www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Tue, 25 Sep 2018 21:18:36 +0200 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 L’Urbanistica deve parlare a tutti http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/lurbanistica-deve-parlare-a-tutti/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/lurbanistica-deve-parlare-a-tutti/#respond Tue, 25 Sep 2018 20:39:33 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12262 Commento di Paolo Pileri al libro curato da Anna Marson.

Per alcune settimane ho avuto tra le mani il libro curato da Anna Marson, “La struttura del paesaggio. Una sperimentazione multidisciplinare per il Piano della Toscana” (Laterza, 2016). L’ho sfogliato e risfogliato. Ho letto alcuni saggi e curiosato in altri. Non è affatto facile recensire un’opera di questa densità e vastità. Come molte raccolte collettanee, inoltre, contiene linguaggi diversi e approfondimenti eterogenei che non è possibile raccogliere sotto un’unica valutazione omologante. Procederò quindi per questioni e a tentoni.

1. La prima cosa che voglio dire al lettore è che non intendo entrare nella polemica tra Francesco Ventura e la stessa Marson che si è aperta in questa rubrica perché credo che il valore di questo libro stia nell’audacia con cui la curatrice ha provato a scardinare uno sguardo alla tutela del territorio che solitamente è oggetto di compromessi-a-prescindere e che invece qui si è tentato di restituire a maggior dignità. Un tentativo raro per cambiare il corso predestinato a cui facilmente tutti ci abituiamo per poi spendere tempo in noiose critiche. La legge urbanistica toscana del 2014 è stata la prima a tentare di deviare davvero il corso delle cose intoccabili dall’urbanistica. Là dentro si è provato a mettere suolo, paesaggio e natura in una posizione dominante rispetto alle canoniche richieste trasformative dell’urbanistica e della politica. Di questa vicenda il libro è testimone ma lo sono ancor più quella legge e il piano paesistico che ne è scaturito.

2. Il libro è il racconto di un piano e quindi, necessariamente, trattiene dentro di sé parti ‘dure‘ che descrivono scientificamente i connotati di un paesaggio, quello toscano, che danno conto dei criteri su cui ci si è basati per interpretarli e pianificarli, che mostrano apparati cartografici e iconografici irrinunciabili per un progetto urbanistico, e via di questo passo. Ed è corretto così, perché il paesaggio, il territorio, il suolo non sono banalizzabili in formulette ipersemplificate. A loro va restituita quella densità che è propria del loro status e dell’importanza degli argomenti.

3. Nel libro il paesaggio è considerato un bene comune, ma per davvero. Dico così perché oggi è diventato di moda dire che suolo acqua paesaggio lavoro scuola etc. sono beni comuni per poi fare in modo che nulla cambi rispetto a prima. L’inflazione di un concetto si porta sempre dietro il rischio di bruciarne il significato. Ma qui la convinzione di chi ha scritto quel libro fa la differenza. Bellissimo quel cenno non casuale alla speranza che Anna Marson fa intitolando (e chiudendo) il suo saggio introduttivo “La pianificazione del paesaggio: qualche speranza per la qualità della vita nel territorio“. Effettivamente oggi dobbiamo davvero sperare che si torni a posare lo sguardo su un territorio innanzitutto per quello che è e non solo per quello che potrebbe diventare. Dedichiamo troppa poca attenzione al patrimonio esistente o quando la dedichiamo lo facciamo con quel tono ingessato e un po’ stucchevole che subito viene percepito come antitetico a ogni modernità e futuro e quindi scartato dai più. E sbagliamo. In questo senso l’esercizio, seppur un po’ tradizionale, fatto nel piano della Toscana, come raccontano gli autori, di fissare l’attenzione su patrimoni, invarianti, morfotipologie, strutture, ambiti, personalmente lo ritengo corretto e quindi giustamente in grado di resistere, se così posso dire. È questa forma di resistenza (che in qualche modo Baldeschi cita nel suo bellissimo saggio) che rappresenta secondo me un’ottima versione della speranza a immaginare un futuro della Toscana (e non solo) che possa durare nel tempo proprio perché ‘seduta‘ su alcune questioni che non siamo disposti a sciogliere nella banalità di nessuna retorica tecnologica o sviluppista. In questo senso il lavoro raccolto in questo libro è un argine alla banalità e va bene così. Questo non vuol dire affatto che i suoi autori (e io con loro) rifiutano il cambiamento: tutt’altro. Tutti noi vogliamo un cambiamento, ma non siamo disposti che avvenga in modo casuale o sospinto dal vento del mercato o dall’interesse dell’imprenditore di turno. Nell’esperienza Toscana torna prepotentemente la mano pubblica, la decisione collettiva, l’interesse comune e questo non è ‘il male‘ come qualcuno vuole far credere, ma una forma possibile del bene.

Se nel passato un pezzo del ‘pubblico‘ ha fatto male, non ha brillato certo il privato e, comunque, non è accettabile buttarlo dalla finestra ma ha senso, semmai, elaborare il lutto degli errori commessi e impostare una strada di possibile riabilitazione.

Questo libro è proprio la storia di una riabilitazione possibile che riporta il paesaggio in cima all’agenda dei pensieri di tutti, governati e governanti. E lo fa lavorando nel cuore del paesaggio italiano, la Toscana, per dirci che nulla è lì per caso ma tutto è il risultato di un ecosistema di cure, saperi, storie e tradizioni che non ha pari altrove. In Toscana il paesaggio di alcuni luoghi è talmente forte e indelebile da essere divenuto persino un colore: Terra di Siena bruciata. Non è neppure un caso che, passeggiando per quelle colline, Norberg-Schulz abbia concettualizzato la famosa formula moderna del ‘genius loci‘. Come possiamo, allora, tollerare e immaginare un futuro nel nostro Paese se si stravolge il paesaggio, persino annacquando i piani preposti a prendersene cura? La tutela che si sta sperimentando in Toscana (e di cui, ogni giorno, vogliamo conoscere l’efficacia) non è una battuta di arresto per lo sviluppo, semmai un’interpretazione intelligente di un paradigma di sviluppo. Vorrei dunque ricordare al lettore che in questo esercizio di piano e di libro vi è anche un forte valore simbolico al quale possono appoggiarsi molti di quanti vogliono trovare un efficace riferimento culturale, scientifico e tecnico per proporre a loro volta una pianificazione di paesaggio più robusta e alternativa alle solite pratiche.

4. Ma le rose hanno pur sempre le spine. E anche qui ve ne è qualcuna di appuntita: il linguaggio. Il libro, dobbiamo ammetterlo, è difficile. Non è per tutti. E questa è una dolorosa contraddizione perché se il paesaggio è patrimonio collettivo e bene comune, anche il modo con cui lo racconto, ne fisso le norme e i criteri che uso per tutelarlo, devono essere alla portata di tutti. C’è sempre un modo più semplice per affermare un concetto complesso senza banalizzarlo, ma va ostinatamente progettato e cercato. Non me ne vogliano gli autori, ma mi pare che il libro si porti dietro un linguaggio che è sempre stato ad usum di una circoscritta cerchia di intellettuali urbanisti che, spesso, si parlano e si capiscono tra loro senza rendersi del tutto conto che il mondo là fuori non li capisce del tutto. Questo non lo ritengo giusto. Mai l’ho ritenuto giusto. Men che meno oggi per chi fa leva proprio su concetti come bene comune, patrimonio, tutela condivisa. Se questa vuole essere la strada, anche il linguaggio deve diventare bene comune e comprensibile. Questo libro non è facile. Rischia di non essere letto. Ed è un peccato, perché lo sforzo fatto non arriva a rigare il futuro. Rischia, insomma, di essere messo da parte prima di essere capito. Ed è un doppio peccato. Il codice accademico è ruvido, esclusivo, troppo forbito. Non voglio dire che bisogna rinunciarvi completamente. Ma dico che non può essere questo il solo registro da tenere specie quando si intende parlare di questi temi a un pubblico ampio. Altrimenti il rischio è, paradossalmente, l’incomunicabilità oltre la propria ‘comfort zone‘.

