www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Fri, 22 Mar 2019 07:52:12 +0100 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.4 Mamme da Nord a Sud per l’Ambiente http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/mamme-da-nord-a-sud-per-lambiente/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/mamme-da-nord-a-sud-per-lambiente/#respond Thu, 21 Mar 2019 16:41:26 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12799

Nasce una rete di mamme attiviste impegnate a difesa della salute e del territorio.

Contro l’inquinamento già esistente e per i principi di prevenzione e precauzione!
Primo appuntamento, la “Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e la devastazione ambientale” Roma, 23 marzo 2019.

L’APPELLO
Noi mamme, il 23 marzo, saremo a Roma alla “Marcia Per il clima, contro le grandi opere inutili e la devastazione ambientale” per condividere ed esprimere la nostra rabbia per quanto sta accadendo nei nostri territori, avvelenati dalle industrie e minacciati dalla costruzione di nuove opere dannose per l’ecosistema. Da Nord a Sud hanno già toccato i nostri figli e noi dobbiamo proteggerli.

Il Governo Italiano non può rimanere immobile davanti a questo scempio. E non può continuare ad autorizzare progetti deleteri. La legge è uguale per tutti o per pochi? Chi inquina paga davvero? E anche se pagasse, sarebbe troppo comodo! Perché è vietato inquinare. Il principio di precauzione che fine ha fatto? E’ meglio curare o prevenire? Si sta giocando con la salute dei bambini ma bisogna fare i conti con le loro madri. Per questo saremo a Roma a manifestare. Ma anche per invitare tutte le mamme d’Italia ad unirsi per un cambiamento di rotta. Bisogna fare rete. Unire le forze nonostante le diversità delle nostre realtà territoriali. Siamo ancora in tempo! Ecco cosa sta accadendo nei nostri territori.

In Veneto avete permesso che venga distrutta la seconda ricarica degli acquiferi d’Europa. Ci avete avvelenati tutti! Mamme No Pfas del Veneto, e-mail: genitoricontroipfas@gmail.com.

La Terra dei Fuochi, in Campania, paga da sempre un tributo troppo alto: la morte dei suoi figli innocenti a causa di un sistema di sviluppo che divora i diritti di base, sacrifica l’umanità sull’altare del profitto a tutti i costi al punto da distruggere il pianeta cambiandone il clima. Contro i roghi tossici mai spenti, le discariche abusive e la concezione del rifiuto come scarto e non come risorsa, le mamme campane lottano con forza da sempre. Che nessuno si senta assolto. Che tutti si sentano coinvolti. Marzia Caccioppoli, Noi Genitori di tutti/Rete di Cittadinanza e Comunità/Stop Biocidio – cell. 3480345230.

L’acquifero del Gran Sasso che fornisce acqua per 700.000 persone è inquinato a causa di diversi incidenti avvenuti nei laboratori di fisica nucleare (INFN) e nelle gallerie dell’autostrada (società Strada dei Parchi). Ad oggi nei laboratori ci sono 2.200 tonnellate di sostanze tossiche. Da 12 anni la regione Abruzzo è inadempiente per non aver approvato il “Piano di tutela delle acque”. Per questo in Abruzzo combattiamo! Mobilitazione Acqua Gran Sasso, Carla Borreca, e-mail carla.borreca@gmail.com, cell. 3357113317.

La nostra lotta è contro le discariche nel Vastese che sta diventando la pattumiera d’Abruzzo! Roberta Boschetti, Comitato per la difesa del Vastese, Abruzzo, cell. 3473112499.

A causa del petrolio, in Basilicata state avvelenando la nostra acqua, l’aria e la nostra vita! È ora di dire basta. L’inquinamento ci sta sterminando! SÌ ALLA VITA! Michela Pregnolato Policoro MT, cell. 3383503411, mammelibere@tiscali.it.

A Taranto, in Puglia, la diossina e le polveri sottili stanno devastando la vita e l’economia del territorio. I bambini non possono giocare nei giardini. Quando soffia il vento dalla zona industriale i bambini del rione Tamburi non vanno a scuola. Qui i diritti umani vengono violati in nome dell’acciaio. L’ex Ilva è “strategica” per l’Italia? No, tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un bambino. Daniela Spera, Legamjonici, cell. 3408458144.

Le mamme #NoTap sono nate per contrastare la realizzazione del megagasdotto Transadriatico che prevede di portare il gas in Europa da un giacimento dell’Azerbaijan, passando anche per l’Italia, a San Foca, una delle più belle spiagge del Salento. Fin dall’inizio, la popolazione si è opposta a questo progetto tanto inutile quanto dannoso e tuttora lotta per
contrastarlo. Serena Fiorentino _ mamme no tap _ Melendugno (Lecce), Puglia, cell. 3289163043.

Le Mamme del Quadrilatero della morte Augusta Priolo Melilli Siracusa sono stanche di vedere quotidianamente i propri figli avvelenati a norma di legge dalle sostanze tossiche sprigionate dal più grande Petrolchimico d’Europa che in cinquant’anni ha prodotto un vero e proprio disastro ambientale. Pretendiamo con forza che le Istituzioni competenti provvedano ad avviare le bonifiche che ci spettano di diritto per un territorio dichiarato già nel 1998 Sito di Interesse Nazionale. Non vogliamo piangere ancora i nostri figli che continuano ad ammalarsi e morire. Cinzia Di Modica, Comitato Stop Veleni, cinzia.dimodica@tim.it.

Tra le tante forme di impegno in Valle Roveto, in Abruzzo, questa specifica riguarda la tutela del fiume Liri, da molti anni oggetto di smisurato sfruttamento idroelettrico e inquinamento da parte di diversi “attori”. Rosaria Villa, Comitato per il fiume Liri, Abruzzo, viviamoilliri@gmail.com.

In Sardegna una fabbrica di bombe inquina le vite dei lavoratori e la nostra storia millenaria di punto d’incontro tra civiltà. Diamo voce al grido di dolore delle mamme dello Yemen e dei loro bambini, uccisi anche dalle “nostre” bombe, vendute all’Arabia Saudita, in violazione della Costituzione, della Legge 185/90 e del Trattato internazionale per il Commercio sulle armi. Comitato per la Riconversione RWM, Cinzia Guaita, cell. 327 819 4752, cinzia.guaita@gmail.com.

Con l’Associazione Abito su Misura vogliamo diffondere valori come la cura del bene comune, la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico, la qualità dello spazio abitativo ed urbano e la cittadinanza attiva. Uniti si vince! Alice Tramaglini, Associazione Abito su Misura, Abruzzo, alice.tramaglini@gmail.com.

Dalla Toscana a Matera fino ad arrivare a Vicenza noi mamme stiamo lottando contro l’introduzione ubiquitaria della tecnologia 5G senza adeguati studi specifici indipendenti. Si tratta di onde elettromagnetiche classificate dalla Iarc (AgenziaInternazionale Ricerca sul Cancro) nel 2011, come “possibili” cancerogene. Noi chiediamo la tutela della salute pubblica con l’applicazione del principio di precauzione. Fermiamo l’avanzare del 5G fino a quando non saranno stati fatti studi specifici indipendenti, a dichiarare la sua nocività o meno. Comitato “Per il bene comune”, mail:perbenecomune@gmail.com.

