www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Wed, 22 Sep 2021 20:57:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.7.3 Si sviluppa la rete italiana di Scuole di Architettura per Bambini http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/si-sviluppa-la-rete-italiana-di-scuole-di-architettura-per-bambini/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/si-sviluppa-la-rete-italiana-di-scuole-di-architettura-per-bambini/#respond Wed, 22 Sep 2021 20:55:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14721 Si è soliti pensare che l’urbanistica sia una disciplina rigorosamente tecnica di difficile comprensione per chi non è un addetto ai lavori. Eppure stiamo parlando la lingua dell’oggi e del domani, dello studio della città e del territorio, della vita quotidiana.

Ecco perchè non può non farci riflettere questa iniziativa.

Nel 2015 all’interno della Farm Cultural Park di Favara (Agrigento) nasce la prima scuola italiana – e tra le prime nel mondo – di architettura per bambini: si chiama SOU, in omaggio al famoso architetto giapponese Sou Fujimoto.
Una scuola che si preoccupa di avvicinare i più piccoli all’urbanistica, all’architettura e all’ambiente ma anche all’arte e al design e di educarli al bello.

L’esperienza di Favara ha stimolato la nascita di una seconda scuola ad Ostuni (Brindisi) e, a partire da settembre, anche la città di Asti ospiterà SOU inaugurando una crescita che porterà il progetto anche in un ulteriore ristretto numero di città in tutta Italia.

L’iniziativa è rivolta agli allievi della scuola primaria e secondaria di I grado, per cui con età indicativamente compresa tra i 7 e i 12 anni, che potranno partecipare a laboratori nel periodo compreso tra la fine di settembre 2021 e l’inizio di maggio 2022.

SOU è un’attività educativa dopo scuola che, attraverso gli strumenti forniti dalle discipline dell’architettura, dell’urbanistica e del design, stimola la riflessione, la progettazione e l’azione per il miglioramento della società. Ma vuole anche promuovere ed educare ai valori della partecipazione, della solidarietà, della tolleranza, dell’impegno sociale, dell’ecologia, del rispetto e della cura dei beni comuni. L’obiettivo è quello di abituare i bambini alla libertà del pensiero, alla magia della creatività, al desiderio di rendere possibile l’impossibile e di realizzare i propri sogni.

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Legambiente pubblica la prima guida turistica dedicata ai parchi eolici italiani… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/legambiente-pubblica-la-prima-guida-turistica-dedicata-ai-parchi-eolici-italiani/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/legambiente-pubblica-la-prima-guida-turistica-dedicata-ai-parchi-eolici-italiani/#comments Wed, 22 Sep 2021 20:41:45 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14718 di Alessandro Mortarino.

La notizia vi parrà curiosa, ma è una notizia vera: una fra le primarie associazioni ambientaliste italiane ha realizzato una autentica guida turistica dedicata ai migliori parchi del Bel Paese. Ma non confondetevi: non riguarda quelle ampie macchie verdi di bosco e natura che vorremmo rappresentassero la caratteristica principale del nostro territorio, qui “parchi” sta per luoghi-siti che ospitano impianti per la generazione di energia eolica.

L’associazione è Legambiente, che nei giorni scorsi ha annunciato la nascita di parchidelvento.it, una guida turistica, appunto, che da Rivoli Veronese a Gibellina racconta undici impianti eolici da scoprire attraverso una serie di itinerari in territori che tra percorsi ciclabili, borghi, arte e cucina sono diventati laboratori della transizione energetica.

I paesaggi italiani sono straordinari per la loro bellezza, storia e diversità ma questa guida dimostra che le rinnovabili possono integrarsi e diventare persino un valore aggiunto di valorizzazione turistica dei territori. – ha spiegato Edoardo Zanchini, vicepresidente dell’associazione ambientalista e curatore della guida – Gli undici impianti che abbiamo selezionato sono un invito a guardare con curiosità al territorio italiano e a trovare forme innovative di inserimento delle rinnovabili e di coinvolgimento delle comunità locali. Una sfida di grande attualità per il nostro Paese che deve recuperare i ritardi nella diffusione delle rinnovabili e che ci aspettiamo verrà affrontata dal Governo proprio in questa direzione nella revisione e semplificazione delle procedure per i progetti prevista dal PNRR”.

L’iniziativa editoriale rende ancora più chiara la posizione di Legambiente e la posizione teorico-filosofica sulla materia, che già mesi or sono aveva fatto pronunciare al suo presidente Stefano Ciafani questa frase eloquente: “il territorio italiano è sempre cambiato, fin da quando i romani costruivano i loro acquedotti o i geni del Rinascimento edificavano le loro magnifiche cattedrali. Le pale eoliche e le ferrovie ad alta velocità sono le nostre cattedrali…”.

Un’affermazione che aveva stupito e – ovviamente – fatto infuriare gran parte dell’ambientalismo nazionale preoccupato di uno sviluppo delle “rinnovabili ovunque” a scapito della tutela paesaggistica.

Posizione sostenuta anche dal prof. Salvatore Settis: “Non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte al pericolo di danneggiare in modo irreversibile un Paese, il nostro, che fu un tempo il giardino d’Europa e di assecondare la messa in opera di torri eoliche e pannelli solari facendo l’interesse delle imprese (in gran prevalenza non italiane) che li producono ma non di chi vive in Italia e ha diritto a un contesto paesaggistico rispondente alle caratteristiche del Paese. I bei paesaggi sono Luoghi che curano, mentre i paesaggi deturpati danneggiano la salute dell’anima e della società“.

