www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Fri, 19 Jul 2019 20:56:19 +0200 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.4 Italia Nostra ribadisce: mai fatto dietro front! http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/italia-nostra-ribadisce-mai-fatto-dietro-front/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/italia-nostra-ribadisce-mai-fatto-dietro-front/#respond Fri, 19 Jul 2019 20:53:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13051 di Mariarita Signorini, Presidente Nazionale Italia Nostra e Leonardo Rombai, Presidente Italia Nostra Firenze.

In merito alle notizie riportate dalla stampa sulla questione urbanistica a Firenze, Italia Nostra smentisce categoricamente ogni ipotesi di dietro-front. Quando riferito è infatti il travisamento totale e interessato della nostra posizione quale risulta dalla confusa esposizione dei fatti e dall’ancor più confuso dibattito presso la Commissione Urbanistica del Consiglio comunale.

Il ricorso di Italia Nostra è stato mirato, motivato e giustificato fin dall’origine dal pregiudizio urbanistico arrecato dall’applicazione nel centro storico-zona Unesco del testo dell’articolo 13 del regolamento urbanistico, oggetto dell’ impugnazione da parte dell’Associazione, in coerenza con i principi statutari.

Il comune ha amplificato gli effetti dell’ordinanza di sospensione del Consiglio di Stato, estendendone la portata oltre la zona A, e quindi ben oltre la zona Unesco. Non è chiaro quali siano stati i motivi di tale amplificazione, salvo che non si sia ritenuto, del tutto erroneamente, che ciò potesse valere a meglio sostenere le ragioni del Comune.

Comunque Italia Nostra nei giorni scorsi, ha ritenuto ragionevole concordare verbalmente con la difesa del Comune la sola possibile interpretazione del nostro ricorso. In quell’occasione si è precisato e chiarito il significato dei termini usati e spiegato che l’azione è mirata soltanto ed esclusivamente alla tutela del centro Unesco. La Querce è completamente estranea alla zona interessata dal ricorso, essendo collocata in zona B ed è stata citata da noi solo come esempio di edificio storico coinvolto in una ristrutturazione e mutamento di destinazione d’uso e di ciò si è dato atto nel ricorso promosso dalla proprietà della Querce.

Pertanto Italia Nostra resta in fiduciosa attesa della decisione del tribunale amministrativo, prevista per il prossimo mese di ottobre. La posizione processuale e sostanziale dell’Associazione non è assolutamente cambiata: sostenere l’illegittimità dell’articolo 13 in quanto applicato al centro Unesco. Quindi le scuse, il ricorso contro il proprio ricorso, il dietro-front di Italia Nostra che compaiono nei titoli dei quotidiani sono tutti travisamenti.

Vedere anche: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/firenze-il-caos-edilizio-e-frutto-dellassenza-di-regole-non-delle-azioni-dal-basso/

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Jova Beach Party, con le ruspe su habitat dunali e specie importanti http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/jova-beach-party-con-le-ruspe-su-habitat-dunali-e-specie-importanti/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/jova-beach-party-con-le-ruspe-su-habitat-dunali-e-specie-importanti/#respond Tue, 16 Jul 2019 21:28:42 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13047 Rischi e impatti in diverse tappe del tour di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, dalla Calabria all’Emilia Romagna: 5 associazioni ornitologiche scrivono ai ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali chiedendo lo stop a mega-eventi in spazi naturali, semi-naturali o che presentano una residua naturalità.

Diversi gli esposti depositati per le tappe di Cerveteri, Roccella Jonica, Vasto, Lido degli Estensi e Rimini, criticità anche in altri siti come Fermo.

Il Prefetto di Chieti – Giacomo Barbato – chiarisce in maniera cristallina l’inadeguatezza del luogo scelto dall’organizzazione per la tappa di Vasto del Jova Beach Party, che significa scarsa sicurezza e quindi l’impossibilità di garantire ai fan l’incolumità: tappa annullata?…

Ruspe al lavoro su ettari di habitat dunali importanti con una punta di surreale: se si trova per caso un nido della rarissima Tartaruga marina Caretta caretta, protetta a livello comunitaria addirittura come specie prioritaria, si provvederà a traslocare le uova e non certo annullare un concerto che ha invaso l’area di nidificazione.

Cinque associazioni di ornitologi dal Lazio, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna e Campania, che riuniscono ricercatori che da decenni studiano e pubblicano ricerche in ambito naturalistico, dopo aver esaminato la documentazione disponibile sul Jova Beach Party e verificato le numerose criticità per le attività svolte sulle spiagge o in procinto di essere realizzate, hanno deciso di scrivere una lettera ai ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali chiedendo una presa di posizione chiara sull’uso delle spiagge e di altri ambienti vulnerabili per grandi eventi. Secondo le 5 associazioni il Jova Beach Party in corso di realizzazione in 17 località della costa e della montagna italiane sta riproponendo il tema dell’uso di spazi naturali, semi-naturali o che presentano una residua naturalità in contesti altrimenti pesantemente trasformati per lo svolgimento di grandi eventi. Ad avviso delle organizzazioni rappresenta in questo senso un vero salto di qualità in senso negativo.

Per quanto riguarda gli impatti, ricordiamo quelli di immediata percezione come il disturbo causato dalla musica e da decine di migliaia di persone concentrate in luoghi spesso usati per la riproduzione o come rifugio da specie protette. Le direttive comunitarie 43/92/CE “Habitat” e 147/2009/CE “Uccelli” nonché le convenzioni di Bonn e Berna vietano espressamente il disturbo delle specie in queste situazioni. Poi la modifica dell’ambiente. Le associazioni hanno allegato una eloquente galleria fotografica riguardante sia lavori di livellamento o vero e proprio sbancamento con i mezzi meccanici già svolti in alcune tappe (prima-dopo: Cerveteri; Castel Volturno) sia zone che potrebbero essere presto pesantemente trasformate per rendere possibile questo tour (ad esempio Roccella Jonica, Vasto). Qualcuno ha cercato di giustificare l’uso di mezzi meccanici con la presenza di rifiuti. Sarebbe come dire di radere al suolo un monumento romano perché vi sono degli scarti. Sono anni che associazioni e anche molti comuni rimuovono rigorosamente a mano i rifiuti, anche di grandi dimensioni ed ingombranti, nei luoghi con vegetazione naturale.