Infine tante altre lotte di mamme hanno aderito alla rete, da Antonietta Centofanti, del Comitato familiari vittime casa dello studente, L’Aquila, Abruzzo, promotrice della rete nazionale ‘Noi non dimentichiamo’ che riunisce familiari di vittime di varie stragi (ambiente, terremoti, inquinamento, morti sul lavoro ecc.), (3470343505) a Clementina Piluso, SOS la Piana del Casone Scarlino, Grosseto, Toscana (327 5503293).

Da Miriam Corongiu, di Stop Biocidio, Terra dei Fuochi, Campania a Lorena Sancin, Associazione mamme in piazza per la Libertà di Dissenso, Torino.

Dall’Associazione Mamme per la salute e l’ambiente onlus di Venafro Molise (348 761 6171). Vivere tra un inceneritore e un cementificio, info@mammesaluteambiente.it a Anna Rita Trulli per Rifiutiamoli, di Colleferro, RM e al Comitato Mamme Movimento di Lotta Maccacaro di Alessandria.

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Legge sul consumo di suolo: a che punto siamo? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/legge-sul-consumo-di-suolo-a-che-punto-siamo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/legge-sul-consumo-di-suolo-a-che-punto-siamo/#respond Thu, 21 Mar 2019 16:21:14 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12797

Le Commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura del Senato proseguono nel ciclo di audizioni di Esperti e Associazioni per acquisire tutte le informazioni necessarie per poter passare alla seconda fase del complesso iter che porterà (ce lo auguriamo…) alla presentazione e approvazione di un testo di legge per l’arresto del consumo di suolo.

Il nostro Forum (che a breve sarà invitato in aula per esprimere il proprio punto di vista) segue con attenzione il dibattito in corso e procede nello studio di tutti i documenti che gli Esperti convocati hanno depositato per l’opportuno utilizzo dei componenti delle Commissioni. Molti gli spunti (tecnici, scientifici, intellettuali) contenuti in questo prezioso “archivio“, che rappresenta un indubbio contributo all’approfondimento di questioni di primaria importanza.

Dal punto di vista “politico“, la nostra sensazione è che occorrerebbe una sterzata da parte delle Commissioni per imboccare la via di una rapida accelerazione di un iter che appare, ora, come una “passeggiata” anzichè come la necessaria risposta ad una emergenza in atto (i Piani Regolatori dei nostri Comuni non mostrano correzioni di rotta rispetto alle previsioni edificatorie abituali…).

Tra breve la Relatrice Paola Nugnes dovrà esibirsi in un esercizio da “Premio Nobel“, ovvero riuscire a condensare in un testo unificato tutti gli orientamenti e le definizioni suggerite dalle Proposte di Legge fin qui presentate e – spesso – diametralmente opposte fra loro.

Mission impossible? Vedremo….

La nostra opinione, che si fa sempre più radicata, è che metodologicamente questa operazione di sintesi difficilmente sarà possibile e, quindi, che vi sia il rischio di uno stallo. Un ennesimo stallo.

L’unica soluzione ci pare quella di avere coraggio e scegliere una sola Proposta di Legge (naturalmente quella formulata dal nostro Forum, che anche il prof. Paolo Pileri del Politecnico di Milano, in audizione al Senato, ha definito come «la più completa al momento»), invitando tutti i Commissari a misurarsi su di essa, indicando integrazioni, correzioni, tagli e sfumature per poi procedere per progressive condivisioni fino alla definizione di un testo che metta tutti d’accordo (o, almeno, la maggioranza).
E’ la metodologia che i 75 componenti del nostro Gruppo di Lavoro ha adottato per scrivere e condividere la PdL del Forum; più andiamo avanti e più ci sembra sia questo il metodo migliore per raggiungere il traguardo. Se, ovviamente, questo è l’obiettivo “vero” di questo processo di elaborazione normativa!

Chi volesse seguire, intanto, il percorso già tracciato dalle Commissioni e analizzare i documenti e le proposte formulate durante le audizioni, può trovare tutto qui.

Al prossimo aggiornamento riusciremo ancora a mantenerci pazienti, collaborativi e sereni?…

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7 anni di lavori e il raddoppio dell’Ospedale Bambino Gesù nella Riserva del Litorale Romano http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/7-anni-di-lavori-e-il-raddoppio-dellospedale-bambino-gesu-nella-riserva-del-litorale-romano/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/7-anni-di-lavori-e-il-raddoppio-dellospedale-bambino-gesu-nella-riserva-del-litorale-romano/#respond Wed, 20 Mar 2019 22:09:43 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12796

Non ci siamo! Le sigle che hanno presentato le osservazioni nella Conferenza dei servizi (Italia Nostra,FAI Lazio, Lipu Lazio, Comitato per la Bellezza, Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio) e l’ENPA, confermano il loro NO all’espansione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Palidoro (OPBG), perché non potrà non arrecare disturbo all’ecosistema.
Infatti, il 6 marzo 2019 è stato approvato il progetto di ampliamento dell’OPBG in piena Riserva del Litorale Laziale, a poche decine di metri dalla linea di costa. Prendendo atto di quando audito nella riunione del 6 marzo, si registra con soddisfazione che gran parte delle raccomandazioni degli ambientalisti sono state condivise e adottate come prescrizioni all’Ospedale dalla Soprintendenza e dalla Commissione di Riserva, e quindi assorbite nel parere vincolante dell’Ente Gestore della Riserva Statale.

Pur ringraziando l’OPBG e gli enti coinvolti per lo sforzo di revisione del progetto iniziale e l’opportuno cambio di visione, le sigle restano dell’idea che la presenza di un complesso ospedaliero in continua espansione sia incongruente con le esigenze di tutela della Riserva e che un suo raddoppio con anni di impegnativi lavori sia insostenibile per un territorio così delicato.
È vero che il nuovo edificato riduce l’impatto visivo (recependo le precedenti indicazioni della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale) ma proprio perché molto vicina alla linea di costa, la struttura appare esposta al rischio di avanzata del mare connesso ai cambiamenti climatici. Né è da escludersi che il peso delle strutture, previste in un’area che un tempo era uno stagno (bonifica di Pagliete), possa innescare un fenomeno di subsidenza locale, accentuando ulteriormente il rischio di arretramento della linea di costa.
Inoltre, in presenza di terreni argillosi, torbosi alternati a sabbie, edifici strategici come l’ospedale Bambino Gesù di Palidoro ci risulta vadano verificati in VIA antisismica, elemento che non abbiamo ritrovato nelle scelte progettuali.

Preoccupa infine la possibilità che si torni a ipotizzare nuovi ampliamenti e interventi infrastrutturali impossibili per legge in Riserva, ma sui quali temiamo si possa voler produrre, come in passato, varianti, riperimetrazioni, forzature inaccettabili per le sigle firmatarie delle osservazioni.
Indipendentemente dalla realizzazione di ampliamenti dell’esistente si chiede:

  • Demolizione di tutti i manufatti abusivi o irregolari appartenenti sia al complesso ospedaliero che alla Casa del Clero/Casa Ronald;
  • Piantumazione di alberature intorno agli edifici che ne nascondano la vista dalla campagna e dal mare;
  • Impegno formale a non progettare altre strutture all’interno e all’esterno dell’area di competenza;
  • Impegno formale a non progettare infrastrutture viarie di nessun genere nelle aree di Riserva, in linea con le prescrizioni della Soprintendenza;
  • Garanzia che i lavori previsti non producano ulteriori danni alle importanti presenze archeologiche;
  • Impegno formale a non coltivare le aree a prevalente carattere di duna/macchia mediterranea comprese tra l’Ospedale e il Fiume Statua (fino a 400 metri dalla riva), ripristinandone, laddove compromesso, l’originario carattere naturalistico;
  • Ripristino di tutte le aree di duna e macchia alterate da interventi incongrui;
  • Salvaguardia assoluta di tutta la zona 1, escludendo il passaggio anche a piedi e limitandosi alla costruzione di due passerelle di accesso alla spiaggia;
  • Razionalizzazione dell’illuminazione evitando la luce fredda, dichiarata dannosa per la salute dall’Istituto Superiore di Sanità e da prestigiose istituzioni internazionali, e prevedendo l’accensione automatica dei lampioni (con fotocellule) per il piano superiore del parcheggio nelle ore notturne;
  • Studio preliminare sulle specie presenti nell’habitat costiero.Per quanto riguarda l’applicazione di quanto deciso nella Conferenza dei Servizi.

