www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Fri, 18 Sep 2020 05:54:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Il Dibattito Pubblico affossato prima ancora di nascere: appello per un cambio di prospettiva della partecipazione in Italia http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/il-dibattito-pubblico-affossato-prima-ancora-di-nascere-appello-per-un-cambio-di-prospettiva-della-partecipazione-in-italia/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/il-dibattito-pubblico-affossato-prima-ancora-di-nascere-appello-per-un-cambio-di-prospettiva-della-partecipazione-in-italia/#respond Wed, 16 Sep 2020 20:07:09 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14025 A cura dell’Associazione Italiana per la Partecipazione Pubblica.

Siamo esperti di processi partecipativi, studiosi di democrazia deliberativa, membri di associazioni che si occupano di innovazione democratica, cittadini impegnati per il bene comune. Scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione per una norma approvata dal Senato nel disegno di legge Semplificazioni: l’introduzione di una deroga al ricorso alla procedura di dibattito pubblico prima di una grande opera pubblica.

Ecco la norma approvata all’articolo 8 del disegno di legge Semplificazioni:

6-bis. In considerazione dell’emergenza sanitaria da COVID-19 e delle conseguenti esigenze di accelerazione dell’iter autorizzativo di grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull’ambiente, sulle città o sull’assetto del territorio, sino al 31 dicembre 2023, su richiesta delle amministrazioni aggiudicatrici, le regioni, ove ritengano le suddette opere di particolare interesse pubblico e rilevanza sociale, previo parere favorevole della maggioranza delle amministrazioni provinciali e comunali interessate, possono autorizzare la deroga alla procedura di dibattito pubblico di cui all’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e al relativo regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 maggio 2018, n. 76, consentendo alle medesime amministrazioni aggiudicatrici di procedere direttamente agli studi di prefattibilità tecnico-economica nonché alle successive fasi progettuali, nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.

Cos’è il Dibattito Pubblico

Il dibattito pubblico è un processo di informazione, partecipazione e confronto pubblico che ha lo scopo di accrescere il coinvolgimento dei cittadini e cittadine nei processi di realizzazione delle grandi opere e si svolge nelle fasi iniziali di elaborazione del progetto, al fine di valutare gli impatti delle diverse alternative e orientare le scelte. Ispirato al modello francese del débat public (introdotto dalla c.d. legge Barnier nel 1995) e già previsto in alcune leggi regionali, non è vincolante per il decisore pubblico ma permette di individuare e trattare con anticipo possibili conflitti che rischierebbero di rallentare la realizzazione degli interventi, come si è verificato in numerosi casi di infrastrutture controverse. Tale procedura ha una durata di pochi mesi, portando benefici sia in termini di trasparenza e democraticità delle decisioni sia in termini di speditezza ed efficacia dell’azione amministrativa, sottraendola alle pressioni settoriali e localistiche. Il dibattito pubblico è uno strumento nato per gestire una conflittualità latente o esplicita e per migliorare la qualità della progettazione delle opere, serve ad aiutare e facilitare la decisione. Non è un elemento di complicazione o rallentamento delle procedure e può essere svolto anche negli ambienti digitali, nel rispetto dei principi inclusivi sul piano del confronto e della deliberazione, della celerità e della tutela sanitaria.

Perché questa deroga è inopportuna

Ci preoccupa la deroga alle norme sul dibattito pubblico. La partecipazione civica è un diritto e una modalità per rendere le scelte più condivise e quindi più sostenibili, non è un intralcio. La norma approvata dal Senato sembra invece appoggiare l’erronea percezione che informare e ascoltare il punto di vista dei cittadini sia una complicazione ed una perdita di tempo, mentre numerose opere in Italia sono ferme proprio a causa della mancanza di dialogo e di informazione delle popolazioni. Un preventivo ascolto civico tende ad accorciare piuttosto che ad allungare un processo decisionale.

Questa deroga nega dunque non solo un diritto individuale riconosciuto da legislazioni internazionali, europee e nazionali, ma impedisce l’adozione di decisioni strategiche e di politiche pubbliche di migliore qualità. E questo proprio in una congiuntura emergenziale durante la quale il coinvolgimento dei cittadini diventa più prezioso in quanto garanzia di trasparenza e di dialogo sociale.

