www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Mon, 11 Dec 2017 19:01:20 +0100 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8.4 Le parole che ingannano e il braccio che cementifica: così viene ucciso il corpo vivo “suolo” http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/12/le-parole-che-ingannano-e-il-braccio-che-cementifica-cosi-viene-ucciso-il-corpo-vivo-suolo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/12/le-parole-che-ingannano-e-il-braccio-che-cementifica-cosi-viene-ucciso-il-corpo-vivo-suolo/#respond Mon, 11 Dec 2017 18:46:09 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11553

A Brugherio (MB) si è parlato del libro «Il suolo sopra tutto. cercasi “terreno comune”: dialogo tra un sindaco e un urbanista» con la testimonianza degli autori Matilde Casa, uno dei pochi sindaci che ha salvato il suo territorio dal cemento, e Paolo Pileri, urbanista e docente al Politecnico di Milano, che ha analizzato le scelte politiche che portano, nella maggior parte dei casi, all’irreversibile consumo di questa preziosissima risorsa

Matilde Casa ha scelto di ridurre l’edificabilità nel comune da lei amministrato. Convinta dell’evidente inutilità di nuove case e dei sicuri effetti negativi per la comunità, ha fatto questa scelta perché la riteneva giusta. Ha subito un processo penale ma è stata assolta. Ora racconta la sua storia in giro per l’Italia e, qualche giorno fa, lo ha fatto anche a Montecitorio. E’ invitata a parlare perché quella scelta è un’eccezione: la realtà comune è purtroppo un’altra. La presentazione dello scorso 20 novembre 2017 che si è svolta a Brugherio è stata un’occasione per ascoltare, o riascoltare, la sua esperienza ma soprattutto per confrontarla con quello che succede nella maggior parte dei casi in cui si decide sul suolo.

L’inganno

E’ nelle sale consiliari come questa che si concretizza il consumo di suolo” così inizia il suo intervento Paolo Pileri. Dopo il racconto di Matilde Casa tocca a lui spiegare i limiti della politica attuale che non comprende l’utilità del suolo e la necessità di preservarlo. Tranne rare eccezioni, come l’intervento che lo ha preceduto, nei sindaci prevale “il braccio che cementifica” rispetto a quello che protegge. Da questo squilibrio hanno inizio i problemi.
L’urbanistica viene interpretata per giustificare gli interventi: si inventano termini (come tessuto urbano consolidato, aree cassaforte, zone di ricucitura) e spiegazioni al limite dell’assurdo: c’è addirittura chi ha cementificato con la motivazione di raddrizzare i confini comunali!
Questo approccio, oltre a guidare le decisioni nel verso sbagliato, “crea una preoccupante distanza”, genera confusione e inganna.
Ne è un esempio la legge lombarda sul contenimento del consumo di suolo (L.R n. 31 del 28 novembre 2014). “Stravolgendo il linguaggio si giunge all’esatto contrario” degli intenti contenuti nell’oggetto stesso della legge. Perchè? “Perchè per la legge un’area agricola lo è solo se lo dice il piano“. Se è agricola ma il piano dice altro, per il calcolo del consumo non vale. Ma la sua perdita avrà gli stessi effetti ambientali della trasformazione di un’area che in più aveva solo una formale etichetta di “area agricola”.
Grazie alle errate definizioni normative, questo consumo diventa “non consumo” e magari elemento di vanto della propria azione politica.
In più le previsioni demografiche dei piani sono spesso correte al rialzo. I dati immobiliari, sottolinea Pileri, dicono che con le case vuote e le aree da recuperare “si possono tranquillamente assorbire le necessità per i prossimi 15 anni”. Eppure 18 regioni su 20 hanno consumato nonostante popolazione non cresca.

Il corpo vivo

Purtroppo sul suolo consumato non si torna indietro, continua il professore, aggiungendo che si deve spiegare e parlare di più del suolo. Perché si ignora che il suolo libero è “corpo vivo” mentre quello cementato non vive più. Un corpo fragile in quanto condizionato da ciò che fa “l’inquilino del piano di sopra”.
Ci sono 15 tonnellate di esseri viventi in ogni ettaro di suolo: è serbatoio per il 30% della biodiversità. Eppure si parla “solo” dei primi 70 cm, in pratica “la polvere sui mobili” rispetto a quello che c’è sotto. Ma per fare 2,5 cm di questo strato ci vogliono 500 anni! “È la risorsa meno rinnovabile che ci sia: l’acqua stessa, la cui fragilità è maggiormente recepita, si rinnova più facilmente del suolo”.
Quello che manca, oltre all’attenzione sul tema, è anche una visione allargata. “Ogni comune si limita al suo piano e alla sua visione. Magari poco più in là c’è quello che serve ma non viene preso in considerazione perchè appena fuori confine”. Ad esempio ci possono essere abitazioni libere o capannoni vuoti a poche centinaia di metri da aree in cui si vuole costruire ancora nuove case e insediamenti produttivi. Servirebbe una pianificazione sovracomunale più forte. Per assurdo vengono mostrate invece immagini di comuni che, senza alcun ritegno, pubblicizzano la vendita di aree edificabili o case vista parco come una qualunque agenzia immobiliare. ”I comuni piccoli sono quelli che consumano di più. Anche per questo serve un piano d’area e di coordinamento”.
A pagare sarà poi il cittadino: un ettaro urbanizzato costa circa 6.500 euro solo per l’assorbimento delle acque e fino a 55.000 euro per tutti i servizi ecosistemici persi. La ridotta permeabilità del suolo causa disagi e danni e il costruito, poi ceduto al comune, costerà in termini di manutenzione. Insomma “smettere di consumare suolo è buona pratica di gestione pubblica!

