{"id":8375,"date":"2013-08-29T23:38:20","date_gmt":"2013-08-29T21:38:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=8375"},"modified":"2013-08-29T23:38:20","modified_gmt":"2013-08-29T21:38:20","slug":"italia-desnuda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2013\/08\/italia-desnuda\/","title":{"rendered":"Italia Desnuda"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8376\" style=\"margin-right: 15px;\" alt=\"Vallerani Italia Desnuda\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Vallerani-Italia-Desnuda.jpg\" width=\"194\" height=\"320\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Vallerani-Italia-Desnuda.jpg 194w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Vallerani-Italia-Desnuda-181x300.jpg 181w\" sizes=\"auto, (max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><strong>Chi ancora non conoscesse Francesco Vallerani ha ora una ghiotta occasione leggendosi il suo ultimo libro &#8220;Italia desnuda. Percorsi di resistenza nel Paese del cemento&#8221;<\/strong> (Unicopli 2013, Collana &#8220;Lo scudo d\u2019 Achille, Scienze per l\u2019uomo a dimensione storica&#8221;, 182 pagine, 16 euro).<\/p>\n<p><strong>Vallerani insegna Geografia presso l\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia<\/strong> e da sempre affianca la sua ricerca sulla geografia storica &#8211; con particolare riguardo alle secolari relazioni tra morfologie idrauliche e trasformazione dei paesaggi, anche attraverso la rete di ricerca \u201cEuropean Historical Waterways\u201d &#8211; ad attivit\u00e0 di divulgazione a sostegno delle tesi di Movimenti ed associazioni ambientaliste.<\/p>\n<p><strong>E&#8217; stato tra i primi sostenitori, sin dalla nascita, del Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio e attualmente dedica particolari energie nell&#8217;analisi dell\u2019evoluzione recente dei quadri ambientali della diffusione urbana.<\/strong> E&#8217; dunque un&#8217;analista professionale di paesaggi: da quelli storici (eredit\u00e0 toccataci senza alcun merito) a quelli derivati dalle pi\u00f9 recenti e tumultuose evoluzioni che tanto hanno trasformato ci\u00f2 che nei primi anni del Novecento si definiva &#8220;il volto amato della Patria&#8221;.<\/p>\n<h3><strong>Nel suo ultimo lavoro editoriale, ci offre un&#8217;analisi molto accurata dello &#8220;sviluppo&#8221; urbanistico del nostro Paese intero, usando la lente d&#8217;ingrandimento di quanto accaduto nel suo Veneto dal dopoguerra ad oggi: \u00e8 il concetto di bellezza l&#8217;oggettivo sguardo che permea tutto il suo ragionamento e contrasta in modo stridente con l&#8217;abitudine, la banalit\u00e0 dell&#8217;utile, l&#8217;autentico fallimento di un modello di cui Vallerani nota l&#8217;emergenza dei problemi ambientali e la crescente diffusione dei suoi caratteri: il disagio e l&#8217;angoscia tra chi vive in territori perennemente sottoposti a devastanti trasformazioni.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Quello di Vallerani \u00e8 un saggio a tinte forti,<\/strong> che si sviluppa in una prima parte di dolenti annotazioni critiche che tratteggiano il quadro fosco e pessimista di un Paese in bilico su un baratro e solo nel finale apre spiragli alla ri-conquista (culturale).<\/p>\n<p><em>&#8220;Oggi siamo in presenza di privatopie diffuse, di territorialit\u00e0 cellulari, di microcosmi architettonici e lacerti di bellezza slegati dal contesto, la cui conservazione e cosciente difesa \u00e8 poco presente tra le percezioni della collettivit\u00e0<\/em>&#8220;, afferma Vallerani.<br \/>\n&#8220;<em>Agli amministratori interessa solo a parole (e che belle parole !) di attutire il senso di ansia e allarme che affligge i gruppi di popolazione pi\u00f9 sensibile nei confronti della perdita di qualit\u00e0 del bene comune, prestando ascolto con superficialit\u00e0 agli espliciti appelli di un paesaggio in fuga, a rischio costante di estinzione&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>E&#8217; una constatazione dura che porta l&#8217;Autore ad una confessione, quella di &#8220;<em>essere stato a un passo dalla fine delle illusioni, dalla rinuncia al senso civico, dall&#8217;esaurimento delle energie per proseguire nel necessario dovere dell&#8217;indignazione. &#8230; Nel Paese del cemento \u00e8 normale che il senso di comunit\u00e0 prevalente si riveli poco attento alle sorti della territorialit\u00e0 collettiva<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>Ma cos&#8217;\u00e8 il paesaggio?