{"id":8212,"date":"2013-07-09T23:29:46","date_gmt":"2013-07-09T21:29:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=8212"},"modified":"2013-07-09T23:29:46","modified_gmt":"2013-07-09T21:29:46","slug":"reset-e-caffeinacultura-a-viterbo-si-parla-di-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2013\/07\/reset-e-caffeinacultura-a-viterbo-si-parla-di-futuro\/","title":{"rendered":"ReSet e CaffeinaCultura, a Viterbo si parla di futuro"},"content":{"rendered":"<p><em>Discutere di energia, ambiente e futuro, confrontando idee ed esperienze, per leggere la realt\u00e0 che ci circonda e creare le basi di un futuro possibile. Il centro storico di Viterbo ha ospitato il 2 luglio l\u2019incontro \u201cCultur\u2019Ambiente per Territorio Zero\u201d, organizzato dall\u2019associazione ReSet, Rete di Salvaguardia del Territorio, nell\u2019ambito del Festival CaffeinaCultura, ormai un appuntamento estivo tradizionale la cui eco supera i confini della Tuscia.<\/em><\/p>\n<p><em>Molti i relatori e gli ospiti intervenuti, da Riccardo Valentini, Premio Nobel per la Pace nel 2007 insieme all\u2019ex vicepresidente americano Al Gore e altri scienziati dell\u2019Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) ad Angelo Consoli, Direttore dell\u2019Ufficio Europeo di Jeremy Rifkin. Da Livio De Santoli, Professore ordinario di impianti e fisica tecnica presso l\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma e autore de \u201cLe Comunit\u00e0 dell\u2019Energia\u201d, al professore di ricerca applicata Lino Barbieri, Chimico e Biologo. Senza dimenticare il giornalista di \u201cRepubblica\u201d Marco Corrias, con la sua inchiesta sulle rinnovabili industriali, Gavino Sale presidente di iRS \u2013 indipendentzia Repubrica de Sardigna e le esponenti \u201cNo Coke\u201d Simona Ricotti e Marzia Marzioli.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Di seguito l\u2019intervento di Marco Bombagi, redattore del Forum \u201cSalviamo il Paesaggio\u201d<\/strong>, all\u2019incontro \u201cCultur\u2019Ambiente per Territorio Zero\u201d, organizzato il 2 luglio dall\u2019associazione ReSet, Rete di Salvaguardia del Territorio:<\/em><\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>&#8220;Siamo passati dai campi di sterminio allo sterminio dei campi\u201d, una frase di Andrea Zanzotto, splendido poeta, tra i pi\u00f9 significativi della seconda met\u00e0 del novecento, pu\u00f2 essere la sintesi di tutto ci\u00f2 di cui discutiamo. Parole terribili e meravigliose perch\u00e9 costituiscono la fotografia dell\u2019Italia in cui viviamo. <\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">E non da oggi.\u00a0L\u2019obiettivo delle 911 associazioni, nazionali e locali, e dei 151 comitati in tutto il Paese che compongono il Forum Nazionale \u201cSalviamo il Paesaggio \u2013 difendiamo i territori\u201d \u00e8 stato ed \u00e8, appunto, fermare lo sterminio dei campi, il consumo di suolo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Che la situazione su questo fronte in Italia sia molto grave \u00e8 sotto gli occhi tutti, ma leggere i numeri aiuta comprendere meglio la gravit\u00e0 della realt\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Dati Ispra, l\u2019Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale, presentati nel Febbraio scorso ad un convegno dal titolo Il consumo di suolo: lo stato, le cause e gli impatti, confermano il trend: <strong>negli ultimi anni il consumo di suolo in Italia \u00e8 cresciuto ad una media di 8 metri quadrati al secondo<\/strong> e la serie storica dimostra che si tratta di un processo che dal 1956 non conosce battute d\u2019arresto. Si \u00e8 passati dal 2,8 % del 1956 al 6,9 % del 2010, con un incremento di 4 punti percentuali. In altre parole, sono stati consumati, in media, pi\u00f9 di 7 metri quadrati al secondo per oltre 50 anni. Questo vuol dire che ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una pari alla somma di quella di Milano e Firenze.