www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Fri, 16 Nov 2018 22:23:51 +0100 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 Ci mancava solo la funicolare da piazza Pitti al Forte di Belvedere, attraverso Boboli… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/ci-mancava-solo-la-funicolare-da-piazza-pitti-al-forte-di-belvedere-attraverso-boboli/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/ci-mancava-solo-la-funicolare-da-piazza-pitti-al-forte-di-belvedere-attraverso-boboli/#respond Fri, 16 Nov 2018 22:23:51 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12416 di Vincenzo Donvito e Massimo Lensi, Associazione Progetto Firenze.

In Palazzo Vecchio è iniziato il percorso di variante urbanistica per realizzare una funicolare tra piazza Pitti e il Forte di Belvedere, che attraverserebbe il giardino di Boboli. Il progetto è di una società che ha acquistato la caserma Vittorio Veneto per trasformarla in resort di lusso accollandosi interamente i costi di realizzazione: la prevista funicolare a cremagliera, si dice, sarà un vero mezzo pubblico, però a gestione privata. Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che la commistione tra privato e pubblico a volte funziona bene, altre volte, come a Firenze, molto meno.

Negli ultimi anni si è affermata una vera teoria di mercificazione della città, senza un chiaro piano che inquadri gli interventi nello sviluppo complessivo di una città fragile come Firenze, il cui delicato tessuto economico e sociale rischia di uscirne stravolto. Il Comune, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, non ha sin qui mai previsto un progetto per aiutare, per esempio, le persone con difficoltà motorie a raggiungere il forte di Belvedere, evitando loro la faticosa arrampicata di Costa San Giorgio, ma per il turismo di lusso pare avere tutt’altra sollecitudine.

E’ quindi arrivato il momento di scoprire le carte. Vorremmo davvero capire meglio quale sarà l’equilibrio tra pubblico e privato per la gestione dell’impianto, nonché per la realizzazione dell’opera accessoria collegata alla funicolare, ovvero un ascensore che collegherà direttamente il resort al Forte. E vorremmo anche sapere perché si continua a considerare Firenze una città in vendita. Le questioni aperte cominciano a essere davvero tante e suggeriscono tutte la stessa risposta: la trasformazione dell’intera Firenze in un luna park per turisti, sempre più gestito da capitali internazionali, la città di Botty & Celly.

Fonte: https://avvertenze.aduc.it/comunicato/aduc+osservatorio+firenze+ci+mancava+solo_28715.php

 

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Cambiamento climatico: appello alla mobilitazione http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/cambiamento-climatico-appello-alla-mobilitazione/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/cambiamento-climatico-appello-alla-mobilitazione/#respond Fri, 16 Nov 2018 21:45:04 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12412

A cura di Coalizione Clima.

In vista della Conferenza delle Parti COP 24, che si terrà in Polonia a Kotowice, dal 3 al 14 dicembre 2018, la Coalizione Clima chiama alla mobilitazione tutte le espressioni della società civile, a partire dai contenuti dell’appello sotto riportato e del logo “+ azioni per il clima”.

Proponiamo, a chiunque li condivida, di utilizzarli – nelle forme che si riterranno più opportune – nelle diverse iniziative che saranno promosse su queste tematiche.
Coalizione Clima si impegna a diffondere sul proprio sito http://www.coalizioneclima.it , e con gli strumenti delle organizzazioni aderenti, tutte le iniziative nazionali e locali che verranno organizzate per sollecitare più azioni contro il cambiamento climatico.

L’APPELLO:

Il cambiamento climatico è ormai una realtà che sta già colpendo persone, comunità, ecosistemi, provocando vittime e sofferenze. Numerosi e preoccupanti sono i segnali di accelerazione: dal livello dei mari osservati dal satellite, alla fusione dei ghiacci artici, alle modificazioni delle correnti marine e di quelle ventose, alle ondate di calore e i fenomeni alluvionali sempre più frequenti. Gli scienziati, con il recente rapporto speciale IPCC, ci dicono che per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C abbiamo bisogno di mettere in campo azioni senza precedenti.

A livello politico, però, non ci sono adeguati segnali di preoccupazione e di azione per azzerare le emissioni di gas serra e cercare quindi di evitare i fenomeni più catastrofici.

Noi chiediamo che:

  •  Si acceleri l’azione climatica perché le emissioni comincino una stabile traiettoria di discesa entro il 2020, per arrivare all’ economia a carbonio zero nel minor tempo possibile
  • Si aumentino gli impegni di riduzione delle emissioni presentati nel quadro dell’Accordo di Parigi, rendendoli coerenti con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale
  • Si faccia tutto il possibile e l’impossibile per limitare l’aumento medio della temperatura globale a 1,5°C rispetto all’era pre-industriale
  • Si definisca il Piano Nazionale Energia Clima, con un percorso partecipato, facendone un vero e proprio piano di decarbonizzazione che individui le azioni necessarie in tutti i settori e con una visione sistemica, avviando una “Giusta transizione”.
  • Si sostenga fortemente la necessità di target più ambizioni a livello europeo, con regole e politiche coerenti e conseguenti.

Per questo chiamiamo ognuno a fare la propria parte in questa mobilitazione.

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Per la tutela dei centri storici http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/per-la-tutela-dei-centri-storici/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/per-la-tutela-dei-centri-storici/#respond Fri, 16 Nov 2018 21:33:04 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12410

Uno scorcio di Matera, capitale europea della Cultura 2019

di Vezio De Lucia.

Innovativa e impegnativa è la proposta di legge per la tutela dei centri storici (finora ignorati dalle leggi di tutela, se non per singoli monumenti). È il prodotto di un lavoro collettivo, cominciato nella primavera scorsa con un vasto concorso di esperienze.
È d’impianto radicale, e nessuno di noi s’illude che possa essere approvata così come la presentiamo. Ma non spetta a noi l’esercizio della mediazione con il mondo politico e parlamentare. Ci spetta invece formulare una proposta limpida, ma tecnicamente fattibile, questo penso che sia il compito di un’associazione culturale.

