www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Tue, 17 Jul 2018 09:32:54 +0200 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.7 Cantieri in aree vincolate e a rischio dissesto: inarrestabile in italia il consumo di suolo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/cantieri-in-aree-vincolate-e-a-rischio-dissesto-inarrestabile-in-italia-il-consumo-di-suolo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/cantieri-in-aree-vincolate-e-a-rischio-dissesto-inarrestabile-in-italia-il-consumo-di-suolo/#respond Tue, 17 Jul 2018 09:29:55 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12120 Una piazza Navona ogni due ore: è quanto costruito nel 2017.

Presentato a Roma il 17 luglio l’annuale monitoraggio dell’Ispra sul consumo di suolo, con l’intervento anche di sette componenti del Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare del Forum Salviamo il Paesaggio che ha elaborato la nostra Proposta di Legge ora alla Camera: Michele Munafò (Responsabile dell’Area Monitoraggio uso suolo e territorio dell’Ispra), Luca Martinelli (giornalista), Luisa Calimani (Urbanista), Paolo Pileri (Politecnico di Milano), Fabio Terribile (Università di Napoli Federico II), Riccardo Santolini (Università di Urbino) e Riccardo Picciafuoco che ha portato i contenuti della nostra proposta normativa.

E’ un consumo di suolo ad oltranza quello che in Italia continua ad aumentare anche nel 2017, nonostante la crisi economica. Tra nuove infrastrutture e cantieri (che da soli coprono più di tremila ettari), si invadono aree protette e a pericolosità idrogeologica sconfinando anche all’interno di aree vincolate per la tutela del paesaggio – coste, fiumi, laghi, vulcani e montagne – soprattutto lungo la fascia costiera e i corpi idrici, dove il cemento ricopre ormai più di 350 mila ettari, circa l’8% della loro estensione totale (dato superiore a quello nazionale di 7,65%).
La superficie naturale si assottiglia di altri 52 km2 negli ultimi 365 giorni. In altre parole, costruiamo ogni due ore un’intera piazza Navona.
Anche se la velocità si stabilizza ad una media di 2 metri quadrati al secondo, quella registrata è solo una calma apparente: i valori, oltre a non tener contro di alcune tipologie di consumo considerate nel passato, sono già in aumento nelle regioni in ripresa economica come accade nel Nord-Est del Paese.

Tutto questo ha un prezzo, la cifra stimata supera i 2 miliardi di euro all’anno.

Sono questi i dati del Rapporto ISPRA-SNPA sul “Consumo di Suolo in Italia 2018” presentati questa mattina alla Camera dei Deputati. In questa edizione, l’Istituto aggiorna i dati e approfondisce gli studi analizzando anche il territorio compromesso dai cantieri all’interno delle aree vincolate.

Quasi un quarto (il 24,61%) del nuovo consumo di suolo netto tra il 2016 e il 2017, avviene all’interno di aree soggette a vincoli paesaggistici. Di questo, il 64% si deve alla presenza di cantieri e ad altre aree in terra battuta destinate, in gran parte, alla realizzazione di nuove infrastrutture, fabbricati – non necessariamente abusivi – o altre coperture permanenti nel corso dei prossimi anni. I nuovi edifici, già evidenti nel 2017, soprattutto nel Nord Italia, rappresentano il 13,2% del territorio vincolato perso nell’ultimo anno.

Spostandosi sul fronte del dissesto idrogeologico, il 6% delle trasformazioni del 2017 si trova in aree a pericolosità da frana – dove si concentra il 12% del totale del suolo artificiale nazionale – ed oltre il 15% in quelle a pericolosità idraulica media.

Il consumo di suolo non tralascia neanche le aree protette: quasi 75 mila ettari sono ormai totalmente impermeabili, anche se la crescita in queste zone è ovviamente inferiore a quella nazionale (0,11% contro lo 0,23%). La maglia nera delle trasformazioni del suolo 2017 va al Parco nazionale dei Monti Sibillini, con oltre 24 ettari di territorio consumato, seguito da quello del Gran Sasso e Monti della Laga, con altri 24 ettari di territorio impermeabilizzati, in gran parte dovuti a costruzioni ed opere successive ai recenti fenomeni sismici del Centro Italia. I Parchi nazionali del Vesuvio, dell’Arcipelago di La Maddalena e del Circeo sono invece le aree tutelate con le maggiori percentuali di suolo divorato.

In linea generale, nell’ultimo anno la gran parte dei mutamenti del suolo (81,7%) è avvenuta in zone al di sotto dei 300 metri (il 46,3% del territorio nazionale). La densità maggiore rispetto alla media nazionale si trova nelle aree costiere, dove l’intensità del fenomeno è più alta rispetto al resto del territorio (2,33 contro 1,73 m2/ha), nelle aree a pericolosità idraulica e nelle aree a vincolo paesaggistico (coste, laghi e fiumi).

A livello provinciale, al centro e nel Nord’Italia si concentrano le province con l’incremento più alto nel 2017. Sissa Trecasali (Parma), con una crescita che supera i 74 ettari, è il comune italiano che ha costruito di più nell’ultimo anno, principalmente a causa della realizzazione della nuova Tirreno-Brennero.

Tutto questo ha un prezzo e ammonta a circa 1 miliardo di euro se si prendono in considerazione solo i danni provocati, nell’immediato, dalla perdita della capacità di stoccaggio del carbonio e di produzione agricola e legnose degli ultimi 5 anni. La cifra aumenta, se si considerano i costi di circa 2 miliardi all’anno, provocati dalla carenza dei flussi annuali dei servizi ecosistemi che il suolo naturale non potrà più garantire in futuro (tra i quali regolazione del ciclo idrologico, dei nutrienti, del microclima, miglioramento della qualità dell’aria, riduzione dell’erosione).