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>In termini assoluti, l\u2019Italia \u00e8 passata da poco pi\u00f9 di 8.000 km2 di consumo di suolo del 1956 ad oltre 20.500 km2 nel 2010<\/strong>, un aumento che non si pu\u00f2 spiegare solo con la crescita demografica: se nel 1956 erano irreversibilmente persi 170 m2 per ogni italiano, nel 2010 il valore raddoppia, passando a pi\u00f9 di 340 m2.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Il consumo di suolo reca con s\u00e9 diverse nefaste conseguenze<\/strong>, tra cui l\u2019impermeabilizzazione dei territori che causa a sua volta l\u2019aumento del pericolo di frane, smottamenti, esondazioni. Quel dissesto idrogeologico di cui si parla spesso nei media quando si verificano tragedie, da Sarno a Genova, senza spiegare troppo approfonditamente, per\u00f2, cosa lo produca.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Scrive Michele Munaf\u00f2, ricercatore Ispra, su IdeAmbiente del febbraio 2013: \u201c<strong>In un ambiente antropizzato, la presenza di superfici impermeabilizzate<\/strong>, la riduzione della vegetazione, l\u2019asportazione dello strato superficiale di suolo ricco di sostanza organica e l\u2019insorgere di fenomeni di compattazione, <strong>determinano un grave scadimento della funzionalit\u00e0 ecologica<\/strong>. Se, infatti, in condizioni naturali il suolo \u00e8 in grado di trattenere le precipitazioni, contribuendo a regolare il loro scorrimento in superficie, al contrario, il suolo impermeabilizzato favorisce fenomeni erosivi accentuando il trasporto di grandi quantit\u00e0 di sedimento, con una serie di effetti diretti sul ciclo idrologico, producendo un aumento del rischio di inondazioni, e di effetti indiretti sul microclima e sulla vulnerabilit\u00e0 ai cambiamenti climatici, contribuendo anche al riscaldamento climatico a scala locale\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Ancora l\u2019Ispra ci dice che in Italia, 30 mila chilometri quadrati (un terzo del territorio nazionale) sono \u201cad alta criticit\u00e0 idrogeologica\u201d, ossia soggetti ad alluvioni, frane e valanghe.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">A causa di questi eventi, l\u2019Italia ha avuto oltre 4100 morti negli ultimi 50 anni, mezzo milione di sfollati e senza tetto, danni per 62,4 miliardi di euro. I comuni italiani interessati da frane sono 5.708, pari al 70,5% del totale. Di questi oltre la met\u00e0 \u00e8 classificata con livello di attenzione \u2018molto elevato\u2019. Sono circa 700 i punti della rete viaria italiana e 1800 di quella ferroviaria che hanno un rischio elevato di riattivazione di frane gi\u00e0 riscontratesi in passato.<\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Eccessiva urbanizzazione significa anche diminuzione delle superfici agricole, e di conseguenza deficit nella produzione agroalimentare.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Il rapporto di causa effetto \u00e8 strettissimo.<\/strong> Scrive Franco Ferroni, responsabile policy sulla biodiversit\u00e0 Wwf Italia, su \u201cTerra Rubata, viaggio nell\u2019Italia che scompare\u201d il dossier realizzato da Wwf appunto e Fai, Fondo per l\u2019Ambiente Italiano, nel 2012: \u201cSenza dubbio l\u2019incidenza maggiore nella perdita di suolo in agricoltura \u00e8 imputabile al cambio di destinazione d\u2019uso a vantaggio delle aree urbanizzate e delle infrastrutture di vario tipo. Sono stati sufficienti alcuni decenni di non convenienza all\u2019uso agricolo delle pianure italiane per provocarne il sacrificio delle superfici a vantaggio dell\u2019urbanizzazione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Oggi quasi il 60% delle aree urbanizzate nazionali \u00e8 collocato in aree pianeggianti, indubbiamente pi\u00f9 comode per ci\u00f2 che riguarda i collegamenti e pi\u00f9 vantaggiose in relazione ai costi di costruzione dell\u2019edilizia.