www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Tue, 29 Nov 2022 16:18:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.6 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2011/08/cropped-logo_salviamoilpaesaggio-32x32.jpg www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog 32 32 Con l’augurio di un anno intero (almeno) dedicato ai diritti del suolo! http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/con-laugurio-di-un-anno-intero-almeno-dedicato-ai-diritti-del-suolo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/con-laugurio-di-un-anno-intero-almeno-dedicato-ai-diritti-del-suolo/#respond Tue, 29 Nov 2022 16:18:19 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15665 Il 5 dicembre, come ogni anno, a ogni latitudine del nostro pianeta si celebrerà la Giornata mondiale del suolo.

Ci sono due modi di avvicinarsi a questo importante appuntamento, entrambi strettamente legati all’esperienza diretta: con lo spirito ormai disincantato di chi registra – ogni anno – fiumi di parole e avvisi di emergenze relegati nello spazio di quelle sole ventiquattro ore e chi, al contrario, spera che sia “la volta buona”, che danni e pericoli risultino finalmente così evidenti da tradurre i messaggi in azioni concrete.

Quest’anno vorremmo appartenere alla seconda categoria e far prevalere un’impressione positiva basandoci su un paio di novità che nelle ultime settimane ci hanno fatto intuire un possibile (ma è bene essere cauti ed evitare proclami…) cambiamento di rotte. Sia a livello europeo e sia all’interno delle rappresentanze parlamentari nazionali.

Clima e suolo: un accordo storico a livello europeo

A livello continentale il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico (provvisorio, in attesa di piena adozione) sull’aumento del contributo che il settore dell’uso del suolo, del cambiamento di uso del suolo e della silvicoltura (LULUCF-Land use, land-use change, and forestry) dovrà offrire agli obiettivi dell’Ue in materia di clima.

Che cosa significa? Che, finalmente, la politica europea riconosce l’enorme ruolo ecosistemico del suolo e lo collega strettamente al contrasto del cambiamento climatico. Il suolo assume una prioritaria identità di attore strategico per il raggiungimento del Fit-for-55, cioè l’obiettivo che l’Unione europea si è posto per raggiungere nel 2030 la riduzione delle emissioni di gas serra, pari al 55% rispetto all’anno 1990.

Per arrivare al traguardo di questo obiettivo ormai non più procrastinabile, anche il suolo dovrà (e potrà) fare la sua parte. Secondo quanto concordato gli Stati europei dovranno arrivare entro il 2030 a 310 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente di assorbimenti netti solo grazie ai settori di competenza dell’accordo. Il settore LULUCF comprende l’uso di terreni, alberi, piante, biomassa e legname ed è responsabile sia dell’emissione che dell’assorbimento di CO₂ dall’atmosfera. L’obiettivo è aumentare progressivamente gli assorbimenti e ridurre le emissioni in modo da raggiungere l’obiettivo a livello dell’Ue, impegnando ogni Stato membro a perseguire un obiettivo nazionale vincolante assegnatogli, da conseguire entro il 2030. Potremmo definirlo un preciso patto contrattuale: ogni Stato Ue conosce oggi in quale misura dovrà tutelare la primaria risorsa suolo ed è lecito credere che il suo consumo possa così tendere ai minimi termini (in attesa che l’accordo provvisorio venga approvato…).

Arresto del consumo di suolo: si torna in Parlamento!

In Italia, invece, è ritornata in Parlamento – alla Camera dei Deputati – la Proposta di Legge del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati, ed è una bella notizia perché a (ri)presentarla è una eletta per il suo secondo mandato, che ha riconosciuto all’importante lavoro dell’intera Rete del Forum (oltre mille organizzazioni e decine di migliaia di aderenti individuali) non solo l’elevato valore ambientale ma anche la sua forza giuridica. La parlamentare è l’onorevole Stefania Ascari, avvocato quarantaduenne (Movimento 5 Stelle) che si è detta ben conscia delle difficoltà che la norma incontrerà sul suo cammino dopo essere stata incardinata nel 2018 in commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura del Senato per poi essere gravemente congelata dalle pressioni di potenti lobby. Che, evidentemente, ancora non hanno compreso come l’arresto del consumo di suolo e la salvaguardia del suolo ancora non antropizzato e compromesso, suggeriscano un pieno orizzonte di sviluppo per l’intero comparto edilizio orientato al recupero e riuso dell’ingente patrimonio esistente e non utilizzato anziché alle nuove costruzioni.

La Proposta di Legge è ora disponibile alla sottoscrizione da parte di ciascuno degli eletti alla Camera e saremmo davvero lieti di registrare la condivisione di tanti altri Onorevoli e di una visibile trasversalità: ci stiamo (pre)occupando di un tema prioritario e vogliamo sperare che questa norma raccolga l’adesione a discuterne da parte di appartenenti a tutte le forze politiche presenti in Parlamento e non sia vissuta, dunque, come una “battaglia di parte” ma come uno strumento di tutela per risolvere una conclamata emergenza.

Se ci fossero ancora dubbi sul valore del suolo, non scordiamoci quello che ci dice il Rapporto ISPRA sia in termini di perdita dei servizi ecosistemici e sia, addirittura, sotto il profilo economico/finanziario: un costo annuale medio tra 89.000 e 109.000€ l’anno per ciascun ettaro di terreno libero che viene impermeabilizzato. Il consumo di suolo costa davvero tanto alle nostre comunità!

