www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Fri, 10 Jul 2020 08:27:20 +0200 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.10 Decreto Semplificazioni: la ricetta delle grandi opere che guarda al passato http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/decreto-semplificazioni-la-ricetta-delle-grandi-opere-che-guarda-al-passato/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/decreto-semplificazioni-la-ricetta-delle-grandi-opere-che-guarda-al-passato/#respond Fri, 10 Jul 2020 08:20:39 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13910

di Maurizio Bongioanni.

A quasi 20 anni dalla “Legge obiettivo”, il Governo torna a proporre le già sperimentate procedure semplificate per grandi cantieri definiti strategici. Dalla Gronda alla Torino-Lione. Preoccupato il Forum Salviamo il Paesaggio: “I territori sono dimenticati, nonostante gli insegnamenti del lockdown”…

Approvato il 7 luglio in Consiglio dei ministri, il decreto “Semplificazioni” è stato accolto come il “trampolino di lancio di cui l’Italia ha bisogno in questo momento”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, aggiungendo che il documento servirà a semplificare, velocizzare, digitalizzare e sbloccare “una volta per tutte cantieri e appalti”. Vengono individuate 130 opere considerate “strategiche” tra cui porti, linee ferroviarie, aeroporti, dighe, strade e autostrade e per le quali cambiano le regole di appalto, gare e tempistiche legate alle procedure.

Continua qui.

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Padova: migliaia di unità abitative inutilizzate eppure l’IRA-Istituto di Riposo per Anziani ne progetta 100 nuove http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/padova-migliaia-di-unita-abitative-inutilizzate-eppure-lira-istituto-di-riposo-per-anziani-ne-progetta-100-nuove/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/padova-migliaia-di-unita-abitative-inutilizzate-eppure-lira-istituto-di-riposo-per-anziani-ne-progetta-100-nuove/#respond Thu, 09 Jul 2020 20:49:07 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13903 La Consulta di Quartiere 5b di Padova ha richiesto all’amministrazione comunale un incontro urgente per avere chiarimenti su un progetto di nuova lottizzazione nelle aree dell’IRA del Basso Isonzo. Un progetto che sta facendo discutere tutta la città perchè, a detta di molti, Padova non ha “fame” di nuove abitazioni; ne ha già migliaia di vuote, sfitte, inutilizzate sull’intera superficie comunale, che per oltre il 50% non è più terra naturale ma cemento e asfalto.

Ma in questo caso la situazione non è quella di una pura forma di speculazione da parte di un privato, quanto della scadenza di un diritto di edificazione che rischia di deprezzare il valore di un bene di proprietà di un Ente della collettività, che necessita di risorse finanziarie fresche per garantire la ristrutturazione di una residenza assistenziale per anziani non autosufficienti. Il problema è dunque nel piano urbanistico approvato e nella “quantità” di cubatura prevista per nuove edificazioni: enorme e sproporzionata a Padova come in ogni angolo d’Italia.

La Presidente della Consulta, Mila Masciadri, è molto chiara: «Alcuni residenti hanno segnalato il fatto che gli affittuari dei terreni dell’IRA nella zona del Basso Isonzo stanno raccogliendo il maggese e che questa sarà l’ultima volta che si prenderanno cura del terreno poiché, a partire dal mese di agosto, inizieranno i rilievi e il picchettaggio del terreno per l’avvio dei lavori di urbanizzazione ed edificazione dell’area. Sino agli anni Novanta le aree del Basso Isonzo erano vincolate dal PRG di Padova alla realizzazione di un grande parco urbano, per il quale venne anche redatto un progetto preliminare da parte degli architetti Roberto Gambino, Paolo Castelnovi e Federica Thomasset, tre tra i più prestigiosi paesaggisti italiani. Aree, quelle del Basso Isonzo, ancora in larga parte utilizzate a fini agricoli, incuneate tra i quartieri residenziali della prima periferia urbana, miracolosamente sopravvissute all’alluvione edilizia dei decenni precedenti. Di fatto il più importante polmone verde della città, strettamente connesso al fiume Bacchiglione, una delle infrastrutture verdi essenziali per la formazione di una effettiva rete ecologica a scala urbana e territoriale.

Purtroppo la Variante al PRG degli anni Duemila, introducendo i meccanismi della cosiddetta “perequazione urbanistica“, ne ha cancellato il disegno unitario ed ha previsto la possibilità per i proprietari delle aree di edificare consistenti cubature edilizie quale contropartita alla cessione di una quota parte dei terreni da destinare a fini pubblici (non necessariamente a verde pubblico).
Un primo accordo perequativo con un proprietario privato è già stato posto in essere e se ne possono constatare gli effetti… una nuova strada e un mini-villaggio recintato, di discutibile qualità urbana e con molte abitazioni invendute (pur essendo state pubblicizzate come “ville nel parco“).

Ma un impatto decisamente maggiore e più preoccupante potrebbe avere la nuova lottizzazione prevista sulle aree poste in vendita dagli Istituti Riuniti di Assistenza (AltaVista IRA – ex Istituto Riposo Anziani): un’ente, va ricordato, di diritto pubblico. Un’operazione speculativa che su di un’area di quasi 37.000 mq, proprio nel cuore di quello che potrebbe divenire il Parco delBasso Isonzo, consentirebbe l’edificazione di dieci palazzine (corrispondenti a circa un centinaio di alloggi) per complessivi 30.020 mc, richiedendo ovviamente anche nuove infrastrutture viarie, data la scarsa accessibilità dell’area.
In realtà AltaVita IRA, dopo aver ottenuta l’approvazione nel 2009 di un apposito Piano Urbanistico Attuativo (PUA) e dopo aver sottoscritto una apposita convenzione con il Comune, ha tentato più volte di vendere all’asta le aree, con un prezzo a base d’asta che dal 2010 ad oggi – essendo andate deserte le gare – è calato dagli 8,7 milioni iniziali ai 3,5 milioni del 2017.