<\/strong> In pratica, si \u00e8 consumato pi\u00f9 suolo e in modo pi\u00f9 estensivo dove questa risorsa era pi\u00f9 disponibile e dove costava meno, anche quando i suoli utilizzati erano ad alta vocazione agricola.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>L\u2019interesse alla speculazione legata ai cambi di destinazione d\u2019uso delle aree agricole e all\u2019edificabilit\u00e0 dei suoli sono enormi ed hanno generato spesso un intreccio tra costruttori ed Amministratori pubblici<\/strong> che ha in molti casi stravolto ogni tentativo di seria programmazione e gestione territoriale. Gli interessi dei grandi costruttori sono molto spesso coincidenti con quelli fondiari, chi costruisce case da tempo compra le terre su cui edificare e non sempre le comprano con l\u2019edificabilit\u00e0 gi\u00e0 sancita nei piani regolatori. Il guadagno in questo caso si moltiplica, e di molto\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Consumo di suolo che devasta paesaggio e territori, causa dissesto idrogeologico e impermeabilizzazione dei suoli, cancella biodiversit\u00e0 e porta con s\u00e9 deficit agroalimentare. Il tutto per edificare, in molti casi edifici a scopo residenziale. Appartamenti e case che da tempo tuttavia, non si vendono. <\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Gli immobili costruiti negli ultimi anni e rimasti invenduti o mai immessi sul mercato, sono 670mila<\/strong> secondo Nomisma, societ\u00e0 di studi economici. Adriano Paolella, direttore generale di WWF Italia, in una recente intervista sottolinea come vi siano 210mila capannoni inutilizzati, 6.700 chilometri di ferrovie dismesse, 5 milioni di abitazioni vuote. Nel 2012 le compravendite nel settore immobiliare hanno fatto segnare un meno 25,8% rispetto al 2011, dati Agenzia del territorio. La contrazione dei consumi di cemento tocca, a fine 2012, il meno 45% rispetto al \u201cpicco\u201d del 2006, e un meno 22% sul 2011, dati Aitec, Associazione Italiana Tecnico Economica Cemento. Numeri confermati anche dalla scelta del principale operatore del settore, Italcementi, che nell\u2019ultima assemblea degli azionisti, a met\u00e0 aprile, ha annunciato una riduzione da 17 a 8 il numero degli impianti attivi sul territorio nazionale, consapevole di un trend ormai incontrovertibile.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Tempo fa ho avuto il piacere di intervistare Paolo Berdini, ingegnere urbanista, docente universitario e scrittore, su questi temi.<\/strong> Gli chiesi ingenuamente: \u201cSe i numeri sono questi perch\u00e9 si continua a costruire?\u201d. \u201cLa risposta\u201d, disse, \u201csta nelle caratteristiche dell\u2019economia finanziaria che si \u00e8 affermata a livello globale. Oggi sono i grandi fondi di investimento sovrani, i fondi assicurativi o pensionistici ad avere a disposizione una enorme liquidit\u00e0: invece di destinarli ad attivit\u00e0 produttive \u2013 sempre difficili e rischiose per rientrare dei capitali investiti \u2013 \u00e8 pi\u00f9 sicuro investire nel mattone. Anche se oggi non ci sono le condizioni per vendere, quei fondi scommettono nella ripresa del mercato edilizio che gli consentir\u00e0 di rivalutare notevolmente i capitali investiti. Sono dunque le caratteristiche della finanza speculativa ad alimentare lo spreco del territorio\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Prima ancora che speculazioni edilizie quindi, sono finanziarie, ai danni del territorio e del paesaggio.