Personalmente sono convinto che se oggi piangiamo alcuni guasti sul territorio è anche per aver ampiamente accettato che le parole dell’urbanistica fossero manomesse fino al punto da renderla incomprensibile ai cittadini o, peggio, da scivolare nell’ambiguità di termini e concetti. Forse per qualcuno non farsi capire è stata una scelta deliberata. Non è certo il caso di questo libro, ma rimane il fatto che prevedibilmente pochi lettori potranno esserne conquistati. Qui dobbiamo cambiare. La comunità degli urbanisti deve sciogliere i linguaggi, farsi capire e lasciarsi interrogare. Che non vuol dire rinunciare a usare parole precise quanto, piuttosto, fare uso solo di quelle il più possibile capibili, assicurandosi che i cittadini possano lasciarsi trascinare nelle narrazioni del progetto, anche lungo nuove vie. È sempre valido il detto secondo il quale, nessuno difende quel che non riesce a conoscere fino in fondo: figuriamoci se non lo comprende neppure!

Se potessi abusare delle energie della collega Anna Marson e del suo gruppo di lavoro, che stimo sinceramente, chiederei loro di costruire una versione non tecnica di questo libro con cui, magari con il supporto di designer e comunicatori, riuscire a traghettare nel conoscibile comune ciò che deve di diritto esserci. Fatelo se potete. Avremo tutti da guadagnarci.

Tratto da: http://www.casadellacultura.it/783/l-urbanistica-deve-parlare-a-tutti

 

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Decreto rinnovabili: 25 settembre presentazione al MISE http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/decreto-rinnovabili-25-settembre-presentazione-al-mise/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/decreto-rinnovabili-25-settembre-presentazione-al-mise/#respond Tue, 25 Sep 2018 10:33:37 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12260 A cura di LIPU onlus – coordinamento di Puglia e Basilicata.

LIPU: senza dirottare i lucrosi sussidi, nuove aggressioni territoriali.

Martedì 25 settembre a Roma viene presentato presso la “Sala degli Arazzi” del Ministero allo Sviluppo Economico il famigerato Decreto incentivi FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) per la consultazione con gli stakeholders (VEDI nota MISE).

Un provvedimento impacchettato dall’allora Governo Gentiloni per erogare lucrosi sussidi ventennali a nuovi impianti rinnovabili che sarebbero rovesciati senza criterio sul celebrato territorio italiano, già umiliato dalla pseudo politica energetica.

Lo stesso Governo aveva varato una pessima Strategia Energetica Nazionale, in totale spregio alle leggi sulla V.I.A. , e di cui oggi il Decreto FER si fa forza.

La bozza del Decreto, già avversato da un cartello di Associazioni Ambientaliste poiché chiaramente speculativo, anche in Puglia fu oggetto di una forte contestazione della LIPU che a marzo denunciava lo scempio in arrivo chiedendo al Governatore Emiliano di opporsi (com. stampa Fermate il Decreto, fermate i cannibali).

Il provvedimento è stato quindi ripreso dal Governo Conte, ai cui Ministri di settore (Svi.Eco., Ambiente, Economia, BB.CC. e Turismo, Affari regionali, Affari Europei) 11 Associazioni Ambientaliste avevano trasmesso una nota del 22 giugno scorso per invocare una profonda revisione, richiamando dati incontrovertibili.

A quell’istanza delle Associazioni non ha ancora fatto seguito alcun riscontro. Ne queste Associazioni sono state invitate alla giornata in questione, ad eccezione di Italia Nostra, a fronte di un nutrito parterre di associazioni di categoria. Con tutte le associazioni “interessate” che pregustano il sapore della torta finanziaria è facile immaginare gli esiti della consultazione!!!

Infatti dietro il paravento della lotta ai gas serra vi sono le aspettative delle fameliche società energetiche, in primis eoliche, che non aspettano altro che nuovi, lucrosi sussidi per rovesciare altri impianti su territori martoriati e orfani di tutele, grazie all’atteggiamento penoso e complice della politica dell’ultimo decennio.

L’evidente morbillo di pale e pannelli, rischia di essere enormemente aggravato: nuovi assalti di progetti scandalosi sono stati autorizzati o stanno per esserlo nelle procedure di VIA Ministeriale, Regionale o Provinciale a seconda della stratificazione normativa dell’ultimo periodo. E’ sufficiente visitare i siti internet dei servizi VIA per rendersi conto dell’aggressione in stile cavallette. Senza contare gli innumerevoli e occulti impianti inferiori a 1 MW non soggetti a VIA, malgrado di grossa taglia.

E pensare che non mancherebbero certo le alternative al miserabile incremento di qualche “zerovirgola” che l’eolico offrirebbe ingurgitando nuovi fiumi di denaro.

Tutte le quasi 10.000 macchine eoliche che in gran parte stanno oltraggiando i territori rurali del Centro Sud – denuncia Enzo Cripezzi coordinatore della LIPU per Basilicata e Puglia – contribuiscono per l’1,5% del fabbisogno energetico totale del Paese. Un contributo miserabile, fallimentare, mentre i gas serra incalzano! Avremmo conseguito risultati ben più seri se le stesse risorse fossero state indirizzate privilegiando altre politiche energetiche invece di foraggiare la speculazione.

Questo Decreto – insiste Cripezzi – è avulso da qualsivoglia compartecipazione dei cittadini che, invece, potrebbero beneficiare degli incentivi (in periodo di crisi) con una diversa distribuzione delle risorse, ad esempio indirizzate verso impianti fotovoltaici sulle superfici già urbanizzate”. Infatti, chiariscono alla LIPU, bisogna intervenire su comparti più energivori (trasporti, termico, efficienza, ecc) ma se proprio ci si volesse accanire a sostenere il comparto elettrico ci sarebbero quanto meno 750.000 ettari di superfici urbanizzate solo tra il 1995 e il 2005 (indagine urbanista Berdini), quindi prive di interesse storico e senza considerare altri decenni di urbanizzazioni selvagge. Una superficie disponibile per oltre 350.000 MW di potenza fotovoltaica, installazioni infinite pur al netto di tutti i limiti odierni di questa tecnologia.

Ma allora….. perché continuare vergognosamente a mungere cittadini e imprese italiane, cancellare i Paesaggi, la Biodiversità, la Storia e ingrassare le società eoliche ?!

 

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TAV Brescia-Verona: fermiamo quest’opera antieconomica, distruttiva ed impattante http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/tav-brescia-verona-fermiamo-questopera-antieconomica-distruttiva-ed-impattante/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/tav-brescia-verona-fermiamo-questopera-antieconomica-distruttiva-ed-impattante/#respond Mon, 24 Sep 2018 21:11:47 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12258 Un’opera che va contro il vero bene comune ed uno sviluppo sano del nostro paese …

E’ chiaro che la battaglia contro la realizzazione della tratta TAV Brescia-Verona sarà lunga e difficile.
Nell’ultimo periodo non sono mancati i colpi di scena e, soprattutto, sono continuate le forzature dell’iter autorizzativo per spianare la strada alla possibile apertura dei cantieri per il primo lotto costruttivo.
Continuano inoltre a piovere le bocciature e le stroncature. Ultima arrivata la Corte dei Conti Europea che in una recente relazione ha bocciato i progetti relativi all’Alta Velocità, denunciando gli esorbitanti costi di realizzazione e sottolineando la necessità di una completa revisione progettuale.