L’appello finale è quello di riservare particolare attenzione al problema, non solo quando il cemento arriva davanti alle nostre finestre. Monitorare case vuote, aree da recuperare e terreni liberi è importante per dimostrare continuamente che “fino a quando ci sarà una casa libera, consumare non serve”.

Il suolo sopra tutto – cercasi “terreno comune”. Dialogo tra un sindaco e un urbanista

Luca D’Achille  (@LucaDAchille)

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Un manifesto a tutela della macchia mediterranea http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/12/un-manifesto-a-tutela-della-macchia-mediterranea/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/12/un-manifesto-a-tutela-della-macchia-mediterranea/#respond Wed, 06 Dec 2017 22:37:16 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=10786 macchia-mediterranea

In Sicilia cresce da mesi un movimento in difesa della macchia mediterranea. Un patrimonio da custodire non solo per il valore esistenziale ma per i considerevoli benefici che porta al territorio e alla popolazione

Tra le più grandi espressioni di biodiversità, la Macchia Mediterranea è un ecosistema, presente non solo nel Mediterraneo, che si distingue per le sue valenze naturalistiche, storiche e culturali.

Le minacce alla macchia mediterranea sono molte: dagli incendi all’inquinamento, dalla caccia all’abbandono del territorio, dal taglio degli alberi alla speculazione edilizia. Il risultato è il degrado e il senso di abbandono di queste aree che hanno però un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella mitigazione cambiamenti climatici.

Oltre a questo, il movimento sottolinea come siano quantizzabili tanti fattori benefici che dimostrano l’essenzialità di un’azione di custodia della Macchia Mediterranea. Si è formato quindi un gruppo di lavoro per elaborare strategie di tutela della biodiversità e degli habitat che passa obbligatoriamente da un manifesto per il riconoscimento di tale opportunità.

Cittadini, comitati e associazioni si sono espressi a sostegno della Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea, indispensabile per mettere in rete i comuni della macchia. Una pagina facebook aggiorna sui contributi ed i sostegni (tra cui quello dell’ Ordine Provinciale dei Dott. Agronomi e Forestali e dell’Associazione Centro Educazione Ambientale (CEA) Messina onlus) che il progetto riceve.

Scarica il poster in formato pdf >

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Il comitato Salviamo il Paesaggio di Cislago (VA) ha ricevuto nei giorni scorsi pieno sostegno dal sindaco per la creazione del Parco Agricolo Prealpino. Un altro tassello per il progetto lanciato dal gruppo nel 2014 con l’obiettivo di conservare un territorio vitale dal punto di vista agricolo e importante per la qualità ambientale.

Un grande parco agricolo che dal comune di Cislago in provincia di Varese possa svilupparsi verso quella di Como, dove il progetto mira a coinvolgere anche i comuni di Turate, Limido Comasco, Cirimido, Mozzate, Rovellasca. Questa la proposta, sostenuta da un progetto tecnico elaborato da esperti in materia, che vuole garantire un futuro alle aree verdi e agricole attualmente risparmiate dall’edificazione selvaggia.

Tutto nasce nel 2014 con la petizione sottoscritta da circa 200 persone e dagli esponenti politici della maggioranza ed opposizione tra cui l’attuale sindaco di Cislago, Gianluigi Cartabia, che in questi giorni, dopo la presentazione del progetto da parte del comitato, ha ribadito il sostegno all’iniziativa sottolineando che la conservazione delle aree agricole individuate nel progetto è già riconosciuta nel Piano di Governo del Territorio (PGT).

La proposta fa quindi un ulteriore passo in avanti per diventare un’importante realtà sovracomunale. In un’area già sconvolta dal passaggio dell’Autostrada Pedemontana, le aree agricole e boschive da tutelare potranno essere collegate, nell’ambito di un progetto dal grande valore paesistico e ambientale, con il Parco del Lura, il Bosco del Rugareto e il Parco Pineta in direzione di Tradate (VA).

Un altro importante segnale dell’intento condiviso di tutelare il territorio libero è arrivato con la disponibilità dell’Assesore Luca Dosso ad attuare una delle principali iniziative sostenute da Salviamo il Paesaggio a livello nazionale: censire il patrimonio sfitto, vuoto e le aree di bonifica presenti nel comune come richiesto dai promotori fin dal 2012

Quali sono le prossime mosse del comitato? “Incontreremo i sindaci e gli assessori degli altri comuni, in particolare le nuove amministrazioni subentrate alle ultime elezioni” dice Maurizio Cremascoli del comitato Salviamo il paesaggio e la terra di Cislago. “Sarà fondamentale cercare negli enti e nelle istituzioni i finanziamenti necessari alla realizzazione del progetto. Anche la popolazione sarà coinvolta ed informata tramite l’organizzazione di iniziative e convegni”.

I punti di forza del progetto

L’analisi elaborata dai tecnici incaricati ha dimostrato la “vitalità del tessuto produttivo primario presente all’interno del territorio del comune di Cislago”: un’opportunità da conservare e valorizzare. L’attività agricola ha “conseguenti ripercussioni positive a livello paesaggistico” e ambientale: il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) di Varese sottolinea il ruolo del territorio comunale di Cislago quale “zona di connessione con la rete ecologica della provincia di Como”. Questo tessuto produttivo “ha saputo permanere attivo di fronte al processo di espansione urbana disordinata che sta interessando tutti i contesti periurbani locali” perché presenta terreni dalle buone caratteristiche agronomiche, oggi utilizzati quasi al 100% e quindi senza aree abbandonate. In più si tratta di un contesto aperto (molte aziende operano su più comuni) e con ulteriori opportunità di sviluppo (la vicinanza ai centri urbani può facilmente favorire lo sviluppo di acquisti a “Km zero”).