Siamo, dunque, al solito punto nodale: Pil oppure Bellezza? Da una parte c’è chi ritiene che l’emergenza climatica imponga una rapida (rapidissima) decarbonizzazione e un’altrettanto rapida (rapidissima) uscita dal ricorso alle fonti fossili e pertanto benvenga la moltiplicazione di pale eoliche e fotovoltaico a terra, ora rinominato come “agrivoltaico” (è la posizione di Legambiente, ma anche di WWF, Greenpeace e del ministro Cingolani che si è spinto anche oltre magnificando il ritorno al nucleare, ma un nucleare “nuovo” di quarta generazione). Dall’altra c’è una rilevante fascia di cittadinanza che considera riduttivo sostituire il “carburante” del nostro modello sociale e suggerisce di cogliere il momento storico per occuparsi di politiche tese alla riduzione degli sprechi energetici e allo sviluppo di impianti energetici basati su fonti rinnovabili che non danneggino le fragilità di altri elementi primari come il suolo e il paesaggio (è la posizione, in primis, della Coalizione Articolo 9 formatasi nei mesi scorsi dall’unione di scopo di associazioni e comitati ambientalisti).

E’ lo sviluppo, bellezza.
E la Bellezza – ahinoi – ormai non è più alla portata della percezione delle masse.
Tanto che (potremmo scommetterci) la guida “eolica” di Legambiente siamo convinti che avrà un buon numero di consultatori e altrettanto seguito turistico tra quegli esponenti della categoria dell’homo consumens descritto da Zygmunt Bauman. D’altronde c’è anche chi spende un capitale per fare un giretto nello spazio…

Qualche domanda finale crediamo sia opportuno porgersi: le torri eoliche sono le cattedrali dei nostri giorni? Un crinale di pale eoliche è bellezza? L’economia vale più dell’anima?

A ciascuno la propria risposta…

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Mogliano Veneto: Piano degli Interventi, quello che abbiamo capito http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/mogliano-veneto-piano-degli-interventi-quello-che-abbiamo-capito/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/mogliano-veneto-piano-degli-interventi-quello-che-abbiamo-capito/#respond Mon, 20 Sep 2021 21:19:28 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14717 A cura del Comitato a difesa delle ex cave di Marocco del Forum Salviamo il Paesaggio, comitato di Mogliano Veneto.

Centinaia di pagine, diagrammi, carte topografiche, disegni, contenuti all’interno della documentazione dello strumento urbanistico attuativo del PAT non sono facilmente digeribili per i non addetti ai lavori.
Dalla presentazione alla cittadinanza inoltre, lo scorso 3 settembre, alla data entro cui consegnare osservazioni, si hanno solo tre settimane a disposizione.
Tentiamo allora di esprimere una valutazione su quanto ci è stato esposto al Double Tree Hotel in merito ai principali aspetti di nostro interesse.

Parco di Mogliano e Parco delle cave di Marocco: ci risulta sia stato consegnato il Masterplan col progetto per la sua attuazione. Siamo felici si siano definiti i contenuti sulla base della VAS, non siamo invece contenti si sia perso un anno per decidere di assegnare lo Studio Ambientale, strumento decisivo per l’attuazione del progetto (si sta decidendo a chi affidarlo in questi giorni).

Non abbiamo capito, sulla base di quanto letto, come si immagini una gestione del futuro Parco, ma sembra si preveda si crei un’attività economica che ne consenta la conduzione e manutenzione (forti dubbi da parte nostra in tal senso). Rimane il problema della volumetria ancora disponibile alla proprietà: come fanno a starci 65.000 metri cubi nell’area ex Veneland? In questi due anni a che conclusioni si è giunti con la proprietà? A nostro avviso non vi si dovrebbero costruire più di 15/20.000 mcubi.
Speriamo che in tutti questi mesi il Sindaco sia riuscito a convincere la proprietà a riconsiderare i precedenti progetti.

Consumo di suolo: il principale impegno a livello nazionale del Forum a cui aderiamo – Salviamo il Paesaggio – è tentare di arrestare l’inarrestabile, a oggi, consumo di suolo che, in Veneto e nella provincia di Treviso continua a essere al di fuori di ogni logica che tenga conto di ambiente e al paesaggio.
Non tutti sanno che il terreno ancora libero da qualsiasi tipo di costruzione è il principale contenitore di carbonio oltre a essere il garante della capacità di assorbimento delle acque meteoriche, e restare pur sempre il bene principale, con l’acqua, per sfamarci.

La Regione Veneto ha licenziato un’apposita Legge, la nr. 14/2017 “Contenimento del consumo di suolo e rigenerazione urbana” per tentare di arginare il fenomeno, ma, come quella successiva del 2019 “Veneto 2050”, a nulla è servita e a nulla servirà visto che gli articoli finali grazie a infinite deroghe, annullano le premesse per cui si è legiferato.
Anche nel Comune di Mogliano Veneto quindi si potrà continuare a costruire, ove si sia in Ambito Urbanistico Consolidato, senza che metri quadri e metri cubi siano conteggiati come consumo di suolo!

Inoltre in ambito agricolo gli edifici non più utilizzati, i vecchi casolari e anche i loro annessi, in caso di abbattimento daranno diritto ai proprietari di edificare ex novo almeno 600 mcubi di residenza, mentre la restante volumetria si trasformerà in credito edilizio! Resta almeno il dato che su 46 kmq di superficie comunale 18 non potranno mai essere toccati. In verità secondo la Legge Regionale ancora disponibili a essere sacrificati sarebbero solo 12 ettari circa; avremo bisogno di chiarimenti.

Riteniamo positiva la decisione dell’Amministrazione contraria a nuovi insediamenti di strutture commerciali sul Terraglio, purtroppo questa possibilità rimane in area ex NIGI. Teoricamente inoltre si afferma che circa 100.000 metri cubi potrebbero sparire dall’edificabile in centro città se si riuscirà a contenere il rapporto metro quadro su metro cubo a 0,75 (restando possibile però arrivare a 1/1,50 in alcuni casi).
Gli accordi pubblico/privato, a parte quello che prevede lo spostamento del supermercato ALI’ per recuperare l’ex essiccatoio, si sostanziano in denaro e parcheggi per il pubblico in cambio di metri cubi al privato. Superfici che, grazie sempre all’assurda Legge Regionale, trasformeranno aree ancora verdi o comunque libere presenti in ambito urbanistico consolidato, in nuove palazzine.

