www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Mon, 13 Jan 2020 17:15:57 +0100 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.8 Procoio, nota le differenze (Ostia Antica-Roma) http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/procoio-nota-le-differenze-ostia-antica-roma/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/procoio-nota-le-differenze-ostia-antica-roma/#respond Mon, 13 Jan 2020 17:10:20 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13487

Testo e immagini di Susanna Vecchioni.

Le aree verdi e archeologiche tra Ostia Antica, Ostia Lido e Castel Porziano rientrano nella Riserva naturale statale del Litorale romano, istituita il 29 marzo 1996 con Decreto del Ministro dell’Ambiente. Nel medesimo ambito, dove è garantita “la salvaguardia dei preziosi valori naturalistici e storico-archeologici” che dovrebbe impedire o controllare l’ulteriore crescita dei nuclei abitati, sono comprese anche altre aree situate tra Fiumicino, Ponte Galeria, Infernetto, Acilia, Vitinia, Casal Palocco, il parco urbano di Castel Fusano e le dune di Capocotta. In particolare il decreto impone divieti di caccia, di danneggiamento della flora spontanea e di circolazione con mezzi fuoristrada nelle zone individuate dallo strumento legislativo.

La grande distesa agricola e selvosa che costeggia a sinistra la via del Mare, tra Ostia Antica e l’ingresso a Ostia Lido, è costituita dalle aree dette di Pianabella e di Procoio.
La Riserva naturale statale del Litorale Romano (compresa Procoio) è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), rientra nel sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Macchia Grande di Focene e Macchia dello Stagneto” (codice IT6030023) ai sensi della direttiva Habitat (n. 92/43/CEE).

La Tenuta di Procoio-Pianabella è un comprensorio di proprietà privata ampio circa 350 ettari (dei quali 200 di pineta e di macchia mediterranea e 130 di coltivazioni); parte dalle ultime case di Ostia Lido, nei pressi di via dei Promontori, e arriva fino a ridosso del Parco di Castel Fusano verso sud e alla Via del Mare a nord. La Pineta di Procoio è definita nella zonizzazione della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, come “area di tipo 1 di massima tutela (art. 2 del Decreto istitutivo della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano)”. La parte agricola, con i campi segnati da filari di eucaliptus e pino, costituisce un tipico esempio di paesaggio agrario della Riserva Naturale.

I campi sono delimitati verso Sud, al confine con l’abitato di Ostia, da una pineta di impianto artificiale a pino domestico, con qualche esemplare di pino marittimo e di pino d’Aleppo. Adiacente alla pineta troviamo una lecceta con diversi esemplari di sughere, alcune addirittura centenarie. Questo albero, che predilige zone ad alta piovosità, nei pressi della foce del Tevere è praticamente assente a causa del terreno calcareo, ad eccezione della Tenuta di Procoio. Qui infatti gli strati argillosi (praticamente impermeabili all’acqua) con il passare del tempo sono saliti in superficie e con il conseguente affioramento della falda acquifera hanno permesso la creazione di un habitat naturale favorevole alla sughera. Il sottobosco presenta una vegetazione molto rigogliosa, con cespugli di mirto, cisto giallo delle sabbie, corbezzolo, lentisco e fillirea. La fauna è pressoché la stessa che si trova nel Parco di Castel Fusano, e si presta per un ottimo birdwatching soprattutto per la presenza di zone coltivate che ne caratterizzano l’avifauna.
Abbiamo uno dei boschi misti scampati alla cementificazione scellerata, alle bonifiche, alle concessioni edilizie e commerciali che si sono perpetuate negli anni, un luogo che custodisce una ricchezza ecosistemica dal valore inestimabile.

Il taglio boschivo in corso sembra in relazione con un piano di prevenzione incendi proposto dalla Proprietà Aldobrandini e approvato con nullaosta dell’Organo di gestione della Riserva naturale statale del Litorale Romano del febbraio 2019, previ vari pareri positivi condizionati da parte della Commissione di riserva della Riserva naturale statale del Litorale Romano al termine di lunga e complessa procedura.
Negli ultimi mesi dello scorso anno 2019, tali azioni sono state ripetutamente denunziate alla Magistratura, alle Autorità competenti e sulla stampa, ad opera degli abitanti locali e delle Associazioni attive nella zona, data la crescente preoccupazione per l’incombente sfacelo paesaggistico ed ecologico di questo importante settore della Riserva del Litorale.

Più di uno sono stati i sopralluoghi che hanno evidenziato un’attività lontana da quella relazionata all’origine.
In uno di questi era presente il Professor Franco Tassi che scrive:

“Lo spettacolo è impressionante: più che di taglio, si dovrebbe parlare di pesante devastazione della Pineta con Macchia mediterranea, senza alcuna regola, tecnica o logica accettabile. Sono stati abbattuti o malamente danneggiati splendidi alberi sani di Pino a ombrello (Pinus pinea), Pino marittimo (Pinus pinaster), Leccio (Quercus ilex) e persino Sughera (Quercus suber), radendo al suolo senza scrupolo sottobosco e macchia, scorticando i tronchi e strappandoli dal suolo con mezzi meccanici. Questo intervento, che ha interessato non soltanto il livello arboreo, ma anche quello arbustivo, erbaceo e muscinale, è stato effettuato con pesanti mezzi cingolati anzichè gommati, aprendo ovunque piste e varchi. Risulta quindi scomparsa gran parte della Flora del sottobosco, che comprendeva un ricco campionario di essenze Mediterranee, tra cui Cisto (Cistus albidus, Cistus incanus), Ginepro (Juniperus phoenicea), Fillirea (Phillyrea angustifolia), Corbezzolo (Arbutus unedo), Alaterno (Rhamnus alaternus), Lentisco (Pistacia lentiscus) , Erica multiflora (Erica multiflora), Mirto (Mirtus communis), e numerosi fiori, come varie specie di Composite, Orchidee e Ofridi, tra cui va segnalata la bella e rara Ophrys lutea.
Le conseguenze sulla fauna protetta appaiono drammatiche, come è stato dimostrato dai resti di animali morti: Porcospino (Erinaceus europaeus), Volpe (Vulpes vulpes), Tartaruga terrestre (Testudo hermanni) e altri Rettili, Anfibi nonché, tra gli Invertebrati, Coleotteri, Lepidotteri, Ortotteri e Imenotteri di molte specie.
L’effetto sull’ecosistema è stato a dir poco dirompente, causando anche altre conseguenze assai gravi: come l’allontanamento del Capriolo (Capreolus capreolus) e la distruzione di tane di Istrice (Hystrix cristata), Tasso (Meles meles) e altri Mustelidi, e di una gran quantità di nidi di Uccelli, tra cui Picchio verde (Picus viridis), Picchio rosso maggiore (Dendrocopus major), Picchio rosso minore (Dendrocopus minor), Merlo (Turdus merula), Torcicollo (Jynx torquilla), Rampichino comune (Certhia brachydactila), Scricciolo (Troglodytes troglodytes), Saltimpalo (Saxicola torquatus), Occhiocotto (Sylvia melanocephala), Cinciallegra (Parus major), Cincia mora (Periparus ater), Cincia bigia (Poecile palustris), Cinciarella (Cyanistes caeruleus), Codibugnolo (Aegytalos caudatus), Gazza (Pica pica), Ghiandaia (Garrulus glandarius) e, fatto di estrema gravità, della splendida e vulnerabile Ghiandaia marina (Coracias garrulus).
Ma un altro danno assai grave è stata la completa devastazione dell’ambiente retrodunale, che con i suoi acquitrini e ristagni permanenti di acqua e umidità ospitava non solo una importante flora idrofila e igrofila, ma rappresentava la zona ideale di rifugio per numerose specie di animali a rischio estinzione, tra cui spiccano i Coleotteri adefagi (dei generi Carabus: rossii, alysidotus, granulatus interstitialis, bayardi, violaceus, morbillosus, italicus rostagnoi; Calosoma: sycophanta, inquisitor; Campalita: maderae; Eurynebria: complanata; e Chlaenius (velutinus, festivus, tristis, nigricornis, vestitus, sulcicollis, decipiens, chrysocephalus, circumscriptus). L’ambiente retrodunale, particolarmente vulnerabile, risulta come è noto protetto, con la sua ricca biocenosi, anche da numerose Convenzioni Internazionali: e tuttavia i disastrosi interventi attualmente in corso stanno condannando le specie menzionate, insieme a molte altre entità stenoecie, tipiche della zona retrodunale, a scomparire dalla Riserva del Litorale, che come è ben noto era stata creata anche per la loro salvaguardia.”

