www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Wed, 18 Sep 2019 20:53:44 +0200 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.6 A piedi nudi nel cemento: in un anno consumati 24 mq di suolo cittadino per ogni ettaro di aree verdi http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/a-piedi-nudi-nel-cemento-in-un-anno-consumati-24-mq-di-suolo-cittadino-per-ogni-ettaro-di-aree-verdi/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/a-piedi-nudi-nel-cemento-in-un-anno-consumati-24-mq-di-suolo-cittadino-per-ogni-ettaro-di-aree-verdi/#respond Tue, 17 Sep 2019 14:53:18 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13162

Presentazione del Rapporto 2019 SNPA sul consumo di suolo in Italia.

Torino inverte la rotta: è l’unica tra le grandi città a recuperare terreno.

Si passeggerà a piedi nudi nel cemento e sempre di meno nelle aree verdi cittadine: aumenta lo spreco di suolo soprattutto all’interno delle città italiane. In particolare nelle aree urbane ad alta densità solo nel 2018 abbiamo perso 24 metri quadrati per ogni ettaro di area verde. In totale, quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno si concentra nelle aree urbane, il 15% in quelle centrali e semicentrali, il 32% nelle fasce periferiche e meno dense.

La cementificazione avanza senza sosta soprattutto nelle aree già molto compromesse: il valore è 10 volte maggiore rispetto alle zone meno consumate.
A Roma, ad esempio, il consumo cancella, in un solo anno, 57 ettari di aree verdi della città (su 75 ettari di consumo totale).
Record a Milano dove la totalità del consumo di suolo spazza via 11 ettari di aree verdi (su un totale di 11,5 ettari).
In controtendenza Torino che inverte la rotta e inizia a recuperare terreno (7 ettari di suolo riconquistati nel 2018).

Il fenomeno non procede di pari passo con la crescita demografica: ogni abitante italiano ha in “carico” oltre 380 m2 di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 metri quadrati ogni anno, con la popolazione che, al contrario, diminuisce sempre di più. È come se, nell’ultimo anno, avessimo costruito 456 m2 per ogni abitante in meno.

Sono i dati 2019 del Rapporto ISPRA SNPA sul consumo di suolo in Italia presentato oggi pomeriggio (17 settembre) in conferenza stampa al Senato e che sarà oggetto di un evento presso il MAXXI il prossimo 21 settembre.
Il consumo di suolo in città ha un forte legame anche con l’aumento delle temperature: dalla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano, infatti, deriva anche un aumento dell’intensità del fenomeno delle isole di calore. La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi. A livello generale lo screening del territorio italiano assicurato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente segna in rosso altri 51 chilometri quadrati di superficie artificiale solo nel 2018, in media 14 ettari al giorno, al ritmo di 2 metri quadrati ogni secondo. Anche se la velocità sembra essersi stabilizzata è ancora molto lontana dagli obiettivi europei che prevedono l’azzeramento del consumo di suolo netto (il bilancio tra consumo di suolo e l’aumento di superfici naturali attraverso interventi di demolizione, deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione).

Roma, con un incremento di superficie artificiale di quasi 75 ettari, è il comune italiano con la maggiore trasformazione, seguito da Verona (33 ettari), L’Aquila (29), Olbia (25), Foggia (23), Alessandria (21), Venezia (19) e Bari (18), tra i comuni con popolazione maggiore di 50.000 abitanti.
Tra i comuni più piccoli, si distingue Nogarole Rocca, in provincia di Verona, che ha sfiorato i 45 ettari di incremento.
Più della metà delle trasformazioni dell’ultimo anno si devono ai cantieri (2.846 ettari), in gran parte per la realizzazione di nuovi edifici e infrastrutture e quindi destinati a trasformarsi in nuovo consumo permanente e irreversibile.

Il Veneto è la regione con gli incrementi maggiori +923 ettari, seguita da Lombardia +633 ettari, Puglia +425 ettari, Emilia-Romagna +381 ettari e Sicilia +302 ettari. Rapportato alla popolazione residente, il valore più alto si riscontra in Basilicata (+2,80 m2/ab), Abruzzo (+2,15 m2/ab), Friuli-Venezia Giulia (+1,96 m2/ab) e Veneto (+1,88 m2/ab).

Ma il consumo di suolo – non necessariamente abusivo – cresce anche nelle aree protette (+108 ettari nell’ultimo anno), nelle aree vincolate per la tutela paesaggistica (+1074 ettari), in quelle a pericolosità idraulica media (+673 ettari) e da frana (+350 ettari) e nelle zone a pericolosità sismica (+1803 ettari).
Negli ultimi sei anni secondo le prime stime l’Italia ha perso superfici che erano in grado di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde aggravando la pericolosità idraulica dei nostri territori.

Il recente consumo di suolo produce anche un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo. Le nuove coperture artificiali non sono l’unico fattore che minaccia il suolo e il territorio, che sono soggetti anche ad altri processi di degrado come la frammentazione, l’erosione, la perdita di habitat, di produttività e di carbonio organico, la desertificazione. Una prima stima delle aree minacciate è stata realizzata dall’ISPRA per valutare la distanza che ci separa dall’obiettivo della Land Degradation Neutrality, previsto dall’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Dal 2012 al 2018, le aree dove il livello di degrado è aumentato coprono 800 km2, quelle con forme di degrado più limitato addirittura 10.000 km2.

ISPRA e SNPA, all’interno del progetto europeo SOlL4LIFE, stanno lavorando con le Regioni alla realizzazione di Osservatori Regionali sul consumo di suolo, ai quali spetterà il compito di supportare, con il monitoraggio del SNPA sul consumo di suolo, le attività di pianificazione sostenibile del territorio.
I dati del Rapporto presentato oggi”, ha dichiarato il Presidente ISPRA e SNPA Stefano Laportaconfermano l’urgenza di definire al più presto un assetto normativo nazionale sul consumo di suolo, ormai non più differibile”.