Luca D’Achille (@LucaDAchille)

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Traino Verde: il 14 ottobre a Roma http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/10/trainoverde/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/10/trainoverde/#respond Mon, 02 Oct 2017 21:31:08 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11538

Tanti anni fa il WWF internazionale fece una campagna informativa che mirava a sensibilizzare il mondo sulla scomparsa delle foreste tropicali. I manifesti recitavano “Quest’anno ci siamo giocati …” e seguiva il nome di una nazione, intendendo che sulla Terra quell’anno era scomparsa per cause umane un’estensione di verde grande come quella nazione. Campagna giustissima e purtroppo attuale ancora oggi.

Ma dovremmo accorgerci anche molto facilmente e banalmente, della scomparsa, qui in Italia, del suolo fertile, come predicava già a suo tempo Antonio Cederna.

Secondo l’ISPRA, nel già Bel Paese si è passati dal 2,7% di suolo fertile complessivamente consumato negli anni ’50 a livello nazionale, al 7,0% nel 2015.

In altre parole, sono stati consumati, in media, più di 7 mq al secondo per oltre 50 anni.

In termini assoluti, in Italia sono oggi irreversibilmente persi circa 21.100 kmq, più o meno l’estensione della Toscana. Potremmo mutuare lo slogan di cui sopra “Dagli anni cinquanta a oggi ci siamo giocati la Toscana.”

La giornata del 14 ottobre ha appunto lo scopo di sensibilizzare sotto vari aspetti questa problematica, che è senz’altro più sentita di qualche anno fa, ma non ancora a sufficienza. E soprattutto, non viene considerata tale dai vari esecutivi, regionali e nazionale.

Il Forum Salviamo il Paesaggio presenta in questa occasione la sua proposta di legge di iniziativa popolare dedicata allo stop al consumo di suolo, e Respiro Verde Legalberi i risultati del lavoro svolto con le amministrazioni di diverse giunte romane insieme a associazioni, ordini professionali e comitati perché sia approvato un Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano (Roma è l’unica capitale europea a esserne sprovvista).

La giornata vuole anche essere l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica non solo sull’importanza del suolo, ma anche di quella vita che vi prolifera sopra, di animali, soprattutto di piante.

Non solo le piante che ci forniscono il cibo, ma anche quelle che molto semplicemente ci consentono di respirare e che proteggono e nutrono il suolo stesso. Senza il mondo vegetale, non ci sarebbero né aria, né terra. Non solo quindi, tutela per gli alberi, grandi e piccoli, ma anche per quelle che sprezzantemente chiamiamo “erbacce”.

Tutto questo e anche altro concentrato in una giornata che ci auguriamo rafforzi l’impegno di tutti a preservare l’ambiente e la biodiversità del nostro pianeta.

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PROGRAMMA DELLA GIORNATA

 

ORE 10.00 
Introduzione: Michele Munafò (ISPRA, responsabile area monitoraggio territorio)
Presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare contro il consumo di suolo di Salviamo il Paesaggio
con Paolo Berdini (urbanista) , Riccardo Picciafuoco (Salviamo il Paesaggio gruppo urbanistica, architetto), Fabio Balocco (avvocato, ambientalista, blogger)

ORE 11.30
Presentazione della nascita di un’associazione che acquisisce terreni edificabili e li trasforma in terreni inedificabili
con Fabio Balocco (avvocato, ambientalista, blogger)

ORE 12.15
Presentazione di una lettera per i sindaci di tutti i comuni italiani perché sia attuato l‘art. 6 della “Legge 10/2013 – Norme per lo sviluppo del verde urbano” e perché deliberino sulla materia
Con Giorgio Boldini (pres. AIVEP e componente Comitato legge 10/2013 del Minambiente) e Stefano Deliperi (avvocato, Gruppo di Intervento Giuridico)

ORE 13.00
Pausa con rinfresco a base di prodotti della Cooperativa Agricola Coraggio

ORE 14.30
Vittorio Emiliani e “I Patriarchi della Natura”

ORE 15.00
• Presentazione libro “Il Verde Clandestino”
di Fabio Balocco e altri autori
con Beti Piotto (Ispra, Dipartimento Biodiversità) e l’autore Fabio Balocco (avvocato, ambientalista, blogger)
• Presentazione libro “Amico Albero” 
di Francesco Ferrini (Presidente Scuola di Agraria Firenze) e Alessio Fini (docente Arboricoltura UniFi)
presente l’autore Ferrini con Vittorio Emiliani (scrittore, giornalista, ambientalista)
• Bio energetica: presentazione de “La terapia segreta degli alberi”
di Marco Mencagli e Marco Nieri
presente Marco l’autore Marco Mencagli (agronomo)
con Massimo Livadiotti (presidente Respiro Verde Legalberi)

ORE 16.15
Excursus sul Regolamento del Verde e del Paesaggio Urbano di Roma;
A cura del Coordinamento dei comitati e delle associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio Urbano di Roma e Francesco Ferrini

Conclusioni:
Paolo Maddalena, ispiratore della proposta legge di iniziativa popolare contro il consumo di suolo in attuazione della Costituzione della Repubblica. Interazione fra pubblico e relatori presenti.

 

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Consumo di suolo: da un formale intento ad una vera e propria presa di coscienza dei limiti fisici del territorio http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/09/consumo-di-suolo-da-un-formale-intento-ad-una-vera-e-propria-presa-di-coscienza-dei-limiti-fisici-del-territorio/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/09/consumo-di-suolo-da-un-formale-intento-ad-una-vera-e-propria-presa-di-coscienza-dei-limiti-fisici-del-territorio/#respond Thu, 14 Sep 2017 21:17:18 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11521

Un vero contenimento del consumo di suolo passa obbligatoriamente dalla presa di coscienza che tutto il territorio libero perso, senza eccezioni, genera costi e problematiche ambientali che non possiamo più permetterci. Le osservazioni all’adeguamento del Piano Territoriale Regionale presentate da Coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza in collaborazione con Comitato Salviamo il Paesaggio Cislago (VA).

