{"id":9310,"date":"2014-03-11T00:10:04","date_gmt":"2014-03-10T23:10:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=9310"},"modified":"2014-03-11T00:10:04","modified_gmt":"2014-03-10T23:10:04","slug":"solo-con-la-decrescita-si-puo-salvare-il-paesaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/03\/solo-con-la-decrescita-si-puo-salvare-il-paesaggio\/","title":{"rendered":"Solo con la &#8220;decrescita&#8221; si pu\u00f2 salvare il paesaggio"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9322\" alt=\"comune di Gela \" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/gela-640x2901.jpg\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/gela-640x2901.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/gela-640x2901-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<figure id=\"attachment_9333\" aria-describedby=\"caption-attachment-9333\" style=\"width: 211px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-9333        \" style=\"margin-right: 15px;\" alt=\"www.decrescitafelice.it\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/movimento-per-la-decrescita-felice-300x192.jpg\" width=\"211\" height=\"137\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-9333\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/www.decrescitafelice.it\">www.decrescitafelice.it<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<h3><strong>Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la decrescita felice, espone in questo articolo i principi che sono alla base della sua teoria con la quale propone lo sviluppo di un modello economico alternativo.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Nel 1958, quando gi\u00e0 sapeva di essere gravemente ammalato, Giuseppe Tomasi di Lampedusa scrisse un racconto, La Sirena, che fu pubblicato nel 1961<\/strong>. (&#8230;) Ecco un passaggio del suo racconto:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 60px;\"><em><strong>Sei stato mai ad Augusta, tu \u2026? E in quel golfettino interno, pi\u00f9 in su di punta Izzo, dietro la collina che sovrasta le saline \u2026? Certo \u00e8 il pi\u00f9 bel posto della Sicilia, per fortuna non ancora scoperto dai dopolavoristi<\/strong>. La costa \u00e8 selvaggia, \u2026 completamente deserta, non si vede neppure una casa; il mare \u00e8 del colore dei pavoni; e proprio di fronte, al di l\u00e0 di queste onde cangianti, sale l\u2019Etna; da nessun altro posto \u00e8 bello come da l\u00ec, calmo, possente, davvero divino. <strong>\u00c8 uno di quei luoghi nei quali si vede l\u2019aspetto eterno di quell\u2019isola che tanto scioccamente ha volto le spalle alla sua vocazione che era quella di servir da pascolo per gli armenti del sole.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Quel posto \u00e8 Priolo: venti chilometri di costa, tra Catania e Siracusa, devastati dalle politiche di sviluppo del mezzogiorno. Una successione di edifici industriali costruiti negli anni cinquanta del secolo scorso<\/strong>, dove sono state collocate le produzioni pi\u00f9 insalubri: dall\u2019amianto alla petrolchimica, dalla raffinazione del petrolio allo stoccaggio dei prodotti di raffinazione, con il contorno delle piattaforme logistiche per i camion e degli attracchi per le petroliere. <strong>Venti chilometri di mare non pi\u00f9 balneabile, di capannoni in parte degradati, con travi di ferro affioranti da muri di cemento scrostati, finestre arrugginite, vetri rotti, cumuli di rifiuti.<\/strong> Dall\u2019altro lato della strada statale paesi i cui i centri storici, per modesti che fossero, la piazza con la chiesa e il municipio, sono stati avvolti da successive concrezioni di condomini bisognosi da subito di manutenzioni mai fatte, di casette squadrate a un piano spesso intonacate solo in parte, da cui affiorano tondini di ferro in attesa di sopraelevazioni, di strade dall\u2019asfalto sconnesso bordate da file ininterrotte di automobili.