In diversi casi i siti prescelti coinvolgono addirittura aree protette e/o Siti di Interesse Comunitario oppure rischiano di incidere su specie protette come la Tartaruga marina Caretta caretta, specie prioritaria per la UE, il Fratino Charadrius alexandrinus, per il quale la stessa ISPRA ha chiesto ogni misura possibile per la protezione dei siti di nidificazione dato lo status sfavorevole di conservazione. Le piante che crescono sulla duna ai profani possono apparire al più come “erba”; sono invece habitat che presentano specie sempre più rare, alcune delle quali spettacolari come il Giglio di Mare, la Camomilla delle Spiagge e il Papavero delle Spiagge. Le associazioni ricordano che queste attività appaiono fortemente in contrasto con gli obiettivi di tutela proclamati da numerosi progetti LIFE le cui azioni sono state onerose per la Commissione Europea e numerosi enti italiani.

Le associazioni notano che in alcuni casi, come a Cerveteri, Vasto e Roccella Jonica, le trasformazioni ambientali connesse alle “necessità” del Jova Beach Party, appaiono addirittura contribuire a possibili modifiche definitive per la costa anche con la realizzazione di futuri villaggi, aree eventi, trasformazione di corsi d’acqua e/o parcheggi.

In questi mesi solo una vera e propria sollevazione da parte di cittadini, comitati locali e associazioni ornitologiche ha permesso di limitare qualche danno, ottenendo, ad esempio, lo spostamento della tappa laziale che avrebbe interessato direttamente l’area protetta del Monumento Palude di Torre Flavia a Ladispoli (anche se poi il trasferimento di poche centinaia di metri più a nord a Cerveteri sta comunque causando grandi problemi). Ricordiamo la sorveglianza straordinaria ai pulcini di Fratino a Rimini, che, purtroppo, pare non essere stata completamente efficace con la sparizione di uno degli esemplari, fatto che avrebbe destato molto più scalpore se a scomparire fosse stato un pulcino di Aquila reale. Eppure il Fratino da un punto di vista legale ha lo stesso livello di protezione del più conosciuto rapace e, anzi, è in forte declino numerico mentre l’Aquila reale è in ripresa da anni.

Le 5 associazioni puntano il dito sulle procedure seguite, con studi e valutazioni ambientali che sono risultate o mancanti (ad esempio, la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.) o, quando realizzate in larga parte senza la dovuta trasparenza o addirittura con contenuti fuorvianti, arrivando a negare l’esistenza di specie dunali, di corsi d’acqua o addirittura della vegetazione tout court. Smentite sono arrivate da enti pubblici (basti pensare a cosa hanno ammesso i tecnici della Regione Lazio su Cerveteri, certificando la presenza di prati-dunali la cui presenza non era stata dichiarata dagli organizzatori oppure il corso d’acqua di Vasto, che non era stato segnalato ricevendo una dura risposta dalla Prefettura di Chieti) ed esperti che hanno pubblicato anche foto e mappe vegetazionali inequivocabili.

Le associazioni, richiamando i numerosi esposti presentati da singoli cittadini ed associazioni sulle singole tappe, da Cerveteri a Lido degli Estensi, da Rimini a Vasto per arrivare a Roccella Jonica, hanno ricordato che il tour in questione tocca uno degli ambienti più massacrati e vulnerabili del paese, la costa e le sue spiagge, oggetto di specifica tutela paesaggistica in base al D.lgs.42/2004 “Testo Unico dei Beni Culturali”, che ha conosciuto una pesantissima trasformazione negli ultimi decenni e continua a subire una pressione del tutto insostenibile.

Negli Stati Uniti le autorità nazionali preposte alla tutela della biodiversità quest’anno hanno vietato un festival in un’area protetta per la nidificazione di una coppia di un limicolo simile al Fratino, per il quale in ogni caso è prevista l’imposizione di una buffer zone di 1 km attorno al nido. Qui addirittura si ammette che in caso di nidificazione di Caretta caretta, un fatto che dovrebbe solo essere festeggiato, si potrebbe arrivare a spostare il nido per far posto ad un concerto.

Le associazioni sollevano con forza il rischio “emulazione” derivante da una iniziativa così rilevante in termini di coinvolgimento del pubblico e degli addetti ai lavori. Non a caso si registrano già annunci di nuovi tour nazionali in aree naturali o semi-naturali e si moltiplicano singole iniziative sulle spiagge o anche in parchi nazionali (si vedano gli spettacoli di pseudo falconeria nel Parco del Gran Sasso). Una diffusione capillare di tali eventi avverrebbe in maniera sostanzialmente incontrollata.

La nota delle associazioni si conclude chiedendo ai due ministeri una risposta chiara e netta non solo circa le molteplici criticità che sono state segnalate in maniera dettagliata per il Jova Beach Party ma anche dal punto di vista più generale, ad esempio attraverso un richiamo, magari con una circolare, a regioni, province autonome, comuni ed enti parco per un uso del territorio nazionale e dei valori ambientali, paesaggistici e naturalistici realmente compatibile in caso di grandi eventi. A parere delle associazioni devono essere esclusi del tutto da siti naturali, semi-naturali o anche da quelli che presentano una naturalità residua comunque preziosa in un territorio altrimenti trasformato ed antropizzato. Questi eventi vanno fatti in stadi, palazzetti dello sport, nelle piazze o in siti dove ci sono standard adeguati preesistenti come parcheggi, bagni ecc. visto che a Cerveteri si è arrivati a prevedere oltre 30 ettari di parcheggi temporanei in aree coltivate.

