www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Tue, 07 Apr 2020 09:43:31 +0200 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.8 Verde urbano e salute: esce la Risoluzione del Convegno di San Rossore http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/verde-urbano-e-salute-esce-la-risoluzione-del-convegno-di-san-rossore/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/verde-urbano-e-salute-esce-la-risoluzione-del-convegno-di-san-rossore/#respond Tue, 07 Apr 2020 09:37:59 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13726 Non c’era bisogno del coronavirus per stabilire le relazioni che corrono tra la salute umana, la qualità dell’aria e il verde urbano: lo dicevano già le Nazioni Unite nel 2014, con la Decisione XII/21 Biodiversity and human health (biodiversità e salute umana) nell’ambito della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità biologica.

Lo ha scritto varie volte l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolineando come le aree verdi aumentano la qualità degli ambienti urbani, migliorando la salute ed il benessere delle persone.
Del resto, anche prima dell’emergenza sanitaria in corso, in Italia si contavano dalle 76.000 alle 91.000 vittime ogni anno, per patologie respiratorie e cardiocircolatorie, associate all’inquinamento atmosferico (polveri sottili). Mentre oggi alcuni ricercatori hanno evidenziato come le zone ad alta incidenza del virus (quali la Val Padana) sono tra le più inquinate d’Europa.

Un angolo di Toscana verde (Val d’Orcia, foto di Paolo Baldi)

Diventa quindi ancora più importante e attuale il messaggio lanciato oggi dalla Risoluzione del Convegno “La Festa all’Albero” Paesaggio, Sicurezza e Servizi ecosistemici degli alberi urbani e periurbani, che si era svolto il 28 novembre 2019 a Pisa, nella Tenuta di San Rossore.

Organizzato dal Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e dal Dipartimento DESTeC Ingegneria dell’Università di Pisa, con la collaborazione della Lipu-BirdLife Italia, l’iniziativa si inseriva nell’ambito della Festa nazionale dell’Albero, nella consapevolezza che i cambiamenti climatici, l’isola di calore generata dalle aree urbane, e le problematiche causate dall’inquinamento portano a modifiche di quelle che dovrebbero essere delle città “green” e sostenibili.

Nonostante si parli frequentemente di paesaggio urbano, di servizi ecosistemici, di ruolo ecologico e resilienza, vi è il dubbio che in nome della sicurezza si distrugga il nostro patrimonio verde, a causa di scelte urbanistiche (consumo di suolo), di potature drastiche (capitozzature, speronature) e dell’abbattimento degli alberi, anche in mancanza di un motivo circostanziato.

I relatori del convegno (che hanno sottoscritto la Risoluzione, insieme ai partecipanti) provengono dal mondo accademico, dalle soprintendenze, dalle associazioni, e si sono confrontati con i tecnici, i professionisti, gli enti pubblici ed i cittadini, per approfondire il tema della gestione degli alberi, individuando indirizzi e soluzioni corrette. Questa iniziativa ha inoltre lo scopo di sostenere la proposta di legge per stimolare le buone pratiche per la gestione del verde urbano, che è stata avanzata da tredici associazioni al Ministero dell’Ambiente ed a quello per i Beni e le Attività Culturali, allo scopo di promuovere una legge integrativa alla 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.

Adesso gli organizzatori guardano già alla nuova iniziativa, che sarà il Convegno online “Verde urbano: una questione di salute, economia, legalità – dai servizi ecosistemici ai diritti degli alberi” del prossimo 15 maggio (iscrizione gratuita su: https://forms.gle/VkrWCVFvSboicFjVA).

Ecco la risoluzione del Convegno

“La Festa all’Albero” è stato organizzato dal Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli e dal Dipartimento DESTeC Ingegneria dell’Università di Pisa, con la collaborazione della Lipu. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della Festa nazionale dell’Albero, istituita per il 21 novembre dalla legge 10/2013.

Consapevoli dei cambiamenti climatici, dell’isola di calore generata dalle aree urbane, e delle problematiche causate dall’inquinamento e dalla pressione demografica, i nuovi assetti tecnologici e infrastrutturali portano a modifiche -e talvolta a stravolgimenti- dei paesaggi di quelle che dovrebbero essere delle città “green” e sostenibili.

Nonostante si parli frequentemente di paesaggio urbano, di servizi ecosistemici, di ruolo ecologico e resilienza, vi è il dubbio che in nome della sicurezza si distrugga il nostro patrimonio verde, a causa di scelte urbanistiche, di potature drastiche e dell’abbattimento degli alberi.

Anche la bontà dei nuovi progetti talvolta cozza con la carenza di manutenzione, e per questo i nuovi impianti possono fallire. Inoltre, le nuove tecnologie (5G) richiedono la necessità di approfondimenti per escludere che nuocciano alla salute e che si debbano tagliare alberature per non ridurne il funzionamento.

Questo incontro ha presentato le esperienze e le posizioni di relatori provenienti dal mondo accademico, dalle soprintendenze, dalle associazioni, aprendo il confronto con i tecnici, i professionisti, gli enti pubblici ed i cittadini, allo scopo di approfondire la tematica, individuando indirizzi e soluzioni. Stabilendo quindi costi e benefici per i diversi scenari, che spaziano tra la “conservazione” e la “sostituzione” delle alberature urbane.

È quindi nostra precisa volontà contribuire per cercare -insieme a tutti i portatori di interesse- dei percorsi utili per:

  1. mantenere e potenziare la presenza di reti ecologiche e “trame verdi”, di foreste urbane e alberature in città, che sono essenziali per qualità urbana, il benessere e la salute psico-fisica dei cittadini;
  2. riconoscere che un albero (con la A maiuscola) è un essere vivente, portatore di diritti a prescindere, ed ha determinate caratteristiche;
  3. promuovere un approccio alle alberature urbane che parta dalla premessa fondamentale che per gli effetti sia ornamentali che ecologici per le alberature urbane 1 non è = a 1 e che quindi i programmi e i bilanci delle stesse non possono essere fatti in termini quantitativi/statistici, ma qualitativi (specie, età, dimensioni chioma, ecc.) e catastali (dislocazione territoriale).
  4. mettere la pianta giusta al posto giusto, nei nuovi impianti;
  5. promuovere una gestione arboricolturale adeguata, con controlli regolari e interventi selettivi;
  6. migliorare la sicurezza, implementando idonee misure tecniche (sostegni, tiranti, recinzioni, ecc.);
  7. togliere e ove possibile sostituire gli alberi in classe D (sulla base di perizie rigorose), guardando alla professionalità richiesta nella gestione del verde urbano, professionalità che spesso è svilita da una politica del ribasso nelle gare di appalto bandite dalle pubbliche amministrazioni;
  8. pianificare ove opportuno dei percorsi di sostituzione graduale, adottando un approccio olistico con il pieno coinvolgimento di tutti gli esperti e le professionalità, inclusi agronomi, forestali, architetti paesaggisti, naturalisti, botanici, ecologi, ornitologi, e anche dei cittadini, conformemente alla normativa regionale e ad alcune altre normative di ambito comunale che a questa si ispirano: purtroppo questa normativa viene spesso elusa.
  9. coprire con forme assicurative e un adeguamento normativo (depenalizzazione?) gli inconvenienti che possono capitare dalla caduta di rami e alberi, utilizzando il concetto di capitale naturale ed il pagamento dei servizi ecosistemici (PES); è importante guardare alla normativa analoga presente in altri Paesi, soprattutto del Nord Europa; anche la percezione del rischio, che è un dato culturale, viene affrontata e gestita diversamente in altri Paesi, come in UK;
  10. promuovere il miglioramento culturale sul verde, anche con forme di accettazione del rischio da parte della società.

Gli organizzatori ed i relatori riconoscono l’attualità delle Considerazioni conclusive espresse al termine della Conferenza nazionale sul verde urbano, che si tenne a Firenze nei giorni 9-10 ottobre 2002 su organizzazione di UNASA (Unione Nazionale delle Accademie italiane per le Scienze applicate allo sviluppo dell’agricoltura, alla sicurezza alimentare ed alla tutela ambientale), qui di seguito riportate:

Soprattutto in ambiente urbano, la qualità della vita dipende dagli standard quantitativi e qualitativi delle aree verdi presenti pertanto l’incremento e la tutela del “verde urbano” devono essere prioritari nelle politiche e negli strumenti programmatici delle città e dei centri urbani.