Italia Nostra, FAI Lazio, Lipu Lazio, Comitato per la Bellezza, Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio e ENPA vigileranno affinché tutte le prescrizioni siano rispettate.

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Il fotovoltaico non può seppellire le campagne http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/il-fotovoltaico-non-puo-seppellire-le-campagne/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/il-fotovoltaico-non-puo-seppellire-le-campagne/#respond Wed, 20 Mar 2019 21:53:41 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12794

di Vittorio Emiliani.

C’è qualcosa che si pianifichi seriamente in Italia? A livello pubblico proprio no, e comunque sempre di meno. E’ in atto un dibattito su realtà e prospettive delle energie rinnovabili di tipo nuovo soprattutto eolico e solare. L’eolico è proliferato ovunque sui crinali appenninici anche dove il vento era scarso, con società precarie o sospette che offrivano bocconi importanti a Comuni poveri. Risultato: titolari di società spesso in galera, pale eoliche ferme, paesaggio e assetto idrogeologico scassati.

Eppure le carte del vento del Club Alpino Italiano (CAI) segnalavano che la ventosità in Italia è metà di quella centro e nord-europea ed è sufficiente in Puglia (riempita di pale eoliche prima del Piano paesaggistico), nel sud della Sardegna e nel nord della Sicilia. Sia pure con notevoli variazioni, l’Italia è decisamente più adatta al fotovoltaico che sta crescendo ma disordinatamente. Molto per l’autoconsumo delle famiglie che hanno installato pannelli fotovoltaici. Non c’è una politica che investa i quartieri urbani, del Sud anzitutto, per ogni sorta di uso energetico. Nei centri storici si può usarlo e però “nascondendo” il più possibile i pannelli. Il fotovoltaico sta purtroppo portando alla copertura speculativa di centinaia di ettari di campagna coltivata in zone paesaggistiche e quindi anche turistiche molto pregevoli. Le polemiche più recenti riguardano il Viterbese, in specie la maxi-centrale di Pian di Vico presso la splendida Tuscania. Ambientalisti e naturalisti sono insorti, insieme a Slow Food contro lo snaturamento di quelle ricchezze naturali e storiche.

La Soprintendenza ha rimandato il caso al Consiglio dei ministri e la senatrice Paola Nugnes (M5S) responsabile del disegno di legge n. 164 sul consumo di suolo, si è impegnata a sottoporre il caso all’attenzione dei ministri Sergio Costa (Ambiente) e Alberto Bonisoli (Beni culturali). Sarebbe un primo stop altamente significativo. Nella stessa zona incombono altri mega-impianti: a Tuscania, Tarquinia e Viterbo. Dunque non si può procedere caso per caso. Occorre pianificare.

Gli impianti solari e anche quelli eolici (dove c’è vento sufficiente) possono sorgere nelle aree portuali e industriali, attive o dismesse. A Porto Torres ENI New Energy ha avviato la costruzione di un impianto fotovoltaico all’interno di quell’area sassarese per una produzione annuale di 51 GWh che sarà consumata al 79 % dalle imprese locali evitando così l’emissione di circa 26.000 tonnellate/anno di CO2. E’ un esempio nella giusta direzione? Credo di sì.

Ora, si è calcolato che il totale delle aree ex industriali, di capannoni e altri fabbricati utilizzabili per un fotovoltaico pianificato copra un territorio pari al 7 % dell’Italia, una regione grande quanto l’Umbria. Non distribuita in modo uniforme, ma suscettibile di venire pianificata salvando sia un paesaggio ricco di centri storici, torri, castelli, pievi, sia l’agricoltura qualificata. Ma ci vuole una legge-quadro nazionale. Le singole Regioni procedono in ordine sparso. Soltanto tre (Puglia, Toscana, Piemonte) hanno co-pianificato col Mibac quei piani fondamentali per avere energia pulita senza “suicidare” paesaggi e agricoltura, risorse non meno strategiche.

Articolo pubblicato sui quotidiani della catena dell’Espresso il 13 marzo 2019.

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Al via la sperimentazione della tecnologia 5G in questi 120 ignari piccoli comuni http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/al-via-la-sperimentazione-della-tecnologia-5g-in-questi-120-ignari-piccoli-comuni/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/al-via-la-sperimentazione-della-tecnologia-5g-in-questi-120-ignari-piccoli-comuni/#comments Mon, 18 Mar 2019 22:21:45 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12788

di Alessandro Mortarino.

Sto per toccare un tema un tantino scabroso e controverso, di quelli che difficilmente riescono a trovare concordi quanti credono che la tecnologia – e qualunque tecnologia – rappresenti una conquista “malgré tout” e quanti ritengono che occorrano, innanzitutto, cautela e il rispetto del principio di precauzione prima di ogni scelta innovativa di forte impatto sull’ambiente e sulle persone. Oltretutto l’argomento riguarda più la sfera della salute che quella della tutela paesaggistica e potreste, quindi, ritenere questo contributo “fuori tema“. Bene, se le mie considerazioni vi turbano, chiudete e passate ad altre letture. Se, viceversa, anche per voi la salute e qualunque rischio sanitario vengono prima di ogni altra cosa, allora procedete: sto per aprire una (preoccupata) finestra sul futuro…

La notizia è che 120 piccoli comuni d’Italia (oltre ad alcune “smart cities”: Milano, Prato, L’Aquila, Matera e Bari, cui si aggiungono Roma e Torino, dove erano già state avviate altre prove tecniche) saranno i primi sperimentatori dell’esposizione della popolazione alle tre bande della tecnologia 5G, una rete wireless di nuova generazione (ribattezzata “l’internet delle cose“) che renderà possibile le connessioni mobili superveloci: antenne, modem che verranno implementati sugli smartphone, base station che sui tetti diffonderanno il segnale.

Non è fantascienza ma realtà. E non è solo un fatto di velocità di connessione ma un passo avanti della tecnologia applicata alle comunicazioni che potrebbe permettere di superare le prestazioni dell’attuale ADSL e favorire l’utilizzo di servizi di streaming (video in particolare) soppiantando le connessioni in fibra. Potremo così giocare online senza la necessità di disporre di macchine potenti, essere sempre connessi senza più passare continuamente da Wi-Fi a rete mobile, videosorvegliare, guidare droni o auto senza conducente, leggere i sensori dei cassonetti dell’immondizia per sapere quando svuotarli, telecomandare i robot senza bisogno di cavi, consentire ai medici di curare un paziente anche a distanza, indicare i prodotti scaduti presenti nei nostri frigoriferi, permettere ai nostri orti di richiedere di essere annaffiati e chissà che altro.