Attualmente sembra sia intenzione dell’IRA procedere direttamente all’urbanizzazione dell’area per poi vendere i singoli lotti al miglior offerente. Non vi è dubbio che se il piano di lottizzazione fosse posto in esecuzione, ben poche speranze rimarrebbero per la realizzazione di un parco urbano degno di questo nome, di un parco che – così come sta scritto nel programma della nuova Giunta – dovrebbe costituire elemento strutturale della rete ecologica e di un organico sistema del verde a Padova. Di un parco che di fatto sta decollando soprattutto per le meritevoli iniziative della Cooperativa Terre del Fiume e della Cooperativa Terre Prossime finalizzate allo sviluppo dell’agricoltura biologica e alla valorizzazione delle valenze ecosistemiche dei suoli. Iniziative che andrebbero sostenute ed incentivate, definendo un master plan per la formazione del parco, eliminando con apposita Variante al Piano regolatore le attese della speculazione edilizia e ponendo per tutto il comparto del Basso Isonzo una drastica limitazione all’uso di fitofarmaci e pesticidi dannosi per la fauna (per gli insetti impollinatori in primo luogo) e la salute umana.

Secondo quanto comunicatoci dall’Assessore Lorenzoni le trattative con l’IRA per lo spostamento di almeno il 70% dei volumi in altre aree (Guizza, Camin, Terranegra), pur tra mille difficoltà burocratiche e di bilancio, sono ancora in corso. Per questa ragione riteniamo importante ed urgente rivolgere un accorato appello all’Amministrazione Comunale affinché trovi il modo di impedire una ulteriore cementificazione di terreni ancor oggi utilizzati a fini agricoli, concretizzando le proposte fatte all’IRA, stanziando se necessario appositi fondi di bilancio o predisponendo (magari anche in collaborazione con l’IRA) un progetto di ampio respiro per l’attuazione del Parco che possa in prospettiva attingere ai nuovi promessi finanziamenti europei finalizzati all’ecologia e alla salute dei cittadini (con particolare attenzione per la popolazione anziana, come rientra nei fini statutari dell’IRA…)».

Crediamo che queste considerazioni possano essere chiare anche per chi non conosce la storia pregressa di questa area (maggiori approfondimenti qui) ma ben comprende che ci troviamo di fronte a un dilemma e una scelta: meglio un parco agricolo urbano (addirittura il più esteso della Regione Veneto) oppure una colata di cemento e una ennesima villettopoli, questa volta per salvare i conti del bilancio esangue di un Ente a partecipazione pubblica?

Per noi, ovviamente, la scelta non può che essere a senso unico… E ci auguriamo che le reazioni di una consistente parte della cittadinanza padovana possa far indurre l’amministrazione ad un rapido dietrofront.

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Appello per la salvaguardia delle cave di Marocco http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/appello-per-la-salvaguardia-delle-cave-di-marocco/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/appello-per-la-salvaguardia-delle-cave-di-marocco/#respond Thu, 09 Jul 2020 20:41:18 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13901 A cura del Comitato a difesa delle ex cave di Marocco e del Comitato di Mogliano Veneto del Forum Salviamo il Paesaggio.

Sedici anni fa 2.200 cittadini moglianesi aderirono alla nostra petizione contraria alla prevista lottizzazione da 140.000 mcubi che doveva sorgere nell’area delle cave di Marocco. Riteniamo sia tornato il tempo di far emergere un pensiero consolidatosi in questi anni nei nostri concittadini e in tutti coloro che sono sensibili alle ragioni dell’Ambiente e del Paesaggio: l’area delle cave diventi un Parco della biodiversità in ragione delle centinaia di specie animali e vegetali che vi sono state censite e del paesaggio che esprimono.

Allocate in una zona strategica e ad alto insediamento urbanistico ai confini tra la provincia di Treviso e quella di Venezia, a ridosso del fiume Dese e a non grande distanza dal Bosco di Mestre potrebbero diventare dispensatrici di quei beni ecosistemici finalizzati al benessere delle persone, dell’ambiente e di un’economia sostenibile.

Nei 20 ettari da salvaguardare dal punto di vista naturalistico, gli stagni sono contornati da una vegetazione tipica delle aree umide, assieme a un’area ormai trasformata in bosco. Nei pressi dei bacini si ammira una campagna dove ancora in parte sopravvivono fossati, siepi alberate, il tutto a stretto contatto coi parchi delle Ville Venete che si affacciano sul Terraglio.

I 48.000 mcubi oggi previsti a ridosso dell’area andrebbero drasticamente ridotti se non del tutto riallocati in altra parte del nostro territorio.

Chiediamo che i bacini delle cave senili siano protetti con una fascia di rispetto che ne salvaguardi l’integrità e che l’area di proprietà’ comunale a nord delle cave diventi l’accesso pubblico al futuro parco.

Firma anche tu per la salvaguardia di un ambiente e di un paesaggio inseriti in una grande area urbana: le cave senili di Marocco a Mogliano Veneto (TV).

Qui il modulo della petizione da sottoscrivere on line.

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Decreto Semplificazioni: 130 opere strategiche per il rilancio economico. I suggerimenti del Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/decreto-semplificazioni-130-opere-strategiche-per-il-rilancio-economico-i-suggerimenti-del-consiglio-superiore-beni-culturali-e-paesaggistici/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/decreto-semplificazioni-130-opere-strategiche-per-il-rilancio-economico-i-suggerimenti-del-consiglio-superiore-beni-culturali-e-paesaggistici/#respond Tue, 07 Jul 2020 14:38:46 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13896 Nella settimana di confronto a Villa Pamphili con le parti sociali è stato corale l’appello a ridurre la burocrazia e far correre il Paese. Noi siamo sempre convinti di questa priorità e l’abbiamo realizzata con un decreto che semplifica, velocizza, digitalizza, sblocca una volta per tutte i cantieri e gli appalti“.

E’ quanto ha affermato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che considera il provvedimento appena approvato come “il trampolino di lancio di cui l’Italia ha bisogno in questo momento“.

Ma il tema della “semplificazione” deve essere attentamente valutato e applicato onde evitare che si traduca in sanatorie, condoni, situazioni di “silenzio/assenso” che indeboliscano i controlli necessari e il ruolo delle Soprintendenze.

