www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Wed, 23 May 2018 20:20:46 +0200 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.5 In tutta Italia si moltiplicano le iniziative per illustrare la Proposta di Legge del nostro Forum http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/in-tutta-italia-si-moltiplicano-le-iniziative-per-illustrare-la-proposta-di-legge-del-nostro-forum/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/in-tutta-italia-si-moltiplicano-le-iniziative-per-illustrare-la-proposta-di-legge-del-nostro-forum/#respond Wed, 23 May 2018 20:19:49 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11987 Le oltre mille associazioni e comitati che compongono il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio hanno iniziato il necessario lavoro capillare per portare gli obiettivi e i contenuti della nostra Proposta di Legge Popolare “NORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI“ in ogni angolo del nostro Paese.

Già da qualche settimana, infatti, le iniziative pubbliche territoriali per illustrare e spiegare i dieci articoli della nostra proposta normativa nazionale (e aprire un fondamentale dibattito anche nelle sedi locali) hanno preso luce in diverse regioni e nelle prossime settimane molti appuntamenti sono già annunciati in Sicilia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio e un po’ ovunque.

Nelle Marche, l’associazione Oltrelasiepe ha partecipato alla IV edizione del Festival “HeartH – Il linguaggio e le vie della Terra” tenutosi a Piticchio di Arcevia il 18, 19 e 20 maggio con risultati positivi sia di affluenza che di varietà e qualità delle iniziative (Maurizio Pallante del Movimento Decrescita Felice, Massimo Baldini sull’esperienza di produzione sostenibile Natural Color Culture, Franco Arminio e il senso del paesaggio …).

A conclusione si è svolto l’incontro “I cittadini protagonisti nella tutela del suolo e del paesaggio” in cui i relatori Riccardo Picciafuoco e Paolo Berdini (nella foto) hanno illustrato le motivazioni ed il contenuto della proposta di Legge di iniziativa popolare elaborata dal Forum Salviamo il Paesaggio, registrando il positivo coinvolgimento del pubblico.
É stata così avviata sul territorio la campagna di informazione e sensibilizzazione in vista della possibile futura raccolta di firme.
Un sentito grazie ai due relatori presenti, capaci di illustrare in termini semplici una materia così complessa, e a tutti coloro che hanno contribuito all’elaborazione del testo.

Un piccolo ed importante esempio da imitare, perchè questa nostra iniziativa normativa “dal basso” vuole innanzitutto coinvolgere tutti i cittadini (anche – e soprattutto – quelli meno avvezzi al linguaggio della pianificazione urbanistica) e non limitarsi ad un dibattito tra tecnici o tra tecnici e politici.

Quando parliamo di suolo, c’è di mezzo la vita, la nostra vita …

 

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Il 24 maggio è il Giorno del Sovrasfruttamento ecologico dell’Italia http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/il-24-maggio-e-il-giorno-del-sovrasfruttamento-ecologico-dellitalia/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/il-24-maggio-e-il-giorno-del-sovrasfruttamento-ecologico-dellitalia/#respond Wed, 23 May 2018 09:48:05 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11984 E’ la data in cui le risorse naturali del nostro pianeta si esaurirebbero, se tutti vivessero come gli italiani.

 

Secondo i dati del Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale di ricerca ambientale, se tutta la popolazione mondiale avesse lo stesso stile di vita e gli stessi consumi degli italiani, il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra cadrebbe il 24 maggio.

Il “Giorno del Sovrasfruttamento della Terraindica per ogni anno la data in cui l’umanità ha finito di consumare tutte le risorse che il nostro pianeta è in grado di produrre in quello stesso anno: questi calcoli sono basati sull’indicatore ambientale detto “Impronta ecologica” …

L’Impronta ecologica misura la domanda annuale dell’umanità di risorse naturali e può essere confrontata con la biocapacità, che misura la capacità della Terra di rigenerare tali risorse in un anno.

Il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra per l’Italia è calcolato attribuendo l’Impronta ecologica di un Italiano medio a tutta la popolazione mondiale e quindi confrontandola con la biocapacità globale.

Se tutti gli abitanti della Terra consumassero le risorse come fanno gli Italiani, avremmo bisogno di 2,6 pianeti Terra“, ha dichiarato Mathis Wackernagel, Ph.D., CEO e co-fondatore del Global Footprint Network. “Ma chiaramente abbiamo solo una Terra a disposizione, e non adattarsi ai suoi limiti diventa un rischio per tutti noi. Se il nostro pianeta ha dei limiti, l’ingegno dell’uomo sembra non averne. Vivere secondo le capacità del nostro pianeta di sostenerci è tecnologicamente possibile, economicamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro più florido. Costruire un futuro sostenibile per tutti deve essere la nostra priorità“.

Quasi ogni anno, il Giorno del Sovrasfruttamento cade sempre prima nel calendario e questo succede a partire dai primi anni ’70, quando l’umanità ha iniziato a vivere in deficit ecologico.
Gli effetti del deficit ecologico globale stanno diventando sempre più evidenti in forma di deforestazione, erosione del suolo, perdita degli habitat naturali e della biodiversità, accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera e cambiamento climatico.

Con un valore pro capite di 4,3 ettari globali (o gha), noi Italiani abbiamo un’impronta ecologica decisamente superiore alla media Mediterranea (3.2 gha pro capite), sebbene inferiore a quella dei Francesi (4,7 gha pro capite), e maggiore di quella degli Spagnoli (3,8 gha pro capite). Tutto ciò è dovuto principalmente al settore dei trasporti e al consumo di cibo. Agire su queste due sfere di attività quotidiane darebbe quindi le più alte possibilità di invertire la tendenza e ridurre l’impronta degli italiani.