E per questo vogliamo augurarci che il prossimo 5 dicembre duri almeno un anno: utopia? Eduardo Galeano si domandò «a che serve l’utopia? Serve per questo: perché io non smetta mai di camminare».

Camminiamo, dunque. Ben sapendo che l’utopia, in fondo, è un obiettivo realizzabile…

Alessandro Mortarino

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La Corte Costituzionale dichiara illegittima la Legge Regionale che voleva ridurre i confini del Parco Regionale Sirente Velino http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/la-corte-costituzionale-dichiara-illegittima-la-legge-regionale-che-voleva-ridurre-i-confini-del-parco-regionale-sirente-velino/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/la-corte-costituzionale-dichiara-illegittima-la-legge-regionale-che-voleva-ridurre-i-confini-del-parco-regionale-sirente-velino/#respond Tue, 29 Nov 2022 16:12:26 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15663 A cura di WWF Abruzzo.

La Corte Costituzionale si è espressa con la sentenza n. 235/2022: il taglio del Parco regionale Sirente Velino è illegittimo! Il pronunciamento salva molte migliaia di ettari di territorio protetto che la Regione Abruzzo aveva eliminato dal territorio del Parco regionale.

Le Associazioni ambientaliste (WWF Abruzzo, Lipu Abruzzo, Pro Natura Abruzzo, Italia Nostra Abruzzo, Mountain Wilderness, CAI Abruzzo, Salviamo l’Orso, Orso and Friends, Altura Abruzzo, Appennino ecosistema, Touring Club Italiano, Dalla parte dell’Orso, Comitato Salviamo il Parco Sirente Velino e altre) avevano creato una grande mobilitazione contro l’incomprensibile e scellerata decisione della Giunta regionale, lanciando una petizione on line che ha raggiunto più di 125.000 firme, raccogliendo l’appello di cinquanta personalità della scienza e della cultura abruzzesi e italiane rivolto al Presidente della Regione e all’Assessore all’ambiente, pubblicando articoli sulla stampa, anche su testate importanti a livello nazionale e portando la discussione e la richiesta di scongiurare la riduzione del Parco su un piano di attenzione più ampio di quello locale.

Nonostante questo, la Regione Abruzzo è rimasta sorda agli appelli, il Presidente Marco Marsilio non ha mai incontrato le Associazioni o sentite le popolazioni per raccogliere le istanze e confrontarsi con tutti i portatori di interesse, accampando come “volontà del territorio” delibere di consigli comunali datate di diversi anni e riferite a compagini amministrative spesso mutate.
Il WWF, poi, una volta approvata la Legge regionale con i confini ridotti del Parco, aveva presentato una richiesta al Governo di impugnativa sollevando successivamente attraverso una memoria alla Corte Costituzionale, tra le altre questioni, proprio il fatto che la riperimetrazione attuata andasse a compromettere “il nucleo minimo di salvaguardia del patrimonio naturale” richiesto dalla normativa nazionale.

Ora la sentenza della Corte Costituzionale dà una sonora batosta all’amministrazione regionale che pensa di ridurre i confini di un’area protetta, mentre gli obiettivi comunitari chiedono esattamente il contrario.
È indubbiamente una grande sconfitta far passare la decisione dei confini dell’unica area protetta regionale attraverso una diatriba giuridica, meglio avrebbe fatto la Giunta regionale ad accogliere l’invito che le Associazioni ambientaliste non hanno mai cessato di lanciare, quello della ricerca di un dialogo e di un confronto con la creazione di un tavolo di ascolto e di nuova programmazione del territorio, basato però sulla tutela del grande patrimonio naturalistico che il territorio del Parco regionale Sirente Velino custodisce.
Ora si lavori insieme per il bene dell’area protetta, il Parco ha bisogno di altro: di essere dotato di strumenti per esercitare la propria funzione, dell’approvazione del Piano di gestione, della possibilità di indennizzare velocemente i danni da fauna all’agricoltura e agli allevamenti, di un piano di rilancio che punti alla promozione turistica…

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Appello: quale idea di futuro per Pisa? Fermiamo la speculazione edilizia a due passi dalla Piazza del Duomo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/appello-quale-idea-di-futuro-per-pisa-fermiamo-la-speculazione-edilizia-a-due-passi-dalla-piazza-del-duomo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/appello-quale-idea-di-futuro-per-pisa-fermiamo-la-speculazione-edilizia-a-due-passi-dalla-piazza-del-duomo/#respond Tue, 29 Nov 2022 16:07:10 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15661 La Cattedrale di “marmo bianco come la neve” dell’architetto Busketo, il Battistero di Deotisalvi, il Campanile forse di Bonanno, la celebre torre pendente, e il Camposanto monumentale. La Piazza del Duomo di Pisa è patrimonio dell’Unesco dal 1987 assieme agli edifici circostanti, dal Palazzo dell’Opera allo Spedale di Santa Chiara. In questa zona della città, nel quartiere di Santa Maria, migliaia di turisti convergono ogni giorno e proprio qui, a circa 200 metri in linea d’aria dai quattro monumenti, si prepara un’incredibile operazione speculativa che interessa 17.000 mq nell’area dell’ex Caserma Artale del battaglione Folgore.