\u00a0<strong>Luoghi in cui un antico saper fare, connotato qualitativamente e finalizzato all\u2019autoproduzione di beni \u00e8 stato annientato da un\u2019arroganza tecnologica finalizzata all<\/strong><strong><\/strong><strong>a produzione di quantit\u00e0 sempre crescenti di merci e dalla omologazione sui modelli di comportamento consumistici.<\/strong>\u00a0Dove l\u2019aria \u00e8 diventata irrespirabile, l\u2019acqua imbevibile, molti terreni agricoli sono stati abbandonati, le percentuali dei tumori e delle deformazioni infantili hanno valori superiori alla media.<\/p>\n<p>Il 27 ottobre 1962, quando per cause non ancora accertate che, senza essere profeti, si pu\u00f2 dire non lo saranno mai,<strong> il piccolo aereo dell\u2019Eni su cui viaggiava Enrico Mattei precipit\u00f2 al suolo nei pressi di Bascap\u00e8, il presidente della compagnia petrolifera italiana tornava da un viaggio lampo in Sicilia<\/strong>, dove dal balcone del Municipio di Gagliano Castelferrato, attorniato dai deputati siciliani del Parlamento e dell\u2019Assemblea regionale, <strong>aveva annunciato il ritrovamento di importanti giacimenti di gas metano nelle campagne circostanti e l\u2019inizio, ormai imminente, di uno sviluppo industriale che avrebbe portato in quei luoghi ricchezza e benessere. Alla fine del discorso scese nella piazza, dove fu accolto al lancio di coriandoli da una folla festante che lo accompagn\u00f2 in una sorta di processione fino all\u2019automobile<\/strong>. Del resto, che le sue non fossero semplici promesse ma fatti, acta non verba, era appena stato dimostrato dalla realizzazione a Gela di un grande impianto petrolifero, petrolchimico e chimico che aveva stravolto, in modo non dissimile dalla costa di Priolo, il tratto di costa su cui greci nel VII secolo avanti Cristo avevano fondato la pi\u00f9 importate delle loro colonie sull\u2019isola.<\/p>\n<p><strong>Questi processi, devastanti e irreversibili, di trasformazione del paesaggio, ossia dei luoghi lentamente antropizzati nel corso dei secoli e, insieme ad essi, del sistema dei valori delle generazioni che li stavano abitando e di quelle che li avrebbero abitati in futuro, non si sarebbero potuti realizzare se non fossero stati vissuti come fattori di progresso, se non avessero avuto il consenso di tutti gli strati sociali, se tutti gli strati sociali non fossero stati convinti che avrebbero comportato miglioramenti alle loro condizioni di vita. Se Mattei non fosse stato accolto come un benefattore dalla popolazione e dai politici di tutti i colori.<\/strong><\/p>\n<p>Appena un anno dopo il discorso di Gagliano Castelferrato e la morte di Mattei, nell\u2019ottobre del 1963, sempre in Sicilia ma questa volta a Palermo, un gruppo di intellettuali italiani diede vita a un movimento di avanguardia che, per sottolineare la sua volont\u00e0 innovativa anche rispetto alle avanguardie storiche del novecento si autodefin\u00ec neo-avanguardia: il Gruppo 63. Rievocando lo spirito che li animava, uno dei principali esponenti di quel movimento, Renato Barilli, nel 2007 ha scritto: \u00abL\u2019Italia del dopoguerra voleva crescere, lasciarsi alle spalle le miserie della civilt\u00e0 contadina, muoversi verso la cultura industriale, l\u2019urbanesimo\u00bb, liberarsi dai vincoli di un \u00abmondo riduttivo, chiuso al progresso\u00bb.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019Italia del dopoguerra voleva crescere, muoversi verso la cultura industriale, l\u2019urbanesimo, il progresso. Questi sono stati in sintesi i moventi del processo che, con l\u2019apporto di una potenza tecnologica sempre maggiore, in poco pi\u00f9 di cinquant\u2019anni ha distrutto i paesaggi a cui gli esseri umani che li hanno abitati avevano aggiunto col lavoro di secoli bellezza alla bellezza originaria. <\/strong><\/h3>\n<p>Questi sono stati i capisaldi della cultura che lo hanno reso desiderabile e connotato positivamente nell\u2019immaginario collettivo.