Tecnologia al servizio dell’uomo.

Ma senza rischi?

Secondo il giornalista Maurizio Martucci, autore del libro “Manuale di autodifesa per elettrosensibili” (Terra Nuova Edizioni), l’esposizione massiccia della popolazione a livelli di elettrosmog destinati ad aumentare a dismisura, con mini-antenne (ogni 10-12 case nelle aree urbane) collocate ovunque e persino sui lampioni della luce, rappresenta un rischio da non sottovalutare.
Il 5G viaggerà su frequenze altissime e mai usate finora, fino a 27,5 GHz (mentre con il 4G si arriva al massimo a 2,6 GHz): un’energia 11 volte superiore, ma che ha una “durata” di viaggio limitata. Queste onde vengono infatti facilmente assorbite dal terreno e sono “riflettenti”, non attraversano i palazzi. Per poter connettere tra loro fino a un milione di oggetti per chilometro quadrato, bisognerà installare migliaia di piccole antenne che rilanceranno il segnale proveniente da un’antenna base più grande.
L’esposizione umana alle onde elettromagnetiche aumenterà così in modo esponenziale e i rischi per la salute aumenteranno altrettanto esponenzialmente, favorendo la possibile alterazione del funzionamento delle cellule: la prestigiosa rivista scientifica Lancet ha presentato uno studio importante che dimostra gli effetti biologici e sulla salute causati dall’esposizione dell’uomo ai campi elettromagnetici con un aumento “statisticamente rilevante” del numero dei tumori, rarissimi schwannomi, al cervello e al cuore.
Anche in Italia l’Istituto Ramazzini di Bologna ha sviluppato la stessa ricerca, giungendo alle medesime conclusioni.

Più di 180 scienziati e medici provenienti da 37 paesi hanno da tempo diffuso un appello per avvertire dei potenziali gravi effetti del 5G sulla salute umana e richiesto una moratoria: fermiamo lo sviluppo del 5G finché gli scienziati indipendenti non potranno garantire che 5G e il livello totale di radiazioni causati da RF-EMF (5G insieme a 2G, 3G, 4G e WiFi) non siano dannosi ai cittadini dell’UE, in particolare a neonati, bambini e donne in gravidanza, nonché all’ambiente.
La preoccupazione tra i cittadini sta crescendo e la neonata “Alleanza nazionale STOP 5G” ha organizzato lo scorso 2 marzo a Vicovaro (Roma) il primo meeting nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema e chiedere con forza una moratoria.

A fronte dei rischi, occorre registrare un’ulteriore situazione particolarmente sorprendente: i 120 comuni selezionati a far da “cavie” non ne sanno nulla. E’ quanto stiamo scoprendo in Piemonte (la Regione con più comuni prescelti), dove diversi nostri aderenti hanno ricevuto da noi la notizia che il loro comune di residenza risulta inserito nella lista degli sperimentatori. Allarmati, sono corsi a chiedere lumi ai loro Sindaci e Tecnici comunali e si sono sentiti rispondere “non ne sappiamo nulla“. Nessuna comunicazione pare essere loro arrivata da AGCOM o dal Ministero dello Sviluppo Economico e questo sembra essere il motivo per cui le amministrazioni non hanno preventivamente discusso con i propri concittadini la convenienza di appartenere al club dei comuni “cavie”.
Il nostro comitato locale della provincia di Asti non si è accontentato di ricevere risposte “a voce” dai Sindaci e ha anche trasmesso via posta elettronica certificata una richiesta di accesso a tutti gli atti in possesso dei comuni astigiani. Altrettanto ha fatto Italia Nostra, sezione di Alba, nei confronti dei comuni delle Langhe.
Le prime risposte confermano il “non ne sappiamo nulla“.

Franca Biglio, sindaco di Marsaglia e anche presidente dell’Associazione dei Piccoli Comuni di Italia, assieme ai colleghi primi cittadini di Paroldo e Roascio, ha dichiarato che «le nostre amministrazioni non hanno mai chiesto né di essere inserite nella sperimentazione 5G, né dato alcuna disponibilità in tal senso. Inoltre ad oggi non è pervenuta alcuna comunicazione ufficiale da parte delle autorità competenti e qualora ciò si verificasse, sarà nostra cura e premura acquisire le dovute informazioni tecniche al fine di verificare i pro e i contro a difesa dell’ambiente e dell’imprescindibile tutela della salute dei nostri cittadini. Tale importante decisione verrebbe, in ogni caso, assunta solo ed esclusivamente di concerto con la cittadinanza».

Questa risposta ci è stata riportata integralmente anche dal comune di Vigliano d’Asti attraverso una formale risposta, verbalmente riassunta anche da tutti gli altri sindaci astigiani.

Ma ora queste amministrazioni comunali sono informate e hanno fonti scientifiche di riferimento su cui riflettere.

Possiamo quindi attenderci una loro rapida azione nei confronti delle Autorità competenti per – quanto meno – discutere dell’avvenuto inserimento del loro territorio nell’elenco dei Comuni “sperimentatori” e un conseguente momento di riflessione/decisione con i cittadini?

E non pensate che sia utile una vostra azione formale nei confronti di tutti i Sindaci dei comuni compresi nell’elenco?

Se mi avete seguito fino a qui, credo siano opportune ancora due segnalazioni: la prima è – ovviamente – l’elenco dei comuni che dovranno sperimentare il 5G (e tenete in mente che nei prossimi anni tutti i comuni saranno nelle stesse condizioni!) e una serie di articoli/siti di riferimento per approfondire la questione. Trovate tutto a seguire.

Una raccomandazione finale: non prendetela con leggerezza, perchè se “prevenire è meglio che curare“, allora il principio di precauzione deve essere il nostro faro…

Elenco dei comuni pertinenti all’obbligo di cui all’art. 12, comma 4 della Delibera AGCOM n. 231/18/CONS:

ABRUZZO:
1 Gagliano Aterno L’Aquila
2 Civita d’Antino L’Aquila
3 Morino L’Aquila
4 Castiglione a Casauria Pescara
5 Brittoli Pescara
6 Canistro L’Aquila
7 Introdacqua L’Aquila
8 Barete L’Aquila
9 Tossicia Teramo
10 Montebello di Bertona Pescara
11 Fresagrandinaria Chieti

CALABRIA:
12 Sorbo San Basile Catanzaro
13 Sorianello Vibo Valentia
14 Canolo Reggio Calabria
15 Capistrano Vibo Valentia

CAMPANIA:
16 Letino Caserta
17 Savignano Irpino Avellino
18 Raviscanina Caserta
19 San Gregorio Matese Caserta
20 Montecorice Salerno

EMILIA ROMAGNA:
21 Vernasca Piacenza
22 Bore Parma
23 Ventasso Reggio Emilia

FRIULI VENEZIA GIULIA:
24 Pontebba Udine Friuli
25 Tramonti di Sopra Pordenone
26 Bordano Udine
27 Resiutta Udine
28 Lauco Udine
29 Ragogna Udine
30 Comeglians Udine

LAZIO:
31 Nespolo Rieti
32 Pozzaglia Sabina Rieti
33 Rocca Sinibalda Rieti
34 Pico Frosinone
35 Varco Sabino Rieti
36 Petrella Salto Rieti
37 Trivigliano Frosinone
38 Cittareale Rieti
39 Santopadre Frosinone
40 Morro Reatino Rieti

