnotta-2-larcheologia-inghiottita-dal-cemento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2013\/07\/roma-tor-pagnotta-2-larcheologia-inghiottita-dal-cemento\/","title":{"rendered":"Roma, Tor Pagnotta 2: l\u2019archeologia inghiottita dal cemento"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-8224\" alt=\"20130704_torpagnotta\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/20130704_torpagnotta.jpg\" width=\"640\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/20130704_torpagnotta.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/20130704_torpagnotta-300x174.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><em><strong>(da Il FattoQuotidiano.it, articolo di <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/Manlio-Lilli\/132746496932993?sk=messages_inbox&amp;action=read&amp;tid=id.594512357236377\" target=\"_blank\">Manlio Lilli<\/a>)<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>La via Laurentina a Roma, subito dopo aver oltrepassato il Gra lambisce zone che stanno velocemente dismettendo le caratteristiche di un tempo anche recente. Non pi\u00f9 campagna, non ancora citt\u00e0. Chiazze di verde rimangono qua e l\u00e0. Ma diventano sempre di meno, progressivamente meno estese. <\/strong><\/p>\n<h3><strong>A sinistra poi in questi ultimi anni si \u00e8 insediato un nuovo agglomerato. Che continua a crescere. E\u2019 Tor Pagnotta 2 una delle creature pensate e realizzate da Francesco Gaetano Caltagirone.\u00a0<\/strong><strong>Un dormitorio per nuovi 20mila abitanti. Anche qui come in altre zone di espansione, agli inizi, reclamizzato un parco. Che naturalmente non c\u2019\u00e9. E mai ci sar\u00e0.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Ancora prima della rotonda dalla quale si diparte via Castel di Leva lo spettacolo non \u00e8 inconsueto.<\/strong> Sopraelevato su un\u2019altura allungata, palazzi costruiti, altri in costruzione. Ponteggi e gru sono riconoscibili senza alcuna difficolt\u00e0. In lontananza. In primo piano sulla sommit\u00e0 di un cucuzzolo che domina da ogni parte, la sagoma di una struttura in scaglie di selce. Una torre medievale del XII secolo in scaglie di selce, qualcuno di marmo e bozze di tufo. Riportata in molte carte storiche. Un monumento bello e importante. Al di sotto della piccola altura, pi\u00f9 vicino alla strada, i resti di una chiesa medievale. Per vederli da vicino non \u00e8 agevole. Bisogna salire su per via Rita Brunetti, la strada che entra nella cittadella di Caltagirone. Con la speranza che ci sia un passaggio che permetta di raggiungere l\u2019area archeologica. Speranza vana.<\/p>\n<p><strong>L\u2019unica possibilit\u00e0 \u00e8 inoltrarsi nello spazio inedificato tra i palazzi da sette piani<\/strong>, bianchi, e i bandoni che perimetrano l\u2019ulteriore palazzo in costruzione e l\u00ec in fondo, la via Laurentina e via di Castel di Leva. Penetrare tra la vegetazione spontanea che cresce indisturbata da anni e raggiungere la torre \u00e8 gi\u00e0 un\u2019impresa. E comunque, arrivati, ci si rende conto dello stato di conservazione pi\u00f9 che precario. Basta osservare su quel che rimane in elevato del monumento le numerose lesioni. Oppure scoprire quante siano le parti crollate. Da qui il panorama \u00e8 mozzafiato. D\u2019altra parte la torre, posta a met\u00e0 strada tra le vie Laurentina e Ardeatina, era al centro di un luogo strategico, venendosi a trovare circondata da una serie di vedette di guardia dislocate nelle vicinanze.\u00a0Continuare in direzione della chiesa, in basso, \u00e8 quasi impossibile. Ma da quel che si pu\u00f2 vedere dall\u2019alto anche quella struttura non versa in buone condizioni.<\/p>\n<h3><strong>Mentre si continuano a saturare spazi in nome di un piano di lottizzazione convenzionata chiaramente scellerato, una parte del patrimonio archeologico che quest\u2019area possedeva, viene abbandonato. Non abbattuto, certo. Ma relegato ad un ruolo pi\u00f9 che marginale. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Nonostante la mobilitazione di associazioni locali e perfino del Fai.<\/strong> Assemblee, appelli e lettere indirizzate alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e agli uffici competenti del Comune di Roma senza alcuna conseguenza. A quel che si vede. Senza contare quel che non si vede pi\u00f9, perch\u00e9 fagocitato dal nuovo cemento.