<br \/>\nCosa significa il verbo crescere quando viene applicato alle attivit\u00e0 economiche e produttive?<\/p>\n<p><strong>La crescita non \u00e8, come si fa credere e si fa finta di credere, l\u2019aumento della produzione di beni che migliorano la qualit\u00e0 della vita, perch\u00e9 il parametro che la misura, il prodotto interno lordo, pu\u00f2 calcolare soltanto il valore monetario degli oggetti e dei servizi<\/strong> <strong>che vengono scambiati con denaro, cio\u00e8 le merci, ma non pu\u00f2 dare nessuna indicazione sulla loro qualit\u00e0, sulla loro utilit\u00e0, o sui danni che causano agli ambienti e alle persone nei modi in cui vengono prodotte, quando vengono utilizzate e quando vengono smaltite, come una bilancia pu\u00f2 misurare soltanto il peso e non pu\u00f2 dare nessuna indicazione sulla qualit\u00e0 di ci\u00f2 che pesa.<\/strong><\/p>\n<p>Pu\u00f2 indicare quanto pesa una certa quantit\u00e0 di mele, ma non se sono buone o cattive, mature, acide o appassite. Queste considerazioni di un\u2019ovviet\u00e0 banale sono state escluse dalla valutazione della produzione di merci e la quantit\u00e0 ha preso il posto della qualit\u00e0. \u00abPi\u00f9\u00bb \u00e8 diventato sinonimo di \u00abmeglio\u00bb. <strong>Mentre le economie finalizzate alla sussistenza, alla produzione di beni per autoconsumo, si fondano sulla misura, perch\u00e9 produrre pi\u00f9 di quello che serve non avrebbe senso, le economie finalizzate alla crescita della produzione di merci si fondano sulla dismisura.<\/strong> Per produrre sempre di pi\u00f9 occorre in primo luogo accrescere in continuazione la potenza tecnologica, costruire macchine operatrici sempre pi\u00f9 potenti in grado di aumentare la produttivit\u00e0; <strong>ma se se si produce sempre di pi\u00f9 occorre indurre le persone a consumare sempre di pi\u00f9, perch\u00e9 se tutto ci\u00f2 che viene prodotto non venisse consumato come si potrebbe continuare a produrre sempre di pi\u00f9?\u00a0<\/strong>Sarebbe stato possibile devastare il paesaggio che Tomasi di Lampedusa considerava il pi\u00f9 bello di tutta la Sicilia, sarebbe stato possibile devastare il paesaggio del luogo scelto dai greci per fondare la loro colonia pi\u00f9 importante sull\u2019isola, se il \u00abpi\u00f9\u00bb non fosse stato identificato nell\u2019immaginario collettivo col \u00abmeglio\u00bb, se il modo di produzione industriale e le innovazioni tecnologiche non fossero state considerate fattori di progresso perch\u00e9 consentono di accrescere la produzione di merci, se la crescita dei consumi di merci non fosse stata considerata un miglioramento rispetto all\u2019autoproduzione di beni, se la salubrit\u00e0 dei luoghi e la salute umana fossero state considerate pi\u00f9 importanti del reddito monetario? <strong>Oggi \u00e8 possibile fermare la devastazione dei paesaggi senza una rivoluzione culturale che smonti nell\u2019immaginario collettivo il valore della crescita?<\/strong><\/p>\n<p>Tutti i piani regolatori hanno sempre previsto, si potrebbe dire \u00abper definizione\u00bb, consistenti aumenti delle superfici edificabili, indipendentemente dal colore politico delle giunte. Pi\u00f9 in generale l\u2019edilizia ha svolto una funzione di traino per la crescita economica in tutti i paesi industrializzati. Quand le b\u00e2timent va, tout va, hanno sintetizzato i francesi con una frase entrata nel lessico internazionale.