Di fronte a questa pratica urbanistica, bisogna dirlo figlia anche delle precedenti amministrazioni, non si capisce come si possa parlare di contenimento di consumo di suolo in un comune ove la popolazione è stabile o in leggera recessione ormai da anni.
Abbiamo inviato diverse proposte per la redazione del Piano, inerenti la qualità delle Acque, dell’Aria, per la salute del Suolo (in particolare quello agricolo) e per la difesa di quel che resta del paesaggio. Vedremo se da qualche parte faranno capolino tra le decisioni assunte.

Se note positive qua e là appaiono, la sensazione è che ci sia una continuità sostanziale con una pratica urbanistica condita di tante belle parole, ma nei fatti attenta prima di tutto a soddisfare le attese dei privati a fronte del bene comune.

Paesaggio: non ci resta che sperare nella realizzazione concreta del Parco della Biodiversità alle cave di Marocco e che sempre più privati rinuncino alle residue capacità edificatorie acquisite con le giunte precedenti riconvertendo al verde le superfici o almeno riducendo al massimo le cubature.

Confidiamo che l’Amministrazione sappia difendere dall’assalto della grande distribuzione organizzata le residue attività commerciali che sopravvivono in centro e nelle frazioni e che sia parte attiva nel difendere le architetture e i parchi delle Ville Venete in stato di abbandono (Bianchi Kunkler, Rigamonti Coletti, e altre) ultimo segno della civiltà veneta di campagna che tanto lustro dette al nostro paesaggio.

Siamo attraversati dal Terraglio, trasformato, a partire dagli anni ’60, in una quasi ininterrotta sequela di edifici commerciali e artigianali spesso di architettura di bassa qualità, se rapportata alle Ville e ai parchi che vi si affacciavano e ancora in parte vi si affacciano. Dovrebbe tornare a essere un viale alberato, nel nostro PAT chiamato boulevard, ma allora ci dovrebbe essere un piano unitario tra Venezia, Mogliano, Preganziol, Casier e Treviso, per decidere come fare, evitando un “viale Arlecchino” privo di identità.

Difendere il paesaggio campestre coi suoi fossati, le sue siepi, i fiumi che lo attraversano dovrebbe diventare un imperativo per questa e le prossime amministrazioni anche di fronte all’ulteriore recente ampliamento concesso (6.000 ha) per la coltivazione del prosecco icona della nuova agricoltura, ma semplificatore ulteriore del paesaggio agrario.

Confidiamo che dei 1.260.000,00 euro di entrate previste dai sei accordi pubblico privato, almeno la parte maggioritaria venga destinata al ripristino ambientale del nostro territorio.

Non siamo contrari al FARE, siamo per il FARE BENE.

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Mega Eolico: la Provincia di Foggia continua ad approvare progetti insostenibili http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/mega-eolico-la-provincia-di-foggia-continua-ad-approvare-progetti-insostenibili/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/mega-eolico-la-provincia-di-foggia-continua-ad-approvare-progetti-insostenibili/#respond Mon, 13 Sep 2021 21:09:14 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14714 Consorzio ProOfanto, Italia Nostra e LIPU: nostre deduzioni ignorate. Regione intervenga, una buona volta!

Da tempo la Capitanata sta vergognosamente soccombendo sotto l’aggressione spregiudicata di società eoliche. Queste hanno ben intuito il ventre molle della Provincia di Foggia, improvvidamente delegata oltre 10 anni fa dalla Regione Puglia alla valutazione ambientale di progetti fino a 30 MW di potenza. Il settore Ambiente della Provincia non esita ad approvare uno dei peggiori impianti di sempre, con il consueto copione della riduzione delle macchine, poi compensate dal raddoppio della potenza.

L’ennesimo caso è un progetto della Daunia Work (Srl nata dal gruppo della Margherita srl, società che ha spadroneggiato da sempre in Capitanata con mega eolico e fotovoltaico): 4 torri eoliche da 185 m di altezza e quasi 4 MW l’una, sulle colline che dominano l’Ofanto e l’invaso di Capacciotti, al confine tra Ascoli Satriano e Cerignola, a ridosso del Parco regionale dell’Ofanto e del Sito di Importanza Comunitaria “valle d’Ofanto”.  Un impatto paesaggistico e territoriale intollerabile, in continuità con altre macchine che la Provincia aveva autorizzato alla stessa Margherita srl (con un altro parere, ad avviso degli ambientalisti, censurabile), aggravando un effetto cumulativo che la stessa Provincia incredibilmente ha omesso di considerare, in spregio ai valori del PPTR, rinnegando i valori paesaggistici dello stesso PTCP – Piano Territoriale Coordinamento Provinciale – e in palese distonia con il Contratto di fiume Ofanto/Ente Parco/Prov. BAT che persegue la tutela, la valorizzazione territoriale e la mobilità dolce nelle medesime aree. Come se non bastasse, senza applicare la Valutazione di Incidenza !

Sebbene il procedimento fosse già avviato, LIPU, Italia Nostra e Consorzio ProOfanto hanno a più riprese evidenziato gravi carenze, omissioni, irregolarità del progetto, incredibilmente avallate dal Comitato VIA e dal Settore Ambiente che lo sovrintende. Studi privi di rigore scientifico hanno sminuito l’effetto detrattore a carico del Parco Regionale dell’Ofanto, gli effetti su Nibbio reale, Nibbio bruno, Lanario, Grillaio, Biancone, Albanella minore ed altre specie minacciate, l’impatto paesaggistico pesantissimo e cumulativo sul territorio circostante, sui tratturi e masserie storiche, sul complesso monumentale di Torre Alemanna, sul lago Capacciotti, sulla valle dell’Ofanto e ovviamente sul confinante territorio lucano (inesistente secondo la Provincia!), dove, paradossalmente, la Regione Basilicata ha invece adottato un vincolo per fermare questi impianti a tutela dell’Ager venusinus.