Cosa proponiamo

Chiediamo al Legislatore di ripensarci e di abrogare la norma che introduce la deroga al dibattito pubblico. Invitiamo il Governo a rispettare gli impegni presi anche in sedi internazionali (l’Italia è firmataria della Convenzione di Aahrus) e di mettere al primo posto l’interesse generale e la tutela dei diritti di cittadine e cittadini. La deroga costituisce una regressione dei diritti e un peggioramento dei metodi di decisione e di costruzione delle politiche pubbliche. Da questo punto di vista la scelta del Senato appare non solo incomprensibile, ma anche nociva per la qualità delle opere infrastrutturali di cui il paese ha bisogno.

L’Associazione Italiana per la Partecipazione Pubblica – Aip2
Insieme a:

Chiara L. Pignaris, presidente Associazione Italiana per la Partecipazione Pubblica

Giandiego Càrastro, socio Aip2 e membro Argomenti2000 Senigallia

Giovanni Allegretti, Centro de Estudos Sociais dell’Universitá di Coimbra, Portogallo

Marianella Sclavi, presidente di Ascolto Attivo srl e docente al Master ProPart di Venezia

Agnese Bertello, facilitatrice di Ascolto Attivo srl

Ilaria Casillo, prof. associata Facoltà di urbanistica Università Gustave Eiffel Parigi

Francesca Gelli, direttrice del Master IUAV in Progettazione Partecipata – ProPART

Susan George, docente Università di Pisa, presidente Aip2 2016-2019

Anja Corinne Baukloh, socia aip2 e responsabile operativo FORMA MENTIS – Trasformazione dei Conflitti e Apprendimento Sistemico – Laboratorio del PIN – Polo Universitario della Città di Prato, Università di Firenze

Alfonso Raus, formatore, esperto di processi partecipativi e di innovazione territoriale, socio Aip2

Roberto d’Ambrogio, architetto, presidente Arci Bolzano, socio Aip2

Fedele Congedo, architetto, relational designer, socio Aip2

Elvio Raffaello Martini, psicologo della comunità, socio Aip2

Antonio Floridia, dirigente del Settore Politiche per la partecipazione della Regione Toscana

Annalisa Mandorino, vicesegretario vicario di Cittadinanzattiva

Andrea Pirni, prof. associato di Sociologia dei fenomeni politici, Università di Genova

Sofia Mannelli, presidente associazione Chimica Verde Bionet

Veronica Dini, presidente Systasis – Centro Studi per la prevenzione e la gestione dei conflitti ambientali

Iolanda Romano, socia fondatrice di Avventura Urbana

Ilaria Ramazzotti, Coordinatrice Argomenti2000 Senigallia

Umberto Allegretti, già professore ordinario di diritto pubblico presso l’università di Firenze

Maria Chiara Prodi

Enzo Balboni, già Ordinario di diritto costituzionale nella Università Cattolica di Milano

Giuseppe Maiorana, direttore dello spazio museale di Belìce/EpiCentro della Memoria Viva _CRESM

Elena Pivato, Urban Center Brescia

Lucia Lancerin, architetto (VI), socia di Aip2

Elena Farnè, socia di Aip2

Andrea Panzavolta, di Formattiva, socio di Aip2

Giovanni Realdi, insegnante

Gabriella Giornelli

Maria Cristina Venanzi, consulente comunicazione pubblica

Antonio Sgueglia

Sara Giacomozzi, architetto paesaggista, socia di Aip2

Andrea Caccìa, facilitatore, socio Aip2

Andrea Pillon, Avventura Urbana Srl

Lilli Antonacci, facilitatrice e animatrice sociale, socia Aip2

Maurizio Schifano, Service Designer – Associazione Coltivatori di bellezza

Luca Raffini, ricercatore in Sociologia dei fenomeni politici, Università di Genova, socio Aip2

Alessio Conti, professore

Angelo D. Marra, avvocato

Mauro Julini, facilitatore, mediatore, formatore di mediatori e negoziatori, socio Aip2

Antonella Giunta, Comunità Interattive, socia Aip2

Serenella Paci, Poliste, vicepresidente di Aip2

Sara Serravalle, esperta di gestione di conflitti urbani ed ambientali e dottore di ricerca, socia Aip2