LIGURIA:
41 Nasino Savona
42 Zignago La Spezia
43 Prelà Imperia
44 Vendone Savona
45 Rezzoaglio Genova
46 San Colombano Certenoli Genova
47 Valbrevenna Genova

LOMBARDIA:
48 Cergnago Pavia
49 Oltressenda Alta Bergamo
50 Tartano Sondrio
51 Val di Nizza Pavia
52 Rosasco Pavia
53 Tornata Cremona
54 Canevino Pavia
55 Bianzano Bergamo
56 Crotta d’Adda Cremona
57 Brallo di Pregola Pavia
58 Santa Margherita di Staffora Pavia
59 Mezzana Rabattone Pavia
60 Rognano Pavia
61 Comazzo Lodi
62 Lanzada Sondrio

MARCHE:
63 Genga Ancona
64 Monte Grimano Terme Pesaro e Urbino
65 Montegallo Ascoli Piceno

MOLISE:
66 Conca Casale Isernia
67 San Pietro Avellana Isernia
68 Fossalto Campobasso
69 Pietracupa Campobasso
70 Cercemaggiore Campobasso
71 Pizzone Isernia

PIEMONTE:
72 Sambuco Cuneo
73 Isasca Cuneo
74 Sabbia Vercelli
75 Valloriate Cuneo
76 Falmenta Verbano-Cusio-Ossola
77 Rossa Vercelli
78 Valmala Cuneo
79 Campiglia Cervo Biella
80 Cortandone Asti
81 Celle Enomondo Asti
82 San Giorgio Scarampi Asti
83 Villaromagnano Alessandria
84 Solonghello Alessandria
85 Paroldo Cuneo
86 Prasco Alessandria
87 Druogno Verbano-Cusio-Ossola
88 Premia Verbano-Cusio-Ossola
89 Brondello Cuneo
90 Trezzo Tinella Cuneo
91 Cerretto Langhe Cuneo
92 Pontestura Alessandria
93 Ricaldone Alessandria
94 Revigliasco d’Asti Asti
95 Avolasca Alessandria
96 Roascio Cuneo
97 Vigliano d’Asti Asti
98 Marsaglia Cuneo
99 Montemarzino Alessandria
100 Gabiano Alessandria
101 Montabone Asti

SARDEGNA:
102 Segariu Medio Campidano
103 Pompu Oristano
104 Noragugume Nuoro

SICILIA:
105 Sclafani Bagni Palermo

TOSCANA:
106 Monteverdi Marittimo Pisa

TRENTINO ALTO ADIGE:
107 Valfloriana Trento
108 Sover Trento
109 Castel Condino Trento
110 Terragnolo Trento

VALLE D’AOSTA:
111 Bionaz Aosta
112 Perloz Aosta
113 Cogne Aosta

VENETO:
114 Laghi Vicenza
115 San Germano dei Berici Vicenza
116 La Valle Agordina Belluno
117 Cinto Euganeo Padova
118 Bevilacqua Verona
119 Gambugliano Vicenza
120 Vallada Agordina Belluno

Qualche Fonte per approfondire:

TERRANUOVA

IL CAMBIAMENTO

NOGEOINGEGNERIA

IL FATTO QUOTIDIANO

OASISANA 1

OASISANA 2

ALTRITASTI

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http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/al-via-la-sperimentazione-della-tecnologia-5g-in-questi-120-ignari-piccoli-comuni/feed/ 5
A Parma si vuole ampliare l’aeroporto per trasformarlo in cargo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/a-parma-si-vuole-ampliare-laeroporto-per-trasformarlo-in-cargo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/a-parma-si-vuole-ampliare-laeroporto-per-trasformarlo-in-cargo/#respond Sat, 16 Mar 2019 21:48:29 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12785

Il Comitato “NoCargoParma” scrive una lettera aperta al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

Sig. Pizzarotti, con il suo post del 15 marzo scorso a sostegno dell’iniziativa “Fridays for Future” svela molte cose interessanti.

La prima è che dimostra di essere un bravo politico, in grado di cavalcare l’onda del consenso sui temi che lo suscitano, come quello ambientale, ma, ci chiediamo, relativamente a questi contenuti, come fa ad avallare l’ampliamento dell’aeroporto per trasformarlo in cargo ?

La seconda è che lei dimostra di ignorare completamente i danni che un aeroporto cargo fa alle persone ed al territorio su cui insiste; dato il suo ruolo istituzionale speriamo sia solo una svista, a cui noi di NoCargoParma possiamo dare rimedio dandole le informazioni necessarie per capire bene di cosa si tratta.

La terza cosa interessante è questo suo continuo insistere sulla “infrastruttura strategica per il territorio” con cui giustifica il sostegno all’ampliamento dell’Aeroporto di Parma. Per favore, ci dia qualche numero a favore di questa sua ipotesi, altrimenti “infrastruttura strategica” rimane solo una parola senza alcun significato.

La quarta è che lei, con questo suo atteggiamento, disattende quello che dovrebbe essere un suo preciso dovere istituzionale, a cui noi di NoCargoParma, invece, la vogliamo riportare. Le citiamo il paragrafo C del capitolo “Attribuzioni per i Servizi Statali” presente sul sito web del Comune di Parma: “c) compete al Sindaco adottare i provvedimenti contingibili ed urgenti ed assumere tutte le iniziative conseguenti ai sensi delle vigenti norme per prevenire ed eliminare pericoli gravi che minacciano l’incolumità dei cittadini.

E un aeroporto cargo la minaccia l’incolumità dei cittadini, eccome se la minaccia, parliamo di problemi cardiovascolari, ischemie, ictus, ritardi nell’apprendimento dei bambini, tumori infantili e tante altre brutte cose.

Per questo le mettiamo a disposizione tutta la documentazione scientifica che abbiamo raccolto e che dimostra inequivocabilmente i danni che un aeroporto cargo provoca alle persone ed in particolare ai bambini.

Non deve far altro che chiederla, anche se buona parte si trova sul sito web dell’Organizzazione Mondiale della Sanità o quello della Commissione Scientifica dell’Unione Europea.

Per ultimo, siccome non è bello e corretto un dialogo senza contraddittorio, la invitiamo ufficialmente qui a Baganzola per un confronto pubblico in cui spiegherà a noi, suoi concittadini, come ed in che modo questa infrastruttura strategica porterà benessere a tutte le migliaia di famiglie che si trovano entro i 6 km dell’Aeroporto di Parma, perché quella sarà l’area di disturbo degli aerei cargo, lo dice l’ARPA con la misurazione strumentale su aeroporti uguali a quello che dovrebbe diventare quello di Parma.

Auspichiamo che al confronto partecipino anche gli altri sostenitori del progetto di ampliamento di cui il Comune di Parma è socio: So.Ge.A.P. in primis, ma anche l’Unione Parmense degli Industriali, la CCIAA, la Provincia, etc.

Rimaniamo in attesa di una disponibilità da parte sua.

Cordiali saluti.

Comitato “NoCargoParma”

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Manifesto per l’Anima e l’Ambiente (MAA) http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/manifesto-per-lanima-e-lambiente-maa/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/manifesto-per-lanima-e-lambiente-maa/#respond Sat, 16 Mar 2019 21:33:26 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12783 A cura dell’Associazione Natura & Psiche.