L’odierno lancio della versione italiana del Footprint calculator consente agli italiani di scoprire come le proprie attività quotidiane influenzino la loro impronta ecologica, ovvero il consumo di risorse naturali. Il Global Footprint Network ha lanciato il nuovo Footprint Calculator su http://www.footprintcalculator.org/it in collaborazione con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena, fondazione toscana di origine bancaria che svolge attività filantropica a servizio della propria comunità di riferimento.

Speriamo che il nuovo Footprint Calculator italiano diventi uno strumento utile per aumentare la consapevolezza sulla sostenibilità tra studenti, genitori e insegnanti coinvolti nei nostri programmi educativi, come sCOOL FOOD e il progetto di cittadinanza globale FMPS“, ha dichiarato Davide Usai, CEO di FMPS. “Crediamo fermamente che il Calculator sia un potente strumento per consentire a sempre più persone in Italia di cercare soluzioni per la sostenibilità.”

L’Impronta ecologica di una persona rappresenta la misura di superficie di pianeta produttiva necessaria a fornire tutto ciò che la persona stessa richiede alla natura, compresi la produzione di cibo, fibre e legno, le aree per le infrastrutture urbane e l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica dovute all’utilizzo di combustibili fossili.

Oltre a misurare l’impronta ecologica di un individuo, lo strumento presentato oggi consente agli utenti di determinare il proprio Giorno del Sovrasfruttamento della Terra, ovvero la data in cui le risorse che il pianeta produce in un intero anno verrebbero esaurite se tutta la popolazione mondiale vivesse secondo il suo stile di vita. Nel 2017, il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra è stato il 2 agosto, quindi se il Giorno del Sovrasfruttamento di un utente cade prima del 2 agosto significa che la sua impronta personale sulla natura è superiore alla media globale. Se invece cade prima del 24 maggio significa che l’impronta di quell’utente è superiore a quella di un italiano medio.

Divertente e dinamico, il Footprint Calculator esorta inoltre gli utenti a posticipare il loro personale Giorno del Sovrasfruttamento nel calendario, facendo comprendere la responsabilità che essi hanno rispetto alla loro personale impronta ecologica, suggerendo soluzioni di sostenibilità e incitandoli a condividere questi risultati sui social media con l’hashtag #MoveTheDate.

Oltre 1 milione di persone in tutto il mondo, tra cui un grande numero di studenti ed insegnanti, hanno utilizzato il Footprint Calculator del Global Footprint Network da quando è stato lanciato il 2 agosto dello scorso anno nella nuova versione ottimizzata per dispositivi mobili.

Il Calculator si basa sulla metodologia e sui dati più aggiornati del Global Footprint Network, che si occupa di misurare l’impronta ecologica e la biocapacità di oltre 200 nazioni e regioni dal 1961 ad oggi. I risultati di questi calcoli, basati sui dati delle Nazioni Unite, sono disponibili gratuitamente sulla piattaforma online disponibile all’indirizzo http://data.footprintnetwork.org.

Informazioni su Global Footprint Network
Il Global Footprint Network sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le proprie risorse naturali e risponde ai cambiamenti climatici attraverso:

METODI DI MISURA semplici, significativi e modulabili;

IDEE OPERATIVE per il consumo e la disponibilità di risorse naturali;

STRUMENTI ed ANALISI per informare e guidare decisioni consapevoli.

 

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Coltiviamo la terra non le cave http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/coltiviamo-la-terra-non-le-cave/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/coltiviamo-la-terra-non-le-cave/#comments Mon, 21 May 2018 21:15:17 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11981

Foto tratta da: http://www.leccenews24.it/attualita/cava-estrazione-argilla-alezio-comitato-salviamo-arpa.htm

di Marcello Seclì, Presidente Italia Nostra – Sezione Sud Salento.

Finalmente, dopo qualche decennio di ritardo la Regione Puglia ha rimediato ad un problema che attendeva di essere risolto senza “condizionamenti” cioè quello dell’aggiornamento delle tariffe sui materiali di cava. Era questa infatti una situazione a dir poco scandalosa per la quale la lobbies dei cavatori ha trovato per molti anni la “tolleranza” negli ambienti regionali e per cui le tariffe sui materiali estratti altro non erano se non delle elemosine.

Ci auguriamo che, con l’approvazione della Delibera n. 589 del 5 aprile u.s., la Giunta regionale Pugliese abbia voluto avviare un percorso che, oltre all’aspetto tariffario, possa riguardare anche quello autorizzativo concernente l’apertura e l’allargamento delle cave.

Per quanto la categoria possa sbraitare, resta il fatto che il territorio pugliese (quello salentino in particolare) non può continuare a tollerare come se nulla fosse l’imperversare di una attività che non trova più alcuna ragione di esistere in quanto il territorio (risorsa sempre più limitata) è stato abbondantemente e oltre l’inverosimile cavato per ricavare i più diversi materiali inerti che nella maggior parte (trasformati e non) vengono esportati. Non è, nè può più essere questa, un’economia che può definirsi sostenibile se è vero come è vero che in Puglia sono attive circa 400 cave di cui oltre cento nel Salento, senza parlare di quelle non più attive che ammontano ad un altro centinaio.