Gli Organi e i Soggetti preposti alla cura del “verde urbano” devono sentirsi investiti del compito di responsabilizzare chi governa, a tutti i livelli, verso una maggiore attenzione nei confronti delle aree verdi.

Per la necessaria conoscenza sistematica della situazione nei centri urbani, occorre realizzare un compiuto del “verde urbano” con restituzione della schedatura in fascicoli a stampa e nei siti web comunali.

Il patrimonio “verde urbano” esistente deve essere tutelato da specifiche politiche di gestione, capaci di assicurare una manutenzione continuativa e qualificata, con adeguati e autonomi bilanci, al fine di una effettiva conservazione. È anche auspicabile che tali politiche di gestione prevedano non solo programmi di restauro e conservazione dell’esistente, ma anche la realizzazione di progetti per nuovi parchi, giardini, percorsi verdi e alberature ecc.

Riconoscendo nel “verde urbano” una condizione irrinunciabile, si raccomanda la revisione di quelle norme (codice della strada, regolamenti provinciali e comunali) prescrittive contro la presenza delle alberate lungo assi viari urbani, oltre che extraurbani.

Tenendo presente la connotazione pluridisciplinare della progettazione e della manutenzione del “verde urbano”, particolare attenzione deve essere rivolta alla formazione degli operatori del settore, sia con forme di specializzazione universitaria, sia con la formazione di “quadri professionali” intermedi.

In questo quadro, i sottoscritti sostengono la proposta di legge per stimolare le buone pratiche per la gestione del verde urbano, che è stata già avanzata da tredici associazioni al Ministero dell’Ambiente ed a quello per i Beni e le Attività Culturali, allo scopo di promuovere una legge integrativa alla 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.

Lo spirito di tale proposta è propositivo, per fare le cose bene e a vantaggio della qualità ambientale e della salute degli abitanti, con opportunità occupazionali ed economiche, intendendo normare gli strumenti che i Comuni dovrebbero avere a disposizione: censimento degli alberi, regolamento comunale del verde pubblico e privato, piano del verde, rete ecologica locale inserita nella pianificazione urbanistica.

Essendo necessaria una manutenzione degli alberi con tecniche appropriate, occorre bandire le pratiche scorrette quali le potature drastiche (capitozzatura), che sebbene vengano condannate da decenni dagli esperti, restano ancora largamente praticate.

Questa legge potrebbe essere l’occasione per innescare un processo virtuoso, teso al miglioramento degli approcci per la gestione degli alberi, tramite una adeguata formazione degli addetti ai lavori, migliorando la cultura del verde in generale e adeguando la normativa anche in merito alla responsabilità per i danni causati dagli alberi, ed i connessi aspetti assicurativi.

I firmatari

Organizzatori

Giovanni Maffei Cardellini – Ente Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli

Francesca Logli – Ente Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli

Fabrizio Cinelli – DESTeC Ingegneria – Università di Pisa

Marco Dinetti – Responsabile Ecologia urbana Lipu

Relatori

Fabio Salbitano – DAGRI UniFi

Mario Bencivenni – Italia Nostra, Firenze

Gino Cenci – Soprintendenza Pisa e Livorno

Pierlisa Di Felice – Co.n.al.pa onlus

Ugo Corrieri – ISDE

Paolo Nepa – DICI UniPi

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Boschi e viali alberati hanno bisogno di noi http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/boschi-e-viali-alberati-hanno-bisogno-di-noi/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/boschi-e-viali-alberati-hanno-bisogno-di-noi/#respond Mon, 06 Apr 2020 21:11:41 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13722 A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Di questi tempi nel nostro Bel Paese è sempre più comune imbattersi nel taglio di boschi.

Capita sempre più spesso e per i motivi più vari: per esempio, può trattarsi di un taglio per ragioni di pericolo o sanitarie, perché si tratta di un bosco governato a ceduo ed è giunto il momento del taglio periodico… oppure siamo davanti a un taglio illecito.

Che si può fare?

Vediamo di porre a frutto decenni di esperienza concreta in materia di diritto ambientale[1].

In primo luogo, ha ben poco senso pubblicare sui social network decine di foto di alberi tagliati, ritenendo che – chissà per quale congiunzione astrale – Magistratura, Carabinieri Forestale, Polizia locale intervengano immediatamente.

Questo non accade: esposti e denunce non si fanno su Facebook, mettetevi l’anima in pace.

La prima cosa da fare è certamente fare qualche fotografia e individuare esattamente l’area interessata.

E’ fondamentale, inoltre, verificare l’esistenza o meno di vincoli ambientali.

Trattandosi di bosco, sussiste quantomeno il vincolo paesaggistico, per legge (art. 142, comma 1°, lettera g, del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni) ovvero anche grazie a specifico atto di individuazione dell’area interessata (artt. 136–141 bis del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni).

In tal caso, se sussiste solo il vincolo paesaggistico ex lege, il taglio boschivo potrebbe rientrare nell’ordinaria pratica selvicolturale (es. governo a ceduo del bosco) ed essere esente da autorizzazione (art. 149 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni), come specificato dall’art. 2, comma 1°,e l’allegato A, punto A.20 del D.P.R. n. 31/2017, che esclude dalla necessità dell’autorizzazione paesaggistica “nell’ambito degli interventi di cui all’art. 149, comma 1, lettera c) del Codice: pratiche selvicolturali autorizzate in base alla normativa di settore; interventi di contenimento della vegetazione spontanea indispensabili per la manutenzione delle infrastrutture pubbliche esistenti pertinenti al bosco, quali elettrodotti, viabilità pubblica, opere idrauliche; interventi di realizzazione o adeguamento della viabilità forestale al servizio delle attività agro-silvo-pastorali e funzionali alla gestione e tutela del territorio, vietate al transito ordinario, con fondo non asfaltato e a carreggiata unica, previsti da piani o strumenti di gestione forestale approvati dalla Regione previo parere favorevole del Soprintendente per la parte inerente la realizzazione o adeguamento della viabilità forestale”.

Se non si tratta di ordinaria pratica selvicolturale (es. governo a ceduo del bosco, ripulitura del sottobosco e/o da infestanti), l’autorizzazione paesaggistica (art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni) è necessaria e preventiva per gli interventi in aree boscate determinati da finalità non strettamente di gestione naturalistica[2].

L’autorizzazione paesaggistica è sempre necessaria quando l’area boscata sia tutelata con vincolo paesaggistico discendente da specifico atto di individuazione dell’area (art. 149, comma 1°, lettera c, del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni; parere dell’Ufficio legislativo del Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turismo dell’8 settembre 2016).

In caso di assenza di autorizzazione paesaggistica, il taglio di alberi obbliga la Regione e l’eventuale Ente locale delegato in materia di tutela paesaggistica, nonché la competente Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio all’emanazione di ordinanza di ripristino ambientale (art. 167 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni) e costituisce ipotesi di reato ai sensi degli artt. 734 cod. pen. e 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni.

Molto probabilmente il bosco sarà anche tutelato con vincolo idrogeologico (regio decreto legge n. 3267/1923 e successive modifiche e integrazioni): in tal caso, è necessaria anche la specifica autorizzazione.

La zona interessata dal taglio boschivo potrebbe anche rientrare in una delle aree di cui alla Rete Natura 2000, cioè la rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell’Unione Europea, istituita ai sensi della direttiva 92/43/CEE “Habitat” per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e semi-naturali, nonchè delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della direttiva 2009/147/CE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici.

Qualsiasi intervento significativo, compresi quindi i tagli boschivi, devono essere assoggettati a preventiva procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.), ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. n. 357/1997 e successive modifiche e integrazioni.

Nel periodo della riproduzione dell’avifauna selvatica (marzo-luglio), inoltre, non dovrebbero effettuarsi tagli senza aver prima verificato puntualmente l’assenza di nidi. Infatti, l’art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992 e s.m.i., comporta in favore di “tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri” (art. 1 della direttiva) “il divieto:

a) di ucciderli o di catturarli deliberatamente con qualsiasi metodo;

b) di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i nidi;

c) di raccogliere le uova nell’ambiente naturale e di detenerle anche vuote;

d) di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e di dipendenza quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione degli obiettivi della presente direttiva;

e) di detenere le specie di cui sono vietate la caccia e la cattura”.

