www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Tue, 28 Jun 2022 16:49:47 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.4 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2011/08/cropped-logo_salviamoilpaesaggio-32x32.jpg www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog 32 32 Milano: difendiamo il bosco di via Falck dal cemento http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/milano-difendiamo-il-bosco-di-via-falck-dal-cemento/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/milano-difendiamo-il-bosco-di-via-falck-dal-cemento/#respond Tue, 28 Jun 2022 16:49:44 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15437 A cura del Comitato popolare per la difesa del bosco di via Falck.

Per decenni la “Casa del Giovane” di via Falck è stato luogo di accoglienza, rifugio e assistenza per bisognosi, marginalità sociale, minori abbandonati, disabili. Al suo interno nel tempo si sono sviluppate alberature di pregio e un ecosistema a formare un vero e proprio bosco, importante risorsa rigenerativa per l’aria e i nostri polmoni nell’inquinatissima Milano.

Ora, dopo anni di parziale disuso, la Curia di Milano, proprietaria dell’area, ha deciso di monetizzare per ovvi motivi economici, cedendo a operatori privati (INVESTIRE Sgr e REDO Sgr, società finanziarie con alle spalle anche investitori istituzionali come Cassa Depositi e Prestiti e Regione Lombardia, oltre che banche e casse previdenziali) i diritti edificatori presenti sull’area.

Nuove volumetrie per 200.000 mc, soprattutto residenziale (al 50% più o meno diviso tra edilizia libera e housing sociale), inoltre uno studentato privato e spazi commerciali.
Gli indici edificatori sono altissimi, 1 mq/mq con un’alta densità del costruito. Oltre 350 piante di pregio e alto fusto di età tra i 50 e gli 80 anni abbattute (su poco più di 600) e sostituite dai soliti alberelli asfittici in quello che chiamano parco ma sarà di fatto un giardino condominiale.

Un’operazione legittimata dalle norme del Piano di Governo del Territorio del Comune di Milano che nelle vicinanze dei cosiddetti “nodi” (a pochi metri c’è la stazione M1 San Leonardo e relativo parcheggio) autorizza sviluppi edilizi ad alto impatto come quello in questione.

Un intervento immobiliare reso possibile dall’assenza di vincoli e mix funzionali nello stesso PGT, dove il pubblico, leggasi Comune, si limita a regolare e rendere plausibile la valorizzazione di diritti edificatori e gli investimenti immobiliari privati, in cambio di un po’ di verde condominiale e housing sociale (che non sono case popolari e su cui comunque il privato guadagna).

Anche se tutto è nelle norme non possiamo assistere in silenzio a questo scempio ambientale, un danno certo alla nostra salute a ai nostri polmoni già compromessi dalle polveri sottili, perché nessun alberello potrà compensare il patrimonio boschivo che andrà perso e il suolo consumato e impermeabilizzato dalla colata di cemento. Non solo, ma di fatto si va a insediare un nuovo quartiere, senza un incremento di servizi, con il relativo impatto di veicoli in più, ad aggravare il quadro ambientale.
E non accettiamo anche il ricatto “le case servono”, perché Milano è piena di case vuote e sfitte, anche pubbliche e quelle che verranno costruite non rispondono certo alle esigenze di chi non riesce ad accedere a mutui o agli affitti carissimi della Milano di questi tempi.

Crediamo che di fronte all’interesse pubblico e collettivo sia dovere dell’Amministrazione Pubblica far prevalere questo su ogni, pur legittimo, interesse privato e diritto edificatorio, e mai come oggi difendere il patrimonio ambientale, il suolo, vuol dire tutelare la nostra salute oggi e la qualità della vita delle generazioni future e a questa priorità ci appelliamo per chiedere al Sindaco uno stop all’iter di approvazione del progetto.
Alla Curia chiediamo di rivedere la propria scelta, anche appellandoci all’enciclica e alle frequenti parole di Papa Francesco a difesa dell’ambiente e della biodiversità.

Chiediamo all’Amministrazione Comunale di instaurare un tavolo con la Curia che punti ad annullare il progetto edilizio presentato e prenda in considerazione il recupero per finalità pubbliche, sociali e sanitarie, per spazi a uso dei giovani del quartiere, delle strutture esistenti così da salvare il bosco di via Falck e tutto il patrimonio arboreo dell’area da un’inutile colata di cemento.

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Ragioniamoci sopra: 8 domande a seguito dell’incontro pubblico sul fotovoltaico a terra a Mogliano Veneto http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/ragioniamoci-sopra-8-domande-a-seguito-dellincontro-pubblico-sul-fotovoltaico-a-terra-a-mogliano-veneto/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/ragioniamoci-sopra-8-domande-a-seguito-dellincontro-pubblico-sul-fotovoltaico-a-terra-a-mogliano-veneto/#respond Tue, 28 Jun 2022 16:32:02 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15435 A cura del Comitato a difesa delle ex cave di Marocco e del Forum Salviamo il Paesaggio, comitato di Mogliano Veneto.

Continua il dibattito legato all’ipotesi dell’installazione di un campo fotovoltaico a terra nel comune trevisano, che vede l’amministrazione contraria al progetto già ampiamente contrastato dalle forze ambientaliste.