Molto in sintesi, i contenuti essenziali della proposta sono i seguenti:

– la definizione di centro storico, che facciamo coincidere con gli insediamenti urbani riportati nel catasto del 1939, unificando in tal modo i riferimenti temporali e cartografici degli strumenti urbanistici comunali (art. 1);

– la dichiarazione dei centri storici come “beni culturali d’insieme, sottoposti alla disciplina conservativa del Codice dei beni culturali, con “divieto di demolizione e ricostruzione e di trasformazione dei caratteri tipologici e morfologici degli organismi edilizi e dei luoghi aperti, di modificazione della trama viaria storica” e con divieto di nuova edificazione (art 2). Norma immediatamente prescrittiva che, se fosse approvata, impedirebbe gli scempi che abbiamo denunciato nell’iniziativa promossa dall’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli;

– una serie di principi” di buon governo del territorio di competenza statale che devono essere recepiti dalla legislazione regionale, come prevede il 3° comma dell’art. 117 della Costituzione (art. 3).

Ma il contenuto più audace, se posso dire così, è quello dell’art. 5: un programma straordinario dello Stato di edilizia residenziale pubblica nei centri storici, essendo assolutamente convinti che, per rigorose ed efficaci che siano le norme di tutela, se non si affronta con determinazione il nodo dello spopolamento, il destino dei centri storici è segnato.
Perciò serve l’intervento diretto e straordinario dello Stato, come nei casi di gravi calamità naturali: in effetti di questo si tratta; lo svuotamento residenziale di Venezia non è diverso dalla disastrosa alluvione del 1966.

La proposta prevede perciò interventi molto determinati: l’utilizzo a favore dell’edilizia residenziale pubblica del patrimonio immobiliare pubblico dismesso (statale, comunale e regionale); l’obbligo di mantenere le destinazioni residenziali con la sospensione dei cambi d’uso verso destinazioni diverse da quelle abitative; l’erogazione di contributi a favore di Comuni in esodo per l’acquisto di alloggi da cedere in locazione a canone agevolato.

Riferimenti:

Qui si può scaricare il testo della proposta di legge.

La proposta di legge è stata presentata durante un incontro promosso dall’Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli il 12 novembre 2018.

Su eddyburg l’intervista di Maria Pia Guermandi a Vezio De Lucia, tra gli estensori della proposta di legge.

Tratto da: http://www.eddyburg.it/2018/11/per-la-tutela-dei-centri-storici.html

 

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Che cosa si è fatto sulle estrazioni di marmo abusive sulle Alpi Apuane? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/che-cosa-si-e-fatto-sulle-estrazioni-di-marmo-abusive-sulle-alpi-apuane/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/che-cosa-si-e-fatto-sulle-estrazioni-di-marmo-abusive-sulle-alpi-apuane/#respond Thu, 15 Nov 2018 21:13:23 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12407

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A cura di Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inviato una specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti (12 novembre 2018) riguardo le attività che i Comuni devono porre in essere in riferimento alle estrazioni abusive di marmo superiori a 1.000 metri cubi rispetto a quanto autorizzato nei rispettivi siti estrattivi ai sensi dell’art. 58 bis della legge regionale Toscana n. 35/2015 e s.m.i., recentemente introdotto[1].

Sono stati richiesti tutti gli atti e le informazioni ambientali disponibili su:

cave ove sia stata dichiarata e/o accertatauna difformità volumetrica superiore ai 1000 metri cubi rispetto al progetto di coltivazione autorizzato, ma comunque all’interno dell’area in disponibilità a destinazione estrattiva

cave riguardo cui sia stata ordinatala cessazione immediata dell’attività nell’area oggetto della difformità e la presentazione di una perizia giurata attestante la ricorrenza del presupposto” della realizzazione dei lavori abusivi “sino alla data dell’entrata in vigore della legge regionale 2 ottobre, 2018, n. 54”, nonché sia stata ordinata la “presentazione e realizzazione di un progetto di messa in sicurezza e risistemazione ambientale dell’area che tenga conto degli impatti complessivi derivanti dalle lavorazioni difformi” e l’irrogazione delle sanzioni amministrative (’art. 52, comma 4°, della legge regionale Toscana n. 35/2015 e s.m.i.).

Sono stati coinvolti i Ministeri dell’ambiente e per i beni e attività culturali, la Regione Toscana, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Lucca, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i Carabinieri Forestale, i Comuni di Massa, Carrara, Minucciano, Careggine, Molazzana, Fabbriche di Vergemoli, Gallicano, Pescaglia, Vagli Sotto, Stazzema, Seravezza e, per opportuna conoscenza, le Procure della Repubblica presso i Tribunali di Massa e di Lucca.

La disposizione recentemente entrata in vigore prevede, di fatto, una possibilità di sanatoria condizionata per le estrazioni abusive di marmo, ma, nei casi più gravi, sanzioni fino alla decadenza dalla concessione estrattiva oltre che agli aspetti penalmente rilevanti.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ormai da anni conduce una vera e propria campagna permanente per il ripristino della legalità e la tutela dell’ambiente unico e irripetibile delle Alpi Apuane e c’è davvero bisogno del sostegno di tutti i cittadini sensibili.

[1] Art. 58 bis
Disposizioni transitorie per il sanzionamento di difformità volumetriche sino all’approvazione dei piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane

1. Fino all’approvazione dei piani attuativi previsti dall’articolo 113 della l.r. 65/2014 e comunque non oltre la data del 5 giugno 2019, qualora il titolare di un’autorizzazione in corso di validità abbia realizzato una difformità volumetrica superiore ai 1000 metri cubi rispetto al progetto di coltivazione autorizzato, ma comunque all’interno dell’area in disponibilità a destinazione estrattiva, il comune ordina la cessazione immediata dell’attività nell’area oggetto della difformità e la presentazione di una perizia giurata attestante la ricorrenza del presupposto di cui al comma 4 del presente articolo. L’ordinanza dispone altresì la presentazione e realizzazione di un progetto di messa in sicurezza e risistemazione ambientale dell’area che tenga conto degli impatti complessivi derivanti dalle lavorazioni difformi, nonché l’applicazione delle sanzioni amministrative previste dall’articolo 52, comma 4.

