{"id":9690,"date":"2014-05-13T23:42:30","date_gmt":"2014-05-13T21:42:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/?p=9690"},"modified":"2014-05-13T23:47:03","modified_gmt":"2014-05-13T21:47:03","slug":"cave-enormi-ferite-per-il-territorio-il-rapporto-di-legambiente-per-il-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/2014\/05\/cave-enormi-ferite-per-il-territorio-il-rapporto-di-legambiente-per-il-2014\/","title":{"rendered":"Cave, enormi ferite per il territorio: il rapporto di Legambiente per il 2014"},"content":{"rendered":"<h1 style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9691\" alt=\"slidecave5\" src=\"http:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/slidecave5.jpg\" width=\"640\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/slidecave5.jpg 640w, https:\/\/www.salviamoilpaesaggio.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/slidecave5-300x135.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/h1>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><span style=\"color: #339966;\"><strong>Da Legambiente i numeri del Rapporto Cave:\u00a06 mila cave attive e 17mila abbandonate. Enormi crateri come ferite aperte sul territorio costellano i paesaggi italiani. Servono nuove regole<\/strong><\/span>.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: left;\">Tratto dal sito:\u00a0<a href=\" www.legambiente.it\/contenuti\/dossier\/rapporto-cave\">www.legambiente.it\/contenuti\/dossier\/rapporto-cave<\/a><\/h3>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il rapporto\u00a0sulle attivit\u00e0 estrattive fornisce un quadro aggiornato della situazione nelle diverse regioni italiane, per evidenziare problemi e opportunit\u00e0, ma soprattutto per aprire finalmente i riflettori su un tema di cui troppo poco si parla.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Da Nord a Sud le cave attive in Italia sono 5.592, quelle dismesse e monitorate addirittura 16.045<\/strong>, mentre se aggiungessimo anche quelle delle regioni che non hanno un monitoraggio (Calabria e Friuli Venezia Giulia) il dato potrebbe salire a 17 mila.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Nonostante la crisi del settore edilizio abbia contribuito a ridurre le quantit\u00e0 dei materiali lapidei estratti, i numeri rimangono comunque impressionanti<\/strong>: un miliardo di Euro di ricavo, 80milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, 31,6milioni di metri cubi di calcare e oltre 8,6 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti nel 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>A governare un settore cos\u00ec importante e delicato per gli impatti ambientali \u00e8 a livello nazionale tuttora un Regio Decreto del 1927.<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: left;\"><strong>____________________<\/strong><\/h3>\n<h4><em><strong>Articolo di Manlio Lilli<\/strong> (dal Fatto Quotidiano, 29\/04\/2014)<\/em><\/h4>\n<p><strong>\u201cTra i primati alla rovescia di cui possiamo vantarci c\u2019\u00e8 anche quello di essere i maggiori produttori-consumatori di cemento nel mondo, due-tre volte gli Stati Uniti, il Giappone, l\u2019Unione Sovietica: 800 chili per ogni italiano\u201d. <\/strong><\/p>\n<p>Era il 1991 quando Antonio Cederna in Brandelli d\u2019Italia descriveva la situazione di un Paese irresponsabilmente incapace di rispettare il suo territorio. <strong>Da allora le cifre si sono assottigliate, scendono fino a 432 chili di consumo pro capite. Ma sono nettamente al di sopra della media europea, attestata sui 314. <\/strong><\/p>\n<p><strong>La presentazione a Roma del Rapporto annuale sulle Cave di Legambiente offre un quadro aggiornato<\/strong> su un tema che continua a rimanere ai margini della discussione politica. Nonostante la situazione, nella gran parte delle regioni italiane, sia da tempo da bollino rosso.<\/p>\n<p><strong>Le cave attive sono 5.592.<\/strong> Delle quali 674 in Lombardia, 563 in Veneto e 504 in Sicilia. Sono 2.183 i Comuni con almeno una cava presente sul proprio territorio e ben 1.081 Comuni quelli con almeno due. Impressionanti i casi di Sant\u2019Anna di Alfaedo, in provincia di Verona, con 76 cave attive e Bagnolo Piemonte, in provincia di Cuneo, con 70 cave attive. Un ruolo di primo piano spetta anche al Comune di Roma con 32 cave attive sul territorio, quasi tutte concentrate sulle colline situate tra la capitale e il Comune di Fiumicino.<\/p>\n<p><strong>Addirittura 16.045 quelle dismesse e monitorate.