{"id":9502,"date":"2014-04-04T13:53:52","date_gmt":"2014-04-04T11:53:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=9502"},"modified":"2014-04-25T00:05:58","modified_gmt":"2014-04-24T22:05:58","slug":"veni-vidi-ici-esiste-un-trade-off-tra-pianificazione-urbanistica-e-finanza-locale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/04\/veni-vidi-ici-esiste-un-trade-off-tra-pianificazione-urbanistica-e-finanza-locale\/","title":{"rendered":"Veni, vidi, ICI: esiste un compromesso tra pianificazione urbanistica e finanza locale?"},"content":{"rendered":"<h4><strong>di Salvatore Bimonte e Arsenio Stabile<\/strong><br \/>\n(Universit\u00e0 di Siena, Dipartimento di Economia Politica e Statistica)<\/h4>\n<h6>Questo lavoro sar\u00e0 pubblicato a breve su &#8220;Politica economica&#8221; (Rivista di studi e ricerche per la politica economica &#8211; Il Mulino)<\/h6>\n<p><strong>Sintesi estesa<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019introduzione dell\u2019IMU prima e ora della Tasi nel sistema tributario italiano hanno riacceso l\u2019annoso dibattito sull\u2019imposta sugli immobili ed in particolare sulla prima casa. Il dibattito, seppur con diversa intensit\u00e0, si trascina ormai dal lontano 1993, anno di entrata in vigore dell\u2019ICI. Parallelamente al dibattito politico-elettoralistico, per\u00f2, l\u2019istituzione di queste imposte ha aperto un confronto, seppur contenuto, sui loro potenziali impatti economici ed equitativi. In ragione della sua pi\u00f9 lunga storia, il dibattito scientifico ha riguardato prevalentemente l\u2019ICI.<\/p>\n<h3><strong>Nessuno studio, a nostra conoscenza, ha invece analizzato le ricadute dell\u2019ICI sul mercato immobiliare. In particolare, nessuno studio ha cercato di verificare se l\u2019ICI abbia o meno rallentato, come prevedrebbe la teoria (al crescere del prezzo o del costo di gestione di un bene corrisponde una riduzione della domanda), l\u2019offerta di nuove costruzioni. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>La questione non \u00e8 di poco conto,<\/strong> perch\u00e9 il fenomeno dell\u2019urbanizzazione ha effetti non trascurabili sull\u2019assetto del territorio e sul consumo di suolo.<\/p>\n<p><strong> La Carta Europea del Suolo dichiara che il suolo \u00e8 uno dei beni pi\u00f9 preziosi dell\u2019umanit\u00e0. Nonostante ci\u00f2, il suolo in molti contesti sembra essere diventato una risorsa monofunzionale, di tipo economico, finalizzata alla generazione di rendita per il privato e, da qualche tempo, di gettito per gli enti pubblici. <\/strong><\/p>\n<p><strong>L\u2019ISPRA stima che in Italia negli ultimi decenni il fenomeno dell\u2019impermeabilizzazione ha portato via pi\u00f9 di 100 ha di terreno al giorno<\/strong> e che la superficie totale impermeabilizzata copra ormai quasi il 7% del territorio nazionale. Valori particolarmente elevati si riscontrano in Lombardia, Veneto e Campania. Il dato, in realt\u00e0, assume maggior rilevanza se si considera che circa il 35% del territorio nazionale \u00e8 costituito da montagne e che la maggior parte delle trasformazioni di suolo legate all\u2019attivit\u00e0 edificatoria si concentrano in aree di pianura.<\/p>\n<p><strong>Il cambio di destinazione d\u2019uso dei suoli, che rappresenta spesso il primo passo verso la cementificazione<\/strong>, e l\u2019avanzamento delle aree edificabili sono anche tra le cause dell\u2019abbandono delle terre da parte degli agricoltori. L\u2019ISTAT stima che dal 1982 al 2010 l\u2019Italia abbia perso pi\u00f9 di 3,1 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata (SAU), una superficie pari alla somma di Lazio e Campania. Dei terreni persi nel periodo 1990-2006 per insediamenti di tipo residenziale e di tipo produttivo-commerciale, la quasi totalit\u00e0 (circa il 94%) delle trasformazioni ha riguardato terreni in origine agricoli.