Nel 2018 il complesso – un intero isolato di forma quadrilatera delimitato a Nord e a Ovest dagli edifici dell’Ospedale Santa Chiara e a Est dall’Orto botanico – è stato ceduto dal Demanio al Fondo Investimenti per la valorizzazione Comparto Extra, un fondo di investimento gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti, per circa 8 milioni di euro. Tramite un’operazione di svendita e privatizzazione, l’ex Caserma Artale è stata così acquistata per una cifra inferiore ai 4 milioni di euro dalla San Ranieri Srl, un soggetto privato il cui unico interesse è la rendita a profitto. Ancora una volta un bene comune passa da uso militare ad uso civico ma viene privatizzato, venduto per ottenere plusvalenze nella totale noncuranza dei reali bisogni del quartiere e dei suoi abitanti attuali e futuri. Per farci cosa? Quale idea si ha di quest’area strategica della città?

Il progetto, non ancora definitivo, prevede la realizzazione di parcheggi con una struttura a quattro piani, un nuovo edificio per 24 alloggi di edilizia residenziale privata di lusso del tutto incoerente con la morfologia storica dell’isolato, un albergo ed un hotel studentesco ricavati negli edifici storici, la trasformazione del teatrino storico (con affreschi del primo Novecento) in minimarket.

Ed infine la trasformazione del grande spazio interno, che nel progetto presentato si configura di fatto come un giardino condominiale, parzialmente occupato da viabilità e parcheggi e chiuso con cancellate, anziché come un grande spazio verde pubblico.
Una speculazione edilizia a tutti gli effetti con molte criticità, in primis quella della mancanza di sostenibilità ambientale e sociale, requisito fondamentale per ogni operazione di rigenerazione urbana.

Fra le previsioni di maggiore impatto c’è fra l’altro il nuovo parcheggio, che attrarrebbe automobili e comporterebbe un aumento esponenziale del traffico veicolare, in una zona già congestionata da residenti, turisti e utenti dell’ospedale.
Ma soprattutto non sono previste relazioni di alcun tipo né con l’area del Santa Chiara – per la quale da tempo si cerca di immaginare un futuro – né con la Piazza del Duomo.
Anche il progetto del britannico David Chipperfield, vincitore del concorso internazionale bandito quindici anni fa per la “Riqualificazione urbanistica del complesso ospedaliero universitario di Santa Chiara, prospiciente la Piazza dei Miracoli”, puntava sulla creazione di verde urbano e immaginava di ripensare l’area Artale in rapporto con la Piazza del Duomo ed il quartiere.
Esattamente il contrario di quel che oggi si pensa per l’area dell’ex Caserma : il piano di recupero proposto risponde esclusivamente a criteri di massima redditività dell’insediamento e di sfruttamento intensivo di tutte le superfici preesistenti, con impatti pesanti e negativi per il futuro del quartiere e della città, a due passi dalla Piazza del Duomo, senza alcun legame con il contesto.

La Caserma Artale deve configurarsi come un’operazione di rigenerazione urbana strategica, un’occasione per sviluppare un progetto innovativo guidato da una forte strategia pubblica – da definire anche attraverso la partecipazione della cittadinanza e di tutti i soggetti interessati – che persegua la sostenibilità ambientale e sociale, la centralità dell’interesse pubblico, la realizzazione di spazi pubblici e di servizi per la cittadinanza e il quartiere, in sinergia con l’Università e il Diritto allo Studio ed in stretto rapporto con l’area del Santa Chiara.

Primi firmatari:
Franco Allegretti
Teresa Arrighetti
Paolo Berdini
Francesco Caglioti
Antonino Caleca
Emma Ferrieri Caputi
Lorenzo Carletti
Sara Gainsforth
Cristiano Giometti
Vittorio Emiliani
Rossano Pazzagli
Luigi Piccioni
Piero Pierotti
Francesca Polacci
Adriano Prosperi
Enzo Scadurra
Salvatore Settis
Alberto Ziparo

(Nell’immagine: l’area della ex Caserma Artale che verrebbe investita dal progetto speculativo, anticipazione di analoghi progetti che rischiano di investire tutta l’area dell’Ospedale – in via di dismissione – di Santa Chiara che collega l’ex Caserma a Piazza dei Miracoli. Il rischio è quello di una macdonaldizzazione del cuore di uno dei centri storici più pregiati e famosi del mondo).

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Fermare pista ciclabile e abbattimento alberi in Via Don Bosco a Vallecrosia http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/fermare-pista-ciclabile-e-abbattimento-alberi-in-via-don-bosco-a-vallecrosia/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/fermare-pista-ciclabile-e-abbattimento-alberi-in-via-don-bosco-a-vallecrosia/#respond Tue, 29 Nov 2022 15:59:06 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15659 A Vallecrosia, in Liguria, è già in corso l’abbattimento di tutta la storica alberata di aranci ed oleandri che hanno circa sessant’anni, ed è prevista la copertura di un antico pozzo freatico, il tutto per la creazione di una pista ciclabile.