2. L’autorizzazione in essere è sospesa sino all’approvazione del progetto di cui al comma 1 ed al completamento delle opere di messa in sicurezza dell’area in conformità al medesimo progetto. Il comune, in deroga a quanto disposto dall’articolo 19, comma 3, approva il progetto entro sessanta giorni dalla sua presentazione, fermi restando i termini previsti per il rilascio di autorizzazioni o atti di assenso comunque denominati previsti dalla normativa statale di riferimento.

3. Nel caso in cui il titolare non ottemperi agli obblighi stabiliti con l’ordinanza di cui al comma 1 nei termini assegnati, e non realizzi le opere di risistemazione ambientale entro centottanta giorni dall’approvazione del relativo progetto, nonché nel caso in cui, a seguito di nuovo accertamento, venga rilevata una ulteriore difformità, il comune dispone la decadenza dell’autorizzazione ai sensi dell’articolo 21, comma 3, e, qualora si tratti di beni appartenenti al patrimonio indisponibile comunale, la conseguente decadenza della concessione ai sensi dell’articolo 37, comma 1, lettera f).

4. La presente disposizione si applica esclusivamente alle difformità eseguite sino alla data dell’entrata in vigore della legge regionale 2 ottobre, 2018, n. 54 (Modifiche alla legge regionale 25 marzo 2015, n. 35 (Disposizioni in materia di cave. Modifiche alla l.r. 104/1995, l.r. 65/1997, l.r. 78/1998, l.r.10/2010 e l.r. 65/2014).

5. Nelle aree di cui al comma 1, ottemperati gli obblighi stabiliti con l’ordinanza di cui al medesimo comma 1 nei termini assegnati e realizzate le opere di risistemazione ambientale entro centottanta giorni dall’approvazione del progetto, può essere autorizzato un nuovo progetto di coltivazione ai sensi dell’articolo 17, nei limiti e alle condizioni previsti nel piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico, approvato con deliberazione del Consiglio regionale 27 marzo 2015, n. 37 (Atto di integrazione del piano di indirizzo territoriale “PIT” con valenza di piano paesaggistico. Approvazione ai sensi dell’articolo 19 della legge regionale 10 novembre 2014, n. 65 “Norme per il governo del territorio”).

6. I comuni provvedono, ove necessario, entro e non oltre trenta giorni dalla data di entrata in vigore della l.r. 54/2018, all’adeguamento delle autorizzazioni rilasciate, in conformità al progetto di coltivazione autorizzato.

Ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com

 

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Fare spazio alle attività culturali: una guida per l’azione http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/fare-spazio-alle-attivita-culturali-una-guida-per-lazione/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/fare-spazio-alle-attivita-culturali-una-guida-per-lazione/#respond Wed, 14 Nov 2018 22:19:16 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12404 Gli spazi culturali conviviali vanno difesi dove sono sotto pressione, riconquistati dove sono sottratti, rivendicati dove possono essere attivati. Qui la prima guida di eddyburg, redatta in collaborazione con eutropian, per Fare spazio alle attività culturali.

FARE SPAZIO ALLE ATTIVITÀ CULTURALI
Nelle città europee e italiane sono presenti luoghi accoglienti e democratici nei quali si svolgono attività culturali che possono essere intese come una forma avanzata di welfare, inclusiva e abilitante, alla quale possono partecipare attivamente persone con storie e risorse differenti. Talvolta si tratta di strutture specializzate per la fruizione della cultura (biblioteche, musei, case della città), gestite e organizzate in modo innovativo. In altri casi, di strutture ideate da gruppi e associazioni per coniugare socialità, cultura ed economia, e gestite in modo indipendente o persino conflittuale con le istituzioni.

Nelle città si trovano anche molti luoghi abbandonati e sotto-utilizzati, pubblici e privati, che potrebbero ospitare attività culturali e sociali, ma qualcosa lo impedisce. A volte è colpa della speculazione edilizia: le aree sono immesse sul mercato per ricavarne il massimo guadagno possibile. Altri edifici rimangono vuoti perché nessuno è in grado di prenderne cura, o perché occorre presentare progetti impegnativi, fuori dalla portata di chi si occupa di attività sociali e culturali. E può accadere che norme e regolamenti impediscano il riuso, nonostante associazioni e cittadini abbiano presentato una richiesta.

Ad esito di un percorso di ricerca e di confronto, abbiamo constatato che gli spazi culturali conviviali sono – oggi – un servizio d’interesse generale, indispensabile per rispondere all’istanza di costruzione di una società multiculturale, più solidale e coesa. Gli spazi culturali che abbiamo in mente sono, principalmente, luoghi conviviali. Non serve definirli in modo preciso, ma è importante sottolineare che cosa li rende speciali: sono luoghi inclusivi, flessibili, accessibili, belli ma non omologati, democratici e attivi. La varietà delle strutture ne rende possibile la diffusione nelle città e nei paesi più piccoli, nelle aree centrali e in quelle più esterne, nei luoghi aulici e nelle frange urbane.

Abbiamo costatato il loro potere generativo: ovunque sono presenti, gli spazi culturali diffondono effetti positivi sulle persone coinvolte direttamente, sui fruitori assidui e occasionali, sul contesto circostante. La loro presenza contribuisce a costruire quotidianamente la multiculturalità, a legare in maniera costruttiva le diversità, a rendere la società più solidale, e a fare della città un luogo vivibile e accogliente.