Integrazione del PTR ai sensi della l.r. n. 31 del 2014  “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato”

I riferimenti e le definizioni, in particolare quella principale su “cosa si intende per consumo di suolo”, sono fondamentali. Un territorio è da considerare consumato solo quando l’urbanizzazione è definita, realizzata e conclusa. Se siamo ancora di fronte ad un semplice intento consentito dai piani urbanistici (diverse sentenze hanno stabilito che non ci sono diritti acquisiti), se l’urbanizzazione è solo formalmente avviata e ci sono margini di recupero, tale parte deve essere considerata appunto recuperabile. Solo così il risultato, vero e non solo dichiarato, sarebbe quello di fermare il consumo di suolo.

Innanzitutto sono da evitare norme controproducenti. Evitare cioè la corsa all’approvazione e quindi l’accelerata al consumo. Il limite temporale non può essere lasciato alla fase di variante dei Piani di Governo dei Territori (P.G.T.), ma deve essere definito e perseguito da subito, cioè dall’approvazione dell’adeguamento del piano regionale.

Una vera riduzione poi non può far riferimento a sovradimensionate ed ingiustificate previsioni che danno già per urbanizzabili e, quindi per perse, numerose aree. E’ indispensabile la rivalutazione delle esigenze e delle disponibilità.

E’ inoltre da evitare l’errore di considerare accettabile un determinato consumo solo perché spezzettato su piccole aree diverse. Per il “sistema suolo” quello che conta è sempre il limite fisico complessivo che può sopportare: in caso contrario l’obiettivo di riduzione non sarebbe realmente efficace per la conservazione dei servizi ecosistemici.

Per motivi fisici la soglia di riduzione deve riferirsi, ad ogni livello, alla somma tra suolo libero e suolo urbanizzato nello stato di fatto, perchè queste sono le condizioni reali del territorio. Partendo da questo, la soglia dovrebbe considerare ogni trasformazione, sia quelle da ambiti approvati sia quelle per ogni altro intervento che causa l’impermeabilizzazione del suolo. Perché il bilancio ecologico non può limitarsi alla perdita di suolo agricolo. Questa perdita, seppur importante, è solo una parte dell’insieme dei servizi ecosistemici garantiti dal suolo libero (assorbimento acque meteoriche, raffrescamento, ecc.).

Oltre alle esclusioni per definizione, la norma non può lasciare ulteriore margine di consumo di aree libere per soddisfare “eventuali necessità”: queste devono essere valutate con estrema precisione e spinte con decisione su aree di recupero. Le ingenti disponibilità di patrimonio sfitto o incompleto possono ampiamente garantire le esigenze arrivando addirittura a considerare l’opportunità di restituire naturalità a parte delle aree che oggi non lo sono. Questa riconversione positiva, insieme alla bonifica delle tante strutture che contengono ancora amianto, servirebbe veramente al territorio e alla nostra salute.

Un vero e proprio stop al consumo di suolo, con tutte le eccezioni attualmente considerate dall’adeguamento così come viene proposto, non si avrebbe neanche con soglie percentuali fissate al 100%. Se non corrette queste soglie serviranno a poco. In particolare in provincia di Monza e Brianza.

Eppure nelle analisi degli ambiti territoriali emerge la consapevolezza della situazione: si sottolinea infatti la tendenza negativa della conurbazione e il rischio che l’ulteriore consumo interrompa varchi ecologici. Gli spazi aperti a ridosso del Tessuto Urbano Consolidato (T.U.C.) sono già adesso frequentemente perimetrati ed oscurati, ad esempio con siepi, impedendo la visione del paesaggio ed anticipando l’intento di chiudere questi passaggi naturali con nuova edificazione. Eppure nell’adeguamento manca la necessaria prescrizione che gli interventi consentiti dovranno obbligatoriamente conservare tali varchi e mantenere la separazione dei centri urbani.

Luca D’Achille @LucaDAchille

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Soil Day 2017: i nuovi dati sul consumo e sul degrado del suolo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/07/soil-day-2017-i-nuovi-dati-sul-consumo-e-sul-degrado-del-suolo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/07/soil-day-2017-i-nuovi-dati-sul-consumo-e-sul-degrado-del-suolo/#respond Mon, 03 Jul 2017 23:09:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11513 AISSA, INU, ISPRA, Legambiente, Politecnici di Milano e di Bari, Salviamo il Paesaggio

4 luglio 2017 / Soil Day

I nuovi dati sul consumo e sul degrado del suolo: numeri e politiche per fronteggiare la perdita della risorsa ambientale più preziosa

Politecnico di Milano – via Ampère 2, Aula Rogers – Milano

  • Rapporto sul Consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, ISPRA, 2017
  • Rapporto del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo (CRCS), 2017
  • Rapporto sul Consumo di suolo in Puglia del MITO-Lab (Politecnico di Bari)

Arriva a Milano l’edizione 2017 di Soil Day: verranno presentati insieme i rapporti che descrivono il quadro del consumo di suolo a livello europeo, nazionale e, a scendere, regionale, grazie alla pubblicazione dei rapporti del CRCS (Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo), e i dati nazionali di ISPRA.

Per l’occasione verranno presentati e descritti i dati più recenti sulle dinamiche di consumo di suolo anche alla luce delle recenti normative lombarde, della legge nazionale che continua a non esserci, e con un allargamento di sguardo fino alla dimensione europea, entro cui le organizzazioni promotrici del Soil Day sono anche parte attiva della campagna PEOPLE4SOIL a favore di una direttiva sul suolo.