I lavori relativi alla pista ciclabile di Via Don Bosco (da via Romana a ex Casa Comunale) presentano molte criticità:

  • è già in corso l’abbattimento di tutta la storica alberata di Via Don Bosco; l’alberata di aranci ed oleandri ha circa sessant’anni: in termini ambientali, la sua perdita è irrimediabile e non compensabile con nuove piantumazioni di alberi più giovani;
  • è prevista la copertura di un antico pozzo freatico, tuttora funzionante, nel parcheggio adiacente a Via Don Bosco;
  • la perdita di 75 alberi pluridecennali e di un pozzo d’acqua privano la zona di efficaci presidi contro l’inquinamento e la crisi climatica, con il pretesto di incrementare la mobilità sostenibile;
  • la pista ciclabile si situerebbe in zona ad alta densità abitativa, innestandosi con undici passi carrabili e svariate attività commerciali;
  • non risponde alle reali esigenze dei residenti, perché diminuisce fortemente i parcheggi lungo la via;
  • restringe il marciapiede più utile, rendendolo più difficilmente percorribile;
  • molti aspetti del progetto esecutivo approvato (tra cui le misure di marciapiedi e carreggiata) non corrispondono ai rilievi effettuati sul posto;
  • si teme l’abbattimento dei tigli del secondo tratto di Via Don Bosco per la prosecuzione della pista ciclabile.

Questi interventi cancellerebbero quello che rimane del patrimonio storico, culturale e ambientale di Vallecrosia del quartiere.

Contribuiamo a impedire questo ennesimo danno sociale e ambientale sottoscrivendo questa petizione on line.

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Gli invasi artificiali non sono una soluzione alla siccità http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/gli-invasi-artificiali-non-sono-una-soluzione-alla-siccita/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/gli-invasi-artificiali-non-sono-una-soluzione-alla-siccita/#respond Tue, 29 Nov 2022 15:54:33 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15657 Lettera di Pro Natura Piemonte ai Ministri dell’Ambiente e Sicurezza energetica e dell’Agricoltura e Sovranità alimentare e ai vertici della Regione Piemonte.

E’ sotto gli occhi di tutti la grave situazione di siccità che ha colpito la nostra Regione e che non interessa soltanto gli strati superficiali del suolo, ma sta fortemente penetrando in profondità. La grave crisi idrica in corso va inquadrata nella crisi climatica ed ecologica in atto, per cui andrebbe affrontata in modo strutturale, individuando le cause e non cercando di tamponare qualche sintomo. Ecco perché riteniamo sbagliato cercare di risolvere il problema della carenza d’acqua con la costruzione di nuovi invasi

Perché è un grave errore costruire grandi invasi? Innanzitutto c’è un enorme consumo di suolo, ormai insostenibile, e una sensibile variazione della portata del corso d’acqua, su cui incide la diga, a monte e a valle della medesima con tutte le conseguenze ecologiche che questo comporta. Infatti, le dighe hanno un fortissimo impatto sui sistemi idrografici. Gli studi effettuati da anni hanno messo in evidenza che le dighe, insieme alle escavazioni in alveo, hanno determinato una mancanza di sedimenti nel reticolo idrografico, con pesanti incisioni degli alvei e, soprattutto, erosione costiera, con scomparsa di estese spiagge marine. Quanto si è speso finora per realizzare opere di difesa dei litorali? Ma, non solo. Sono stati registrati danni a ponti e altri manufatti lungo i fiumi, con necessità di ingenti esborsi di denaro pubblico per ricostruirli o ripararli.

Si sa da tempo che l’incisione anomala degli alvei fluviali e l’erosione delle coste sono i principali fattori del depauperamento delle falde freatiche e del tanto richiamato, questa estate, “cuneo salino”, ovvero la risalita delle acque salate marine all’interno dei terreni costieri, imputata, erroneamente, unicamente alla siccità. Se la causa del “cuneo salino” fosse effettivamente solo la siccità, perché si vogliono costruire dighe e invasi che manderanno al mare meno acqua, non contrastando così la risalita delle acque salate?

Ci sono ben altri problemi che non si prendono mai in considerazione. Quanta acqua evapora dagli invasi? Per l’Italia si calcolano non meno di 10.000 metri cubi all’anno per ogni ettaro di superficie dello specchio d’acqua. Questa quantità è maggiore nel Mezzogiorno e decisamente più grande per i piccoli invasi. La conseguenza è un incremento dell’effetto serra ed un aumento della temperatura. Inoltre nei bacini piccoli, in estate, l’acqua raggiunge temperature elevate che riducono la quantità di ossigeno presente, favoriscono lo sviluppo di alghe e di cianobatteri che producono pericolose tossine: la conseguenza è l’impossibilità di utilizzare l’acqua per usi domestici o per l’irrigazione dei campi.

In conclusione, una diga con il suo bacino è un’opera umana che incide pesantemente sul microclima dei luoghi, modifica gli ecosistemi, cambia la geomorfologia del territorio, altera l’idrologia e i regimi idrici sotterranei, modifica la dinamica delle coste, modifica lo stato tensionale delle rocce su cui grava l’infrastruttura e quella delle sponde.

E, poi, insieme alla diga si costruiscono strade, ponti, muri di contenimento che sconquassano gli ambienti naturali. Al di là degli aspetti ingegneristici e geologici, una diga ha bisogno di una progettazione multidisciplinare, in cui si devono prendere in considerazione anche aspetti biologici, zoologici, microclimatici, sociali, ecc. Le variabili in gioco sono enormi; le incertezze nella previsione dell’impatto dell’opera e delle sue potenziali vulnerabilità non quantificabili con conseguente insuccesso tecnico, economico, ecologico.