UNA GUIDA PER L’AZIONE
Gli spazi culturali conviviali vanno difesi dove sono sotto pressione, riconquistati dove sono sottratti, rivendicati dove possono essere attivati. Attorno agli spazi culturali è possibile e necessario costruire un terreno di azione politica che metta al centro dell’attenzione la città e l’urbanistica.

Aggiornare il quadro normativo. Le regole urbanistiche sono importanti perché sanciscono le regole a garanzia dell’interesse generale. Tra le più importanti, gli standard urbanistici – introdotti nel 1968 – stabiliscono le dotazioni minime di spazi pubblici che devono essere garantite ovunque. Nelle leggi regionali e nei piani urbanistici possono essere introdotti dispositivi normativi che integrino le disposizioni nazionali, per:

sancire la presenza obbligatoria di spazi culturali – adeguati per caratteristiche, localizzazione e fruibilità – all’interno della gamma di attrezzature pubbliche che concorrono alla dotazione complessiva di spazi pubblici;

sottrarre alla trasformazione immobiliare gli edifici e gli spazi aperti di proprietà privata che, per posizione, caratteristiche e rilevanza nelle vicende urbane, opportuno riservare ad attività culturali con valenza sociale;

impedire l’alienazione di beni pubblici che possono essere riutilizzati per attività culturali con valenza sociale ed essere gestiti in modo economicamente responsabile sostenibile, anche attraverso attività di tipo economico complementari e coerenti con le prevalenti finalità sociali;

indirizzare il concorso delle risorse private al rafforzamento dell’offerta di spazi culturali, nelle iniziative che producono valorizzazione immobiliare;

conferire uno statuto speciale agli immobili affidati in gestione ad associazioni e istituzioni che possono dare risposte alle domande culturali.

Sostenere le iniziative. L’esperienza ci ha insegnato che le norme urbanistiche non possono, da sole, assicurare la presenza diffusa di spazi culturali accoglienti, democratici e vitali. Per di più, cambiare le leggi e i piani richiede tempo e una sensibilità politica differente. Tuttavia, i seminari, le visite guidate e gli incontri con le persone impegnate in questo campo ci hanno aiutato a individuare cinque passi che possono essere compiuti fin d’ora, da amministrazioni locali virtuose o da associazioni civiche che intendano mobilitarsi. Ad ognuno abbiamo dedicato un paragrafo di queste linee guida, nella convinzione che possa essere utile per fare in modo che qualcosa accada.

CINQUE PASSI DA COMPIERE PER FARE SPAZIO ALLE ATTIVITÀ CULTURALI

1. Mappare i luoghi da riservare
Uno spazio ci vuole. Una sede è importante, non solo perché consente di svolgere le attività in modo continuativo e di programmarle nel tempo, ma anche perché gli spazi culturali sono un punto di riferimento della vita di quartiere e della città. Sono un luogo conosciuto e riconosciuto. Non occorre necessariamente costruire nuove strutture e grandi contenitori: le città sono ricche di spazi dismessi, sottoutilizzati o in via di trasformazione, che possono essere adibiti, in modo temporaneo o permanente a spazi culturali, con interventi ridotti e con l’impiego di materiali, elementi, tecniche facilmente riciclabili e reimpiegabili. Mapparli è il primo passo.

2. Individuare i soggetti da ingaggiare
Il tutor è la figura chiave. Non basta disporre di uno spazio. Perché diventi un punto di riferimento della città occorre progettarlo, attrezzarlo e gestirlo. Si devono mettere in relazione saperi e competenze differenziate, nel pubblico e nel privato, nell’economia e nell’amministrazione. Servono energie e competenze che non necessariamente sono possedute dagli operatori culturali, dalle associazioni civiche, dalla pubblica amministrazione.
È necessaria una figura di pivot che sappia concepire un solido piano d’azione e operi con continuità e per un periodo di tempo sufficiente ad assicurare la sostenibilità delle iniziative. Le professionalità esistono. Ingaggiare i soggetti giusti è il secondo passo.

3. Trovare le risorse da impiegare
I soldi servono, ma non sono il problema. Si possono fare molte cose, anche con le poche risorse disponibili, se impiegate con intelligenza. Esistono modelli consolidati di finanziamento che possono essere calibrati sulle specifiche iniziative, basate su un mix di attività economiche e no-profit, su finanziamenti a lungo termine di banche etiche e fondazioni, sul sostegno attraverso misure pubbliche ( anche di tipo indiretto, riguardanti i canoni di concessione, le spese di manutenzione straordinaria, ecc.), sul crowdfunding. Si può sfuggire alla trappola della valorizzazione market-oriented finalizzata alla sola estrazione del valore immobiliare: guardare a modelli consolidati, europei e italiani, è il terzo passo.

4. Individuare gli ostacoli da rimuovere
Aggiornare le regole per cambiare passo. Affidi, concessioni, comodati, bandi. Manutenzione e ristrutturazione. Le istituzioni possono intervenire nell’ambito della regolazione minuta (in capo ai settori del patrimonio, del commercio, della pubblica sicurezza, dell’edilizia, degli appalti, …) per non ostacolare e, se possibile, per dare gambe alle iniziative della cittadinanza attiva. Allo stesso tempo, solo le istituzioni possono garantire che gli spazi culturali possano sopravvivere, anche in caso di declino dei soggetti che ne hanno promosso l’attivazione. E possono collaborare con tutti i soggetti coinvolti, e soprattutto con il tutor, affinché siano verificate nel tempo le sue ricadute delle iniziative, sul corpo sociale e sulle politiche urbane. Adattabilità è la parola chiave per assicurare il presidio delle iniziative, per correggerne i difetti, per apprendere e fare leva sui successi. Stabilire una collaborazione fattiva tra pubblica amministrazione e iniziative civiche è il quarto passo.