Il Rapporto ISPRA sul Consumo di suolo in Italia e le schede dettagliate delle regioni, province e comuni, sono disponibili on line all’indirizzo http://www.isprambiente.gov.it

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Abbasso i pini. Anzi: abbattiamo i pini… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/abbasso-i-pini-anzi-abbattiamo-i-pini/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/abbasso-i-pini-anzi-abbattiamo-i-pini/#comments Fri, 13 Sep 2019 20:45:06 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13156

Riceviamo la segnalazione di un ennesimo caso di ingiustificato abbattimento “di massa” di alberi, di cui sarà interessante seguire gli sviluppi.
Siamo in via della Costituzione, nella frazione Stagno di Collesalvetti (Livorno), dove il 19 luglio il Comune informa la popolazione dell’abbattimento di un doppio filare di ben 55 pini previsto all’interno di un progetto di riqualificazione degli spazi verdi urbani. La motivazione addotta dall’amministrazione è che a seguito di una valutazione tecnica sulla stabilità dei pini erano emerse alcune criticità che indicavano la possibile compromissione della loro stabilità e così causare crolli o cedimenti degli esemplari con evidente pericolo per i cittadini.
Cittadini che restano, però, stupiti da una così drastica decisione e decidono di organizzare una civile reazione, creando il Comitato per la tutela del verde pubblico e fauna di Stagno, allo scopo di ostacolare un’operazione apparsa avventata e rivelatasi, alla luce dei fatti, gestita con approssimazione e priva delle dovute procedure.

La battaglia del comitato (sostenuta anche dalla Sinistra di Collesalvetti) subisce purtroppo un epilogo negativo per i cittadini, che hanno dovuto assistere al taglio quasi completo degli alberi (solo tre esemplari sono stati risparmiati, grazie al fatto che si trovano su una proprietà privata). Cittadini che restano convinti che se fosse stata confermata dall’inizio l’effettiva pericolosità delle piante – attraverso una specifica perizia – nulla si sarebbe potuto obiettare circa il taglio per motivi di sicurezza pubblica, anche se il “buon senso” avrebbe in ogni caso suggerito di far sì che la popolazione fosse preventivamente e sufficientemente informata sul tipo di operazione che si intendeva effettuare, per valutare il tipo di intervento più adeguato. Anche la riqualificazione di aree pubbliche deve prevedere momenti di discussione partecipata che coinvolga i cittadini nelle scelte progettuali e gestionali, visto che tali aree rappresentano un bene di interesse collettivo. La legge 104/2013 in materia di verde pubblico specifica il ruolo fondamentale degli spazi verdi non solo dal punto di vista ambientale ma anche dal punto di vista socio culturale.

Dall’assemblea pubblica del 25 luglio, che ha costretto il Comune ad interrompere i lavori di abbattimento, era apparsa evidente la mancanza di una certificazione. Secondo le conclusioni della perizia datata 19 agosto, venti delle ventisette piante ancora da abbattere – pur offrendo modesti servizi ecosistemici in termini di miglioramento di qualità di aria, condizioni climatiche e miglioramenti del paesaggio, ma rappresentando pur sempre un elemento di ricchezza ambientale e naturalistica e di qualità della vita psicofisica delle persone – potevano restare al loro posto, in quanto i rischi di propensione al cedimento non erano estremi.

Quanti degli alberi già abbattuti erano veramente pericolosi?

Nella gestione del patrimonio arboreo le decisioni relative alle misure da adottarsi devono soddisfare le ragionevoli aspettative sia in termini di sicurezza che di mantenimento e potenziamento dei benefici e proprio un concetto di ragionevolezza avrebbe dovuto guidare il processo decisionale, tenendo conto di tutti gli elementi in gioco: pubblica incolumità, godimento dei benefici, funzionalità delle alberature rispetto ad interessi della popolazione che però non si è voluto ascoltare.

Il Comune ha gestito l’operazione con estrema superficialità e scarsa sensibilità su un bene collettivo senza il coinvolgimento attivo della cittadinanza, elemento che contribuisce invece ad avvicinare il cittadino ai temi ambientali e al decoro urbano, aumentando il senso di appartenenza. In mancanza di una perizia che certificasse la reale propensione al cedimento, il Sindaco è stato costretto ad interrompere i lavori motivandone la scelta come presa d’atto della reazione e delle richieste dei cittadini sensibili alla situazione ambientale di Stagno, a suo dire critica per la presenza della raffineria Eni e altri impianti.
Speriamo che le stesse considerazioni siano fatte valere con forza anche per altre questioni sulle quali il comune di Collesalvetti dovrà decidere a breve…

Viene spontaneo domandarsi, viste le conclusioni della perizia fatta tardivamente, se fosse realmente necessario procedere al taglio indistinto di tutte le piante e se non fosse stato più corretto prima coinvolgere la popolazione in nome di quella trasparenza, di quella partecipazione più volte richiamata, e dello slogan più volte sentito in campagna elettorale che “il cambiamento si fa con le persone“. In assenza di situazioni pregiudizievoli alla sicurezza dei cittadini si poteva intervenire su alberi ancora vivi e la cui manutenzione da parte del Comune è venuta a mancare nell’arco di tutti questi anni. Non si dovrebbe gestire il patrimonio pubblico con azioni emergenziali e improvvisate, bensì attivare analisi, piani e regolamenti con approcci sostenibili e partecipati.
Per come è stato gestita l’operazione, era doveroso che al comitato fosse concesso di fare le proprie controdeduzioni permettendo lo svolgimento delle prove di trazione come richiesto.