Sono voluta andare personalmente a sincerarmi di quanto oggettivamente documentato. Le foto sono state da me scattate domenica 5 gennaio, ho voluto mostrare la differenza dalla parte ancora da “gestire” e quella operata dalla Ditta incaricata. E’ facilmente intuibile che questa operazione non può essere presentata in alcun modo come normale taglio selvicolturale, ceduazione o diradamento, né come prevenzione incendio.
Ringrazio le varie Associazioni, i Comitati i singoli cittadini che si stanno spendendo senza tregua per salvare quello che resta, i giornalisti che con professionalità e coraggio sostengono la causa. In attesa che la Magistratura faccia chiarezza auspico Organi di Controllo preposti più mirati verso la tutela, la protezione e il rispetto delle leggi vigenti.

La mia Ostia: https://youtu.be/z3FyGkfMaBc

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Perimetrazione Parco Nazionale del Matese: la montagna ha partorito il topolino http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/perimetrazione-parco-nazionale-del-matese-la-montagna-ha-partorito-il-topolino/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/perimetrazione-parco-nazionale-del-matese-la-montagna-ha-partorito-il-topolino/#comments Sat, 11 Jan 2020 22:00:08 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13485 A cura di Legambiente Molise.

L’associazione ambientalista, che più di tutte si è battuta per l’istituzione del Parco Nazionale, esprime forti dubbi riguardo a quanto indicato nella D.G.R. 558 con cui la Giunta Regionale individua il perimetro dell’area protetta. Il fatto di aver rispettato le scadenze non può coprire una perimetrazione che non tiene conto della conservazione.

All’Assessore Cavaliere, in un incontro televisivo a cui partecipammo qualche settimana fa, avevamo chiesto coraggio nell’elaborazione della perimetrazione del Parco Nazionale del Matese che avesse come faro la conservazione e la tutela del massiccio matesino. Dalla proposta di perimetrazione elaborata dalla Giunta Regionale e trasmessa all’I.S.P.R.A., ente che dovrà poi validarla, notiamo solamente la realizzazione di un compitino, che in alcune sue parti contiene degli errori da sottolineare con la matita rossa. Gli allegati alla delibera di Giunta contengono delle forti contraddizioni. La prima cosa che balza agli occhi è la contrapposizione tra quanto contenuto nella proposta di perimetrazione della Giunta Regionale e quanto ipotizzato dal Servizio regionale competente (allegato 3), completamente in contrasto tra loro.

Se quest’ultima risulta molto simile a quella formulata dall’I.S.P.R.A., e tiene in considerazione anche alcune imperfezioni che erano presenti nella prima ipotesi, la proposta formulata dalla Giunta Regionale ci lascia con molti dubbi. Essendo un Parco nazionale un ente che ha il compito in primis di proteggere paesaggi ed ecosistemi delicati e ricchi di biodiversità, non riusciamo a comprendere come possano essere lasciate fuori dalla perimetrazione importanti aree, inserite nell’ipotesi presentata dall’I.S.P.R.A. addirittura in Zona 1, ossia l’area del parco in cui le azioni di conservazione dovrebbero essere spinte ai massimi livelli. Ci riferiamo in particolare ad alcune aree presenti nei territori di Guardiaregia, Longano e San Massimo (Campitello Matese). Per quest’ultimo ci sarebbe da aprire un capitolo a parte, per discutere di come si continui ad insistere su Campitello Matese quale stazione sciistica, nonostante l’assenza di precipitazioni nevose ci dimostri l’insostenibilità economica e ambientale di quegli impianti.

Un’attenta analisi necessita poi la situazione di Bojano. La delibera di Giunta in questione afferma che “Per il comune di Bojano, si procede con l’adozione della ipotesi di perimetrazione di cui all’allegato 2 (indicazioni dei Comuni) modificando la perimetrazione nel comune individuando un confine intermedio tra quello proposto dal Commissario prefettizio e quello richiesto dalle associazioni”. Gradiremmo sapere quali osservazioni sono state prese in considerazione, visto e considerato che non tutte le associazioni locali hanno proposto la restrizione del perimetro nel comune. Non vogliamo pensare che il peso delle osservazioni vari in base a chi le presenta. Se così fosse qualcuno dovrà spiegare ai cittadini di Bojano da chi è stata presa la decisione di lasciare fuori dalla perimetrazione le sorgenti del Biferno e Civita di Bojano, giocando all’interno del vuoto amministrativo presente in città a causa del commissariamento ed andando contro ben 2 delibere adottate dal Comune a favore del Parco.