5. Dimostrare che si può fare
Puntare su un esempio per ispirare altre azioni e costruire una rete. La città e le politiche urbane costituiscono un milieu necessario per fare sì che le iniziative possano darsi forza l’una con l’altra, contagiarsi, collaborare. Tuttavia, le cose non nascono dal nulla. I progetti bandiera hanno un potere al contempo concreto e ispirativo perché incidono nel reale e modificano l’immaginario collettivo. Per questo occorre puntare su un esempio che faccia da capofila. Sostenerlo e comunicarlo è il quinto passo.

Documento scritto da Mauro Baioni, in collaborazione con: Donato Belloni, Ilaria Boniburini, Edoardo Salzano (associazione eddyburg) Daniela Patti, Levente Polyak e Jorge G. Mosquera (eutropian.org)

Qui il documento in PDF.

 

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In Italia il 2018 è stato, ad oggi, l’anno più caldo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/in-italia-il-2018-e-stato-ad-oggi-lanno-piu-caldo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/in-italia-il-2018-e-stato-ad-oggi-lanno-piu-caldo/#respond Wed, 14 Nov 2018 21:07:51 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12402 ISPRA fa il punto sul clima e fornisce una sintesi di dati su piogge e venti che nel mese di ottobre hanno colpito il nostro Paese.

La stima provvisoria dell’anomalia della temperatura media in Italia, stando ai dati aggiornati fino al mese di ottobre compreso, configura il 2018 come l’anno più caldo di tutta la serie storica di dati controllati ed elaborati dall’Ispra, cioè almeno dal 1961 (+1,77 °C rispetto al valore normale di riferimento 1961-1990). In base a studi che ricostruiscono il clima in un passato più remoto, si può affermare che in Italia l’anno in corso risulta essere l’anno più caldo da almeno 2 secoli circa. Finora, la temperatura media in Italia nel 2018 è stata sempre nettamente superiore al valore normale ad eccezione dei mesi di febbraio e marzo; i mesi relativamente più caldi sono stati gennaio e aprile, con anomalie di oltre 2,5 °C.

Nel quadro globale di mutamento climatico, nel mese di ottobre l’Italia è stata teatro di una serie di eventi meteorologici estremi che hanno investito tutta l’Italia e che hanno determinato gravi conseguenze per la popolazione, l’ambiente e il territorio del nostro Paese. In particolare, il 19 ottobre una serie di eventi temporaleschi molto intensi ha colpito la Sicilia orientale, causando alluvioni e gravi danni alle abitazioni, alle strutture e al territorio di una vasta area, soprattutto in provincia di Catania. Negli ultimi giorni del mese, un’ondata di maltempo più estesa e violenta ha investito tutta l’Italia da nord a sud.

L’elemento che ha creato maggiore impatto è stato dapprima il vento, che il 29 e 30 ottobre ha soffiato costantemente con forte intensità dai quadranti meridionali. Diverse stazioni meteorologiche della rete nazionale hanno registrato velocità del vento dell’ordine di 100 km/h con raffiche fino a circa 180 km/h in montagna (Monte Cimone) e tra 140 e 150 km/h sul mare (Capo Carbonara e Capo Mele). Localmente, le reti regionali hanno rilevato valori di velocità del vento anche superiori, con raffiche fino a più di 200 km/h.

Le piogge sono cadute abbondantemente su quasi tutto il territorio nazionale, con tempi e intensità diverse nelle varie regioni. Le precipitazioni cumulate giornaliere più elevate sono state registrate nelle zone prealpine, con valori di oltre 400 mm in Friuli Venezia Giulia e di oltre 300 mm in Liguria, Veneto e Lombardia.

Una sintesi di dati e informazioni meteo climatiche sugli ultimi eventi del clima in Italia è stata trasmessa dall’ISPRA all’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), che sta curando la redazione del “WMO Annual Statement on the Status of the Global Climate in 2018”.

L’ISPRA svolge la funzione focal point nazionale per la realizzazione e trasmissione regolare al Regional Climate Centre della Regione VI (Europa) della WMO di dati e prodotti relativi allo stato e alle variazioni del clima in Italia.

L’Istituto, con il contributo e la collaborazione dei principali organismi nazionali e regionali titolari di reti e dati meteo climatici, elabora, controlla e rende pubblicamente disponibili dati, indici e prodotti climatici attraverso il sito http://www.scia.isprambiente.it e collabora con il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, fornendo dati e prodotti utili alle sue funzioni istituzionali.

Inoltre Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) pubblica, con cadenza annuale, il rapporto “Gli indicatori del clima in Italia”, giunto nel 2017 alla XII edizione, che illustra l’andamento climatico nazionale nel corso dell’ultimo anno e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni.

Fonte: https://ambienteinforma-snpa.it/in-italia-il-2018-e-stato-ad-oggi-lanno-piu-caldo/

 

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Il buio oltre la siepe, dal sonno della pianificazione alla città sprecata http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/il-buio-oltre-la-siepe-dal-sonno-della-pianificazione-alla-citta-sprecata/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/il-buio-oltre-la-siepe-dal-sonno-della-pianificazione-alla-citta-sprecata/#comments Tue, 13 Nov 2018 18:05:27 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12396

L’Istruttoria Pubblica sui Prati di Caprara e la politica urbanistica di Bologna.

di Paola Bonora.

I Prati di Caprara sono una grande area (45,7 ha) a ovest del centro storico di Bologna a poca distanza dalle mura, interclusa tra le espansioni urbane novecentesche, l’Ospedale Maggiore e i fasci di binari che portano alla stazione centrale e all’ex scalo ferroviario Ravone.
Dismessa da decenni dopo aver conosciuto utilizzi diversi e come ultimo quello militare, si presenta rinaturalizzata in un rigoglioso bosco spontaneo scrigno di biodiversità, che può costituire un prezioso polmone ecosistemico per l’intera città, ma che l’Amministrazione comunale, dopo molte promesse di trasformazione in parco pubblico, ha inserito in un piano di valorizzazione immobiliare.