Il Salento è diventato sempre più un territorio lunare; se si guardano le foto satellitari sono rari i comuni in cui non compare un grande buco nel terreno (per non parlare di quelli ricolmi di rifiuti) che – tra l’altro – dovevano essere risanati e messi in sicurezza e che invece sono luoghi spettrali e depredati.

Per questo il territorio non può essere oggetto di assalto come continua ad avvenire in molte parti del Salento con attività che, tra l’altro, risultano insalubri sia nella fase estrattiva sia in quella di trasformazione (cementifici o calcestruzzi); i dati dell’ISPRA riportati nel Rapporto ambientale 2017 (così come quelli degli anni precedenti) ce lo dicono chiaramente: bisogna fermare assolutamente il consumo del suolo e, se l’innalzamento delle tariffe può servire anche a questo (oltre che a ristabilire un giusto rapporto di fiscalità), ben venga il provvedimento della Regione.

D’altronde, essendo il comparto edile in forte contrazione, l’alternativa non è altro che quella di riconvertire uno dei settori più critici della filiera, proprio quello estrattivo, indirizzandolo magari allo sviluppo del settore agricolo, alla riqualificazione ambientale e alla rinaturalizzazione di tutte le cave che attendono da decenni di essere bonificate e messe in sicurezza, non fosse altro per rimediare – se pur parzialmente – alle tante ferite inferte ad un territorio che oramai sta collassando.

Sono proprio i momenti di crisi che possono e devono farci ripensare (a partire dalle Istituzioni) sulle soluzioni da adottare, che non possono assolutamente essere le stesse che ci hanno portato al fallimento; pena, veramente, il tracollo.

E’ quello che si sta avvenendo, ad esempio, in questi tempi ad Alezio in cui gli amministratori, le associazioni, le aziende agricole ed agrituristiche e i cittadini sono mobilitati perché non venga autorizzata l’apertura di una cava di argilla funzionale alla produzione di cemento.

E’ giunto il momento di modificare un modello di sviluppo dei decenni passati che non risponde assolutamente ai parametri della sostenibilità, tanto decantata da tutti (magari dalle stesse aziende estrattive che – strumentalmente – utilizzano il termine “ambiente” nella loro denominazione), ma che di fatto stenta ad essere messo in atto.

In questa direzione il ruolo degli Enti pubblici è fondamentale per indicare la strada per uno sviluppo che –insieme alla tutela delle risorse naturali e del paesaggio – possa garantire la ripresa economica e la qualità della vita.

 

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Cava Solter: il Comitato di Casorezzo non abbassa la guardia http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/cava-solter-il-comitato-di-casorezzo-non-abbassa-la-guardia/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/cava-solter-il-comitato-di-casorezzo-non-abbassa-la-guardia/#respond Tue, 15 May 2018 20:27:30 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11979 A cura del Comitato Salviamo il Paesaggio Casorezzo.

La campagna mediatica di Solter ci sta parecchio divertendo. E’ un vecchio stratagemma usato dalle aziende che pur di fare il loro business pretendono addirittura di spiegarne le buone ragioni alla gente che li osteggia, dichiarando disponibilità al dialogo.

Lo fece 26 anni fa la Progesam a Buscate quando Gregorio Paonessa propose ai vertici politici (che rifiutarono) una “gestione sociale controllata” della discarica e si mise a piantare salici e betulle nel fondo cava con attaccato un cartello che diceva: “Questo è uno dei 300 alberi che pianteremo nella Cava Sant’Antonio, parte di un investimento di due miliardi, destinato al recupero di un’area degradata e a cancellare non solo una ferita della terra ma anche il ricordo di una discarica. Progesam a Buscate con responsabilità“; addirittura un elicottero sganciò una pioggia di volantini: “Oggi a Buscate pianteremo i primi alberi (…). Se prevarrà il buon senso e comincerà il dialogo, Buscate avrà la prima discarica in Italia a «Gestione Sociale Controllata». Noi siamo del partito del buon senso”.

Allora nessuno cadde nella retorica del dialogo: non i cittadini di Buscate che compatti lo rifiutarono, senza se e senza ma, cacciando inoltre gli amministratori locali proni alla mediazione; non i capaci politici dell’epoca che, osteggiando la creazione di quella discarica, ponevano le basi per la raccolta differenziata in Lombardia.

Guardando i video dello show di Bella ci pare però che abbia un po’ esagerato infilando una serie di inesattezze, facilmente confutabili, sulla gestione dei rifiuti e i ripristini dell’area.
Basterebbe leggere il Rapporto ISPRA 2017 sui rifiuti speciali e ascoltare l’inchiesta di Fanpage Bloody Money. Siamo disponibili a illustrarglieli entrambi, a lui e al vero padrone del vapore cioè Bernardino Filipponi di Vibeco (ex Daneco).

Se con le loro spiegazioni speravano in una “benevolenza critica” alla Giovanni Toti devono ricredersi: nessuna benevolenza e nessuna critica costruttiva. Non si può. Il calcolo di mortalità prematura dovuta a disfunzione bionomica dell’area è, a oggi, pari a 26,34 ab/anno e su questa cifra l’area dell’ATEg11 incide per 1,35 ab/anno. Cioè, oltre 13 persone moriranno prima del previsto nei prossimi 10 anni, nel solo territorio di Busto Garolfo-Casorezzo, a causa dell’ambito estrattivo ATEg11.