La perimetrazione presentata dall’ISPRA contiene al suo interno uno straordinario intervento volto alla conservazione dell’orso bruno marsicano, ossia un corridoio di collegamento attraverso il fiume Volturno tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e l’istituendo Parco Nazionale del Matese. Anche questa ipotesi è stata eliminata senza nessun tipo di discussione. La Regione Molise ha istituito presso l’assessorato regionale all’Ambiente la Consulta tecnica per le aree naturali protette, organismo di consultazione e di supporto tecnico-scientifico in materia di protezione della natura. Tra i compiti della consulta, costituita da diversi enti, c’è la formulazione di proposte sul programma triennale sulle aree protette, “che provvede ad individuare le aree protette istituite o da istituire nonché le risorse necessarie al loro funzionamento e individua i territori nei quali si prevede l’istituzione di aree naturali protette”. Considerato che la consulta non è stata “consultata” di recente, chiediamo all’Assessore all’ambiente di convocarla in tempi rapidi in modo da poter comprendere le motivazioni che hanno portato alla presentazione da parte della Regione Molise di una proposta di perimetrazione che porta con sé più di qualche dubbio. Come abbiamo più volte ribadito, il Parco è un’occasione unica per tutto il comprensorio del Matese.

I numeri presenti all’interno dell’analisi del contesto socioeconomico del Matese molisano allegata alla D.G.R. 558 parlano chiaro. Le sue conclusioni dovrebbero far riflettere in primis gli amministratori locali: “Il Matese è un’area che sta diventando sempre più marginale. Un territorio caratterizzato da un progressivo spopolamento con migrazione della popolazione giovanile verso centri maggiori, dovuta soprattutto alla necessità di trovare occupazione, con conseguente abbandono ed invecchiamento dei paesi. Un’area con una scarsa o quasi totale mancanza di promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, per lo più a causa dell’assenza di una governance unitaria e di una gestione innovativa. Benché l’area progetto sia di per sé ricca e dotata di un patrimonio ambientale unico che potrebbe rappresentare una chiave straordinaria per attrarre investimenti e rilanciare l’economia locale.”. Questo per far capire ai detrattori del Parco che se il comprensorio del Matese vuole sopravvivere deve puntare con forza all’istituzione dell’area protetta, rendendo il Molise protagonista della rivoluzione verde e del Green New Deal di cui tanto si discute a livello mondiale. Se così non fosse potremmo continuare a discutere in eterno dell’emergenza cinghiali, dei giovani che vanno via e di come non siamo in grado di valorizzare le ricchezze che abbiamo. Ma a quel punto i cittadini del Matese sapranno a chi dare la colpa: ad una politica che non ha coraggio e che si è limitata a fare il compitino con molti errori.

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Rapporto Immobiliare residenziale 2019 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/rapporto-immobiliare-residenziale-2019/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/rapporto-immobiliare-residenziale-2019/#respond Sat, 11 Jan 2020 21:52:17 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13483 Il Rapporto Immobiliare 2019, dedicato al settore residenziale, è il volume che l’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate (OMI), in collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana, presenta annualmente al fine di approfondire il consuntivo dell’anno precedente relativamente al mercato immobiliare delle abitazioni.

In questo Rapporto, quindi, si analizzano e approfondiscono i principali dati del mercato delle abitazioni in Italia nel 2018 desunti dai diversi archivi amministrativi di Catasto, Pubblicità immobiliare, Registro e OMI1, anche per adempiere al ruolo assegnato all’Osservatorio dal D.lgs. 72/20162.

Nel presente Rapporto, deve considerarsi consolidata e definitiva, ancorché rettificata rispetto a precedenti pubblicazioni, la serie storica dal 2004 al 2017. Anche in questa edizione prosegue la proficua collaborazione con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) che propone l’analisi dell’indice di affordability, una misura della possibilità di accesso all’acquisto di un’abitazione da parte delle famiglie.

Il Rapporto si articola nei consueti seguenti capitoli, ma con i contenuti rinnovati di cui si è detto e di cui ampiamente si specificherà nel Rapporto:

  • le compravendite: andamenti dei volumi di compravendite di abitazioni e delle pertinenze; analisi delle dimensioni delle abitazioni compravendute; stima del valore del volume di scambio delle abitazioni (fatturato); andamenti dei volumi di compravendite della nuda proprietà delle abitazioni;
  • i mutui ipotecari: analisi delle principali caratteristiche dei mutuiipotecarierogati per l’acquisto delle abitazioni, relativamente al numero di abitazioni acquistate con mutuo, al capitale erogato complessivo e medio per unità abitativa, alla durata e al tasso di interesse medio iniziale;
  • i principali dati regionali (compravendite e i mutui ipotecari);
  • l’analisi dei dati nelle principali città (compravendite e mutui ipotecari);
  • le locazioni, con un’analisi dei principali sotto mercati in cui possono essere distinti;
  • Le famiglie italiane e l’acquisto della casa: l’indice di affordability, a cura dell’ABI.

Il rapporto può essere visualizzato e scaricato qui.

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Sardegna: un locomotore, per l’economia e la valorizzazione dei territori dell’interno http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/sardegna-un-locomotore-per-leconomia-e-la-valorizzazione-dei-territori-dellinterno/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/sardegna-un-locomotore-per-leconomia-e-la-valorizzazione-dei-territori-dellinterno/#respond Sat, 11 Jan 2020 21:46:11 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13481

A cura di Gianfranco Damiani, Portavoce di ALTURS – alleanza per un turismo responsabile e sostenibile in Sardegna (costituita da Touring club Italiano, Italia Nostra, Slow food, Federparchi e AITR Associazione Italiana Turismo Responsabile).

Un locomotore, per l’economia e la valorizzazione dei territori dell’interno, che parte dalla legge 128/2017 sulle ferrovie turistiche. Legge che stravolge quanto, sul volano del passato, ancora oggi avviene, introducendo un modello funzionale basato su quattro principi fondamentali:

a) il turismo ferroviario è composto da viaggi effettuati su treni d’epoca affiancati dal turismo esperienziale sviluppato su Rail Bikes, velocipedi ferroviari mossi dalla propulsione muscolare dei turisti,

b) la visione strategica sul turismo ferroviario diviene competenza almeno degli Assessorati al Turismo e alla Cultura,

c) i territori possono ottenere l’affidamento commerciale di linee e tratte,

d) i treni d’epoca possono essere condotti da operatori civili ad hoc addestrati.

Parliamo di un futuro lontano?

No, parliamo già del 2020 dato che all’attenzione degli assessorati competenti sono arrivate, tra gennaio e luglio 2019, richieste di affidamento commerciale per l’86% dei binari oggi “percorribili” come le intere linee Mandas-Arbatax, Tempio-Palau e la tratta Isili-Laconi, e che alcuni territori, con finanziamenti deliberati dal Centro Regionale di Programmazione, si stanno attrezzando per delle esperienze di turismo esperienziale sui ferrocicli.