Può esistere una società incentrata sull’armonia tra Uomo e Natura? Questo Manifesto intende dimostrare di sì. Le istruzioni in esso riportate si rivolgono anzitutto all’individuo. Perché, riprendendo un’affermazione del grande psicanoalista Carl Gustav Jung, un insieme d’individui immaturi non potrà mai dare una società matura. Tuttavia, anche le regole giuste e correttamente integrate aiutano l’individuo a sviluppare il suo senso morale e a crescere interiormente. Occorre quindi giocare su entrambi i fronti. E la via più efficace che permette di incidere sia a livello individuale, sia a livello collettivo è… l’esempio. Quella stretta di mano, quel patto con la Natura e con l’Anima procede dall’esempio.

La scienza dei sistemi spiega come certi fenomeni complessi, vedi il volo sincronizzato degli uccelli, siano il risultato dell’applicazione di poche e semplici regole da parte di ciascun elemento di un sistema. In effetti, in questo modo il sistema stesso diventa un corpo unico, ordinato e funzionale. È probabile che anche lo sviluppo degli organismi a partire da un codice genetico risponda allo stesso principio. Passo dopo passo, cellula dopo cellula, si costruisce l’organismo a partire da un patrimonio di informazioni che si esplica in un tempo, in uno spazio e in un ambiente specifici, fino a creare gli organismi super complessi che siamo. Ora, se ciascun individuo seguisse lo stesso principio in conformità ad un numero contenuto di informazioni semplici, logiche e collaudate, tutta la società ne gioverebbe.

Vi sono certamente numerosi fattori di ordine culturale, psicologico, famigliare, educativo, politico, sociale… che entrano in linea di conto, ma quella regola trascende ogni livello. Essa si ritrova, infatti, a ogni stadio di organizzazione dei sistemi, specialmente in quelli biologici e sociali.

La visione puramente sistemica è però un po’ troppa ottimistica perché di solito fa i conti senza l’oste, ovvero senza la natura umana e le sue perversioni. Occorre ampliarla con altre conoscenze, in particolare quelle psicanalitiche e antropologiche. Certo, è profondamente triste e rivoltante rendersi conto di essere diventati “soggetti consumatori”, di essere considerati non per quello che si è, per le proprie capacità e i valori più nobili, ma solo o soprattutto per il proprio portafogli. Tuttavia, questo moderno statuto di consumatore ci mette anche nelle mani un potere enorme di cui siamo per lo più inconsapevoli: il cosiddetto potere d’acquisto. Si tratta quindi di impossessarsene e di usarlo nel modo migliore.

Per dare un’idea dell’entità di quel potere basti pensare all’energia con la quale i grandi gruppi economici ci corteggiano, a quanto denaro spendono in pubblicità allo scopo di sedurci e convincerci ad acquistare. Ora, se ciascuno di noi usasse il proprio potere di acquisto in modo etico e intelligente, tutta l’economia ne risentirebbe in meglio. Di scelta etica in scelta etica, la massa informe dei consumatori compulsivi si trasformerebbe in un corpo ordinato e intelligente, proprio come lo stormo d’uccelli cui si accennava prima. Questo perché gli attori economici non potrebbero che prendere atto e venire incontro alle esigenze così espresse dai consumatori. Si costituirebbero quindi circoli virtuosi (1) legati per esempio alla ripresa dell’agricoltura contadina, alle produzioni artigianali, alle coltivazioni bio e altri label ancora più etici e benefici per la salute del singolo e dell’intero pianeta.

E’ ragionevole aspettarsi forme di resistenza anche estreme da parte del sistema allo scopo di conservare lo status quo, come per esempio il tentare di mettere i cittadini gli uni contro gli altri attraverso strategie mediatiche e il fomentare nuove guerre onde “fare ripartire l’economia”. Per non cadere nel tranello occorre avere ben chiaro in mente la situazione, il fine cui si aspira, i valori che si intende preservare, nonché la direzione da seguire. Un po’ come farebbe il comandante e il suo equipaggio per governare la nave in un mare in tempesta.

Questo Manifesto si propone semplicemente di fungere da bussola, indicando una via che ciascuno può seguire come meglio crede.

Il primo grande passo da attuare è legato alla presa di coscienza del nostro stato di possessione ad opera del sistema economico (2). Quel sistema è basato in primis sul PIL, un indice economico obsoleto, diventato un autentico tabu che nessuna nazione osa rimettere veramente in questione. Esso prevede una crescita della produttività di tipo esponenziale, dall’appetito vorace, destinato a distruggere le risorse del pianeta in pochi decenni (3). L’importante novità introdotta dall’approccio psicoanimistico consiste nell’avere dimostrato (4) che esiste un legame indissociabile tra Psiche e Natura e che in virtù di quel legame la distruzione e il disagio dovuti alle esagerazioni del sistema non riguardano solo il pianeta, ma si ritrovano anche a livello psicologico in ciascun individuo e di conseguenza anche nel corpo sociale. Mondo interiore e Natura sono nati assieme e rimangono inestricabilmente legati. I grandi simboli archetipici dell’inconscio collettivo rimandano tutti al mondo naturale. Si pensi per esempio al Serpente, alla Montagna, al Mare, al Sole, alla Luna, all’Orso, all’Albero della vita, alla Grotta, alla Pietra filosofale… Per questo, distruggendo la Natura si crea un vuoto di forme deleterio, un “anamorfismo psichico” che complica o addirittura impedisce il contatto con la profondità dell’Anima. Per vivere felicemente e recuperare il senso di armonia col Tutto l’uomo deve frequentare la Natura, fino a sentirsene figlio, proprio come le civiltà tribali che vivono nello stesso identico modo da decine di migliaia di anni, curandosi del loro ambiente e facendosene anzi i guardiani.

La via della liberazione e del cambiamento si articola in un certo numero di regole fondamentali:

  1. acquistare merce locale, biologica o biodinamica, comunque prodotti sempre di stagione. Nel caso in cui non fosse possibile, acquistare almeno prodotti nazionali.
  2. acquistare solo macchinari la cui produzione si lega a uno sforzo etico, sia per i lavoratori, sia per l’ambiente.
  3. non usare plastica ed evitare merce monouso. Munirsi di borsa di tela per la spesa
  4. privilegiare i materiali biodegradabili o/e recuperabili
  5. realizzare il proprio orto e usare solo fertilizzante naturale
  6. boicottare OGM, prodotti dell’agricoltura chimica e della zootecnia
  7. creare o incoraggiare le reti di scambio e disincentivare l’uso del denaro
  8. in generale superare la logica consumistica facendo durare il più possibile le cose, riparandole piuttosto che sostituirle.
  9. per gli spostamenti incentivare l’uso della bicicletta e dei trasporti in comune
  10. per il carburante e il riscaldamento, il metano rimane la scelta migliore perché meno inquinante
  11. indire votazioni referendarie ogni 3 mesi (come in Svizzera) e sostenere quei movimenti che promuovono la decrescita e la sensibilità ambientale
  12. tornare a popolare le campagne
  13. difendere i territori, cercare di percepire e di rispettare l’anima dei luoghi
  14. frequentare la Natura, difendere le foreste e la biodiversità.