Tre infine gli scenari al 2050 (data stabilita per l’azzeramento del consumo di suolo) ipotizzati dall’ISPRA: il primo, in caso di approvazione della legge rimasta ferma in Senato nella scorsa legislatura, vede associarsi ad una progressiva riduzione della velocità di trasformazione una perdita di terreno pari a poco più di 800 km2 tra il 2017 e il 2050. Il secondo, stima un ulteriore consumo di suolo superiore ai 1600 km2 nel caso in cui si mantenesse la velocità registrata nell’ultimo anno. Nel terzo scenario si arriverebbe a superare gli 8mila km2 ( superficie pari a quella dei 500 comuni più grandi in Italia partendo da Roma in giù fino a Policoro) nel caso in cui la ripresa economica portasse di nuovo la velocità a valori medi o massimi registrati negli ultimi decenni. Sarebbe come costruire 15 nuove città ogni anno fino al 2050.

 

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Cemento in Brianza: il Tar dà uno stop al piano urbanistico di Biassono http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/cemento-in-brianza-il-tar-da-uno-stop-al-piano-urbanistico-di-biassono/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/cemento-in-brianza-il-tar-da-uno-stop-al-piano-urbanistico-di-biassono/#respond Mon, 16 Jul 2018 20:13:05 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12118 Legambiente: “La sentenza pubblicata oggi è una trave negli ingranaggi del procedimento che minacciava le ultime aree verdi tra Biassono e Desio. Ora tocca alla Provincia svolgere il proprio ruolo di tutela del territorio”.

È stata pubblicata il 14 luglio la sentenza del Tar di Milano che accoglie alcune delle importanti eccezioni opposte da Legambiente, dai comitati e dalle liste civiche di opposizione, nei confronti del Piano urbanistico del comune brianzolo, rispetto a previsioni insediative industriali e direzionali (ambito definito TR1) che, se attuate, avrebbero cancellato gli ultimi lembi di verde che separano Biassono dalla confinante Desio, completando la coltre di cemento che fa della provincia brianzola il territorio con il più alto consumo di suolo in tutta Italia.

La sentenza del Tar inceppa l’operazione spregiudicata con cui il comune e l’operatore immobiliare avrebbero potuto dare il via al piano attuativo su un ambito di quelli istituiti dalla provincia di Monza come corridoi da tutelare per salvaguardare le residue connessioni con il sistema verde provinciale – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente LombardiaSiamo felici per l’esito della sentenza, ma siamo anche consapevoli che la vittoria davanti al giudice non basta: ora la palla passa alla politica, vigileremo affinché la Provincia svolga nel migliore dei modi il ruolo che le compete nel rapporto con il comune di Biassono, difendendo il proprio Piano Territoriale di Coordinamento che ha tra i suoi principali obiettivi proprio quello di fermare il dilagare del consumo di suolo”.

La sentenza ha anche accolto i rilievi di Legambiente cassando due ambiti urbanistici a ridosso del corridoio ecologico del Parco della Valle del Lambro, ribadendo l’importanza della rete ecologica regionale come strumento di tutela dell’ambiente. “La sentenza è importante perchè afferma l’obbligo di effettuare la valutazione di incidenza non solo nei siti di rilevanza comunitaria ma anche nei corridoi ad alta antropizzazione della rete ecologica regionale. Si tratta di un importante strumento per garantire interventi di deframmentazione sulle aree investite e di rinaturazione compensativa” commenta la legale dell’associazione, avvocato Emanuela Beacco.

L’annullamento dei due ambiti di trasformazione è importante perchè la loro attuazione, anche se di dimensioni modeste, avrebbe potuto costituire un precedente per future e più gravi aggressioni urbanistici all’area protetta fluviale della valle del Lambro.

Tratto da: https://www.lanuovaecologia.it/cemento-in-brianza-il-tar-da-uno-stop-al-piano-urbanistico-di-biassono/

 

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Petizione riguardo al centro storico di Catanzaro http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/petizione-riguardo-al-centro-storico-di-catanzaro/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/petizione-riguardo-al-centro-storico-di-catanzaro/#respond Fri, 13 Jul 2018 20:59:18 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12116 L’ Associazione Italia Nostra, Sezione di Catanzaro, propone alla popolazione, forze politiche e sociali, una petizione volta alla revoca (o riallocazione) dei finanziamenti regionali assegnati al comune di Catanzaro, nell’ambito dell’edilizia pubblica residenziale, con il partenariato locale (ex L.R. 33/1996), da localizzare, previa la demolizione, nel già convento della Maddalena del XVI secolo, adibito a scuola elementare, per l’edificazione di residenze per famiglie di militari. Nei progetti comunali sono, inoltre previste, la demolizione di altre due strutture, ex conventi del XVI e XVII secolo, strutture che, opportunamente restaurare, farebbero la fortuna di qualunque centro storico.

Il quartiere Maddalena, che prende il nome dal convento e chiesa esistenti fin dal XVI sec., è uno dei quartieri più importanti della città, dove nel passato sono state localizzate importanti funzioni urbane, religiose, giudiziarie e produttive (filanda Bianchi) e numerosi palazzi nobiliari (Marincola, Veraldi, De Salazar, De Riso ecc) e, fino a tempi recenti, sede di botteghe artigiane qualificate (ebanisti, restauratori, decoratori, argentieri ecc.). Nel recente passato incolti amministratori hanno procurato ferite gravi con la demolizione e realizzazione di due complessi edilizi residenziali, gli immobili noti come “palazzo Silipo”, (adiacente alla chiesetta storica della Maddalena) e “palazzo Failla” che hanno non poco alterato l’assetto complessivo.

Trattasi inoltre di un quartiere tipico dell’assetto urbano della città che si dipana in stretti vicoli e si attesta su una piccola piazzetta triangolare posta sul declivio sud della città. In realtà al di là dei palazzi nobiliari citati, l’edilizia presente è di piccole strutture residenziali tipiche dell’età medievale e oltre, dove la nuova costruzione calerebbe come un inutile oggetto estraneo ai contesti. Un quartiere di difficile accesso dove sono inesistenti i parcheggi anche per gli abitanti attuali. Il convento si attesta alla base dell’omonima piazzetta triangolare e posto in un “cul de sac” da cui è difficile uscire.