Il modello organizzativo rappresentato dalla legge 128 applicato sui 1200 km francesi ha creato 2,5 milioni di turisti l’anno, 800 posti di lavoro a tempo indeterminato e 3000 posti di lavoro a tempo parziale – potrebbe ripetersi con successo anche in Sardegna raggiungendo almeno tre importanti obiettivi: l’economia e la valorizzazione dei territori dell’interno, la responsabilizzazione congiunta degli operatori e delle istituzioni territoriali, l’educazione green degli operatori e degli abitanti che risiedono sui quattro corridoi ambientali creati attorno ai binari.

Cosa manca all’avvio di questo progetto?

Manca l’avvio di un tavolo inter assessoriale composto da Turismo e Cultura, e auspicabilmente allargato all’Ambiente e all’Agricoltura, che esamini le richieste di affidamento commerciale loro pervenute via PEC, manca una leggina regionale che disciplini l’applicazione della lg. 128/2017, mancano le occasioni di confronto tra Regione e Alturs che riassume tutte le competenze nazionali sul turismo ambientale, culturale ed enogastronomico.

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No alla nuova espansione CRIF a Varignana http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/no-alla-nuova-espansione-crif-a-varignana/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/no-alla-nuova-espansione-crif-a-varignana/#respond Fri, 10 Jan 2020 21:26:06 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13477 Appello contro lo snaturamento del territorio collinare e per la tutela dei beni collettivi.

A fine 2018 il Comune di Castel San Pietro ha presentato una variante urbanistica al RUE per acconsentire alla richiesta della società CRIF SpA, proprietaria del complesso denominato Palazzo di Varignana, di realizzare qui una nuova lottizzazione e trasferirvi il proprio quartier generale, oggi ubicato a Bologna in via Fantin (angolo via Zanardi).
Noi riteniamo che assecondare tale richiesta significhi abdicare ai principi di base della pianificazione, tradire la tutela della collina (una delle più preziose tra le eredità lasciateci dall’urbanista Giuseppe Campos Venuti, da poco mancato) e contraddire gli obiettivi dichiarati di mobilità sostenibile e azzeramento del consumo di suolo.

Già oggi il Palazzo di Varignana è una presenza imbarazzante per un territorio che si vorrebbe regolato da una normativa urbanistica sostanziale, e non solo formale. Si tratta di un insediamento sulla prima collina a ridosso della via Emilia, a monte di Osteria Grande, cresciuto dal 2006 a colpi di varianti e ampliamenti, che hanno portato a 12.000 mq di sola superficie utile, ovvero senza contare autorimesse, seminterrati, cantine, depositi, locali di servizio, percorsi di collegamento coperti o
interrati, piscine, parcheggi: edificazioni che se calcolate portano ad un impatto ambientale ben più pesante.

L’urbanizzazione attuale, cresciuta “a pezzi” dal 2006 ad oggi, in un’area sottoposta a vincolo paesistico. Col nuovo insediamento proposto, l’area edificata aumenterebbe di un ulteriore 50%.

Dai 2.500 mq della prima variante urbanistica (centro convegni), si raddoppiò (altri 2.600 mq) in soli 2 anni (nel 2008), fino all’arrivo nel 2013-2014 di ulteriori 6.800 mq. Una sequenza di interventi singoli, sedicenti “limitati”, che però nell’insieme hanno portato in 13 anni ad una radicale mutazione del territorio. Oggi CRIF chiede ulteriori 6.000 mq di capacità edificatoria (sempre al netto della superficie accessoria e interrata, nel caso assai consistente), fino a raggiungere un totale di 18.000 mq utili (+50%), allo scopo di spostare qui il proprio centro direzionale.

La sede attuale di CRIF, in via Mario Fantin, angolo via Zanardi, nella prima periferia di Bologna.

Siamo contrari a questa ulteriore forzatura, per tre ragioni.
Perché impatta su un’area di grande pregio paesaggistico e naturalistico come la linea di crinale collinare, su cui insiste lo stesso vincolo che tutela i colli sopra Bologna.
Perché produce consumo di suolo agricolo, alterando la funzione di ricarica e regolamentazione delle acque sotterranee, anche a causa dei profondi sbancamenti previsti (68.000 mc).
Perché causa dispersione insediativa, mentre c’è bisogno di concentrare gli insediamenti generatori di traffico pendolare in zone servite dal trasporto pubblico.
Trasferire infatti 300 lavoratori dalla sede attuale, posta a 800 metri dalla Stazione Centrale di Bologna e su una arteria (Zanardi) percorsa da linee urbane ed extraurbane di trasporto pubblico, alla cima di una collina sottoposta a vincoli dal Piano Paesistico Regionale, dove si arriverà solo in automobile (oltre alla navetta d’ordinanza, foglia di fico sempre offerta dagli attuatori, poi inutile alla prova dei fatti, quindi in seguito cancellata), significa aggiungere traffico alla fragile viabilità locale e aggravare il carico urbanistico ed ambientale sul nostro territorio. E questo quando la stessa CRIF possiede un terreno con Piano Particolareggiato già approvato a Osteria Grande, servito dai mezzi pubblici.

La viabilità locale, larga poco più di 5 metri, che dà accesso al
comparto. Su strade come queste verrebbero dirottati spostamenti pendolari quotidiani, in automobile, per alcune centinaia di addetti.

Queste sono peraltro le considerazioni contenute nel parere di ARPAE sulla sostenibilità ambientale dell’intervento, parere espresso, come dovuto, nel corso della Conferenza di Servizi prevista per l’approvazione della Variante. Sostenibilità che ARPAE avverte di non poter riscontrare, ma che, a seguito di evidenti pressioni sfociate in un irrituale parere-bis,
finisce col condizionare a possibili e generiche compensazioni del danno.
Compensazioni di cui, tuttavia, né ARPAE né nessun altro documento
presentato in Conferenza definisce in alcun modo i contenuti.

Ci rivolgiamo dunque al Comune di Castel San Pietro, al suo Sindaco e alla maggioranza che lo sostiene. Comprendiamo i benefici occupazionali conseguenti all’arrivo di un’azienda grande e solida che dà lavoro a centinaia di addetti. Ma esistendo già, proprio nel territorio comunale, un Polo di espansione previsto dal PTCP (Poggio Piccolo), adiacente al casello autostradale, servito da una viabilità adeguata (SP 19 San Carlo) e a soli 2 km dalla stazione ferroviaria, perché non esercitare in modo pieno e alto il ruolo di amministratori, convogliando i nuovi insediamenti produttivi e terziari nelle aree idonee, con collegamenti e servizi validi, e minimi impatti ambientali? Ritenete davvero che la riqualificazione di un’area dismessa (a Osteria Grande), messa sul piatto dello scambio con ad altre lenticchie, possa valere il prezzo della rinuncia ai principi cardine della pianificazione territoriale?