Pubblichiamo qui il documento approvato all’unanimità dal Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici sulla semplificazione normativa e amministrativa in materia di patrimonio culturale.

CONSIGLIO SUPERIORE BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI

Osservazioni preliminari sulla semplificazione normativa e amministrativa in materia di patrimonio culturale.

Il Consiglio Superiore formula le seguenti osservazioni preliminari sulla semplificazione normativa e amministrativa in materia di patrimonio culturale, riservandosi di elaborare proposte o esprimere pareri specifici quando sarà reso noto un testo normativo da parte del Governo.

È indubbio che la semplificazione delle norme e delle procedure sia un obiettivo essenziale per il miglior funzionamento delle amministrazioni pubbliche e per l’evidente beneficio che ne deriva per gli amministrati.
È altrettanto chiaro che gli interventi di semplificazione richiedono declinazioni e contenuti diversi a seconda dei differenti settori di amministrazione.
Il settore del patrimonio culturale, comprensivo dei beni culturali e paesaggistici, necessita di un attento bilanciamento tra la necessità di semplificare e quella di non depotenziare la tutela del patrimonio, garantita dall’art. 9 della Costituzione. Semplificare non può significare mettere a rischio la protezione e la conservazione dei beni culturali e ambientali, che sono le finalità essenziali della funzione di tutela, come previsto dal codice dei beni culturali (art. 3, comma 1).
Si tratta di valori ai quali, come ha chiarito più volte la giurisprudenza costituzionale e amministrativa, va riconosciuta una “primarietà” rispetto ad altri interessi pubblici e privati, ivi compresi quelli economici (tra le altre sentenze: Corte costituzionale, n. 151/1986; Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 2222/2014).

La legislazione italiana già prevede limiti alla semplificazione in materia di beni culturali. Si pensi alle norme della legge generale sul procedimento amministrativo (n. 241/1990) che pongono un argine alle semplificazioni quando intervengano interessi pubblici collegati al patrimonio culturale: si tratta, ad esempio, delle norme sulle conferenze di servizi, sui pareri, sull’esclusione della segnalazione certificata di inizio attività e del silenzio assenso.

Per le attività istituzionali dell’amministrazione del patrimonio culturale occorre, dunque, una semplificazione particolarmente equilibrata.

  1. Esclusione di sanatorie, condoni e automatismi autorizzativi.
    Innanzitutto, una semplificazione che intenda perseguire un rapporto bilanciato con i compiti istituzionali di tutela non deve e non può:
    a) introdurre norme o regolamenti che si traducano in sanatorie o condoni di fatto che legittimino a valle violazioni di vincoli (soprattutto in ambito paesaggistico e ambientale);
    b) introdurre automatismi autorizzativi (come quello del “silenzio assenso”) o meccanismi procedimentali che riducano il peso e l’efficacia della valutazione delle Soprintendenze.
  2. Procedimenti accelerati: limiti nell’attuale situazione di carenza di organico.
    Uno strumento di semplificazione spesso invocato è quello che consiste nella riduzione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi.
    Nel settore dei beni culturali e paesaggistici va anzitutto sottolineato che ritardi e rallentamenti nell’adozione di provvedimenti sono il risultato, sovente, di procedure “corali” che coinvolgono più amministrazioni, come avviene nelle conferenze di servizi: ebbene, è risultato che in tali procedure gli organi del Ministero abbiano sempre rispettato i termini loro assegnati.
    È significativo che – come evidenziato dai titolari degli organi del MiBACT – gli uffici del Ministero, nella delicata fase della pandemia, non abbiano usufruito della norma che ha consentito la sospensione dei termini dei procedimenti (art. 103, decreto-legge n. 18/2020). Ciò è avvenuto nonostante la grave carenza di organico di cui soffre l’amministrazione dei beni culturali.
    Se si volesse ridurre la durata di alcuni procedimenti, il Consiglio Superiore si riserva di esaminare le singole proposte normative, ma intende sottolineare che abbattere “sulla carta” i tempi procedimentali non sanando le attuali e sempre più tragiche carenze di organico e l’insufficienza di strumentazioni informatiche significherebbe in molti casi pretendere l’impossibile dal personale. La riduzione dei termini rischierebbe di comportare – in numerose procedure – un ostacolo alle funzioni di tutela del patrimonio e una fonte di responsabilità ingiustificata per i dirigenti che, già in grave difficoltà per rispettare (come hanno fatto) gli attuali termini, non riuscirebbero ad osservare termini più ristretti.
  3. Liberalizzazioni amministrative e procedimenti semplificati: condizioni.
    Il codice dei beni culturali già prevede casi di liberalizzazione amministrativa, consistenti nell’esclusione di procedimenti di autorizzazione per alcuni interventi, e casi in cui è possibile utilizzare procedure semplificate. È così per la disciplina degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedure autorizzatorie semplificate contenuta nel D.P.R. n. 31/2017 (in base all’art. 146, comma 9, del codice). Se si volesse rivedere l’ambito di tali previsioni, già esteso, il Consiglio Superiore si riserva di esaminare le singole proposte normative, ma sottolinea con forza che dovrebbe trattarsi di casi in cui sia comunque certa e indubbia la non incidenza degli interventi sull’assetto
    paesaggistico.
  4. Revisione del codice dei beni culturali.
    Infine, semplificare implica anche e soprattutto rendere più chiare le norme. Il codice dei beni culturali richiede numerosi interventi di chiarificazione, specialmente delle norme sulla valorizzazione dei beni culturali e sui beni paesaggistici. Andrebbe quindi rinnovata la previsione di una delega per la revisione del codice, con principi e criteri direttivi che riguardino soprattutto le parti suindicate.

Valutazioni diverse vanno formulate con riferimento a semplificazioni che non riguardano direttamente le attività istituzionali dell’amministrazione del patrimonio culturale, ma procedure e adempimenti che comunque incidono sulle funzioni istituzionali, appesantendo l’operato dell’amministrazione. Sotto tale profilo, si rendono indispensabili alcuni significativi interventi di semplificazione.