Nell’immagine sottostante (tratta dal Poc – esecutivo dal 6/4/2016 con validità quinquennale) si notano in blu il posizionamento centrale e l’ampiezza dell’insieme di aree che costituiscono i Prati di Caprara e l’ex scalo Ravone. Una porzione importante di territorio a ridosso delle mura, in cui il Comune vuole edificare un nuovo quartiere (1.100 abitazioni ai Prati e circa 800 al Ravone).

L’area dei Prati di Caprara è attualmente di proprietà di INVIMIT, Investimenti Immobiliari Italiani Sgr S.p.A., società a capitale pubblico emanazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze con “ruolo di cerniera tra i soggetti pubblici proprietari di ingenti patrimoni immobiliari e il mercato” (da http://www.invimit.it). L’area Ravone è di proprietà delle Ferrovie dello Stato che la sta proponendo in vendita attraverso Invest in Italy https://www.investinitalyrealestate.com/it/property/bologna-ravone/

Il Comune di Bologna, contro l’opinione di migliaia di cittadini attivi, attraverso il Poc ha posto le basi della cementificazione di un bene straordinario che abbandono e natura hanno donato alla città.
Oltre alla grande quantità di abitativo previsto, ingiustificata in una situazione di esubero di offerta immobiliare, nell’area sono previsti una scuola, anch’essa poco sensata in una fase di rovesciamento delle piramidi di età e che in ogni modo avrebbe potuto essere allocata in un edificio dismesso, attualizzando il mantra del riuso di cui tanto si discorre.
Un’occasione irripetibile che viene piegata alla “densificazione”, a dispetto delle preoccupazioni ambientali e climatiche, che stanno alla base delle esperienze europee e delle raccomandazioni nazionali “per la promozione di foreste urbane e periurbane” (in Strategia nazionale del verde urbano, Ministero dell’ambiente, maggio 2018).
Intanto sono stati realizzati i lavori di sbancamento dell’area destinata alla scuola, un panorama raccapricciante.

I cittadini protestano da lungo tempo in maniera vivace e costruttiva: nel sito https://rigenerazionenospeculazione.wordpress.com/ sono disponibili documenti informativi utili e fondati; nella pagina https://www.facebook.com/Rigenerazionenospeculazione/ gli eventi (spettacoli, performance, passeggiate, ecc.) e immagini.

foto dal sito del Comitato RigenerazioneNoSpeculazione

Il Comitato rigenerazione no speculazione ha raccolto più di 7.000 firme a favore del mantenimento del bosco; ha promosso #parteciPrati, un Forum civico di progettazione partecipata autogestito, supportato da esperti e garanti; resoconti e materiali scientifici qui;  tra cui il “Manifesto”  un documento di grande spessore scientifico.
Ha raccolto più di 2.500 firme certificate con la richiesta di Istruttoria pubblica che si è svolta tra il 7 e il 10 novembre.

In cui l’Amministrazione, pur davanti a una partecipazione civica straordinaria, rimane ostinatamente ancorata a un’idea di crescita superata e contraddittoria. Un’idea sconfitta da una crisi dilaniante che ha mostrato la fatalità di un ciclo economico che, ribaltato il rapporto tra domanda e offerta in un’euforica quanto esiziale bolla speculativa, ha seminato nel territorio urbano inutili costruzioni ora abbandonate. Ma la dura lezione della crisi, l’esubero di costruzioni, l’abbattimento dei valori immobiliari, la rovina di lavoratori, famiglie e imprese, non sono bastati ai nostri amministratori, che rimangono pervicacemente convinti che la via allo sviluppo debba passare attraverso nuove edificazioni.

Le dichiarazioni ridondanti sulla limitazione del consumo di suolo smentite da scelte che vanno in direzione opposta (ma ben conoscendo il valore fondiario di un’area strategica a ridosso del centro città), in una paradossale comparazione tra suolo agricolo, che in questo modo verrebbe protetto, e suolo dismesso che, benché ricoperto da un bosco lussureggiante, viene trattato al pari di una discarica, con speciosi allarmi su inquinanti ed eventuali residuati bellici; bonificabili in tutt’altro modo che sbancando, come hanno chiarito con competenza specialistica i consulenti scientifici del Comitato nel corso dell’Istruttoria.

Una schizofrenia che i cittadini non intendono più sopportare, ne va del benessere e della qualità della vita.

Una città che spreca le proprie risorse, quelle naturali come quelle economiche. Mentre ben artate campagne comunicative urlano la carenza di alloggi per studenti, additano gli affitti turistici – colpevoli per ora solo dell’arte di arrangiarsi – e giustificano la costruzione di mastodontici “studentati” che in realtà sono alberghi, nessuno si preoccupa del reale disagio abitativo, risolto poliziescamente con sfratti e sgomberi, uniche politiche dell’abitare praticate.
Non si parla invece delle migliaia di abitazioni che risultano vuote, 28.091 all’ultimo censimento nel solo comune di Bologna, una media di 1,3 abitazioni per famiglia su base regionale.
E delle centinaia di interi edifici, privati e pubblici – tra questi molte scuole – abbandonati al degrado, che un’inchiesta ha localizzato e fotografato – una campionatura realizzata, in modo volontario senza alcun finanziamento o sostegno, dall’Arch. Piergiorgio Rocchi, che l’ha tradotta in una mappa georeferenziata consultabile in http://www.coalizionecivica.it/mappare-territorio-vuoti-urbani-bologna/.
Non si discute neppure dei grandi contenitori superiori ai 1.500 mq abbandonati o incompiuti che Nomisma ha segnalato e che potrebbero essere rifunzionalizzati anziché aggiungere ulteriori scheletri al panorama degli sprechi.

Non dovremmo essere paladini del riuso, come la retorica politica non fa che ripeterci?