Qui è possibile scaricare il programma della conferenza

 

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Biassono (MB): al centro della provincia del cemento, c’è chi vuole consumare ancora http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/07/biassono-mb-al-centro-della-provincia-del-cemento-ce-chi-vuole-consumare-ancora/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/07/biassono-mb-al-centro-della-provincia-del-cemento-ce-chi-vuole-consumare-ancora/#comments Sat, 01 Jul 2017 22:16:06 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11505

Trascurare la realtà e negare l’evidenza per consumare ancora il territorio. A cavallo di quattro dei comuni della provincia più urbanizzata d’Italia si propone un referendum consultivo per fermare l’impatto devastante ed irreversibile di un nuovo insediamento produttivo e commerciale.

Nei giorni in cui l’ISPRA conferma con i numeri del rapporto 2017 sul consumo di suolo, che la Provincia di Monza e Brianza è sempre maglia nera d’Italia, arriva un altro duro colpo al territorio ferito. In un’area di confine tra i comuni di Biassono, Monza, Vedano al Lambro e Lissone avanza la proposta di una nuova edificazione: capannoni ad uso produttivo industriale, commerciale e terziario direzionale, due torri di 10 piani e complessivi 429.700 mq di nuovo cemento.

Non contano i tanti capannoni sfitti, non bastano gli evidenti effetti, ambientali ed economici dovuti in particolare all’impermeabilizzazione del suolo: il progetto avanza ma le anime ecologiste presenti tra i politici e nelle associazioni locali si mobilitano, per informare e coinvolgere la cittadinanza. Come già fatto in altre realtà,  la proposta è quella di un referendum consultivo.

Ne abbiamo parlato con Alberto Caspani, consigliere comunale e capo gruppo della Lista per Biassono, partendo quindi proprio dal comune che pagherà il costo maggiore in termini di consumo.

Cominciamo da una prima riflessione sull’origine e l’impatto del progetto. Ce n’è proprio bisogno? E’ stata valutata la presenza di strutture vuote e/o sfitte?

“Nonostante le ripetute richieste in consiglio comunale affinché l’amministrazione di Biassono produca uno studio dettagliato, o lo richieda all’operatore del Masterplan a integrazione della documentazione sinora prodotta, non esiste alcuna mappatura circa gli edifici aziendali abbandonati nel tempo, né in merito agli edifici tuttora vuoti. La crisi economica di questi anni si è però fatta sentire anche nel comparto aziendale biassonese, tant’è che numerosi edifici ubicati nell’area industriale non mostrano segni d’attività o presentano cartelli per affitto/vendita. Siamo ben lungi, dunque, dall’aver esaurito le potenzialità dell’esistente”.

Sono state considerate le realtà esistenti da aiutare?

Non è mai stato organizzato un incontro pubblico o un’iniziativa di confronto con le aziende presenti sul territorio, affinché si adottino politiche di coordinamento, orientamento strategico, o partnership. Proprio per questo motivo, a settembre Lista per Biassono proporrà un evento pubblico nella sala civica di Villa Verri che coinvolga non solo le aziende del territorio, ma anche l’Associazione degli industriali di Monza e Brianza: ci si focalizzerà sull’attuale situazione di mercato, sui rapporti pubblico-privato in campo produttivo-aziendale, sulle nuove strategie di sviluppo sostenibile ed economia circolare”.

Eppure la situazione è critica da tempo: a Biassono, già consumato per più della metà del territorio, ci sarà l’impatto maggiore. A Monza, Vedano al L. e Lissone (quest’ultimo consumato per oltre il 70%) altro consumo. Come mai vengono trascurati i costi derivati?

“Il problema è che il Masterplan, per com’è stato presentato, non prende assolutamente in considerazione fattori quali le conseguenze dovute all’impermeabilizzazione del suolo, i maggiori costi energetici, l’alterazione del microclima per la scomparsa delle aree boschive, una valutazione dell’inquinamento prodotto, così come dei flussi di traffico generati. Ha un’impostazione unidimensionale, basata su previsioni soggettive e lacunosa anche dal punto di vista di dettagli tecnici essenziali per il calcolo dell’impatto ambientale (ad esempio, non ci sono indicazioni sull’altezza massima degli edifici, col rischio di produrre volumetrie in grado di raggiungere il milione di metri cubi). Manca di fatto una fondata valutazione di carattere ambientale-paesaggistico”.

Secondo ISPRA, negli ultimi anni monitorati (2012-2015) le perdite economiche sono considerevoli: Monza ha perso fino a 180.000 €. Intorno ai 10.000 euro Biassono e Vedano. Sono valori sottostimati perchè calcolai sulle aree libere perse, pr sapendo che gli effetti negativi vanno ben oltre. Si vedono le conseguenze?

“Biassono ha da anni problemi di smaltimento delle acque meteoriche, solo in parte attutiti da recenti lavori di sostituzione e ampliamento dei dotti, per altro  concentrati nel centro storico. L’area al confine con Macherio resta tuttora a rischio, ma fenomeni di allagamento si sono verificati anche nella zona industriale verso il confine con Lissone, proprio per l’eccesso di impermeabilizzazione del suolo. La siccità di questi ultimi anni ha solo reso meno visibile il problema”.

In più: “Sorgendo su un territorio di naturale canalizzazione delle acque meteoriche, oltre ai rischi d’intensità meteorica, a Biassono si aggiungo quelli di carattere idro-morfologico. Un tempo il sistema delle rogge aiutava a scaricare ampi quantitativi d’acqua verso il territorio del Parco di Monza: ora gli stessi finiscono invece per allagare le strade del paese secondo un preciso disegno convergente verso piazza S. Francesco, nel centro storico”.

Con questo progetti, l’ambiente e il paesaggio sarebbero modificati in modo permanente: suolo eroso, perdita nella produzione agricola, diminuzione della qualità degli habitat. Questa zona è sempre stata “risparmiata” o c’erano già stati tentativi di destinarla ad edificazione? Sono differenti le posizioni assunte dalle amministrazioni comunali coinvolte?