  1. Radicale semplificazione delle norme e delle procedure di aggiudicazione dei contratti.
    In primo luogo, è assolutamente necessaria la radicale semplificazione delle norme e delle procedure per l’aggiudicazione di contratti di appalto e di concessione, facendo valere – più compiutamente di quanto avvenga oggi – la specialità della disciplina contrattuale nel settore del patrimonio culturale. Da questo punto di vista, si potrebbero, ad esempio, alleggerire le procedure di gara in favore di un più ampio utilizzo di short lists predisposte dal Ministero (previa adeguata qualificazione dei professionisti e delle imprese attraverso meccanismi trasparenti e non discriminatori).
    D’altronde, si è già segnalata da più parti, in via generale per tutti i settori di pubblica amministrazione, la necessità di semplificare sensibilmente il codice dei contratti pubblici (decreto legislativo n. 50/2016), anche alla luce delle regole in vigore negli altri Paesi dell’Unione europea, e di rimodulare le funzioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (“ANAC”).
    In ragione della pandemia, in particolare, si è prospettata una moratoria delle norme del codice e la possibilità di ampliare i casi di affidamento diretto dei contratti. È una misura che potrebbe rivelarsi utile anche nel settore del patrimonio culturale, ferma restando la necessità di un controllo a campione dell’ANAC, le cui funzioni regolatorie andrebbero per il resto ridimensionate per tutta la fase dell’emergenza sanitaria.
    Va sottolineato che l’amministrazione del patrimonio culturale ha spesso sofferto, ad esempio, di ritardi nelle procedure di rilascio e di rinnovo delle concessioni di servizi per il pubblico nei musei; o nell’aggiudicazione di contratti d’appalto per lavori e interventi su beni culturali. E ha sofferto particolarmente nella fase della pandemia, come tutte le amministrazioni pubbliche, per le gravi disfunzioni nelle forniture dei presidi elementari di sicurezza sanitaria (mascherine, guanti, sanificatori ecc.). Sono limiti che vanno assolutamente rimossi con tempestività e con fermezza.
    Potrebbe, inoltre, essere utile migliorare l’utilizzo delle piattaforme informatiche per lo svolgimento degli avvisi pubblici, con possibilità di verifica preventiva dei requisiti previsti dai diversi bandi e con modelli di autocertificazione standardizzati anche al fine di incentivare la partecipazione agli stessi avvisi.
  2. Semplificazione delle norme e delle procedure di contabilità.
    Altrettanto indispensabile si rivela la semplificazione delle norme e delle procedure di contabilità (e di controllo contabile esercitato dal MEF) che troppo spesso rallentano la definizione dei bilanci del Ministero dei beni e delle attività culturali (“Ministero”) e ritardano pesantemente l’effettiva erogazione e assegnazione di risorse finanziarie agli istituti periferici, che poi si trovano nell’impossibilità di disporre la spesa nei termini temporali imposti dalla normativa contabile. Situazione aggravatasi ulteriormente dopo le norme contabili introdotte dal 2018 (che determinano l’impossibilità di impegnare senza la disponibilità di cassa e la cessazione delle contabilità speciali).
    La farraginosa macchina contabile provoca un allungamento dei tempi che ricade pesantemente sulla capacità del Ministero e dei suoi uffici sia centrali che periferici di istituire un circolo virtuoso tra programmazione e realizzazione degli interventi, con effetti negativi anche sulla valutazione dell’operato dei dirigenti in termini di obiettivi raggiunti.
  3. Semplificazione degli obblighi informativi esterni ed interni.
    Una terza semplificazione da realizzarsi con urgenza riguarda l’alleggerimento degli oneri e degli obblighi informativi che gravano su tutte le amministrazioni pubbliche (in base al decreto legislativo n. 33/2013) e pesano particolarmente sul MiBACT e su tutti gli istituti di cultura che spesso non hanno personale dedicato a questi compiti. Si tratta di obblighi di pubblicazione di numerosi dati relativi all’organizzazione, al personale, ai procedimenti, alle retribuzioni, agli incarichi. Ne risulta spesso un sovraccarico informativo. Gli obblighi potrebbero avere ad oggetto essenzialmente la pubblicazione di informazioni-chiave sulle funzioni istituzionali specifiche attribuite agli organi dell’amministrazione, in termini di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, di qualità dei servizi erogati al pubblico, di promozione della fruizione collettiva dei beni.
    Altrettanto gravosi, ed effettuati con linguaggi e criteri di rilevazione che mal si attagliano alle effettive attività degli uffici del Ministero, risultano i monitoraggi interni delle attività in relazione agli obiettivi assegnati ai dirigenti. Una semplificazione anche di questo strumento sarebbe più che opportuna.

In definitiva, una semplificazione che non depotenzi la capacità di assolvere efficacemente alla missione istituzionale dell’amministrazione richiede:

  1. Che siano sanati i vuoti ormai assolutamente inaccettabili di personale, in particolare di funzionari e dirigenti, vuoti che stanno decretando la chiusura di interi uffici con la conseguente cessazione di ogni attività di tutela sui territori.
  2. Che siano semplificati radicalmente i procedimenti contrattuali, le procedure e le norme contabili e gli oneri informativi dai quali è gravata l’amministrazione.
  3. Che si forniscano agli uffici gli strumenti informatici ormai imprescindibili per poter operare, ovvero: banche dati dei vincoli, aggiornate e interoperabili a livello nazionale; banche dati del patrimonio tutelato; digitalizzazione degli archivi delle Soprintendenze con particolare riguardo ai fascicoli dei soggetti e dei beni tutelati; piena informatizzazione delle comunicazioni con i cittadini e con le altre amministrazioni.
  4. Che si lavori in un’ottica interistituzionale per una ricomposizione e velocizzazione dei procedimenti che vedono coinvolte più amministrazioni (come le VIA e le Conferenze di servizi): questo risultato non si ottiene rendendo il ruolo del Ministero ancor più ininfluente di quanto già sia stato fatto con norme precedenti, introducendo cioè un ulteriore abbattimento dei tempi previsti per l’intervento delle Soprintendenze (che costituisce, a norma di legge, una minima porzione del tempo totale impiegato per l’adozione dei provvedimenti), ma pretendendo, anche con strumenti cogenti, una reale collaborazione e un corrispettivo rispetto dei tempi da parte delle altre amministrazioni coinvolte nel procedimento.
  5. Che nel rapporto con i cittadini, gli enti e le imprese non si tenda a “mettersi in un angolo” come un ospite scomodo, ma si operi secondo una visione di tutela partecipata e condivisa che faccia sentire tutti i soggetti coinvolti (siano essi proprietari, possessori, detentori, fruitori di beni culturali o comunità) non solo portatori di interessi specifici ma anche di un interesse pubblico generale che ognuno deve contribuire a difendere e tutelare.