Angela Nasso, socia di Aip2

Myriam Ines Giangiacomo

Fabio Berlanda, socio di Aip2

Matteo Garzella, socio di Aip2

Laura Pommella, architetto, socia Aip2

Francesca Oliva, ActiveChange

Andrea Gelao – Facilitatore di processo – Open Innovation Designer – CONETICA

Gerardo de Luzenberger, Facilitatore – International Association of Facilitators e AIP2

Giuseppe Onorato, Avvocato del Foro di Sassari

Cananzi Carlo Maria, consulente politiche sociali e counselor psicologico

Nicola Giudice, Servizio di conciliazione Camera Arbitrale di Milano Srl

Giuseppe Ciardi

Giovanni Manieri, ingegnere, già dirigente Settore Sismico Regione Emilia Romagna

Francesco Tancredi

Franco Alajmo, Cittadinanzattiva Firenze

Daniela De Nuzzo, counsellor ad indirizzo gestaltico

Tiziano Cardosi, Firenze, Comitato No Tunnel TAV

Luisa Avellini, già docente ordinario di Letteratura italiana all’Università di Bologna

Domenico Gattuso, Docente Università Mediterranea di Reggio Calabria, Esperto in Pianificazione dei Trasporti

Maria Grazia Campari, avvocato

Paolo Scattoni, ex membro dell’Autorità per la Partecipazione della Regione Toscana (2014- 2019)

Antonio Bernardini

Teresa Lapis, insegnante di diritto, già difensore civico della Provincia di Venezia, socia Aip2

Francesco Alberti, professore associato di Urbanistica, Università degli studi di Firenze

Luciano Vecchi, Promozione e organizzazione progetti e programmi per la rigenerazione urbana e sociale Regione Emilia-Romagna

Gabriele Bollini, Associazione Analisti Ambientali

Mario Spada presidente onorario della Associazione Biennale Spazio pubblico

Angelo Baracca, docente a riposo Università di Firenze

Moreno Daini, docente Università di Bologna, corso di Pianificazione territoriale e paesaggistica

Marco Zaoli, docente in Progettazione Urbanistica, Dipartimento di Architettura Università di Ferrara

Gian Luca Agus

Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente

Viviana Asara

Giovanni Carrosio, docente di Sociologia dell’ambiente all’Università di Trieste

Walter Sancassiani, Senior Sustainability Advisor and facilitator, Focus Lab srl

Tommaso Grassi, Firenze

Tiziana Squeri, Eubios Bologna, socia Aip2

Cosimo Zito, Educatore e operatore di Comunità

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DL Semplificazioni: ora è legge dello Stato, Mattarella firma ma muove rilievi http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/dl-semplificazioni-ora-e-legge-dello-stato-mattarella-firma-ma-muove-rilievi/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/dl-semplificazioni-ora-e-legge-dello-stato-mattarella-firma-ma-muove-rilievi/#respond Sun, 13 Sep 2020 20:33:39 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14022

Con l’approvazione anche della Camera, il Decreto Semplificazioni diventa norma dopo la promulgazione del Presidente della Repubblica.

Una “firma” che deve essere stata accompagnata da molte perplessità da parte sua, dato che in una lettera consegnata ai presidenti di Camera e Senato e al presidente del Consiglio, Mattarella ha sottolineato «Ho proceduto alla promulgazione soprattutto in considerazione della rilevanza del provvedimento nella difficile congiuntura economica e sociale. Il decreto-legge intende corrispondere alla duplice esigenza di agevolare gli investimenti e la realizzazione delle infrastrutture attraverso una serie di semplificazioni procedurali, nonché di introdurre una serie di misure di semplificazione in materia di amministrazione digitale, responsabilità del personale delle amministrazioni, attività imprenditoriale, ambiente ed economia verde, al fine di fronteggiare le ricadute economiche conseguenti all’emergenza epidemiologica da Covid-19. Il testo a me presentato, con le modifiche apportate in sede parlamentare, contiene tuttavia diverse disposizioni, tra cui segnatamente quelle contenute all’articolo 49, recante la modifica di quindici articoli del Codice della strada, che non risultano riconducibili alle predette finalità e non attengono a materia originariamente disciplinata dal provvedimento».