Malgrado le oltre 40 pagine di deduzioni puntualissime e incontrovertibili di LIPU, Italia Nostra e Consorzio ProOfanto, la peggiore Provincia d’Italia non fa altro che favorire i signori dell’eolico. E cosi, e solo dopo richieste della Regione, il dirigente del settore Ambiente dr. D’Attoli e i membri del Comitato VIA hanno formalmente dovuto richiamare le osservazioni dalle citate Associazioni, ma senza esprimere alcuna analisi; 3 righe, soltanto (!), per confermare semplicemente il parere ambientale positivo a favore della società. Insomma, uno sforzo “titanico” e una gestione “esemplare” del territorio !

Su prescrizione della Regione, inoltre, il dirigente D’Attoli, che pretendeva di assolvere con il solo parere di VIA anche alla compatibilità paesaggistica ai sensi del PPTR (!) è stato costretto a valutare in maniera specifica tale aspetto. Purtroppo anche i membri della Commissione Paesaggio provinciale insieme al dirigente D’Attoli, esprimevano ancora un atto favorevole alla società in plateale omissione delle controdeduzioni degli ambientalisti.

E ancora, le stesse Associazioni hanno fatto notare anche un parere negativo della Provincia BAT (DD 1233 del 3.11.2017), per di più consolidato da una sentenza TAR (n.40 del 7.1.2021). Questi atti argomentavano proprio con analoghe controdeduzioni un diniego esemplare, in toto e senza riduzioni farlocche, ad un altro progetto eolico sull’opposto versante ofantino sud (Canosa di P.), con 7 macchine di taglia inferiore (1 MW e 100 m di h) e in un’area meno critica. Nemmeno per tale incoerenza la Provincia ha agito.

 “BASTA superficialità sulla “pelle” del territorio! – affermano Enzo Cripezzi/Lipu, Pina Cutolo/Italia Nostra e Michele Marino/Consorzio ProOfanto – la Provincia di Foggia continua a favorire questi impianti, saturando il territorio. Come è possibile che gli stessi valori e perfino le stesse aree (!), bistrattate dalla Provincia di Foggia, siano invece tutelati con pareri negativi dalla Regione Puglia in altri progetti a VIA nazionale? La politica Regionale – concludono gli ambientalisti – sia parte attiva in questa ed altre vicende poco chiare. Impugni gli atti illegittimi, rimuova la disastrosa delega alle Province, irrobustisca il Regolamento Regionale in materia! E al Presidente della Provincia, Nicola Gatta, chiediamo: per quanto ancora la Capitanata dovrà subire questo modus operandi?”.

Consorzio ProOfanto – Italia Nostra Fg – LIPU Fg

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Online il Rapporto ISPRA sulla biodiversità in Italia http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/online-il-rapporto-ispra-sulla-biodiversita-in-italia/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/online-il-rapporto-ispra-sulla-biodiversita-in-italia/#respond Fri, 10 Sep 2021 20:13:57 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14710 Ancora a rischio specie e habitat marini e terrestri. Necessari interventi di contrasto per il 35% delle specie esotiche piu’ pericolose.

Situazione critica per le specie e gli habitat che popolano il nostro Paese: seppur tutelati ormai da decenni, sono in stato di conservazione sfavorevole il 54% della flora e il 53% della fauna terrestre, il 22% delle specie marine e l’89% degli habitat terrestri, mentre gli habitat marini mostrano status favorevole nel 63% dei casi e sconosciuto nel restante 37%.

E’ quanto emerge dal Rapporto ISPRA sulla biodiversità in Italia, disponibile on line sul sito dell’Istituto, che presenta il quadro aggiornato dello stato di conservazione delle specie animali e vegetali e degli habitat tutelati a livello comunitario presenti nel nostro Paese in ambito sia marino che terrestre.
Il volume fornisce una sintesi commentata dei risultati che emergono dai dati italiani prodotti in risposta a direttive e regolamenti europei in materia di biodiversità e presenta i risultati emersi dalle tre rendicontazioni trasmesse dall’Italia alla Commissione Europea nel 2019 nell’ambito delle Direttive Habitat e Uccelli e del Regolamento per il contrasto alle specie esotiche invasive.

L’Italia è tra i Paesi europei con maggior ricchezza di specie e habitat e con i più alti tassi di specie esclusive del proprio territorio; i dati presentati nel Rapporto, infatti, riguardano 336 specie di uccelli, 349 specie animali e vegetali e 132 habitat presenti nel nostro territorio e nei nostri mari, oltre che 31 specie esotiche invasive.
I risultati relativi all’avifauna mostrano che nonostante il 47% delle specie nidificanti presenti un incremento di popolazione o una stabilità demografica, il 23% delle specie risulta in decremento e il 37% è stato inserito nelle principali categorie di rischio di estinzione. Inoltre il 35% delle specie esotiche invasive individuate come le più pericolose a scala europea presenti in Italia, non è stato ancora oggetto di alcun intervento gestionale finalizzato al contrasto.

Ricchezza di specie e habitat sono accompagnati in Italia da elevata densità di popolazione, forte pressione antropica e inarrestabile consumo di suolo. In ambito terrestre tra le pressioni che minacciano la nostra biodiversità l’agricoltura è la principale causa di deterioramento per specie e habitat, seguita dallo sviluppo di infrastrutture e dall’urbanizzazione. Tali pressioni sono tra le più ricorrenti anche per l’avifauna; in particolare le minacce connesse alle moderne pratiche agricole si ritiene abbiano inciso in modo determinante sulla drastica diminuzione delle popolazioni di specie tipiche degli ambienti agricoli, soprattutto in pianura e dove c’è maggiore utilizzo delle colture intensive.