I terreni a destinazione agricola e strategica sono stati ripetutamente mortificati nel corso degli ultimi 30 anni, 25 dei quali a conduzione leghista a Biassono. Gli stessi agricoltori di Biassono, raccolti sotto il Comitato Fiera San Martino, sono i primi oggi a lamentarsi per la perdita di territorio agricolo e per il frazionamento dei pochi lotti rimasti, ormai inutilizzabili per produzioni redditizie. L’area al confine con Lissone è stata destinata a espansione industriale sin dai tempi del Piano regolatore generale, impostato quando l’amministrazione era ancora a conduzione democristiana. La Lega Nord ha recepito le linee di sviluppo e concretizzato la spinta urbanizzante, trasformando la destinazione agricola in industriale/produttiva, senza valutare alcuna possibilità di coinvolgere i proprietari privati in progetti di cinture verdi strategiche, o parchi urbani da inserire nei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) esistenti. Benché sia oggi possibile trarre benefici economici da soluzioni “green”, il dibattito a Biassono è del tutto assente e impensato”.

Il traffico indotto: si parla anche dell’ipotetica Strada Provinciale 6, opera connessa alla realizzazione dell’autostrada Pedemontana Lombarda: qual è l’aggiornamento su quella tratta dell’opera (la C)? si farà? con quali impatti sul territorio?

“Al di là dei proclami di rito, senza fondi per Pedemontana è altamente improbabile che il progetto di giunzione venga realizzato per intero e già questo dovrebbe rappresentare un freno alle mire della giunta leghista: il successo del Masterplan viene fatto dipendere dagli inevitabili vantaggi strategici dell’unione bretellina-Pedemontana. Generando più traffico, miracolosamente le due opere attirerebbero aziende altamente specializzate a Biassono. Un dogma, non supportato da alcuno studio strategico reale”.

“Al momento i lavori della futura SP6 sono in corso fra la rotatoria della Birona di Monza e via Nobel, dunque ancora al confine fra Monza e Lissone: la conclusione prevista è fissata per novembre 2017. L’arrivo a Biassono, sempre che la sostenibilità finanziaria dell’opera regga e i lavori proseguano senza intoppi, è da prevedere eventualmente per il prossimo bienno. Il Masterplan ha in programma due fasi di sviluppo: la prima di 40.000 metri quadrati di superficie coperta, la seconda di 50.000, condizionata però dall’arrivo di Pedemonta”.

Con quali impatti sul territorio?

Il rischio, dunque, è che si avvii comunque un piano d’espansione senza poter far leva sulle “ipotetiche” potenzialità di una rete di collegamento e trasporto pienamente sviluppata, generando solo un appesantimento del traffico, senza effettivi benefici economici, oltre a creare blocchi industriali del tutto inutili rispetto alle potenzialità attuali. Se Pedemontana dovesse arrivare mai a Biassono, avrebbe un effetto altamente impattante non solo per l’area al confine con Lissone, ma anche e soprattutto per gli ultimi terreni liberi in prossimità del Lambro: sono previsti due svincoli giganti che divorerebbero anche buona parte del territorio libero a est (oggi sotto tutela del Parco Valle Lambro).

E’ un progetto di carattere sovra-comunale. I cittadini vogliono ambiente pulito e salute, non solo quelli di Biassono. C’è l’appoggio e coinvolgimento di associazioni o esponenti degli altri comuni coinvolti? 

“Lista per Biassono sta informando sui rischi di cementificazione del proprio territorio ormai da molti anni: il Piano di Governo del Territorio è stato approvato (col nostro voto contrario) nel 2013, a seguito di ripetuti banchetti e iniziative di sensibilizzazione per evitare il peggio. Con la giunta leghista, all’epoca guidata dal sindaco Piero Malegori, non è stato possibile alcun dialogo costruttivo, né mediazione, nonostante fossero state prodotte 13 osservazioni critiche e propositive al PGT. Il ricorso al Tar che Lista per Biassono ha poi intrapreso rispetto al documento approvato, è stato interamente finanziato dalla lista, senza alcun aiuto da parte di altre forze di minoranza. Abbiamo anche prodotto un libretto informativo distribuito a tutti gli elettori di Biassono, organizzando diversi incontri pubblici. Oggi ci ritroviamo a combattere la battaglia interna al Comune da soli, visto che l’altra forza di minoranza in consiglio comunale ha declinato la proposta di lavorare insieme all’indizione di un referendum consultivo per chiedere alla giunta la sospensione dei progetti di cementificazione del territorio. Al contrario, abbiamo avviato un’ottima collaborazione con altre liste civiche esterne a Biassono: LabMonza e Lissone Bene Comune, entrambe contrarie a un consumo di territorio che interesserebbe i loro stessi spazi di confine, nonché con tutte le associazioni afferenti all’Osservatorio del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) di Monza e Brianza. Vorremmo che il Comitato referendario recentemente costituito funzioni come aggregatore di tutte le realtà locali che hanno a cuore la difesa di una Brianza più verde e sostenibile. L’obiettivo comune è d’indire quanto prima il referendum consultivo a Biassono: in caso di esito contrario ai disegni della giunta, potrebbero infatti esserci conseguenze anche sui piani d’espansione previsti negli altri Comuni interessati dal Masterplan provinciale (in particolare Vedano al Lambro e Lissone)”.

Il tavolo di discussione avviato in Provincia, può rendere più lungo e complicato l’iter di approvazione? Può al tempo stesso rendere più difficile il controllo da parte dei soggetti interessati alla difesa del suolo?