Il documento insiste poi, in pieno accordo con quanto il movimento No Tav denuncia da anni, sulla totale assenza di un’analisi costi benefici credibile che permetta di valutare l’effettiva utilità degli investimenti su questa grande opera.
Due importanti assemblee pubbliche hanno ribadito l’importanza di continuare la lotta per bloccare quest’opera inutile. Sappiamo bene che quest’opera rimarrà incompiuta, visto le enormi lacune progettuali. Per questo motivo, oltre a continuare a presidiare il territorio, si è deciso di lanciare una manifestazione il 29 settembre: una marcia che unirà Lonato a Desenzano. Per rimarcare tutta la contrarietà a questo progetto e alle modalità con le quali è stato portato avanti.
Per ribadire che non vogliamo cantieri e che sul nostro territorio non decidono i poteri forti…

Ci vediamo il 29 settembre a Lonato a partire dalle 14:30 presso il Parco delle Pozze in Via Fenil Nuovo Molini / Via Lombardia.
http://notavbs.org/29-settembre-marcia-no-tav-sul-basso-garda.html


Chiediamo:

Il blocco immediato dei lavori fino ad una seria analisi costi-benefici. Esiste già uno studio approfondito svolto dal Prof. Marco Ponti del Politecnico di Milano, che ha dimostrato l’insostenibilità dell’opera;

Un incontro con il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli e con il ministro dell’ambiente Sergio Costa, per capire le loro idee sulla questione TAV, e perché prendano una posizione politica chiara e immediata, anche alla luce dei loro programmi di governo.

Da oltre vent’anni il progetto TAV Brescia – Verona minaccia la vita di migliaia di persone, l’ambiente e il prezioso territorio compreso tra queste due città. Un progetto assolutamente inutile, lontano dal voler risolvere le problematiche legate alla mobilità ferroviaria.

IL PREZZO DA PAGARE:

Danni incalcolabili a siti pregiatissimi e con una spiccata vocazione turistica: Esempio: Peschiera del Garda, sito UNESCO, la 20° meta turistica italiana;

Riserve naturali ed archeologiche a rischio: il Laghetto del Frassino, oasi ornitologica di importanza Comunitaria e ZPS (Zona a Protezione Speciale) inserito in Rete Natura 2000, insediamento palafitticolo del Neolitico e patrimonio UNESCO dal 2011;

Danni al patrimonio artistico, storico e culturale: il TAV passerebbe a meno di 50 mt. dal frequentatissimo cinquecentesco Santuario del Frassino gravemente a rischio per la sua stabilità e per l’accesso e la viabilità nei preventivati sette anni di cantieri; le chiese del XV e XVI° sec. di S. Lorenzo e S. Maria degli Angeli nel Comune di Castelnuovo del Garda; il Parco delle Colline Moreniche, con i monumenti delle battaglie d’Indipendenza del Risorgimento gravemente a rischio.

Perdite economiche legate alla produzione di vini DOC: la produzione del vino Lugana, eccellenza del Basso Garda, sarebbe significativamente ridotta del 20% e stravolta nella sua tipicità, con tutta la ricaduta sull’indotto.

Le falde acquifere sono minacciate di inquinamento e prosciugamento: 18 sindaci del Basso Garda e del mantovano, che amministrano un vasto territorio di 100.000 abitanti, a sud del tracciato TAV previsto, hanno presentato uno studio, completo di osservazioni, da inserire nel piano quinquennale per la protezione e tutela delle acque delle Regioni Lombardia e Veneto, dove viene certificato il serio rischio che minaccia il bene pubblico dell’acqua.

Interferenze del tracciato AC/AV con numerosi siti inquinati: nelle verifiche effettuate i siti altamente inquinati da bonificare sono una quarantina.

Il dissesto idrogeologico: la fragilità di questo territorio, sottoposto da anni a pressioni antropiche dovute anche alle infrastrutture, porta a riscontrare fenomeni di dissesto idrogeologico sempre più frequenti.

Rischio sismico: noi viviamo in una zona a medio-alto rischio sismico; per la redazione del progetto definitivo della line AC/AV Brescia Verona sono state utilizzate le obsolete norme tecniche di costruzione del 1996, invece di quelle del DM 14/01/2008 aggiornate con la nuova Mappa di pericolosità sismica.

Costo altissimo accertato di 61 milioni di euro al km: prezzo medio italiano, 6 volte la media europea, ma che potrebbe arrivare a 79 milioni di Euro al km. Questo investimento viene fatto per il 4-5% dei viaggiatori. Su 5 milioni di viaggiatori in Italia, il 95% utilizza le linee tradizionali (treni Regionali e locali); solo il 5% utilizza l’alta velocità.

I BENEFICI:

Un risparmio di tempo di soli 14 minuti nella tratta Milano-Venezia.
Dalle analisi fatte, risulta che sulla tratta Milano-Venezia sono 47 le Frecce che giornalmente la percorrono con l’ausilio di nuove e sofisticate tecnologie di controllo (fibra ottica). Nell’ipotesi si realizzasse il progetto AV Brescia-Padova, per la necessità di fermate in città ad elevato interesse turistico (Brescia, Desenzano-Peschiera dG, Verona, Vicenza, Padova), con distanze brevi tra una e l’altra, i treni non riuscirebbero a sviluppare velocità medie elevate, vanificando l’ingente investimento di risorse.

QUALI LE ALTERNATIVE ?

Il miglioramento e potenziamento della linea storica o l’opzione zero.
Allo stato attuale, la reale capacità della linea consente un aumento di più del 40% del traffico ferroviario prima di arrivare a saturazione.
Con le nuove tecnologie è possibile un’ottimizzazione in termini di frequenza e velocità dei treni sulla linea esistente, raggiungendo la reale necessità: far funzionare meglio l’esistente per una vera mobilità sostenibile, sia nella lunga che nella breve percorrenza.

Imparare dall’esperienza.
I mass media non parlano dei danni irrimediabili arrecati alle comunità dove è già stata costruita l’Alta Velocità. Ad esempio nel Mugello, la costruzione delle linee AV ha fatto sparire corsi d’acqua e sorgenti e le falde sono state inquinate, mentre i danni economici riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente e stabiliti dal giudice del Tribunale di Firenze sono di 150 mln di euro (mentre i danni accertati ammontano a 750 mln di Euro). Le condanne ai vertici sono state tutte annullate dalla Cassazione nel 2016 ed i reati caduti in prescrizione, dopo 15 anni di inchiesta. Questa è la Legge in Italia.

NONOSTANTE TUTTO CIO’
Il 6/6/18 è stato firmato il contratto tra RFI Ferrovie dello Stato- e CEPAV2

MALGRADO

309 prescrizioni (criticità riconosciute) apposte dal CIPE – Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e dalla Corte dei Conti, in seguito a tutti gli interventi e le osservazioni presentate, che rendono il progetto di fatto NULLO e non più adeguato per le carenze strutturali e progettuali.

L’Amministratore Delegato di FS Renato Mazzoncini sia indagato per turbativa d’asta in concorso e corruzione tra privati nella gara d’appalto per il servizio di Trasporto Pubblico Locale a Parma. Si noti che la “clausola etica” di FS stabilisce che in caso di rinvio a giudizio per certi reati di tipo finanziario contro la Pubblica Amministrazione, non si possa essere eletti in un CDA di una società partecipata dalla Stato.

Duccio Astaldi, presidente della ditta Condotte Spa (terzo gruppo di costruzioni italiano, che partecipa con il 12% al Consorzio CEPAV 2, il General Contractor) sia stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta del pm di Messina sulle tangenti per i lavori sulla Siracusa-Gela.