Cifre e situazioni impensabili a fronte dell’irrefrenabile voglia di costruire nei Prati dell’amministrazione comunale. Che preferisce spendere le proprie energie nel diniego sussiegoso delle volontà civili con vertiginose arrampicate sugli specchi dei dati del fabbisogno scolastico e della bonifica, anziché cercare soluzioni, modi e strumenti di incentivazione/disincentivazione per reimmettere nel circuito vitale edifici abbandonati e residenze disabitate, far emergere l’evasione degli affitti in nero, calmierare il mercato e così offrire una casa a chi ne ha realmente bisogno.

Questa sarebbe una giusta politica dell’abitare e una lungimirante visione urbanistica: censire edifici e residenze inutilizzati, ristrutturare, risanare, riconvertire, riqualificare, salvare l’ambiente, rispettare i cittadini.

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Grassi (FRS): “Il cielo di Firenze lunapark asservito al consumo del turismo globale?” http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/grassi-frs-il-cielo-di-firenze-lunapark-asservito-al-consumo-del-turismo-globale/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/grassi-frs-il-cielo-di-firenze-lunapark-asservito-al-consumo-del-turismo-globale/#respond Mon, 12 Nov 2018 21:45:35 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12393 Apprendiamo dalla stampa che, d’ora in avanti, una pattuglia di paracadutisti in tuta alata si esibirà, ogni venerdì alle 14.00, in sorvolo sulla Cupola del Brunelleschi ed il Campanile di Giotto, liberando fumogeni colorati.

Un appuntamento fisso con cui il team Skydive Dream, già attivo a Dubai, intenderebbe proporre a Firenze una nuova attrattiva turistica per propagandare la propria attività di lanci nella zona di Porta Romana in tandem con turisti disposti a sborsare centinaia di euro per un volo sui cieli di Firenze. Un’iniziativa – sottolineano Tommaso Grassi di Firenze Riparte a Sinistra e Grazia Galli dell’Associazione Progetto Firenze – che sembra aver ricevuto il favore di Toscana Aeroporti e l’ok di Enac e Enav ma che parrebbe non aver richiesto alcun passaggio di autorizzazione da parte delle autorità preposte al governo della città e alla tutela dei suoi beni artistici.

Se tutto questo sarà confermato, si tratterebbe senza ombra di dubbio di un atto definitivo nella trasformazione della città e del suo cielo in un lunapark asservito al consumo del turismo globale. Viene da chiedersi, inoltre, a cosa mai serviranno più le misure di sicurezza che hanno portato alla sorveglianza militare delle piazze, al raddoppio delle telecamere, o a chiedere il rafforzamento delle forze di polizia, se chiunque d’ora in avanti potrà per scopi commerciali infrangere il divieto di sorvolo totale istituito nel 1997. E che dire delle polluzioni di gas di scarico e fumogeni che di settimana in settimana si riverseranno sui preziosi marmi di Santa Maria Del Fiore e – presumiamo – sui complessi monumentali intorno a Porta Romana? Qualcuno ha provveduto a valutare l’impatto a breve e lungo termine di quest’attività sulla salute della città e dei suoi monumenti? Esiste un piano d’emergenza nel malaugurato caso di incidente? Perché Enac avrebbe rilasciato un permesso così in fretta senza alcuna informativa?

Chiediamo a Comune, Prefettura e Sovrintendenza, che paiono esser stati sin ora completamente scavalcati, se non ritengano urgente intervenire e far sentire la propria voce in merito a questa pazzesca iniziativa.

“Chiederemo in Consiglio comunale a Sindaco e assessorato competente – concludono Tommaso Grassi di Firenze Riparte a Sinistra e Grazia Galli dell’Associazione Progetto Firenze – di informare l’assemblea e valutare i possibili margini di un intervento del Comune per fermare questo ennesimo atto di mercificazione della città”.

Tratto da: http://www.ilsitodifirenze.it/content/420-grassi-frs-il-cielo-di-firenze-lunapark-asservito-al-consumo-del-turismo-globale%E2%80%9D

 

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Non togliete le Catacombe di Napoli ai ragazzi del rione Sanità http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/non-togliete-le-catacombe-di-napoli-ai-ragazzi-del-rione-sanita/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/non-togliete-le-catacombe-di-napoli-ai-ragazzi-del-rione-sanita/#respond Mon, 12 Nov 2018 21:38:37 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12391 Un’esperienza sociale e culturale rischia di essere sottratta a chi la gestisce e a chi l’ha creata, don Antonio. Una lettera aperta al Papa, l’appello del sindaco De Magistris.

Ste. Mi.

Un’esperienza straordinaria di archeologia sociale? Un’esperienza culturale e una risposta civile nel cuore sotterraneo di Napoli, il rione Sanità, corre il pericolo di venire sottratta a chi l’ha creata e a chi la gestisce, come usa dire, “dal basso”, intendendo da cittadini e non da gerarchie. Come ha scritto l’archeologo, presidente emerito del Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici del Ministero dei beni culturali, docente a Foggia Giuliano Volpe nel suo blog sull’Huffington Post, riprendendo cronache partenopee, l’esperienza in ballo è quella delle Catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo: sono da alcuni anni un luogo di confronto sociale, sentito dalla comunità, un luogo di cultura gestito dai ragazzi del quartiere con la cooperativa La Paranza e la guida di un sacerdote utopista ma non troppo, don Antonio Loffredo.

Cosa succede? La Pontificia Commissione di Archeologia e il Vaticano, scrive il professore sempre ben informato, “vorrebbero rientrare nel pieno possesso dei beni e curarne direttamente la gestione. Pare anche che, in alternativa, si chieda il versamento del 50% delle entrate: una richiesta che ovviamente metterebbe in crisi la sostenibilità dell’attuale gestione“.