Il disturbo/danneggiamento/uccisione delle specie avifaunistiche in periodo della nidificazione può integrare eventuali estremi di reato, in particolare ai sensi dell’art. 544 ter cod. pen.

Come possono essere richieste le verifiche del caso?

Per appurare se il taglio boschivo sia autorizzato o meno e, soprattutto, se rispetti criteri, limiti, vincoli delle eventuali autorizzazioni emanate, è necessario inviare (possibilmente via p.e.c.) un’istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche competenti (generalmente Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare; Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo; Regione interessata; Città metropolitana, Unione dei Comun, Comunità montana interessate; Comune territorialmente interessato), coinvolgendo contemporaneamente, per opportuna conoscenza, la Procura della Repubblica presso il Tribunale interessato, il comando territoriale dei Carabinieri Forestale (nelle Regioni e nelle Province autonome il Corpo Forestale ivi presente) e la Polizia locale.

E’ necessario esporre i fatti senza particolari valutazioni personali, men che meno di taglio isterico, con l’indicazione precisa di tempi e luoghi del taglio boschivo e allegando le fotografie effettuate.

E’ opportuno, se possibile, indicare anche i vincoli ambientali presenti nell’area e chiedere copia degli atti di autorizzazione (se esistenti) e le informazioni ambientali disponibili.

In proposito, si riporta una delle formule più efficaci:

…il/la sottoscritto/a

CHIEDE

alle SS.VV., per quanto di competenza,l’invio all’indirizzo di posta elettronica certificata ________ , giusta artt. 4, 6 del decreto-legge n. 179/2012, convertito con modificazioni nella legge n. 221/2012, di copia delle necessarie autorizzazioni amministrative eventualmente emanate in proposito, ai sensi dell’art. 5 del decreto legislativo n. 33/2013, come modificato dall’art. 6 del decreto legislativo n. 97/2016 (accesso civico), nonché delle informazioni a carattere ambientale relative alla accertamenti, valutazioni, considerazioni, atti in relazione a quanto sopra descritto, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 14, comma 3°, della legge n. 349/1986, 3 sexies del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., 2, 22-25 della legge n. 241/1990 e s.m.i., 2-3 del decreto legislativo n. 195/2005.

E che cosa posso fare se tagliano gli alberi di un viale cittadino?

I consigli sono analoghi a quanto già detto per i tagli boschivi[3].

Anche in città e paesi possono sussistere aree tutelate con il vincolo paesaggistico (soprattutto nei centri storici)[4], per una puntuale verifica si può consultare la relativa banca dati (http://www.sitap.beniculturali.it/) e, soprattutto, si può contare sulla presenza del vincolo storico culturale (artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni).

Ville, parchi e giardini d’interesse storico, nonché pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani che abbiano più di 70 anni sono considerati ex lege beni culturali (artt. 10, comma 4°, lettere f, g, e 12 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni) fin quando, eventualmente, intervenga la procedura di verifica d’interesse culturale per dichiararne la non rilevanza.

La banca dati dei vincoli storico-culturali (http://vincoliinrete.beniculturali.it/VincoliInRete/vir/utente/login) permette, poi, di individuare specifici atti di individuazione di immobili tutelati con il relativo vincolo.

Qualsiasi intervento necessita di specifica autorizzazione da parte della Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente per territorio (art. 21 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni): nel caso di tagli non autorizzati in aree vincolate, dev’essere emanata la relativa ordinanza di reintegrazione da parte della competente Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (art. 160 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni), mentre il fatto costituisce reato (art. 170 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni).

Se il caso concreto appare troppo complesso o di difficile individuazione, naturalmente può essere segnalato (con la documentazione del caso) al Gruppo d’Intervento Giuridico onlus all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

Occhi aperti, allora, i nostri boschi e i nostri alberi cittadini hanno bisogno del nostro aiuto!

NOTE:

[1] Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha svolto numerose azioni legali in difesa del patrimonio boschivo. Solo negli ultimi anni nel Lazio (es. Faggeta del Lago di Vico, bosco di Procoio, nella riserva naturale statale del Litorale Romano, riserva naturale regionale Decima-Malafede) , nel Veneto (es. sponde del Brenta), in Toscana (es. Pineta litoranea del Tombolo, sponde del Merse, bosco di Belagaio, nella riserva naturale regionale del Farma, bosco della Cerbaia, sulla Montagnola Senese), in Sardegna (es. Foresta demaniale del Marganai, Altopiano di Campeda, Foresta demaniale di Is Cannoneris, Foresta demaniale di Montarbu)

[2] Giurisprudenza costante, vds. Cass. pen., Sez. III, 13 gennaio 2015, n. 962 ; Cass. pen., Sez. III, 29 settembre 2011, n. 35308; Cass. pen., Sez. III, 13 maggio 2009, n. 20138; Cass. pen., Sez. III, 25 gennaio 2007 n. 2864; Cass. pen., Sez. III, 11 giugno 2004, n. 35689, nonché parere dell’Ufficio legislativo del Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turismo dell’8 settembre 2016.

[3] Anche in casi analoghi il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha svolto numerose azioni legali in difesa del patrimonio arboreo urbano. Solo negli ultimi anni nel Veneto (es. Villa Bassi Ratheb ad Abano Terme), in Lombardia (es. Villaggio Falck a Sesto San Giovanni, Piazza Dante a Bergamo), in Emilia-Romagna (es. Piazze Cittadella e Casali a Piacenza), in Toscana (es. Piazza Mazzini a Poggibonsi, varie Vie e Piazze di Firenze), in Sardegna (es. Viale Trieste a Cagliari).

[4] Di fatto i centri storici sono da considerarsi integralmente “beni culturali” (sentenza T.A.R. Veneto, Sez. III, 8 ottobre 2018, n. 927).

Tratto da: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2020/04/04/boschi-e-viali-alberati-hanno-bisogno-di-noi/?fbclid=IwAR1hpnwElChK1c1KFW-DMH4bVtOaLLELLjsU7qWCZrF9nhK6OQA1aoxa-Q8

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Informazioni dal nostro Gruppo Suolo Europa http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/informazioni-dal-nostro-gruppo-suolo-europa/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/informazioni-dal-nostro-gruppo-suolo-europa/#respond Sat, 04 Apr 2020 20:54:36 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13720 Rigorosamente “a distanza precauzionale”, il Gruppo Suolo Europa (GSE) del nostro Forum Salviamo il Paesaggio ha pubblicato il nuovo numero del Bollettino degli Angeli del Suolo, giunto al suo settantesimo appuntamento.
Ancora una volta il notiziario affronta temi di rilievo:

  • Una riflessione sugli accordi internazionali, specie quelli sul clima, che creano un quadro di riferimento obbligatorio per tutti gli Stati che vi aderiscono ma sono caratterizzati dall’inerzia di governi e politica e innescano la reazione della cittadinanza anche attraverso azioni legali collettive come la Campagna Giudizio Universale;
  • La definizione del Programma di Lavoro GSE 2020, realizzato attraverso un nuovo metodo interattivo di consultazione;
  • Un’analisi del concetto del Green New Deal attraverso l’agenda del GNDE–Società Civile e del GNE–Commissione Europea, con proposte di cambiamento del comportamento;
  • La presentazione del Parlamento Rurale Europeo, nato da un movimento di popolazioni rurali organizzate a livello locale, regionale, nazionale ed europeo per ricordare ai governi che gli agglomerati urbani non sono l’unico posto dove vivere ed essere, ma che le regioni e le popolazioni rurali hanno molto da offrire alla società e alle sfide attuali;
  • Una sintesi del rapporto del Programma delle Nazioni Unite sull’Ambiente (UNEP) sulle emissioni globali;
  • Una ricognizione sulle risultanze dell’associazione della Gran Bretagna che si occupa di orticoltura (AHDB – Agriculture and Horticulture Development Board), con cui ci si puó confrontare con le numerose questioni che gli agricoltori inglesi si pongono a seguito della Brexit;
  • Il racconto di uno dei partner dell’Iniziativa 4per1000, Biovision, una fondazione no-profit svizzera che si occupa di agroecologia soprattutto in Africa con l’obiettivo di alleviare la povertà e aumentare la sicurezza alimentare. Il loro Agroecology Info Pool è attivamente impegnato nella promozione e nel dialogo per rafforzare il quadro politico globale relativo allo sviluppo sostenibile e in particolare ai sistemi alimentari sostenibili.