L’azienda Condotte Spa sia in crisi e rischi il tracollo a causa di una drammatica situazione finanziaria. La stessa non ha ancora presentato un piano economico e sono a rischio 3 mila lavoratori. Per legge, le Pubbliche Amministrazioni non possono effettuare pagamenti se non viene esibito il DURC (Certificato di Regolarità Contabile attestante che la ditta è in regola con la legislazione vigente in ambito di tutela del lavoro).

Non intendiamo accettare la distruzione senza precedenti del territorio e dell’ambiente naturale che questo progetto comporta.

Il progresso deve essere inteso come sviluppo sostenibile ed equilibrato del territorio.

Link per approfondimenti utili:
http://www.notavbs.org

 

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Insieme per la mobilità dolce http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/insieme-per-la-mobilita-dolce/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/insieme-per-la-mobilita-dolce/#respond Mon, 24 Sep 2018 20:59:40 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12255

Si rinnova fino al 2021 la nuova Alleanza per la Mobilità Dolce. Confermata Portavoce Anna Donati.

Diventano 27 le associazioni unite per chi cammina, pedala ed usa ferrovie turistiche nel paesaggio italiano, per la diffusione di un turismo slow e la promozione dei piccoli borghi italiani.

Di nuovo in rete per rinnovare la loro Alleanza, da Asciano in Toscana, rilanciano il lavoro collettivo di promozione della Mobilità dolce in Italia, confermando alla guida come portavoce, Anna Donati. In occasione della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, sabato 22 settembre si sono incontrate 27 tra le maggiori associazioni nazionali impegnate in turismo, mobilità, ambiente e territorio, per rilanciare per i prossimi tre anni la piattaforma che le vede unite per valorizzare e promuovere la Mobilità Dolce in Italia.

Immersi nel territorio del senese, una delle capitali della mobilità dolce e turismo slow, è stata apposta la firma al Protocollo e Manifesto della Alleanza per la Mobilità Dolce da parte delle principali associazioni italiane.

Sono Kyoto Club, Legambiente, Touring Club, Italia Nostra, Federazione Ferrovie Turistiche, Rete dei Cammini, Associazione Italiana Greenways, UTP Assoutenti, ARI Randonneur, FederTrek, WWF Italia, Iubilantes, AIPAI, BAI Borghi Autentici d’Italia, Terre di Mezzo, Città Slow, AEC, AIAPP Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, AIGAE Associazione Italiana Guide Ambientali Escursioniste, Associazione InlocoMotivi, Comuni Virtuosi, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Transdolomites, MTB Spoleto, AICS Ambiente, Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, FederParchi.

Nel corso dei prossimi anni la piattaforma si impegnerà per promuovere azioni comuni come la Primavera della mobilità dolce, dal 21 marzo al 21 giugno 2019 e la Giornata delle Ferrovie delle Meraviglie oltre alla storica Maratona Ferroviaria su tratte locali.
La priorità dell’azione di AMoDo sarà seguire l’attuazione delle Norme e dei Piani già approvati a difesa delle ferrovie turistiche, la crescita dei Cammini e la realizzazione concreta delle ciclovie turistiche, oltre alla difesa di vertenze locali e la proposta di progetti concreti da realizzare nei territori.

Ambizione delle Associazioni che costituiscono l’Alleanza è far crescere la cultura della mobilità dolce in Italia, far dialogare tra loro i diversi punti di vista, rappresentando di fronte alle istituzioni una visione comune – ha dichiarato Anna Donati, Portavoce di AMoDo riconfermata dalle 27 associazioni – ci aspetta un lavoro importante per valorizzare la bellezza italiana in una chiave sostenibile e far crescere i progetti di mobilità dolce da offrire a cittadini e turisti“.

Alla base della comune visione – come si legge nel Manifesto per la Mobilità Dolce siglato dalle 27 associazioni con un brindisi sabato 22 settembre – c’è il dialogo con le istituzioni nazionali, regionali e locali che devono attuare progetti concreti e politiche innovative, c’è la collaborazione con aziende, fondazioni ed associazioni che organizzano cammini, greenways, ferrovie e cicloturismo.

L’obiettivo è contribuire alla creazione di una rete dolce per ogni utenza di viaggiatori e viaggiatrici, integrata con il trasporto collettivo, attraverso la riqualificazione e l’adeguamento del patrimonio esistente, la cura del paesaggio storico, dedicando attenzione alla tutela dell’ambiente, all’abbattimento delle emissioni inquinanti, al benessere dei cittadini, alle vocazioni del territorio e dei piccoli borghi italiani.

https://mobilitadolce.net/

 

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Strage di alberi, Camp Darby si potenzia http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/strage-di-alberi-camp-darby-si-potenzia/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/strage-di-alberi-camp-darby-si-potenzia/#respond Sun, 23 Sep 2018 20:39:28 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12253 di Manlio Dinucci.

I primi sono già stati tagliati, gli altri marchiati con la vernice: sono 937 gli alberi che vengono abbattuti nell’area naturale «protetta» del Parco Regionale di San Rossore tra Pisa e Livorno. È il primo «danno collaterale» della massiccia riorganizzazione, iniziata in questi giorni, delle infrastrutture di Camp Darby, il più grande arsenale Usa nel mondo fuori dalla madrepatria.

Anche se il comando Usa promette di ripiantare più alberi di quelli tagliati, la costruzione di una ferrovia e altre infrastrutture, frammentando gli habitat naturali, sconvolgerà un vasto ecosistema.

Il progetto prevede la costruzione di un nuovo tronco ferroviario che collegherà la stazione di Tombolo (sulla linea Pisa-Livorno) a un nuovo terminal di carico e scarico, attraversando il Canale dei Navicelli su un nuovo ponte metallico girevole. Il terminal di carico e scarico, alto quasi 20 metri, comprenderà quattro binari lunghi 175 metri capaci di accogliere ciascuno nove vagoni per un totale di 36.

Il terminal sarà collegato all’area di stoccaggio delle munizioni (Ammunition Storage Area) con grandi autocarri. Per mezzo di carrelli movimentatori di container, le armi in arrivo verranno trasferite dai carri ferroviari agli autocarri e quelle in partenza dagli autocarri ai carri ferroviari. Il terminal permetterà il transito di due convogli ferroviari al giorno, che collegheranno la base al porto attraverso le normali linee delle Ferrovie dello Stato.

Il piano di riorganizzazione delle infrastrutture, appena iniziato, è dovuto al fatto che, in seguito all’accresciuto transito di armi da Camp Darby, non basta più il collegamento via canale e via strada della base col porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa.

Nei 125 bunker di Camp Darby, continuamente riforniti dagli Stati Uniti, è stoccato (secondo stime approssimative) oltre un milione di proiettili di artiglieria, bombe per aerei e missili, cui si aggiungono migliaia di carrarmati, veicoli e altri materiali militari.

Dal marzo 2017, enormi navi fanno mensilmente scalo a Livorno, scaricando e caricando armi che vengono trasportate in continuazione nei porti di Aqaba in Giordania, Gedda in Arabia Saudita e altri scali mediorientali per essere usate dalle forze statunitensi e alleate nelle guerre in Siria, Iraq e Yemen.

Per capire quali siano i pericoli per la popolazione toscana non occorre essere tecnici specializzati. Movimentare in continuazione migliaia di testate esplosive di enorme potenza in un territorio densamente abitato comporta evidenti rischi. Anche se i responsabili del progetto lo definiscono strategico per «la salute dell’uomo e la pubblica sicurezza», non si può escludere un incidente dalle conseguenze catastrofiche.