<\/p>\n<h3><strong>Un tempo la crescita degli insediamenti abitativi era legata alla crescita della popolazione. Questo non sembra pi\u00f9 essere vero oggi. Il fenomeno \u00e8 del tutto evidente in Italia. <\/strong><\/h3>\n<p>Nel periodo post-bellico la popolazione \u00e8 cresciuta di circa 1\/4 mentre il numero delle abitazioni \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiato, superando i 29 mln, il 20% delle quali non occupate <em>(figura 1)<\/em>. Tutto ci\u00f2 lascerebbe presupporre che l\u2019offerta residenziale, pur risentendo dell\u2019andamento delle pi\u00f9 tradizionali variabili socio-economiche, ormai risponda in prevalenza a finalit\u00e0 diverse da quelle abitative. Questo elemento \u00e8 evidente nell\u2019ultimo ciclo espansivo iniziato nel 1995. Tra le ragioni che lo spiegherebbero c\u2019\u00e8 l\u2019andamento dei tassi di interesse.<\/p>\n<figure id=\"attachment_9503\" aria-describedby=\"caption-attachment-9503\" style=\"width: 515px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9503 \" alt=\"Evoluzione delle abitazioni e della popolazione in Italia (1951-2011). 1951=100 Fonte: Elaborazione su dati ISTAT (censimenti). \" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/figura1.gif\" width=\"515\" height=\"308\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-9503\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Figura 1<\/strong> &#8211; Evoluzione delle abitazioni e della popolazione in Italia (1951-2011). 1951=100<br \/>Fonte: Elaborazione su dati ISTAT (censimenti).<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>La dinamica dei tassi di interesse in Italia, per\u00f2, ha mostrato una costante tendenza alla riduzione dai primissimi anni \u201980 fino alla fine degli anni \u201890<\/strong>, quando \u00e8 cominciato un periodo di maggiore stabilit\u00e0. Il dato interessante \u00e8 rappresentato anche dal fatto che, nonostante l\u2019aumento considerevole dello stock di abitazioni, i prezzi delle case siano continuati ad aumentare (<em>figura 2<\/em>).<\/p>\n<p>\u00c8 utile ricordare, per\u00f2, che, dato il regime autorizzativo, affinch\u00e9 l\u2019offerta di abitazioni possa crescere \u00e8 necessario vi sia una politica urbanistica accondiscendente. <strong>Diversi studi scientifici sull\u2019argomento dimostrano che la regolamentazione, pi\u00f9 di altri fattori<\/strong> (quali dinamica demografica, prezzo degli immobili, costo di costruzione, accesso e costo del credito, oneri di urbanizzazione), <strong>\u00e8 l\u2019unico (o comunque il pi\u00f9 incisivo) elemento in grado di attenuare l\u2019impatto delle dinamiche di mercato (shock di domanda) sulla crescita urbana<\/strong> e, di conseguenza, contrastare le conseguenze economico-ambientali dei cicli espansivi o delle bolle immobiliari.<\/p>\n<figure id=\"attachment_9504\" aria-describedby=\"caption-attachment-9504\" style=\"width: 443px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9504\" alt=\"Figura 2: Tassi di interesse e prezzi delle case in Italia (1980-2010). 1980=100 Fonte: Elaborazione su dati Banca d\u2019Italia e BCE\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/figura2.gif\" width=\"443\" height=\"266\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-9504\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Figura 2: <\/strong>Tassi di interesse e prezzi delle case in Italia (1980-2010). 1980=100<br \/>Fonte: Elaborazione su dati Banca d\u2019Italia e BCE<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Un ruolo molto pi\u00f9 contenuto sembrano svolgere le imposte, comprese quelle di propriet\u00e0.<\/strong> Su tale aspetto, anche se con risultati non sempre statisticamente significativi, gli studi evidenziano, come atteso, una relazione negativa, seppur contenuta, tra imposizione e investimento in nuove costruzioni.