Il bollettino può essere scaricato da qui.

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Fillea Cgil e Legambiente lanciano un piano per fare ristrutturazioni energetiche a 1,2 milioni di condomini creando 430mila posti di lavoro http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/fillea-cgil-e-legambiente-lanciano-un-piano-per-fare-ristrutturazioni-energetiche-a-12-milioni-di-condomini-creando-430mila-posti-di-lavoro/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/fillea-cgil-e-legambiente-lanciano-un-piano-per-fare-ristrutturazioni-energetiche-a-12-milioni-di-condomini-creando-430mila-posti-di-lavoro/#respond Fri, 03 Apr 2020 21:25:07 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13718 Entro il 2025 riconvertire 30.000 condomini all’anno dal punto di vista energetico. Che significa in numeri: 430mila posti di lavoro diretti, 37 miliardi di investimenti diretti e indiretti, 900 milioni di entrate per le casse previdenziali, un risparmio per le famiglie in bollette di circa 620 euro l’anno ad alloggio, un aumento dei valori immobiliari stimato tra un +5% e un +15%. E per l’ambiente, comporterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 di 840.000 tonnellate annue e un taglio dei consumi di gas di 418,5 milioni di metri cubi l’anno. Il tutto senza appesantire di nemmeno un euro in più il debito pubblico italiano, visto che si tratta soltanto di migliorare, riorganizzare, rifinanziare e potenziare una serie di strumenti fiscali – i bonus ambientali e antisismici – già in vigore.

Questo il piano diffuso da Fillea Cgil e Legambiente “un piano in sei punti, vantaggioso per i cittadini, per l’occupazione, per le casse dello Stato e per l’ambiente“, spiega Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, che prosegue “è un piano che cammina su due gambe forti, una è la sostenibilità, l’altra è la qualità del lavoro e dell’impresa. E proprio per spingere sulla qualità proponiamo che tutti gli incentivi fiscali vengano subordinati alla dimostrazione di utilizzo di lavoro regolare e del corretto Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (e relativi versamenti ad Inps, Inail e Casse Edili), contro ogni forma anche di dumping contrattuale“.

Potremmo uscire da quest’emergenza cambiati – prosegue Genovesi – ma se sarà in meglio o in peggio dipende dalle scelte che faremo nei prossimi mesi, in particolare dalle scelte di politica industriale che farà il Governo, il quale dovrà scegliere quale strada prendere: quella suggerita da chi pensa che la ricostruzione dell’apparato produttivo e il rilancio dell’economia passi per la vecchia ricetta “meno regole, meno tutele, meno attenzione a diritti e ambiente” o quella che propone – come noi e Legambiente – di scommettere su più sostenibilità ambientale, sulle nuove professioni del greenbuilding, sulla qualità del lavoro e dell’impresa, migliorando strumenti che hanno già ben funzionato come l’ecobonus, il sismabonus e il bonus facciate possiamo rimettere in moto il settore dell’edilizia e delle costruzioni.”

Per Edoardo Zanchini, presidente di Legambiente “bisogna rispondere a chi dice che ora si deve ripartire alla vecchia maniera, magari come vuole Giorgia Meloni bloccando il Green New Deal europeo, e a chi vuole ani ora una volta puntare su grandi opere che arriveranno solo tra cinque anni. Se vogliamo un’uscita accelerata dalla crisi dobbiamo far ripartire tutto il Paese con tante ‘opere diffuse’ che fanno bene all’economia, al Paese, e danno un beneficio diretto e strutturale alle famiglie”.

Il piano viene illustrato su “La Stampa Tuttogreen”; lo trovate, assieme alle interviste a Genovesi e Zanchini, qui.

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Per un rilancio dell’Italia dopo l’emergenza http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/per-un-rilancio-dellitalia-dopo-lemergenza/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/per-un-rilancio-dellitalia-dopo-lemergenza/#comments Fri, 03 Apr 2020 21:18:16 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13716 Lettera Aperta di Italia Nostra al Presidente del Consiglio.

L’emergenza sanitaria mette a dura prova il sistema Italia, peraltro combattivo e capace di determinazione e coerenza, dimostrati meglio che di altri Stati nazionali e potenze mondiali; richiamando alle responsabilità politiche e individuali. Si condivide la tensione verso possibili condizioni di politiche alternative a livello europeo, dall’armonizzazione fiscale a nuovi piani d’investimento pubblico. Si considera la salubrità ambientale come parametro non derogabile.

Affrontare l’oggi mettendo in sicurezza la coesione del tessuto sociale ci proietta verso un domani che va fortificato e riprogettato sulla base degli inalienabili principi democratici – in un probabile scenario di sempre maggiori povertà – facendo tesoro delle peculiarità del nostro territorio; ma anche degli errori commessi. Non solo relativamente al sostenere situazioni di emergenza, quanto al pianificare e gestire le risorse al fine del bene comune. E se, con sguardo attento alla green economy, non possiamo che manifestare il nostro plauso ad una riconversione consapevole dell’accesso alle fonti energetiche nella logica prioritaria di riduzione degli sprechi, altresì manifestiamo le nostre preoccupazioni quando si intenda intervenire con impianti produttivi – se pur da fonti rinnovabili – in paesaggi preziosi e fragili o nel nostro mare chiuso. Beni questi non rinnovabili! E ne è testimonianza la Grecia con le sue isole manomesse di cui ne è stato fatto scempio nel dover corrispondere agli esattori di un pesantissimo debito pubblico.

Si conviene con il Capo del Governo che, indicando le sfide del futuro, ha detto i prossimi provvedimenti dovranno semplificare il sistema, la PA, la burocrazia, per dare impulso a investimenti pubblici e privati. Ma altresì siamo preoccupati sul come e con quali garanzie di certezza del diritto superare le rigidità strutturali che hanno impedito di dispiegare tutto il potenziale del Paese, ad esempio nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche.

La logica del bypassare regole per favorire l’impresa ha già avuto riscontri pesanti, in conflitto con i principi di tutela, di qualità dell’abitare e di sicurezza dell’ambiente. E anche l’impulso post bellico, che ha portato ad un iniziale boom economico, declinato nel tempo ha comportato cementificazione, sprawl urbano, non luoghi, abbandoni del costruito storico per periferie alienanti, deficit dei servizi, carenza di manutenzione delle infrastrutture, rendita urbana in mano ai privati, impoverimento.

Gli elementi distorsivi che hanno connotato le nostre città e il nostro vivere civile possono essere stigmatizzati in: una crescita incontrollata, la carenza di pianificazione, la perdita di paesaggio e di risorse, l’invasività delle urbanizzazioni e territori agricoli infiltrati con modelli edilizi impropri, le villettopoli e l’isolamento sociale, le teorie di capannoni vuoti; il business dei fondi comunitari non gestiti, il degrado della città storica, decontestualizzata, sfregiata da interventi impropri, la perdita del patrimonio di cultura e storia, privatizzazione, alienazione, alterazione del patrimonio storico, la perdita dell’archeologia industriale come sottrazione di identità, il riempimento dei vuoti urbani in carenza di un progetto complessivo, la delocalizzazione delle attività produttive per la più redditizia riconversione edilizia, ed ora gli alloggi vuoti e la carenza di edilizia pubblica, nuove periferie anonime, mal costruite e senza servizi, vecchie periferie con perdita di identità e di poli di socializzazione, il sacrificio del verde con l’impermeabilizzazione del territorio e i conseguenti dissesti, mobilità pubblica carente e congestione da traffico, inquinamento atmosferico, rendita speculativa come matrice della città, servizi ritagliati negli spazi di risulta, marginalizzazione delle persone e dei luoghi, riciclaggio del denaro sporco e imprenditorialità di mafia in ambito edilizio, la debolezza delle Amministrazioni, tra debito pubblico, collusioni, carenza di strumenti e conoscenza, la deregolazione: piani casa, condoni, assenza di controllo, gli inquinamenti e le mancate bonifiche, i grandi centri di vendita e la morte del piccolo commercio, i costi sociali del nuovo urbanizzato a carico della collettività e …altro ancora.