La complessità della situazione, resa ancor più emergenziale dagli effetti della pandemia, richiede un impegno di largo respiro, per la cui realizzazione potrebbe essere necessario il ricorso a strumenti normativi speciali, da adottarsi in nome di quella “eccezione culturale” che ha già giustificato, anche a livello europeo, l’adozione di misure imprescindibili a tutela del patrimonio culturale.

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Monza: l’ombra di 3 alti casermoni sul vialone storico della Villa Reale http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/monza-lombra-di-3-alti-casermoni-sul-vialone-storico-della-villa-reale/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/monza-lombra-di-3-alti-casermoni-sul-vialone-storico-della-villa-reale/#respond Mon, 06 Jul 2020 09:43:14 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13893

L’ultima variante del progetto che interessa l’area storica dell’ex feltrificio Scotti su Viale Cesare Battisti a Monza prevede un aumento delle altezze. Più appartamenti, più traffico e una profonda ferita al patrimonio storico a cui si oppongono cittadini e comitati, anche con una petizione online.

Giornate intense di mobilitazione e azione

Subito dopo la pubblicazione della documentazione che ha reso noti i contenuti della variante al Programma Integrato di Intervento (P.I.I.) dell’ “Ex Feltrificio Scotti” di via C. Battisti a Monza, i cittadini si sono mobilitati. Dal passaparola ai banchetti, la consapevolezza del rischio incombente e la determinazione dei residenti più vicini all’area in questione, ha fatto nascere il Comitato Residenti Area Scotti che ora cresce raccogliendo numerosi cittadini interessati a collaborare e appoggiare le iniziative del gruppo. La segnalazione è arrivata anche alla nostra redazione e diversi giornali hanno iniziato ad occuparsi della vicenda.

Un primo successo, forse inaspettato e per questo ancora più incoraggiante , è quello della petizione NO AI CASERMONI SU VIALE CESARE BATTISTI DI MONZA lanciata lo scorso 28 giugno che, in una settimana ha superato le 1.800 firme. Un numero che può crescere perchè è ancora possibile firmare su change.org a questo link.

Durante la conferenza stampa del 3 luglio 2020 Antonella Gaddi, referente del comitato, ha sottolineato la criticità di un progetto, ormai avviato da tempo, su cui però si può ancora intervenire chiedendo, molto chiaramente, una riduzione del numero dei piani.

Cosa sta succedendo?

L’iter del Programma Integrato di Intervento (P.I.I.) è iniziato nel 2015. Nel 2018 alcune modifiche proposte avevano iniziato a cambiare la fisionomia dell’intervento che era già stato approvato in consiglio comunale. Ora con la modifica dello scorso maggio si propone un aumento della superficie residenziale, riducendo quella per il terziario e il commerciale. Ma soprattutto si staglia all’orizzonte un aumento considerevole delle altezze degli edifici che da 4 passano a 5 e “crescono” rispetto a quanto inizialmente previsto. 5 casermoni, così sono già stati giustamente ribattezzati, di cui 3 da oltre 32 metri, con più di 140 nuovi appartamenti.

L’intervento previsto porterà quindi più appartamenti e sicuramente più guadagno per i proponenti, ma senza dubbio meno sostenibilità e meno rinaturalizzazione, principi che in realtà dovrebbero prevalere per la salute dei cittadini e per l’interesse pubblico. Ma ci saranno soprattutto conseguenze preoccupanti sulla vivibilità e sul traffico (auto in ingresso e in uscita si concentreranno su un’unica via) in una zona già congestionata che lo stesso Rapporto Preliminare definisce come un contesto che risulta “molto denso e urbanizzato“.

In più verrà profondamente modificata un’area dall’importante valore storico e paesaggistico. Perché, come si ricorda nella petizione, il viale Cesare Battisti, o meglio il vialone, “è vincolato con decreto ministeriale del 1965, è parte fondamentale della storia di Monza e ne verrebbe completamente snaturato il suo significato oltre che la sua forma e la visione prospettica di collegamento ideale con Vienna secondo i disegni originali del Canonica“.

I cittadini residenti nella zona ma non solo, hanno compreso da subito il rischio di “una ferita al patrimonio storico culturale e paesistico della città, che ne cambierà per sempre l’immagine“. E’ vivo il ricordo di un’altro intervento che 10 anni fa circa aveva già profondamente cambiato quella zona come ancora oggi si può vedere: il centro commerciale Auchan del Rondò dei Pini

Rischia di sparire anche la memoria storica di un’area, quella dell’ex feltrificio, caratterizzata dalla presenza della ciminiera, che per il comitato è un bene storico da mantenere e recuperare insieme ai capannoni. Di questo elemento, che da sempre caratterizza la zona, era inizialmente prevista la conservazione. La variante prevede invece l’eliminazione quasi totale.

Ci chiediamo: ben venga il recupero di un’area degradata, ma questo deve per forza coincidere con un’inopportuno sovrasfruttamento? Con la motivazione di risolvere una situazione di degrado e abbandono, si può giustificare questa corsa verso l’alto? Crediamo proprio di no. Così facendo non si arresta il consumo di suolo. Lo si riduce, solo formalmente, rispetto alla precedente proposta, pagando però questa scelta in termini di impatto visivo e sostanziale. Sarebbe più opportuno tener conto del notevole patrimonio immobiliare sfitto e dei tanti progetti incompiuti, alcuni di questi ricordati dal comitato in conferenza. In più l’effettivo andamento demografico cittadino non giustifica, dal punto di vista dell’interesse pubblico, questo aumento.