Massimo Pellegrini, SOA-Stazione Ornitologica Abruzzese
Mina Pascucci, Associazione Ornitologi marchigiani
Roberto Tinarelli, Asoer, Emilia Romagna
Massimo Biondi, Garol-Gruppo Attività Ricerche Ornitologiche del Litorale, Lazio
Rosario Balestrieri, Ardea Onlus, Campania

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Firenze: il caos edilizio è frutto dell’assenza di regole, non delle azioni “dal basso” http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/firenze-il-caos-edilizio-e-frutto-dellassenza-di-regole-non-delle-azioni-dal-basso/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/firenze-il-caos-edilizio-e-frutto-dellassenza-di-regole-non-delle-azioni-dal-basso/#respond Tue, 16 Jul 2019 21:14:16 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13045 di Ilaria Agostini

Dal 23 maggio scorso l’edilizia fiorentina è in stallo. Il caos nei cantieri, instauratosi a seguito dell’ordinanza del Consiglio di Stato che ha sospeso l’art.13 del Regolamento urbanistico, è frutto del vuoto normativo creato ad arte negli anni. E non del ricorso presentato da Italia Nostra, ora nel mirino sia dell’amministrazione sia delle lobby cittadine.

Il vuoto pianificatorio vigente in città, affinato nel quinquennio Nardella I, è perfettamente esemplificato proprio dall’art. 13 rimodellato con una Variante urbanistica, detta in città “per la degenerazione urbana”.

La Variante abolisce di fatto l’obbligatorietà del restauro sugli immobili storici: consente l’applicazione della più invasiva delle categorie di intervento, cioè la “ristrutturazione edilizia” (pur con limitazioni), sul patrimonio storico; e introduce la possibilità di operare secondo la medesima categoria – stavolta senza neppure le limitazioni! – sugli edifici notificati, dal Duomo al convento medievale posto in vendita o già alienato. La norma, dunque, è volta ad agevolare le operazioni speculative sia in città sia sui colli fiorentini.

La Variante ha generato in città una sollevazione composita. Italia Nostra si è fatta interprete presso il giudice amministrativo del disappunto cittadino presentando ricorso: gli effetti dell’ordinanza del Consiglio di Stato (cui si sommano le misure preventive del Comune che è corso ai ripari) starebbero “ingessando la città”, afferma Nardella che, il 27 maggio scorso, si è visto bloccare anche il progetto dell’aeroporto.

L’amministrazione, atterrita dalla situazione, propone a Italia Nostra di rinunciare al ricorso. In cambio offre una “mozione contenente gli atti di indirizzo per il nuovo Piano urbanistico” – la cui adozione è programmata per il prossimo anno – da sottoporre al consiglio comunale (dove il Pd ha la maggioranza schiacciante). “Mozione di indirizzo” che, non sfuggirà al lettore, promette di contare quanto il due di briscola.

Anziché avviare sconvenienti trattative, in cui Italia Nostra avrà certamente la peggio, il Comune dovrebbe, finalmente, porsi nella condizione di gestire le trasformazioni del patrimonio edilizio storico, producendo, ad esempio, un Piano per il centro storico, centri storici minori ed emergenze architettoniche puntuali. La pianificazione particolareggiata esecutiva del centro storico, punta di diamante dell’urbanistica italiana, non è stata mai avviata a Firenze. Si tratterebbe ora di addivenire a una puntuale conoscenza del patrimonio edilizio storico e procedere alla redazione di schede normative per singolo edificio con indicazioni su trasformazioni ammissibili e usi compatibili. Gli esempi esistono. Ne citiamo due: il Piano per il Centro storico della vicina Pistoia (redatto da Pier Luigi Cervellati e Giovanni Maffei Cardellini) e il piano regolatore generale di Napoli (firmato Vezio De Lucia) che gestisce le trasformazioni su base tipologica.

Tutto ciò è in linea con le leggi vigenti e con il Testo unico dell’edilizia come riscritto dalla Boschi. Nardella può già procedere, senza fare appello al “senso di responsabilità” di chi legittimamente ha opposto resistenza alla turistificazione e agli effetti dell’avidità proprietaria in città.

Tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/07/15/firenze-il-caos-edilizio-e-frutto-dellassenza-di-regole-non-delle-azioni-dal-basso/5322797/

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Puliamo il mondo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/puliamo-il-mondo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/puliamo-il-mondo/#respond Tue, 16 Jul 2019 10:16:38 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13043 Lotta contro i rifiuti abbandonati nelle città. Per un mondo pulito, civile, bello. Da costruire insieme.

Un mondo migliore passa da un impegno collettivo e da relazioni di comunità. È questo il motto della storica campagna di volontariato ambientale Clean-Up the word, in Italia Puliamo il Mondo, organizzata da Legambiente: centinaia di appuntamenti lungo la penisola per ripulire strade, vie e periferie dai rifiuti, dal degrado, dalle discriminazioni, dalla maleducazione.

Lo scorso anno in Italia si sono rimboccati le maniche per un mondo migliore 600mila volontari, 35 associazioni cattoliche e laiche, tante scuole, migranti e comunità straniere.

Il prossimo appuntamento con Puliamo il Mondo sarà il 20, 21 e 22 settembre 2019.

Tutte le informazioni su: http://www.puliamoilmondo.it

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In Parlamento si discute (ancora) di consumo di suolo. E ora (anche) di rigenerazione urbana e perequazione… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/in-parlamento-si-discute-ancora-di-consumo-di-suolo-e-ora-anche-di-rigenerazione-urbana-e-perequazione/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/in-parlamento-si-discute-ancora-di-consumo-di-suolo-e-ora-anche-di-rigenerazione-urbana-e-perequazione/#respond Mon, 15 Jul 2019 08:55:59 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13036

di Alessandro Mortarino.

Le Commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura del Senato hanno completato il ciclo di audizioni di Esperti, Enti e Associazioni in merito alla proposta di legge per il contrasto del consumo di suolo. Un lavoro corposo, se pensiamo che in aula sono state raccolte le idee e i contributi tecnici e scientifici di ben 86 soggetti che concorrono ad offrire uno spaccato “enciclopedico” di indubbio valore (molti interventi sono documentati anche per iscritto in questo utile archivio).