Si dice che le dighe evitano che l’acqua nei periodi di pioggia defluisca verso il mare e non resti sul territorio. Oggi c’è la possibilità, secondo gli esperti, di stoccare l’acqua nelle falde acquifere sotterranee impoverite. Vale la pena, da parte delle istituzioni, prendere in considerazione questa opportunità che non consuma suolo, non causa evaporazione e riduce la subsidenza. Inoltre, falde più elevate e più ricche rilasciano lentamente l’acqua nel reticolo idrografico consentendo una distribuzione uniforme tutto l’anno.
Questa soluzione, sempre secondo gli esperti, sarebbe molto più vantaggiosa: i dati reperibili indicano che i sistemi di ricarica controllata della falda costano in media 1,5 euro al metro cubo sulla quantità di acqua infiltrata in un anno; per i bacini artificiali il costo è di 5-6 euro al metro cubo del volume che viene invaso (dati forniti dal CIRF, il Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale con sede a Venezia).

(Immagine tratta dal sito della Regione Piemonte).

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Risoluzione del Parlamento europeo per l’uscita dell’intera UE dal Trattato sulla Carta dell’Energia http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/risoluzione-del-parlamento-europeo-per-luscita-dellintera-ue-dal-trattato-sulla-carta-dellenergia/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/risoluzione-del-parlamento-europeo-per-luscita-dellintera-ue-dal-trattato-sulla-carta-dellenergia/#respond Mon, 28 Nov 2022 06:52:01 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15653 A cura del Forum H2O.

Trivelle e multa Ombrina da 190 milioni di euro, il Parlamento europeo approva durissima risoluzione per l’uscita della UE dal famigerato Trattato della Carta dell’Energia. Norme che hanno portato alla condanna dell’Italia per 190 milioni di euro incompatibili con diritto UE.

Dopo la Francia anche Germania e altri paesi nelle scorse settimane avevano annunciato l’uscita come singoli stati.

Il Parlamento Europeo ha approvato una durissima risoluzione in cui impegna la Commissione Europea a preparare un’uscita coordinata della UE dal famigerato Trattato della Carta dell’Energia, l’accordo del 1994 che ha reso possibile l’oscuro arbitrato che ha portato alla condanna dell’Italia per 190 milioni di euro per aver bloccato il progetto petrolifero Ombrina in Adriatico, denaro da versare alla società Rockhopper. L’Italia ha presentato appello alla decisione.

Il Parlamento da un lato applaude la scelta di diversi paesi europei che recentemente hanno annunciato l’uscita dal Trattato come singoli stati. La Germania lo ha fatto pochi giorni fa, la Francia, la Spagna e l’Olanda a fine ottobre.

Dall’altro censura pesantemente il comportamento della Commissione Europea per non aver relazionato sulle trattative in corso per la modifica sostanziale del trattato. I risultati raggiunti non sarebbero adeguati per risolvere le criticità riscontrate, ad esempio la clausola che permette alle aziende di citare gli stati per 20 anni dopo l’uscita dal Trattato (infatti l’Italia uscì nel 2016 ma è stata condannata lo stesso nell’arbitrato del 2022).

Senza appello il giudizio dei parlamentari sul Trattato: è incompatibile con le norme comunitarie, soprattutto per quanto riguarda gli arbitrati; è un ostacolo per il perseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni clima-alteranti; ha prodotto finora più di 150 arbitrati con cui le aziende cercano di fare pagare agli stati decisioni prese democraticamente, come quelle di uscire o limitare le fossili per tutelare il bene comune.

Purtroppo dobbiamo constatare il provincialismo con cui è stata finora trattata la vicenda dalla gran parte dei commentatori italiani che ha passato il tempo a criticare o addirittura inveire contro gli ambientalisti invece di guardare il cuore del problema e, cioè, riflettere su un trattato vergognoso fatto ad uso e consumo di petrolieri e affini.

https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2022-0421_IT.html

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La frana di Ischia e le lacrime di tanti coccodrilli… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/la-frana-di-ischia-e-le-lacrime-di-tanti-coccodrilli/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/la-frana-di-ischia-e-le-lacrime-di-tanti-coccodrilli/#respond Mon, 28 Nov 2022 06:46:31 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15651 A rischio il completamento della Carta Geologica d’Italia. É il grido d’allarme lanciato dall’ISPRA in occasione dell’incontro “La memoria del territorio a garanzia del futuro: il Progetto CARG” che si è svolto il 14 novembre 2022 a Roma, per evidenziare la necessità di attivare nella legge di bilancio dello Stato un capitolo di spesa dedicato al Progetto CARG e consentire il completamento della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000 che, a conclusione dei fogli avviati nell’ultimo triennio, arriverebbe solo al 55% della copertura del territorio nazionale.

Un’esigenza che non può essere procrastinata, in considerazione della vulnerabilità del nostro territorio, costretto di continuo ad affrontare eventi estremi derivanti dal dissesto idrogeologico e dal cambiamento climatico.

Il Direttore Generale dell’ISPRA, Maria Siclari nell’occasione aveva sottolineato come la conoscenza del territorio e del suo sottosuolo rappresenti un passaggio fondamentale per la prevenzione di disastri, oltreché per l’individuazione delle risorse idriche, energetiche e minerarie e la gestione dei territori: “Dobbiamo consolidare uno strumento fondamentale di conoscenza, qual è il Progetto CARG, che potrà contribuire alla prevenzione di eventi catastrofici e consentire di allineare l’Italia agli altri Paesi Europei che hanno già da tempo completato la copertura geologica del loro territorio e avviato la fase di ulteriore aggiornamento”.