Né si può escludere un sabotaggio o un attacco terroristico per provocare l’esplosione di un intero convoglio ferroviario carico di bombe. Lo conferma il fatto che nel piano è prevista la realizzazione di un secondo terminal che sarà adibito alle operazioni di verifica e ispezione dei «carri sospetti», ossia di quelli su cui potrebbe essere stata installata (ad esempio all’interno di un container) una bomba che, esplodendo a comando, provocherebbe una catastrofica reazione a catena.

Che cosa hanno fatto le istituzioni di fronte a tutto questo? Invece di svolgere le loro funzioni a tutela dei cittadini e del territorio, la Regione Toscana, i Comuni di Pisa e Livorno e l’Ente Parco hanno non solo approvato il potenziamento di Camp Darby, ma hanno contribuito alla sua realizzazione. Le opere civili realizzate negli ultimi anni per progetti di sviluppo economico veri o presunti (ad esempio la cantieristica di lusso) – in particolare i lavori per migliorare la navigabilità del Canale dei Navicelli e i collegamenti ferroviari del porto di Livorno – sono esattamente quelli richiesti da anni dal comando di Camp Darby.

Il suo massimo rappresentante, il colonnello Berdy, è stato ricevuto negli ultimi mesi con tutti gli onori dal presidente del Consiglio regionale toscano Giani (Pd), che si è impegnato a promuovere «l’integrazione tra la base militare Usa di Camp Darby e la comunità circostante», dal sindaco di Livorno Nogarin (M5S) e da quello di Pisa Conti (Lega) che hanno espresso sostanzialmente la stessa posizione.

Gli alberi del Parco possono essere tagliati e le bombe di Camp Darby possono circolare sul nostro territorio, grazie al consenso multipartisan.

(il manifesto, 21 settembre 2018)

 

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Legge per contrastare il consumo di suolo: una grande occasione che non possiamo sprecare http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/legge-per-contrastare-il-consumo-di-suolo-una-grande-occasione-che-non-possiamo-sprecare/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/legge-per-contrastare-il-consumo-di-suolo-una-grande-occasione-che-non-possiamo-sprecare/#comments Thu, 20 Sep 2018 19:49:22 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12250 Lettera aperta ai dirigenti di: Coldiretti, FAI-Fondo Ambiente Italiano, INU-Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente, LIPU, Slow Food Italia, TCI -Touring Club italiano e WWF Italia, uniti nella coalizione “Salvailsuolo”.


Care Amiche e Cari Amici,

a nome del coordinamento nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio/Salviamo il Paesaggio, desidero sottoporVi alcune brevi riflessioni legate alla Proposta di Legge a contrasto del consumo di suolo e al comunicato stampa diramato nei giorni scorsi dalle Vostre associazioni.

Il Forum condivide in pieno il Vostro messaggio rivolto al Parlamento affinché l’attesa norma nazionale venga discussa con estrema urgenza e trovi, finalmente, l’esito finale per dotare il nostro Paese di un efficace strumento in grado di tutelare ciò che rimane dei nostri suoli liberi e orientare il comparto edile verso un corretto sviluppo.

Siamo, viceversa, rimasti sorpresi da questo richiamo contenuto nel Vostro comunicato: «Non siamo all’anno zero: nella scorsa Legislatura il Parlamento, dopo un lungo lavoro di ascolto e analisi, era quasi riuscito ad approvare un testo e, inoltre, dall’inizio di questa nuova legislatura nei due rami del Parlamento sono state presentate ben 12 proposte di legge per il contenimento del consumo del suolo».

Come più volte abbiamo avuto modo di segnalarVi, oggi ci troviamo in una situazione molto importante poiché all’inizio di febbraio u.s. Salviamo il Paesaggio (Rete nazionale formata da oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di persone a livello individuale) ha ufficialmente presentato la sua Proposta di Legge PopolareNORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI“.

Si tratta di una importante elaborazione, alla cui stesura ha lavorato per 13 mesi un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare formato da 75 Esperti: architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, sindacalisti, paesaggisti, biologi, tecnici di primarie associazioni nazionali, tra le quali Legambiente, Touring Club, Pro Natura, Lipu, Donne in Campo/CIA, Slow Food, Gruppo di Intervento Giuridico ed altre.

Tra gli autori, citiamo Michele Munafò (responsabile dell’Area Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi di desertificazione dell’ISPRA), Paolo Pileri (Politecnico di Milano), Paolo Maddalena (vice presidente emerito della Corte Costituzionale), Luca Mercalli (presidente della Società Italiana di Meteorologia), Paolo Berdini (urbanista), Riccardo Santolini (Università di Urbino), Fabio Terribile (Università di Napoli).

Il frutto del loro lavoro – condiviso e confermato da tutte le realtà aderenti – è una norma nazionale molto chiara che abbiamo provveduto a sottoporre all’attenzione di tutte le Forze Politiche durante l’ultimo mese della recente campagna elettorale. Fra le diverse risposte di sostegno ricevute, il Movimento 5 Stelle ha riconosciuto la profondità di questa elaborazione collettiva tanto da presentarla come Proposta di Legge alla Camera (rubricata AC63, a prima firma dell’On. Federica Daga) già il 23 marzo, giorno dell’insediamento dei due rami del Parlamento e successivamente anche al Senato (rubricata AS 164, a prima firma della Sen. Paola Nugnes).

Questa Proposta di Legge, a detta delle stesse prime firmatarie tanto alla Camera quanto al Senato, sarà dunque il punto di partenza per la discussione in Commissione e rappresenta la migliore sintesi delle visioni che le nostre variegate realtà potessero elaborare e proporre.

Crediamo, pertanto, che le Vostre prestigiose associazioni dovrebbero sostenerla e promuoverla con grande forza e non «minimizzarla» tanto da considerarla come una delle 12 Proposte di Legge attualmente depositate in Parlamento e/o come semplice alternativa alla «revisione Puppato» sviluppatasi al Senato lo scorso anno. Ci saremmo aspettati, nel Vostro comunicato, un chiaro riferimento non soltanto per confermare il Vostro gradimento e sostegno ad una proposta normativa – di cui diverse Vostre associazioni sono anche autrici – di autentica tutela del suolo, del paesaggio e dei territori, ma anche per intuibili opportunità «strategiche»: avviare il confronto parlamentare su un testo così «assoluto» (cioè imperniato sull’arresto del consumo di suolo e non del semplice suo contenimento), in previsione di probabili «mediazioni», non può che essere un vantaggio per il risultato finale atteso

Torniamo quindi, con la presente, a richiederVi una nuova valutazione del Vostro importante atteggiamento come coalizione e ci permettiamo di suggerirVi di volerne condividere le scelte con le Vostre migliaia di iscritti: una rilevante parte di essi aderisce individualmente anche al corale Forum nazionale e possiamo assicurarVi che, come tutti noi, è pronto per portare avanti tutte le «battaglie» necessarie per far sì che la Proposta di Legge Popolare “NORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI” diventi legge dello Stato e determini quel cambiamento di rotta che tutti auspichiamo da molti lustri.

Vi ringrazio per l’attenzione che vorrete dedicare a questa riflessione e mi auguro un Vostro positivo riscontro: abbiamo in mano una grande occasione per salvare il nostro ecosistema, non possiamo permetterci il lusso di sprecarla.

Siamo a Vostra completa disposizione per ogni approfondimento che vorrete richiederci.

Con vive cordialità.