Ricapitoliamo i fatti
Perché questo passaggio preoccupa? Ricapitoliamo un po’ di storia breve. Nel 2001 don Antonio, a dispetto di uno scenario difficilissimo nel quartiere, creò qualcosa di inusitato e inedito. Don Antonio vide in quei sotterranei uno strumento di conoscenza e coscienza civile per i ragazzi in un quartiere a infiltrazione camorristica. Così formò la cooperativa della “Paranza” con i giovani del rione e ottenne un pieno riconoscimento formale: grazie anche all’appoggio del cardinal Sepe, don Antonio diventava direttore delle catacombe di San Gennaro, di San Gaudioso e, dal 2009, la Paranza gestiva i sotterranei tramite un accordo tra Arcidiocesi napoletana e Pcas. I lavori di manutenzione hanno aperto l’accesso anche ai disabili, i ragazzi del quartiere hanno accolto turisti sempre più numerosi, hanno creato attività culturali come un’orchestra e una piccola casa editrice, organizzano incontri, aperitivi, ci lavorano in una cinquantina. Un numero ragguardevole.
Gli ingressi, tenete presente la cifra, nel 2017 sono stati oltre 104mila. Nel 2009 erano ottomila. Prima dell’arrivo del sacerdote nel quartiere erano ancora meno. Ma non si misura sui numeri il valore di una iniziativa che ha organizzato i ragazzi del rione intorno a un impegno encomiabile di salvaguardia, gestione e divulgazione dei sotterranei. Un segno anche d’amore per le proprie case, strade, antichità.

Lettera al Papa, l’appello di De Magistris
In difesa di don Antonio e dei ragazzi è scattata una petizione rivolta direttamente a Papa Francesco. Il sindaco, Luigi de Magistris, ha scritto di suo pugno un post su Facebook: “Non è un caso che la città sia ripartita insieme alle sue catacombe, che abbia dato nella sua ripresa nuove immagini di orgoglio e identificazione con i suoi santi. Arrestare, ridimensionare questa ascesa sarebbe delittuoso. Mi appello anch’io, come napoletano e come sindaco, ai santi affinché siano forieri di buon senso presso tutte le istituzioni, laiche e non. San Gennaro, San Gaudioso, la città ha bisogno anche di voi, del lavoro e della missione che ogni giorno fate e facciamo per i nostri ragazzi, per il nostro territorio“.

Per il Concordato Stato-Chiesa, le catacombe “sono affidate alle cure del Vaticano, per il tramite della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra“. Sotto quelle volte di San Gennaro furono sepolti i primi cristiani, i primi vescovi, il tragitto sotterraneo è di rara magia. La gestione sfuggirà a chi ha lottato per questa piccola grande impresa? Don Antonio a globalist.it risponde di ritenere opportuno mantenere per il momento il silenzio. In difesa dell’organizzazione affidata a quelli di “Noi del Rione Sanità” (dal titolo del libro scritto da Don Antonio sull’avventura) frattanto si sta mobilitando mezza città con una petizione su change.org.

Volpe non è un barricadero. Eppure nel suo scritto è esplicito e non gira intorno alle parole: “Si avanzano problemi di tutela: se ci sono, li si affrontino. Ma non si usi, come troppo spesso accade nel nostro Paese, l’argomento della tutela per impedire nuove e più efficaci forme di gestione ‘dal basso’. Anche questo episodio è un sintomo del clima controriformistico che si va respirando nel nostro Paese nel campo del patrimonio culturale?

Non occorre aggiungere nulla.

Il sito delle catacombe di Napoli.

La petizione al Papa.

Tratto da: https://www.globalist.it/luoghi/2018/11/08/non-togliete-le-catacombe-di-napoli-ai-ragazzi-del-rione-sanita-2033363.html

 

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Vigevano-Malpensa, la superstrada del dissenso http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/vigevano-malpensa-la-superstrada-del-dissenso/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/11/vigevano-malpensa-la-superstrada-del-dissenso/#respond Mon, 12 Nov 2018 21:29:50 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=12389

Anche Città metropolitana ricorre al Tar insieme ai Parchi Sud, del Ticino, Comuni e associazioni.

Anche Città Metropolitana si unisce agli altri enti per bloccare il progetto della superstrada Vigevano Malpensa, approvato dal Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) a soli quattro giorni dalle elezioni nazionali del marzo scorso.
Un fatto eclatante che non aveva comunque smontato gli animi dei cittadini e degli Amministratori pubblici. È ufficiale, infatti, che anche la Città Metropolitana si è affiancata al Parco Agricolo Sud Milano e al Parco del Ticino e hanno presentato ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale).

Inoltre, un ricorso contro la decisione del governo Gentiloni, fortemente sostenuta da Regione Lombardia, è stato depositato al Tar anche dai Comuni di Albairate e Cassinetta di Lugagnano. Solitario il Comune di Boffalora, che ricorre al Tar, ma in autonomia. Si rafforza così il pool degli Enti locali che puntano alla difesa del territorio.

A queste decisioni non è certamente estranea la mobilitazione ultradecennale di tanti cittadini e associazioni agricole e ambientaliste. Anche in questa fase di battaglie legali, il Comitato No Tang e una quarantina di cittadini sosterranno ad adiuvandum i ricorsi degli Enti: a loro si affiancano l’Associazione per il Parco Sud Milano Onlus e Legambiente. Nel complesso, le spese legali dei cittadini e delle associazioni ammontano a circa 10mila euro (*).

L’intenzione del Comitato è produrre tre controdeduzioni a sostegno dei ricorsi: all’agronomo Giovanni Morina è stato affidato il compito di valutare i danni provocati dalla superstrada all’agricoltura, mentre l’ingegner Vescia si occuperà di quantificare correttamente i flussi del traffico. Infine l’ingegner Franco metterà al setaccio le procedure di approvazione, che mostrerebbero serie carenze.


(*) Chi volesse contribuire alla coperture delle spese del Comitato e dei cittadini, può contattare info@notangenziale.org

 

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