Ci rivolgiamo alla Città Metropolitana, e in particolare al suo Sindaco. Se a Varignana si può trasformare la cima di un colle in una periferia urbana, completa di hotel, piscine, centro congressi e uffici, con tanto di parcheggi e piattaforma di atterraggio per elicotteri, cosa impedirà di fare altrettanto sotto Castel de’ Britti o accanto a San Luca?

Ci rivolgiamo alla Regione, che sulla nuova legge urbanistica n. 24 del dicembre 2017, entrata in vigore a gennaio 2018, ha molto investito politicamente e comunicativamente, con tanto di tour promozionale nei territori, “mettendoci la faccia” nella persona del suo promotore, l’assessore alla pianificazione ed ora anche vicepresidente, dello stesso presidente, di tutta la Giunta e la maggioranza che l’ha votata. Volete dare ragione alle interpretazioni che paventavano come dietro la sbandierata intenzione di azzerare il consumo di suolo, la legge celasse meccanismi capaci di consentire l’esatto opposto, ovvero l’urbanizzazione della campagna, collina inclusa?

Ci rivolgiamo alle forze politiche che affermano di voler affrontare seriamente il tema del cambiamento climatico e di prendere sul serio i giovani del Friday for Future. Ma con quale coraggio chiederemo loro fiducia e consenso, mentre acconsentiamo a scelte politiche e amministrative che vanno evidentemente in direzione contraria alla sostenibilità?

Da qui il nostro appello a tutte le istituzioni coinvolte, affinché si fermino e cambino rotta. Perché la cura dell’ambiente sarà sempre più condizione indispensabile per lo sviluppo, l’occupazione e la prosperità dei territori.

Ilaria Agostini, Anna Alberigo, Pietro Maria Alemagna, Vincenzo Balzani, Jadranka Bentini, Paola Bonora, Sergio Caserta, Piero Cavalcoli, Pier Luigi Cervellati, Andrea De Pasquale, Anna Donati, Rudi Fallaci, Marina Foschi, Lorenzo Frattini, Flavio Fusi Pecci, Fioretta Gualdi, Maria Pia Guermandi, Giovanni Losavio, Ugo Mazza, Eugenio Riccomini, Ezio Righi, Piergiorgio Rocchi, Maurizio Sani, Paolo Serra, Silvia Zamboni.

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Edifici abbandonati diventano serre verticali grazie a progetto con ENEA http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/edifici-abbandonati-diventano-serre-verticali-grazie-a-progetto-con-enea/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/edifici-abbandonati-diventano-serre-verticali-grazie-a-progetto-con-enea/#respond Fri, 10 Jan 2020 21:05:54 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13475 Riqualificare capannoni dismessi ed edifici abbandonati come caserme, magazzini e case cantoniere creando serre verticali a coltivazione idroponica, ovvero fuori suolo, che garantiscono una maggiore produzione di verdure con minimo consumo di acqua e senza uso di pesticidi. È questo l’obiettivo di Ri-Genera, il progetto promosso da ENEA in Veneto, che vede tra i firmatari Coldiretti Padova, Parco Scientifico e Tecnologico Galileo, Advance Srl, Idromeccanica Lucchini Spa e Gentilinidue.

Il progetto si basa sul sistema “Arkeofarm”, creato da ENEA in collaborazione con Idromeccanica Lucchini, che consiste in un impianto per coltivazioni orticole intensive sviluppato su più piani verticalmente. “Nella serra sono impiegate tecniche idroponiche avanzate in ambiente chiuso e climatizzato, con illuminazione artificiale integrale a led che può essere ad altissima automazione grazie a sistemi robotizzati per tutte le operazioni, dalla semina alla raccolta fino al confezionamento”, spiega la ricercatrice ENEA Gabriella Funaro.

La serra verticale così concepita diventa un nuovo “elemento” urbano facilmente adattabile grazie alla possibilità di essere localizzata sia in edifici privi di particolari qualità, anche completamente ciechi, sia in edifici storici o con vincoli architettonici perché permette di lasciare inalterato l’involucro entro cui viene inserito il sistema di coltivazione.

All’interno le coltivazioni sono realizzate in scaffalature sovrapposte minimizzando gli spazi e eliminando i rischi e le incognite del clima e delle malattie che invece gravano in modo rilevante nell’agricoltura outdoor. L’utilizzo delle luci a led che riproducono lo spettro solare accelerano la fotosintesi consentendo alle piante una rapida crescita con qualità organolettiche e nutritive ottimali.

Dalla collaborazione tra ENEA e Idromeccanica Lucchini è nato anche un modello di vertical farm mobile, chiamato “BoxXLand” per la coltivazione in container di prodotti orticoli in verticale e fuori suolo a ciclo chiuso. “Anche in questo caso non vengono utilizzati insetticidi e l’ambiente è illuminato con luce a led, mentre irrigazione e condizionamento dell’aria sono gestiti da un software”, continua Funaro.

Entrambi i modelli possono essere utilizzati per riqualificare intere aree periferiche degradate con una nuova destinazione d’uso a fini produttivi, stimolando la nascita di distretti agroalimentari avanzati.

L’interesse riscosso da Ri-Genera da parte di aziende private e di istituzioni del nord Italia, ci fa ben sperare che il progetto possa essere esportato dal Veneto al resto del territorio nazionale e anche all’estero. Per questo abbiamo previsto attività volte ad aumentare la consapevolezza di produttori e consumatori, oltre che delle istituzioni, sui benefici delle tecniche di coltivazione idroponica e di vertical farming a livello di sostenibilità ambientale, economica e sociale”, conclude Funaro.

Il primo prototipo di vertical farm è stato realizzato da ENEA in occasione di Expo 2015 a Milano, ha ottenuto il “Seal of Excellence”, ovvero il marchio di qualità assegnato dalla Commissione europea a eccellenti proposte progettuali di Ricerca e Innovazione, ed è stato esposto in numerose fiere nazionali ed internazionali del settore agroalimentare.

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50 sfumature di grigio cemento: Cremona come specchio della situazione nazionale http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/50-sfumature-di-grigio-cemento-cremona-come-specchio-della-situazione-nazionale/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/50-sfumature-di-grigio-cemento-cremona-come-specchio-della-situazione-nazionale/#comments Thu, 09 Jan 2020 21:58:52 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13473 A cura di Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori – Coordinamento Cremonese, Cremasco, Casalasco.