In ambito marino il Rapporto mostra invece che le attività di prelievo e le catture accidentali rappresentano le maggiori fonti di pressione sulle specie di interesse comunitario, accompagnate dall’inquinamento, dai trasporti marittimi e dalla costruzione di infrastrutture, che insistono anche sulla maggioranza degli habitat marini, insieme alle attività con attrezzi da pesca che interagiscono fisicamente con i fondali.

I risultati fanno emergere l’urgente necessità di un maggiore impegno nella conservazione e gestione di specie e habitat in Italia, anche in riferimento agli obiettivi della nuova Strategia Europea sulla Biodiversità per il 2030. È anche essenziale rafforzare gli sforzi di monitoraggio, perché le norme comunitarie impongono un salto di qualità nei dati che dovranno essere trasmessi nei prossimi anni.

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Orbassano (Torino): molte criticità nel progetto del nuovo magazzino logistico Amazon http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/orbassano-torino-molte-criticita-nel-progetto-del-nuovo-magazzino-logistico-amazon/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/orbassano-torino-molte-criticita-nel-progetto-del-nuovo-magazzino-logistico-amazon/#comments Fri, 10 Sep 2021 20:03:42 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14707 Il Comitato Torinese del Forum Salviamo il Paesaggio ha trasmesso all’amministrazione comunale di Orbassano, alla Regione Piemonte, alla Soprintendenza e all’ARPA un proprio documento di “osservazioni” alla Variante Urbanistica Semplificata che vorrebbe fare atterrare un rilevante edificio logistico di Amazon sul territorio del Comune dell’hinterland torinese.

Il documento, che integra le valutazioni espresse da alcune associazioni ambientaliste piemontesi, considera in modo fortemente critico l’intero iter procedurale seguito, a partire da alcuni elementi basilari che riguardano addirittura l’omessa pubblicazione di elaborati specifici del progetto e dei verbali dell’Organo Tecnico Comunale, delle Conferenze dei servizi preliminari e di pareri legali espressi dalla Regione.

Aspetti su cui il Forum pone l’accento per poi concentrare le proprie critiche su diverse questioni tecniche e sostanziali.

Qui potete leggere in forma integrale i puntuali rilievi mossi dal Forum.

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A Berlino un referendum sul patrimonio edilizio inutilizzato http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/a-berlino-un-referendum-sul-patrimonio-edilizio-inutilizzato/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/a-berlino-un-referendum-sul-patrimonio-edilizio-inutilizzato/#respond Fri, 10 Sep 2021 17:45:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14712 Magari la risposta dei cittadini berlinesi sarà contraria a quanto propone un singolare referendum di iniziativa popolare che si terrà il prossimo 26 settembre, ma di certo si tratta di un esercizio di democrazia piuttosto interessante, dall’esito incerto e che meriterebbe di essere riprodotto e adattato anche nel nostro Paese.

Un referendum consultivo, dunque non vincolante, ma molto chiaro che propone il trasferimento (con indennizzi inferiori al prezzo di mercato) di oltre 240 mila abitazioni attualmente sfitte e/o inutilizzate di proprietà di grandi realtà immobiliari (cioè proprietarie di più di 3 mila alloggi) all’ente pubblico AÖR. Un passaggio da privato a pubblico che potrebbe consentire un rilancio dell’edilizia popolare a canoni calmierati.

Negli ultimi 10 anni Berlino ha visto raddoppiare il costo degli affitti: i canoni mensili per gli appartamenti sono aumentati del 12 per cento solo nel 2017 raggiungendo il massimo storico di 10,15 euro al metro quadrato. I prezzi delle proprietà sono a loro volta aumentati del 20,5 per cento, sempre nello stesso anno, favoriti dalla crescita demografica, dalla bassa disoccupazione e dal forte interesse da parte degli investitori esteri.
A Berlino quasi l’80% dei cittadini vive in abitazioni in affitto.

Lo scorso anno il Sindaco di Berlino aveva approvato la definizione di un tetto massimo per gli affitti, una importante scelta politica successivamente invalidata dalla Corte Costituzionale in quanto materia di esclusiva competenza del governo federale (ovviamente contrario a tale indirizzo).

In Italia, ricordiamo che il potere salariale è minore rispetto ai cugini tedeschi, con un’incidenza dell’affitto sul totale delle entrate di un nucleo familiare che nelle principali metropoli italiane oscilla tra il 30 e il 40%.

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Si scrive Pi.T.E.S.A.I., si legge piano delle aree nazionali idonee alle estrazioni petrolifere http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/si-scrive-pi-t-e-s-a-i-si-legge-piano-delle-aree-nazionali-idonee-alle-estrazioni-petrolifere/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/si-scrive-pi-t-e-s-a-i-si-legge-piano-delle-aree-nazionali-idonee-alle-estrazioni-petrolifere/#comments Wed, 08 Sep 2021 21:37:14 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14704 A cura dell’Ing. Donato Cancellara (Associazione V.A.S. Onlus per il Vulture Alto Bradano, Coordinamento locale – Forum SiP per il Vulture Alto Bradano, A.I.L. – Associazione Intercomunale Lucania).

Premessa: La Regione Basilicata è da molto tempo terra di grande interesse da parte delle società legate ad attività petrolifere, allo smaltimento di scorie nucleari ed alla sistemazione di rifiuti in generale. Purtroppo, è una Regione fin troppo martoriata dalle attività ultra ventennali di estrazione idrocarburi contribuendo, ad oggi, per il 30% alle estrazioni di gas e per il 77.45% alle estrazioni di olio greggio su scala nazionale. Una Regione che ospita i due più grandi giacimenti petroliferi europei in terraferma (Val d’Agri e Gorgoglione) presentando (al 31 dicembre 2020) permessi di ricerca per una estensione complessiva di 74.564 ettari e concessioni di estrazione per una estensione complessiva di 157.240 ettari.
Un prezzo, quello legato all’intera filiera petrolifera, troppo alto in termini di impatto ambientale e sanitario che non può lasciare indifferenti tutti coloro che rivestono un ruolo istituzionale nella nostra Regione e non solo.