Mettiamocelo alle spalle. Chiediamo oggi per domani l’impegno per una strategia in mano pubblica con apporto dei privati volta a coniugare economia e tutela ambientale. Bisogna risanare la “cosa pubblica”, appoggiando le azioni dei magistrati che cercano di interrompere le reti collusive e mafiose. Occorre formare competenze e implementare il ruolo delle Soprintendenze. Occorre partecipare e allargare la cultura del bene comune. Occorre investire sull’ambiente urbano, sia nella componente fisica che in quella sociale, peraltro fortemente interrelate; investire sul recupero, sul riuso con attenzione ai valori identitari della città, sulla riconversione delle aree dismesse per saturare la domanda pregressa di servizi, senza consumare le ultime risorse di territori ancora disponibili. Disegnare la linea rossa per il non più costruibile.

C’è tanto da fare, tante opportunità di lavoro qualificato, tanto bisogno di competenze amministrative non delegate, ma esercitate, tanto bisogno di trasparenza e di certezza del diritto.

In qualità di Associazione Nazionale per la tutela del Patrimonio Storico, Artistico e Naturale della Nazione – posta la priorità di arrestare il consumo di suolo[i] e di rilanciare l’economia – chiediamo quindi un progetto lungimirante di:

tutela delle identità storiche dei nostri territori attivando e formando adeguate professionalità;

pianificazione di recupero dei centri storici e dei borghi in abbandono, favorendo iniziative locali e artigianato;

supporto e adeguamento delle Soprintendenze a garanzia di apporti adeguati e controlli;

incentivi per nuove tecnologie volte al recupero, riuso e adeguamento dell’esistente per edilizia sociale, attività produttive e di commercio;

messa in sicurezza del territorio con tecniche di ingegneria naturalistica;

valorizzazione dei paesaggi nel rispetto delle diversità fisiche e culturali, in osservanza ai piani paesaggistici;

salvaguardia dei terreni liberi a favore del comparto agricolo: agricoltura biologica e tutela delle biodiversità;

incentivi al contrasto dell’abbandono dei territori montani come alternativa alla disoccupazione giovanile e come presidi del territorio;

controllo pubblico delle amministrazioni e della comunità nella pianificazione degli interventi di rigenerazione urbana;

alternative di sburocratizzazione: controllo della “comunità” e quindi trasparenza dei processi ante, in itinere e post, nel corretto rapporto pubblico/privato.

Questa per noi è la new economy che può garantire l’indicatore BES- Benessere equo e sostenibile e favorire il PIL, che può garantire il futuro delle nuove generazioni.

Tutto ciò nella consapevolezza dell’unicità del nostro patrimonio storico, ambientale, monumentale, vero tesoro di identità e ricchezza della nostra Nazione.

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La Costituzione e la cittadinanza ai tempi del virus http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/la-costituzione-e-la-cittadinanza-ai-tempi-del-virus/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/04/la-costituzione-e-la-cittadinanza-ai-tempi-del-virus/#respond Fri, 03 Apr 2020 21:06:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13714 La segregazione per combattere il COVID-19 non deve far dimenticare l’impegno civico.

Un appello messo a punto da cittadine e cittadini di varie città (da Palermo a Pordenone), impegnati nella difesa e realizzazione dei Principi Costituzionali, che hanno continuato a vedersi e dialogare in teleconferenza, rimanendo rigidamente confinati nelle loro abitazioni.

L’emergenza COVID-19 può imporre limitazioni ai nostri spostamenti, ma anche se restiamo nelle nostre case non dimentichiamo la nostra responsabilità di cittadini, né la riconoscenza che dobbiamo a quanti continuano a lavorare per far fronte a questa tragica pandemia.

Nel sito http://www.salviamolacostituzione.ra.it si trovano i nomi delle prime duecento adesioni. Ecco l’indirizzo a cui inviare ulteriori adesioni, specificando nome, cognome e città: costituzioneappelloemergenza@gmail.com

Il testo dell’appello “La Costituzione e la cittadinanza ai tempi del virus”:

Siamo donne e uomini di diverse appartenenze politiche, che hanno deciso di impegnarsi per difendere la Costituzione su cui è fondata la nostra Repubblica e per chiederne la completa attuazione.

Dal 2006, dopo la vittoria nel referendum costituzionale abbiamo continuato a vigilare, confrontarci e informare, nelle nostre diverse città, come semplici cittadini o in “comitati” spontanei, senza perderci di vista. Alcuni di noi costituirono la “Rete per la Costituzione”, tutti aderiamo ora al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, nato nel 2015.

Anche in questi giorni di grande preoccupazione (per alcuni di dolore) e di forzata segregazione, la nostra “rete” ha continuato a funzionare, consentendoci di dibattere fra noi, in video-conferenza dalle nostre case, e definire un appello, rivolto alle Istituzioni che ci governano, ma anche alle cittadine e ai cittadini italiani.

Chiediamo a tutti, e in particolare ai giovani, che si stanno dimostrando particolarmente sensibili, attenzione e impegno, ognuna/o nel proprio territorio, nelle forme possibili, oggi e in futuro.

Quando sarà finita non tutto potrà essere come prima.

Viviamo una gravissima epidemia, che avrà come inevitabile conseguenza una pesante crisi sociale ed economica. Le difficoltà che, nonostante l’abnegazione di gran parte del personale socio-sanitario, incontriamo nel farvi fronte, sono certamente imputabili all’abbandono della scelta di un efficiente servizio sanitario pubblico e gratuito, capace di tutelare la salute di tutti in coerenza col dettato costituzionale. In una prospettiva esasperatamente neo-liberista si sono invece privilegiate e sostenute, come per altri servizi pubblici fondamentali, strutture private, organizzate in funzione del profitto.

L’emergenza coronavirus ha anche dimostrato la pericolosità del progetto della “autonomia differenziata”: proprio le tre regioni del nord che ne sono state promotrici denunciano oggi difficoltà ad affrontare l’emergenza in atto e necessitano di maggiori interventi da parte dello Stato centrale. Un ulteriore allargamento delle diversità regionali in materia sanitaria appare in contraddizione con l’obiettivo di garantire uguale diritto alla salute per tutti come sancito dall’art. 32 della Costituzione.

In questa fase di emergenza, che può richiedere limitazioni della libertà individuale e di altri diritti fondamentali, è particolarmente importante il ruolo del Parlamento, sede della rappresentanza popolare nazionale. Si assiste, invece, all’allontanamento dalle procedure costituzionali, all’ulteriore compressione del ruolo delle Camere, quasi assenti, e all’accentuarsi della concentrazione dei poteri nelle mani del Governo. Non possiamo dimenticare che questi scostamenti dalla “normalità” costituzionale intervengono in una fase storica già caratterizzata da ripetuti tentativi diretti a stravolgere l’impianto istituzionale del nostro Paese in una prospettiva centralistica e autoritaria.

È dunque necessario vigilare affinché la pandemia non divenga il pretesto per un ulteriore allontanamento dal modello costituzionale e le limitazioni durino il tempo strettamente indispensabile.

Chiediamo pertanto al Parlamento e al Governo:

– il potenziamento dei servizi sanitari e assistenziali pubblici, colmando i ritardi accumulati negli ultimi anni in termini di posti-letto e figure professionali sanitarie rispetto agli altri Paesi europei; una diversa politica per la formazione medica universitaria e per il sostegno della ricerca scientifica, attualmente ampiamente insufficiente; interventi legislativi per garantire l’autosufficienza a livello nazionale dell’approvvigionamento dei presidi sanitari essenziali e per impedire speculazioni da parte del settore privato, con un affievolimento dei diritti connessi alla brevettazione delle sostanze salva-vita;

– il reperimento delle risorse necessarie per il rilancio del SSN e il ripristino della situazione economica della comunità nazionale nel rispetto del principio della capacità contributiva e del criterio della progressività nel pagamento delle imposte, accompagnato da una contestuale drastica riduzione di spese non indispensabili, come quelle destinate a grandi opere non essenziali e all’acquisto di armamenti, palesemente in contrasto con il ripudio della guerra espresso all’art. 11 della Costituzione;

– la definitiva rinuncia alle procedure attivate per l’attuazione del cd “regionalismo differenziato, riconducendo l’interpretazione dell’art. 116, 3° comma alla sua dimensione di eccezionalità motivata;

– la riaffermazione della centralità del Parlamento, che deve continuare a funzionare, come viene richiesto a tutti i servizi pubblici essenziali, come organo rappresentativo della sovranità popolare; l’approvazione, indispensabile e urgente, di una nuova legge elettorale proporzionale che consenta una scelta elettorale libera e responsabile da parte dei cittadini.