Cremona è una realtà rappresentativa della situazione nazionale riguardo al tema del consumo di suolo: se da un lato, almeno a parole, l’esigenza di tutelare le aree agricole e naturali inedificate sta sempre più entrando nell’agenda politica, dall’altro i numeri ci dicono che la cementificazione continua ad avanzare inesorabilmente, parzialmente frenata, nell’ultimo decennio, più dalla crisi economica che da incisive politiche di tutela.

Questo si traduce a Cremona con una variante del Piano di Governo del Territorio che prevede una riduzione del consumo di suolo quantificata dal Vicesindaco Andrea Virgilio in 100.000 mq, cui però fa da contraltare il susseguirsi di episodi che suscitano le proteste del mondo dell’associazionismo locale e, in particolare, di quello ambientalista.

In alcuni ambiti di trasformazione la situazione rispetto alle previsioni precedenti è peggiorata, come ad esempio nel caso della già contestata lottizzazione di via Flaminia, in un contesto agricolo periurbano a sud-est della città, dove alle villette si è aggiunto l’edificio di una cooperativa sociale che fornisce servizi ai disabili. Non è ovviamente la destinazione finale a scatenare la contestazione, quanto il fatto che la stessa possa essere una giustificazione per ulteriore consumo di suolo. Un caso per certi simile si è verificato in via Primo Maggio, ai margini del Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Po e del Morbasco, dove una onlus ha ottenuto, grazie ad una variante del Piano di Governo del Territorio, la possibilità di edificare un centro riabilitativo.

D’altra parte il consumo di territorio si è nutrito, negli anni, di giustificazioni apparentemente “nobili”, in primo luogo quello dei “posti di lavoro”, aprendo così agli insediamenti commerciali e produttivi. A Cremona tra gli episodi più contestati c’è il recente taglio di una zona alberata a lato di via Sesto per far posto all’ampliamento della ditta adiacente. Legambiente ha contestato il fatto che il taglio sia stato effettuato a tempo di record il giorno precedente alla riunione di commissione nella quale i funzionari del Comune avrebbero presentato le loro controdeduzioni alle osservazioni della stessa Legambiente e di altre associazioni. Il taglio verrà compensato da una ripiantumazione a Bagnara, nella periferia sul lato opposto della città. Una compensazione i cui benefici non cadranno direttamente sull’area in oggetto. Il caso è emblematico della situazione delle piantumazioni compensative: il Comune prevede la realizzazione di altre aree boscate, ma si dovrebbe porre una riflessione sull’equilibrio tra ambienti urbanizzati ed aree verdi nelle varie aree della città.

Riguardo agli insediamenti commerciali particolarmente interessata è la periferia est: nel raggio di poche centinaia di metri si trovano Roadhouse, Burger King, Mc Donald’s e KFC: non propriamente esempi di legame diretto col territorio, tradizionalmente vocato all’agricoltura e all’allevamento, attività progressivamente erose dagli stessi insediamenti commerciali il cui esempio più recente sta per sorgere poche centinaia di metri più a nord, tra il Cascinetto e la tangenziale, dove è prevista la realizzazione di un nuovo supermercato.

La Provincia di Cremona con terreno fertile classe A ha una grossa responsabilità, anche etica, nel contribuire a ridurre l’importazione di cibo, ma riuscirà a farlo se la biodiversità tornerà ad essere la priorità e la terra tornerà ad essere fonte di cibo. Qual è la sostenibilità del circolo vizioso creato per sostenere la redditività in tempi di cambiamenti climatici che mettono in ginocchio le colture e i tempi di produzione?” Questo si chiedono, tra gli altri, WWF Cremona, Slow Food Cremonese e Filiera Corta Solidale in un documento recentemente diffuso. Nello stesso si legge: “Serve un nuovo modello di politica territoriale e ci preoccupa che Cremona, il capoluogo, non sia trainante. La recente analisi sui prezzi dei prodotti di consumo svolta da Federconsumatori a Reggio Emilia, che si caratterizza come la città dei centri commerciali, ci fa riflettere. I prezzi sono sensibilmente aumentati, perché la grande distribuzione azzera la concorrenza, decide le politiche industriali, fissa i costi dei prodotti e di conseguenza le politiche agricole e le condizioni di lavoro e i salari. Tra l’altro i più redditizi e in espansione sono i discount che creano minore occupazione.

La concentrazione di strutture commerciali nella città, denunciano le associazioni, stride con la riduzione del traffico veicolare fonte di inquinamento e contribuisce allo spopolamento di servizi e negozi di vicinato nei piccoli Comuni creando disagio soprattutto alla popolazione sempre più anziana. Il documento citato fa riferimento anche al campo fotovoltaico che si intende realizzare alle porte della città, su un terreno attualmente ad uso agricolo di proprietà della Fondazione Città di Cremona, per un’estensione di 15 ettari. Per quanto riguarda quest’ultimo progetto riteniamo opportuno riprendere alcune delle richieste del Coordinamento Stati Generali dell’Ambiente e della Salute del territorio cremonese: “Si colga questa opportunità per aprire con le imprese impegnate nelle energie rinnovabili […] un confronto che porti a dotare il Comune di Cremona di un grande Piano per la diffusione del fotovoltaico su edifici pubblici, scuole, capannoni. Utilizzando anche incentivi specifici come la sostituzione di coperture di amianto con pannelli solari; la Fondazione Città di Cremona collabori con il Comune per ridiscutere le modalità di impiego del fotovoltaico su tutti gli edifici impegnati nella solidarietà sociale e per trovare le strade più adeguate e sostenibili per aumentare le proprie entrate.”

Su alcuni di questi progetti si è espressa negativamente, o ponendo indicazioni e limitazioni importanti, la Commissione Comunale per il Paesaggio. E proprio la composizione della commissione è al centro del nuovo bando che sta per essere pubblicato e che dovrebbe prevedere il divieto di superare il doppio mandato e soprattutto la norma transitoria che vieta agli attuali componenti di partecipare al prossimo bando. Una scelta dal “sapore sgradevole di una svolta autoritaria” secondo quanto dichiarato dall’architetto Michele de Crecchio, già Assessore all’Urbanistica del Comune e rappresentante locale di Italia Nostra, associazione il cui presidente locale è il geologo Giovanni Bassi, dimessosi dalla commissione poco più di un anno fa in polemica con le posizioni dell’Amministrazione Comunale sul recupero dell’area ex Snum, un comparto ex industriale alle porte del centro storico.