In questa area è necessario prevenire, ma anche curare. Subito.

 

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Sversamenti nel Lago d’Orta, Legambiente chiede l’applicazione della legge sugli ecoreati http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/sversamenti-nel-lago-dorta-legambiente-chiede-lapplicazione-della-legge-sugli-ecoreati/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/sversamenti-nel-lago-dorta-legambiente-chiede-lapplicazione-della-legge-sugli-ecoreati/#respond Mon, 14 May 2018 22:14:05 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11977 “Auspichiamo si faccia piena luce sullo sversamento di inquinanti nel Lago d’Orta e confidiamo che chi ha commesso questo delitto contro l’ambiente paghi in modo esemplare”.

E’ questo l’appello di Legambiente a una settimana dall’ennesimo grave sversamento di residui di lavorazione di cromatura e soda caustica nel Lago d’Orta, nella frazione Pascolo, a San Maurizio d’Opaglio (NO). Un episodio che rischia di compromettere parte del liming, il grande e innovativo progetto di bonifica svolto con successo sul lago sotto il coordinamento e la guida scientifica del CNR-ISE a partire dal 1989.

Il Lago d’Orta è una perla dal punto di vista ambientale e paesaggistico ed è la prova di come l’impegno congiunto di diversi enti negli anni abbia portato al miglioramento dell’ecosistema lacustre -sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Oggi però il fragile ecosistema lacustre viene messo di nuovo in pericolo da imprenditori senza scrupoli. Per questo facciamo appello alle autorità competenti affinché si faccia tutto il possibile per assicurare alla giustizia i responsabili di questi sversamenti, applicando la nuova legge 68/2015 sugli ecoreati che ha introdotto cinque nuovi reati ambientali tra cui quello di disastro ambientale che prevede la reclusione da 5 a 15 anni”.

Questo grave reato ambientale -aggiunge Massimiliano Caligara, presidente del circolo di Legambiente Gli Amici del Lagoci riporta drammaticamente negli anni 60/70, prima dell’introduzione della legge Merli del 1976 per la protezione delle acque dall’inquinamento. Periodi bui per l’ambiente, quando le industrie elettrogalvaniche e chimiche del territorio scaricavano liberamente le loro acque inquinate contenenti rame, cromo, nichel e zinco, riducendo il lago a uno specchio d’acqua privo di vita. Ora, tutto ciò è inaccettabile, i liquami derivanti dalle fasi di sgrassaggio delle cromature, contenenti soda caustica in alte concentrazioni, tensioattivi, agenti complessanti ed altre molecole dannose per l’ambiente, sversati, rischiano di vanificare i risultati e gli investimenti economici in uno dei più importanti progetti di bonifica a livello globale effettuati in un lago. Auspichiamo che i responsabili vengano presto identificati e chiamati a rispondere di questo deterioramento significativo dello stato delle acque e dei danni causati all’ecosistema lacustre”.

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Salviamo il demanio civico di Rocca d’Evandro http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/salviamo-il-demanio-civico-di-rocca-devandro/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/salviamo-il-demanio-civico-di-rocca-devandro/#respond Mon, 14 May 2018 21:10:27 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11973 di Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato un ricorso al Commissario per gli Usi Civici per la Campania e il Molise per mantenere più di 18 ettari di terreno nel demanio civico (legge n. 1766/1927 e s.m.i., regio decreto n. 332/1928 e s.m.i., legge regionale Campania n. 11/1981 e s.m.i.) del Feudo Vandra, a Rocca d’Evandro (CE).

Infatti, la Regione Campania (Direzione generale del Dipartimento Salute e Risorse Naturali – Direzione generale per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; UOD Foreste), con la determinazione n. 27 del 19 giugno 2017 ha accolto la richiesta del Comune di Rocca d’Evandro per la sdemanializzazione e la successiva vendita a diverse Ditte che vorrebbero acquistare lotti all’interno del locale piano per gli investimenti produttivi (P.I.P.).

A giudizio del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, non sussistono le condizioni per giungere a un mutamento delle condizioni d’utilizzo dei terreni a uso civico e a una successiva alienazione, perché quei terreni non hanno perso le loro caratteristiche naturali: sono tuttora boschi e radure, assegnati alla categoria “A” (boschi, pascoli), destinati per legge a permanere nel demanio civico per la fruizione collettiva (art. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.), pur essendo stati inclusi (1996), con ben poco buon senso, nel piano investimenti produttivi (P.I.P.) di Rocca d’Evandro.

Non è la prima volta che il Gruppo d’Intervento Giuridico interviene, su segnalazione di residenti piuttosto preoccupati, per difendere il demanio civico del Feudo Vandra e il locale parco urbano: nel giugno 2012 cercò di scongiurare una variante al piano urbanistico comunale che puntava alla riperimetrazione del locale Parco Urbano di Interesse Regionale, istituito con deliberazione Giunta regionale della Campania del 29 luglio 2005, n. 1044, fondamentalmente per aprirvi una cava di basalto.

Nel novembre 2010 sempre in difesa della piccola area naturale protetta, anche allora a rischio “rimpicciolimento” sempre per iniziative di degrado del contesto ambientale locale.

Nel giugno 2016 un nuovo ricorso per la difesa del demanio civico del Feudo Vandra ancora contro tentativi di sdemanializzazione.

Nel marzo 2017 si riuscì a scongiurare la realizzazione, sempre sulle terre collettive, di un centro di trattamento per i rifiuti.