Ora, dunque, dovrebbe iniziare la fase più complessa dell’iter legislativo: le Commissioni si trovano in mano ben 17 Proposte di Legge (10 al Senato e 7 alla Camera) e da esse dovrà saltar fuori (come da un cilindro magico…) la norma da tutti noi agognata, frutto dell’omogenea sintesi dei testi attualmente in competizione. I quali, giova ricordarlo, hanno almeno un punto in comune: i “cappelli introduttivi” che precedono i rispettivi articolati e disegnano la situazione di assoluta emergenza del suolo italico. Per poi, purtroppo, offrire come risposta normativa un timido e balbettante “contenimento” o “riduzione” o “limitazione” o “contrasto” del consumo di suolo. Solo una Proposta di Legge, infatti, indica senza indugi la strada maestra dell’ “arresto” e del conseguente riuso dei suoli urbanizzati: ovviamente è quella formulata dal nostro Forum nazionale, recepita e presentata nel marzo dello scorso anno dal Movimento 5 Stelle sia al Senato e sia alla Camera (A.C. n. 63 del 23/3/2018 On. Daga ed altri – A.S. n. 164 del 27/3/2018 On. Nugnes ed altri).

Decisamente ingrato il compito che la Relatrice (la Senatrice Paola Nugnes) ha ora l’incarico di portare a termine: dopo le chilometriche audizioni, è necessario “fondere” tutte le proposte normative in un documento unificato e le differenze temiamo siano tali da rendere molto problematica una sintesi omogenea e condivisa. A complicare ulteriormente lo scenario, si aggiunge la posizione della stessa Nugnes che durante la legislazione in corso ha più volte assunto posizioni critiche e, addirittura, contrarie agli orientamenti della sua stessa maggioranza di governo e nelle scorse settimane, dopo l’ennesimo voto in aula opposto ai voleri della sua forza politica, ha annunciato la resa e la sua volontà di lasciare il M5S. Una scelta dolorosa che non ha avuto necessità di affrontare poiché, come risaputo, lo stesso M5S ha provveduto ad espellerla.

Paola Nugnes è quindi entrata a far parte del Gruppo Misto e al momento non sappiamo se resterà confermata nel suo ruolo di Relatrice per la norma sul consumo di suolo e, in ogni caso, se la sua autorevolezza non sarà indebolita dal nuovo scenario.

Nelle prossime settimane capiremo le evoluzioni e probabilmente avremo nuovi indizi per decidere le azioni necessarie “dal basso” per sostenere con forza la “nostra” legge: che è ormai evidente dia fastidio a tutte le forze politiche.

In questi minuti veniamo informati che Paola Nugnes ha depositato in Senato un suo DdL che sintetizza quel documento unificato di cui parlavamo più sopra e che prossimamente verrà presentato anche al Comitato Ristretto per una prima discussione. Lo analizzeremo in dettaglio e, come sempre, formuleremo le nostre proposte in merito.

RIGENERAZIONE URBANA, PEREQUAZIONE, COMPENSAZIONE E INCENTIVAZIONI URBANISTICHE

A rendere ancora più grigio il cielo sopra al nostro suolo libero (prendetela come una immagine poetica e non come un segnale di sconforto…) si aggiunge l’avvio di un altro ciclo di audizioni su un tema assai collegato. Questa volta alla Camera, in Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici. L’oggetto delle audizioni è la proposta di legge C. 113 dell’On. Roberto Morassut (Partito Democratico) dal titolo eloquente “Principi generali in materia di rigenerazione urbana nonché di perequazione, compensazione e incentivazioni urbanistiche“.

Tra i primi soggetti “auditi” dalla Commissione troviamo l’INU-Istituto Nazionale di Urbanistica e la Rete delle Professioni Tecniche-RPT (ovvero nove Ordini e Collegi Nazionali: Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori; Chimici; Dottori Agronomi e Dottori Forestali; Geologi; Geometri e Geometri Laureati; Ingegneri; Periti Agrari e Periti Agrari Laureati; Periti Industriali e Periti Industriali Laureati; Tecnologi Alimentari).

INU ha poi diramato un comunicato stampa decisamente “diplomatico” in cui ha sottolineato che uno dei pregi della proposta in esame è quello di «individuare un arco di tempo determinato per la componente operativa del piano, e quindi la cessazione dell’edificabilità a tempo indeterminato. Nel nostro Paese, infatti, i piani urbanistici contengono spesso in gran misura previsioni non realizzate che non perdendo efficacia finiscono nel tempo per pesare sull’operatività della pianificazione urbanistica e territoriale. Tra l’altro stabilendo un arco di tempo determinato per l’edificabilità si determinerebbe una situazione di corrispondenza rispetto al potere pubblico espropriativo, che ha un’efficacia limitata nel tempo, e quindi si arriverebbe a un’auspicata comparabilità tra potere pubblico e potere privato in ambito urbanistico».

Decisamente critica, invece, la posizione dei rappresentanti degli Ordini Professionali che hanno detto di «condividere le finalità generali del ddl ma con riserva, ritenendo che una proposta di legge con l’ambizione di diventare una nuova legge quadro per il governo del Territorio, debba contenere precisi elementi, quali l’utilizzo dei temi elencati dall’Agenda Urbana Europea (Patto di Amsterdam) all’interno della Strategia Urbana Nazionale; la consapevolezza dell’importanza delle parti storiche delle città e dei territori e la necessità di una loro specifica valorizzazione sotto il profilo ambientale, sociale, culturale ed economico, in coerenza con le relazioni che essi svolgono nei confronti delle altre parti; la formalizzazione del concetto di “Bene comune” applicato a quegli ingredienti dell’organismo urbano che, a prescindere dalla loro proprietà o uso, contribuiscono alla qualità della vita dei cittadini (è bene comune la qualità dell’ambiente urbano come prodotto degli spazi viari, degli spazi aperti, della qualità delle costruzioni, delle infrastrutture verdi e blu ecc); la necessità di una Strategia Urbana di medio termine da affiancare a proposte mirate al breve periodo; la necessità di una Cabina di Regia in capo alla Presidenza del Consiglio che coordini le necessarie risorse che dovranno essere programmate e inserite nelle Leggi di Bilancio annuali; la necessità di coordinamento tra norme statali e norme Regionali; la necessità di definire specifiche tipologie di interventi che classifichino i diversi interventi di rigenerazione».