Ma il progetto più contestato rimane quello dell’autostrada regionale Cremona-Mantova, che sembrava ormai tramontato per gli stessi proponenti a causa dei flussi di traffico che non ne giustificherebbero la realizzazione e riesumato per volontà dei sindaci dei due capoluoghi. Al riguardo bisogna prestare particolare attenzione ai tempi di ammortamento e al loro ritorno: come riportato da una lettera a firma di Maria Grazia Bonfante (ex Sindaco ed attuale Consigliere di minoranza di Vescovato, uno dei Comuni interessati dal tracciato) e Ferruccio Rizzi (Attac Italia), pensare che il contesto attuale sarà il medesimo quando l’opera sarà realizzata significa creare opere inadeguate prima ancora di posare il primo cartello di cantiere. La risposta più immediata ed efficace ai disagi di chi percorre la direttrice Cremona-Mantova, proposta dal Coordinamento dei Comitati contro le autostrade CR-MN e Ti-Bre, è la riqualificazione della SP10, i cui costi stimati sono molto inferiori. La costruzione dell’autostrada CR-MN sembra più un’operazione finanziaria che giova unicamente a chi la costruisce, alle banche che la finanziano, ma con poche ricadute benefiche per il territorio.

Risulta sempre più evidente, a Cremona come altrove, che in mancanza di una seria legislazione a livello nazionale il tema del consumo di suolo viene affrontato a livello regionale o locale con iniziative talvolta meritorie, ma più spesso con risposte parziali e contraddittorie quando non addirittura nulle. Allo stesso modo sono troppe le giustificazioni con le quali si cerca di rendere più digeribile il cemento, da quelle occupazionali e sociali ad un concetto ambiguo di economia verde, fino alle opere “strategiche” sulla cui reale necessità ci sarebbe molto da discutere e che spesso non vengono nemmeno considerate ai fini del calcolo del consumo di territorio.

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I Carabinieri Forestale denunciano alla Magistratura i tagli boschivi nella Riserva naturale statale del Litorale Romano http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/i-carabinieri-forestale-denunciano-alla-magistratura-i-tagli-boschivi-nella-riserva-naturale-statale-del-litorale-romano/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/i-carabinieri-forestale-denunciano-alla-magistratura-i-tagli-boschivi-nella-riserva-naturale-statale-del-litorale-romano/#respond Thu, 09 Jan 2020 21:48:32 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13471 A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

I Carabinieri Forestale hanno recentemente inviato una specifica informativa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma riguardo il taglio boschivo in corso nella pineta mista (Lecci, Pini, macchia mediterranea) in località Procoio, nella Riserva naturale statale del Litorale Romano, in Comune di Roma Capitale.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, che ne aveva richiesto l’intervento con l’istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inoltrata (4 novembre 2019) alle amministrazioni pubbliche, alla polizia giudiziaria e alla magistratura competenti, esprime la propria soddisfazione per i puntuali controlli svolti.

Coinvolti dall’azione ecologista il Ministero per i beni e attività culturali e il Ministero dell’ambiente, la Regione Lazio, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Roma, i Carabinieri Forestale, il Comune di Roma Capitale, l’Organo di gestione della Riserva naturale statale del Litorale Romano, informata per opportuna conoscenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Si tratta di uno dei pochi lembi di bosco misto mediterraneo sopravvissuti lungo la costa laziale, scampato a speculazione immobiliare, bonifiche, realizzazione dell’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino.

Il taglio boschivo in corso sembra in relazione con un piano di prevenzione incendi proposto dalla Proprietà Aldobrandini e approvato con nullaosta dell’Organo di gestione della Riserva naturale statale del Litorale Romano del febbraio 2019, previ vari pareri positivi condizionati da parte della Commissione di riserva della Riserva naturale statale del Litorale Romano al termine di lunga e complessa procedura.

La Regione Lazio – D.G. Politiche Abitative, Pianificazione Territoriale, Paesistica e Urbanistica aveva comunicato (nota prot. n. 892902 del 6 novembre 2019) che la Città metropolitana di Roma Capitale, delegata in materia di risorse agro-forestali (regio decreto legge n. 3267/1923 e s.m.i.; legge regionale Lazio n. 39/2002 e s.n.i.; regolamento regionale n. 7/2005) aveva autorizzato l’intervento di diradamento e messa in sicurezza antincendio nel bosco misto con determinazione dirigenziale n. 6/1122 del 25 luglio 2019, previa conferenza di servizi semplificata in modalità asincrona durante la quale sono stati acquisiti i pareri di legge.

I Carabinieri Forestale – Comando per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi avevano ribadito l’urgenza degli interventi a fini di salvaguardia antincendio (nota prot. n. 322380 del 26 aprile 2019), mentre il Parco archeologico di Ostia antica (organo delegato in tema di tutela paesaggistica) aveva espresso il proprio parere positivo con nota prot. n. PA-OANT 2579 del 6 giugno 2019.

Fondamentale, quindi, accertare se i lavori fossero o meno rispettosi di autorizzazioni e prescrizioni.

La Riserva naturale statale del Litorale Romano è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), rientra nel sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Macchia Grande di Focene e Macchia dello Stagneto” (codice IT6030023) ai sensi della direttiva Habitat (n. 92/43/CEE).

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha chiesto la verifica della legittimità dell’attività di taglio boschivo in corso e l’adozione dei provvedimenti che si rivelassero necessari per il rispetto della legalità ambientale.

Ora i riscontri con l’attività d’indagine dei Carabinieri Forestale.

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Una strada minaccia già il nuovo “Parco Pertini” http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/una-strada-minaccia-gia-il-nuovo-parco-pertini/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/una-strada-minaccia-gia-il-nuovo-parco-pertini/#respond Wed, 08 Jan 2020 09:33:21 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13458 Un nuovo polmone verde di Roma è stato inaugurato lo scorso sabato 7 dicembre, dopo 24 anni di battaglie e mobilitazioni da parte di comitati e cittadini: il Parco Pertini, nel popoloso e densamente urbanizzato quartiere di Pietralata, tra l’omonimo ospedale e Via della Magnetite. Un lembo di città da decenni aggredito, come molte altre zone del resto, da un’edilizia onnivora che sin da subito ha lasciato poco spazio alla natura.

Un’area già altissimamente edificata“, si legge nella nota diffusa nei giorni dell’inaugurazione “e con previsione, a breve, di costruzione nella stessa zona di 555 nuove abitazioni con il Progetto F555 di housing sociale e circa 1.200 ulteriori abitazioni con il Progetto PRINT, recentemente approvato dall’Assemblea Capitolina. Senza contare i nuovi edifici che verranno realizzati a poca distanza con il Progetto SDO, Sistema Direzionale Orientale”.