Ecco le otto domande, per ora prive di risposta…

  1. Chi ha deciso di fare l’impianto, assieme all’investitore che è la SICET, è il proprietario dei terreni agricoli, come mai non è mai stato nominato, né appare tra gli imputati per un uso, a nostro avviso inappropriato, di un terreno fertile?
  2. Nel corso dell’incontro, martedì 21 giugno, i tre tecnici che hanno illustrato le caratteristiche dell’intervento sono diventati gli imputati, ma, è da verificare, loro agirebbero sulla base di Leggi dello Stato e della Regione. Questi due massimi enti regolatori non sono mai stati messi sotto accusa se non da noi di Salviamo il Paesaggio che abbiamo indicato la Regione come prima responsabile della mancata applicazione della legislazione nazionale a difesa del paesaggio (Decreto legislativo Urbani del 2004) e della inefficacia di quanto predisposto contro il consumo di suolo (Legge regionale per il contenimento del consumo di suolo del 2017). Regione, ti dai una mossa?
  3. Per fortuna, oltre al Comune, principale oppositore, e più modestamente a noi, esiste un Comitato di cittadini, contrario a questa collocazione dell’impianto. Oltre a impegnarsi in un’azione legale si sono espressi sui media anche tramite una giovane studentessa che ha chiesto direttamente al Presidente ZAIA se posizionare i pannelli a terra sui campi sia una difesa del nostro paesaggio agricolo. Il Presidente ha risposto: non si preoccupi il paesaggio sarà salvo. Dobbiamo crederci?
  4. Da tempo in Regione si discute di una nuova Legge che meglio identifichi le aree da privilegiare per questo tipi di impianti assieme a quelle da non utilizzare. Nel Veneto sono migliaia gli ettari potenzialmente disponibili (capannoni, parcheggi, discariche completate, aree residuali non utilizzabili per l’agricoltura). Come mai da mesi sembra pronta per arrivare in Consiglio per l’approvazione, ma si continua a rinviare?
  5. I 9 ettari circa di terreno agricolo che saranno occupati dai pannelli fotovoltaici sono o no consumo di suolo? Secondo l’ISPRA si, anche se in maniera reversibile (tra 30 anni saranno dismessi ed eliminati). Secondo la Regione Veneto?
  6. Quanti ettari di suolo libero potrebbe ancora consumare il nostro Comune sulla base della Legge Regionale che finge di limitarne il consumo? Il Comune ha fatto riferimento a questo punto per opporsi al progetto?
  7. I tecnici che hanno presentato il progetto credono veramente che con pannelli posizionati direttamente a terra e a distanza ravvicinata sia possibile un utilizzo per seminare foraggere e allevare polli, galline, anatre etc.? Noi abbiamo forti dubbi in merito.
  8. Chi difende il fotovoltaico su aree agricole dovrebbe sapere che i pali su cui poggiare i pannelli dovrebbero essere ad almeno 3 o 4 metri da terra per permettere ai coltivi di svilupparsi e ai mezzi agricoli di muoversi senza intralci, inoltre si dovrebbero alternare aree con pannelli ad aree libere da strutture. Ne siamo coscienti (lasciando perdere l’impatto sul paesaggio)?

Siamo da sempre a favore delle rinnovabili, ma messe nei posti giusti.

Abbiamo utilizzato come titolo, sperando non ci venga chiesto il copyright, una famosa espressione del nostro Presidente di Regione…

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Faenza: una pagina nera dell’urbanistica, l’Arena Borghesi http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/faenza-una-pagina-nera-dellurbanistica-larena-borghesi/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/faenza-una-pagina-nera-dellurbanistica-larena-borghesi/#respond Tue, 28 Jun 2022 16:27:27 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15433 A cura di Italia Nostra.

Fino a due anni fa, la caratteristica più riconoscibile dell’Arena Borghesi era quella di essere a “misura” umana, un luogo abbracciato al viale, che si apriva alla città.
Oggi invece è uno spazio rinchiuso, soffocato dal nuovo ampliamento del supermercato.

L’ampia architettura arborea a “misura” di viale ottocentesco, è stata cancellata e l’Arena Borghesi è stata ridotta (in tutti i sensi, da quello dimensionale a quello paesaggistico) a “misura” di supermercato.

Una realtà negata da coloro che usano impropriamente i termini “rigenerazione” e “restituzione”, come è accaduto nella conferenza stampa, alla fine dei lavori.
La rigenerazione dello spazio, citata dal Sindaco, è in realtà un rinnovo edilizio.
Una vera rigenerazione urbana, ha tra i suoi obiettivi quelli di evitare il consumo di suolo, conservare il verde di prossimità e i paesaggi identitari.

Il “rinnovo” dell’Arena Borghesi ha prodotto effetti esattamente opposti.

E non è appropriato il termine di restituzione, che indica la riconsegna di un manufatto restaurato e mantenuto nel suo assetto originario.
È stata restituita la funzionalità degli edifici, ma «lo spazio simbolo della comunità», come lo definisce il Sindaco, è stato stravolto e ha perso l’unitarietà con un viale monumentale. Si è mantenuta la funzione culturale dell’Arena Borghesi (che ha fin dal 1895), ma è stata cancellata la cultura urbana del luogo, del suo rapporto organico con la città storica.

L’ingombrante ampliamento del supermercato, che schiaccia la platea e il proscenio, aggrava l’invasività di un corpo estraneo al contesto paesaggistico, compromette definitivamente la relazione visiva che si ha dallo Stradone.
Un’espansione che va a completare la disastrosa scelta urbanistica di 40 anni fa di insediare un supermercato in un’area residenziale sensibile e che ne ingigantisce l’incongruità col tessuto storico. (il Piano Regolatore del 1996 incluse il supermercato tra gli edifici “incongrui, fuori contesto, che con le loro dimensioni hanno stravolto il rapporto dimensionale con il tessuto storico circostante”).

Rispetto a quei tempi, la reiterazione dell’errore urbanistico appare ancor più grave; si è sconfessata una pianificazione che dalla fine anni ’90, a Faenza e in ambito più generale, ha assunto le linee guida della sostenibilità ambientale e della ricucitura paesaggistica.
Il “prezzo” del rinnovo edilizio e funzionale dell’Arena Borghesi è invece l’allargamento di una lacerazione urbanistica, che lascia un grave impatto sulla storia urbana faentina.

I costi sostenuti da Conad non compensano lo stravolgimento di un luogo; solo uno sguardo superficiale, indotto da uno spazio nuovo e rifinito, può farlo ritenere inevitabile.