<\/strong> Per Vallerani \u00e8 &#8220;<em>l&#8217;insieme dei luoghi senza i quali non si pu\u00f2 vivere, composto di risorse materiali e legami sentimentali; \u00e8 habitat, rifugio, protezione dai pericoli, supporto alla soddisfazione esistenziale<\/em>&#8220;. Oggi possiamo parlare di paesaggi feriti e di depressione, di sofferenza e di angoscia, di malinconia e lacerazione del senso dei luoghi, di traumi geografici, di profanazione del sacro. In un concetto: paesaggi della paura e del dolore.<\/p>\n<h3><strong>Nel Paese del cemento, del qui ed ora, il futuro viaggia secondo i canoni della velocit\u00e0, dell&#8217;utilitarismo avido che fa prediligere i progetti per l&#8217;immediato rispetto alla pianificazione a lungo termine. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Il &#8220;Bel Paese&#8221; \u00e8 rimasto a lungo bello finch\u00e8 \u00e8 rimasto povero,<\/strong> poi l&#8217;emergenza abitativa ha spazzato via ogni riserva e cautela e dato la stura all&#8217;imperativo del &#8220;fare&#8221; (una &#8220;calamit\u00e0&#8221; nella definizione di Vallerani): un &#8220;fare&#8221; acritico, ubiquitario, retorico, dissipatore di qualit\u00e0, imposto dall&#8217;alto, indiscutibile, spesso militarizzato, che impoverisce gli scenari, arricchisce pochi, addolora molti e scatena appetiti in corrotti e corruttori.<\/p>\n<p><strong>Pare di trovarsi in un eterno dopoguerra, in cui &#8220;il ricorso al cemento \u00e8 la soluzione pi\u00f9 facile e accessibile per fronteggiare i periodi di crisi&#8221; e si manifesta con le leggi obiettivo, i piani casa, le perenni priorit\u00e0 delle innovazioni infrastrutturali.<\/strong><\/p>\n<p><strong>E&#8217; l&#8217;Italia del cemento che procede inesorabile nonostante le voci critiche, i lamenti, gli ammonimenti di molti uomini di cultura:<\/strong> Piovene e Comisso, Calvino e Mastronardi, Pasolini e Bassani, Cederna e Mazzotti, Borgese e Iannello, Zunica e Turri, fino a Zanzotto, Salzano, De Lucia, Settis, Bonora.<\/p>\n<p>Nel libro, Vallerani ripercorre le loro narrazioni e mette assieme punti di vista e preveggenze che paiono costituire una sorta di specifico genere letterario cucito attorno ai paesaggi feriti e al consumo di suolo: un&#8217;Accademia dei Disagiati.<\/p>\n<p><strong>La storia dell&#8217;Italia del dopoguerra \u00e8 la storia del Paese del cemento:<\/strong> nell&#8217;entroterra di Venezia sboccia l&#8217;era del capannone, nei luoghi palladiani l&#8217;Arcadia urbanizzata, l&#8217;84 % dei Comuni dell&#8221;intero Veneto vengono dichiarati economicamente depressi e lo sviluppo esplode nella sua pi\u00f9 piena crudezza che trasforma la campagna in neo-citt\u00e0, in cantieri perenni, in filiere assolute (cementifici e cave). Dietro l&#8217;angolo resta solo il benavere di pochi anzich\u00e8 il benessere di molti, l&#8217;edificato si interseca con l&#8217;agricoltura relitta, la citt\u00e0 diviene policentrica e si &#8220;<em>struttura in linea retta, fra un paese e l&#8217;altro, con le villette e gli stabilimenti che sorgono lungo una strada di grande traffico, soffocante e malsana, dove caricano e scaricano merci centinaia di camion ogni giorno e dove, come molti prevedevano, a un certo punto si sarebbe verificato il collasso<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>Sembra quasi che &#8220;<em>alla cementificazione dei suoli faccia seguito una progressiva asfaltatura delle menti, una impermeabilizzazione delle coscienze che conduce alla definitiva assuefazione al brutto, al deturpato, all&#8217;inquinato e ci\u00f2 lo si nota soprattutto tra i pi\u00f9 giovani, specie se nati nella nebulosa insediativa tra Adige e Tagliamento<\/em>&#8220;.<\/strong><\/p>\n<p>Alziamo lo sguardo, saliamo su ogni dolce collina del Bel Paese &#8220;<em>dai poggi di Fiesole alle sinuose alture di Assisi e Foligno, dai belvedere del Monferrato alle pendici tormentate del Vesuvio, alle propaggini che delimitano le coste della Calabria. Ovunque si volga lo sguardo dal rilievo alle valli e pianure appare sempre la stessa inquietante marea montante di cemento, un blob grigio che avvolge e ammutolisce<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Alziamolo questo sguardo. E non diciamo, mai pi\u00f9 &#8220;non mi riguarda&#8221; &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>(Recensione di<strong> Alessandro Mortarino<\/strong>)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi ancora non conoscesse Francesco Vallerani ha ora una ghiotta occasione leggendosi il suo ultimo libro &#8220;Italia desnuda. 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