Distruggere l’ex convento, che malgrado le recenti trasformazioni mantiene le strutture originarie intatte, con la tipica muratura in tufo, anche se occultata da paramenti in cemento e intonaci recenti, vuol dire procurare una ferita indelebile e definitiva al centro storico della città, già fortemente compromesso da precedenti demolizioni che, alterando il primitivo assetto medievale, hanno sortito un ibrido che fa annoverare la città tra le più brutte d’Italia. In questo SACCHEGGIO, sono sopravvissute alcune strutture site nei quartieri periferici, oggi oggetto di pernicioso interesse dell’Amministrazione comunale, che vorrebbe distruggere manufatti rinascimentali, degradati e alterati da decenni di colpevole incuria (Convento della Maddalena, Convento della Stella, costruiti tra XVI e XVII sec.), PER REALIZZARE RESIDENZE PER MILITARI ( L.R.33/1996). Inoltre il Convento di S. Agostino già Ospedale civile (XVII sec.) che si vorrebbe demolire e adibire a varie funzioni.

Nel convento della Stella, dove esiste un contenzioso sulla proprietà, si è presentato, con la Regione, sul fondo europeo Horizon 2020 ”SmartINSPACT”, un progetto per la realizzazione di residenze militari! SEMBRA STRANO CHE SI REALIZZINO TANTE RESIDENZE MILITARI OGGI CHE LA DIVISIONE MILITARE NON CÈ PIÙ NELLA CITTÀ!

Nel Centro storico, d’altra parte, l’unica cosa di cui non si sente la necessità, è di residenze: moltissime sfitte quasi tutte degradate che aspettano di essere recuperate, attraverso un’opera di vera rigenerazione urbana, rispettosa dei caratteri originari.

SI DELINEA UN VERO ATTENTATO AL CENTRO STORICO di Catanzaro cui intendiamo opporci con tutte le nostre forze, appellandoci alle forze sane di questa città, regione, Soprintendenza e all’opinione pubblica nazionale, al fine di sconfiggere l’antistorico progetto posto in campo dall’amministrazione comunale.

LA NOSTRA PROPOSTA È CHE L’IMMOBILE RESTAURATO VENGA ADIBITO A STRUTTURE UNIVERSITARIE E DI RICERCA MANCANTI IN CITTÀ, dove, per reperire locali da adibire a Master universitari, si è chiuso l’Archivio Storico Comunale, dopo anni spesi faticosamente ad allestirlo !

I calcoli di 4 milioni di euro necessari – secondo i dati forniti dal comune – al restauro della Maddalena, sono volutamente gonfiati a dismisura per dare una giustificazione plausibile ad un assurdo progetto di ricostruzione che costerà molto di più. Visto, infatti, che sono previsti due milioni di euro per la sola demolizione del vecchio fabbricato, mentre non viene per niente menzionato la perdita storica della città e il danno irreparabile alla sua immagine complessiva.

La realtà è che IL COMUNE DI CATANZARO È ORMAI DA ANNI CHE HA RINUNCIATO AD UNA RAZIONALE PIANIFICAZIONE URBANISTICA (si vedano le vicende per la redazione del PSC, ancora mancante, di adeguamento alla legge regionale 19/2002!) e pertanto è sempre impreparato a programmare una strategia volta a utilizzare proficuamente, senza demolire antichi fabbricati, i finanziamenti regionali ed europei. Ciò è dimostrato dall’incapacità di redigere, a partire dal secondo dopoguerra, un piano urbanistico in grado di prefigurare uno sviluppo reale della città capoluogo di regione. I progetti e piani hanno sempre guardato più agli interessi particolari, di proprietari e costruttori, che alla reale necessità della popolazione e allo sviluppo della città, che sempre più sprofonda nello spopolamento e nel caos edilizio.

Il centro storico, malgrado tutto, mantiene una riconoscibilita’. Salviamolo e preserviamolo da ulteriori manomissioni, anche sottoscrivendo questa petizione.

ADESIONI: catanzaro@italianostra.org

Primi firmatari:

Maria Adele Teti
Salvatore Settis
Vezio De Lucia
Enzo Scandurra
Piero Bevilacqua
Battista Sangineto
Alberto Ziparo
Tonino Perna
Ilaria Agostini
Luisa Marchini
Anna Marson
Vito Boarini
Roberto Budini Gattai
Piero Caprari
Giorgio Nebbia
Paola Bonora
Jadranka Bentini
Francesco Santopolo

 

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Stop alla variante speculativa nella Tenuta di Rimigliano! http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/stop-alla-variante-speculativa-nella-tenuta-di-rimigliano/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/stop-alla-variante-speculativa-nella-tenuta-di-rimigliano/#respond Fri, 13 Jul 2018 20:12:57 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12113 A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (8 luglio 2018) al Comune di San Vincenzo (Livorno) un atto di intervento con “osservazioni” nella procedura di variante al regolamento urbanistico denominata “Tenuta di Rimigliano” adottata con deliberazione Consiglio comunale n. 51 del 7 giugno 2018 e costituente avvio del procedimento congiunto di cui agli artt. 23 della legge regionale Toscana n. 10/2010, 17 della legge regionale Toscana n. 65/2014 e 17 della disciplina del P.I.T. con valenza di piano paesaggistico (approvato con deliberazione Consiglio regionale Toscana n. 37 del 27 marzo 2015).

Coinvolti anche, per opportuna conoscenza, i Ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali, la Regione Toscana, la Provincia di Livorno, i Carabinieri Forestale.

La variante si presenta come la prosecuzione dell’iniziativa turistico-edilizia avviata dalla Rimigliano s.p.a., titolare della storica Tenuta, fin dal 2011 e sempre avversata dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus per il pesante impatto ambientale: negli anni scorsi il progetto riguardava un nuovo complesso turistico-ricettivo (150 posti letto) avente volumetria di mc. 18.000, la demolizione di circa il 75% degli edifici storici della Tenuta di Rimigliano per una successiva ricostruzione quali 180 residenze stagionali, la realizzazione di piscine, impianti sportivi, campo da golf (18 buche), parcheggi, servizi (circa 8 ettari interessati), su mq. 7.500 (ricettivo) + mq. 25.000 (residenziale).