La proposta Morassut pare, dunque, non tener conto che gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dal progressivo abbassamento della qualità della vita nelle periferie dei centri urbani, dall’aumento del numero delle unità immobiliari inutilizzate, da un incontrollato consumo di suolo, da centri urbani sfrangiati che hanno invaso la campagna sottraendo terreno all’agricoltura, e che hanno compromesso irrimediabilmente il paesaggio, il patrimonio culturale e il segno identitario della nazione.

«Partendo dal presupposto che rigenerare è molto più oneroso che costruire sul nuovo e che è quindi indispensabile ribaltare il sistema delle convenienze che tuttora privilegia l’edificazione su terreni liberi, piuttosto che la rigenerazione degli ambiti urbani degradati, è necessario prevedere, accanto ad un quadro di regole trasparenti, un sistema di convenienze che garantiscano la “sostenibilità economica” dell’intervento».

(Qui il documento che RPT ha consegnato alla Commissione Ambiente della Camera al termine dell’audizione).

LE IMPRESSIONI DEL FORUM SALVIAMO IL PAESAGGIO

Quando la Proposta di Legge Morassut fu depositata alla Camera, i 75 Esperti del nostro Gruppo di lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare – protagonisti dell’elaborazione del nostro testo normativo sull’arresto del consumo di suolo – l’avevano laconicamente commentata con un “siamo alle solite” e anche un “cerchiamo di concentrarci sui temi importanti“, quasi a voler scacciare le ombre contenute in questa proposta normativa e augurandosi che la Commissione non avesse reale intenzione a dedicare tempo ed energie alla sua discussione. Purtroppo non è così e certamente anche il Forum sarà chiamato a produrre un proprio articolato documento di “osservazioni”. In attesa, qualche considerazione preliminare la possiamo già avanzare.

Nel suo libro “100 parole per salvare il suolo“, Paolo Pileri spiega benissimo il concetto di “perequazione“, parola magica usata spesso anche come sinonimo di pratica virtuosa per evitare il consumo di suolo, puntualmente smentito dagli effettivi dati statistici registrati. Teoricamente è un “pareggiamento dei diritti urbanistici“, che permette a un proprietario terriero che non può costruire nell’area di sua appartenenza di cedere la propria capacità edificatoria a un altro proprietario. Si tratta di una compravendita apparentemente “libera”, ma in pratica soggetta a mille condizionamenti e rapporti di forza che nascono tra piccoli e grandi proprietari.

Aspetti positivi della perequazione sono l’idea di distribuire i vantaggi della rendita su più mani, ma in effetti ciò non si traduce in realtà e non vi sono particolari tutele dei proprietari più deboli. In seconda battuta, vi sono i presunti vantaggi per i soggetti pubblici che attraverso questo strumento possono entrare in possesso di aree da utilizzare per fini sociali/scopi pubblici evitando il complesso meccanismo dell’esproprio; ai Comuni, però, in questi anni non sono arrivati “in dote” migliaia di ettari e le contrattazioni tra proprietari si sono spesso trasformate in autentiche lotte intestine, riversatesi anche negli scontri tra fazioni politiche. Spesso, inoltre, i Comuni hanno ricevuto solo parti di aree e non tutta la superficie necessaria per i servizi pubblici che si intendevano realizzare.

Il limite maggiore della perequazione resta comunque quello di continuare a considerare il suolo come una merce, con tanto di compratori e venditori, di crediti e di bond, con una borsa valori: fattori che legano pericolosamente il suolo esclusivamente alla sua edificabilità potenziale e a null’altro. Ribadendo così l’idea – benchè rigettata da innumerevoli sentenze della giurisprudenza – che il proprietario di un suolo edificabile possegga un diritto inalienabile, che è uno dei punti su cui noi da anni stiamo battagliando duramente.

Il Forum è parecchio dubbioso sull’introduzione obbligatoria di queste metodologie di pianificazione (in analogia alle famigerate proposte di Lupi dei primi anni 2000), ed è sempre più convinto che i Comuni non debbano più prevedere nuove aree edificatorie (sia con metodo tradizionale o perequativo), non essendoci reali necessità: sarebbe sufficiente effettuare le analisi sul patrimonio edilizio inutilizzato, recuperabile e trasformabile…

Dalla lettura della Proposta di Legge Morassut emerge con chiarezza che l’obiettivo primario è di rendere uniforme in tutta Italia la normativa già in vigore in molte regioni dotate di nuove leggi urbanistiche riguardante gli strumenti della perequazione (sia urbanistica che territoriale), della compensazione e degli incentivi volumetrici finalizzati a favorire l’attuazione di interventi e programmi complessi introdotti già con leggi nazionali fin dai primi anni ’90; strumenti derogatori dei PRG e dei Piani Attuativi ordinari che hanno di fatto scardinato le previsioni e le regole dei Piani Generali Comunali, affidando l’iniziativa delle trasformazioni ai privati, motivando tali deroghe con il reperimento “gratuito” delle aree pubbliche (gli standards urbanistici).

Sappiamo bene che la motivazione “politica” che ha portato all’abbandono delle procedure espropriative è stata la presunta scarsezza di risorse finanziarie del Comuni, incapaci di garantire un livello minimo di dotazioni territoriali pubbliche (vedi DM 1444/68); si è così generato un consolidato e pernicioso circuito vizioso che ha fatto diventare “ordinarie” procedure di varianti urbanistiche che dovevano rimanere “straordinarie” (i famosi e famigerati “accordi di programma“).

Le incentivazioni urbanistiche non hanno mai fatto bene all’Urbanistica ma solo ai privati, perchè elargiscono premi volumetrici senza controllo e fuori dalle previsioni di Piano e l’aumento delle superfici libere da consumare che sono anche più appetibili per il privato.

Oltre a questo elemento critico, quello che riteniamo più pericoloso della pdl è il fatto che non si pongano limiti alcuni al consumo di suolo, sia interno che esterno alla città, nell’attuazione degli strumenti perequativi e compensativi, oltre naturalmente alla concessione degli incentivi volumetrici (in continuità con i disastrosi “piani casa”!).