Inoltre, l’alternativa della ricerca di risorse pubbliche non è stata esplorata fino in fondo. Alla base c’è il fatto che il “luogo” Arena Borghesi non è mai stato considerato un bene culturale, ma come un qualsiasi terreno da sfruttare per un accordo tra pubblico e privato. È un dato urbanistico che smaschera la retorica dello «spazio simbolo della comunità».

Immagine tratta da: https://www.settesere.it/it/notizie-romagna-faenza-ambientalisti-contro-la-nuova-arena-borghesi-auna-pagina-nera-dell-urbanistica-faentinaa-n34540.php

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Criticare la disordinata corsa al fotovoltaico a terra non vuol dire tifare per i petrolieri http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/criticare-la-disordinata-corsa-al-fotovoltaico-a-terra-non-vuol-dire-tifare-per-i-petrolieri/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/criticare-la-disordinata-corsa-al-fotovoltaico-a-terra-non-vuol-dire-tifare-per-i-petrolieri/#respond Mon, 27 Jun 2022 15:33:38 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15431 di Paolo Pileri.

La tutela dei suoli e la produzione di energia solare non devono essere messe in conflitto. Ecco perché è importante richiamare l’attenzione sul metodo sbagliato adottato dal Governo Draghi per individuare le aree idonee alla pannellizzazione. La risposta del prof. Pileri all’accusa di fare il gioco dei combustibili fossili.

Il 20 giugno abbiamo pubblicato l’opinione del prof. Paolo Pileri intitolata “Questa corsa alla pannellizzazione fotovoltaica non fa il bene dei suoli agricoli”. È parte di un dibattito che vogliamo stimolare anche a seguito del nostro recente approfondimento “Fotovoltaico a terra: tra rischi e benefici per il (fragile) suolo”. Tra chi ha commentato su Facebook sotto al contributo di Pileri c’è anche il prof. Mario Grosso, ingegnere ambientale che insegna al Politecnico di Milano. Grosso ha scritto: “Poiché se l’energia non si produce da fonti rinnovabili va prodotta da combustibili fossili, con questo scritto Pileri si schiera ufficialmente a favore di questi ultimi, i quali stanno sì mettendo in crisi tutti i nostri ecosistemi. Imbarazzante…”. Ecco la risposta di Paolo Pileri. Questo spazio è naturalmente aperto (redazione@altreconomia.it).

***

L’accusa che mi viene mossa da Mario Grosso mi obbliga a un chiarimento.
Provare a dire qualcosa che non va nel modo in cui si sta disegnando la transizione energetica non equivale a schierarsi con l’uso dei combustibili fossili. Starei molto più cauto nel fare queste equivalenze che, onestamente, sono spericolate.

Comunque, voglio chiarire. La vicenda del “Decreto energia” ci ripropone di nuovo il medesimo dilemma che spesso questo modello di sviluppo usa: mettere una contro l’altra due sostenibilità. Da un lato la tutela dei suoli (agricoli, in questo caso) e dall’altro la produzione di energia solare. È chiaro che vorremmo entrambe e di entrambe abbiamo diritto. Ed è proprio per questo che non possiamo sceglierne una a scapito dell’altra perché quel che davvero la transizione ecologica dovrebbe fare, diciamolo alla politica, è darci entrambe al posto di qualcosa di altamente insostenibile.

Quello che ho provato a spiegare è proprio il fatto che il decreto energia non fa questo, ovvero non fa iniziare la nostra transizione energetica con un principio ecologico alto, ma bassissimo: va a occupare terre agricole in nome della fretta o dell’emergenza che la situazione internazionale ha aperto. A onor del vero, questo stesso governo e pure il precedente non avevano dato migliori soluzioni prima della guerra, questo dobbiamo ricordarlo (e lo avevo già scritto nella mia rubrica “Piano Terra” l’1 luglio 2021, quando però nessuno si è preso la briga di dirmi nulla).
E infatti nelle prime stesure del Pnrr non vi era scritto che le terre agricole non si sarebbero toccate. Non vi era scritto nulla di chiaro e certo e tutto faceva sospettare al peggio. E oggi eccolo il peggio (e in un anno non si è riusciti a pensare a nessuna alternativa per le aree idonee?).

Il mio articolo non è contro la transizione energetica verso il fotovoltaico, che io voglio, ma è una riflessione su un’infilata di decreti che ha scelto una strada iper-semplificata (banale potremmo probabilmente dire senza essere smentiti) per avviare una transizione energetica necessaria ma non per questo da deregolamentare, urgente ma non per questo con la licenza di non rispettare la sfida ecologica nel suo complesso.

Vorrei che si facesse di tutto e di più per fare energia pulita partendo da tutte le superfici impermeabili (tetti, piastre, strade abbandonate, ex aeroporti, edifici abbandonati e dismessi, capannoni e magazzini, impianti, etc.) e poi, solo poi, se davvero vi sarà necessità, parleremo di aggredire i suoli agricoli con i quali mangiamo e non solo.

Ma dico di più. Vorrei anche che si accelerasse per attivare tutte le misure possibili per il risparmio energetico, per orientare a una dieta meno carnivora (che sappiamo eccessiva e sballata dal punto di vista delle unità di energia spese rispetto a quelle rese), per ridurre spostamenti urbani inutili o sostituibili (i cugini tedeschi stanno offrendo in questo momento ai loro cittadini un abbonamento a tutti i mezzi pubblici per soli nove euro al mese: questa politica fa risparmiare un sacco di energia privata e pure di consumo di suolo), per obbligare tutto il comparto logistico e delle grandi superfici di vendita a pannellarsi, e così via.