E oggi? “La superficie sarà così distribuita: 11.100 mq a destinazione residenziale rispetto ai 13.100 del Regolamento vigente, 7.000 mq di turistico ricettivo rispetto ai 6.000 mq vigenti e 1.100 a destinazione agricola rispetto ai 3.400 mq del Regolamento vigente”, così ha presentato la variante l’Assessore comunale all’urbanistica Massimiliano Roventini.

Molto pesante il parere negativo sotto il profilo della compatibilità paesaggistica da parte della Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Pisa e di Livorno (nota prot. n. 4371 del 5 aprile 2018): “Si ravvisa una criticità e sensibilità paesaggistica nell’area che non consente di perseguire gli obiettivi generale di una compatibilità paesaggistica, in quanto la variante è finalizzata alla trasformazione delle strutture ex agricolo e zootecniche in interventi di carattere edilizio residenziale e alberghiero comporta un elevato carico insediativo creerebbe un fenomeno di alterazione e di forte pressione sul sistema paesaggistico, peraltro con un livello di artificializzazione del suolo e del carico antropico non coerente e inappropriato e irreversibile.

Gli interventi possibili sulla Tenuta dovranno garantire il recupero paesaggistico, agricolo, eliminazione delle strutture degradate non congrue e non coerenti per materiali e tipologie prive di legittimità urbanistico-edilizia e paesaggistica, manutenzione straordinaria e riqualificazione e rifunzionalizzazione dei poderi quale componente storico-identitarie-testimoniale, al fine di mantenere e garantire una adeguata permeabilità visuale, percettiva e intervisuale sia internamente che esternamente alla Tenuta dai coni visivi.

Gli interventi della variante non ottemperano alle prescrizioni riportate nella Scheda 7-1954 e 156-1967 — All. 3 B per quanto concerne le aree sottoposte a tutela si sensi degli artt.136 c.1)-lett.d) e 142 c.1)-lett.c)”.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha chiesto l’annullamento in via di autotutela della deliberazione consiliare di adozione della variante in quanto effettuata in violazione degli obblighi di copianificazione Stato – Regione – Comune (art. 145, comma 5°, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).
Il valore ambientale e paesaggistico della storica Tenuta di Rimigliano, contigua al parco naturale costiero di Rimigliano,dev’essere salvaguardato e la sua tutela è un vero e proprio banco di prova di quel buon governo del territorio tanto caro alla Toscana, ma oggi troppo spesso appannato.

Ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com

 

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Abusivismo: per il WWF la sentenza della Consulta sulla legge campana è una vittoria della legalità http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/abusivismo-per-il-wwf-la-sentenza-della-consulta-sulla-legge-campana-e-una-vittoria-della-legalita/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/abusivismo-per-il-wwf-la-sentenza-della-consulta-sulla-legge-campana-e-una-vittoria-della-legalita/#comments Mon, 09 Jul 2018 14:56:05 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12110 La sentenza della Corte costituzionale (n° 140/18) che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme campane che consentivano ai comuni di non procedere alle demolizioni e di affittare o, addirittura, alienare l’immobile abusivo allo stesso costruttore abusivo, non solo rappresenta un successo per tutti coloro che si battono contro l’abusivismo edilizio e per curare le ferite del territorio, ma è una vittoria della legalità e del buon senso.

La sentenza della Corte Costituzionale conferma e rafforza un elemento di chiarezza sull’abusivismo edilizio che, in quanto reato penale, riguarda tutti i cittadini di tutte le regioni, senza alcuna distinzione. Ne consegue, quindi, che la competenza sull’abusivismo edilizio non può che essere statale come il WWF aveva segnalato nelle argomentazioni inviate prima alla Regione Campania e poi al Governo per chiedere che fosse impugnata la legge regionale.

Le norme dichiarate incostituzionali rischiavano di essere un pericolosissimo precedente, dando un possibile avvio a sanatorie regionali “fai da te”, incentivando inevitabilmente nuovi abusi per dinamiche a tutti note e stradocumentate.

Con la sua decisione la Corte Costituzionale non solo ha introdotto un elemento di tutela per il territorio campano, già ampiamente devastato dal cemento illegale e criminale, ma lancia un forte monito per tutte le altre regioni rispetto alla gestione del territorio e alla necessità di azioni di contrasto all’abusivismo “in considerazione della gravità del pregiudizio recato all’interesse pubblico”.

Questo il commento del WWF Italia che aveva immediatamente contestato la legge regionale 22 giugno 2017, n. 19 ritenuto dall’associazione un pericolosissimo passo indietro sul cemento illegale.

Gli immobili abusivi, dunque, una volta entrati nel patrimonio dei comuni, devono essere demoliti e solo in via eccezionale – attraverso una valutazione caso per caso – possono essere conservati.

 

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Salviamo l’area verde di Corso Piemonte a Settimo Torinese http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/salviamo-larea-verde-di-corso-piemonte-a-settimo-torinese/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/salviamo-larea-verde-di-corso-piemonte-a-settimo-torinese/#respond Mon, 09 Jul 2018 14:44:55 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12108 Il comitato torinese del Forum Salviamo il Paesaggio segnala all’attenzione di tutti l’ennesimo “attentato” in corso nei confronti di una delle poche aree verdi superstiti nella cintura di Torino, quella di Corso Piemonte a Settimo Torinese: uno dei Comuni più densamente popolati di centri commerciali e supermercati, e pertanto non bisognoso di un ulteriore insediamento di questo tipo, ma anche uno di quelli più duramente colpiti dal sacrificio di aree verdi in nome di progetti di business spesso immotivati e dall’esito tutt’altro che positivo (progetti ancora più incomprensibili alla luce della disastrosa situazione ambientale dell’area torinese).

La Giunta comunale di Settimo Torinese ha dunque deciso di autorizzare l’ennesimo consumo di suolo (e questo ci sembra incredibile, dopo decenni di dati ambientali sempre più drammatici che vedono come causa principale proprio la cementificazione selvaggia!!!), rilasciando il permesso a costruire un supermercato sul campo da calcio di corso Piemonte, struttura sportiva il cui uso è gratuito e utilizzabile da tutti, e che potrebbe rappresentare un luogo di aggregazione per i giovani appassionati di questo sport.