Su ogni spazio pubblico il Comune agirà nello stesso modo?
Bisogna realmente chiedersi cosa intenda l’amministrazione per partecipazione dei cittadini e soprattutto quale sia la sensibilità verso le tematiche ambientali che dovranno guidarla in scelte importanti da fare nel rispetto della salute dei cittadini. Ci auguriamo, alla luce di quanto accaduto, che anche il cittadino sviluppi sempre più quel senso di appartenenza che lo renda partecipe attivo nei processi decisionali e di cui un’amministrazione consapevole non può farne a meno.

Il comitato in questi giorni, visto che il Comune ha continuato l’opera di abbattimento, ha formalizzato un ricorso per danno erariale e ornamentale; un epilogo che parrebbe essere scontato per come è stata condotta l’intera operazione…

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Una zona ECA per il Mediterraneo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/una-zona-eca-per-il-mediterraneo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/una-zona-eca-per-il-mediterraneo/#respond Thu, 12 Sep 2019 21:20:38 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13153

Un gruppo di associazioni scrive al ministro Costa per sollecitare il concreto impegno del nostro governo all’istituzione di un’area a basse emissioni che comprenda tutti i Paesi che affacciano sul Mediterraneo, alla stregua di quanto già attuato nel Mar Baltico, Mare del Nord e Canale della Manica (dal 2015 in quest’area è in vigore il limite dello 0,10% di contenuto di zolfo nei combustibili marini).

Egregio Signor Ministro,
desideriamo innanzitutto esprimerle la nostra soddisfazione e congratularci per la Sua riconferma nell’ambito del governo nominato ieri. Siamo certi che Lei saprà esprimere oggi con rinnovato vigore la necessità di imprimere una forte accelerazione alle politiche sull’ambiente, sulla qualità dell’aria e il clima.
Il momento di grave crisi ambientale globale fa sì che l’attenzione dei cittadini e dell’industria sia giustamente rivolta al ruolo fondamentale della pianificazione ambientale da parte delle nostre istituzioni.
Ciò è vero per i cittadini, la cui qualità della vita, della salute e sopravvivenza dipendono in maniera rilevante dal livello di protezione ambientale offerto legislativamente. Ed è vero altresì per le industrie – e fra queste più di tutte quella del settore marittimo uscita sino ad ora indenne dalle norme ambientali – le quali hanno necessità, più di ogni altra cosa, di norme che consentano loro una adeguata e tempestiva pianificazione industriale di un cambiamento divenuto, ormai, ineluttabile.

Ecco perché Le scriviamo nuovamente in riferimento al Suo annuncio, salutato con grande soddisfazione dai cittadini delle città di porto italiane, circa il sostegno dell’Italia all’istituzione di un’area ECA nel Mediterraneo.
Area ECA Mediterranea che, come opportunamente menzionato nel Suo comunicato stampa in data 6 maggio scorso, deve affrontare sia il tema del biossido di zolfo (SO2) che quello degli ossidi di azoto (NOx) generati dalle navi.
Gli ossidi di azoto, in particolare, sono responsabili di rilevanti incrementi delle concentrazioni di NO2, e quindi di impatto sanitario, nelle città di porto ed inoltre, essendone precursori, contribuiscono in maniera significativa all’incremento sia del PM2,5 che alla formazione dell’ozono, che come è pure noto è un problema grave ed in crescita nel nostro paese.

Le scriviamo oggi quindi in quanto la posizione italiana sul tema dell’Area ECA è, in questo momento, assolutamente centrale e cruciale al fine di ottenere un progetto di Area a basse emissioni nel Mediterraneo che sia, coerentemente alla gravità del problema ambientale che viviamo, sufficientemente ambizioso.
I molti paesi del bacino del Mediterraneo che partecipano alle negoziazioni volte alla definizione della Area ECA hanno fiducia nella posizione italiana e saranno tanto più disponibili e aperti al cambiamento quanto più l’Italia proponga una strategia che sostenga la necessità di standard di navigazione nel Mediterraneo ambiziosi e all’avanguardia sotto il profilo ambientale e tecnologico.

Vorremmo quindi ribadire al riguardo che qualora il progetto di limitazione anche delle emissioni di ossidi di azoto venisse escluso dalla proposta in discussione a livello europeo, la soluzione di questo tema, o meglio la riduzione dei livelli di questo inquinante nelle città di porto, slitterebbe forse di decenni dato che, considerando la vita media delle navi in circa 30 anni, ogni nuova nave acquistata prima dell’entrata in vigore della NECA non farebbe che spostare in là di decenni l’ottenimento dei benefici necessari a riportare la qualità dell’aria nel nostro paese e nelle nostre città di porto sotto controllo.

Infatti, le norme sulle nuove Aree NECA (entro le quali le navi sono tenute a ridurre anche le emissioni di NOx), si applicano alle nuove navi a partire da una data fissata in anticipo. Questa data sarà, per esempio nel Mare del Nord, il 2020 allorché le nuove navi avranno motori completi di sistemi di riduzione delle emissioni di ossidi di azoto almeno TIER III. E, parimenti, è stata il 2016 per la ECA che già esiste da tempo negli USA e nei Caraibi.

Non solo. Considerati i dati di crescita del trasporto via mare stimati dall’IMO (Nota 1) per i prossimi anni, e delle emissioni navali che a fronte di ciò potrebbero aumentare fino al 250% vanificando gli obiettivi dell’accordo di Parigi, non intervenire tempestivamente anche sul tema degli ossidi di azoto si rivelerebbe un enorme errore perché potrebbe determinare addirittura un incremento dell’NO2 nelle città di porto e sulle aree costiere del nostro paese.