Alessandro Mortarino per Forum nazionale Salviamo il Paesaggio

 

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Continua ad aumentare la fame nel mondo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/continua-ad-aumentare-la-fame-nel-mondo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/continua-ad-aumentare-la-fame-nel-mondo/#respond Sun, 16 Sep 2018 09:51:14 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12247 821 milioni di persone soffrono oggi la fame e oltre 150 milioni sono i bambini con ritardi nella crescita, denuncia un rapporto congiunto delle Nazioni Unite.

Nuove prove continuano a segnalare che il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo è in crescita, raggiungendo nel 2017, 821 milioni, vale a dire una persona su nove, secondo lo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel mondo 2018 pubblicato oggi. Sono stati compiuti progressi limitati nell’affrontare le molteplici forme di malnutrizione, che vanno dai ritardi della crescita dei bambini all’obesità degli adulti, mettendo a rischio la salute di centinaia di milioni di persone.

La fame è cresciuta negli ultimi tre anni, tornando ai livelli di un decennio fa.

Questa inversione in atto manda il chiaro avvertimento che occorre fare di più e con urgenza se si vuole raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile di Fame Zero entro il 2030.

La situazione sta peggiorando in Sud America e nella maggior parte delle regioni dell’Africa, mentre la tendenza in calo della sotto nutrizione che ha caratterizzato l’Asia sembra aver rallentato in modo significativo.

Il rapporto annuale delle Nazioni Unite ha rilevato che la variabilità del clima che influenza l’andamento delle piogge e le stagioni agricole, oltre ad estremi climatici come siccità e alluvioni, sono tra i fattori chiave dietro l’aumento della fame, insieme ai conflitti e alle crisi economiche.

I segnali allarmanti di aumento dell’insicurezza alimentare e gli alti livelli di diverse forme di malnutrizione sono un chiaro avvertimento che c’è ancora molto lavoro da fare per essere sicuri di “non lasciare nessuno indietro” sulla strada verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile in materia di sicurezza alimentare e miglioramento dell’alimentazione“, avvertono nella prefazione congiunta al rapporto i responsabili dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), del Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF), del Programma Alimentare Mondiale (WFP) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Se vogliamo raggiungere un mondo senza fame e malnutrizione in tutte le sue forme entro il 2030, è imperativo accelerare e aumentare gli interventi per rafforzare la capacità di recupero e adattamento dei sistemi alimentari e dei mezzi di sussistenza delle popolazioni in risposta alla variabilità climatica e agli eventi meteorologici estremi” hanno affermato i responsabili delle cinque organizzazioni delle Nazioni Unite autrici del rapporto..

L’impatto della variabilità climatica e degli eventi meteorologici estremi sulla fame
I cambiamenti climatici stanno già minando la produzione di importanti colture come grano, riso e mais nelle regioni tropicali e temperate e, senza costruire resilienza climatica, si prevede che la situazione peggiorerà con l’aumentare delle temperature.

Le analisi del rapporto mostrano che la prevalenza e il numero di persone sottonutrite tendono ad essere più alti nei paesi altamente esposti agli eventi climatici estremi. La sotto-nutrizione è ancora più alta quando l’esposizione ad eventi climatici estremi si unisce ad un’alta percentuale della popolazione che dipende da sistemi agricoli altamente sensibili alle precipitazioni e alla variabilità delle temperature.

Le anomalie della temperatura sulle aree di coltivazione agricola hanno continuato a essere superiori alla media nel periodo 2011-2016, portando a periodi più frequenti di caldo estremo negli ultimi cinque anni. Anche la natura delle stagioni delle piogge sta cambiando, inizio tardivo o precoce delle stagioni piovose e ineguale distribuzione delle precipitazioni in una stagione.

Il danno alla produzione agricola contribuisce a ridurre la disponibilità di cibo, con effetti a catena che causano aumenti dei prezzi alimentari e perdite di reddito che riducono l’accesso delle persone al cibo.

Progressi lenti per porre fine a tutte le forme di malnutrizione
Il rapporto afferma che sono stati compiuti scarsi progressi nella riduzione dei problemi della crescita infantile, con circa 151 milioni di bambini sotto i cinque anni di età troppo bassi a causa della malnutrizione nel 2017, rispetto ai 165 milioni del 2012. Globalmente, l’Africa e l’Asia rappresentano rispettivamente il 39% e il 55% di tutti i bambini con ritardi nella crescita.

La prevalenza di deperimento infantile rimane estremamente elevata in Asia, dove quasi un bambino su dieci sotto i cinque anni ha un peso basso per la sua altezza, rispetto a solo uno su 100 in America Latina e nei Caraibi.

Il rapporto descrive come “vergognoso” il fatto che una donna su tre in età riproduttiva a livello mondiale sia affetta da anemia, che ha conseguenze significative sulla salute e sullo sviluppo sia per le donne che per i loro bambini. Nessuna regione ha mostrato un calo nell’anemia tra le donne in età riproduttiva, e la prevalenza in Africa e Asia è quasi tre volte superiore a quella ad esempio del Nord America.

I tassi di solo allattamento materno in Africa e in Asia sono 1,5 volte più alti di quelli del Nord America, dove solo il 26% dei bambini sotto i sei mesi riceve esclusivamente il latte materno.

L’altro lato della fame: l’obesità in aumento
L’obesità negli adulti sta peggiorando e più di uno su otto adulti al mondo è obeso. Il problema è più significativo in Nord America, ma anche l’Africa e l’Asia stanno vivendo una tendenza al rialzo.

La denutrizione e l’obesità coesistono in molti paesi e possono anche essere visti fianco a fianco nella stessa famiglia. Uno scarso accesso al cibo nutriente a causa del suo costo più elevato, lo stress di vivere con insicurezza alimentare e gli adattamenti fisiologici alla privazione del cibo aiutano a spiegare perché le famiglie con insicurezza alimentare possono avere un maggiore rischio di sovrappeso e obesità.

Un appello ad intervenire
Il rapporto richiede l’attuazione e l’aumento degli interventi volti a garantire l’accesso a cibi nutrienti e la rottura del ciclo intergenerazionale della malnutrizione. Le politiche devono prestare particolare attenzione ai gruppi che sono più vulnerabili alle conseguenze dannose dello scarso accesso al cibo: neonati, bambini sotto i cinque anni, bambini in età scolare, ragazze adolescenti e donne.

Allo stesso tempo, occorre un cambiamento sostenibile verso un’agricoltura e sistemi alimentari sensibili alla nutrizione che possano fornire cibo sicuro e di alta qualità per tutti.

Il rapporto chiede anche maggiori sforzi per costruire una capacità di risposta al cambiamento climatico attraverso politiche che ne promuovano l’adattamento e la mitigazione e la riduzione del rischio di catastrofi.

Fonti:
http://www.fao.org/news/story/it/item/1152149/icode/
http://www.fao.org/state-of-food-security-nutrition/en/

 

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Parco Migliarino – San Rossore – Massaciuccoli: le associazioni ambientaliste si mobilitano http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/parco-migliarino-san-rossore-massaciuccoli-le-associazioni-ambientaliste-si-mobilitano/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/parco-migliarino-san-rossore-massaciuccoli-le-associazioni-ambientaliste-si-mobilitano/#respond Fri, 14 Sep 2018 20:27:28 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12244 A cura di Amici della Terra Versilia, WWF Alta Toscana, Legambiente circoli di Pisa, Versilia e Valdera.

Le associazioni ambientaliste pisane e versiliesi, in previsione del nuovo Piano Integrato del Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, per rispondere ai prevedibili tentativi di ridimensionarne i confini, ricordano che l’attuale assetto del Parco nacque da una serie di studi e approfondimenti che trovarono una splendida sintesi nel Piano Cervellati ancora oggi di stringente attualità.
Un piano che ha portato nel 2004 al riconoscimento del Parco quale Riserva della Biosfera del programma MAB UNESCO con il nome di “Selva pisana”, ampliata nel 2016, verso il Monte Pisano, le Colline di Livorno e di Massarosa, con l’istituzione delle “Selve Costiere di Toscana”, sotto la responsabilità dello Stato.

