{"id":9424,"date":"2014-03-25T23:33:17","date_gmt":"2014-03-25T22:33:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=9424"},"modified":"2014-04-02T00:15:51","modified_gmt":"2014-04-01T22:15:51","slug":"litalia-dei-borghi-e-dei-territori-appenninici-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/03\/litalia-dei-borghi-e-dei-territori-appenninici-dimenticata\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia dei borghi e dei territori appenninici, dimenticata"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9440\" alt=\"borghi-appennino\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/borghi-appennino1.jpg\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/borghi-appennino1.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/borghi-appennino1-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><em><strong>(di Manlio Lilli)<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>\u201cMentre percorrevo l\u2019Italia, e scrivevo dopo ogni tappa quello che avevo appena visto, la situazione mi cambiava in parte alle spalle. Industrie si chiudevano, altre si aprivano; decadevano prefetti e sindaci; nascevano nuove province\u201d.<\/em> A scrivere queste parole \u00e8 Guido Piovene nel suo celebre\u00a0<b>\u201cViaggio in Italia\u201d<\/b>, il libro del 1957, nato dal reportage pensato dalla Rai, alcuni anni prima. Un ritratto dell\u2019Italia, del\u00a0<em>boom<\/em>\u00a0economico, dell\u2019industrializzazione e della crescita urbana, nella sua fase di passaggio alla contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>A distanza di oltre mezzo secolo varrebbe la pena ripetere quel viaggio.<\/strong> Percorrere i cambiamenti del presente. Entrare nella confusione e nell\u2019inerzia che immobilizza quasi ogni cosa. Facendo come Pavese. <strong>Non fermandosi solo nei grandi centri ma visitando anche paesi.<\/strong><\/p>\n<p>Non osservando solo i cantieri dell\u2019Expo di Milano, come quello della Nuvola a Roma, cos\u00ec come quello del Granatello, a Napoli. Ma spingendosi in quelle aree del Paese nelle quali le politiche nazionali e poi quelle locali, nel settore dell\u2019agricoltura e dell\u2019urbanistica, hanno provocato quasi una desertificazione. <strong>Parti nelle quali le caratteristiche fisiche del territorio hanno non di rado costituito la giustificazione a una colpevole inerzia che si \u00e8 trasformata in immobilismo<\/strong>.\u00a0<strong>Realt\u00e0 territoriali nelle quali i centri di riferimento erano piccole isole incapaci di soddisfare esigenze ormai mutate.\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3><strong>Settori, lontani dalle coste e dagli agglomerati urbani pi\u00f9 significativi, che la mancanza anche di collegamenti adeguati hanno finito per lasciare sostanzialmente esclusi dal Paese. Talvolta dimenticati. Proprio come accaduto ad aree non esigue dell\u2019Appennino. La spina dorsale che si estende per oltre 1500 chilometri dalla Liguria alla Sicilia. Nove milioni di ettari che coprono il 31,2%del territorio italiano, abitati ormai solo dal 18% della popolazione nazionale. Un potenziale straordinario, finora mortificato. Verrebbe da dire,\u00a0abbandonato.<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Boschi non pi\u00f9 \u201cpuliti\u201d, lasciati senza controllo, e proprio per questo, soprattutto nelle zone scoscese, causa indiretta di alluvioni a seguito delle piogge invernali.<\/strong> Come si verifica frequentemente in alcuni settori liguri, dove la maggior parte del vasto territorio boschivo, quasi il 70%, \u00e8 incolto.<strong> <\/strong><\/p>\n<h3><strong>Terreni nei quali da tempo non si pratica alcuna coltura. Piccoli paesi e borghi spopolati, qualche volta addirittura morti. La pi\u00f9 alta concentrazione nel sud, soprattutto in Basilicata ma anche nelle aree pi\u00f9 interne delle Marche e della Toscana e in alcune zone della Liguria. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Gli abitanti fuggiti nei centri pi\u00f9 grandi, non diversamente da quanto avvenuto anche altrove.<\/strong> Soprattutto in Spagna ed in Irlanda.<\/p>\n<h3><strong>Quel che colpisce \u00e8 il loro numero, altissimo, la stima parla di 5000 centri, e generalmente\u00a0la loro bellezza, la loro qualit\u00e0 urbanistica e architettonica. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Balestrino<\/strong>, in provincia di Savona, come <strong>Castelnuovo dei Sabbioni<\/strong>, nell\u2019aretino. <strong>Pentedattilo<\/strong>, in provincia di Reggio Calabria, come <strong>Poggioreale<\/strong>, nel trapanese e come <strong>Roscigno Vecchio<\/strong> in provincia di Salerno. Intere vallate diventate una sorta di parchi archeologici della modernit\u00e0. In Liguria, la Val Brevenna con i borghi di <strong>Senarega<\/strong>, <strong>Tonno<\/strong>, <strong>Piancassina<\/strong> e <strong>Cerviasca<\/strong> e la Val Pentemina con i borghi di <strong>Vallecalde<\/strong>, <strong>Costapianella<\/strong> e <strong>Serrato<\/strong>. Come l\u2019Alta Val Borbera, in Piemonte, con i piccoli abitati di <strong>Ferrazza<\/strong> e <strong>Reneusi<\/strong>. Sfortunatamente ce ne sono ancora molti.<\/p>\n<p><strong>A partire dagli anni Novanta \u00e8 iniziata, almeno per alcuni di essi, una nuova fase. Preceduta da un\u2019attenzione alla loro catalogazione, all\u2019analisi delle differenze e delle analogie.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tra gli Enti e Associazioni che si sono distinte in questo lavoro, l\u2019associazione \u201c<a href=\"http:\/\/www.borghitalia.it\" target=\"_blank\">Borghi pi\u00f9 belli d\u2019Italia<\/a>\u201d<\/strong>, <strong>l\u2019<a href=\"http:\/\/www.unpliproloco.it\" target=\"_blank\">Unione delle Pro Loco<\/a><\/strong>, con il progetto \u201cAperto per ferie\u201d, l&#8217;<strong><a href=\"http:\/\/www.borghiautenticiditalia.it\/bai\/\" target=\"_blank\">Associazione Borghi Autentici d&#8217;Italia<\/a><\/strong> e il <a href=\"http:\/\/www.touringclub.it\" target=\"_blank\"><strong>Touring club italiano<\/strong><\/a>. Oltre al gruppo di ricerca DPA-Politecnico di Milano che, in collaborazione con la facolt\u00e0 di architettura di Ascoli Piceno e quella di Napoli, ha dato vita al <strong>progetto\u00a0\u201cL\u2019Italia dei borghi dismessi\u201d<\/strong>. Ma ci sono state anche iniziative individuali pi\u00f9 specifiche. I risultati cominciano ad emergere. Ed hanno il nome di <strong>Castelfalfi<\/strong>, in provincia di Firenze, di <strong>Santo Stefano a Sessanio<\/strong>, nell\u2019aquilano, dell\u2019<strong>Ecovillaggio di Torri Superiore<\/strong>, vicino a Ventimiglia. Fortunatamente non sono i soli.<\/p>\n<h3><strong>Quel che sembra mancare \u00e8 un progetto d\u2019insieme, la consapevolezza che la \u201crigenerazione\u201d di tutte queste parti d\u2019Italia significherebbe accrescere le potenzialit\u00e0, da tempo inespresse, del Paese.\u00a0Rivitalizzare centri disabitati\u00a0e territori in abbandono restituirebbe al Paese settori dimenticati, costituendo per quanti lo vorranno la chance per iniziare una nuova vita. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Anche in queste aree sarebbe necessario che le politiche agricole e quelle ambientali si coniugassero con quelle urbanistiche e infrastrutturali. Solo un Progetto condiviso nel quale i singoli temi si fondano tra loro senza ostacolarsi a vicenda, potrebbe assicurare un felice esito. <\/strong><\/p>\n<p>Ma \u00e8 pi\u00f9 che evidente come anche in questo caso si tratti di una questione che solo politiche culturali serie e capillari potranno rendere improcrastinabile.<\/p>\n<h3><strong>D\u2019altra parte anche il recente ddl sul consumo di suolo dovrebbe indirizzare in tal senso. Da un lato osteggiando decisamente la costruzione ex novo di nuove cubature, dall\u2019altro favorendo, con modalit\u00e0 da meglio definire, il ripopolamento di borghi e piccoli abitati. <\/strong><\/h3>\n<p>\u00c8 probabile che al Paese servano grandi opere che permettano quella modernizzazione tante volte promessa ma mai compiutamente realizzata.\u00a0<strong>Ma \u00e8 certo che ricostruire quei territori erroneamente marginalizzati fino quasi alla loro cancellazione sembra essere un\u2019occasione.<\/strong> Anche per dare respiro e quindi una prospettiva ad un Paese in affanno.<\/p>\n<p>\u201c<em>L\u2019Italia cambia da un chilometro all\u2019altro, non solo nei paesaggi, ma nella qualit\u00e0 degli animi; \u00e8 un miscuglio di gusti, di usanze, di abitudini, tradizioni, lingue, eredit\u00e0 razziali<\/em>\u201d, scriveva Piovene viaggiando per un Paese in crescita anche perch\u00e9 non aveva rinunciato a nessuna delle sue parti. Quel che va fatto oggi.\u00a0<b>Non rinunciare pi\u00f9<\/b>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ateniesi.it\/litalia-dei-borghi-e-dei-territori-appenninici-dimenticata\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.ateniesi.it\/litalia-dei-borghi-e-dei-territori-appenninici-dimenticata\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(di Manlio Lilli) \u201cMentre percorrevo l\u2019Italia, e scrivevo dopo ogni tappa quello che avevo appena visto, la situazione mi cambiava in parte alle spalle. 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