Siamo di fronte al perenne equivoco sostenuto con forza dalla rendita immobiliare: si contenga pure il consumo di suolo in aree marginali e periferiche (dove gli immobili sono vuoti) e si incentivi il consumo di suolo nelle aree urbanizzate (dove gli spazi ancora liberi sono una risorsa preziosa per la sostenibilità ambientale e sociale degli agglomerati urbani). Proprio quelli sui quali la speculazione edilizia fa i migliori affari, distruggendo la vivibilità nelle aree urbane che senza superfici permeabili si inondano, che senza verde soffocano.

L’articolo 2 prevede di superare il piano regolatore tradizionale, uniformando gli strumenti di pianificazione locale ad un modello ritenuto più “flessibile” dello sdoppiamento del piano urbanistico, in una componente strutturale (di lunga durata) ed una operativa (questa con durata di un mandato, per questo solitamente chiamato “piano del sindaco”), oltreché una componente regolamentare; in alcune regioni questo è già avvenuto/sperimentato (a partire fin dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso) e ci pare non abbia creato alcun miglioramento della qualità dei piani, anzi … ha nel contempo moltiplicato la loro formazione: se non andiamo errati, alcune regioni che hanno introdotto questa tipologia ora vorrebbero ritornare ad una tipologia più tradizionale. L’introduzione di questa nuova fattispecie a livello nazionale, obbligherebbe tutti quei comuni che ora hanno dei piani urbanistici “tradizionali” a rifarli, con notevole dispendio di energie (tempi e soldi).

L’unico elemento positivo poteva essere quello dell’introduzione della cosiddetta “decadenza della potenzialità edificatoria” delle aree dopo cinque anni di inerzia da parte dei soggetti attuatori, se non fosse che questa normativa potrebbe incentivare una corsa alla presentazione degli interventi di trasformazione per arrivare perlomeno alla stipula della relativa convenzione, al solo fine di far decadere la previsioni di edificabilità, oltreché purtroppo confermare l’intenzione della Proposta di Legge di salvaguardare le attuali aree edificabili dei PRG vigenti, esattamente il contrario di quanto noi abbiamo previsto nella nostra pdl e che auspichiamo possa realizzarsi rapidamente…

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Il Forum dei movimenti per la terra e il paesaggio non ha padroni: NON riceve nessun tipo di finanziamento pubblico e NON ha sponsor privati.

Per questo possiamo far sentire liberamente la nostra voce,
senza paura di dare fastidio a questa o quella lobby.

Se pensate che sia importante una voce libera in difesa
del paesaggio vi chiediamo di aiutarci a sostenere
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Riforestiamo il pianeta http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/riforestiamo-il-pianeta/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/riforestiamo-il-pianeta/#comments Mon, 15 Jul 2019 07:34:03 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13031

Una buona notizia, finalmente. Possiamo abbattere con costi ridotti del 25% l’anidride carbonica di origine antropica che si è accumulata in atmosfera negli ultimi due secoli e contribuire a raggiungere l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura in atmosfera entro gli 1,5 °C, come suggerisce l’IPCC, il panel delle Nazioni Unite che studia i cambiamenti climatici.

Questa prospettiva è l’oggetto di un articolo di Pietro Greco su Micron, che cita uno studio pubblicato sulla rivista Science a inizio luglio.

L’IPCC ritiene che per raggiungere l’obiettivo massimo di contenere l’aumento della temperatura media del pianeta entro gli 1,5 °C occorre piantare alberi per un miliardo di ettari in aggiunta a quelli già esistenti. Il panel delle Nazioni Unite non ha specificato come raggiungere l’obiettivo e neppure se è possibile raggiungerlo.

I ricercatori che hanno pubblicato lo studio su Science hanno infatti realizzato una mappa globale delle foreste: di quelle esistenti e di quelle potenziali. Giungendo a queste conclusioni: nelle attuali condizioni climatiche, la Terra potrebbe ospitare foreste per un totale di 4,4 miliardi di ettari. Oggi ne ospita 2,8 miliardi. Quindi il potenziale di ulteriore riforestazione è di 1,6 miliardi di ettari: il 60% in più di quanto richiede l’IPCC. 0,7 miliardi di ettari insistono su aree urbane o intensamente coltivate.

Le aree libere ammontano a 0,9 miliardi di ettari: praticamente quanto richiesto dall’IPCC. La metà di questo potenziale si trova in soli sei paesi. Nell’ordine: Russia, Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile e Cina. Sono tutti grandi paesi che hanno la possibilità di dimostrare il loro senso di responsabilità.

Tratto da: http://www.snpambiente.it/2019/07/11/riforestiamo-il-pianeta/

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Il patrimonio culturale fatto a pezzi http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/il-patrimonio-culturale-fatto-a-pezzi/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/il-patrimonio-culturale-fatto-a-pezzi/#respond Mon, 15 Jul 2019 07:23:43 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13028 di Battista Sangineto, archeologo.

Beni da sminuzzare. Nei prossimi giorni, verranno approvate le nuove, peggiorative, bozze sulla «autonomia differenziata», fra il governo e le tre regioni secessioniste, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, che vogliono apportare modifiche anticostituzionali e antiunitarie anche in materia di valorizzazione e di tutela.

Il sentirsi italiani e il senso di cittadinanza e di appartenenza al nostro Paese sono strettamente collegati al patrimonio della cultura che si è depositato, per millenni, sul territorio italiano. Perché, come scriveva Ranuccio Bianchi Bandinelli nel 1974: «L’Italia è considerata giustamente il paese più ricco di monumenti artistici, segni visibili di una altissima civiltà, che un tempo fu di insegnamento e di modello all’Europa; il paese dove più fitte e più dense sono le stratificazioni storiche e queste stratificazioni storiche hanno lasciato ovunque una traccia così ricca, che non ha eguali in nessun altro paese. È questa stratificazione che conferisce all’Italia e agli italiani un particolare modo di essere, l’essenza stessa delle nostre personalità».

Nei prossimi giorni verranno approvate le nuove, peggiorative, bozze sulla cosiddetta «autonomia differenziata», fra il governo e le tre regioni secessioniste, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, che vogliono apportare modifiche anticostituzionali e antiunitarie anche in materia di valorizzazione e, incredibile auditu, di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico.