I cittadini di Settimo, firmatari di questa petizione, chiedono che tale decisione venga ritirata, ritenendo non necessaria l’apertura di un nuovo supermercato e riconoscendo invece la necessità di evitare una nuova cementificazione. Supermercati e centri commerciali a Settimo e dintorni ce ne sono in abbondanza, (Panorama, Auchan, Mercatò, Eurospin, Bennet, Lidl, Ins, Settimo Cielo, Outlet del Lusso, ecc.).

I cittadini chiedono inoltre che vengano riqualificate le strutture sportive (campo da bocce, da tennis e da calcio) presenti nel giardino pubblico e che il nuovo punto vendita, se proprio necessario, sia realizzato in un’area già cementificata o in una struttura di supermercati dismessi (via Monviso, via Schiapparelli, ecc.) esistenti a Settimo.

Firma anche tu la petizione online.

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Fermiamo il veleno a Crotone http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/fermiamo-il-veleno-a-crotone/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/fermiamo-il-veleno-a-crotone/#respond Mon, 09 Jul 2018 14:34:28 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12106 A cura del Comitato Cittadino “La Collina dei Veleni”.

In Calabria si respira il veleno. Ogni giorno i cittadini di Crotone devono convivere con sostanze cancerogene interrate nel suolo, che scorrono nelle falde acquifere, che viaggiano libere nell’aria. La Terra dei Veleni deve essere bonificata. Ora.

 

E’ on line questa petizione indirizzata al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Sig. Ministro Gen. Sergio Costa,

Lei è stato in prima linea a reprimere i crimini ambientali della “Terra dei Fuochi”.

A sud della Campania c’è un’altra terra, la Terra dei Veleni: Crotone. In settant’anni di vita delle fabbriche le scorie industriali sono state interrate ovunque, nel centro urbano e nelle campagne circostanti.

Falde acquifere contaminate da sostanze cancerogene (cadmio e TCE) sono da decenni incontrollate. Un intero quartiere popolare è stato costruito su mezzo metro di scorie (Fondo Gesù) e altri residui industriali sono stati interrati illegalmente sotto scuole e alloggi di edilizia popolare. Si è avuta la sfrontatezza di mettere scorie industriali addirittura nel Piazzale della Questura di Crotone. Ovviamente, nessuno ha pagato un solo centesimo, nonostante importanti processi abbiano identificato i proprietari delle scorie e le ditte che le hanno smaltite.

Non sono rare le scoperte di residui industriali nei siti urbani, o in siti d’interesse turistico, come il Castello di Carlo V, ma nessuno si preoccupa se quelle scorie, alla luce di norme ambientali sicuramente più severe, siano pericolose per la salute dei cittadini.

Da oltre un decennio la multinazionale dell’ENI (Syndial) ha avviato il processo delle bonifiche, ma sino ad oggi abbiamo perso tempo con degli “alberelli magici”, che dovevano bonificare suoli fortemente contaminati da cadmio, arsenico e piombo.

Il paradosso è che nell’area adiacente a quella industriale, si stanno bonificando con risorse pubbliche suoli che non sono nemmeno contaminati (indagini in corso già da molti anni).

In questi giorni, dopo il fallimento del Progetto iniziale di bonifica, il MATTM ha dato inizio al nuovo progetto di bonifica dei suoli dell’area industriale di Crotone denominato POB FASE II, che è stato condiviso delle nostre Istituzioni. Con questo nuovo progetto, si fa finta di cambiare le tecnologie di bonifica, ma gran parte dei veleni resteranno dove si trovano.

In particolare una zona del sito dell’ex stabilimento di Pertusola Sud, denominata “Area ex Impianti”, che per 50 anni è stata utilizzata all’interno della fabbrica per lo stoccaggio di pericolosissimi residui della lavorazione della blenda (Ferriti di zinco), non sarà nemmeno sfiorata dagli interventi di bonifica (foto). Abbiamo la strana sensazione che si stia accelerando il processo burocratico, per definire molto presto, magari ad agosto, l’approvazione del progetto, prima ancora che Lei abbia la possibilità di visionarlo con l’attenzione che merita.

Per questi motivi, ci permettiamo di sollecitare un suo rapido intervento affinché le bonifiche sul nostro territorio siano serie e risolutive.

Siamo convinti che con la sua esperienza riuscirà a comprendere le preoccupazioni di gran parte dei cittadini crotonesi, che troppo spesso ne pagano le conseguenze ammalandosi di cancro.

 

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Mondovì: la mappa delle case vuote http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/mondovi-la-mappa-delle-case-vuote/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/mondovi-la-mappa-delle-case-vuote/#respond Mon, 09 Jul 2018 14:25:04 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12104 Inchiesta di Marco Turco (per gentile concessione de “L’Unione monregalese”).

Tutti i numeri della città, rione per rione: a Breo quasi una casa su tre è disabitata, a Piazza il 62% dei negozi è inutilizzato.

La prossima revisione del Piano regolatore deve fare i conti con tutto questo …

 

 

A Mondovì Breo una casa su tre è vuota. A Piazza, il 62% dei locali commerciali sono inutilizzati. È la fotografia della città che si è espansa ma non è cresciuta. Dati mai emersi, fino a oggi: numeri che stanno nella Relazione illustrativa della “bozza tecnica” su cui si basa tutto il lavoro che porterà alla revisione in corso per il Piano regolatore. Una fotografia, estremamente documentata, che è stata “scattata” dallo Studio Gambino di Torino, il team tecnico che si sta occupando di progettare la variante al Prg. I dati, dettagliati, rione per rione, sono ricavati dall’incrocio dei dati comunali relativi alle utenze (in particolare quelle della Tari, la tassa rifiuti). Sono numeri molto, molto interessanti.