Per questo motivo è assolutamente essenziale che l’Italia sostenga sin d’ora un piano che contenga l’attivazione dell’AREA NECA. E che, in occasione dell’incontro multilaterale (MAP) che si terrà ad Atene dal 10 al 13 settembre, l’Italia riaffermi il sostegno già annunciato a maggio ad una vera AREA ECA.
Al riguardo, il problema delle emissioni di ossidi di azoto e del supporto all’industria navale affinché possa affrontare questo impegno è stato brillantemente risolto con grande successo dalla Norvegia. Questo paese ha infatti istituito da tempo un cd. NOX FUND ovvero un fondo nel quale gli armatori stessi – per evitare più gravose imposte di cui il Governo Norvegese aveva annunciato l’istituzione per ottenere la riduzione degli ossidi di azoto, l’inquinamento nelle città di porto e l’acidificazione del patrimonio naturale – devolvono somme che sono rapportate alle emissioni di NOx delle loro navi. Somme che il fondo stesso reimpiega sostenendo gli interventi necessari per ridurre le emissioni di NOX delle navi degli armatori norvegesi aderenti al fondo. Con questo sistema la Norvegia ha, in pochi anni, installato sistemi di riduzione dei NOx su oltre 600 navi. Questa potrebbe essere dunque per l’Italia, un’ottima strada per affrontare questo problema. Occorrerebbe a questo proposito predisporre una proposta legislativa che consenta di giungere all’attivazione nel nostro paese di un sistema analogo.

Non solo, ma i tempi oggi ipotizzati nel programma di lavoro della riunione MAP di Atene della prossima settimana, ovvero nella Road Map presentata per giungere all’istituzione dell’area ECA, sono ingiustificatamente lenti per un processo che già contiene tutti i dati tecnico scientifici necessari a concludere che i costi dell’inazione superano di gran lunga – da 6 a 30 volte secondo lo studio (nota 2) elaborato da IIASA per la Commissione Europea – i benefici. I tempi degli approfondimenti, se davvero indispensabili, possono essere di molto abbreviati rischiando, in caso contrario, di rappresentare una mera dilazione che causerà la morte prematura di ancora molte persone a causa dei fumi velenosi che queste respireranno.

Le trasmettiamo nuovamente il Rapporto pubblicato da Cittadini per l’Aria su quanto sta facendo l’industria del trasporto passeggeri via mare (traghetti e navi veloci) per rendere la propria flotta meno inquinante.
Nel frattempo Le chiediamo nuovamente un appuntamento conoscitivo, per parlarLe di questo tema.

Con l’auspicio di poterla incontrare al più presto, Le inviamo molti cordiali saluti.

Cittadini per l’aria onlus
Comitato Tutela Ambientale Genova
Savona Porto Elettrico
Coordinamento Livorno Porto Pulito
Comitato No Grandi Navi Laguna Bene Comune
Comitato Vivibilità Cittadina Napoli
Forum Ambientalista Civitavecchia
Associazione Ambientalista Eugenio Rosmann
We Are Here Venice
Italia Nostra Sezione di Ancona
Spezia via dal Carbone
Ambiente Venezia

NOTE:

  1. http://www.imo.org/en/OurWork/Environment/PollutionPrevention/AirPollution/Pages/Greenhouse-Gas-Studies-2014.aspx

2. IIASA, The potential for cost-effective air emission reductions from international shipping through designation of further Emission Control
Areas in EU waters with focus on the Mediterranean Sea, pag. 28 e ss.

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La Laguna di Marano è demanio civico dei maranesi! http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/la-laguna-di-marano-e-demanio-civico-dei-maranesi/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/la-laguna-di-marano-e-demanio-civico-dei-maranesi/#comments Tue, 03 Sep 2019 21:14:18 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13146

A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus è intervenuta in difesa della Laguna di Marano e dei diritti di uso civico della Comunità locale di Marano Lagunare e a sostegno del Comune di Marano Lagunare, ente gestore del relativo demanio civico, contro le prevaricazioni in corso (anche in sede giurisdizionale) da parte della Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato una nuova istanza, dopo quella del 13 settembre 2018, al Commissario per gli usi civici per il Friuli – Venezia Giulia affinchè dichiari la permanenza dei diritti di uso civico nella Laguna di Marano posti in pericolo dalle attività eversive della Regione.
Sono stati interessati anche i Ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali (per le competenze in tema di salvaguardia ambientale e paesaggistica) e il Comune di Marano Lagunare.

La Laguna di Marano riveste grandissima importanza naturalistica, ambientale e paesaggistica, tanto da rientrare nel sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale – S.I.C./Z.P.S. “Laguna di Marano e Grado”, ai sensi della direttiva Habitat (n. 92/43/CEE) e della direttiva Avifauna (n. 09/147/CE).

Fin dal Catasto Napoleonico del 1811 (dati in seguito confermati) ben 8.708,85 ettari, pari al 98,97% della Laguna, compresi i canali lagunari, costituiscono parte del demanio civico di Marano Lagunare (qui la cartografia e i mappali catastali), dove gli appartenenti alla Comunità locale (e solo loro) possono esercitare i relativi diritti di uso civico, in primo luogo quello di pesca.

I diritti di uso civico in favore della Comunità maranese risalgono a tempo immemorabile, quantomeno al Privilegium Poponis accordato dall’allora Patriarca di Aquileia Popone nel 1031 e successivamente confermati dalla Repubblica di Venezia, dall’Impero di Austria-Ungheria e dal Regno d’Italia (ancora indicati nell’Inventario dell’1 gennaio 1943).

Eppure, dopo il trasferimento dei diritti demaniali idrici e marittimi dallo Stato alla Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia operato con il decreto legislativo n. 265/2001 (art. 1, comma 2°: “Sono trasferiti alla regione tutti i beni dello Stato e relative pertinenze, di cui all’articolo 30, comma 2, della legge 5 marzo 1963, n. 366, situati nella laguna di Marano-Grado”), la Regione, con la legge regionale n. 10/2017, inopinatamente e illegittimamente, ha dichiarato l’appartenenza della Laguna di Marano – Grado al demanio della Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia (art. 2), con esclusione soltanto di quelle rientranti nel territorio comunale di Grado ove il vigente sistema catastale tavolare (probatorio) le riferisce allo stesso Comune.