  1. Dalla CNAPI al PiTESAI

Così come non si poteva rimanere indifferenti al tentativo di approvare una Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) che prevede, nella proposta ancora in itinere, svariati territori della Basilicata (tra cui Genzano di Lucania in primis) potenzialmente idonei ad ospitare il Deposito Nazionale dei Rifiuti radioattivi, così non si può rimanere indifferenti alla proposta del Piano di Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI). Quest’ultima, al di là del suggestivo nome, per nulla indicativo della sua reale portata, riguarda l’individuazione delle aree nazionali da considerarsi idonee per le attività petrolifere di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi. La proposta di Piano elaborata dal Ministero dello Sviluppo Economico ha inserito buona parte della Basilicata tra le aree idonee, compresa la zona settentrionale quindi l’intera area afferente all’Unione Comuni Alto Bradano.
Con riferimento alla imminente scadenza del 14 settembre p.v., per presentare osservazioni in senso alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) avviata dal MiSE il 2.03.2021, è stata proposta una bozza di delibera (scaricabile qui) contenente osservazioni tecniche da incardinare in un deliberato di Giunta dell’Unione dei Comuni Alto Bradano a cui afferiscono i Sindaci dei Comuni di Palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania, Banzi, Acerenza, Tolve, Forenza, Cancellara e San Chirico Nuovo.

  1. Contenuto della proposta di Delibera

Nel deliberato viene evidenziato che il PiTESAI deve tener conto di tutte le caratteristiche del territorio: ambientali, paesaggistiche, geologiche, idrogeologico, morfologiche, urbanistiche (con particolare riferimento alle vigenti pianificazioni), senza dimenticarsi della componente sociale, economica e sanitaria.
Nel bozza di deliberato viene ripercorsa la costante azione di difesa dell’intera area, finalizzata a contrastare l’attività industriale legata alle fonti fossili (liquide e gassose), dando continuità a quanto già avvenuto in passato, da parte di svariate Associazioni, dall’Area Programma Vulture – Alto Bradano e da diversi Comuni lucani. Particolare attenzione è stata rivolta alle due istanze pendenti sull’area nord della Basilicata: l’istanza del Permesso di ricerca idrocarburi denominata “Palazzo San Gervasio” della società AleAnna Resources LLC e l’istanza del Permesso di ricerca idrocarburi denominato “La Bicocca” della società Delta Energy Ltd.
Particolare risalto è stato dato alla questione sismica evidenziando che l’area lucana, inserita nel PiTESAI, è caratterizzata da sismicità medio-elevata. Per sismicità elevata deve intendersi un’area contrassegnata da un valore previsto di picco di accelerazione (PGA – Peak Ground Acceleration) al substrato rigido, per un tempo di ritorno di 2475 anni, pari o superiore a 0,25 g. Tale valore risulta essere molto prossimo, in alcuni casi superiore, in diverse aree ricadenti nei Comuni di Acerenza, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Maschito, Montemilone, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Rapolla, Ripacandida e Venosa. Aspetto, quello della sismicità, di particolare rilevanza se posto in relazione alla potenziale sismicità indotta o innescata da alcune tecniche di perforazione del sottosuolo e, soprattutto, dalla diffusa pratica di reiniezione delle acque di strato, come ampiamente illustrato nel Rapporto della Commissione ICHESE – Report on the Hydrocarbon Exploration and Seismicity in Emilia Region (2014) e nel recente lavoro Hydraulic-fracturing induced seismicity di R. Schultz, et al., Reviews of Geophysics (2020) con il pieno convincimento di tralasciare i “rassicuranti” lavori elaborati da coloro che hanno lavorato con alcune Società petrolifere, spesso finanziatrici degli stessi lavori di ricerca, in quanto da ritenersi (verosimilmente) in pieno conflitto di interessi.

  1. Richieste di non idoneità dell’area

Con la proposta di deliberato si vuole dichiarare la non idoneità, ad attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi, delle aree ricadenti in agro di Genzano di Lucania, Palazzo San Gervasio, Banzi, Acerenza, Tolve, Forenza, Cancellara, San Chirico Nuovo ed in aggiunta, la non idoneità in tutte quelle aree limitrofe rispetto alle quali vi sarebbero evidenti effetti, ambientali e paesaggistici negativi che si intende legittimamente tutelare.
È stato chiesto che non sia consentita alcuna forma di sopruso sul nostro territorio, mostrandosi coerenti con la strada di difesa della Terra e di contrasto a tutte le forme di depredazione della nostre risorse, senza distinguo tra progetti legati alle fonti fossili e progetti legati alle fonti rinnovabili in area agricola a scopo industriale, come è stato in passato per lo scellerato progetto del termodinamico, alle porte di Palazzo San Gervasio, che non presentava possibilità alcuna per poter essere definito sostenibile per l’irreversibile consumo di suolo e per i potenziali rischi ambientale che avrebbe creato un imperdonabile e devastante precedente per l’intera area.

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http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/si-scrive-pi-t-e-s-a-i-si-legge-piano-delle-aree-nazionali-idonee-alle-estrazioni-petrolifere/feed/ 2
Gli ambientalisti sono peggio della catastrofe climatica?… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/gli-ambientalisti-sono-peggio-della-catastrofe-climatica/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/gli-ambientalisti-sono-peggio-della-catastrofe-climatica/#comments Mon, 06 Sep 2021 07:04:32 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14702 Lettera aperta del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio al Ministro della Transizione Ecologica.