Ora, però, anche i singoli cittadini possono essere protagonisti per la difesa dei propri diritti di uso civico: il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus mette a disposizione un modulo per inoltrare autonomamente il ricorso al Commissario per gli usi civici, basta chiederlo all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

L’associazione Gruppo d’Intervento Giuridico onlus auspica un intervento solerte del Commissario per gli Usi Civici per la Campania e il Molise che dichiari la permanenza dei diritti di uso civico in favore della collettività locale.

Salviamo il bosco del Feudo Vandra!

Ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com

 

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Salgono a 400 i pesticidi ricercati e arrivano a 259 quelli trovati nelle acque italiane http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/salgono-a-400-i-pesticidi-ricercati-e-arrivano-a-259-quelli-trovati-nelle-acque-italiane/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/salgono-a-400-i-pesticidi-ricercati-e-arrivano-a-259-quelli-trovati-nelle-acque-italiane/#respond Mon, 14 May 2018 07:44:24 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11971 A cura di Ispra-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Nelle acque superficiali, il glifosate, insieme al suo metabolita AMPA, è l’erbicida che presenta il maggior numero di superamenti e sono ricercati in 5 regioni (nel biennio precedente erano monitorati solo in Lombardia).
Nel 2016, infatti, entrambe le sostanze risultano superiori agli standard di qualità ambientale per le acque (SQA) previsti dalla norma rispettivamente nel 24,5% e nel 47,8% dei siti monitorati per le acque superficiali …

Degna di nota anche la presenza di altri erbicidi, come nel caso del metolaclor, che supera i limiti nel 7,7% dei punti di monitoraggio e del suo metabolita metolaclor-esa, che tuttavia è ricercato solo in Friuli Venezia Giulia e che supera i limiti nel 16% dei siti, nonché del quinclorac, superiore ai limiti nel 10,2% dei casi. Tali valori dimostrano l’opportunità di estendere in maniera uniforme il monitoraggio anche in altre Regioni.

Nel complesso, salgono a quasi 400 le sostanze ricercate in Italia. La situazione è differente tra regione e regione ed e’ indispensabile incrementare il monitoraggio riguardo a nuove sostanze indicate dalle linee guida dell’ISPRA.
In generale, sono 35.353 i campioni di acque superficiali e sotterranee analizzate in Italia nel biennio 2015-2016, per un totale di quasi 2 milioni di misure analitiche e 259 sostanze rilevate (erano 224 nel 2014).

Nel 2016, in particolare, sono stati trovati pesticidi nel 67% dei 1.554 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 33,5% dei 3.129 punti delle acque sotterranee, con valori superiori agli SQA nel 23,9% delle acque superficiali e nel 8,3% delle acque sotterranee. Gli erbicidi, in particolare, rimangono le sostanze riscontrate con maggiore frequenza principalmente per le modalità ed il periodo di utilizzo che ne facilita la migrazione nei corpi idrici, ma aumenta significativamente anche la presenza di fungicidi e insetticidi.

Sono i dati dell’ultimo Rapporto ISPRA “Pesticidi nelle Acque, che in questa edizione presenta i risultati relativi al biennio 2015-2016 sulla base dei dati provenienti dalle Regioni e dalle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Tra gli obiettivi vi è anche quello di avere notizie rispetto ad eventuali effetti negativi che in futuro possono essere considerati per migliorare l’efficacia delle autorizzazioni.
Si sottolinea che, nonostante un notevole incremento dell’attività di monitoraggio e nonostante l’evoluzione dei metodi analitici – con un aumento della copertura territoriale, del numero di campioni e delle sostanze cercate – le sostanze responsabili della maggior parte dei superamenti normativi (come il glifosate e l’AMPA, l’ATRAZINA-desetildesisopropil o il metolachlor ESA per citare alcuni esempi), non sono ricercate omogeneamente sul territorio nazionale.

Nelle acque sotterranee, 260 punti (l’8,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti.
Anche in questo caso le sostanze che maggiormente hanno superato il limite sono gli erbicidi atrazina desetil desisopropil, glifosate e AMPA, bentazone e 2,6-diclorobenzammide, l’insetticida imidacloprid, i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil.

La maggior presenza di pesticidi si riscontra nella pianura padano-veneta, dove le indagini sono generalmente più approfondite (in termini di numerosità dei campioni e di sostanze ricercate); nelle regioni del nord, infatti, si concentra più del 50% dei punti di monitoraggio della rete nazionale. Nel resto del paese la situazione resta ancora abbastanza disomogenea: non sono pervenute, infatti, informazioni dalla Calabria e in altre Regioni la copertura territoriale è limitata, così come resta limitato, nonostante l’aumento, il numero delle sostanze ricercate.

Sempre a livello regionale, la presenza dei pesticidi interessa oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento. Nelle acque sotterrane è particolarmente elevata in Friuli 81%, in Piemonte 66% e in Sicilia 60%. Si precisa che dove il dato è superiore alla media, c’è stata un’ottimizzazione del monitoraggio in termini di punti di prelievo, che si concentrano in modo particolare nelle aree dove vi è più presenza di pesticidi, nonché in termini di numero di sostanze analizzate oltre che di miglioramento delle prestazioni analitiche.