NOTE:

  1. In termini sistemici cinte di retroazioni positive.
  2. Per approfondimento vedi A. Fratini, La religione del dio Economia, CSA Editrice, Crotone 2009.
  3. Vedi per esempio la previsione del microbiologo Frank Fenner sulla prossima estinzione della razza umana https://tech.everyeye.it/notizie/gli-esseri-umani-estinti-tra-meno-100-anni-dice-frank-fenner-367207.html.
  4. A. Fratini, Psiche e Natura, fondamenti dell’approccio psicoanimistico, Zephyro, Milano 2012.

http://naturaepsiche.jimdo.com/

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Cave di Stazzema: pronto un nuovo scempio della montagna? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/cave-di-stazzema-pronto-un-nuovo-scempio-della-montagna/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/cave-di-stazzema-pronto-un-nuovo-scempio-della-montagna/#respond Sat, 16 Mar 2019 13:10:38 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12781

A cura di Legambiente Toscana.

Nel corso del 2018 il Consiglio Comunale di Stazzema ha adottato il Piano di Bacino sulla scheda 21 (Bacino FICAIO). Il prossimo martedì 19 marzo si terrà la Conferenza dei Servizi che deciderà sull’approvazione definitiva del Piano: in aree naturalisticamente integre sono previsti oltre 28 ettari di nuove cave, che deturperanno per sempre un paesaggio d’inestimabile valore mondiale.

E’ il primo di una serie di provvedimenti del Comune di Stazzema, che nei prossimi mesi estenderà per altre decine di ettari le cave nei bacini estrattivi di Cardoso, Pruno, Buche Carpineto, La Penna, La Ratta. Stiamo parlando di ferite irreversibili al paesaggio, di contrazioni significative della copertura forestale, di aperture di nuove strade e piazzali, di diffusione di polveri sottili in aria e nell’acqua, di rumori costanti, segnati da esplosioni, perforazioni da martelli pneumatici e di smog da traffico pesante. L’habitat di quest’area, così fragile e così significativamente vocata al turismo verde, sarà stravolto per sempre. Sul piano ecologico, sociale ed economico.

Certo, le procedure prevedono poderosi documenti di valutazione, monitoraggi, misure di compensazione, ma la realtà bruta delle cave apuane è sotto gli occhi di tutti. Ed è questo che si estenderà a perdita d’occhio in questo distretto estrattivo, mentre l’onere di dimostrare i danni è a carico dei cittadini e delle associazioni, perché non esistono programmi pubblici indipendenti di valutazione e monitoraggio. Bisogna quindi procedere a suon di esposti, denunce e comunicati per cercare di ottenere semplicemente quello che viene promesso sulla carta da piani e leggi.

L’obiettivo, in quel di Stazzema, è quello di estrarre la preziosa pietra del Cardoso, esportata in tutto il mondo, lasciando poi sul posto degrado e luoghi inospitali, strutture di cantiere e materiali abbandonati, come già oggi accade nella maggior parte delle cave la cui coltivazione è esaurita. Anche Rete Natura 2000 verrà intaccata: ben 18 dei 28,24 ettari di aree soggette a nuova escavazione si trovano all’interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Monte Croce/Monte Matanna, istituita per proteggere queste montagne uniche al mondo, che invece qui si minaccia di vendere a suon di blocchi e lastre.

«L’attività estrattiva, si dice, crea posti di lavoro. Ma non si contano quanti sono invece i posti di lavoro distrutti nell’ampio settore del turismo e dell’economia civile; – attacca Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana ci appelliamo pertanto al buonsenso e alla sensibilità di tutte le istituzioni convocate alla Conferenza dei Servizi del 19, affinché non venga approvato questo ennesimo scempio delle Apuane. Oggi, in ben 140 città del nostro Paese studenti di ogni età manifestano per il loro futuro e contro la crisi climatica, con uno Sciopero Globale senza precedenti. Se vogliamo davvero ascoltare le istanze di questi ragazzi e dare loro una speranza concreta di un domani più giusto, – continua Ferruzza – evitiamo questa nuova aggressione alla montagna. Evitiamo che le decine di iniziative imprenditoriali che hanno fatto nascere negli ultimi anni agriturismi, B&B, alberghi, ristoranti, strutture eco/museali sulle Apuane, fuggano via per sempre da questo territorio, così disperato eppure così unico e prezioso per la nostra regione».

A questo link potete firmare una petizione per salvare questo luogo magnifico. Abbiamo poche ore per farlo…

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Ikea in centro città http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/ikea-in-centro-citta/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/ikea-in-centro-citta/#comments Thu, 14 Mar 2019 16:54:50 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12779

di Maria Augusta Mazzarolli, urbanista.

Non poco interesse ha suscitato la notizia che il Gruppo svedese Ikea ha deciso, in Italia, di diversificare la propria tipologia di vendita inserendo localizzazioni commerciali nei Centri Storici e nei centri urbani, in generale. Viene cosi aggiunta, alla tipologia degli Iper insediamenti commerciali legati alla Grande Distribuzione, localizzati in aree periferiche, su siti di recente impianto e urbanizzazione, una nuova tipologia dimensionale (parrebbe non superare i 3.000 mq.), localizzata in aree storicamente consolidate, con una forte valenza storico-ambientale. Gli utenti: prevalentemente un popolo di pedoni, programmato per usare mezzi pubblici, lungo percorsi in area urbana ed extraurbana.

Per l’Ikea è una vera e propria rivoluzione, ma non solo per l’Ikea. Infatti, se questa tendenza commerciale dovesse prendere ”piede”, potremmo assistere, in un breve lasso di tempo, alla rinascita commerciale dei nostri Centri Storici e al declino dei mega insediamenti commerciali in area periferica. Si passerebbe dalla tipologia di vendita con merce in esposizione all’interno di grandi magazzini, in cui il pubblico può fisicamente vedere, toccare, provare… la merce, alla tipologia di vendita digitale in cui l’acquirente, all’interno di un ambiente reale, consultando un catalogo virtuale, prende cognizione delle caratteristiche e delle peculiarità del prodotto che intende acquistare. Inoltre, proprio in questi negozi, sarà possibile il format dei “pikup point”, ovvero di punti di ritiro della merce che il cliente ordina online.

Una nuova concezione

In questo nuovo format del commercio c’è, a ben vedere, una nuova e interessante concezione di vita, con una nuova organizzazione di funzioni e di mobilità. Molti sono gli elementi di forza e molte le ricadute positive.

La grande massa degli acquirenti che negli ultimi decenni si è spostata in auto verso periferie o anonime aree extra-urbane, per trascorrere il proprio tempo libero e quello della propria famiglia ora, in parte, ritornerà a ricalcare le strade dei Centri Storici. Involontariamente e loro malgrado, saranno indotti a riappropriarsi di spazi urbani: spazi liberi e architetture, indissolubilmente legate alla storia degli uomini che le hanno, nei secoli, progettate, costruite, utilizzate.
Questa muova massa di utenti, rilevato che il parcheggio in area urbana e storica è abitualmente contingentato e a pagamento, per risparmiare tempo e denaro, comincerà a riconsiderare il mezzo pubblico più conveniente, sia per percorsi, in area urbana che extraurbana.