Egregio Ministro Roberto Cingolani,

abbiamo avuto modo di leggere sui quotidiani nazionali questa Sua affermazione: «Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic ed è pieno di ambientalisti oltranzisti, ideologici: loro sono peggio della catastrofe climatica verso la quale andiamo sparati, se non facciamo qualcosa di sensato. Sono parte del problema, spero che rimaniate aperti a un confronto non ideologico, che guardiate i numeri. Se non guardate i numeri rischiate di farvi male come mai successo in precedenza».

Siamo rimasti molto sorpresi da questo Suo sfogo, per il tono e per la genericità con cui affronta l’argomento tratteggiando la caricatura di una posizione, quella degli ambientalisti, priva di riferimenti diretti (che sarebbero doverosi da parte Sua) e che dunque finisce per ridicolizzare il lavoro di quanti si occupano di tutela dell’ambiente e denunciano i rischi e le minacce a cui è esposto – in Italia come sul resto del pianeta – offrendo risposte alle tante emergenze in cui ci dibattiamo con sempre maggiore frequenza e difficoltà.
La Sua affermazione generica rappresenta una fonte di sicura confusione e mistificazione che, in qualità di Ministro, riteniamo non dovrebbe scagliare in maniera non documentata, soprattutto perché sono in gioco questioni reali e importanti che attengono al futuro nostro e dei nostri figli e che meritano di essere discusse senza pregiudizi ma sulla base di dati concreti e di programmazione ampia.

Il nostro Forum nazionale Salviamo il Paesaggio è un soggetto che aggrega da più di dieci anni oltre 1.000 organizzazioni della Società civile e decine di migliaia di singoli aderenti (persone in carne e ossa) per tentare di convincere “la politica” italiana ad approvare una legge rigorosa per contrastare il consumo di suolo. Abbiamo così elaborato una proposta di legge, dopo aver inutilmente lavorato per anni al fianco di tutte le forze parlamentari e dei Governi, attraverso lo sforzo di un apposito Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico formato da 75 esperti multidisciplinari ai massimi livelli, successivamente validato dall’intero Forum nazionale; nel marzo 2018 questa proposta normativa è stata presentata formalmente in Parlamento, proprio nel giorno del suo insediamento e proprio da quel soggetto politico (Movimento 5 Stelle) che ci risulta essere anche il principale promotore della Sua nomina a Ministro.

Purtroppo la legge per l’arresto del consumo di suolo è ferma da molti mesi in Commissione congiunta Ambiente e Agricoltura in Senato, dopo quasi 100 audizioni di esperti, forze datoriali, economiche, sociali, scientifiche e ambientaliste, così come la legge per la tutela dell’acqua pubblica e la legge sui Beni Comuni e non ci risulta che la Sua nomina sia servita a sbloccare nessuno di questi temi, pur urgenti ed emergenziali.

A questo riguardo, Le suggeriamo di provare a leggere l’ultimo Rapporto sul consumo di suolo realizzato, come ogni anno, da SNPA-ISPRA. In esso si parla di situazione grave, di piena emergenza e certamente vi troverà suggerimenti utili per il Suo meritorio lavoro e per le risposte che fino ad ora sono mancate da parte di attori politici e governi.

A meno che i ricercatori di SNPA-ISPRA non rientrino anch’essi nelle liste di proscrizione degli “ambientalisti radical chic ed oltranzisti”, così come gli autori della nostra “dimenticata” proposta di legge “Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati“, ovvero architetti, urbanisti, docenti universitari, ricercatori, pedologi, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, sindacalisti, paesaggisti, biologi ecc.

Fiduciosi di una Sua replica e di un Suo impegno in relazione all’arresto del consumo di suolo, la salutiamo cordialmente e Le auguriamo un buon lavoro.

Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio

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Salviamo una perla della costa tirrenica calabrese http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/salviamo-una-perla-della-costa-tirrenica-calabrese/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/09/salviamo-una-perla-della-costa-tirrenica-calabrese/#comments Sun, 05 Sep 2021 18:02:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14696 A cura dell’Associazione Pietro Porcinai APS onlus, Gruppo di lavoro Per Nicotera.

Chiuso da dieci anni l’ex villaggio Valtur di Nicotera Marina, sito di grande interesse architettonico e paesaggistico. Appello alle istituzioni e alle forze economiche e sociali: contro ogni speculazione diventi un polo di ecoturismo e sviluppo sostenibile.

Una fitta pineta e una spiaggia bianchissima, cellule residenziali immerse in cortili-giardino nel cuore di un ampio parco mediterraneo. Una galleria di 250 metri su tre livelli con passaggi pedonali protetti da una sequenza di archi ricoperti di rampicanti fioriti. Un sistema di dune a schermatura delle aree comuni (piscine, campi sportivi, arena spettacoli) e come filtro dai venti salmastri. Questa «grande perla da contemplare e da godere» – così la definì Bruno Zevi – è lasciata da un decennio all’incuria e al degrado. Il futuro di un angolo tra i più suggestivi della Calabria è ancora sospeso tra il silenzio delle istituzioni e le ambigue mire speculative dietro cui si scorge l’ombra della criminalità organizzata.

È l’estate 1971 quando a Marina di Nicotera viene inaugurato il complesso turistico Gioia del Tirreno. Finanziata dalla Cassa del Mezzogiorno, grazie alla legge 717/65, e progettata dal giovane architetto Pierfilippo Cidonio e dall’insigne paesaggista Pietro Porcinai, l’opera è decisamente innovativa per la compatibilità con una cornice ambientale di particolare pregio e unicità e per l’integrazione virtuosa con il contesto ambientale, pur rivendicando una sua decisa modernità.