Si è ripetuta, dunque, una situazione ormai abituale nel panorama normativo italiano che vede troppo spesso la formulazione di leggi “omnibus, in cui vengono inseriti diversi temi non coincidenti con l’oggetto trattato dal decreto.

In attesa di poter esaminare ed “osservare” nel dettaglio la norma approvata dalle Camere, il Forum Salviamo Paesaggio rileva con enorme preoccupazione la pericolosità dell’emendamento cosiddetto “salva stadi” che pone limiti all’intervento delle Soprintendenze sui progetti che interessano gli impianti sportivi monumentali e che si tradurrà nell’impossibilità di esprimere pareri sui progetti complessivi ma solo su specifici elementi strutturali architettonici o visuali: un rischio di depotenziamento delle stesse Soprintendenze e della tutela della conservazione e del restauro che di certo avrà ripercussioni non solo sullo stadio “Artemio Franchi” di Firenze ma su qualsiasi altro impianto sportivo sottoposto a vincolo monumentale.

Una norma, questa, che da più parti viene considerata addirittura incostituzionale per palese violazione dell’art. 9, comma 2 della Costituzione, secondo cui la Repubblica “tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della Nazione” e dell’art. 3 della Costituzione sul principio di uguaglianza e pari dignità sociale, risultando manifestamente discriminatorio e irragionevole il favore concesso a chi intende realizzare nuovi impianti sportivi o ristrutturare impianti già esistenti rispetto a chi voglia realizzare altre opere edilizie, anch’esse ritenute di pubblico interesse.

Nelle prossime settimane avremo modo di analizzare il testo approvato e di esprimere il nostro parere tecnico…

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Webinar del Forum Salviamo il Paesaggio dedicato al Suolo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/webinar-del-forum-salviamo-il-paesaggio-dedicato-al-suolo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/webinar-del-forum-salviamo-il-paesaggio-dedicato-al-suolo/#respond Fri, 11 Sep 2020 07:45:48 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14018 Il nostro Forum organizza un webinar sul rapporto formulato dal gruppo di esperti nominato dalla Direzione Generale Ricerca della Commissione Europea “Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita“: giovedì 24 Settembre, ore 19:00 – 21:00.
Il sottotitolo è esplicito: “Garantire che il 75% dei suoli sia sano entro il 2030 per cibo, persone, natura e clima“.

Vista l’importanza della tematica, per il livello sia europeo sia nazionale, il Forum Salviamo il Paesaggio ne ha curato una traduzione in italiano per facilitarne la conoscenza da parte di tutti i suoi membri. Allo stesso tempo, si organizza un seminario/studio per una analisi e un dibattito approfonditi attraverso un webinar sulla piattaforma Zoom.

La partecipazione al webinar è limitata a un massimo di 100 persone. Saranno ammessi i primi cento che si manifesteranno entro le 24:00 di domenica 20 settembre con un email direttamente a suolo.europa@gmail.com
(Chi si è già manifestato non deve re-iscriversi, essendo fin da ora inserito nella lista dei partecipanti).
Entro martedì 22 settembre sarà inviato agli ammessi il link per collegarsi via la piattaforma Zoom il 24 Settembre alle ore 19:00.

PROGRAMMA:

AVERE CURA DEL SUOLO È CURARSI DELLA VITA

Webinar: Giovedì 24 Settembre, ore: 19:00 – 21:00.

Oggetto: dibattito sul rapporto del Board della Missione della DG Ricerca (Commissione Europea) “Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita”.

Vista la brevità dell’incontro il rispetto dei tempi di parola è tassativo.

a) Introduzione per illustrare i capisaldi del rapporto
Anita Mannella e Angelo Porta (presentazione Powerpoint)

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b) Modalità tecniche del dibattito: Giovanni Poletti

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c) Interventi degli invitati per un’analisi del testo da diversi punti di vista
(Ogni invitato ha a disposizione inizialmente quattro minuti)

Moderatore: Mario Catizzone

1) mondo edile (Salvatore Lo Balbo)

2) agricoltura (Giuseppe Elias)

3) amministrazione pubblica (in attesa di conferma)

4) pianificazione (Gioia Gibelli)

5) ricerca (Francesco Malucelli)

6) giovane interessata/o del Forum Salviamo il Paesaggio (in attesa di conferma)

7) costruzioni (Paul Cartuyvels)

8) agricoltura biologica (Mattia Pantaleoni)

9) parlamentare Europeo (Eleonora Evi)

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d) Dibattito aperto a tutti i partecipanti con domande/risposte agli invitati: ogni intervento dura al massimo due minuti

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e) conclusioni e /o decisioni emerse: Claudia Petrucci e Anita Mannella

Commenti dei partecipanti (interventi di massimo un minuto)

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f) indicazioni finali e chiusura del webinar: Mario Catizzone.