IN CITTÀ IL 16,5% È VUOTO: «DECLINO E ABBANDONO»

Il dato totale è questo: il 16,5% dei volumi di tutta la città è vuoto, sfitto, inutilizzato.
Nel concentrico il numero scende lievemente a 15,8%, nelle frazioni sale un po’ a 17,8%. Se si vanno a guardare i dati rione per rione, emergono dettagli importanti e su cui riflettere: il “vuoto” a Piazza è al 25,7%, a Breo addirittura al 28,5%. La parte della città con meno case vuote è chiaramente il Ferrone, 7,5%, che negli ultimi anni ha visto tante nuove costruzioni che si sono via via riempite – andando però a svuotare il resto dei quartieri, perché Mondovì non è cresciuta in numero di abitanti. «I centri storici presentano i maggiori livelli di non utilizzo – si legge nella relazione –. L’incidenza delle seconde case è rilevante, denunciando un modificato livello insediativo che ha visto probabilmente, nei decenni scorsi con il declino lento della città, un progressivo abbandono dell’area monregalese»

NEGOZI VUOTI: «NON È SOLO COLPA DI MONDOVICINO»

Ancora più interessante la situazione relativa agli spazi occupati da negozi, uffici, attività. Gli spazi vuoti nei negozi in città sono quasi il 12%, con picchi del 62% a Piazza, del 32% a Carassone e del 30% al Borgato. «Fin troppo semplice imputarlo alla realizzazione di Mondovicino – dice la relazione –, ha radici anche più profonde, legate ai nuovi modelli nei consumi». Il dato complessivo legato al settore produttivo (8,6%) però non sarebbe allarmante, ma attestabile su «un vuoto fisiologico dovuto al turnover». Nel complesso, il rione che se la cava peggio dal punto di vista delle attività è il Borgato (42% di vuoti, tutto compreso fra negozi, servizi e produttivo), Piazza è al 35%.

LA MINORANZA CHIEDE UN CENSIMENTO PUNTUALE

Di tutto questo si è discusso, senza ovviamente tirare fuori i numeri, nell’ultimo Consiglio comunale la scorsa settimana riunitosi il 19 giugno. I consiglieri di minoranza Stefano Tarolli e Paolo Magnino avevano chiesto all’Amministrazione la possibilità di aprire un “censimento” degli immobili vuoti. «Avanzammo una richiesta analoga nel 2012 – ha detto Tarolli –, ma fu respinta». Ed è stata respinta anche questa volta, proprio in funzione del fatto che questi dati si possono evincere dalla relazione di cui parliamo in questo articolo: «I dati emergono chiaramente dall’incrocio delle banche dati. Svolgere un censimento monregalese, edificio per edificio, richiederebbe un enorme spesa di tempo e risorse che rallenterebbe ulteriormente il lavoro di progettazione della variante al Piano regolatore, facendo slittare tutto ancora più avanti».

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“Italia Nostra” e “Salviamo il Paesaggio” incontrano l’assessore

La scorsa settimana alcuni aderenti alla sezione locale di “Italia Nostra” e del Forum “Salviamo il Paesaggio”, hanno incontrato l’assessore all’Urbanistica Sandra Carboni, per un confronto sull’imminente avvio della revisione del Piano regolatore: «I punti affrontati sono stati: netto contenimento del consumo di suolo, in coerenza anche con le numerose richieste di stralcio di aree attualmente edificabili, pervenute da molti cittadini; coinvolgimento dei cittadini nella pianificazione e nel progetto di una città educata alla tutela dell’ambiente, della salute e del patrimonio paesaggistico; richiesta di assemblee pubbliche rionali per spiegare come il Prg tocchi da vicino la cittadinanza intera e non solo specifiche categorie professionali portatrici di interessi particolari. Si è avviato un dialogo che auspichiamo proficuo e collaborativo da entrambe le parti».

 

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La Bibbia dell’ecologia http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/la-bibbia-dellecologia/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/la-bibbia-dellecologia/#comments Fri, 06 Jul 2018 15:11:15 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12101 Chissà se Roberto Cavallo riuscirà a completare l’opera avviata da Papa Francesco che, con la sua enciclica “Laudato Si’“, ha sparso semi fertili di consapevolezza verso un rispetto assoluto di Madre Natura che inducono al cambiamento degli stili di vita – individuali e di comunità – ma di cui, purtroppo, fino ad ora si sono assaporati solo gli stimoli intellettuali e troppe poche azioni e scelte.

Probabilmente anche in questo caso dovremo accontentarci delle sole consapevolezze (d’altra parte se non c’è riuscito – ancora – il saggio Pontefice …), ma di certo questo “La Bibbia dell’ecologia. Riflessioni sulla cura del Creato” rappresenta un tassello importante di un mosaico che sempre più raffigura i limiti (raggiunti e superati) del nostro modello esistenziale e suggerisce le nuove vie da percorrere per riparare i danni che l’uomo moderno sta perpetrando nei confronti del Pianeta intero, della Natura, di sè stesso.

Roberto Cavallo non è un teologo e non è un biblista, ma è uno dei massimi esperti italiani sul tema della corretta gestione dei rifiuti, nonché scrittore, divulgatore scientifico, imprenditore e consulente di Enti e Ministeri. In questo suo ultimo lavoro affronta una profonda introspezione di particolare suggestione anche sotto il profilo squisitamente letterario: partendo da episodi fanciulleschi della sua vita a contatto con la più pura ruralità “di un tempo“, intreccia una fitta serie di rimandi che toccano passi delle Sacre Scritture e le crude cifre statistiche e scientifiche dei grandi mali che affliggono “i nostri tempi“.

Quasi 400 pagine fitte di fonti, numeri, dati, percentuali, che formano un enorme archivio da cui ciascuno potrà trarre tutte le necessarie informazioni per mettere in fila e a nudo i limiti e tirare il freno a mano alla apparente inarrestabile corsa di uno sviluppo poco compatibile con il “respiro” del nostro pianeta. Un lavoro per il quale Cavallo ha dedicato venticinque anni di progressive scritture e revisioni, fino a giungere alla sintesi di un match che fonde – appunto – Bibbia, contemporaneità distorta, autobiografia.