Con il nuovo Piano, si chiede di includere nei confini del Parco la Riserva della Biosfera delle “Selve Costiere di Toscana” e andare oltre.
I tempi e le ricerche sono maturi per proporre un incremento dei siti di Interesse Comunitario del Parco e delle relative Zone Speciali di Conservazione, sia sul Litorale Pisano che su quello Versiliese (area boscata a nord di Via Comparini), e in altre aree della Versilia di grande valore ambientale con la costituzione di un “SIC discontinuo” che includa il Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il Lago di Porta e le Dune di Forte dei Marmi.

Solo un ampliamento del Parco e delle aree di diritto comunitario (SIC/ZPS e ZSC), e un suo ruolo più centrale nelle politiche di difesa del territorio, potranno consentire di tutelare adeguatamente la foresta costiera più grande del Mediterraneo e uno dei sistemi dunali meno alterati d’Italia, costantemente aggrediti e minacciati da interessi speculativi.

Si ricorda che le finalità della legge quadro sulle aree protette sono: la tutela del paesaggio, degli equilibri idraulici e idrogeologici, la cultura dei luoghi e, soprattutto, la conservazione della biodiversità indispensabile per la stabilità del Clima, la salvaguardia della qualità dell’Aria e dell’Acqua.
Ampliare queste aree costituisce, quindi, una garanzia per la difesa di territori caratterizzati da ambienti e paesaggi unici, intrisi di storia e di cultura, per la qualità della vita di chi li abita, difendendoli dall’avidità speculativa di chi pensa di appropriarsene per sfruttarli ai soli fini economici cancellandone l’identità.

Per promuovere questa idea è necessario fare crescere una nuova generazione di sostenitori del Parco ed aprire un dialogo costruttivo con le Istituzioni, la Politica e la Società Civile.
A tale scopo, le Associazioni invitano tutti coloro che hanno a cuore il Parco a prendere contatto con le sedi locali per partecipare al lavoro da svolgere. Lavoro che includerà un calendario di incontri con l’Ente Parco, le amministrazioni locali e le attività economiche del territorio.
Finalità degli incontri sarà quella di illustrare le proposte di ampliamento del Parco e le proposte di miglioramento infrastrutturale del litorale pisano e versiliese e di condividere le preoccupazioni per il progetto dell’Asse di penetrazione a Viareggio e per l’impatto della realizzazione della “Piattaforma Europa”, prevista nel progetto di ’ampliamento del porto di Livorno, che rischia di incrementare l’erosione in gran parte del litorale, a fronte di ritorni economici molto improbabili.

 

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In ricordo di Federico Oliva http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/in-ricordo-di-federico-oliva/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/in-ricordo-di-federico-oliva/#respond Thu, 13 Sep 2018 13:38:38 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12242 di Silvia Viviani, Presidente dell’INU.

Federico Oliva ci ha lasciati nella notte fra venerdì e sabato, in Grecia, dove resterà.
Lo apprendiamo, all’improvviso, con profondo e doloroso sconcerto, in un vuoto che si riempie sempre di più, con il passare delle ore, di tristezza infinita.
Lo ricorderemo, non solo in questi primi momenti di sconvolta incredulità, ma per sempre, per quel che è stato fra noi, un amico ricco di umanità da cogliere nelle pieghe dei tratti ironici, oltre che per tutto quello che ci lascia come urbanista fra i più eccelsi del nostro Paese e, nel nostro Istituto, nella nostra casa comune, per quel che ci ha dato e continuava a darci, il nostro presidente, il nostro direttore, più di tutto il nostro riferimento.

Ci mancheranno il suo passo lento e la sua ironia, il pensiero profondo e quel suo scrivere con grande maestria. Lo terremo sempre vicino.
Nelle occasioni che verranno, per ricordarlo, con i tanti amici e colleghi, gli renderemo merito, senza tradirne la verità d’animo.
Siamo pronti a trovare le forme, i modi migliori, quelli a lui più consoni, per ripercorrerne la vastità del portato culturale, che ci lascia come patrimonio comune.

Gli dedichiamo il prossimo Congresso nazionale dell’Istituto, al quale avrebbe dato il contributo che solo lui sapeva dare.

Inviamo alla famiglia, agli amici più cari, ai colleghi più vicini, il nostro affettuoso abbraccio.

Chi è stato Federico Oliva

Federico Oliva, nato nel 1945 a Viggiù (Varese), si era laureato in Architettura nel luglio 1969 presso il Politecnico di Milano, dove è stato professore ordinario di Urbanistica presso la Scuola di Architettura, Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni fino al 2015.

Componente del Comitato scientifico di Legambiente e corrispondente dall’Italia della Rivista Cyudad y Territorio – Estudios Territoriales (Spagna) dal 1996.

Socio dello studio FOA Federico Oliva Associati.

Progettista Piani Territoriali di coordinamento (Pesaro e Urbino, Perugia, Forlì, Piacenza, Reggio Emilia, Matera), Piani Urbani Comunali (Roma, Ivrea, Reggio Emilia, La Spezia, Cuneo, Carpi, Carrara, Potenza, Monopoli, Melzo, Lodi, Vigevano, Saronno, Senigallia), Progetti Urbani in Italia e all’estero, così numerosi da rendere difficile elencarli tutti.

Ha svolto moltissimi incarichi scientifici, una lunga e costante attività di ricerca.

Autore di molteplici saggi, articoli e testi.

Cofondatore del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo (CRCS) presso il Politecnico di Milano, associazione operativa dal 2009 per la promozione di studi sulle trasformazioni del suolo, fondata da Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano, Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e Legambiente ONLUS.

Ha ricoperto la carica di presidente dell’INU dal 2006 al 2013.

Dal 2012 curava la rubrica “Contropiano” su Urbanistica Informazioni.

Dal 2014 era Direttore della rivista Urbanistica.

Ha avuto un ruolo rilevante negli avanzamenti disciplinari e nel dibattito pubblico intorno ai principali temi del governo della città e del territorio, delle politiche e degli strumenti urbanistici, portandovi il proprio pensiero, le esperienze maturate, lo studio e la conoscenza delle pratiche e misure più innovative di regolazione e progettazione urbanistica italiane ed estere.

In ogni sua attività, ha dato contributi significativi, senza mai venire meno all’impegno politico e alla passione, che spesso celava con l’ironia dell’intelligenza.

Ha scritto con particolare maestria, coniugando la profondità delle riflessioni alla chiarezza e alla semplicità di linguaggio.

Ha ricevuto affetto e stima come docente e come progettista, per quanto ha saputo dare nelle aule e nei territori che ha praticato e voluto migliorare. Non era possibile non riconoscergli l’autorevolezza che viene dalla padronanza completa della materia, declinata con sapienza in campo teorico e sperimentata con rigore e capacità innovativa nelle pratiche progettuali.

Nelle recenti “Sei righe” che ha scritto per “Contropiano”, in Urbanistica Informazioni 275/276, rileva, con piglio critico e franchezza, che nel “Contratto per il governo del cambiamento”, «all’urbanistica sono dedicate sei righe di un testo che complessivamente ne conta 1.980»; mentre non vi è traccia di termini quali “urbanistica” e “governo del territorio”. Conclude una breve ma densa serie di argomentazioni, constatando che non vi è «niente di nuovo all’orizzonte, ma una sostanziale continuità con il passato. E questa non è una bella notizia». Parole dure e sincere, che raccontano dell’uomo convinto del valore politico e sociale della nostra disciplina, di un’urbanistica capace di riformularsi per rispondere alla presenza ineludibile della città pubblica per lo sviluppo del Paese.