Non c’è solo l’area Scotti

Per l’intervento in questione è stata avviata la procedura di verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica. Entro il 28 luglio quindi c’è un’altra fase importante, quella della presentazione delle osservazioni al Programma Integrato di Intervento su cui il comitato e gli ambientalisti sono già al lavoro.

Il nuovo Comitato Residenti Area Scotti si aggiunge ad una realtà di movimenti, molto attivi e ben coordinati sia a livello cittadino che provinciale.

Perchè le minacce al paesaggio e al territorio sono tante. Lo ricorda Giorgio Majoli del coordinamento delle associazioni e dei comitati. «Ci sono altri piani in itinere, molti caratterizzati da questa corsa verso il cielo, insostenibile dal punto di vista paesaggistico e ambientale» aggiunge Majoli «Dai 50 m (16 piani) del bosco verticale previsto in Via Ugo Foscolo ai 12 piani sull’area dell’ex Buon Pastore di via Cavallotti, vincolata dalla Soprintendenza come bene monumentale». Solo per citare due delle tante “vertenze urbanistiche” che interessano il capoluogo della provincia più urbanizzata d’Italia.

Da qualche settimana è in corso un’altra importante battaglia che da Monza interessa i comuni limitrofi e, per i benefici ambientali che potrebbe avere, tutta la provincia. Quella per l’adesione del Comune di Monza al Parco Locale di interesse Sovracomunale Grubria. Si tratta di aree agricole, verdi e libere minacciate da interventi di cementificazione come il deposito della futura linea metropolitana M5.

Luca D’Achille@LucaDAchille

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News dall’Europa http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/news-dalleuropa/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/news-dalleuropa/#respond Fri, 03 Jul 2020 16:40:46 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13890

Settantatreesimo appuntamento per il Bollettino degli Angeli del Suolo, strumento di informazione del Gruppo Suolo Europa (GSE) del nostro Forum Salviamo il Paesaggio pubblicato lo scorso 1° luglio.
Il numero, come sempre, si snoda attraverso diversi temi che collegano esperienze in atto in Italia e in Europa e racconta il prezioso lavoro di Rattan Lal, scienziato del suolo americano di origine indiana, autore di premiate ricerche che consentono di comprendere come l’agricoltura no-tillage, le colture di copertura, i residui delle colture, la pacciamatura e l’agro-forestale possano ripristinare i terreni degradati, aumentando la materia organica sequestrando carbonio atmosferico nel suolo e aiutando a combattere l’innalzamento dei livelli di anidride carbonica nell’aria.

Ecco il ricco sommario del Bollettino degli Angeli del Suolo numero 73:

Percorsi didattici sul territorio in Veneto.
Comitato di Salviamo il Paesaggio di Cislago.
GNDE (Società Civile) ≠ GNE (Commissione Europea): Proposte di cambiamento del comportamento.
La macchina europea si è messa in moto.
Associazione In Loco (Portogallo) progetto “Prato Certo”.
La scienza del suolo al di là del Covid19 di Rattan Lal.

Il bollettino può essere scaricato da qui.

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Torre Salsa: riserva sprecata… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/torre-salsa-riserva-sprecata/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/torre-salsa-riserva-sprecata/#respond Fri, 03 Jul 2020 10:24:36 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13888 A cura di Mareamico Agrigento.

Da diverso tempo la riserva di Torre Salsa è stata abbandonata a se stessa.
Strade crollate e mai ripristinate, sentieri e trazzere impraticabili persino a piedi, rendono impossibile la fruizione di un bene che è di tutti.

La cartellonistica informativa è illeggibile in quanto deteriorata dagli elementi. La pesca di frodo con reti all’interno dello specchio d’acqua protetto rimane una pratica diffusa. Sono state pure danneggiate le boe calate in mare che delimitavano l’area marina interdetta alla pesca e alla navigazione. Il fuoco imperversa facendo danni enormi alla gariga e alla preziosa vegetazione di palme nane.

Si registrano altresì, a pochi metri dalla riserva di Torre salsa ed in pieno SIC, diversi locali costruiti sulle dune, in sfregio di tutte le normative e le direttive nazionali ed europee sulla tutela di questo particolare e delicato ambiente.

Ecco il video:

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DL Semplificazioni: Italia Nostra dice no al “condono” e alle norme sul DPR 380/2001 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/dl-semplificazioni-italia-nostra-dice-no-al-condono-e-alle-norme-sul-dpr-380-2001/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/dl-semplificazioni-italia-nostra-dice-no-al-condono-e-alle-norme-sul-dpr-380-2001/#respond Fri, 03 Jul 2020 10:15:07 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13885 DL Semplificazioni: per Italia Nostra un no assoluto al “condono” e alle norme sul DPR 380/2001. Fondamentale sarebbe invece definire le migliaia di situazioni di condoni pregressi che giacciono negli uffici dei comuni d’Italia prima di dar vita a nuovi provvedimenti.

La politica ha sicuramente il dovere di rilanciare l’economia nazionale. Rientra pure sicuramente tra le azioni da compiere la semplificazione delle procedure burocratiche. Troppo spesso gli appesantimenti della burocrazia derivano da prassi e non principalmente da regole e vi è la necessità di rivedere le procedure, che determinano rallentamenti nei passaggi burocratici, per le singole amministrazioni pubbliche. Sono indispensabili, ad esempio, specifici accordi organizzativi tra le singole amministrazioni pubbliche coinvolte, che mirino a snellire i cosiddetti passaggi endoprocedimentali.

Il condono mascherato nel provvedimento determinerà l’inevitabile adattamento della pianificazione urbanistica alle progressive esigenze delle attività edilizie abusive, riducendola al mero catasto degli abusi edilizi.
E’ invece a una diversa forma mentis delle pubbliche amministrazioni che occorre lavorare, concependo la direzione degli uffici pubblici come la conduzione funzionale di una macchina al servizio del Paese, adeguata e opportunamente implementata, che renda un servizio pubblico realmente efficiente e, in tal modo, efficace al perseguimento dell’obiettivo contingente e futuro di rilancio dell’economia.