Nella Bibbia i riferimenti al rispetto dell’ambiente e ai corretti comportamenti sono innumerevoli e rilucono in totale aderenza con il nostro oggi. Si potrebbe dire, secondo la saggezza dei nostri avi, che tutto è già stato detto e tutto è già stato scritto.
Ma le parole, si sa, sono istanti fuggenti …

Ne “La Bibbia dell’ecologia” Cavallo identifica nove sezioni tematiche che affrontano le “spine” di questa nostra contemporaneità difficoltosa e bisognosa di repentine rivisitazioni a stretto contatto con biodiversità, terra stabile, cibo sano e sicuro, economia naturale, cambiamento climatico, sobrietà, acqua, semplicità.
Sono gli “ingredienti” del nostro futuro.

Cavallo li ritrova pienamente nelle Sacre Scritture:

«Guai a voi che continuate a comprare palazzi e terreni. Voi che non lasciate un pezzo di terra a nessuno e diventate gli unici padroni del paese. Ho sentito che il Signore dell’universo ha fatto un giuramento: “Tutte queste abitazioni saranno distrutte, questi palazzi grandi e belli resteranno disabitati» (Isaia 5,8-9).

«Il fascino e la bellezza attirano l’occhio, ma più ancora un campo verde che promette un buon raccolto» (Siracide 40,22).

«Un terreno non potrà essere venduto in modo definitivo, perché la terra appartiene a me, il Signore, e voi sarete come stranieri o emigrati che abitano nel mio paese» (Levitico 25,23).

«La vostra terra sarà ridotta a deserto e le vostre città a rovina. Allora, per tutti gli anni in cui sarete esiliati presso i vostri nemici, la vostra terra abbandonata godrà di un periodo di riposo, in compenso dei periodi di riposo che voi non avete osservato. Il suolo si riposerà per compensare tutti i periodi di riposo che voi non gli avete concesso, quando l’abitavate. E quelli di voi, che sopravvivranno nel paese dei loro nemici, li riempirà d’angoscia: il semplice rumore di una foglia agitata dal vento li metterà in fuga; fuggiranno come davanti a un nemico e cadranno, anche se nessuno li inseguirà» (Levitico 26,33-36).

Dice Cavallo: «Di fronte a un’emergenza, all’avvicinarsi di un pericolo, nel percepire una minaccia l’uomo deve rifugiarsi nella natura, perché è la natura stessa che gli garantisce la vita». E la Natura significa biodiversità, salvaguardia di un capitale genetico senza il quale l’uomo stesso rischia l’estinzione.

E’ forse superfluo ricordare qualcuno fra i numeri che caratterizzano il consumo di suolo mentre il dato demografico mondiale continua a crescere e, con esso, anche i grandi esodi di massa tra nazioni e continenti. Le previsioni indicano, inoltre, il raddoppio della popolazione che lascerà le campagne per insediarsi nelle città, passando da 3,4 milioni di persone residenti oggi in città a circa 6 miliardi e mezzo nel 2050: le dieci città più popolose del mondo ospiteranno, in quella data, quasi 300 milioni di abitanti.

L’uomo ha perduto il senso delle sue stesse misure, tanto che il 2% delle produzioni agrarie resta in campo, con punte, per gli ortaggi in serra, oltre il 3,5%. Solo in Italia, con i prodotti rimasti in campo potremmo risparmiare quasi 700 milioni di euro all’anno. E senza costi aggiuntivi. Nella pattumiera delle nostre case entrano quasi 1.000 kCal al giorno, poco meno della metà del fabbisogno calorico di una persona adulta.
In Europa lo spreco di cibo è di circa 90 milioni di tonnellate, cioè otto chili a testa di media. Il miliardo abbondante di tonnellate che ogni anno nel mondo vengono sprecate potrebbero sfamare due miliardi di individui sul pianeta, il doppio di quanti oggi sono colpiti da denutrizione:

«Se una famiglia è troppo piccola per mangiare un agnello, dovrà unirsi alla famiglia più vicina, quella che abita accanto, tenendo conto del numero delle persone» (Esodo 14, 4-5).

Oltre a sprecare il cibo, l’uomo getta abitualmente anche autentici “tesori“, parte integrante del suo quotidiano stile di vita: in uno smartphone ci sono 24 milligrammi d’oro, 0,3 milligrammi d’argento, 10 milligrammi di palladio, 1 milligrammo di platino, 25 grammi di alluminio, 15 grammi di rame. Considerando che in Italia oltre il 60% dei cellulari non viene riciclato, significa che gettiamo via quasi 200 chili di oro, quasi 2 tonnellate di argento e così via. Più di 30 milioni di euro …

«Getteranno l’argento e l’oro come rifiuti per le strade. Quando io, il Signore, sfogherò la mia collera l’argento e l’oro non li salveranno, non li sazieranno, né potranno soddisfare i loro desideri. Sono stati proprio l’argento e l’oro a farli inciampare nel peccato» (Ezechiele 7, 19).

La terra fertile è sfruttata ma ha bisogno, invece, di riposo:

«Per sei anni coltiverai la tua terra e ne raccoglierai i prodotti, ma nel settimo anno non la lavorerai e la lascerai incolta. Quel che vi crescerà, lo mangeranno i poveri del tuo popolo e quel che rimane sarà divorato dalle bestie selvatiche. Devi fare lo stesso per la tua vigna e per il tuo uliveto. Lavora sei giorni e il settimo riposati; così possono riposare anche il tuo bue e il tuo asino e possono riprendere le forze i figli della tua schiava e lo straniero» (Esodo 23, 10-12).

Il cambiamento climatico è accompagnato dall’aumento del rischio di desertificazione e, secondo il WWF, il 40% delle terre emerse corre questo pericolo:

«Il resto della terra invece diventerà un deserto per le azioni malvagie dei suoi abitanti» (Michea 7, 13).

Il peggioramento delle condizioni ambientali hanno provocato nel 2012 oltre 12 milioni e mezzo di morti, il 23% dei decessi totali. E l’inquinamento atmosferico miete ogni anno 3,7 milioni di morti, di cui 800 mila in Europa.

Il 40% dei conflitti umani è causato dalla necessità di accesso alle risorse naturali, prima fra tutte l’acqua che ricopre il 75% della superficie terrestre. Ma solo il 2,5% circa è dolce e solo lo 0,3% è relativamente facile da raggiungere e destinare all’uso umano, poichè quasi il 70% della risorsa è imprigionata nelle calotte polari e nei ghiacciai perenni e quasi il 30% è nascosto nelle profondità del suolo, nel permafrost o in terreni paludosi.