In realtà, lo Stato, ovviamente, non poteva trasferire nient’altro se non i propri beni demaniali, cioè solo una parte minimale, solo 2,79 ettari.

Da allora, la Regione ha iniziato a compiere una serie di attività oggettivamente eversive dei diritti di uso civico della Comunità maranese, disciplinando e assegnando concessioni di pesca e autorizzando imprese a scaricare in Laguna fanghi di dragaggio, in particolare nel Canale Coron. con grave pericolo per l’ambiente e per la pesca.

Non sono bastate forti prese di posizione dell’Amministrazione comunale, non risulta aver dato frutti la strada del dialogo.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha chiesto, quindi, al Commissario per gli usi civici per il Friuli – Venezia Giulia di pronunciarsi sulla permanenza dei diritti di uso civico sulla Laguna di Marano e l’adozione dei necessari provvedimenti cautelari per inibire gli atti regionali a essi contrari.

E magari la stessa Regione autonoma Friuli – Venezia Giulia inizierebbe a curare con attenzione i diritti delle collettività locali, presenti con accertamento compiuto per ora solo in 46 Comuni del territorio regionale, mentre si stima la presenza dei diritti di uso civico in almeno 136 Comuni.

Ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com

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Informazioni dal nostro GSE-Gruppo Suolo Europa http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/informazioni-dal-nostro-gse-gruppo-suolo-europa/ Tue, 03 Sep 2019 21:00:46 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13144

Sessantatreesimo numero del Bollettino degli Angeli del Suolo, strumento di aggiornamento e informazione del Gruppo Suolo Europa (GSE) del nostro Forum Salviamo il Paesaggio, pubblicato il 1° settembre scorso. Come sempre ricchissimo di informazioni, tra cui:

  • Il Quinto Rapporto SENTIERI (pubblicato a giugno 2019), acronimo di Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, che presenta per la prima volta anche l’analisi dei tumori e dei ricoveri che si sono verificati con bambini o adolescenti…
  • Anche il Forum Salviamo il Paesaggio e il suo Gruppo Suolo Europa stanno lavorando per aiutare ad accogliere i nuovi Commissari europei e, in particolare, quelli che si occuperanno di suolo, cioè quelli di Ambiente, Clima, Agricoltura, Ricerca…
  • Horizon Europe (Orizzonte Europa) è il nome del futuro programma quadro della ricerca della Commissione Europea per il periodo 2021-2027: ecco la composizione degli esperti indicati come elementi di riferimento strategici per la Direzione Generale della Ricerca della Commissione europea…
  • La nuova ENVI–Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo…
  • La proposta di legge francese per la salvaguardia delle semenze prodotte direttamente dagli agricoltori e dai giardinieri…
  • Una guida filantropica per promuovere la salute del suolo e il sequestro del carbonio nel suolo…

Il Bollettino n° 63 è scaricabile qui.

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I parcheggi di Montepulciano http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/i-parcheggi-di-montepulciano/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/i-parcheggi-di-montepulciano/#comments Tue, 03 Sep 2019 20:53:29 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13142 A cura dell’Associazione “Il Bersaglio”.

Circa un mese fa l’Associazione ha inviato all’Amministrazione comunale di Montepulciano un’articolata proposta di massima, relativa alla problematica di accesso e parcheggio al servizio del Capoluogo.
Si indicava l’opportunità di procedere in primo luogo con rivisitazioni non irreversibili, a salvaguardia degli aspetti paesaggistici ed ambientali.

Con non poca delusione abbiamo appreso che, già all’antivigilia di Ferragosto, l’Amministrazione ha pubblicato il bando per realizzare – con lo strumento del project financing – un parcheggio multipiano nell’area di Piazza Nenni (ex Sterro, accanto all’attuale autostazione), per un impegno di circa 5 milioni di euro oltre IVA, quanto al costo di realizzazione, e di circa 40 milioni oltre IVA, quanto all’impegno economico complessivo, comprensivo della gestione della struttura per i prossimi 40 anni.

Ciò è avvenuto senza alcuna interlocuzione sulla nostra proposta, che ha ricevuto una tardiva risposta di cortesia, ma priva di contenuti effettivi, solo in data 21 agosto.

Il nuovo parcheggio multipiano costituisce un impegno notevole e sostanzialmente irreversibile, senza prima avere ben valutato la necessità, l’incidenza sul bilancio comunale e sui vincoli gestionali, le problematiche di viabilità e molti altri aspetti importanti per tutta la cittadinanza ed il “sistema Montepulciano”.

I termini del bando andranno a scadere il 9 ottobre prossimo, ma l’Associazione auspica che di qui ad allora si possa aprire comunque un dibattito pubblico, raccogliendo la voce di tutti i cittadini sull’opportunità di procedere, senza indugio, verso questa scelta di “sola andata”.

Vogliamo sottolineare che, nel caso di sotto-utilizzazione dell’opera, i mancati introiti (previsti nel bando in circa 1 milione di euro all’anno) graveranno su ogni contribuente poliziano (come già tristemente accaduto in un caso analogo ad Urbino), poiché certamente l’impresa dovrà essere garantita e protetta nell’impegno realizzativo e gestionale assunto.

L’Associazione ribadisce, allo stato, tutte le proprie perplessità, a partire dal fatto che prima di aprire voragini sarebbe opportuno valutare attentamente tutte le soluzioni alternative possibili, nella convinzione che, con l’aiuto di tutti, esse possano essere individuate.