\u00a0Se la crescita del settore edile \u00e8 il fattore trainante della crescita economica e la crescita economica viene identificata col progresso e il benessere; se, per ripetere le parole di Barilli, si \u00e8 convinti che l\u2019urbanesimo costituisca un progresso rispetto alle miserie della civilt\u00e0 contadina, non \u00e8 possibile ridurre le devastazioni paesaggistiche operate da un\u2019edilizia finalizzata a costruire sempre di pi\u00f9 e in modi sempre meno qualificati ponendole semplicemente dei limiti a tutela dei paesaggi. I paesaggi sono stati disegnati dalla civilt\u00e0 contadina, la loro tutela, non fosse altro dal punto di vista idrogeologico, non si pu\u00f2 realizzare se non nell\u2019ambito di una rivalutazione della civilt\u00e0 contadina e di un ridimensionamento dell\u2019urbanesimo. <strong>Un\u2019edilizia capace di aggiungere bellezza alla bellezza originaria dei luoghi si pu\u00f2 sviluppare soltanto all\u2019interno di un paradigma culturale che liberi il fare dalla finalizzazione a fare sempre di pi\u00f9<\/strong>(la crescita della produzione di merci) e lo ridefinisca nella sua connaturata dimensione qualitativa, facendolo tornare ad essere un fare bene finalizzato alla contemplazione di ci\u00f2 che si \u00e8 fatto.<\/p>\n<p><strong>La decrescita, se correttamente intesa, \u00e8 in grado di fornire il contesto culturale necessario a fare questo passaggio.<\/strong> La decrescita non \u00e8 la riduzione quantitativa della produzione di merci. Non \u00e8 la semplice sostituzione del segno pi\u00f9 col segno meno davanti al valore monetario del prodotto interno lordo perch\u00e9 in questo modo non si uscirebbe dalla valutazione quantitativa del fare. La decrescita non pu\u00f2 essere confusa con la recessione. Tra decrescita e recessione c\u2019\u00e8 un rapporto analogo a quello che intercorre tra una persona che mangia meno di quanto vorrebbe perch\u00e9 ha deciso di fare una dieta, e una persona che mangia meno di quanto vorrebbe perch\u00e9 non ne ha<strong>. A partire dalla distinzione concettuale tra beni e merci, la decrescita si realizza, in primo luogo diminuendo la produzione e il consumo di merci che non sono beni <\/strong>(per esempio: l\u2019energia che si disperde da una casa mal costruita),<strong> ma non dei beni che si possono ottenere solo in forma di merci <\/strong>(per esempio, un computer o una tac)<strong>. E in secondo luogo si realizza aumentando la produzione e l\u2019uso di beni che non passano attraverso uno scambio di denaro<\/strong>, o perch\u00e9 si possono pi\u00f9 vantaggiosamente autoprodurre (per esempio: alcuni generi alimentari o alcune riparazioni), o perch\u00e9 si possono pi\u00f9 vantaggiosamente scambiare sotto forma di dono e reciprocit\u00e0 nell\u2019ambito di rapporti comunitari (molti servizi alla persona), o perch\u00e9 non possono essere comprati e venduti (i beni relazionali: l\u2019amore, la solidariet\u00e0 ecc.).<\/p>\n<p><strong>La decrescita reintroduce criteri di valutazione qualitativi nel fare umano<\/strong> e si propone di ridurre gli scambi commerciali alla loro dimensione fisiologica rispetto ai pi\u00f9 rozzi criteri di valutazione semplicemente quantitativa e all\u2019onnimercificazione utilizzati nel calcolo del prodotto interno lordo. \u00c8 una vera e propria rivoluzione culturale, in grado di costruire un diverso immaginario collettivo, definire un diverso sistema di valori e sviluppare una legislazione urbanistica finalizzata non solo a tutelare i paesaggi, ma a favorire la ripresa di quell\u2019opera sapiente e paziente con cui gli esseri umani hanno aggiunto nel corso dei secoli bellezza alla bellezza originaria dei luoghi in cui vivono.<\/p>\n<h3><strong>Solo all\u2019interno di questo cambiamento di paradigma \u00e8 possibile proporre, non come misura contenitiva ma come proposta progettuale per un futuro migliore, il blocco dell\u2019espansione edilizia, a partire da una indagine conoscitiva degli edifici vuoti, come proposto dal Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio<\/strong>.<\/h3>\n<p>Ma dal dopoguerra a oggi non si \u00e8 costruito solo troppo, si \u00e8 anche costruito male, dal punto di vista estetico, ingegneristico, ambientale ed energetico. Per il riscaldamento invernale i nostri edifici consumano in media 200 chilowattora al metro quadrato all\u2019anno, mentre in Germania la legislazione non consente che si superi un consumo di 70 chilowattora e gli edifici pi\u00f9 efficienti ne consumano 15.