Avviato alla fine degli anni Ottanta, il Progetto CARG prevede la realizzazione di 636 fogli geologici e geotematici alla scala 1:50.000 sull’intero territorio nazionale. Finanziato con una certa regolarità fino al 2000, per poi subire una battuta di arresto per assenza di finanziamenti, ha potuto riprendere la sua attività grazie alle risorse economiche stanziate nelle tre ultime leggi di bilancio.

In questi anni lo studio, le sperimentazioni, il confronto tra i vari esperti, la crescita culturale dal punto di vista della conoscenza geologica del nostro territorio, hanno reso la cartografia del progetto CARG indispensabile al raggiungimento degli obiettivi finalizzati ad uno sviluppo sostenibile, temi al centro dell’agenda della COP27. Quella a rischio, quindi, non è una semplice carta colorata, ma una sofisticata importante infrastruttura di ricerca strategica per la Nazione, che oggi rappresenta lo strumento più completo per leggere il passato e il presente del nostro territorio.

Un vero e proprio heritage culturale e scientifico, strumento fondamentale di conoscenza per il nostro Paese, cittadini e amministratori del territorio, che rischia – con l’esaurimento delle risorse stanziate nel 2022 – di decretare il suo stop.

Il 26 novembre, cioè 12 giorni dopo questo grido di allarme, ISPRA ha così commentato la frana di Ischia: «Un forte nubifragio ha colpito nella notte l’isola di Ischia causando allagamenti, le piogge cadute in maniera violenta all’alba hanno causato una frana nella zona del Celario.

Secondo i dati del Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio – Edizione 2021, complessivamente il 93,9% dei comuni italiani (7.423) è a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera. 1,3 milioni di abitanti sono a rischio frane e 6,8 milioni di abitanti a rischio alluvioni. Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia, e Liguria. Le famiglie a rischio sono quasi 548.000 per frane e oltre 2,9 milioni per alluvioni. Su un totale di oltre 14,5 milioni di edifici, quelli ubicati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono oltre 565.000 (3,9%), quelli ubicati in aree inondabili nello scenario medio sono oltre 1,5 milioni (10,7%)».

Ogni commento ci pare superfluo, così come preferiremmo evitare di ascoltare le tante (troppe…) frasi commosse pronunciate a gran voce dinanzi alle telecamere accese: è ora di accantonare le parole vacue e di avere il coraggio di investire in prevenzione e manutenzione del territorio e di arrivare all’approvazione di una seria legge per l’arresto del consumo di suolo…

Concludiamo con le parole del prof. Paolo Pileri che su Altreconomia così ci ricorda che la difesa del suolo deve essere in cima all’agenda. “Ma così non è –commenta amaramente Pileri – come dimostrano le scarse risorse previste nel Pnrr“…

(Immagine e dichiarazioni tratte dal sito web di ISPRA).

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Ricostruzione Ponte del Pino e gallerie TAV sono compatibili? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/ricostruzione-ponte-del-pino-e-gallerie-tav-sono-compatibili/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/ricostruzione-ponte-del-pino-e-gallerie-tav-sono-compatibili/#respond Fri, 25 Nov 2022 18:30:45 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15646 A cura del Comitato No Tunnel TAV Firenze.

Il Comitato No Tunnel TAV legge della decisione delle Ferrovie di demolire e ricostruire il Ponte del Pino. Questo ponte ha il suo pilone nord, lato Fiesole, esattamente sopra i tunnel del Passante ferroviario che si vorrebbero realizzare.

Da un articolo giornalistico non è dato capire i particolari di questa decisione e soprattutto delle modalità di realizzazione di ponte e tunnel, ma ci sarebbero sicuramente problemi con l’accavallarsi dei lavori; sarebbe improbabile che le due opere possano essere realizzate contemporaneamente.
È bene ricordare che i tunnel dovrebbero essere scavati non contemporaneamente e che il secondo dovrebbe essere scavato, sempre che i tempi fossero rispettati, un paio di anni dopo il primo.

Dalle notizie avute pare che i lavori di ricostruzione del ponte saranno eseguiti tra un paio di anni, quindi si immagina di scavare prima i tunnel.
Ma altre domande sorgono: data la fragilità del Ponte del Pino e visto che lo scavo dei tunnel sarebbe molto superficiale è possibile immaginare che si avrebbero grossi problemi tecnici per questi lavori. Se il progetto del Passante non è cambiato, è prevista, prima dello scavo, la messa in sicurezza di edifici adiacenti al ponte da sostituire.

I lavori in loco paiono aggrovigliarsi pericolosamente.
Il Comitato rivolge perciò la stessa domanda che fa ai decisori da venti anni: perché non realizzare in superficie i due binari che si vorrebbero mettere in due gallerie sotto terra? Perché affrontare spese astronomiche, rischi per la città, impatti ambientali, tempi lunghissimi se ci sono soluzioni più semplici?
Se la testardaggine dei sostenitori dei tunnel continuerà nei prossimi anni vedremo cose adesso inimmaginabili.