<\/p>\n<h3><strong>In Italia, invece, l\u2019introduzione dell\u2019ICI non ha avuto alcun effetto depressivo. <\/strong><\/h3>\n<p>Questo dato \u00e8 confermato anche dai risultati del modello empirico stimato nel lavoro. <strong>Da questo emerge che l\u2019ICI non ha in alcun modo rallentato il mercato primario delle abitazioni. Anzi, dopo la sua introduzione, paradossalmente, l\u2019offerta di costruzioni ha subito un\u2019accelerazione<\/strong> (<em>figura 3<\/em>). L\u2019ipotesi \u00e8 che il processo di decentramento fiscale e deregolamentazione realizzatosi negli anni \u201990 abbia facilitato o contribuito ad amplificare gli effetti di mercato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_9505\" aria-describedby=\"caption-attachment-9505\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9505\" alt=\"Figura 4 - Indicatori sull\u2019andamento delle entrate correnti dei Comuni (1990-2010). \" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/figura4.gif\" width=\"500\" height=\"249\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-9505\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Figura 4<\/strong> &#8211; Indicatori sull\u2019andamento delle entrate correnti dei Comuni (1990-2010).<\/figcaption><\/figure>\n<h3><strong>La forte riduzione dei trasferimenti statali verificatasi negli anni \u201990 ha fatto s\u00ec che per molti comuni l\u2019ICI diventasse la principale fonte di gettito<\/strong> (<em>figura 4<\/em>).<\/h3>\n<p><strong>Per far fronte alla riduzione dei trasferimenti statali, i comuni hanno inizialmente fatto affidamento sull\u2019aumento delle aliquote<\/strong>, come mostrano i dati sulle aliquote medie applicate passate dal 4,78\u2030 del 1993 a circa il 6\u2030 a met\u00e0 degli anni duemila.<\/p>\n<p><strong>Questa politica, per\u00f2, incontrava due limiti: il primo \u00e8 dato dai vincoli di legge sulle aliquote e detrazioni massime praticabili; il secondo \u00e8 di tipo politico-elettoralistico.\u00a0<\/strong>Esaurito il margine di autonomia loro concesso dalla legge e dall\u2019opportunit\u00e0 politica, l\u2019unico modo che i comuni avevano per aumentare il gettito era costituito dall\u2019ampliamento della base imponibile.<\/p>\n<h3><strong>La nostra ipotesi \u00e8 che, in generale, i comuni abbiano \u201csfruttato\u201d tale opportunit\u00e0 allentando i controlli e\/o adottando una pianificazione territoriale meno rigida, incentivati in ci\u00f2 anche dalla possibilit\u00e0 di riscuotere il contributo sul costo di costruzione e di finanziare parzialmente la spesa corrente con gli oneri di urbanizzazione. <\/strong><\/h3>\n<p>In sintesi, nel trade-off tra necessit\u00e0 finanziarie e obiettivi di gestione del territorio, sembra che l\u2019effetto imposta abbia prevalso sull\u2019effetto regolamentazione.<strong> I comuni hanno cos\u00ec creato le premesse per futuri squilibri di bilancio e, soprattutto, ambientali.<\/strong><\/p>\n<h3><strong> Se l\u2019ipotesi qui avanzata \u00e8 corretta, si potrebbe dire che una delle conseguenze del decentramento fiscale, cos\u00ec come \u00e8 stato realizzato in Italia, \u00e8 stata la creazione di una perversa alleanza tra controllati e controllori, il cui risultato \u00e8 stato una velocizzazione nel cambio di destinazione d\u2019uso dei suoli e, quindi, della loro impermeabilizzazione. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Se cos\u00ec fosse, si imporrebbe una riflessione sulla struttura delle imposte sul patrimonio immobiliare e\/o sull\u2019efficienza ed opportunit\u00e0 di lasciare in capo all\u2019ente locale la titolarit\u00e0 della programmazione urbanistica.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Salvatore Bimonte e Arsenio Stabile (Universit\u00e0 di Siena, Dipartimento di Economia Politica e Statistica) Questo lavoro sar\u00e0 pubblicato a breve su &#8220;Politica economica&#8221; (Rivista [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_members_access_role":[],"_members_access_error":""},"categories":[126,30,41],"tags":[],"class_list":["post-9502","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-consumo-di-suolo-tematiche","category-edilizia-1","category-opinioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9502","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9502"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9502\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9502"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9502"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9502"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}