La potestà legislativa sul patrimonio è prerogativa della Repubblica, della nazione, del ministero dei beni culturali e non delle tre regioni che – chiedendo il trasferimento a loro favore delle funzioni e delle competenze delle soprintendenze, organi periferici del ministero per i beni culturali – vìolano l’articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione», che è nella prima parte, quella teoricamente intangibile della Carta.
A partire dalla modifica del Titolo V della Costituzione – voluta e approvata dal centrosinistra con un solo voto di scarto, nel 2001 – la valorizzazione e, persino, la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio sono diventate oggetto di negoziazione fra stato e regioni. Nella nuova bozza già concordata, il 15 maggio 2019, fra Veneto e l’attuale governo, si legge, nell’art. 42 intitolato «Tutela dei beni culturali»: «Sono attribuite alla Regione del Veneto la competenza legislativa nella materia Tutela dei beni culturali, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, con riferimento ai beni culturali, immobili e mobili, presenti sul territorio regionale, nonché la relativa competenza amministrativa».

In questo articolo è contenuto un evidente falso ideologico da parte dei richiedenti secessionisti: l’attribuzione della tutela alle regioni ai sensi dell’art. 117 della Costituzione che, in realtà, prevede che sia materia legislativa concorrente la valorizzazione, ma non la tutela.
Ancora più inquietante è l’art. 47 intitolato «Regionalizzazione delle soprintendenze» (sic!) in cui si leggono, senza modifiche da parte di Conte, queste spaventevoli pretese:

«1) Al fine di assicurare l’esercizio delle funzioni di cui ai commi precedenti sono trasferite alla Regione Veneto le funzioni esercitate dalle Soprintendenze Abap e della Soprintendenza archivistica e bibliografica, presenti sul territorio regionale, con le attribuzioni delle relative risorse umane, finanziarie e strumentali».

«2) Sono altresì trasferiti alla Regione Veneto il Polo museale, nonché gli istituti e luoghi della cultura statali … con l’attribuzione delle relative risorse umane, finanziarie e strumentali».

Com’è possibile che si chieda e si ottenga una regionalizzazione delle soprintendenze, in ben tre regioni, senza una riforma, che può essere discussa solo nel Consiglio dei ministri e in Parlamento, dell’assetto complessivo di un ministero?

Su paesaggio, ambiente e loro tutela esistono solo le richieste del Veneto, art. 47 comma 1 della bozza, che si attribuisce, senza alcuna opposizione del governo, la piena potestà sui piani paesaggistici, sui vincoli vecchi e nuovi e al rilascio dei futuri vincoli, nonché, all’art. 48, tutte «le correlate funzioni delle soprintendenze in materie di paesaggio presenti sul territorio regionale…». In preda a questo vero e proprio delirio secessionista, Salvini vuole mettere le mani sulle Soprintendenze e vuole nominare i direttori dei musei, per esempio quello di Brera. Matteo Salvini, in questa sua smania di controllo politico di organi dello Stato che dovrebbero essere terzi, è stato assecondato dalla riforma Franceschini (Renzi, del resto, aveva scritto che: «Sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia»). Una riforma che era arrivata a un passo dal permettere che i musei, ormai autonomi, si costituissero in fondazioni di diritto privato insieme agli enti locali.

Se dovessero passare queste modifiche anticostituzionali e antiunitarie, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, su cui si fonda il nostro comune sentire, non sarebbero più prerogative dello stato, ma verrebbero sminuzzate regione per regione e non potrebbero più costituire un argine unitario al cemento e all’oblio definitivo del passato. Ne risulterebbe distrutto, per sempre, quello storico tessuto connettivo che tiene insieme il Paese, quel «particolare modo di essere che è l’essenza stessa della nostra personalità», del nostro essere italiani.

Tratto da: https://emergenzacultura.org/2019/07/11/battista-sangineto-il-patrimonio-culturale-fatto-a-pezzi/

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Autostrada Roma-Latina: abbiamo fatto breccia. Il Ministero ai Comitati: siamo con voi http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/autostrada-roma-latina-abbiamo-fatto-breccia-il-ministero-ai-comitati-siamo-con-voi/ Fri, 05 Jul 2019 08:04:09 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13025 A cura dei Comitati No Corridoio Roma-Latina e No bretella Cisterna-Valmontone.

Abbiamo sfidato il caldo torrido capitolino con il Presidio al Ministero di Infrastrutture e Trasporti, ma per i Comitati No Corridoio Roma-Latina e No bretella Cisterna-Valmontone, insieme a Legambiente Lazio e i circoli pontini, “Salviamo il Paesaggio” e “Respiro Verde-Legalberi”, il “Gruppo dei 12 Via Francigena del Sud” promotori del presidio di fronte al palazzo ministeriale di Piazzale di Porta Pia,1 andato in scena il 28 Giugno 2019 dalle 15, l’incontro con tecnici e collaboratori del Ministro Toninelli è stato molto soddisfacente. Il Ministero ha ribadito di essere sulle stesse posizioni dei Comitati che si battono contro l’autostrada/bretella a pedaggio. E la cosa rischia di provocare sensazioni urticanti per quei politici soprattutto pontini, che sostengono la devastazione.

Al tavolo di confronto, nella sede del Ministero, erano presenti il dott. Francesco Guarente, responsabile osservatorio sindacale del MIT, l’avvocato Gaetano Marzulli, capo della segreteria politica del Ministro, l’ing. Roberto Tartaro, responsabile Dipartimento sicurezza stradale e il dott. Gaetano Sulli. Per i Comitati No Roma-Latina e No Bretella Cisterna Valmontone: Gualtiero Alunni, Daniela Cortese, Corrado Bisini e Deo Peppicelli. All’incontro si è unito anche il Presidente del Consiglio del IX Municipio di Roma Capitale, Marco Cerisola, da sempre contrario all’autostrada a pedaggio.