Si segnala, dopo oltre dieci anni di diminuzione, un’inversione di tendenza nelle vendite di prodotti fitosanitari, che nel 2015 sono state pari a 136.055 tonnellate, comunque inferiori alle 150.000 del 2002 (anno in cui si è avuto il massimo). Significativo invece il calo delle vendite dei prodotti tossici e molto tossici che nel periodo di riferimento segnano un -36,7% rispetto al massimo di oltre 5.000 tonnellate raggiunto in passato. La media nazionale delle vendite riferite alla Superficie Agricola Utilizzata (SAU) è pari a 4,6 kg/ha. Si collocano al di sopra: Veneto con oltre 10 kg/ha, Provincia di Trento, Campania ed Emilia Romagna che superano gli 8 kg/ha e Friuli-Venezia Giulia 7,6 kg/ha.

Alla diminuzione delle vendite però non corrisponde un’analoga diminuzione della frequenza di pesticidi nelle acque. Nel periodo 2003-2016, infatti, oltre al numero delle sostanze trovate aumentano anche i punti interessati dalla presenza di pesticidi che sono cresciuti di circa il 20% nelle acque superficiali e del 10% in quelle sotterranee. La ragione va cercata nel’aumento dello sforzo di monitoraggio e della sua efficacia, ma anche nella persistenza delle sostanze e nella risposta complessivamente molto lenta dell’ambiente, in particolare nelle acque sotterranee. I benefici della diminuzione delle vendite di pesticidi si potranno vedere solo in futuro.

Infine, i piani di monitoraggio vengono redatti sulla base dell’analisi delle pressioni: di conseguenza, i fitosanitari vengono ricercati e molto spesso trovati prevalentemente in corpi idrici a rischio per le diffuse pressioni agricole.

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L’Isola di Bergeggi: svenduta al turismo! http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/lisola-di-bergeggi-svenduta-al-turismo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/lisola-di-bergeggi-svenduta-al-turismo/#respond Mon, 14 May 2018 07:21:56 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11969

Foto tratta da: http://www.prolocobergeggi.it

di Franco Zunino, Segretario Generale AIW-Associazione Italiana per la Wilderness.

L’Isola di Bergeggi, una perla della costa ligure, proposta come Riserva Naturale da Franco Zunino nel lontano 1967 e 1971 e poi inserita tra le aree protette della Regione Liguria nel 1977 ed infine dichiarata Riserva Naturale Regionale nel 1985 con il solito vicolo impositivo. L’isola è in realtà di proprietà privata. Quest’anno essa è stata presa in affitto dal Comune di Bergeggi per un periodo di vent’anni per finalità turistiche, ovviamente dichiaratamente con l’impegno che le attività che saranno poste in essere siano rispettose dell’ambiente (ci mancherebbe anche che non lo avessero scritto!); impegno che però sarà difficile da mantenere date le modeste estensioni dell’isola (soli 8 ettari) e per il suo stato rupestre.

Già si parla di migliorare (che certamente finirà per significare “ampliare“!) il porto di attracco, e poi: sentieri e varie iniziative “addomesticanti” il suo aspetto selvaggio (come non pensare a spiazzi per panchine e punti panoramici… verso la costa!). E, soprattutto ed ovviamente, si parla di finanziamenti pubblici per supportare il tutto (si noti bene, su una proprietà privata che tra vent’anni ritornerà ai legittimi proprietari!): in pratica, un isolotto di pochi ettari che andrebbe acquistato dalla Regione per conservarlo integralmente come semplice scenario godibile dalla costa e dal mare (che poi è il modo migliore per apprezzarne la bellezza!), sarà trasformato in un ricettacolo di turisti che andranno là a vedere il nulla selvaggio che non è nulla di più di quello che un tempo erano molti tratti di costa (poi stravolti dalle costruzioni!), per visitare il quale sarà inevitabile la realizzazione di sentieri ex novo, anche per rendere fruibili quei luoghi che altrimenti non possono esserlo per la pericolosità del luogo stesso: e allora, addio isola selvaggia, trasformata in un circo equestre per turisti a beneficio di chi la gestirà, sia dalla costa sia dall’isola, per organizzarvi le visite! E così ancora una volta la Liguria manterrà fede al suo “genovesismo”, dove il vile danaro è l’unico scopo da raggiungere!

Mentre la cosa più saggia da farsi sarebbe acquisirla al patrimonio pubblico per poterne conservare integralmente il suo valore naturalistico (vi vivono anche rarità floristiche e zoologiche che il turismo non potrà che danneggiare) e scenografico, come l’isolotto meriterebbe.
E c’è da scommettere che gli stanziamenti che anno dopo anno saranno dati al Comune per la sua gestione (e manipolazione!) finiranno per superare ampiamente l’ipotetico prezzo del suo ipotetico acquisto!

Bergeggi va conservata, non valorizzata!

Il suo valore già lo possiede, e tutti ne possono godere dalla costa: non salendo sull’isola per guardare la costa!

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Il Tar del Lazio accoglie il ricorso delle Mamme no inceneritore http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/il-tar-del-lazio-accoglie-il-ricorso-delle-mamme-no-inceneritore/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/il-tar-del-lazio-accoglie-il-ricorso-delle-mamme-no-inceneritore/#respond Sat, 12 May 2018 21:52:03 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11967 A seguito di un ricorso presentato anche dalle Mamme no inceneritore, il Tar regionale del Lazio, ancora una volta, ha bocciato la politica del Governo in materia di rifiuti e inceneritori.