I problemi si risolvono con un efficientamento della macchina pubblica e con la più giusta riorganizzazione e retribuzione dei suoi apparati. Non agevola certo la motivazione dei pubblici funzionari permettere loro di procedere ad affidamenti pubblici senza adeguate procedure di selezione, con una discrezionalità pericolosa e solo teorica, laddove la politica vorrà interferire con le decisioni degli stessi.

Il provvedimento in discussione apre scenari inquietanti e addirittura criminogeni rispetto a ulteriori delitti contro il patrimonio pubblico che non potranno non riverberarsi sulle ricchezze del nostro Paese riconosciute dall’umanità intera.

Luigi De Falco, Vicepresidente nazionale Italia Nostra

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Impianti da sci per 12,8 milioni nel Parco del Sirente-Velino. Ricorso al TAR di 5 associazioni http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/impianti-da-sci-per-128-milioni-nel-parco-del-sirente-velino-ricorso-al-tar-di-5-associazioni/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/impianti-da-sci-per-128-milioni-nel-parco-del-sirente-velino-ricorso-al-tar-di-5-associazioni/#respond Fri, 03 Jul 2020 10:08:02 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13883 Attacco alla Natura del Parco del Sirente-Velino: 5 associazioni presentano ricorso al TAR contro l’autorizzazione per 3 seggiovie e 7 nuove piste per lo sci.

12,8 milioni di euro di fondi pubblici del masterplan destinati ad uno scempio.

LIPU, SOA, SLO, MW e CAI: vogliono sbancare con le ruspe un sito di interesse comunitario con specie rarissime, distruggendo habitat protetti a livello europeo.

In epoca di cambiamenti climatici bisogna puntare sulla riconversione del turismo e non sulla devastazione del patrimonio naturale.

Cinque associazioni ambientaliste, LIPU, Salviamo L’Orso, Mountain Wilderness, Stazione Ornitologica Abruzzese e Club Alpino Italiano hanno depositato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per chiedere l’annullamento del provvedimento con cui la Regione Abruzzo ha autorizzato la costruzione di 3 nuovi impianti di risalita e di 7 nuove piste per lo sci nel cuore del Parco Naturale del Sirente-Velino, Zona di Protezione Speciale a livello europeo.

Il ricorso, fondato su ben diciassette motivi, chiede anche l’annullamento della Valutazione di Incidenza Ambientale sull’impatto dell’intervento su specie ed habitat di interesse comunitario, relazione approvata direttamente dal Comune di Ovindoli, che è anche proponente del progetto, nonché dell’Autorizzazione Paesaggistica, rilasciata sempre dal Comune di Ovindoli dietro un parere favorevole della Soprintendenza, a detta dei ricorrenti assolutamente superficiale.

Il progetto, invece di puntare sulla progressiva riconversione del turismo dello sci, anche in considerazione del riscaldamento globale in atto che limita sempre di più questa forma di attività d’impresa con il declino delle nevicate, è fondato esclusivamente sull’uso di ben 12,8 milioni di euro di fondi pubblici del Masterplan. Scommette, quindi, su un turismo, quello dello sci, che ha un impatto ambientale enorme su aree di grande valore ambientale che potrebbero essere valorizzate altrimenti con attività legate al trekking, al turismo in bicicletta, alla cura della salute sostenendo i servizi per i cittadini, agevolando le produzioni agricole e zootecniche fino a ristrutturare l’esistente nei Borghi, supportare il piccolo commercio e adeguare tutti i servizi di base dalla depurazione, in condizioni critiche nella Marsica, al contenimento delle perdite nella distribuzione dell’acqua. A nulla sono valsi gli appelli e le proposte, fatte per tempo, per utilizzare anche questi fondi nella direzione di sviluppare assieme alle imprese queste forme di turismo realmente sostenibile.

Basterà dire che il progetto prevede lo sbancamento con le ruspe con conseguente distruzione di oltre 10 ettari di rarissimi habitat tutelati a livello europeo. tra cui addirittura due prioritari, e la conseguente sottrazione di habitat a specie protette a livello continentale, dall’Orso bruno all’Aquila reale passando per il Grifone. Inoltre l’area è una delle pochissime zone idonee nel Parco ad accogliere la reintroduzione del Camoscio d’Abruzzo, prevista dal Piano d’Azione nazionale per la Specie approvato anni fa dal Ministero dell’Ambiente.

Nelle prossime settimane in una conferenza stampa le associazioni presenteranno un dossier sulla vicenda.

LEGA ITALIANA PROTEZIONE UCCELLI
STAZIONE ORNITOLOGICA ABRUZZESE ONLUS
CLUB ALPINO ITALIANO
SALVIAMO L’ORSO
MOUNTAIN WILDERNESS

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La nuova Strategia Forestale Nazionale, l’ennesima occasione persa per rivedere un sistema allo sbando http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/la-nuova-strategia-forestale-nazionale-lennesima-occasione-persa-per-rivedere-un-sistema-allo-sbando/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/07/la-nuova-strategia-forestale-nazionale-lennesima-occasione-persa-per-rivedere-un-sistema-allo-sbando/#comments Fri, 03 Jul 2020 09:59:50 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13881 È stata presentata la bozza di nuova Strategia Forestale Nazionale (SFN) per i prossimi 20 anni, su cui si è appena conclusa la consultazione pubblica.