Il buon esito dell’incontro è dato dalla notizia, appresa durante l’incontro “istituzionale”, che sono stati nominati 53 ispettori per la sicurezza stradale in Italia i quali, dal 24 giugno, sono al lavoro per fornire, entro 120 giorni, un cronoprogramma di interventi esclusivamente mirati all’adeguamento in sicurezza delle strade che verranno finanziati a partire dal 2020 – abortito, di fatto, qualsiasi impegno per l’autostrada a pedaggio. Per il Lazio, è stato scelto l’ingegnere Dominichini.

Per stessa ammissione degli uomini vicini al Ministro Toninelli permangono, tuttora, forti spinte politiche per fare in modo che l’autostrada a pedaggio si realizzi (Lega e Pd), benché il Consiglio di Stato, con il supporto fondamentale di Bankitalia, ha sonoramente bocciato il progetto di Autostrade del Lazio e la gara d’appalto vinta dal Consorzio italo-spagnolo SIS.

Una decisione che peraltro è stata possibile anche in ragione del cambio, da parte della stessa Bankitalia, del tecnico che avrebbe dovuto formulare il parere sulla sostenibilità economico-finanziaria dell’opera da emettere per conto dell’Istituzione guidata da Visco e richiesto dal medesimo Consiglio di Stato, a caccia di una valutazione terza e autorevole.

Infatti, in un primo momento, colui che avrebbe dovuto vidimare o meno, per Palazzo Koch, il progetto Roma-Latina era l’avvocato Raffaele Stajano. Un nome che aveva un particolarità difficilmente trascurabile: l’avvocato era stato Presidente di Autostrade del Lazio, ossia l’ente regionale (ormai quasi decotto) che ha partorito il progetto dell’autostrada a pedaggio.

Un ruolo incompatibile, quello di Stajano, che avrebbe rischiato di non consentire un giudizio imparziale. Così Bankitalia ha cambiato tecnico e da lì si è arrivati alla decisione resa pubblica dal Consiglio di Stato il 13 settembre 2018 che, accogliendo il ricorso di Salini Impregilo (la controparte del Consorzio SIS) e annullando gli atti di gara, compresa la lettera d’invito, è apparsa sin da subito tombale per le aspirazioni del Consorzio italo-spagnolo costretto a fare marcia indietro rispetto alla gallina dalle uova d’oro, al secolo Autostrada a pedaggio Roma-Latina.

Tuttavia il progetto autostradale Roma-Latina rimane ancora in essere, nonostante sia stato sepolto dalla sentenza di Palazzo Spada dello scorso settembre. Per tre motivi essenziali: non è stato de-finanziato il progetto al Cipe; è stato reiterato il vincolo preordinato all’esproprio con delibera dello stesso Cipe risalente al 25 ottobre 2018; il Consorzio SIS, ex vincitore del bando di gara, ha ancora pendente un ricorso in Cassazione di natura giurisdizionale. Un’azione, quella di SIS, che ha più il sapore della disperazione che della speranza.

Per quanto riguarda la bretella Cisterna Valmontone, è stato confermato ciò che il Comitato sostiene da tempo: anche dal Mit fanno sapere che non esiste nulla di concreto, né progettualmente né dal punto di vista finanziario.

Peraltro, l’apertura di un “tavolo tecnico istituzionale” lanciato dal Ministro Toninelli insieme al Presidente della Regione Lazio, Zingaretti, che doveva decidere in trenta giorni, gira a vuoto: appena due incontri dal 14 maggio, data di inizio dei lavori e non si intravede la conclusione.

Nel considerare positivamente l’incontro, i nostri Comitati ribadiscono che continueranno la loro battaglia civica fino al ritiro del progetto autostradale, alla chiusura della Soc. “Autostradedellazio”, all’adeguamento in sicurezza di TUTTA la Via Pontina, alla costruzione della rete intermodale con il ferro.

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Addio a Giorgio Nebbia, padre dell’ecologia economico-sociale http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/07/addio-a-giorgio-nebbia-padre-dellecologia-economico-sociale/ Thu, 04 Jul 2019 21:31:05 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13022

Se ne va uno dei fondatori dell’ambientalismo italiano, autore di studi e battaglie che hanno segnato il nostro tempo.

È scomparso ieri all’età di 93 anni Giorgio Nebbia, chimico, fondatore dell’ecologia economico-sociale, professore emerito di Merceologia, tra i padri dell’ambientalismo. Si è occupato dello studio dei processi di produzione delle merci, del trattamento dei rifiuti, dei rapporti tra economia ed ecologia. Con Jaca Book, nella prima collana ecologica italiana Terra Terra (poi Ecologica), ha pubblicato Le merci e i valori. Per una critica ecologica al capitalismo (2002), Dizionario tecnico-ecologico delle merci (2011). Inoltre alcuni contributi nella serie L’Altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico (Fondazione Luigi Micheletti e Jaca Book).

«Siamo alle soglie del XXII secolo; ci lasciamo alle spalle un secolo di grandi rivoluzionarie transizioni, un mondo a lungo violento, dominato dal potereeconomico e finanziario, sostenuto da eserciti sempre più potenti e armi sempre più devastanti. L’umanità è stata più volte, nel secolo passato, alle soglie di conflitti fra paesi e popoli che avrebbero potuto spazzare via la vita umana e vasti territori della biosfera, vittima della paura e del sospetto, è stata esposta ad eventi meteorologici estremi che si sono manifestati con tempeste, alluvioni, siccità. [.] Con fatica è stato realizzato un mondo in cui le unità comunitarie sono state costruite sulla base dell’affinità fra popoli, in cui città diffuse nel territorio sono integrate con attività agricole, in cui l’agricoltura è stata di nuovo riconosciuta come la fonte primaria di lavoro, di cibo e di materie prime, un mondo di popoli solidali e indipendenti, in cui la circolazione di beni e di persone non è più dominata dal denaro, ma dal diritto di ciascuna persona ad una vita dignitosa e decente.» (da Lettera dal 2100. La società postcapitalistica comunitaria, Giorgio Nebbia, in Alle Frontiere del Capitale, Jaca Book e Fondazione Luigi Micheletti).

Tratto da: http://www.vita.it/it/article/2019/07/04/addio-a-giorgio-nebbia-padre-dellecologia-economico-sociale/152129/

Qui trovate un suo scritto sulla necessità di interrogare la natura…

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