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Pediatria: un caso irrisolto a Padova http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/09/pediatria-un-caso-irrisolto-a-padova/ Tue, 03 Sep 2019 20:36:34 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13136 Il paesaggio urbano e l’aggressione al Bastione costruito da Sanmicheli.

Arch. Luisa Calimani.

Se non si accetta questa soluzione (un edificio alto 30 metri a ridosso delle mura rinascimentali di Padova), niente Parco delle Mura”. Questo il diktat perentorio pronunciato da più parti. Ma è il Comune il soggetto istituzionale cui spetta la scelta del Parco lineare delle Mura e altri non hanno l’autorità per impedirlo. Questo però vale se tutti stessero lavorando per il Bene Comune e non per supremazie da affermare.

Questa Città ha bisogno di un “risveglio”, un atto di responsabilità per il ruolo che le compete di vigile, temporaneo,”affidatario” del Bene che ha avuto in consegna provvisoria dai cittadini. Occorre una svolta radicale rispetto al passato, quando il Patrimonio storico-artistico di Padova è stato sacrificato per soddisfare esigenze più o meno legittime, che anche oggi si ripropongono in maniera analoga, con gli stessi protagonisti di 50 anni fa e con la stessa ottusità culturale alla quale ci opponiamo come fece allora il prof. Luigi Piccinato

Qualcuno cerca di oscurare la lungimirante scelta di difendere le Mura da nuove aggressioni con la meschina subdola affermazione che chi vuole proteggere le mura, i bastioni, la storia rinascimentale di questa città, non ha a cuore la salute dei bambini. Mettere i bambini a schermo di scelte sbagliate è meschino. L’esigenza di una rapida soluzione al problema della costruzione del nuovo Ospedale per la mamma e il bambino, non può non suscitare una domanda. Se oggi la situazione è così drammatica, perché non ci si è preoccupati (la Giunta Zaia ad esempio) già negli anni passati di avviare il progetto? Se i piccoli degenti si trovano oggi in condizioni così precarie significa che a suo tempo il problema è stato ignorato o sottovalutato, certamente non affrontato. Il colpevole ritardo è dovuto probabilmente a motivi che con la sanità hanno ben poco a che fare, ovvero alle incertezze sul futuro dei terreni di Padova Est.

La lettera inviata alla Sovrintendenza per chiedere lumi sul rispetto del vincolo del nuovo edificio proposto per Pediatria dal monumentale bastione Cornaro ha suscitato qualche agitazione. Ma perché? Non dovrebbe preoccuparsene chi è convinto di aver agito nel rispetto delle regole, cosa che ogni cittadino è obbligato a fare e ancor più alla loro osservanza sono tenuti coloro che hanno una funzione pubblica.

Un gruppo di Associazioni, con esperienze culturali e professionali nazionali e locali si interroga sull’ineluttabilità di questa nefasta scelta localizzativa che ha visto esprimere pesanti giudizi anche oltre i confini della nostra Regione.
Le associazioni hanno una funzione didattica, mettono saperi esperti a disposizione della collettività, perché chi governa una città possa utilizzarli al fine di compiere scelte non dettate solo da “convenienze” che non sempre rispondono al Bene Comune.

Quando 50 anni fa è stata fatta la scelta di fare l’ospedale di Padova sopra le sue antiche mura caldeggiata allora come ora dall’Università, il Comune tentò di opporsi, ma chi si ribellò decisamente quanto inutilmente a questa scellerata scelta fu il progettista del PRG l’urbanista professor Piccinato. Noi sentiamo il dovere morale, che resterà agli atti di chi vorrà ripercorrere la storia di questa misera vicenda, di fare un’opposizione civile anche a favore di bambini che hanno diritto ad un ambiente confortevole, che non è quello attualmente scelto.

Michele Sanmicheli ha donato a Padova un imponente monumento militare. Quale autorità pensa di avere il diritto di infrangere il rispetto dovuto al Bastione Cornaro, sia per garantirne la visibilità che un edificio alto 30 metri occulterebbe, sia per osservare la distanza anche da ciò che non si vede, ovvero le piazze basse, che ne costituiscono parte integrante?…

Il 17 settembre a Padova si terrà una intera giornata di studio sul tema, qui la locandina dell’appuntamento.

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L’abbandono del territorio: la linea rossa delle ultime riforme http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/08/labbandono-del-territorio-la-linea-rossa-delle-ultime-riforme/ Mon, 26 Aug 2019 20:16:42 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13129 di Maria Pia Guermandi.

Da qualche giorno la riorganizzazione/riforma del Mibac è entrata ufficialmente in vigore, almeno con gli effetti sanciti nel primo decreto (DPCM 76/2019). Se e come la crisi di governo inciderà sulla piena attuazione della riorganizzazione voluta dal ministro Bonisoli non è dato al momento sapere, ma certamente è ora chiaro il suo disegno complessivo: molto si è detto su lacune (molte) e meriti (pochi) di questo provvedimento che nasceva con modalità nuove di ascolto di un’ampia platea di interlocutori, ben presto rivelatesi soltanto di facciata. Ricorrenti le accuse di centralizzazione della catena decisionale strettamente connesse ad una conclamata bulimia del Collegio Romano, la cui perdurante ipertrofia è del tutto sganciata – ormai da anni – da qualsiasi valutazione sui risultati ottenuti.

Pochi, e non sostanziali, i mutamenti rispetto allo schema delineato dalla così detta riforma Franceschini e soprattutto privi di una logica riconoscibile che non sia quella della redistribuzione delle poltrone dirigenziali. La sostanziale continuità con l’era Franceschini è però a mio avviso sottolineata da un altro elemento di ben maggiore impatto non tanto sull’assetto del corpaccione ministeriale, ma sul suo ruolo istituzionale e politico. Il paesaggio è di fatto scomparso dall’orizzonte del Mibac. Annullata già da anni la Direzione al Paesaggio, permangono le funzioni di tutela in capo alle Soprintendenze territoriali, le cui difficoltà operative, però, aggravate dai decreti Franceschini, rimangono intatte anche in questo passaggio pentastellato e consentono a stento la gestione dell’ordinario.