L’insediamento ricettivo si estende su una superficie di 15 ettari. Porcinai, artefice della sua sistemazione paesaggistica, realizza un vero e proprio «restauro della natura» – sono parole sue – sul sito di un aeroporto militare dismesso, utilizzando soluzioni funzionali e tecniche orticolturali d’avanguardia. L’originale «paesaggio-parco» è oggi diventato, a cinquant’anni dalla sua realizzazione, un ecosistema mediterraneo consolidato, un tassello ecologico prezioso della Costa
degli Dei.

Inizialmente come Club Méditerranée, in seguito Villaggio Valtur con un’intensa attività, per quarant’anni assicura agli ospiti un soggiorno di qualità e l’immersione nelle bellezze naturali e nel patrimonio culturale di una terra in gran parte incontaminata. Si determinano effetti positivi anche sul tessuto economico: a metà anni ’70 il complesso dà lavoro a 550 persone (300 della comunità locale) e si contano fino a 1200 posti letto, sfiorando le centomila presenze annue. La proprietà passa nel 2006 alla Prelios, società di gestione e servizi immobiliari ex Pirelli Real Estate, ma la preziosa pineta è demaniale.

Nel 2011 cessa l’attività: manutenzioni interrotte, deterioramento degli edifici e delle attrezzature, incendi, danni alla vegetazione non più manutenuta. Un vulnus arrecato non solo a tutta la comunità locale che in quel villaggio si identificava, ma all’intero patrimonio culturale italiano.
Nel 2016 l’Associazione Pietro Porcinai, che documenta l’eccezionale, poliedrico percorso dell’architetto fiorentino e ne tramanda l’eredità progettuale, inizia uno studio di questa realtà anticipatrice dell’idea di turismo ecosostenibile. Il villaggio è in vendita, senza garanzie vincolanti sull’integrità dell’area, c’era il rischio concreto di demolizioni parziali o totali del complesso, di nuove costruzioni intensive e di interventi disorganici; insomma, la prospettiva di una perdita irrimediabile della qualità del disegno originario.

L’Associazione lancia l’allarme: denuncia l’incuria e chiede al Ministero della Cultura di riconoscerne il particolare interesse paesaggistico e architettonico, cosa che non tarda ad arrivare con il Decreto Ministeriale n. 186/2019.
A giugno 2020 un’interrogazione parlamentare sottoscritta da deputati di diverso orientamento politico chiede che si vigili sull’integrità del bene.

Ma la battaglia per salvare il villaggio e il suo habitat è ancora aperta.

Il decreto ministeriale da solo non basta. Occorre che le istituzioni (dal Consiglio Regionale al nuovo presidente della Giunta, che sarà scelto nelle elezioni del prossimo autunno, agli enti locali, al Comune di Nicotera), i partiti, i movimenti politici, le forze economiche e sociali, le associazioni e le energie interessate al riscatto e alla crescita della Calabria si pronuncino e si impegnino con determinazione per sottrarre all’abbandono il bene; si battano per proteggere le bellezze di questa terra e per valorizzarne le potenzialità rispettando – con scelte lungimiranti e coerenti – il suo patrimonio storico, culturale e ambientale.

Il villaggio realizzato secondo la visione innovativa di Porcinai, precursore di una sensibilità ecologica e di una sostenibilità ambientale dello sviluppo, offre oggi straordinarie opportunità di promozione del territorio. Investire nell’ecoturismo, in servizi ecosistemici, in attività improntate a preservare le risorse naturali (suolo, acqua, vegetazione) e a minimizzare gli impatti (la pista
ciclabile costiera in parte già esiste), è il futuro da perseguire per l’ex Gioia del Tirreno. Futuro che va costruito attraverso nuove progettualità, competenze e sinergie.

In linea con il Piano Strategico del Turismo nazionale e con il Green New Deal europeo, il recupero dell’area costituirebbe per la comunità locale e un territorio strategico per il turismo regionale, un volano significativo per l’occupazione in diversi comparti e – tasto assai delicato in un territorio che in passato ha visto per tre volte in un decennio lo scioglimento del Consiglio Comunale – sarebbe un argine ai pervasivi circuiti della criminalità organizzata. Come hanno documentato le indagini giudiziarie che hanno portato al processo in corso Rinascita-Scott e i mezzi di informazione Report, Presa Diretta, Tutta la città ne parla, Sole 24 Ore, L’Espresso, la ‘ndrangheta si è attivata per mettere le mani sull’ex Valtur per accaparrarsi il bene a prezzi stracciati e rivenderlo con la promessa di forti speculazioni edilizie.

Non è quindi il momento di indugiare e assistere inerti al degrado e alle manovre dell’economia criminale. È il momento di prendere piena consapevolezza dei pericoli che anche la vicenda ex Valtur segnala per la tutela di diritti costituzionali fondamentali: la difesa del patrimonio naturale e culturale e la piena libertà di goderne grazie a un sistema economico sano e sostenibile.

Per approfondimenti: (http://mailchi.mp/c6d12505d328/newsletter-01-febbraio-2021)

Per informazioni e adesioni: info@associazioneporcinai.org

L’appello, è stato già sottoscritto da un centinaio di esponenti dell’associazionismo, della cultura e dell’informazione tra cui Piero Badaloni, Leonardo Becchetti, Piero Bevilacqua, Ilaria Borletti Buitoni, Gian Carlo Caselli, Luciana Castellina, Stefano Ciafani, Enzo Ciconte, Nando Dalla Chiesa, Vittorio Emiliani, Roberta Filocamo, Beppe Giulietti, Riccardo Iacona, Daniele Lorenzi, Marcelle Padovani, Tonino Perna, Andrea Purgatori, Sigfrido Ranucci, Pierpaolo Romani, Sandro Ruotolo, Marino Sinibaldi, Giuseppe Smorto, Walter Veltroni, Dario Vergassola, Andrea Vianello, Alberto Ziparo.

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