<\/p>\n<h3><strong>Contestualmente al blocco dell\u2019espansione urbanistica occorre pertanto avviare una politica finalizzata a ripristinare la bellezza dei paesaggi, riducendo la quantit\u00e0 e migliorando la qualit\u00e0 degli edifici esistenti<\/strong>.<\/h3>\n<p>A tal fine non si potr\u00e0 prescindere dall\u2019avviare progressivi processi di decostruzione delle aree urbane pi\u00f9 degradate e la loro rinaturalizzazione, sull\u2019esempio di quanto sta avvenendo a Detroit. Al contempo si dovr\u00e0 procedere alla riqualificazione degli edifici esistenti, in particolare dal punto di vista energetico, non soltanto perch\u00e9 ci\u00f2 consente di ridurre nella maniera pi\u00f9 significativa le emissioni di anidride carbonica, ma anche perch\u00e9 la riduzione delle dispersioni termiche non comporta peggioramenti delle condizioni di benessere e ripaga i suoi costi d\u2019investimento con la riduzione dei costi di gestione.<\/p>\n<h3><strong>Una politica urbanistica di questo genere consentirebbe di superare la crisi che attanaglia il settore dell\u2019edilizia, dove pi\u00f9 che le politiche fiscali hanno inciso la saturazione del mercato e il progressivo aumento degli edifici invenduti<\/strong>.<\/h3>\n<p>Solo la riduzione della quantit\u00e0 e il miglioramento della qualit\u00e0, coerentemente al paradigma culturale della decrescita sono in grado di ridare fiato al settore. Le possibilit\u00e0 che questa svolta possa avvenire sono maggiori di quanto si creda perch\u00e9 da alcuni decenni non sono pi\u00f9 soltanto alcuni architetti e urbanisti illuminati a formulare proposte di questo genere, ma anche settori sempre pi\u00f9 vasti dell\u2019opinione pubblica e della societ\u00e0 civile, a partire dalla tanto vituperata sindrome nimby che, seppure non immune da connotazioni egoistiche, ha segnato la rottura dell\u2019egemonia culturale della crescita rimettendo in discussione la sua identificazione col concetto di progresso. Oggi un\u2019accoglienza festante come quella ricevuta da Mattei nella piazza di Gagliano Castelferrato non \u00e8 pi\u00f9 immaginabile. Oggi le grandi opere e i grandi impianti industriali che distruggono i paesaggi e la vita degli esseri umani che li abitano devono essere imposti con la forza, l\u2019occupazione militare del territorio, la demonizzazione mediatica di chi li rifiuta. Una saldatura tra questi movimenti e gli intellettuali impegnati a costruire un paradigma culturale dove <strong>il fare torni ad essere un fare bene e il fine del fare bene sia la possibilit\u00e0 di contemplare ci\u00f2 che si \u00e8 fatto<\/strong>, pu\u00f2 essere decisiva per imprimere una direzione positiva alla svolta della storia che stiamo vivendo.<\/p>\n<p><em><strong>Maurizio Pallante<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la decrescita felice, espone in questo articolo i principi che sono alla base della sua teoria con la quale [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":9328,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[126,41,1351],"tags":[124,1564],"class_list":["post-9310","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-consumo-di-suolo-tematiche","category-opinioni","category-paesaggio-tematiche","tag-consumo-di-suolo","tag-movimento-per-la-decrescita-felice"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9310","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9310"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9310\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/9328"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9310"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9310"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9310"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}