(Le due immagini mostrano la pianta del Ponte del Pino e la galleria sottostante, una con la sezione in cui si vede la sezione con il pilone del ponte e un tunnel vicinissimo).

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Basso Molise: presentato ricorso al Presidente della Repubblica contro parco fotovoltaico su terreni agricoli fertili http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/basso-molise-presentato-ricorso-al-presidente-della-repubblica-contro-parco-fotovoltaico-su-terreni-agricoli-fertili/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/basso-molise-presentato-ricorso-al-presidente-della-repubblica-contro-parco-fotovoltaico-su-terreni-agricoli-fertili/#respond Fri, 25 Nov 2022 18:24:52 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15645 A cura della Condotta Slow Food Termoli.

Sottoscritto da Slow Food Regionale Abruzzo-Molise e da AIAB Molise (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica Molise A.P.S.), con il sostegno di Italia Nostra Molise, della Fondazione “Lorenzo Milani” e de “la Fonte”, con l’assistenza dell’avvocato Riccardo Vaccaro, è stato inoltrato al Presidente della Repubblica Italiana un Ricorso Straordinario (ex art. 8 D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199), contro la Regione Molise e ENEL Produzione S.p.A., per chiedere l’annullamento della Determinazione Dirigenziale della Regione Molise n. 4198 del 20.07.2022, con la quale è stata autorizzata la realizzazione e l’esercizio di un impianto fotovoltaico della potenza nominale pari a 2142 kWp e potenza massima di immissione alla rete elettrica pari a 1800 kWp e relative opere di connessione da ubicarsi nel Comune di Larino (CB) in Contrada Piane.

In Molise sono state avanzate richieste per installare pannelli fotovoltaici su circa 2000 ettari di terreni agricoli fertili, collocati nel Basso Molise. Si tratta di richieste assurde e inaccettabili se si tiene conto che in Molise ci sono circa 36.000 ettari di terreni classificati come non agricoli, dove l’installazione di pannelli fotovoltaici potrebbe avvenire senza danno per la collettività.

La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rappresenta un passaggio necessario per contrastare i cambiamenti climatici e per garantire autonomia energetica al nostro paese sottraendolo alla dipendenza e al ricatto delle nazioni che detengono il possesso delle fonti fossili. La guerra contro l’Ucraina, scatenata dalla Russia, ha messo drammaticamente in evidenza quanto sia rischiosa e economicamente insostenibile la dipendenza energetica. Ma, proprio per questo, è necessario che lo sviluppo e la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non avvenga sottraendo terreni fertili destinati all’agricoltura e all’allevamento. La dipendenza dall’estero per soddisfare la necessità di cibo non è certamente meno grave e pericolosa della dipendenza energetica, come la vicenda dell’esportazione di grano dall’Ucraina sta evidenziando.

Le associazioni che hanno promosso il ricorso, rivolgendosi alla massima carica dello Stato, hanno voluto denunciare e fare luce sull’inquietante scelta fatta dalla Regione Molise che, contravvenendo alla legislazione europea, nazionale e regionale, sta concedendo senza nessuna remora autorizzazioni per la realizzazione di parchi fotovoltaici e eolici su terreni agricoli fertili, sottraendoli all’agricoltura che, con le sue produzioni enogastronomiche, rappresenta una delle voci economiche più significative e caratteristiche del Molise.

Il Molise è l’unica regione ad aver perso popolazione dall’unità d’Italia. Ogni anno diverse migliaia di molisani lasciano la propria regione. Distruggere l’agricoltura significa favorire l’abbandono delle campagne e lo spopolamento dei comuni molisani, per questo la tutela dei terreni fertili è una condizione irrinunciabile per salvare il futuro del Molise.

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Paesaggio, piccola storia ignobile in salsa gallipolina http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/paesaggio-piccola-storia-ignobile-in-salsa-gallipolina/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2022/11/paesaggio-piccola-storia-ignobile-in-salsa-gallipolina/#respond Fri, 25 Nov 2022 18:16:25 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=15643 di Fabio Modesti.

Il Tar di Lecce ricostruisce una storia di dirompente offesa al paesaggio ed all’ambiente del litorale di Gallipoli e di connivenza tra autorità pubbliche e interessi privati.

Gallipoli, punta di diamante del circuito turistico. Di quel turismo mordi e fuggi, tutto spiagge, affitti in nero, sballo e annessa violenza che ormai marcano sempre più le stagioni estive nella “città bella” del Salento. Un ruolo che Gallipoli, certo, si è anche cercata ma che ora sta determinando rigetto nei cittadini. Nei decenni, a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, in quella parte di Salento si è abbattuta una vera e propria furia devastatrice del paesaggio appena mitigata dall’istituzione del parco regionale di Isola di S. Andrea e litorale di Punta Pizzo di cui abbiamo raccontato due anni fa. Ora, parte di quel periodo riemerge in una recente sentenza del Tar Puglia sezione di Lecce. Un pronunciamento per un ricorso attivato da una nota società alberghiera che aveva chiesto alla Regione Puglia di rettificare la classificazione di alcune aree di poco più di un terzo di ettaro in zona Baia Verde. Nel Piano paesaggistico (Pptr), si dice nel ricorso, esse erano state erroneamente perimetrate come “zona umida”, “connessione alla Rete Ecologica Regionale” e “immobili e aree di notevole interesse pubblico”. Rimuovendo tali vincoli al paesaggio le aree sarebbero state destinate a parcheggio “ovviamente” «nel pieno rispetto delle caratteristiche paesaggistiche del luogo e con un giusto intervento di ingegneria ambientale che porterà ad aumentare il già presente strato di riporto fino ad una quota di +0,70 mt che mette il terreno in sicurezza rispetto agli eventuali eventi eccezionali sulla previsione fatta a 200 anni».