Invitiamo le cittadine e i cittadini a resistere alla paura e continuare a svolgere il proprio ruolo di vigilanza e controllo democratico, al fine di affrontare la crisi nel rispetto delle procedure e dei principi della Costituzione. Pur in una fase di temporanea di sospensione del voto referendario, è necessario continuare la mobilitazione contro la riduzione del numero dei parlamentari, che escludendo dalla rappresentanza ampie aree geografiche e della opinione pubblica, finirebbe col limitare la sovranità popolare su cui è fondata la nostra Repubblica.

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Acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un immobile abusivo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/acquisizione-gratuita-al-patrimonio-comunale-di-un-immobile-abusivo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/acquisizione-gratuita-al-patrimonio-comunale-di-un-immobile-abusivo/#respond Tue, 31 Mar 2020 09:02:34 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13711 A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Importante pronuncia del Consiglio di Stato in tema di abusivismo edilizio.

Domus de Maria, Chia, cartello di sequestro preventivo

La sentenza Cons. Stato, Sez. II, 7 febbraio 2020, n. 996 ha chiarito che l’ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un’opera abusiva, in conseguenza dell’inottemperanza al precedente ordine di demolizione è un atto dovuto, privo di alcuna discrezionalità.

In proposito, sono chiare le disposizioni di cui all’art. 31 L, commi 3° e 4°, del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.:

“3. Se il responsabile dell’abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall’ingiunzione, il bene e l’area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune. L’area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita.

4. L’accertamento dell’inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica all’interessato, costituisce titolo per l’immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente.”

Ricorda il Consiglio di Stato che “l’ordinanza di acquisizione gratuita al patrimonio comunale di un’opera abusiva … si configura quale atto dovuto, privo di discrezionalità, subordinato al solo accertamento dell’inottemperanza di ingiunzione di demolizione ed al decorso del termine di legge (che ne costituiscono i presupposti), così che la censura di carenza di motivazione in ordine alla valutazione dell’interesse pubblico è destituita di qualsiasi fondamento giuridico, non essendovi alcuna valutazione discrezionale da compiere (e di conseguenza da giustificare) (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 1° ottobre 2001, n. 5179, e 27 aprile 2012, n. 2450)”.

Chi non ottempera all’ordine di demolizione, quindi, può perdere il bene immobile abusivo e l’area dove sorge, oltre alle ulteriori sanzioni amministrative e alle sanzioni penali.

Maggiori informazioni qui.

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Una miscela di ambizione e compromesso: la proposta della Commissione per una legge sul clima dell’UE http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/una-miscela-di-ambizione-e-compromesso-la-proposta-della-commissione-per-una-legge-sul-clima-dellue/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/una-miscela-di-ambizione-e-compromesso-la-proposta-della-commissione-per-una-legge-sul-clima-dellue/#respond Mon, 30 Mar 2020 21:12:16 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13709 di Filippo Mattioli (Steptoe e Johnson LLP).

Il 4 marzo 2020 la Commissione europea ha pubblicato la sua proposta di una legge europea sul clima (“proposta“) come una delle prime azioni nel quadro del Green Deal europeo.

L’idea ha attirato l’attenzione del pubblico con l’impegno del neo nominato presidente Ursula von der Leyen che l’Unione europea diventerà neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, il che significa raggiungere emissioni nette zero di gas a effetto serra (per tutti i paesi dell’UE).

Il risultato è un regolamento quadro – basato sull’articolo 192, paragrafo 1, del TFUE – che sancisce in legge l’obiettivo di neutralità climatica, fornisce un quadro per far avanzare i progressi nell’adattamento ai cambiamenti climatici e stabilisce un calendario per raggiungere tali obiettivi. Pertanto, stabilisce le misure per l’azione delle istituzioni e degli Stati membri dell’UE e un sistema per rivedere eventuali progressi e adeguare la “traiettoria”.

La proposta ha un duplice obiettivo:
a) ridurre le emissioni di gas a effetto serra (GHG) a zero entro il 2050 (articolo 2);
b) garantire progressi nella realizzazione dell’adattamento ai cambiamenti climatici (articolo 4).

L’obiettivo della temperatura

Nel perseguire l’obiettivo di temperatura fissato a norma dell’articolo 2 dell’accordo di Parigi, la proposta si impegna a bilanciare, su base dell’Unione, le emissioni e le emissioni di gas a effetto serra elencate nella parte 2 dell’allegato V del regolamento (UE) 2018/1999, il “Regolamento sulla governance” – e. anidride carbonica (CO 2), metano (CH 4), protossido di azoto (N 2 O), esafluoruro di zolfo (SF 6), trifluoruro di azoto (NF 3), idrofluorocarburi (HFC) e perfluorocarburi (PFC).

La Commissione può adottare atti delegati volti a stabilire una traiettoria UE 2030-2050 per raggiungere la neutralità climatica (articolo 9) e viene fissato un calendario per raggiungere questo obiettivo.

Entro settembre 2020, la Commissione è tenuta a rivedere gli attuali obiettivi dell’Unione per il 2030 in materia di energia e clima (fissati al 40% di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990) e di ” esplorare le opzioni ” per un nuovo obiettivo dal 50 al 55% di emissioni di gas a effetto serra riduzione.

Successivamente, entro il 30 giugno 2021, la Commissione valuterà una modifica della pertinente legislazione dell’UE alla luce del nuovo obiettivo dal 50 al 55% per il 2030. Sebbene questo sia definito come un obbligo indipendente per la Commissione, sembra piuttosto funzionale alla potenziale modifica dell’obiettivo del 2030.

La Commissione valuterà quindi i progressi collettivi di tutti gli Stati membri verso il raggiungimento della neutralità climatica; e provvederà a rivedere la coerenza delle misure dell’UE a tale riguardo e valutare la coerenza delle misure nazionali identificate nei piani nazionali per l’energia e il clima (NECPs).

L’obiettivo di adattamento ai cambiamenti climatici

Nel perseguire l’obiettivo globale di adattamento climatico fissato a norma dell’articolo 7 dell’accordo di Parigi, la proposta impone agli Stati membri di sviluppare e attuare strategie di adattamento e di gestione dei rischi.

La Commissione valuterà quindi i progressi collettivi di tutti gli Stati membri in materia di adattamento; provvederà a riesaminare l’adeguatezza delle misure dell’UE per garantire progressi a tale riguardo e valutare l’adeguatezza delle pertinenti misure nazionali allo stesso scopo.

Successivamente, la Commissione esaminerà i progressi ogni 5 anni e potrà formulare raccomandazioni agli Stati membri le cui misure sono risultate incompatibili con l’obiettivo di neutralità climatica o inadeguate a promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici (articolo 6). Gli Stati membri dovrebbero riferire in che modo vengono indirizzate tali raccomandazioni (o perché non lo sono).

Commento

Mi vengono in mente alcune osservazioni. In primo luogo, “esplorare le opzioni” per rivedere l’attuale obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 50-55% non sembra un obbligo convincente. Solo se una modifica dell’obiettivo è considerata “necessaria” (leggi: fattibile?), La Commissione è tenuta a proporre di modificare l’obiettivo del 2030.

Sebbene la proposta non imponga ulteriori flussi di comunicazione agli Stati membri, impone obblighi di revisione e valutazione alla Commissione, rafforzati solo dal potere di formulare raccomandazioni non vincolanti. È questo il modo migliore e più efficiente di istituire un quadro abilitante per l’azione per il clima, come richiesto dal Consiglio europeo? Alla fine, un simile regolamento – almeno nella sua forma attuale – è effettivamente necessario per migliorare il quadro climatico esistente?

Inoltre, la proposta non impone obblighi ai singoli, ma solo alle istituzioni dell’UE, agli Stati membri e all’Agenzia europea dell’ambiente (articolo 7, paragrafo 2). Ciò significa che, in pratica, il panorama normativo esistente non cambia per individui o aziende. Da vedere come la proposta, se adottata, interagirà con l’imminente legislazione sulla tassonomia dell’UE in materia di finanziamento sostenibile.