La nuova sentenza è stata depositata dal Tar del Lazio lo scorso 8 maggio, e “con questa ordinanza – si legge in una nota – viene sospeso, per la seconda volta in pochi giorni, il giudizio contro il DPCM attuativo dell’articolo 35 (il cosiddetto Sblocca Italia) e si rimanda alla Corte di Giustizia Europea la decisione in merito. Il Tribunale del Lazio infatti rileva parecchi dubbi di compatibilità con le direttive europee, anche sotto il profilo del mancato rispetto dei principi di tutela ambientale e per questo accetta il nostro ricorso e rimanda la decisione finale alla Corte di Giustizia Europea. Con questa nuova ordinanza, il Tar regionale del Lazio rende di fatto inapplicabile l’articolo 35 dello Sblocca Italia con cui il Governo pensava di imporre la costruzione di 8 nuovi inceneritori in Italia (tra cui quello di Firenze)”.

Il testo di questa nuova ordinanza lo trovate qui.

Tratto da: https://www.piananotizie.it/inceneritore-il-tar-del-lazio-accoglie-il-ricorso-delle-mamme-no-inceneritore/

 

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Geotermia e ministri uscenti, ultimi colpi di coda prima che la nave affondi http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/geotermia-e-ministri-uscenti-ultimi-colpi-di-coda-prima-che-la-nave-affondi/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/05/geotermia-e-ministri-uscenti-ultimi-colpi-di-coda-prima-che-la-nave-affondi/#respond Fri, 11 May 2018 16:50:38 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11964 A cura del Comitato Difensori della Toscana.

Sono passati più di due mesi dalle elezioni del 4 marzo 2018 e forse pochi di noi si rendono conto di una cosa: finchè non verrà formato un nuovo governo i vecchi ministri piazzati da Renzi, Gentiloni ed ex maggioranza varia, resteranno al loro posto e nella distrazione generale potranno continuare a fare quello che vogliono, anche emettere decreti a favore di lobbies amiche e portare a termine iniziative di ogni tipo, anche dannose per l’ambiente. In questo periodo di transizione tra un governo e l’altro questi ministri potrebbero fare ancora molti danni. Ripensandoci, forse era stato previsto anche questo. Confezionata una legge elettorale perditempo, ogni giorno di ritardo nella formazione del governo è un giorno in più nei posti di potere per coloro che restano in carica. Questi individui possono così completare quanto era già stato programmato dal loro gruppo politico/economico ignorando il fatto di essere stati bocciati dagli Italiani ed insistendo nel perseguire i propri obiettivi.

Ne è un esempio il DECRETO 29 marzo 2018 che porta le firme del ministro dell’Ambiente Galletti e del ministro dello Sviluppo Economico Calenda. I curriculum di tali personaggi purtroppo parlano da soli (Galletti era il commercialista di Casini…, Calenda riguardo al Tap ha detto “i tubi in Puglia passeranno, certo che passeranno…” ).

Analizziamo il decreto cominciando dal titolo.

“Modalità di verifica delle condizioni per il riconoscimento, nell’ambito degli schemi di incentivazione alle fonti energetiche rinnovabili, di premi e tariffe speciali per gli impianti geotermici che utilizzano tecnologie avanzate con prestazioni ambientali elevate.”

Già il titolo butta fumo negli occhi:Le tecnologie avanzate con prestazioni ambientali elevate” in realtà non esistono. Quando si parla di centrali ad emissioni libere la tecnologia utilizzata è per forza di cose vecchia. Le “prestazioni ambientali” inoltre sono negative, infatti Enel ogni anno versa al Cosvig circa 30 milioni di euro di compensazioni ambientali. Con le “modalità di verifica” escogitate dal decreto le centrali dotate dei famigerati filtri Amis potranno far incassare ad Enel altri soldi pubblici in più pur continuando l’inquinamento.

Mentre l’Italia sta vivendo un periodo storico di grave crisi economica qualcuno ha confezionato questo decreto per regalare ancora più soldi pubblici a chi inquina con la geotermia. Lo riteniamo un insulto ai cittadini e agli imprenditori che rispettano l’ambiente.

In un nostro recente post avevamo parlato del principio “Chi inquina paga”, torniamo ora sull’argomento cercando di approfondirlo.

Talvolta la sete di denaro spinge i vertici dei grossi gruppi industriali a fare scelte nefaste per l’ambiente con conseguenti danni agli sfortunati territori che vengono presi di mira. Per ostacolare la ricerca di profitto a danno dell’ambiente sarebbe sufficiente tassare pesantemente i gestori degli impianti inquinanti. Chi inquina troppo andrebbe tassato così tanto da costringerlo a cambiare. Chi inquina meno dovrebbe pagare comunque cifre importanti. Le pratiche industriali inaccettabili devono essere disincentivate e le attività produttive devono essere indirizzate verso il solo utilizzo di tecnologie pulite.

Con questo decreto ministeriale succede l’esatto contrario. Oggi chi inquina con la geotermia invece di essere tassato viene incentivato con i fondi riservati alle rinnovabili pulite, e se mette un filtro di dubbia efficacia, che utilizza la soda caustica, viene addirittura premiato con ulteriori tariffe speciali. Inutile ricordare che i soldi degli incentivi e dei premi speciali li mettono i cittadini.

Analizziamo la parte del decreto che riguarda le centrali in attività: l’articolo 4.