<\/strong> Con la Lombardia che guida la classifica con 2.895, seguita dalla Puglia con 2.579 e dal Veneto con 2.075. Sono 1.687 i Comuni italiani con almeno una cava dismessa presente sul proprio territorio, di cui 1.152 quelli con almeno due siti abbandonati. Tra i territori pi\u00f9 interessati si trova Isola Vicentina con 142 cave dismesse, quindi Custonaci con 116, e numerosi capoluoghi di provincia come Trento con 91, Roma con 59, Prato con 56 e Perugia con 41. Numero complessivo che non comprende quelle nelle regioni che non hanno un monitoraggio. Come accade in Calabria e Friuli Venezia Giulia. Si procede con le modalit\u00e0 del passato, nonostante la crisi anche del settore edilizio. L\u2019attivit\u00e0 estrattiva si \u00e8 contratta, mantenendosi per\u00f2 a livelli ancora altissimi. Come certificano il miliardo di euro di ricavo, gli 80 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, i 31,6 milioni di metri cubi di calcare e gli oltre 8,6 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti nel 2012. L\u2019estrazione di sabbia e ghiaia rappresenta il 62,5% di tutti i materiali cavati in Italia. Ai primi posti Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia con oltre 10 milioni di metri cubi di inerti cavati nel 2012.<\/p>\n<h3><strong>A regolare una situazione improntata alla precariet\u00e0 non contribuisce certo in maniera adeguata lo strumento normativo di riferimento a livello nazionale, costituito dal Regio Decreto del 1927. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>In molte Regioni, a cui nel 1977 sono stati trasferiti i poteri in materia<\/strong>, i problemi poi sono l\u2019esito di una pianificazione \u201cincerta\u201d e di una gestione delle attivit\u00e0 estrattive senza controlli pubblici trasparenti.<\/p>\n<p><strong>Particolarmente grave, per le ripercussioni sui territori, la frequente assenza di Piani cava<\/strong>. Che infatti mancano in Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sicilia, Calabria e Basilicata, mentre il Veneto \u00e8 in fase di approvazione. Il caso del Piemonte a parte. Dal momento che ha solamente Piani di indirizzo e rimanda alle Province l\u2019approvazione del Piano cave. Ma pi\u00f9 in generale sono le Leggi regionali a mostrarsi inefficaci, oltre che improprie. Anche perch\u00e9 incardinate ad un\u2019idea di Ambiente nel quale il paesaggio sembra assente. Mancando di norme che regolano temi tutt\u2019altro che trascurabili. Come l\u2019esclusione di alcune aree dalle attivit\u00e0, il recupero di quelle nelle quali si \u00e8 esaurita l\u2019estrazione, il riuso degli inerti provenienti dalle demolizioni edili. Esempi virtuosi gi\u00e0 esistono. Al di l\u00e0 dei singoli casi, l\u2019Umbria \u00e8 una delle regioni che meglio dettaglia le opere di recupero delle aree dismesse. Nella L.R 2 del 2000 \u00e8 specificato come si devono attuare le azioni di recupero sia durante che in seguito alla conclusione delle coltivazioni.<\/p>\n<p><strong>Diverse le opere pubbliche realizzate con aggregati riciclati.<\/strong> Come, ad esempio, il rilevato autostradale tra Santo Stefano di Magra e Viareggio, e tre banchine del porto di La Spezia e del raccordo autostradale nei pressi della Nuova Fiera di Milano. Dunque da qui sarebbe necessario partire per definire interventi che non possono pi\u00f9 essere lasciati alle sensibilit\u00e0 delle amministrazioni locali. Partendo da questi nodi irrisolti si dovrebbe poter costruire un Piano nazionale nel quale gli Enti locali siano attori responsabili.<\/p>\n<h3><strong>Non disgiunta da queste criticit\u00e0 continua a segnalarsi quella dei canoni di concessione. Finora irrisori a fronte dei grandi guadagni assicurati ai privati. <\/strong><\/h3>\n<p><strong>Per questo la proposta di adeguare quelli italiani a quelli della Gran Bretagna<\/strong>, che prevede siano pari almeno al 20% del prezzo di vendita. Per rendersi conto della differenza \u00e8 sufficiente confrontare gli introiti delle Regioni provenienti dalla vendita di ghiaia e sabbia. Nel sistema vigente \u00e9 di 34,5 milioni di euro. Mentre secondo quello proposto raggiungerebbe gli oltre 239 milioni.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia, che per decenni ha cementificato spiagge e pianure, abbandonando le aree pi\u00f9 interne, inizia a guardare con meno disinteresse al suo paesaggio.<\/strong> Alle tante cesure prodotte senza ragione. Ai tanti sprechi di territorio, avrebbe detto Cederna.<\/p>\n<p><em><strong>Manlio Lilli<\/strong><\/em><\/p>\n<p>___________________________<\/p>\n<h3><strong>Leggi il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.legambiente.it\/sites\/default\/files\/docs\/rapporto_cave_2014_web.pdf\">Rapporto Cave 2014 di Legambiente &gt;<\/a><\/strong><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Legambiente i numeri del Rapporto Cave:\u00a06 mila cave attive e 17mila abbandonate. Enormi crateri come ferite aperte sul territorio costellano i paesaggi italiani. 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