Insomma sto dicendo che prima di far fuori la risorsa più preziosa e meno rinnovabile che abbiamo, il suolo, avrei gradito che il “governo dei migliori” ci proponesse qualcosa di migliore e non un metodo geometrico con il compasso per decidere le aree idonee alla pannellizzazione. Se questo mio appello è totalmente infondato e per questo volete accusarmi di essere del clan dei petrolieri, accomodatevi. Comunque ci hanno teso una trappola e ci stiamo cascando: ci accusiamo tra noi anziché denunciare chi non è sostenibile.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022)

Articolo e immagine tratta da: https://altreconomia.it/si-puo-criticare-la-disordinata-corsa-al-fotovoltaico-a-terra-senza-essere-del-clan-dei-petrolieri/

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Lombardia: in Regione si discute la modifica della gestione del Parco Agricolo Sud Milano http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/lombardia-in-regione-si-discute-la-modifica-della-gestione-del-parco-agricolo-sud-milano/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/lombardia-in-regione-si-discute-la-modifica-della-gestione-del-parco-agricolo-sud-milano/#respond Mon, 27 Jun 2022 15:20:40 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15426 A cura dell’Osservatorio permanente contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio.

Il nostro Osservatorio è stato invitato dalla Regione Lombardia – unitamente a WWF Martesana, Legambiente e Associazione Parco Sud – ad una audizione per discutere del Progetto di Legge 218, con cui si ipotizza la modifica della gestione del Parco Agricolo Sud Milano.
Questo il contributo che è stato ribadito durante la consultazione:

Osservazioni al progetto di legge n. 218 “Modifiche al Titolo I, Capo XX, Sezione I, della legge regionale 16 luglio 2007, n. 16 (Testo Unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi) sulla disciplina del Parco Agricolo Sud Milano”.

L’Osservatorio è un organismo composto dalle strutture locali di Italia Nostra, Legambiente, WWF, Slow Food, DESR, Amici di Carlotta, Comitato Tilt Vizzolo, Greensando, Comitato Stop alla logistica Sordio-San Zenone, Associazione per i Vivai proNatura, Associazione per il Parco Sud Milano, N>O>I – Network Organizzazione Innovazione, Associazione Cittadini di Paullo, Comitato salviamo gli alberi di via Galvani a Peschiera Borromeo, Comitato Salviamo il Pratone, Comitato No Logistica di Paullo e Associazione Culturale per l’Autogestione.
Si cura della tutela del suolo e del paesaggio nella zona omogenea Sud Est Milano. Dei quindici comuni della zona, ben tredici sono inseriti nel Parco Agricolo Sud Milano.
Se il Sud Milano può ancora vantare la presenza di ampi spazi verdi, naturali o adibiti ad agricoltura, è grazie alla protezione garantita dal Parco Agricolo, ente fortemente voluto dalla lungimiranza di cittadini e associazioni che negli anni Ottanta si sono mobilitati per la sua istituzione.
Forte è dunque il nostro interesse per il futuro del Parco e ci saremmo aspettati che una proposta di modifica della legge istitutiva fosse preceduta da un confronto con associazioni e cittadini.
La proposta di istituire un nuovo ente parco che abbia completa autonomia finanziaria e funzionale, potrebbe essere utile per superare gli odierni limiti nella tutela e nello sviluppo del territorio, originati dalle debolezze economico-strutturali di Città Metropolitana.
Non riteniamo però utile una forma di gestione regionale, come proposto nel PdL. Si rischia di modificare l’approccio unitario sul territorio fin qui avuto dal Parco, rendere più difficile una sua
gestione organica e allontanarlo da uno dei principali motori della sua esistenza: la partecipazione e il controllo della cittadinanza attiva.
Siamo convinti che Città Metropolitana debba mantenere un forte potere di indirizzo, tale da garantire il governo del suo territorio, compreso quello agricolo, come previsto dallo Statuto dell’ente, approvato anche dalla Regione Lombardia.
Relativamente all’articolo 164 bis, riteniamo che il direttore del Parco debba essere nominato dal presidente, sentito il Consiglio di gestione. Una nomina fatta direttamente dalla Giunta Regionale implicherebbe la compresenza di organi che potrebbero avere visioni e obiettivi diversi, con il rischio di scollamento e possibili conflitti tra la direzione tecnica e quella politica.
Lo stesso articolo 164 bis definisce anche le quote obbligatorie di partecipazione. Crediamo che nella legge istitutiva si debba solo sancire il principio, demandando allo statuto i criteri di ripartizione e di anno in anno al bilancio del nuovo ente le effettive e mutevoli necessità finanziarie.
Per contro il testo proposto del PdL 218 comporterebbe che ad ogni variazione delle esigenze economiche, legata ad esempio ad effetti inflattivi, si renda necessaria la modifica della legge istitutiva. Al testo modificato dell’articolo 174 Riserve naturali chiediamo vengano aggiunti i SIC Bosco di Cusago e Oasi di Lacchiarella.
In conclusione, confermiamo il parere che un miglioramento della governance del Parco Agricolo Sud Milano sia possibile ed auspicabile ma, al contempo, che riteniamo il PdL 218 non sia utile allo scopo e, al contrario, che la sua eventuale approvazione possa aumentare le attuali criticità nella gestione del parco.
Alla luce di quanto sopra chiediamo quindi la non approvazione del provvedimento.
Inoltre, ancorché non sia argomento specifico legato al PdL 218, ci permettiamo di segnalare la necessità e l’urgenza che il Consiglio Regionale, analogamente all’avvenuta istituzione degli altri quattordici Parchi Naturali Regionali, approvi l’istituzione del Parco Naturale Regionale Agricolo Sud Milano nel perimetro proposto dall’ente gestore ed approvato a larghissima maggioranza dall’Assemblea dei Comuni.

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Salviamo il Fosso delle Campanelle, salviamo un’area naturale dentro Roma http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/salviamo-il-fosso-delle-campanelle-salviamo-unarea-naturale-dentro-roma/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/salviamo-il-fosso-delle-campanelle-salviamo-unarea-naturale-dentro-roma/#respond Mon, 27 Jun 2022 15:10:05 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15422 A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), raccogliendo le segnalazioni di un nutrito nucleo di cittadini romani, ha inoltrato (24 giugno 2022) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo il “Progetto di riqualificazione  ambientale e valorizzazione naturalistica di una porzione del Fosso delle Campanelle – Orti  urbani  e  percorsi  attrezzati” predisposto dalla Città metropolitana di Roma Capitale per modificare radicalmente il Fosso delle Campanelle – Valle Fontana.