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Piemonte: riparte l’ “accanimento terapeutico” contro i treni locali http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/piemonte-riparte-l-accanimento-terapeutico-contro-i-treni-locali/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/piemonte-riparte-l-accanimento-terapeutico-contro-i-treni-locali/#respond Mon, 07 Sep 2020 09:47:20 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14016

di Alessandro Mortarino.

Venerdì 14 agosto non tutti gli italiani erano accalcati su strade e autostrade della penisola o a sgambettare al Billionaire o a prepare gli ingredienti di ricche grigliate per celebrare il giorno di San Ferragosto, patrono dell’ozio e del divertimento. No, diversi di loro erano al lavoro e tra questi i tre membri della Giunta comunale di Nizza Monferrato che, indefessi, si dedicavano a un compito di evidente massima urgenza quale discutere e deliberare l’approvazione di un Protocollo d’Intesa per “disciplinare le modalità di progettazione e realizzazione di una pista ciclabile su sedime ferroviario in disuso che comprenda il tratto tra Alba (CN) e Nizza Monferrato (AT) per un totale di km 37″. In parole povere un addio definitivo alla riapertura del servizio ferroviario…

Nel nostro titolo, con un po’ di cinica ironia, parliamo di “accanimento terapeutico” nei confronti delle linee ferroviarie Alba-Asti e Alba-Nizza Monferrato perchè è dal 2012 che si ripete, con periodica insistenza, il tentativo di considerare il trasporto ferroviario locale come un “accessorio” poco utile anziché una risorsa primaria.

Nel 2012 le due linee furono infatti definitivamente sospese dopo che nella primavera del 2010, a causa di un movimento franoso all’interno della Galleria Ghersi (tra Alba e Barbaresco), il traffico su rotaia fosse già stato limitato alla stazione di Castagnole Lanze. Vi fu un’immediata reazione dei cittadini e dei Sindaci di allora, che diedero vita a molteplici azioni per sollecitare la Regione al ripristino del servizio ferroviario, tra cui una corposa raccolta firme e una partecipata manifestazione davanti al palazzo della Regione a Torino. La Regione (allora a maggioranza centro-destra) non cambiò però la propria idea e ribadì la sua non volontà alla riattivazione delle linee.

A fine 2014 la nuova amministrazione regionale (a guida centro-sinistra) lanciò – addirittura – per la prima volta l’idea di ricoprire i binari con una pista sintetica in pannelli di gomma triturata e riciclata e trasformare il sedime in una innaturale pista ciclabile. Anche in questo caso la reazione di cittadini e Sindaci fu immediata e unanime e la Regione fece dietrofront, rimettendo nel cassetto (ma non nel cestino dei rifiuti…) il bizzarro progetto.

Dai territori la richiesta di riattivazione delle linee si fece più pressante e nel 2017 RFI-Rete Ferroviaria Italiana preparò uno studio tecnico per valutare le possibilità per la messa in sicurezza della galleria Ghersi e il ripristino delle intere linee, con costi stimati in circa 60 milioni di euro per un ammodernamento completo oppure circa 25 milioni per la “semplice” riattivazione senza elettrificazione.

Il 25 ottobre dello stesso anno, a Neive, la Giunta Regionale siglò un Protocollo d’Intesa per la riattivazione delle linee ferroviarie Alba – Castagnole delle Lanze – Asti e Castagnole delle Lanze – Cantalupo attraverso il formale impegno che vedeva compartecipi con la Regione Piemonte i Comuni delle due tratte, l’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato e R.F.I..