“Dipende tutto dall’orientamento che assumeranno le giunte coinvolte nel Masterplan provinciale. Al momento, ad esempio, Monza e Lissone sono contrarie a ulteriore consumo di suolo, mentre Vedano e Biassono spingono per l’attuazione dei propri ambiti. Questa spaccatura potrebbe allungare i tempi di accordo e rallentare dunque le spinte speculative. Al contrario, la ricreazione di un blocco politico uniforme nei Comuni coinvolti potrebbe rappresentare il colpo di grazia per la battaglia contro la cementificazione della Brianza meridionale“.

Veniamo infine alla proposta di un referendum consultivo: è la prima volta che viene usato? quali speranze può dare? quanto può influire un’iniziativa di carattere comunale su un progetto sovra-comunale?

“A Biassono la possibilità d’indire un referendum consultivo è prevista nello Statuto comunale sin dal 2004, ma come strumento concreto di democrazia diretta non è mai stato utilizzato. Non a caso, manca tuttora il regolamento applicativo previsto per disciplinare la raccolta delle firme e lo svolgimento del referendum stesso: Lista per Biassono ha elaborato un testo apposito che sarà in approvazione nel prossimo consiglio comunale. Essendo di carattere consultivo, il referendum non ha valore vincolante rispetto alle scelte della maggioranza, ma può manifestare oggettivamente il dissenso popolare verso il suo operato: nelle ultime elezioni amministrative, sia Lista per Biassono che il secondo gruppo di minoranza entrato in consiglio comunale avevano nel proprio programma l’imperativo di non consumare più territorio a Biassono. Dal momento che i voti dei rispettivi elettorati risultano superiori rispetto a quelli della Lega Nord, che ha però vinto le elezioni con una maggioranza relativa, la scelta di quest’ultima circa l’opportunità di dar seguito al Masterplan in area industriale e agli altri ambiti di trasformazione del PGT è ormai problematica. Occorre necessariamente una consultazione per capire quale sia l’effettiva volontà popolare: il rischio è che si attuino progetti invisi alla maggioranza dei biassonesi, causando una compromissione del territorio comunale poi irreversibile”.

Luca D’Achille @LucaDAchille

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Emilia Romagna: i tanti volti del consumo di suolo, un pericolo che continua ad avanzare http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/06/emilia-romagna-i-tanti-volti-del-consumo-di-suolo-un-pericolo-che-continua-ad-avanzare/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/06/emilia-romagna-i-tanti-volti-del-consumo-di-suolo-un-pericolo-che-continua-ad-avanzare/#respond Thu, 29 Jun 2017 22:16:04 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11500

Legambiente Emilia Romagna presenta il dossier regionale sul suolo a rischio. Numeri mappe e casistiche specifiche: per l’associazione ambientalista la nuova legge regionale non tutela veramente dal consumo di suolo

Il comunicato stampa dello scorso 28 aprile parte dai numeri: Tra il 1975 ad oggi il territorio urbanizzato della regione è più che raddoppiato, con oltre 100.000 ettari di campagna “consumata” e una perdita di produzione agroalimentare sufficiente a sfamare oltre 2 milioni di persone. 

Ma non è finita: oltre 1200 ettari di campagna sono attualmente a rischio per diverse tipologie di consumo. Insediamenti terziari, ampliamento di imprese esistenti, centri commerciali e strutture turistiche che si vorrebbe realizzare in pieno Parco del Delta del Po. Tra gli esempi citati ci sono anche il polo logistico di Piacenza (che occuperebbe 1 milione di mq di suolo agricolo), i tanti progetti autostradali e il potenziamento dell’Aeroporto di Parma.

Un’avanzata a cui non sembra esserci, al momento, un argine efficace: la nuova legge urbanistica regionale,  sostengono,  non fa ben sperare: non tiene conto dello stato di fatto. La maggior parte degli esempi citati – anche con legge approvata – non sarebbe nemmeno contabilizzata nel computo del 3% di consumo di suolo massimo consentito!

L’Associazione aveva già affrontato il problema con le osservazioni al al Piano Regionale Integrato dei Trasporti  (link altro articolo). In quest’ultimo rapporto il collegamento viene ripreso segnalando che “le numerose opere di “compensazione” alle nuove autostrade, sono costituite quasi sempre da altre strade di servizio. Sempre più cemento e asfalto quindi.

Cosa servirebbe invece? Sono necessari “vincoli certi al consumo di nuovo suolo” e “un impegno dal basso per leggi che tutelino veramente la campagna”. Partendo dalla sensibilizzazione dei cittadini, a cui si rivolge un nuovo appello sull’importanza di firmare la petizione “Salva il suolo”, per chiedere una direttiva europea che ponga un freno allo sfruttamento del territorio.

Per approfondimenti: il Dossier integrale contenente con le principali aree minacciate dal cemento in Emilia-Romagna e la mappa interattiva.

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120.000 loculi per 6 mila abitanti: il mega-cimitero di Gallicano nel Lazio (RM) http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/06/120-000-loculi-per-6-mila-abitanti-il-mega-cimitero-di-gallicano-nel-lazio-rm/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/06/120-000-loculi-per-6-mila-abitanti-il-mega-cimitero-di-gallicano-nel-lazio-rm/#respond Wed, 28 Jun 2017 22:15:45 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11490

Un grande cimitero da 120.000 loculi per un paese che conta circa 6 mila abitanti. Un’opera contestata: il consumo di suolo colpisce uno degli ultimi angoli di paesaggio agricolo alle porte di Roma

Abbiamo fatto qualche domanda sulla vicenda a Mario Galli, candidato sindaco al Comune di Gallicano nel Lazio nel 2013 poi consigliere comunale, referente di Salviamo Passerano, comitati e associazioni riuniti a difesa dell’integrità territoriale dell’ultimo polmone verde alle porte di Roma Est

Immagine in evidenza tratta dal blog: Salviamo la tenuta di Passerano

Partiamo dall’origine della proposta e dal suo avanzamento

Ormai questo mega-cimitero è più che una semplice proposta. Sebbene manifestazioni e consiglio comunale aperto abbiano dimostrato in modo lampante che la popolazione è contraria a questo tipo di progetto e di “sviluppo” del territorio, la politica comunale non ha voluto ascoltare ragioni, ma si è trincerata dietro scuse talmente false e bugiarde che per la loro gravità non voglio nemmeno ripetere per non rischiare qualche denuncia”.