Di converso, il trasporto della merce selezionata e la loro successiva consegna, non potrà più avvenire utilizzando enormi ed ingombranti mezzi articolati su gomma: sia perché il loro ingresso è interdetto nel centri storici e centri urbani in genere, sia perche la domanda e l’offerta commerciale dovrà essere soddisfatta attraverso un servizio più capillare, meno invasivo e più personalizzato, anche riutilizzando, ad esempio, per il collettame, l’antico sistema di merce che viaggia su treni passeggeri o su treni merci di nuova concezione. Non certamente treni lunghi 700 metri, ma vettori più agili e snelli, con merce che, dai grandi centri intermodali di smistamento, utilizzando navette ferroviarie lungo linee secondarie dismesse o in via di dismissione o in stato di sottoutilizzo (infrastrutture presenti e molto capillari sul nostro territorio), siano in grado di portare velocemente e direttamente la merce nelle Stazioni ovvero nel cuore delle città. Percorso origine/destinazione eventualmente integrato, nell’ultimo tratto, dall’utilizzo di piccoli mezzi elettrici su gomma.

Il commercio e le città storiche

Inoltre la scelta del gruppo svedese di diversificare la tipologia delle proprie strutture di vendita, focalizzando nel centro della città l’interesse per il commercio, porta a pensare che, specialmente per una Nazione come l’Italia: Nazione delle mille Città, dei mille Comuni, dei mille Borghi… questa scelta potrebbe essere anche l’occasione per portare la massa dei consumatori a riconsiderare e a conoscere le proprie città storiche e le relative architetture. Siti e architetture fragili e molte volte di dimensioni modeste, nel recente passato ritenute inadeguate ad ospitare il moderno commercio, identificato, sul finire del ventesimo secolo, con quello della grande distribuzione.

Ma ora, e mai come ora, rilevato che il nuovo spazio commerciale richiesto, può essere ridotto allo schermo di uno smartphone, le architetture storiche e i contesti urbani di qualità, sono in grado di esaltare, con l’eleganza e la duttilità delle proprie forme, la qualità dei materiali con cui, nei secoli passati, sono state costruite, le caratteristiche di qualsiasi moderno prodotto. Location preziosissima per coniugare arte e cultura con il commercio, che offre l’opportunità, per i nuovi utenti, molte volte ignoranti e grezzi, in quanto sin dalla nascita abituati a frequentare immensi e luccicanti capannoni spersonalizzati, di venire in contatto con i valori che la storia del nostro passato remoto ci ha lasciato e che tutto il mondo ci invidia: e di subirne, involontariamente, il fascino.

Già pubblicato su: http://www.adlculture.it/urbanistica/224-ikea-in-centro-citta.html per gentile concessione.

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Roma: parli dell’ex Fiera e spunta la mega-speculazione http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/roma-parli-dellex-fiera-e-spunta-la-mega-speculazione/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/03/roma-parli-dellex-fiera-e-spunta-la-mega-speculazione/#comments Thu, 14 Mar 2019 08:03:06 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12777

La proprietà dell’area della vecchia Fiera di Roma è di una società partecipata, ma l’area pubblica farebbe gola ad acquirenti privati per costruire ancora palazzi.

di Paolo Berdini e Enzo Scandurra.

Se le indiscrezioni sull’area dell’ex Fiera verranno confermate, ancora una volta questa città resterebbe condannata al destino di una mezza modernità, una modernità incompiuta per la mancanza di coraggio dei suoi amministratori, per la voracità del sistema creditizio e per una genia di manager di società pubbliche che tutto hanno a cuore tranne il bene comune della città.

La minaccia di una nuova e gigantesca speculazione edilizia questa volta ha il nome dell’ex Fiera di Roma, un’area di proprietà pubblica. La minaccia è stata innescata col pretesto di risanare un debito (180 milioni) con Unicredit da parte di Investimenti Spa; debito causato dalla realizzazione della nuova Fiera di Roma lungo l’autostrada per l’aeroporto di Fiumicino. La vicenda è annosa e quanto mai tormentata e attraversa le giunte Veltroni, Alemanno, poi Marino e ora quella della Raggi.

L’amministrazione Veltroni, nel pieno dell’ubriacatura immobiliare, gabellata come “Modello Roma”, propone inizialmente di realizzarvi la città dei bambini, ma sarà la crisi economica iniziata nel 2008 a far crollare questo fantomatico progetto. L’area viene abbandonata al degrado e inizia un immondo mercimonio per aumentare le volumetrie e valorizzarne così i profitti. Questo obiettivo viene perseguito con il grimaldello dell’accordo di programma e quando, all’inizio dell’attività della giunta Raggi le volumetrie vengono riportate alla misura consentita per legge, parte la corsa ad utilizzare tutte le deroghe generosamente offerte dal “Piano casa” della Regione Lazio di Nicola Zingaretti.

Del resto, le cose non vanno bene per l’insediamento della nuova Fiera di Roma situato poco prima di Fiumicino, nel bel mezzo di un deserto dove, tra un capannone e l’altro, si rischia di perdersi. Così ci si può rifare con la vendita dell’area dell’ex Fiera, a pochi passi dalla sede della Regione, lungo la Colombo, quindi un’area particolarmente pregiata. Fin qui si ripete un copione già visto in altre occasioni ma il fatto nuovo questa volta è che non sarebbero i privati a innescare l’operazione.

La proprietà dell’area della vecchia Fiera, infatti, è di Investimenti Spa, società partecipata del Comune, della Regione Lazio e della Camera di Commercio, dunque un’area di proprietà pubblica. A quanto pare sarebbero già pronti degli acquirenti privati che realizzerebbero nell’area un insediamento per circa 1000 abitanti destinandola per la maggior parte ad abitazioni, con una quota residua di servizi di quartiere. Le notizie in proposito sono ancora vaghe, ma la domanda questa volta è lecita e attuale: perché non utilizzare un’area pubblica per risanare quel pezzo di quartiere già in deficit di servizi?

In una città che da trent’anni non cresce demograficamente (salvo che per l’arrivo di immigrati) e con un settore dell’edilizia in forte crisi per le troppe case invendute, un ulteriore incentivazione del mercato immobiliare sarebbe paradossale e, probabilmente fallimentare. Gli alloggi non serviranno (come dovrebbero, semmai si facessero) a dare una casa alle famiglie che vivono senza, in occupazioni o altre precarietà, ma destinati sicuramente (dati i valori dell’area) a un mercato di lusso o, comunque, medio-alto.

Ed è scandaloso che a fronte di un’emergenza alloggiativa grave non si possano costruire su un’area interamente pubblica alloggi per le fasce sociali povere. Né si può subordinare lo sviluppo della città a debiti economici contratti per operazioni immobiliari sbagliate con il rischio di realizzare un nuovo quartiere che aggraverebbe le condizioni di vita dei residenti, aumentandone i carichi già insostenibili.

Questa indigesta pianificazione, cui siamo ormai abituati, che procede per pezzi (e debiti) non si addice a una città capitale che meriterebbe un altro respiro progettuale, di servizi di attrezzature, di traffico, di architetture e di accoglienza. Non sappiamo ancora nulla su come proseguirà (o non proseguirà) la metro C, quella A continua ad avere stazioni centrali chiuse perché le scale mobili non vengono riparate, la favola del nuovo stadio è ancora tutta da raccontare e poi ci sono le buche, gli autobus autoincendianti, gli scheletri architettonici disseminati in ogni luogo, il traffico impazzito, le orde turistiche che divorano il centro storico, le periferie abbandonate e il trasferimento degli immigrati verso mete sconosciute. E ora la spada di Damocle dell’ennesima speculazione.

Già pubblicato da Il Manifesto, 13 marzo 2019.

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