Ci si potrebbe anche chiedere se la proposta consenta effettivamente un migliore controllo delle istituzioni dell’UE in merito alle misure degli Stati membri o se incentiva gli Stati membri a migliorare il rispetto tempestivo delle fasi (e della traiettoria) previste dalla proposta.

Inoltre, la proposta tace sulle controversie in materia di cambiamenti climatici, compreso l’accesso alla giustizia da parte di individui e organizzazioni non governative. Ciò sembra lasciare il tipo di causa Urgenda fuori dalle aule di tribunale del Lussemburgo (salvo potenziali riferimenti per una pronuncia pregiudiziale).

Oltre all’ambizioso nuovo obiettivo 2050 di neutralità climatica, la proposta non presenta elementi nuovi o rivoluzionari che garantiscano il raggiungimento di questo obiettivo. È possibile che, dopo tutto, la proposta e la novità non siano state ricercate in materia di legislazione sul clima? O è forse questo semplicemente il prodotto di calcoli accurati che mirano a un risultato regolare nei prossimi passi del processo legislativo?

La natura della proposta suggerisce che è stata proposta principalmente per sostenere una leadership dell’UE in materia di clima prima della conferenza delle Nazioni Unite del 2020 sul cambiamento climatico a Glasgow. Oltre all’attenzione per la pianificazione e l’attuazione delle misure, la proposta può raggiungere i suoi due obiettivi?

La legge sul clima è solo una parte del Green Deal europeo, redatto a tempo di record dalla Commissione. Anche se potrebbe non essere ambizioso o originale come alcuni si aspettano, è probabile che il Parlamento europeo e il Consiglio coglieranno l’occasione per soppesare.

Le opinioni espresse in questo articolo riflettono la posizione dell’autore e non necessariamente quella del blog Brexit Institute.

Filippo Mattioli è un avvocato che pratica il diritto ambientale e normativo dell’UE presso Steptoe e Johnson LLP e membro della Commissione mondiale IUCN per il diritto ambientale. Scrive questo post a titolo personale.

Libera traduzione dal testo originale: http://dcubrexitinstitute.eu/2020/03/a-blend-of-ambition-and-compromise-the-commissions-proposal-for-an-eu-climate-law/

Credito fotografico: Consiglio dell’UE, Greta Thunberg, attivista climatica, al Consiglio Ambiente del marzo 2020.

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Dopo il Coronavirus quale visione per l’edilizia e le opere pubbliche? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/dopo-il-coronavirus-quale-visione-per-ledilizia-e-le-opere-pubbliche/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/dopo-il-coronavirus-quale-visione-per-ledilizia-e-le-opere-pubbliche/#respond Mon, 30 Mar 2020 20:37:29 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13705 Una lettera del Forum Salviamo il Paesaggio al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pone l’accento sulla necessità di delineare ora e subito le sfide del dopo-emergenza e suggerisce una visione per collegare economia, occupazione, benessere sociale e tutela ambientale.

Illustre Presidente,

il Forum Salviamo il Paesaggio è una Rete civica nazionale formata da oltre mille tra associazioni e comitati e da decine di migliaia di singoli aderenti.

Facendo seguito ai Suoi interventi alle due Camere del Parlamento (25 – 26 marzo scorso) il Forum desidera esprimerLe, innanzitutto, apprezzamento per l’impegno complessivo sin qui messo in atto dal Governo; così come sottoporre – certi della Sua attenzione – alcuni elementi di riflessione su punti cruciali in vista delle future manovre per il “dopo emergenza.

Abbiamo apprezzato e condividiamo le scelte adottate per salvaguardare la salute della nostra popolazione attraverso azioni prioritarie, necessarie e urgenti.

Abbiamo apprezzato la volontà del Governo di mettere a disposizione degli italiani strumenti concreti per evitare che il momento emergenziale incida gravemente sulle condizioni economiche di persone, famiglie, aziende, lavoratori e dell’intera collettività.

Nei Suoi interventi, indicando le sfide del futuro, Ella ha detto che «i prossimi provvedimenti dovranno semplificare il nostro sistema, la nostra Pubblica Amministrazione, la nostra burocrazia, per dare impulso a investimenti pubblici e privati. Sarà cruciale superare le rigidità strutturali che hanno impedito di dispiegare tutto il potenziale del Paese, ad esempio nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche. È fondamentale garantire che il sistema Paese sia sempre più preparato a sostenere situazioni di emergenza».

Il Forum non può che condividere. Così come ritiene sia condivisibile la presa d’atto della necessità che le relative linee di azione debbano essere declinate ora e subito, onde evitare che il “dopo emergenza” si trasformi in un non pianificato progetto strategico in cui capitali e interessi soggettivi più o meno legittimi rischino di prevalere su ciò di cui oggi dobbiamo tenere in primaria considerazione: il Bene Comune.

Crediamo che la grande sfida della pandemia imponga il coraggio di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo per attivare, sin d’ora, strumenti di rilancio economico basato sulle opere pubbliche realmente necessarie al nostro Paese (messa in sicurezza dell’esistente e rivitalizzazione delle aree abbandonate), un new deal che rispecchi i veri bisogni della collettività. Dopo questa crisi epocale, non potremo più continuare a seguire dinamiche economiche voraci, spietate, distruttive, ma piuttosto abbracciare una visione etica, l’unica che – suggeriscono grandi economisti come il Premio Nobel Amartya Sen – potrebbe davvero garantirci un futuro dignitoso e pacifico. E riteniamo che ogni forma di sburocratizzazione degli iter di spesa debba sempre tener conto della sicurezza dei lavoratori, della loro dignità, dell’applicazione dei CCNL e di una lotta serrata al caporalato e al lavoro nero.

Per questo riteniamo che la Sua dichiarazione «sarà cruciale superare le rigidità strutturali che hanno impedito di dispiegare tutto il potenziale del Paese, ad esempio nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche» debba tradursi nell’indirizzo di arrestare il consumo di suolo e orientare tutto il comparto edile verso il riuso dei suoli urbanizzati, l’unica chance possibile per collegare economia, occupazione, benessere sociale e tutela ambientale.

Per valutare l’urgenza improcrastinabile di tale indirizzo basti considerare che:

  • sul versante italiano in Senato le Commissioni congiunte Agricoltura e Ambiente hanno da tempo sospeso la trattazione di una necessaria definizione normativa formulata dal Forum mediante una Proposta di Legge, di cui vorrà trovare i punti salienti sintetizzati in calce alla presente lettera;
  • sul versante europeo la proposta di Direttiva per la protezione dei suoli è stata ufficialmente ritirata dalla Commissione nel maggio 2014 dopo ben otto anni di infruttuose negoziazioni.

Queste considerazioni chiariscono l’urgenza di voler portare alla Sua attenzione la necessità che le future deliberazioni nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche siano improntate ad alcuni prioritari obiettivi:

  • la messa in sicurezza e riqualificazione energetica degli edifici degli anni cinquanta e sessanta (e oltre);
  • la progettazione e l’avvio di un piano per il recupero delle migliaia di borghi e centri storici in via di abbandono (o già deserti);
  • la riconversione di aree industriali in nuovi quartieri urbanisticamente autonomi destinati prioritariamente alle classi sociali più deboli, attraverso l’adozione di un grande “piano casa” a consumo di suolo zero;
  • la sostituzione delle tante reti idriche “colabrodo” in un ambito strettamente pubblico della gestione dell’acqua;
  • la messa in sicurezza di ampie aree soggette a rischio idrogeologico, comprese demolizioni ove necessarie;
  • la bonifica delle migliaia di aree inquinate, trasformandole in boschi urbani;
  • la messa in sicurezza di strade, ponti e gallerie della rete principale e non;
  • l’attuazione di un grande piano di cablaggio dei territori pedemontani e montani;
  • il sostegno all’agricoltura ecocompatibile.

Se così fosse, allora tutte le “anime” che compongono il Forum nazionale saranno al Suo fianco, incoraggiando e sostenendo le Sue scelte con ogni mezzo a loro disposizione.

Siamo consapevoli che, passata l’emergenza, vivremo mesi e anni impegnativi: un tempo che dovremo, tutti assieme, definire attraverso una visione di lungo termine, capace di individuare le migliori strategie per coniugare progresso e benessere ambientale, sociale e economico; strategie nuove e sostenibili che guardino alla realtà odierna «con gli occhiali di oggi e non di 10 anni fa», come da Lei molto opportunamente ricordato in sede di Consiglio Europeo lo scorso 27 marzo riferendosi criticamente allo strumento del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità.