La palla è in mano ai privati

Trattandosi poi di project financing, la consequenzialità degli atti da porre in essere è in mano al privato proponente il progetto. Il comune ha assunto l’impegno dell’interesse pubblico, la qual cosa non connota affatto la valenza pubblica dell’opera, sia chiaro. Che vi sia interesse pubblico è stato smentito in ogni sede, che l’opera sia pubblica è da vedere, visto che per 30 anni i proventi del cimitero andranno a chi investirà i capitali“.

Sono diverse le problematiche collegate al progetto: a partire da quelle ambientali.

L’area prevista per la costruzione di questo mega-cimitero è quella della Tenuta Agricola di Passerano, all’interno della quale si innalzano le mura di una fortezza del sec. XI appartenuta alle famiglie Colonna, Pallavicini e Rospigliosi: il Castello di Passerano. Quasi 1000 ettari di Agro Romano Antico, uno dei paesaggi più belli e caratteristici della campagna romana, un “unicum” da preservare per la sua natura agricola e storico culturale. Olio, latte, ortaggi e carne sono solo alcune delle produzioni di questa tenuta agricola; per non parlare del patrimonio storico ed archeologico in essa presente e che la natura ha preservato da duemila anni: può essere sostenibile sventrare qualcosa di unico ed irripetibile per far posto al cemento? Il mondo intero ci invidia questi paesaggi, queste produzioni agro alimentari e noi cosa facciamo? Li copriamo di cemento? Questo è il nostro petrolio e dobbiamo sfruttarlo per quello che rappresenta, non per quello che potrebbe diventare“.

Ci sono critiche, come già detto, anche sulla partecipazione e coinvolgimento dei cittadini. Cosa è successo?

” Il comune di Gallicano nel Lazio non ha mai reso partecipi i cittadini della scelta di costruire il mega-cimitero su Passerano. L’interesse pubblico è stato deliberato dal Comune nel 2013, a 40 giorni dalle elezioni comunali e senza che prima vi fosse mai stato un confronto pubblico con la popolazione. In tal modo, l’Ente, ha contravvenuto alla convenzione europea di Aarhus che (firmata dalla UE e dai suoi stati membri nel 1998) è stata approvata a nome della Comunità. La convenzione, in vigore dal 30 ottobre 2001, parte dall’idea che un maggiore coinvolgimento e una più forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi di tipo ambientale conduca ad un miglioramento della protezione dell’ambiente”.

Oggi quali scenari si presentano?

Il comune ad oggi è stato commissariato. Da un lato troviamo l’azienda agricola di Passerano, che si è sempre opposta ad ogni tentativo di cementificazione. Dall’altro ci siamo noi associazioni ed organizzazioni che stiamo lottando contro questo scempio che si profila e che stiamo studiando e proponendo modelli di sviluppo alternativi. Poi ci sono i privati che hanno l’unico interesse di portare a termine il progetto“.

Dal Comune alla Regione, dove è stato proposto di istituire un vincolo di monumento naturale, la questione è arrivata  anche in Parlamento:

“Fino ad oggi, finché il sottoscritto è stato consigliere comunale di opposizione a Gallicano nel Lazio, non una pietra è stata posta in terra. La politica è la grande assente su questo tema. Da Zingaretti a Raggi nessuno si è mai espresso ufficialmente su questo progetto, eccezion fatta per i ragazzi del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d’Italia della Regione Lazio che attraverso interrogazioni hanno dato battaglia insieme a noi e grazie ai quali è stato approvato un ordine del giorno per istituire il vincolo di monumento naturale a tutta la tenuta; grazie poi a Federica Daga, deputato 5 Stelle che ha presentato una interrogazione parlamentare su questo tema, ma alla quale non abbiamo ancora ricevuto risposta”.

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Emilia Romagna: il contributo di Legambiente al Piano Regionale Integrato dei Trasporti http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/emilia-romagna-il-contributo-di-legambiente-al-piano-regionale-integrato-dei-trasporti/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/emilia-romagna-il-contributo-di-legambiente-al-piano-regionale-integrato-dei-trasporti/#respond Mon, 29 May 2017 22:15:44 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11461 Inviate lo scorso 14 marzo, le osservazioni integrano quanto già rilasciato in sede di conferenza dei servizi nel mese di febbraio. Per l’associazione negli obiettivi del piano al 2025 manca una visione d’insieme sulla ripartizione modale e sulla riduzione delle emissioni riducendosi ad un piano delle infrastrutture.
Dal documento presentato con le osservazioni al PRIT (Piano Regionale Integrato dei Trasporti.
La presente relazione costituisce un integrazione al contributo già rilasciato in sede di Conferenza di Pianificazione del 16/02/2017
A livello generale si rileva che, se il Quadro conoscitivo è molto chiaro e dettagliato, a livello di Relazione e VAS invece non risulta per nulla agevole individuare gli obiettivi strategici che dovrebbero guidare il Piano.
Non sembra esserci un quadro d’insieme e di raffronto tra la ripartizione modale di oggi e quella obiettivo al 2025, ne per la riduzione di CO2.
Crediamo che questi numeri – seppur in parte desumibili singolarmente dalle singole sezioni di Piano – debbano costituire l’informazione cardine di un documento regionale sulla mobilità che punti alla sostenibilità ambientale (tale dovrebbe essere considerato questo Piano, seppur il nome faccia riferimento semplicemente ai “ Trasporti”).
Leggi il documento completo
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