Eppure, una delle grandi emergenze del Ministero è proprio quella della pianificazione paesaggistica: in oltre un decennio solo 4 regioni sono riuscite ad adottare un piano frutto di copianificazione e forse solo in un caso i piani possono dirsi il frutto di una collaborazione au pair Stato-Regione, e non l’esito, non felicissimo, di un’operazione diretta integralmente dalla mano regionale, cui gli organi dello Stato hanno contribuito di rimbalzo. Significativo, a tal proposito, quanto sta accadendo per il Piano Territoriale Paesaggistico del Lazio, in fase di approvazione dopo lunghi anni di attesa, che negli emendamenti approvati a luglio azzera il lavoro di copianificazione svolto fra Mibac e Regione Lazio e dove brilla l’assenza di vincoli e tutele sul Centro Storico e sulla Città Storica di Roma.

Certo una simile disinvoltura si spiega con le pulsioni cementizie della Giunta Zingaretti, ligia esecutrice del piano casa Polverini. Ma un simile sgarbo istituzionale si giustifica anche con il vuoto creato dall’abbandono de facto del ruolo di governo del paesaggio da parte del Ministero. Vera posta in gioco della riforma Franceschini è stato sgomberare il campo dalla presenza del Mibact per quanto riguarda il controllo del territorio. Non è forse un caso che i primi decreti della riforma siano stati emanati dopo pochi mesi dallo “Sblocca Italia”, il provvedimento col quale il governo Renzi intendeva inaugurare l’ennesima stagione di mani libere sul territorio per infrastrutture di ogni genere.

Al contempo il paesaggio è stato declassato ad argomento per discussioni accademiche così come è successo con l’inutile Osservatorio sul Paesaggio e l’altrettanto inconsistente “Carta del paesaggio”.
In questi ultimi anni si è così sancito un abbandono che sul piano della politica culturale e istituzionale si era avviato fin dall’inizio del secolo: dal 2004 ad oggi il Ministero non ha mai neppure preso in considerazione l’idea di mettere in atto ciò che l’art. 145, primo comma, del Codice dei Beni Culturali gli assegna, vale e a dire l’elaborazione delle “linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, con finalità di indirizzo della pianificazione”.

In mancanza di una strategia complessiva, politica e culturale, la pianificazione è apparsa da subito un’operazione estemporanea, affidata alla buona volontà della controparte regionale. Al ritardo dello Stato si è poi sommato il contemporaneo abbandono, da parte regionale, delle pratiche pianificatorie, ovunque bollate come dirigiste e non sufficientemente “flessibili”.

Rimasti ad inseguire le emergenze, i funzionari delle Soprintendenze territoriali non riescono, con sempre maggiori limiti negli ultimi anni, che a concentrarsi sui casi puntuali, ma intanto è la trama complessiva del territorio che si polverizza. Se dal punto di vista politico la vicenda si spiega con la definitiva subordinazione del governo del paesaggio alle ragioni di uno sviluppo ancora e sempre fondato sullo sfruttamento territoriale, da quello culturale ciò che è successo è l’ennesimo, grave sintomo di un ritardo che connota Mibac e accademia nostrana sul terreno degli heritage studies. Questi ultimi ci raccontano, almeno da un decennio, di una visione del patrimonio culturale che – per dirla con le parole di Laurajane Smith, è – tutto e sempre – politico e conflittuale. E se c’è un luogo del conflitto, questo è quel territorio che in Italia si sovrappone quasi perfettamente al paesaggio.

Gravato da decenni di speculazioni, condoni, alto o altissimo rischio sismico e idrogeologico, con migliaia di centri urbani di importanza storico monumentale preda di fenomeni di gentrification e overtourism, quando non di abbandono, il territorio continua ad essere, da decenni, il grande malato di Italia. Ma al suo capezzale il Ministero appare sempre meno attrezzato.

Tratto da: http://www.eddyburg.it/2019/08/labbandono-del-territorio-la-linea.html

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Niente “pieni poteri” sul paesaggio e il territorio della Sardegna! http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/08/niente-pieni-poteri-sul-paesaggio-e-il-territorio-della-sardegna/ Sun, 25 Aug 2019 21:11:43 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13127 A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Sassari, Porto Ferro

Fin dal risultato elettorale 24 febbraio 2019 l’amministrazione regionale della coalizione di centro-destra del presidente Solinas ha avviato le manovre politiche per metter mano alla normativa di tutela costiera e al piano paesaggistico regionale (P.P.R.) in particolare.

Ci saranno più aree paesaggistiche territoriali con vincoli diversi a seconda della vocazione”, aveva affermato il presidente Solinas in una trasmissione televisiva (Monitor, 26 febbraio 2019).

Subito, trasversalmente, vari consiglieri regionali di maggioranza e opposizione si erano affrettati a dar il loro consenso.

Ancora in questi giorni il presidente Solinas ha ribadito che a breve avanzerà una proposta di legge urbanistica. Insieme all’assessore all’urbanistica Sanna ha affermato lo slogan sufficientemente generico e privo di reali contenuti “basta seconde case, puntiamo su qualità e identità”.

Hanno anche detto chiaramente che intendono acquisire la competenza piena in materia di tutela del paesaggio e regionalizzare le Soprintendenze per archeologia, belle arti e paesaggio sarde mediante una norma di attuazione dello statuto speciale per la Sardegna che innovi l’art. 57 del D.P.R. n. 348/1979, che assegna – al pari delle altre regioni (con esclusione della Sicilia) – la delega (non il trasferimento) delle competenze in tema di tutela del paesaggio.