Art. 4. Premio per l’abbattimento di almeno il 95% del livello di idrogeno solforato e di mercurio

A rigor di logica, per tutelare la salute dei cittadini, un impianto che emette idrogeno solforato e mercurio oltre a numerose altre sostanze inquinanti, che in questo decreto non vengono nemmeno citate, dovrebbe essere chiuso. L’inquinamento da geotermia invece non viene nemmeno tassato, ma premiato. In Italia i cittadini fanno fatica ad arrivare a fine mese e qualsiasi scelta fatta dal governo in tema di distribuzione di soldi pubblici dovrebbe essere validamente motivata. In questo caso a noi sembra di essere di fronte ad un enorme sperpero di soldi pubblici. Nel documento non sono state citate tutte le sostanze inquinanti perché sarebbe stato uno scandalo ipotizzare dei premi. Le migliaia di tonnellate di ammoniaca emessa, per esempio, producono ancor più danni ambientali e sanitari dell’idrogeno solforato. E l’arsenico? E gli altri veleni? Di che razza di “tecnologie avanzate” parliamo se questi filtri consumano migliaia di tonnellate di soda caustica e riescono ad interagire solo su due sostanze, per giunta in modo poco affidabile? Es. di comunicazioni fermo impianti

Ma sfogliando il decreto l’assurdo deve ancora venire. Leggendo “abbattimento di almeno il 95% del livello di idrogeno solforato e di mercuriouna persona onesta penserebbe: essendo due sostanze completamente diverse verrà misurato l’abbattimento dell’ idrogeno solforato, poi verrà misurato l’abbattimento del mercurio e solo se entrambe le due sostanze risulteranno abbattute ognuna per almeno il 95% avranno il pretesto per poter premiare, per quanto sia ingiusto, un inquinatore. Non è così… viene astutamente creata confusione affinché l’inquinatore possa vincere facilmente, e vi spieghiamo come.

Nell’allegato 1 presente nel decreto vengono confuse per bene le carte in tavola riguardo alle uniche due sostanze inquinanti su cui i filtri Amis riescono parzialmente ad agire: il mercurio (Hg) e l’idrogeno solforato detto anche acido solfidrico (H2S).

Il mercurio, che tra i due a parità di peso è quello molto più pericoloso in quanto ne basta un microgrammo per inquinare un litro d’acqua, viene emesso in quantità spaventose nonostante siano presenti i famigerati filtri Amis. Tra tutte le 35 centrali si parla di una tonnellata e mezza l’anno. Quantità che è stata da noi stimata consultando i dati Arpat degli ultimi dieci anni.

Le emissioni dell’acido solfidrico si aggirano invece sulle 5000 tonnellate l’anno (dati Enel). Per rendere l’idea, una centrale dotata di filtri potrebbe emettere in un’ora dieci kg di acido solfidrico e due grammi di mercurio.

Il problema che si poneva per gli inquinatori a caccia di premi è che questi filtri non possono mai fermare il mercurio con percentuali superiori al 95% anche perchè nelle centrali i filtri vengono installati sulla linea dei gas non condensabili ed il mercurio, non essendo un gas e non trovandosi sotto forma di vapore al 100%, si mescola in percentuale variabile ai liquidi di condensa che lo trascinano fino alle torri evaporative. Da lì in parte finisce in cielo.

La soluzione per non perdere il premio si trova nell’allegato 1. Se il mercurio viene considerato equivalente all’acido solfidrico, la tonnellata del primo viene inglobata nelle 5000 tonnellate del secondo. Con una formuletta matematica opportuna le due sostanze vengono accomunate anche se l’acido solfidrico è migliaia di volte più abbondante in peso del mercurio. Invece di considerare i flussi di massa singoli è stato creato il “flusso di massa (m) della specie «i» (H2S e Hg)”. In questo modo il mercurio scompare nel flusso di massa totale e la percentuale finale la fa l’acido solfidrico da solo, che è più abbondante, meno pericoloso e più facile da filtrare.

A favore del rialzo del farlocco coefficiente di abbattimento, al fine di portarlo al di sopra del 95%, nella formula troviamo inserita al denominatore della frazione anche la parte di fluido geotermico che alla turbina nemmeno ci arriva, la cosiddetta fase liquida. Tale parte di fluido, presente in alcune aree, viene deviata e reiniettata nel sottosuolo essendo inutilizzabile ai fini della produzione di energia (mi2).

Mancava solo questa. Ci vengono a raccontare che il separatore fa parte dell’impianto di produzione mentre invece è solo uno smistatore piazzato a valle dei pozzi di produzione e a monte dei pozzi di reiniezione e della turbina. Il fluido in ingresso in centrale è solo il vapore. La parte in fase liquida è ininfluente. E’ il vapore che produce energia. La fase liquida semmai è in ingresso nei pozzi di reiniezione, non in centrale, e rimane confinata nel circuito chiuso dei vapordotti e delle tubazioni per essere reimmessa nel sottosuolo da dove è stata prelevata. Sarà una coincidenza, ma in qualche centrale dell’Amiata dove sono più abbondanti i veleni è anche più abbondante la fase liquida, variabile discutibile che aggiunta opportunamente alla formula fa vincere ancor più facilmente i premi.

Lasciamo a chi legge le conclusioni ricordando alcune cose:

la posta in gioco supera gli 80 milioni di euro.

Il decreto che per primo ha parlato dei premi è stato firmato da Corrado Clini e da Corrado Passera nel 2012.

I controlli sulle centrali vengono eseguiti da Arpat, i cui vertici sono stati scelti dal PD.

Nel CDA di Enel siede Alberto Bianchi che è il cassiere della fondazione di Renzi.

 

Già pubblicato qui.

 

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