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 sufficiente riandare agli inizi della vicenda.<\/strong> Nel 2003 il Comune di Roma rilascia il permesso di costruire, nel 2005 il Consiglio Comunale approva delle modifiche al progetto, prevedendo a carico del costruttore la realizzazione di infrastrutture per la mobilit\u00e0 e i servizi pubblici essenziali. Successivamente con nota 22 febbraio 2006 prot. 13655\/06 del dipartimento territorio della Regione Lazio si ricordava che \u201ci progetti esecutivi, di Tor Pagnotta 2, delle opere di urbanizzazione primaria e delle sistemazioni a verde che ricadano nella zona sottoposta a vincolo paesaggistico, sono assoggettati alla successiva autorizzazione ai sensi dell\u2019art. 151 del decreto legislativo 490\/1999\u2033, oggi decreto legislativo 42\/2004 ossia del Codice dei Beni Culturali.<\/p>\n<p><strong>Secondo una prassi ormai consolidata, preventivamente alle diverse opere edilizie, le indagini archeologiche<\/strong>. Occasione ghiotta per conoscere la storia di una vasta superficie, circa 40 ettari, del settore meridionale della tenuta di Tor Pagnotta. Una bella dorsale tufacea separata da ambo i lati da zone di compluvio naturale, incisa all\u2019angolo sud-ovest dal corso del Rio Petroso.<\/p>\n<p><strong>Le ricerche, realizzate procedendo per trincee fino al raggiungimento del banco naturale<\/strong> hanno evidenziato, al centro del pianoro, le tracce di un articolato sistema di canalizzazioni scavate nel tufo con probabile destinazione per uso agricolo, forse per l\u2019impianto di un frutteto di meli o per un vigneto. Strutture, che insieme a resti di fosse e pozzi idrici, sono databili probabilmente al IV-III secolo a.C. Tra le scoperte anche quella di importanti assi di collegamento. All\u2019estremit\u00e0 occidentale della tenuta, lungo la moderna Via Laurentina, nei pressi di Ponte della Chiesaccia, sono stati rinvenuti i resti di un tracciato stradale che risaliva, dopo aver attraversato il fosso omonimo, verso il pianoro del comprensorio di Tor Pagnotta. Una strada di grande importanza, considerando che molto probabilmente si dirigeva verso l\u2019abitato protostorico della Laurentina Acqua Acetosa. Pi\u00f9 recentemente, a sud di questa zona, durante i lavori di raddoppio dell\u2019attuale via Laurentina, all\u2019incrocio con Via di Castel di Leva, \u00e8 stato rinvenuto un altro tratto di strada, probabilmente risalente gi\u00e0 ad epoca arcaica, che si raccordava con il tracciato stradale scavato in precedenza. Infine, sul limite sud ovest del comprensorio, sono state individuate alcune aree di cava prolungatesi fino ad epoca tardo imperiale.<\/p>\n<h3><strong>Di tutto questo non rimane nulla in vista. L\u2019archeologia inghiottita dal cemento oppure lasciata nel pi\u00f9 completo abbandono nell\u2019unico angolo nel quale non \u00e8 stato possibile costruire nuove cubature.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>L\u2019aggiunta di un ulteriore sobborgo alla citt\u00e0 contempla anche questo sacrificio. Peccato che molto probabilmente non ne valga davvero la pena. Roma continua nella sua disarticolata politica urbanistica, priva di visione sullo sviluppo futuro. Una storia come tante. Ma che ancora stupisce. Forse.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(da Il FattoQuotidiano.it, articolo di Manlio Lilli) La via Laurentina a Roma, subito dopo aver oltrepassato il Gra lambisce zone che stanno velocemente dismettendo le [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":123,"featured_media":8224,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[30,13],"tags":[],"class_list":["post-8211","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-edilizia-1","category-lazio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8211","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/123"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8211"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8211\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8224"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8211"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8211"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8211"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}