Vogliono – evidentemente sulla scorta del nume tutelare leghista Salvini e delle proposte di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna sulla c.d. autonomia differenziata – i pieni poteri sul paesaggio e il territorio sardo.

Ma anche no.

Poche cose, ma chiare.

I meccanismi procedurali di controllo statale sulle attività regionali in tema di paesaggio e pianificazione sono un’irrinunciabile garanzia per l’effettiva salvaguardia dei nostri beni ambientali e del nostro territorio.

Normative di salvaguardia costiera e piano paesaggistico sono obblighi non derogabili, previsti dalla normativa nazionale (decreto legislativo n. 4272004 e s.m.i.) in attuazione dei principi costituzionali (artt. 9 e 117, comma 2°, lettera s), mentre il piano paesaggistico dev’essere predisposto in collaborazione (c.d. copianificazione) con il Ministero per i beni e attività culturali, come da giurisprudenza costituzionale costante.

Ricordiamo che siamo riusciti a far annullare (1998, 2013) dai Giudici amministrativi i piani territoriali paesistici del 1993, che tutelavano le speculazioni immobiliari e non l’ambiente, abbiamo contribuito ad affossare il tentativo dell’Amministrazione regionale Cappellacci di stravolgere il P.P.R. (2013-2014), abbiamo contribuito a fermare le norme eversive della pianificazione paesaggistica proposte dalla Giunta Pigliaru (2018).

Non ci spaventano certo le battaglie per la salvaguardia del territorio sardo e, in particolare, della sua parte più pregiata, le coste.

C’è una sensibilità ambientale sempre più forte, trasversale, diffusa.

C’è ancora chi vuol ancora dar fiato alla speculazione immobiliare, magari avendo le mani libere da controlli, lacci e laccioli? Troverà la risposta adeguata.

Sappiatelo…

Ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com

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Natura è cultura http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/08/natura-e-cultura/ Sun, 25 Aug 2019 20:57:49 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13124 di Paolo Abbate.

Sulla costa bassa della nostra penisola una volta erano presenti spiagge con fasce dunali ricche di flora psammofila, tra cui il giglio di mare fiore bianco e profumato. Ma, probabilmente a partire dal così detto miracolo economico questi valori naturali sono stati aggrediti da speculazioni edilizie, da posteggi auto, da ville e villette e dai lidi balneari sempre più grandi e numerosi.

A dire il vero, non è mancato anche il danno dovuto all’erosione marina, causata in buona parte da fatti naturali, come il riscaldamento della Terra, ma anche da interventi umani quali maxi porti, pennelli, briglie sui fiumi ed altro ancora.

Eppure gli ecosistemi dunali sono importanti non solo da un punto di vista paesaggistico (superiamo però il concetto di paesaggio sostituendolo con quello di ambiente), ma soprattutto come mitigazione delle mareggiate e come presenza di biodiversità: quanti uccelli migratori protetti scelgono infatti proprio questo habitat.

Conservarli era ed è una priorità per la salute dell’ambiente e la tutela del territorio; tuttavia, sono rimasti purtroppo esigui relitti di questi ecosistemi dunali e si tende, come dimostrano anche i fatti recenti del Jova beach tour – sponsorizzato, ahinoi!, dal Wwf Italia – a farli sparire sotto i colpi dell’ingordigia irresponsabile umana.

Tuttavia, una fascia dunale di circa 400 metri, ancora presente a Villammare (comune salernitano di Vibonati), con tre piccoli ruscelli perenni, è stata tre anni fa richiesta al comune presentando un progetto di tutela e rinaturazione dal Wwf Campania. Non sono mancati in questi tre anni problemi dovuti a vandalismo gratuito, come furti di paletti e corda marinara messi per recintare la duna, a passaggi di persone e auto, a continue pressioni per ottenere autorizzazioni di lidi balneari sulla spiaggia.

Problemi dovuti alla mancanza di una presenza fattiva del comune, malgrado il progetto fosse stato accettato con delibera di Giunta. Adesso però la fascia dunale di Villammare, quasi completamente recintata con paletti di legno e corda marinara (a nostre spese), è tornata ad essere ricca di essenze tipiche allora non presenti, come varie specie di Euphorbia, la Santolina, la cuscuta scadens e di comunità vegetali interessanti. Fatti che dimostrano che alla “Natura si comanda solo ubbidendole”, come ebbe a dire Francesco Bacone.

Ma quello che ci conforta di più è la presenza di nidificazioni (ben 4 in 2 anni) del Corriere piccolo. Nidi con otto uova addirittura (due femmine che covano nello stesso nido. Famiglia allargata si potrebbe affermare): fatto eccezionale che l’associazione ornitologica campana ARDEA sta studiando.

Vi sono altre occasioni nel Cilento di tutela e conservazione di fasce dunali ancora sopravvissute – dimenticate? – ma mancano attivisti disponibili e gli aiuti di amministrazioni locali, che hanno ben altri interessi da realizzare.

Arenile e duna sono sistemi strettamente collegati e quindi mantenerli integri è molto importante. Sono stati quindi sistemati alla fine dei tre corridoi che conducono al mare portacenere di coccio e “alberi” ove appendere le bottiglie di plastica invece che gettarle nel bidone della differenziata offerto dal comune. Una minoranza di bagnanti sembra proprio che condivida e apprezzi l’iniziativa, perché ogni giorno troviamo tante bottiglie appese all’albero e cicche nel portacenere. Addirittura qualche turista ha aggiunto una iniziativa ulteriore alquanto gradita, appendendo posacenere portatili (scatolette di tonno?) da usare e restituire.

Sarà possibile allargare questa iniziativa di tutela e conservazione di fasce dunali, fondamentali per il territorio? Iniziative che dovrebbero essere prese in considerazione dal nostro Parco nazionale, il più esteso e blasonato parco naturale d’Italia.

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