Un ottimo risultato, quindi, per le famiglie e la vivibilità del quartiere. La nascita di un punto di aggregazione, socialità e identità. Non ci sono però solo note liete. “Nel 2012 purtroppo”, si legge ancora nella nota dei comitati, “venne approvata la delibera n.208 per una Variante non Sostanziale per la viabilità dello SDO che ha apportato sostanziali modifiche al Piano Particolareggiato e allo stesso PRG. Senza coinvolgere i cittadini. La Variante prevede, tra l’altro, la realizzazione di una nuova strada di 12 metri di larghezza dentro il Parco Pertini, che ha un’estensione limitata di circa 1,2 ettari, quindi poco più di un campo di calcio. La detta strada divide l’area verde in due piccoli frammenti, rendendo pericoloso l’utilizzo del parco specie a bambini ed anziani”.

Già l’area verde non è grande, quindi. In più la si sventra con una strada larga 12 metri che ne riduce ulteriormente l’estensione, rendendo pericolosa la fruizione del parco. Una variante tutt’altro che non sostanziale a ben vedere. “Pertanto, oggi, i Comitati di Quartiere chiedono che gli Assessori all’Urbanistica ed alle Opere Pubbliche del Comune di Roma facciano urgentemente una verifica del procedimento“. C’è assoluta necessità ormai di riflettere ed operare per la sicurezza dei cittadini che attraversano le strade di Roma. Come le drammatiche cronache di questi giorni, relative alla tragica morte di Gaia e Camilla a Corso Francia, ci dicono.

“Miglioramento della qualità della vita anche in periferia, partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche ed alla manutenzione del verde pubblico, piste ciclabili e aree pedonali, sono cavalli di battaglia della Giunta a 5 Stelle“, conclude la nota dei comitati. “Riuscirà l’attuale amministrazione a porre rimedio all’ennesima ingiustizia di una strada che divide in due piccoli frammenti l’unica area verde significativa di un quartiere congestionato da cemento ed automobili?

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Distruggere le brutture per ripristinare la bellezza http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/distruggere-le-brutture-per-ripristinare-la-bellezza/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/01/distruggere-le-brutture-per-ripristinare-la-bellezza/#respond Tue, 07 Jan 2020 21:48:29 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=13455 Selezionati i 12 progetti beneficiari del contributo per il Bando Distruzione, per un importo complessivo di 400 mila euro, promosso dalla Fondazione Crc per distruggere le brutture e ripristinare la bellezza di un contesto paesaggistico e ambientale e coinvolgere le comunità nella “presa in carico” del luogo, attraverso processi di partecipazione progettuale e/o fattiva e azioni di demolizione, mitigazione e eliminazione delle incoerenze, anche con l’ausilio di forme artistiche.

La seconda edizione del Bando Distruzione ha proposto un innovativo iter di selezione per i progetti: entro lo scorso 18 gennaio sono state presentate 57 idee progettuali, 20 delle quali sono state ammesse alla seconda fase, a partire da marzo 2019.
17 sono i progetti concretizzati in proposte di dettaglio, che sono stati valutati dalla commissione tecnica della Fondazione CRC e sottoposti a una “votazione popolare”, con l’obiettivo di coinvolgere direttamente le comunità attraverso la piattaforma web. La risposta dei cittadini è stata elevata: oltre 11 mila preferenze, con una partecipazione significativa di under 34 (60% dei votanti).

I 12 progetti beneficiari di contributo inizieranno un percorso di co-progettazione finalizzato a definire nel dettaglio le modalità d’intervento sul bene interessato, per poi avviare i lavori nei prossimi mesi.
Sono dodici i Comuni coinvolti, per 400.000 euro complessivi di contributi deliberati per l’abbattimento delle brutture paesaggistiche e la riqualificazione delle aree indicate:

COMUNE DI BARGE – RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA DELL’EX LAVATOIO DI VIA CORRIDONI (€ 38.000,00)

COMUNE DI CASTINO – RIQUALIFICAZIONE DELL’EX OSTERIA “DA GIUVANINA” (€ 24.000,00)

COMUNE DI CAVALLERMAGGIORE – DEMOLIZIONE DI ALCUNE STRUTTURE IN CEMENTO ARMATO NELL’AREA DI PIAZZA DEL SAPERE (€ 45.000,00)

COMUNE DI COSTIGLIOLE SALUZZO – RIQUALIFICAZIONE DEL PERCORSO ESTERNO AL PALAZZO SARRIOD DE LA TOUR (€ 33.000,00)

COMUNE DI GARESSIO – DEMOLIZIONE DELLA STAZIONE DI MONTE DELL’EX CESTOVIA SULLA CIMA DEL MONTE BERLINO (€ 40.000,00)

COMUNE DI GUARENE – MITIGAZIONE DEL MURO DI CONTENIMENTO SOTTO PIAZZA SANTISSIMA ANNUNZIATA (€ 32.000,00)

COMUNE DI MONTELUPO ALBESE – MITIGAZIONE DELL’IMPATTO AMBIENTALE DELLA FACCIATA DEL CENTRO POLIFUNZIONALE € 40.000,00

COMUNE DI PERLETTO – DEMOLIZIONE DI EDIFICI PER LA VALORIZZAZIONE PANORAMICA DEL VERSANTE EST € 36.000,00

COMUNE DI SAN MICHELE MONDOVI’ – RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA SCALONE CON ELIMINAZIONE INCOERENZE E VALORIZZAZIONE DEI GIARDINI (€ 24.000,00)

COMUNE DI SANTA VITTORIA D’ALBA – MITIGAZIONE DI UN MURO IN CEMENTO NEL CENTRO STORICO DI VILLA (€ 38.000,00)

COMUNE DI SAVIGLIANO – DEMOLIZIONE DELLA TETTOIA IN PIAZZA CAVOUR (€ 20.000,00)

COMUNE DI SOMMARIVA PERNO – MITIGAZIONE DI OPERE IN CEMENTO ARMATO ALL’INGRESSO DEL NUCLEO STORICO DEL PAESE (€ 30.000,00)

«Con questa nuova edizione del Bando Distruzione, la Fondazione CRC ha rafforzato il proprio impegno per eliminare le brutture che deturpano la nostra provincia: la valorizzazione della bellezza dei nostri paesaggi diventa una leva per attivare le nostre comunità e promuoverne lo sviluppo e la crescita» commenta il presidente Giandomenico Genta. «Una conferma in questo senso ci è arrivata dagli esiti della votazione popolare, sperimentata per la prima volta in assoluto, che ha visto una partecipazione inaspettata e un’attivazione davvero significativa dei Comuni coinvolti e dei loro cittadini».

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