Coinvolti i Ministeri della Cultura e della Transizione Energetica, la Regione Lazio, il Comune di Roma capitale, la Città metropolitana di Roma Capitale, la Soprintendenza per Archeologia, belle Arti e Paesaggio di Roma, il XIV Municipio, informata per opportuna conoscenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

L’area del Fosso delle Campanelle – Valle Fontana è un vero e proprio pezzo di natura rimasto ancora sostanzialmente integro dentro l’area urbana: il contesto della Valle e delle vallecole laterali rappresenta un lembo superstite di Agro Romano e costituisce un vero  e  proprio  corridoio naturalistico e paesaggistico tra la Riserva naturale dell’Insugherata e le aree verso sud/sud-est verso la Tenuta Massara e il Parco agricolo di Casal del Marmo.

Presenze botaniche come la Quercia da suighero, presenze faunistiche quale il Gruccione costituiscono valori naturalistici di grande importanza.

L’area, ampia circa 33 ettari, è oggetto di un progetto di riqualificazione che sembrerebbe destinarla a divenire un banale giardinetto di quartiere con qualche orto urbano annesso.

L’area è comunque tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ai sensi del vigente piano territoriale paesistico del Lazio.

Ben 800 cittadini han chiesto al Comune di Roma Capitale di mantenere le caratteristiche ambientali del sito.

In ogni caso, il progetto dev’essere assoggettato al preventivo procedimento di verifica di assoggettabilità a V.I.A. (art. 19 e dell’Allegato IV alla Parte II, punto 7, lettera b , del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).

Stop alle ruspe, via libera al buon senso.

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Cosa ne sarà della costa toscana? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/cosa-ne-sara-della-costa-toscana/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/cosa-ne-sara-della-costa-toscana/#respond Mon, 27 Jun 2022 13:05:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15424 di Rossano Pazzagli e Tiziana Nadalutti.

La fascia di territorio più vicina al Tirreno che va da Carrara alla Maremma è investita da megaprogetti governativi, avallati dalla Regione, che sono un drammatico quanto significativo esempio della devastazione che comportano le politiche attuali, quasi sempre indipendemente dal colore che esibisce chi le decide. Per fortuna, i due più recenti, una nuova base militare a Coltano, nel Parco regionale di San Rossore, e un rigassificatore a Piombino, di fronte al Parco nazionale dell’Arcipelago, sono stati accolti con tutt’altro che indifferenza dalle comunità e dalle popolazioni locali. Grandi manifestazioni si sono tenute a Pisa e a Piombino, ma quel che più serve, come indicano Riccardo Pazzagli e Tiziana Nadalutti, entrambi esponenti della Società dei territorialisti, è la costituzione di una rete tra le lotte che sono nate e stanno nascendo. Un’espressione di soggettività, del tutto autonoma da un quadro politico screditato e farsesco che ha screditato, giorno dopo giorno, l’idea stessa di una possibile governance della gestione delle risorse tradizionale e dall’alto…

La nuova energia non sarà rinnovabile, ma più fossile che mai. La società sarà più controllata e militarizzata. A guardare le politiche recenti, fondate sul ricatto della guerra, ci si accorge che i fondi del PNRR non saranno prioritariamente rivolti alla conversione ecologica, al rafforzamento del sistema sanitario, alla scuola e alla ricerca, alla casa, alla coesione sociale e a contrastare la crisi climatica. Una consistente quota di essi è invece dirottata su infrastrutture militari e su grandi opere che graveranno in modo insopportabile su territori spesso già troppo sfruttati. La costa toscana ne è un esempio lampante, con due megaprogetti governativi avallati dalla Regione Toscana: una nuova base militare a Coltano, nel Parco regionale di San Rossore, e un rigassificatore a Piombino, di fronte al Parco nazionale dell’Arcipelago. Si tratta di progetti imposti dall’alto, che vedono insieme i partiti dalla Lega al centrosinistra, passando per il Movimento 5 Stelle e che generano conflittualità tra territori e perdita di credibilità delle istituzioni. Il territorio non ci sta, le stesse forze politiche sono lacerate tra posizioni centrali e posizioni locali, la mobilitazione popolare è cresciuta con grandi manifestazioni che si sono svolte a Pisa e a Piombino contro i rispettivi progetti di base militare e di rigassificatore.

Queste due vertenze recenti, che si aggiungono a movimenti già esistenti come quello delle Apuane, mettono una volta di più in luce uno stesso problema di fondo: è quindi necessario saldare le preoccupazioni delle popolazioni in un unico movimento, che ponga innanzitutto alla Regione un quesito chiaro e forte: cosa ne sarà della costa toscana? Una costa bellissima con molti problemi, colpita dalla deindustrializzazione, ferita da ricorrenti progetti pubblici e privati, come la Darsena Europa a Livorno, privata delle necessarie strategie di bonifica industriale e di risanamento ambientale. Siamo in presenza di un processo di vera e propria predazione dei territori, che toglie a chi li abita la possibilità di viverli e di conservarli per le future generazioni. La cosiddetta classe dirigente composta da chi governa non sembra vedere tutto questo. E la costa toscana, in questo momento, è quanto mai sotto attacco, come dimostrano i progetti citati. Se non si cambia registro, il danno che essi arrecherebbero ai processi di diversificazione dell’economia – dalla blueconomy al turismo, dalla piccola e media impresa all’agricoltura – sarà enorme e irreversibile. Un danno al tempo stesso territoriale e democratico, perché con tali progetti crolla la fiducia nelle istituzioni e si indebolisce il sistema democratico delle scelte, sempre più centralistiche, autoritarie e postdemocratiche.