Come Presidente dell’INU e come Direttore di Urbanistica, ha difeso e rafforzato i tratti peculiari e la storia consolidata dell’Istituto e la dimensione scientifica della rivista.

Quando apre la nuova serie di Urbanistica (n. 152), nel suo editoriale dichiara «l’ambizione di affrontare, pur nella continuità della linea culturale e disciplinare dell’INU, le necessità di profondo rinnovamento che devono investire l’urbanistica italiana a fronte dei grandi cambiamenti che stanno interessando le città italiane in questi ultimi vent’anni con sempre maggiore intensità». Non esita a rilevare la «crescente insoddisfazione per la qualità delle esperienze urbanistiche condotte in Italia negli ultimi decenni» e la «marginalizzazione crescente che la pianificazione sta conoscendo nella società italiana, anche a causa della troppa distanza che sempre più spesso si verifica tra le proposte e le decisioni per governare la città e il territorio e gli esiti concreti che tali proposte e decisioni riescono a conseguire». Per questi motivi, la sua Urbanistica si è occupata, allargando lo sguardo alla città europea, della città italiana, «come essa oggi si presenta nel mezzo di un processo di trasformazione di una portata tale da mettere in discussione strumenti e pratiche d’intervento che ritenevamo consolidati, cercando di mettere a fuoco le soluzioni più adatte per affrontare la nuova condizione urbana che si sta delineando».

Federico non amava le ambiguità, perciò, in quell’Editoriale riafferma senza alcuna titubanza «il ruolo che abbiamo sempre attribuito al piano urbanistico, quale strumento fondamentale, anche se non unico, per garantire un’efficace capacità di governo, nella consapevolezza che anch’esso debba cambiare in modo radicale, recuperando innanzitutto l’indispensabile capacità progettuale affidata alle strategie, alle regole e ai progetti.

 

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Energie rinnovabili 2018-2020: nuovo decreto ministeriale alle battute finali http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/energie-rinnovabili-2018-2020-nuovo-decreto-ministeriale-alle-battute-finali/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/09/energie-rinnovabili-2018-2020-nuovo-decreto-ministeriale-alle-battute-finali/#respond Thu, 13 Sep 2018 13:33:58 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12240

A cura dell’Ing. Donato Cancellara.

Risale al 23 giugno 2016 l’ultimo decreto approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. In quel caso si trattava di impianti diversi dal fotovoltaico.

Alcuni si ricorderanno che fu un decreto che permise ai fautori di una politica energetica, basata anche sul solare termodinamico, di sperare per l’autorizzazione dei loro impianti indissolubilmente legati ad una lauta incentivazione statale. Infatti, si trattò di un decreto che prevedeva misure di incentivazione per il Solare Termodinamico per impianti aventi potenza elettrica minore di 5 MW, attraverso il meccanismo dei registri e per un contingente massimo di 20 MW, oltre che un accesso attraverso il meccanismo delle aste a ribasso per gli impianti aventi potenza elettrica maggiore di 5 MW e per un contingente di 100 MW. Superfluo ricordarlo che il suddetto decreto fu un totale fallimento per il solare termodinamico in Basilicata ed in Italia in generale. Pensare che 120 MW di solare termodinamico potessero contribuire significativamente alla politica energetica nazionale era ed è pura follia! Consentire alle società di scopo di realizzare impianti in Italia per acquisire un bagaglio di competenze, cosiddette know-how, da utilizzare per fare affari nei tanto competitivi Paesi esteri, era ed è altrettanto folle.

Oggi, con il nuovo Governo, si ritorna a parlare di incentivazione alle rinnovabili per il triennio 2018-2020. È quasi in veste definitiva il nuovo decreto rinnovabili 2018 dopo esser stato inviato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente per l’approvazione ufficiale. Nel decreto non è presente il solare termodinamico e viene reintrodotta l’incentivazione per il fotovoltaico per gli impianti di potenza superiore ai 20 kW che non hanno accesso alle detrazioni fiscali. È bene ricordare che continuano a non essere ammessi agli incentivi gli impianti fotovoltaici ubicati in aree agricole.

Secondo la bozza del nuovo decreto, potranno accedere all’incentivazione statale tramite un sistema di iscrizione ai registri, gli impianti di nuova costruzione, integralmente ricostruiti e riattivati, di potenza inferiore ad 1 MW; gli impianti oggetto di un intervento di potenziamento, qualora la differenza tra il valore della potenza dopo l’intervento e quello della potenza prima dell’intervento sia inferiore ad 1 MW; gli impianti oggetto di rifacimento di potenza inferiore ad 1 MW.

Per gli impianti aventi potenza elettrica superiore ad 1 MW, l’aggiudicazione dell’incentivo potrà avvenire unicamente tramite partecipazione a procedure competitive di aste al ribasso, nei limiti di contingenti di potenza dettati dal decreto.
Si tratta delle seguenti tipologie di impianti: eolico e fotovoltaico (gruppo A); fotovoltaico i cui moduli fotovoltaici sono installati in sostituzione di coperture di edifici su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto (gruppo A-2); impianti idroelettrici, geotermoelettrici, impianti a gas residuati dei processi di depurazione ed impianti alimentati da gas di discarica (Gruppo B); impianti eolici, idroelettrici e geotermoelettrici oggetto di rifacimento totale o parziale (Gruppo C).
Il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) pubblicherà i bandi relativi ai registri ed alle procedure di asta al ribasso, rispettando una serie di scadenze. I bandi dovrebbero essere 7 e il primo sarà pubblicato il 31 gennaio 2019. Ne seguiranno altri nei mesi di maggio, settembre del 2019, nei mesi gennaio, maggio ed agosto del 2020 e, per ultimo, nel mese di gennaio 2021.

La potenza messa a disposizione per l’iscrizione ai registri nei 7 bandi, sarà la seguente: 650 MW per il Gruppo A; 700 MW per il Gruppo A-2; 70 MW per il Gruppo C; 70 MW per il Gruppo D.
La potenza messa a disposizione nelle aste, complessivamente nei 7 bandi, sarà la seguente: 4800 MW per il Gruppo A; 140 MW per il Gruppo B; 490 MW per il Gruppo C.

È evidente che non si respira tanto aria di cambiamento con il nuovo decreto rinnovabili rispetto alle precedenti strategie governative. L’eolico potrà contare, sia pur insieme al fotovoltaico, su un contingente di quasi 5500 MW di potenza elettrica installabile. È inutile ricordare che le Regioni maggiormente interessate saranno la Basilicata, la Puglia e parte della Campania.

Difficilmente ci potrà essere rispetto del territorio senza alcuna modifica correttiva al famigerato d.lgs. n. 387/2003 e, soprattutto, al suo articolo 12 recante “razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative” che ha aperto la strada ad una deregolamentazione selvaggia e con essa ad un incontrollato proliferare di impianti FER che crocifiggono il territorio piuttosto che arricchirlo.

Si ritiene che una seria politica energetica debba inevitabilmente passare dalle rinnovabili e dal progressivo abbandono delle fonti fossili, ma senza dimenticare che anche gli impianti alimentati da fonti rinnovabili devono essere progettati integrando gli stessi nel territorio secondo un’autentica sostenibilità, evitando, contrastando e punendo tutte quelle elusioni normative condotte da tanti che si propongono come sostenitori della Green Economy, ma in realtà unicamente interessati all’accaparramento degli incentivi statali tramite spregiudicate strategie affaristiche che hanno tanto di Economy e poco di Green.

 

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