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>In tutto questo l\u2019opinione pubblica \u00e8 sempre pi\u00f9 attenta e sensibile a questi temi,<\/strong> consapevole dell\u2019importanza che rivestono per le enormi ripercussioni sulla qualit\u00e0 della vita di ognuno di noi. Lo dimostrano i numeri anche qui. \u201cPer gli italiani le tematiche ambientali (con il 48,2% delle risposte degli intervistati) sono una priorit\u00e0 seconda soltanto al lavoro e alla disoccupazione, \u00e8 quanto emerge dall\u2019edizione 2013 di Ecobarometro, pubblicata sulla Nuova Ecologia di febbraio 2013 e ripreso da Adnkronos.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Questo crescente interessamento trova riscontro anche nella volont\u00e0 di essere informati sulle soluzioni possibili per fronteggiare le molteplici problematiche e contestualmente proporre un futuro diverso all\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">\u201cProteggere e conservare il suolo\u201d, scrive Lorenzo Ciccarese ricercatore Ispra su IdeAmbiente \u201cnon significa solo mitigare i fenomeni di erosione e dissesto, ma anche salvaguardare le acque sotterranee dall\u2019inquinamento, mantenere la biodiversit\u00e0, assorbire gas-serra, garantire lo sviluppo della biomassa vegetale. <strong>Proteggere e conservare il suolo significa proteggere gli esseri viventi e l\u2019ambiente.<\/strong> Una gestione sostenibile dei pascoli, delle colture agrarie e delle foreste pu\u00f2 contribuire inoltre alla valorizzazione e all\u2019efficienza produttiva dei sistemi agricoli e forestali, generando attivit\u00e0 e investimenti collaterali, di sviluppo socioeconomico locale, legati alle produzioni agricole e forestali di alta qualit\u00e0, alla diversificazione dei prodotti sul mercato, alla conservazione di determinate specie animali e vegetali, alla continuit\u00e0 delle tradizioni, alle attivit\u00e0 turistico-ricreative\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Per salvare i suoli \u00e8 imprescindibile riscoprire il valore sociale dell\u2019agricoltura, come custode di tradizioni e cultura e come opportunit\u00e0 per un\u2019economia nuova, rispettosa e utile per territori e comunit\u00e0.<\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">\u201cPerdendo terra arabile\u201d, dice Luca Salvati ricercatore del CRA, Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura, \u201cperdiamo non solo parte del patrimonio agricolo in termini quantitativi, ma soprattutto produzioni tradizionali qualitativamente rilevanti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Non abbiamo ancora statistiche ufficiali, ma abbiamo elementi concreti ed immagini da satellite che lo confermano, per poter affermare che in Grecia, a causa della crisi, numerosi giovani agricoltori che prima non erano tali e facevano altro, dopo aver perso il lavoro sono tornati sulla terra, perch\u00e9 il fenomeno dell\u2019abbandono della terra ha causato la presenza di numerosi campi fertili, quindi ad alto potenziale agricolo, che non sono stati utilizzati negli anni \u201990 e nel 2000. Questo \u00e8 quanto dovremmo fare anche noi in Italia.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">\u201cNon abbiamo bisogno di iniziative spot\u201d, conclude Salvati, \u201cma di un monitoraggio permanente, di misurare continuativamente il consumo di suolo, la perdita dell\u2019agricoltura e la crescita delle foreste, mettendo in condivisione strumenti e conoscenze; questa sarebbe una delle prime misure, peraltro senza un dispendio economico eccessivo, perch\u00e9 le risorse sono gi\u00e0 disponibili, occorre soltanto far lavorare insieme i ricercatori e farli lavorare per lo Stato, non ciascuno per il proprio istituto. Inoltre, adotterei una maggiore attivit\u00e0 di protezione su base non economica ma sociale, ossia la promozione di pubblicit\u00e0 progresso, di riconoscimento del ruolo sociale dell\u2019agricoltore e dell\u2019agricoltura; noi abbiamo un\u2019agricoltura florida nelle aree rurali strette, ma abbiamo grossi problemi di perdita di