Spetta alle comunità locali e ai movimenti che si sono sviluppati nella costa toscana affermare la necessità di un cambiamento radicale di punto di vista e di politiche: partire davvero dalla tutela del territorio, delle risorse naturali e dalla conversione ecologica per ripensare l’economia in modo che aderisca ai bisogni delle persone e permetta la riproduzione e la corretta gestione delle risorse. Il primo passo può essere la costituzione di una rete tra le lotte che sono nate e stanno nascendo e lavorare ad una cooperazione tra territori, grazie alla quale elaborare una visione davvero strategica della costa toscana, per farla contare di più nel contesto regionale e nazionale, nel rispetto e nel rilancio di quell’idea di democrazia che la nostra Costituzione propugna.

Rossano Pazzagli, storico del territorio, Vicepresidente Società dei Territorialisti

Tiziana Nadalutti, tecnologa , Società dei Territorialisti

Tratto da: https://comune-info.net/cosa-ne-sara-della-costa-toscana

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Rigenerazione urbana: non basta la parola http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/rigenerazione-urbana-non-basta-la-parola/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/rigenerazione-urbana-non-basta-la-parola/#respond Sun, 26 Jun 2022 13:24:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15428 di Giancarlo Storto.

Il testo unificato “Misure per la rigenerazione urbana” desta molte perplessità, aprendo alla deregolamentazione e alla libera iniziativa privata.

L’uso insistito di alcuni termini ne produce inevitabilmente lo svuotamento di contenuti. È quanto è accaduto per la rigenerazione urbana, a cui ci si riferisce in modo talmente generico da non esprimere concetti certi e condivisi. Potrebbe dunque considerarsi positivamente l’approdo e la discussione presso la Commissione territorio, ambiente, beni ambientali del Senato di un provvedimento (“Misure per la rigenerazione urbana”), in una stesura che unifica numerosi disegni di legge proposti nel tempo dai partiti. Diversamente, la lettura del testo non mantiene le aspettative.

La rigenerazione urbana avrebbe dovuto possedere caratteri distintivi diversi da altre forme di intervento sul patrimonio esistente: “designa”, secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani, “i programmi di recupero e riqualificazione del patrimonio immobiliare alla scala urbana che puntano a garantire qualità e sicurezza dell’abitare sia dal punto di vista sociale sia ambientale, in particolare nelle periferie più degradate”. Quasi nulla, nel testo unificato, si rintraccia di quanto era lecito ipotizzare.

Nel primo articolo (“Finalità e obiettivi”) è riassunto quanto di meglio auspicabile in tema di qualità ambientale, riduzione di consumo di suolo, risparmio energetico, contrasto al degrado edilizio, partecipazione e attenzione ai bisogni dei residenti, ma di fatto, come sempre più spesso capita nell’incipit di una legge, sembrano solo richiami accattivanti a beneficio di una lettura affrettata.

Lo scopo del provvedimento diventa evidente negli articoli successiviconsentire la diffusione della rigenerazione urbana anche a discapito delle regole della pianificazione, non soltanto attraverso la semplificazione delle procedure e la concessione d’incrementi di cubatura, ma anche attribuendo compiti decisori ai privati.

Mano libera ai privati, anche in deroga

Dopo aver indicato modalità e procedure che le amministrazioni comunali devono adottare per la programmazione della rigenerazione urbana (atto peraltro di natura incerta), il successivo articolo 7 suscita forti perplessità: ai privati sono consentiti interventi diretti di rigenerazione che risulteranno quindi svincolati dalle decisioni del Comune e, ancora di più, gli interventi su singoli edifici potranno realizzarsi “anche in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici”, senza peraltro vincolare tale possibilità a parametri dimensionali o a mutamenti ammissibili nelle destinazioni d’uso. Dunque, un affidamento senza condizioni all’iniziativa degli operatori privati che risulteranno protagonisti della rigenerazione decidendo tempi e luoghi, e potendo anche presentare proposte al Comune per “ambiti territoriali” senza attendere che la programmazione comunale arrivi a conclusione.

La città storica assimilata alle altre aree urbane

La visione, tutta indirizzata a consentire la rigenerazione urbana comunque e dovunque, è confermata nelle norme riguardanti la città storica. Nessuna particolare cautela: gli interventi dovranno risultare nell’ambito della programmazione comunale ed è questa l’unica condizione imposta ai privati. Per garantire maggiore celerità all’iter approvativo delle richieste viene inoltre stabilito che per “i centri storici e gli agglomerati urbani” sia sufficiente l’intesa con la Soprintendenza ai beni culturali e del paesaggio sulla programmazione elaborata dal Comune, escludendo la necessità di acquisire l’autorizzazione paesaggistica sui singoli interventi.

L’assimilazione della città storica alle altre zone urbane, con la sola clausola richiamata, è un arretramento inaccettabile sul piano culturale prima ancora che giuridico: dagli anni sessanta il nostro paese ha elaborato strumenti, modalità d’intervento e normative (le zone “A” del decreto sugli standard) che si basano sulla specificità della città storica che, in quanto tale, deve essere salvaguardata come un bene d’insieme e non come un tessuto edilizio senza particolare valore nel quale sono presenti emergenze architettoniche da tutelare, con il concreto rischio di diffondere la pratica d’interventi di demolizione e ricostruzione anche nella parte che custodisce la memoria storica di una comunità.

Se la deregolamentazione diventa la regola

Traspare con evidenza una continuità con la legislazione regionale emanata a seguito dell’intesa in conferenza unificata Stato-Regioni (1 aprile 2009) che ha prodotto con i Piani-Casa una legislazione regionale tesa a introdurre incentivi volumetrici in deroga alle previsioni dei Piani regolatori, con la giustificazione di stimolare il settore edilizio in permanente (o presunta tale) difficoltà. La deroga, considerata nell’intesa come provvedimento eccezionale e a termine, è così entrata nel lessico edilizio e riproposta in ogni occasione. Deregolamentare sembra l’obiettivo prevalente della legislazione nazionale e regionale, e non vi è dubbio che ciò produce un depauperamento della pianificazione che perde il controllo sulle trasformazioni consentite e sempre più viene ridotta, minandone la credibilità come strumento in grado di prospettare un avvenire all’assetto delle città, ad un insieme di norme che si sovrappongono in modo confuso e d’incerta e non univoca interpretazione.