Il “no” della Regione alla rettifica

La Regione motiva il “no” alla rettifica affermando che «l’individuazione dell’UCP Aree umide effettuata dal Pptr sulle aree in questione non rappresenta un errore, in quanto l’area risulta essere stata oggetto di ripetute trasformazioni, avvenute successivamente alle ricognizioni effettuate dal piano (…) Si evidenzia infine che la trasformazione delle aree sulle p.lle 889, 886 e 888 del fg 25 del Comune di Gallipoli deve essere supportata dai necessari titoli abilitativi, non trasmessi con l’istanza in oggetto». La società ha controdedotto rispondendo che «l’area in questione già da molto tempo prima dell’approvazione del Pptr era priva di qualsivoglia tipo di vegetazione; era stata oggetto di interventi autorizzati dal Comune di Gallipoli fin dal 1989 […] ed era stata interessata da opere oggetto di condono edilizio». Dopo il diniego definitivo da parte della Regione la società ha attivato il ricorso al Tar contestando il mancato coinvolgimento del Comune di Gallipoli nel procedimento regionale e richiamando le autorizzazioni del Sindaco di Gallipoli del 1989 e, di condono, del 1996 «ad eseguire lavori di risanamento dei terreni, attesa la presenza di fenomeni di antigienicità lamentati, previa estirpazione dei canneti, disinfezione e derattizzazione, compattazione del terreno con materiale di riporto e messa a dimora di opere di natura agricola […]» e di sistemazione agricola dei suoli.

La storia ricostruita dal Tar

Ed ora viene il bello perché i giudici amministrativi leccesi ricostruiscono la vicenda risalente nel tempo scrivendo che «corre l’obbligo di precisare che tutta la colmata della zona paludosa esistente nell’area a sud di Gallipoli è stata oggetto di attenzione da parte della magistratura penale con procedimenti che ebbero ad interessare gli amministratori di Praia del Sud S.p.A., società incorporante, a decorrere dal 11.05.1990, la società Praia del Sole, già proprietaria dei terreni de quibus, così come puntualmente evidenziato dalla difesa erariale». Racconta la sentenza che il a gennaio 1994 il Pretore di Lecce – sez. distaccata di Gallipoli – pronunciava la sentenza n. 82/1994, con la quale, dopo aver accertato che i lavori si erano svolti in assenza di autorizzazioni e in spregio delle indicazioni prescritte dalla Regione e dal Comune di Gallipoli, condannava gli imputati, tra i quali l’amministratore dell’epoca di Praia del Sole S.p.a., alla demolizione delle opere abusive ed al ripristino dello stato dei luoghi. Questa prima sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello di Lecce nel 1999 che confermava, tra l’altro, anche la condanna alla demolizione dei manufatti illecitamente realizzati e alla riduzione in pristino dello stato dei luoghi e, successivamente, nel 2000 dalla Cassazione. «Ciò nonostante – aggiungono i giudici amministrativi leccesi -, nulla veniva demolito ed anzi il Comune di Gallipoli provvedeva a rinnovare per ulteriori due anni la concessione edilizia […] dopo la restituzione nel 1994 delle aree precedentemente sequestrate». A luglio del 1996 il Sindaco del Comune di Gallipoli – continuativamente dal 1993 Flavio Fasano (PDS) -, al quale erano state presentate otto distinte istanze in sanatoria dalla Praia del Sud S.p.a., con cui veniva richiesto il rilascio delle concessioni in sanatoria per le opere illegittime realizzate, adottava le concessioni in sanatoria per tutte le istanze. A gennaio 1997 Praia del Sud S.p.a. (già Praia del Sole S.p.a.),  chiedeva al Sindaco del Comune di Gallipoli, una nuova proroga del termine di efficacia della concessione edilizia n. 4691 ed il Comune concedeva la proroga a febbraio 1997 per un periodo di diciotto mesi.

Un’altra piccola storia ignobile del paesaggio pugliese

Il dirigente dell’ufficio tecnico comunale concedeva ad ottobre 1998 il nulla-osta paesaggistico n. 67 descrivendo l’intervento come minimale, non aggressivo e ben inserito nel contesto dei luoghi, «mentre in realtà aveva una portata dirompente sull’ambiente e sul territorio per l’entità delle opere realizzate e previste», scrivono i giudici del Tar. Il nulla-osta comunale per realizzare strutture turistiche all’aperto è stato annullato dalla Soprintendenza per i Beni architettonici, artistici e storici a gennaio 1999. L’allora dirigente tecnico del Comune di Gallipoli fu condannato definitivamente per falso ideologico con sentenze del Tribunale di Lecce nel 2005 e della Corte d’Appello di Lecce nel 2008. Un’altra piccola storia ignobile per il paesaggio, questa volta in salsa gallipolina. Il Tar di Lecce, ora, ha respinto il ricorso della società contro la mancata rettifica al Pptr da parte della Regione Puglia.

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