Il GUFI – Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, insieme a USB – Unione Sindacati di Base e alle associazioni Grig – Gruppo Intervento Giuridico, ISDE Italia – Medici per l’ambiente, Italia Nostra Toscana, Italia Nostra Abruzzo, Italia Nostra Friuli Venezia Giulia, Italia Nostra Marche, Italia Nostra ABC Alleanza Bene Comune – La Rete, ALTURA – Associazione per La Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro habitat, CODACONS, Atto Primo: salute, ambiente e cultura, Comitato Tutela Alberi Bologna e Provincia, European Consumers, Forum Ambiente e Salute Lecce, Lipu Grosseto, Lupus in Fabula, Liberi Pensatori a Difesa della Natura, STAI-Stop Taglio Alberi Italia – Comitato Coordinamento Nazionale, CISDAM (Centro Italiano Studi e Documentazione per gli Abeti Mediterranei), Ecoistituto Abruzzo, Mila Donnambiente, Le Majellane e Centro Parchi Internazionale, esprimono una forte delusione per i contenuti e gli obiettivi del documento. Le associazioni firmatarie, bocciando l’impianto della Strategia nel suo complesso, hanno trasmesso al Ministero le seguenti osservazioni.

Nella Strategia prevale un indirizzo economico di sfruttamento estrattivo delle risorse (in particolare per la fornitura di biomassa per il settore energetico), trattando le foreste come infrastrutture produttive. La SFN, al di là di qualche frase fatta sulla protezione dell’ambiente, fa propri gli assunti del TUFF – Testo Unico Forestale: vede nell’espandersi della superficie dei boschi italiani un problema e spinge per una maggiore “manutenzione” degli stessi in un’ottica di gestione attiva. Una gestione ad alto impatto ambientale già ora ampiamente praticata, le cui conseguenze sono la riduzione della biodiversità e un maggiore rischio idrogeologico. L’assimilazione della Gestione Forestale Sostenibile con la Gestione Attiva nella Strategia è impropria e viola la normativa internazionale, e non viene bilanciata da norme a salvaguardia dell’ambiente.

L’approccio ecologico dichiarato è solo di facciata, non c’è la ricerca di un equilibrio fra produzione e tutela delle foreste. L’effettiva partecipazione è impedita in quanto la proposta di SFN non indica in modo chiaro e trasparente i propri presupposti e le sue reali priorità. In particolare mancano dati certi sulla reale consistenza del patrimonio forestale nazionale, sull’entità delle utilizzazioni e sul loro andamento nell’ultimo decennio, senza i quali una programmazione forestale perde di senso. Il Green Deal Europeo viene ignorato, in quanto la SFN è stata proposta senza attendere le nuove strategie europee, quella sulla Biodiversità, nonché la nuova strategia forestale europea prevista per il 2020. Il quadro normativo di riferimento ignora la Legge sulle Norme in materia di domini collettivi e non è stata considerata nelle valutazioni di coerenza e coordinamento la strategia nazionale per le aree interne (SNAI).

La Strategia non tiene in conto del ruolo fondamentale (nel contesto della crisi climatica): della silvicoltura intesa come ecologia applicata di ispirazione naturalistica e sistemica; del restauro forestale; di aree di monitoraggio permanenti; delle aree ad accrescimento naturale e indefinito; del ruolo delle comunità locali e della necessità di distinguere tra aree produttive ed aree conservative, tra ecoservizi ed ecobenefici. Gli ecobenefici dovrebbero essere tutelati slegandoli da questioni economiche. Appaiono travisate le competenze in materia di AIB (Anti Incendio Boschivo) ed il ruolo della Legge quadro in materia di incendi boschivi e non risulta al riguardo alcun coordinamento con i ministeri competenti e la Protezione Civile. Manca una reale analisi di copertura finanziaria.

Il documento appare quindi prematuro e la consultazione pubblica dovrà essere riproposta. I problemi del settore forestale sono conseguenza di anni di politiche sbagliate che hanno delegato alle Regioni la gestione del patrimonio boschivo: le leggi variano grandemente da Regione a Regione, con un caos normativo che si traduce in una mancanza di visione a lungo termine. È necessario armonizzare le normative e le strutture regionali fra loro secondo una logica unitaria, per uscire dall’anarchia nella quale versa il settore forestale e si devono riorganizzare i servizi e gli uffici regionali sul territorio secondo livelli standard omogenei.

La gestione del patrimonio forestale pubblico e dei boschi privati “abbandonati”, degli alvei dei fiumi, delle aree in dissesto idrogeologico e dell’antincendio boschivo deve essere affidata ad agenzie multiservizi regionali pubbliche, dotate di strutture tecniche adeguate, che devono operare attraverso una programmazione annuale. Alle stesse si potrebbe anche affidare il servizio di irrigazione agricola svolto attualmente dai consorzi regionali, con un contratto di servizio unitario a livello regionale attraverso la cessione dell’acqua agli agricoltori a un prezzo politico, differenziato sulla base degli effettivi consumi e della redditività delle colture. Solo queste entità pubbliche fornirebbero le necessarie garanzie sul corretto impiego delle risorse e beni pubblici e sulla gestione di boschi e terreni abbandonati nell’interesse esclusivo della collettività, al pari dell’acqua e degli altri beni comuni, nelle quali ricollocare e riorganizzare il personale delle soppresse comunità montane, dei consorzi di bonifica, e di quello impiegato per questi servizi presso le strutture regionali e provinciali, nelle quali assumere e far lavorare stabilmente centinaia di persone in ogni regione, soprattutto delle aree interne, dove maggiore è l’abbandono del territorio e la disoccupazione.

L’Italia non si può permettere di perdere altri 20 anni per porre rimedio ad una situazione che continua a peggiorare sempre di più: l’incremento continuo di incendi, frane e alluvioni che interessano il territorio sono una prova evidente dei cambiamenti climatici in atto e richiedono l’adozione di scelte coraggiose e non più procrastinabili. Scelte che considerino i benefici ecosistemici e mirino alla conservazione del patrimonio boschivo e non a incentivarne lo sfruttamento. La pubblica amministrazione deve ritornare alla sua funzione istituzionale originaria, che non è certo quella produttiva finalizzata a massimizzare i ricavi immediati, svendendo il valore del patrimonio forestale pubblico fin qui accumulato.

Tratto da: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2020/06/27/la-nuova-strategia-forestale-nazionale-lennesima-occasione-persa-per-rivedere-un-sistema-allo-sbando/?fbclid=IwAR1UD0rYbQgh7jGAuZYyLPvpMXVZjmOHUiADu0ZLrrwRBXxZWT8413GKJb4

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