Il caso di Roma

Nella capitale si sta ragionando sulla necessità di un aggiornamento delle norme tecniche di attuazione del PRG approvato nel 2008. Non sono isolate le richieste di liberalizzare le destinazioni d’uso, componente sostanziale nella formazione di un piano, proponendo l’indifferenza funzionale che comporta di fatto la delega agli operatori immobiliari riguardo la scelta sulle destinazioni d’uso. È assai probabile che questo sia il terreno su cui si muoverà la legislazione prossima ventura, mentre l’attenzione per la difesa della residenzialità, messa in pericolo dalla crescita dei valori immobiliari dovuta ai processi di rigenerazione urbana, è questione che resta estranea all’interesse del legislatore.

Articolo e immagine tratti da: https://ilgiornaledellarchitettura.com/2022/06/22/rigenerazione-urbana-comunque-e-dovunque/

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Allarme siccità: ondata di calore ed emergenza idrica senza precedenti http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/allarme-siccita-ondata-di-calore-ed-emergenza-idrica-senza-precedenti/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/allarme-siccita-ondata-di-calore-ed-emergenza-idrica-senza-precedenti/#respond Wed, 22 Jun 2022 22:25:15 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15419 In tutta Italia, così come in Europa, è in corso un’emergenza climatica collegata al caldo estremo e alla scarsità d’acqua. Manca l’acqua potabile e i fiumi sono in secca. Per gli scettici: non è una previsione di sciagure future ma la situazione attuale. Un’emergenza ufficialmente riconosciuta, da tutti.

La Regione Lombardia chiederà lo stato di emergenza in attesa di un supporto del governo che ha promesso un “decreto siccità”. Il Presidente Attilio Fontana ha riconosciuto che “stiamo vivendo una situazione eccezionale, di una gravità che non si era mai verificata in questi anni“. Si registrano difficoltà nella produzione di energia: due centrali idroelettriche della regione sono state chiuse. E’ positiva la presa di coscienza del fatto che si debba guardare “in prospettiva” ma sugli interventi strutturali necessari e improcrastinabili secondo il presidente, rimangono forti perplessità considerando che, in precedenza, è mancata l’attenzione. Le associazioni ambientaliste, tra cui Salviamo il Paesaggio, hanno chiesto da tempo un tavolo permanente per affrontare a livello regionale le emergenze ambientali, senza però essere minimamente ascoltate dall’Assessorato di riferimento che dovrebbe invece occuparsi proprio di Ambiente e Clima.

L’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po parla chiaramente di siccità gravissima e di “allerta rossa che richiederebbe lo stop totale e immediato dei prelievi”, trovandosi davanti “uno scenario desolante in cui la penuria diffusa di acqua disponibile condiziona e aggrava pesantemente le già acclarate difficoltà territoriali di agricoltura e habitat”. Confagricoltura Lombardia stima in due miliardi i danni per le campagne a causa di una percentuale dal 30 al 50% di raccolto in meno.

Anche il Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, che con la sua rete fornisce acqua per usi irrigui e produttivi, di fronte al quadro climatico riconosciuto come “più siccitoso da numerosi decenni a questa parte” ha dichiarato l’emergenza idrica già lo scorso 18 maggio attivando misure gestionali specifiche di riduzione e turnazione. I fiumi sono in secca: il Lambro nel tratto che attraversa il centro Monza si è ritrovato asciutto ed era ben visibile la moria dei pesci.

Anche i gestori dei servizi idrici integrati, che cercano al momento di escludere specifiche restrizioni, invitano al contenimento dei consumi con raccomandazioni diffuse alla cittadinanza. Qualche comune ha deciso di emettere una specifica ordinanza come è successo a Tradate in provincia di Varese e ad Agrate Brianza in Provincia di Monza e Brianza.

Le parole d’ordine sono: divieto di innaffiare orti, giardini e superfici a verde di giorno, riduzione degli sprechi per evitare un razionamento che è già realtà in alcuni comuni della bergamasca e del Piemonte. Stop a lavaggio auto e piscine per conservare l’acqua per usi potabili e igienici.

Guardando oltre l’emergenza, quali sono però gli interventi strategici necessari?

Il dossier siccità realizzato da Europa Verde indica in maniera chiara cosa si dovrebbe fare per fronteggiare emergenze che potrebbero essere sempre più frequenti: attuare un piano nazionale per gli invasi d’acqua e uno operativo per la tutela del reticolo idrografico. Aumentare il recupero dell’acqua piovana (attualmente è solo dell’11%) e riutilizzare le acque reflue depurate in agricoltura e per usi industriali. Prevedere più fondi per ridurre le perdite della rete di approvvigionamento e per separare le reti fognarie da quelle dell’acqua piovana. Ridurre gli sprechi ma soprattutto, è sempre importante sottolinearlo, garantire una gestione pubblica della risorsa acqua.

Tutto è collegato: le emissioni clima alteranti e la cementificazione del suolo sono le cause di questa situazione. Cerchiamo di ricordarcelo nonostante l’afa sfiancante, perché prima, seppur a mente “fresca”, da molti non è stato capito.

Luca D’Achille (@LucaDAchille)

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Presentazione della Casa dell’Architettura e del Paesaggio alla Villa Draghi di Montegrotto Terme http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/presentazione-della-casa-dellarchitettura-e-del-paesaggio-a-villa-draghi-a-montegrotto-terme/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/06/presentazione-della-casa-dellarchitettura-e-del-paesaggio-a-villa-draghi-a-montegrotto-terme/#respond Wed, 22 Jun 2022 16:07:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15410 Domenica 19 giugno è stato presentato il libro “La casa dell’Architettura e del Paesaggio. Villa Draghi e il suo Parco”, frutto prezioso del lavoro di valenti personalità del territorio e dell’infaticabile Luisa De Biasio Calimani, guida e presidente dell’Associazione che ne custodisce la bellezza del luogo.