Il nostro Paese è di nuovo chiamato a fare da “apripista”, mostrando con coraggio la capacità di visione per far sì che questa dolorosa esperienza, oltre i lutti e i danni economici, rechi frutti di nuovo benessere e coesione sociale a tutti i nostri connazionali, di oggi e di domani.

Le auguriamo buon lavoro, illustre Presidente, perché i difficili impegni di Governo possano essere portati avanti con forza e massima chiarezza.
Le saremo, infine, grati se vorrà disporre che il nostro Forum riceva ogni possibile conferma circa gli indirizzi che il Governo intenderà indicare alle forze economiche e sociali del nostro Paese.

Con considerazione e viva cordialità.

30.3.2020

A nome dell’intero Forum nazionale Salviamo il Paesaggio:
Cristiana Mancinelli Scotti e Alessandro Mortarino

NOTE:

Il suolo è da intendersi come lo strato superficiale della Terra, la pelle viva del pianeta Terra.
Una pellicola fragile. Nel suolo vivono miliardi di creature viventi, un quarto della biodiversità di tutto il pianeta. Il suolo è una risorsa finita non rinnovabile e per questo preziosa almeno al pari dell’acqua, dell’aria e del sole.

Per riportare un terreno compromesso (asportando il cemento o asfalto che lo ricopre per l’intervento dell’uomo) alla sua “naturalità” occorrono non anni, ma secoli: per formare 1 cm di suolo occorrono infatti dai 300 ai 400 anni e per raggiungere uno spessore utile ai fini agricoli occorrono 3 mila anni.

Secondo l’ISPRA-Istituto Superiore di Protezione Ambientale il consumo di suolo in Italia non conosce soste, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni. Dopo aver toccato anche gli 8 metri quadrati al secondo negli anni 2000 (tra i 6 ed i 7 metri quadrati al secondo è la media degli ultimi 50 anni), il rallentamento iniziato nel periodo 2008-2013 a causa della crisi economica si è consolidato negli ultimi due anni con una velocità ridotta di consumo di suolo, che continua però, sistematicamente e ininterrottamente, a ricoprire aree naturali e agricole con asfalto e cemento, fabbricati residenziali e produttivi, centri commerciali, servizi e strade.

Il suolo consumato è passato dal 2,7% degli anni ’50 al 7,6% stimato per il 2017. In termini assoluti, il consumo di suolo si stima abbia intaccato ormai oltre 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio: una superficie pari all’Emilia Romagna.

ISPRA evidenzia, inoltre, i costi generati dal consumo di suolo in termini di perdita di servizi ecosistemici (l’approvvigionamento di acqua, cibo e materiali, la regolazione dei cicli naturali, la capacità di resistenza a eventi estremi e variazioni climatiche, il sequestro del carbonio – valutato in rapporto non solo ai costi sociali ma anche al valore di mercato dei permessi di emissione – e i servizi culturali e ricreativi), solitamente non contabilizzati.
In sintesi il dato nazionale evidenzia che la perdita economica di servizi ecosistemici è compresa tra i 538,3 e gli 824,5 milioni di euro all’anno, che si traducono in una perdita per ettaro compresa tra i 36.000 e i 55.000 euro.

Secondo l’ISTAT nel nostro Paese sono presenti oltre 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi definitivamente chiusi, 55 mila immobili confiscati alle mafie.
“Vuoti a perdere” che snaturano il paesaggio e le comunità a contorno e ci spronano a intraprendere una politica anche di carattere fiscale in grado di incentivare la vendita/l’affitto degli alloggi inutilizzati su tutto il territorio nazionale.

Tutto ciò a fronte di un andamento demografico (dovuto essenzialmente dall’ingresso di nuova popolazione dall’estero) che indica una crescita debole, tanto è vero che nel triennio 2012-2016 le morti hanno superato le nascite; nel 2017 la popolazione italiana era pari a 60.579.000 persone, circa 86 mila in meno rispetto al 2016, e sostanzialmente stabile dal 2014.

Gran parte degli edifici di nuova costruzione oggi in vendita nel nostro Paese sono stati costruiti diversi anni fa e registrano nel 2015 un invenduto pari a 90.500 unità (abitazioni ancora in costruzione e non ancora sul mercato escluse), nel contempo sono presenti immobili vetusti e quasi inutilizzabili che avrebbero invece bisogno di essere ristrutturati e riqualificati con evidenti benefici sia economici e sia di decoro e senza gravare sul suolo libero.

La crisi economico-finanziaria di questi anni ha sedimentato in seno agli istituti bancari una grande quantità di immobili, pignorati in parte a cittadini “impoveriti” e, in prevalenza, alle imprese del settore impegnate in operazioni edilizie fallite per esubero di offerta. Non a caso i principali istituti di credito hanno aperto un filone “real estate” per smaltire un patrimonio in progressiva svalutazione che grava sui loro bilanci. Le principali sofferenze derivano dal comparto costruzioni e immobiliare, con il 41,7% dei prestiti deteriorati: una quota molto importante, che denuncia un’economia sbilanciata, troppo esposta su questo settore.

Il Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e forestali ci ricorda, inoltre, che il nostro Paese è in grado, oggi, di produrre appena l’80-85% del proprio fabbisogno primario alimentare, contro il 92% del 1991. Significa che se, improvvisamente, non avessimo più la possibilità di importare cibo dall’estero, ben 20 italiani su 100 rimarrebbero a digiuno e che quindi, a causa della perdita di suoli fertili, il nostro Paese oggi non è in grado di garantire ai propri cittadini la sovranità alimentare. Tanto che la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) si è ridotta a circa 12,7 milioni di ettari con 1,7 milioni di aziende agricole, superficie che nel 1991 era quasi 18 milioni di ettari.
In Europa, nel periodo 1990-2006 il consumo di suolo è aumentato del 9%, un’area paragonabile alla superficie dell’Ungheria o ai due terzi dell’intera superficie italiana, con una perdita di produzione agricola equivalente a 6,1 milioni/anno di tonnellate/grano.

A livello globale il nostro Pianeta ha già perso un terzo del suo terreno coltivabile – a causa dell’erosione o dell’inquinamento – negli ultimi 40 anni, con conseguenze definite disastrose in presenza di una domanda globale di cibo che sale alle stelle: quasi il 33% del terreno mondiale adatto o ad alta produzione di cibo è stato perduto a un tasso che supera il ritmo dei processi naturali in grado di sostituire il suolo consumato.
E nel 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone: risulta, pertanto, necessario incrementare la produzione agricola in Italia e nel mondo di almeno il 30%.

7.145 sono i comuni italiani (l’88,3 % del totale) interessati da qualche elemento di pericolosità territoriale; tra questi il 20,3 % (1.640 comuni) presentano aree ad elevato (P3) o molto elevato (P4) rischio frana, il 19,9 % (1.607 comuni) presentano aree soggette a pericolosità idraulica (P2) mentre il 43,2 % (3.893 comuni) presentano un mix dei rischi potenziali (P2, P3, P4).

Per queste considerazioni, il contrasto al consumo di suolo (parte integrante di un’azione di contrasto al cambiamento climatico) dev’essere considerato una priorità e diventare una delle massime urgenze dell’agenda parlamentare per i numerosi benefici indotti che ne derivano, di carattere sociale, ecologico ed economico.

Qui il testo della Proposta di Legge elaborata dal nostro Forum nazionale e in discussione al Senato.

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Papa Francesco: Pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/papa-francesco-pensavamo-di-rimanere-sempre-sani-in-un-mondo-malato/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/03/papa-francesco-pensavamo-di-rimanere-sempre-sani-in-un-mondo-malato/#comments Mon, 30 Mar 2020 17:04:12 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13698 La preghiera speciale per l’emergenza sanitaria.

In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato“.

Lo ha detto Papa Francesco nella preghiera speciale per l’emergenza sanitaria. Nella preghiera speciale a San Pietro il Papa “implora” Dio. “Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: ‘Svegliati Signore!'”, “non lasciarci in balia della tempesta“.

Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta“.

Le parole del Papa in video.

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