suolo nelle zone periurbane, dove c\u2019\u00e8 un\u2019agricoltura di frangia e dove<strong> l\u2019agricoltore tende ad allontanarsi non solo perch\u00e9 economicamente non ce la fa, ma anche perch\u00e9 socialmente il suo status non \u00e8 riconosciuto\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">\u201cD\u2019altra parte\u201d, si sottolinea ancora nel dossier Terra Rubata, \u201c<strong>il sempre minore rendimento delle attivit\u00e0 agricole non riesce a contrastare il fenomeno dell\u2019abbandono dell\u2019agricoltura favorendo anche nuove forme di utilizzo del suolo.<\/strong> Da un ettaro seminato a cereali (grano duro e tenero) per un\u2019area agricola vocata un agricoltore pu\u00f2 ottenere oggi una rendita netta di circa 600 \u2013 700 euro\/anno. Per l\u2019utilizzo dello stesso ettaro di suolo agricolo da destinare ad un impianto fotovoltaico a terra la rendita pu\u00f2 arrivare a 4.000 euro\/anno esenti da tasse. Per fermare la perdita irreversibile del suolo \u00e8 necessario pertanto sostenere il reddito delle imprese agricole e riconoscere anche economicamente il ruolo di presidio che gli agricoltori svolgono sul territorio\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Per salvare i territori, inoltre, sarebbe efficace riuscire ad intervenire su quelle norme che consentono ai Comuni di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per pagare le spese correnti. <\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">\u201cIn carenza di altre risorse\u201d, si legge ancora nel dossier di Wwf e Fai, \u201cquesta norma ha incentivato da parte delle amministrazioni locali il cambio della destinazione d\u2019uso dei terreni agricoli in aree edificabili anche in assenza di un reale fabbisogno al fine di aumentare le entrate nei propri bilanci per mantenere i servizi essenziali. La speculazione fondiaria, minori costi e maggiori plusvalenze nel mercato immobiliare, maggiori entrate da oneri fiscali e di urbanizzazione per gli Enti Locali spingono inesorabilmente verso un cambio di destinazione dei terreni agricoli\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Un futuro possibile per il Paese passa necessariamente attraverso la preservazione di tutto ci\u00f2 che l\u2019Italia ha, di meraviglioso e inestimabile, da offrire a se stessa e al mondo intero. Il paesaggio, inteso come scrigno non solo di tradizioni e storia, ma anche vetrina per un turismo di qualit\u00e0. <\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Un\u2019occasione per creare un progetto di lungo respiro, per un modello economico che crei ricchezza e lavoro sani.<\/strong> Perch\u00e9 \u201cla gente pu\u00f2 anche mangiare di cultura\u201d, potremmo dire confutando l\u2019infelice frase di un noto ex ministro, che esprime per\u00f2 un concetto deleterio che ha fatto e continua a fare proseliti. La cultura infatti non crea solo persone migliori ma pu\u00f2 significare anche un\u2019economia migliore.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>\u201cL\u2019Italia \u00e8 all\u2019ultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura<\/strong> (1,1% a fronte del 2,2% dell\u2019Ue a 27). \u00c8 quanto emerge da uno studio pubblicato in aprile da Eurostat, l\u2019Istituto di statistica europeo, che compara la spesa pubblica nel 2011. La Germania spende l\u20191,8%, la Francia il 2,5% e il Regno Unito il 2,1%. E la crisi economica c\u2019entra poco, dal momento che la Grecia, che per prima e pi\u00f9 di noi soffre i colpi del mercato, spende nella cultura l\u20191,2% del Pil, 0,1% in pi\u00f9 rispetto a noi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Proprio oggi, infatti ho dovuto integrare all\u2019ultimo minuto, \u00e8 stato presentato il Rapporto annuale 2013 di Federculture che sottolinea come negli ultimi 5 anni il settore della cultura abbia subito 1.3 miliardi di tagli e il MiBac abbia visto diminuire del 27% in dieci anni i propri fondi.