Avevamo già dato notizia della nascita di questa prima Casa dell’Architettura e del Paesaggio d’Europa (vedi qui) e ora ci fa piacere segnalare questo contributo alla conoscenza racchiuso in un agile libro di cui vi proponiamo la prefazione e un caldo invito a trovare il tempo per una visita a Villa Draghi, ne rimarrete affascinati!

La scelta di predisporre questo appunto riguardante il luogo che ospita la Casa dell’Architettura e del Paesaggio nasce dalla convinzione, che la conoscenza rappresenti il primo passo verso la capacità di proteggere e valorizzare un Bene, abbia esso carattere naturalistico, storico, paesaggistico, monumentale, culturale.
La Casa dell’Architettura e del Paesaggio si trova alla sommità del monte dove sorge l’ottocentesca neogotica Villa Draghi, villa-castello, immersa nel secolare parco che la circonda, a sua volta parte del bacino termale e del Parco Regionale dei Colli Euganei Si tratta di un piccolo manufatto che ospitava le vecchie scuderie a fianco della Villa a ridosso del seicentesco muro di contenimento del Belvedere della precedente Villa Lucadello.
Ecco perché, affrontare lo studio e la ricerca di un luogo a partire da questo luogo come esempio pragmatico, per poi diffonderlo, rappresenta un atto “costituente”, un metodo del nostro fare ed essere che intreccia rapporti sociali e culturali con il proprio Territorio e il suo intorno fatto di luoghi, persone, Istituzioni, Associazioni…
Questo contributo costituito da brani che trasmettono informazioni inedite del Sito in cui è insediata la “Casa dell’Architettura e del Paesaggio” rappresenta un atto propedeutico alla diffusione di saperi, progetti, relazioni, iniziative e si propone di farlo nell’intreccio di future collaborazioni.
Il complesso di Villa Draghi rappresenta un patrimonio pubblico delle Terme Euganee, del Parco Regionale dei Colli Euganei, dell’intera Regione Veneto. È un luogo frequentato e amato da ospiti italiani, europei e di tutto il mondo.
È un Bene Comune che appartiene a tutti i cittadini. È un luogo di fratellanza e di amicizia, di svago e contemplazione, didattico e ludico, salubre e ricco di suggestioni, dove si svolgono eventi sportivi, musicali, culturali, che favorisce momenti conviviali di incontro immersi nella magia di una natura quasi incontaminata.
La ricerca storica rigorosa e scientifica effettuata è un dono alla cultura e all’identità di una comunità nel suo rapporto con la città e il territorio che la ospita e che lei stessa ha forgiato.
Il testo offre un quadro complessivo di riferimenti dei luoghi osservati sotto diversi aspetti dai componenti della Casa dell’Architettura e del Paesaggio, ovvero dai Soci dell’Associazione Villa Draghi, dai membri dell’Amministrazione Comunale di Montegrotto Terme, Sindaco e Assessore all’Urbanistica, che non solo hanno messo a disposizione una struttura di alto valore simbolico per il Comune di Montegrotto, ma hanno creduto con idee e con i fatti a questo progetto e dall’Ordine degli Architetti di Padova. Ordine che con la nuova denominazione divenuta “Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori” esprime in modo compiuto come il binomio Architettura e Paesaggio facciano parte della sfera delle competenze di chi è chiamato a dare forma alle trasformazioni dell’Ambiente in un dialogo ininterrotto tra natura e costruito.
Un fondamentale contributo alla conoscenza del luogo è stato dato dal Comitato Scientifico dell’Associazione VD composto, oltre che da Claudio Grandis che ha dedicato anni di studi d’archivio alla Villa, corpo principale del complesso architettonico, da quattro esperti di scienze naturali dotati di elevate competenze scientifiche. Così ha cominciato a colmarsi un vuoto di conoscenza e di informazioni sullo storico Parco finora trascurato, al quale il libro fornisce il primo organico contributo.
Anche i dintorni della Villa, come gli annessi rustici, sono stati fin’ora poco raccontati.
È narrata la storia e le caratteristiche delle acque termali, spesso descritte in modo inesatto e comunque poco note a turisti e visitatori e ai non “addetti ai lavori”, pur rappresentando la ragione che ha attratto le popolazioni dai tempi più antichi.
Ma l’evento più emozionante intrapreso a Villa Draghi è stata la scoperta della “Stua” che rappresenta un importante contributo dell’Associazione VD che con orgoglio racconta il percorso del suo ritrovamento.
A questo si aggiunge un’altra piccola recente scoperta.
Dagli scritti di Grandis si ricava che Pietro Scapin, proprietario e artefice della costruzione di Villa Draghi recupera, per costruire un nuovo palazzo di villeggiatura sullo spiazzo dell’edificio scomparso i vani seminterrati ancora fruibili, che altro non sono che le preziose cantine dell’attuale Villa neogotica. Preziose, non solo per le ampie volte e la splendida tradizionale fattura, ma perché appartengono al periodo barocco – tardo rinascimentale del precedente edificio “Lucadello”. Quindi Villa Draghi non è tutta ottocentesca.
Permette di affermarlo, il rapporto tra due elementi costitutivi finora ignorato, scoperto anche in questo caso, come per la “Stua”, dal confronto di fonti scritte ed immagini eloquenti.
Il libro, primo atto compiuto dalla Casa dell’Architettura e del Paesaggio, rappresenta il lancio per iniziative che si aprano a stimolanti e utili collaborazioni utilizzando gli strumenti della conoscenza come viatico nella costruzione di un pensiero e di un progetto.
Il libro è solo l’inizio di un percorso.

Luisa De Biasio Calimani

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