Ogni riga di questo libro contiene un’informazione e ogni informazione è uno stimolo a cambiare rotta; l’ultimo capitolo riassume, addirittura, una serie di decaloghi scanditi con “metrica” secca per suggerire le dieci azioni che una singola persona può facilmente mettere in campo per una agricoltura sostenibile, per il suolo e il paesaggio, per convivere in armonia in una società allargata, per l’economia naturale, per far passare la febbre alla Terra, per fare meno rifiuti, per un uso corretto dell’acqua.
Dieci azioni semplici sono una grande opera. E questi suggerimenti subito operativi sono rivolti a ciascun essere umano, che da spettatore può e deve diventare attore protagonista del proprio cambiamento, di quello della propria comunità, delle scelte delle amministrazioni più vicine, della “Politica” in senso più ampio.

Noi e io.

Forse la chiave del futuro è proprio tutta qui …

«Chiunque ha sete, venga a bere! Anche chi è senza soldi, venga a mangiare. Tutto è gratuito: c’è vino e latte e non si paga. Perché spendere soldi per un cibo che non sazia? Perché date tutto quel che avete per qualcosa che non soddisfa? Datemi retta e mangerete bene, vi sazierete di cibi deliziosi. Datemi retta e venite a me! Ascoltatemi e vivrete» (Isaia 55,1-3).

Recensione di Alessandro Mortarino.

 

La Bibbia dell’ecologia. Riflessioni sulla cura del Creato
di Roberto Cavallo.
Elledici, 2018
Pagine: 392
Euro 22,00

 

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Project financing SPV, finanza di progetto di una devastazione http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/project-financing-spv-finanza-di-progetto-di-una-devastazione/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/07/project-financing-spv-finanza-di-progetto-di-una-devastazione/#respond Wed, 04 Jul 2018 21:18:28 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12099 di Dante Schiavon, angelo del suolo.

Il capannone che sta sorgendo sulla Pontebbana, a soli 5 chilometri dal tratto della progettata Superpedemontana Veneta, all’altezza di Visnadello, è la conferma di quale circolo vizioso possa inaugurare la “grande opera” più “inutile” e “devastante” della Regione Veneto. Si può materializzare, cioè, l’effetto combinato del “completamento e realizzazione della SPV” da una parte e l’applicazione della Legge nr. 14 del 6 giugno 2017 erroneamente chiamata “Legge per il contenimento del consumo di suolo” dall’altra; una legge ossimoro, passata sotto il silenzio più totale dei media (sempre più casse di risonanza del potere leghista), delle opposizioni, degli urbanisti (in)dipendenti.
A proposito di quest’ultimi, c’è da sottolineare come alcuni di loro diano la “benedizione tecnica” al combinato disposto “Legge nr. 14 del 6 giugno 2017” e “SPV” quando affermano che la “legge burla sul suolo” è la ricetta giusta (quella “multideroghe” e con la possibilità di consumare ancora 21323 ettari da qui al 2050) e che la la “frammentata e diffusa capannonizzazione” del territorio ad opera del Miracolo del Nord Est non funziona più.

Il risultato disastroso per il futuro del suolo veneto e della stessa “sostenibilità ambientale ed economica” della Regione ce lo fanno presagire quel nuovo capannone sulla Pontebbana (in una Regione ove sono stati censiti 1940 capannoni dismessi) e il “via libera urbanistico” alla costruzione di una zona industriale di 120000 metri quadrati a nord del progettato casello di Povegliano.
Questa vandalica sinergia tra la SPV e la “legge burla sul suolo” si manifesta all’articolo 4 comma 2, punto 8) della stessa legge: “interventi programmati dai Consorzi di sviluppo di cui all’art.36, comma 5 della legge 5 ottobre 1991, nr.317. Sistemi produttivi locali, distretti industriali e consorzi di sviluppo industriale”.

La costruzione di questa infrastruttura porterà inevitabilmente “nuovo sprawl, residenziale, produttivo e commerciale” che, unito alla proliferazione delle opere complementari, trasformerà un’area agricola e a vocazione turistica in una stretta e allungata megalopoli.
La “Legge burla sul suolo” lo consente: il consumo di suolo per infrastrutture e per rendere più funzionale la dislocazione delle zone produttive non solo è concesso, ma anche esentato dalla contabilità dei 21323 ettari consumabili da qui al 2050.

La percezione della catastrofe ambientale, con effetti irreversibili (per la mancata erogazione dei servizi ecosistemici, fra i quali agricoltura e turismo) sulla qualità della vita delle popolazioni locali, è avvertita, con colpevole ritardo, da alcuni amministratori locali. Ma i tentativi per cercare di mitigare gli effetti di una devastante grande opera sono pannicelli caldi e rattoppi che non impediscono lo sconvolgente dissesto ambientale, sociale e urbanistico.

Quest’opera va fermata con “l’ottimismo della volontà e della ragione”, con il riconoscere una progettazione datata (quarant’anni fa) che non tiene conto di una “rete infrastrutturale per trasporto su gomma” nel frattempo cresciuta a dismisura (Passante di Mestre in primis) e con una “rigorosa” ed “etica” analisi del rapporto costi benefici che valorizzi arterie stradali già esistenti e promuova il miglioramento delle tratte ferroviarie che collegano l’area Pedemontana con i principali flussi di traffico (Venezia, Padova, Treviso, Vicenza).

In Italia ci sono tante opere utili “incompiute” e spesso veicolo del malaffare. Facciamo che la SPV diventi un’opera incompiuta perché inutile e dannosa: che sia lì a dimostrare il prevalere, seppure con ritardo, della ragione sugli interessi di pochi e sull’ignoranza di chi dispone di una risorsa non rinnovabile, il suolo, come questa fosse di loro proprietà.
Trasformiamola in un monumento dell’imbecillità dell’homo sapiens: ci aiuterebbe a crescere di consapevolezza e a soddisfare il bisogno di futuro per quelli che verranno dopo di noi.

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