\u00a0E questo nonostante l\u2019Italia detenga il maggior numero di siti tutelati dall\u2019Unesco come patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 (47 siti), anche se non arrivano buone notizie da Pompei , seguita dalla Spagna (44 siti) e dalla Cina (43).<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Cultura \u00e8 anche turismo come sappiamo e in Italia questo comparto rappresenta il 9,5% del Pil e d\u00e0 lavoro a circa 2,2 milioni di addetti. Solo nella Capitale, secondo il recente studio di Federculture, Fai e Italia Nostra dal titolo \u201cRoma: non c\u2019\u00e8 economia senza cultura\u201d, \u201cle attivit\u00e0 culturali e creative producono un valore aggiunto di circa 9,5 mld di euro l\u2019anno e 141mila occupati. Nel settore del turismo, che per le caratteristiche della citt\u00e0 di Roma non pu\u00f2 non definirsi culturale, operano quasi 16.000 aziende con oltre 90mila occupati. La cultura, con l\u2019indotto, \u00e8 dunque un bacino occupazionale per la citt\u00e0 di primaria importanza\u201d. E i margini di miglioramento, se cos\u00ec possiamo dire, sono amplissimi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Lo stesso studio ci dice che \u201ci primi 5 musei di Roma realizzano 3,6 milioni di visitatori all\u2019anno; quelli di Londra 25,3, di New York 15,4, i musei di Parigi 23,4, mentre a Istanbul sono 7 milioni e a Tokyo quasi 10. Nei teatri non va molto meglio: a Roma, infatti, in un anno entrano circa 2 milioni di spettatori; in quelli di New York sono oltre 28 milioni, a Tokyo 12 e a Londra circa 14 milioni. Se nel turismo, infine, crescono le presenze, 23 milioni nel 2012, Roma \u00e8 ancora meno visitata di Parigi, 29 milioni di presenze, e di Berlino, 25 milioni\u201d.<\/p>\n<h3 style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Roma \u00e8 un simbolo, in quanto capitale, delle strade sbagliate intraprese fino a questo momento in Italia. Di una nazione che ha scelto di rinunciare a se stessa, ai propri punti di forza. <\/strong><\/h3>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Paesaggio, suolo, qualit\u00e0 della vita, cultura, istruzione ed economia non sono categorie scisse tra loro, ma compongono insieme quel complesso mosaico che \u00e8 l\u2019esistenza di una comunit\u00e0, di una Regione, di un continente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><strong>Promuovere la cultura significa portare avanti l\u2019idea di un turismo sano, rispettoso della bellezza e della storia,<\/strong> innovativo e insieme tradizionale, che significa salvare paesaggio e suoli, che significa migliorare la qualit\u00e0 dell\u2019aria che respiriamo, del cibo che mangiamo e dell\u2019acqua che beviamo, che significa migliorare la qualit\u00e0 della vita di ognuno di noi, che significa cambiare noi stessi, che vuol dire spingere a cambiare modello di sviluppo economico.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Un celebre capo indiano, noto all\u2019uomo occidentale col nome di Toro Seduto, una volta disse: \u201cSolo quando l\u2019ultimo fiume sar\u00e0 prosciugato, quando l\u2019ultimo albero sar\u00e0 abbattuto, quando l\u2019ultimo animale sar\u00e0 ucciso, solo allora capirete che il denaro non si mangia.\u201d<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\">Ebbene, speriamo di accorgercene prima.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><em><strong>Marco Bombagi<\/strong><\/em><br \/>\n<em> www.salviamoilpaesaggio.it<\/em><br \/>\n<em> www.salviamoilpaesaggio.roma.it<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Discutere di energia, ambiente e futuro, confrontando idee ed esperienze, per leggere la realt\u00e0 che ci circonda e creare le basi di un futuro possibile. 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