Tutto bene. Sulla carta.
Ma poi la politica non ha completato l’opera. La Regione, che si era impegnata a sottoporre il progetto e a richiedere al Ministero il relativo finanziamento, pare non lo abbia poi fatto e a poco più di un anno dal “cambio della guardia” in Regione, ecco che la nuova amministrazione di centro-destra rilancia la proposta di mettere la definitiva pietra tombale al passaggio dei treni per sostituirli con una (lo ribadiamo) innaturale pista ciclabile.

Ci risiamo.

Ma questa volta la Regione sta correndo e pare molto determinata, tanto che dopo Nizza anche la Giunta comunale di Calamandrana ha deliberato l’adesione al Protocollo d’Intesa (25 agosto) e tutti gli altri Comuni paiono intenzionati a seguirne le orme. Si mormora che la decisione sia stata presa attorno ad un elegante tavolo del Relais San Maurizio di Santo Stefano Belbo, ex monastero ora albergo a 5 stelle, in una riunione organizzata dall’assessore regionale Gabusi (ex Sindaco di Canelli) – molto probabilmente in concerto con il Vice Presidente della Regione Carosso (ex Sindaco di Coazzolo), dall’altro assessore Icardi (ex Sindaco di Santo Stefano Belbo) e dal Presidente Cirio (ex assessore di Alba e della Regione stessa)- con tutti i Sindaci dell’area. In questa riunione lontana dalle stanze istituzionali gli esponenti regionali hanno riccamente elencato il ritorno economico-turistico generato dalle ciclabili di mezza Europa. Non sappiamo se a tutti è parso chiaro che la ciclabile ipotizzata (Alba-Nizza Monferrato) non scorrerebbe lungo un Danubio o una Senna locale, ma sopra una lunga serie di pannelli di gomma: un cicloturismo artificiale proposto a chi ricerca la Natura, dunque... Potremmo discuterne!

E, ovviamente, non è dato sapere quali informazioni siano state dispensate ai Sindaci presenti e quanto sufficientemente corrette; basterebbe leggere la delibera già approvata dai Comuni di Nizza e Calamandrana per rendersi conto che la linea in questione viene raccontata come una ferrovia in disuso: il che non corrisponde a verità, in quanto ben sappiamo che è una tratta semplicemente sospesa al traffico commerciale!

In un’intervista rilasciata a La Stampa, il Vice Presidente della Regione, Fabio Carosso, aggiunge altri elementi su cui occorrerebbero opportune riflessioni sia degli amministratori pubblici e sia dell’intera cittadinanza. Dice infatti Carosso che «se prendessimo 100 ragazzi di 20 anni e chiedessimo loro se vogliono una ciclabile o una linea ferroviaria, avremmo 99 favorevoli alla ciclabile e forse un nostalgico del treno».
E aggiunge: «si è chiesto ai Sindaci di sondare l’opinione dei cittadini e poi di deliberare in giunta il protocollo d’intesa. Se i cittadini la vorranno ci arriveremo. Se non la vogliono cercheremo un’altra via per realizzarla».

Non ci risulta che Nizza Monferrato abbia chiesto ai suoi residenti di esprimere un parere. Eppure la Giunta della vigilia di ferragosto ha già deliberato: c’è stato forse un errore procedurale?

E se chiedessimo non a 100 ventenni (che, molto probabilmente, si saranno già parzialmente trasferiti in qualche città fuori zona per seguire i percorsi universitari e, quindi, saranno magari meno interessati alle vere problematiche del territorio…) ma a lavoratori pendolari, ai minorenni e alle fasce di over sessantacinquenni (le statistiche ci ricordano che nel 2050 in Italia una persona su tre avrà più di 65 anni), otterremmo la stessa risposta ipotizzata da Carosso ma mai verificata in concreto e, dunque, da considerarsi labile e poco affidabile?

Intanto Associazioni e cittadini iniziano a reagire e un documento è già stato recapitato a tutte le amministrazioni comunali. Si indicano alcune informazioni primarie, si invita a non firmare “cambiali in bianco” e a coinvolgere tutte e tutti in una decisione irreversibile che toglierebbe risorse civiche in cambio di ben poco. Qui sotto trovate il testo della missiva:

OGGETTO: progetto pista ciclabile su sedime ferroviario tra Nizza Monferrato e Alba.

Preg.mo Sindaco, Gentili Assessori e Consiglieri,

siamo il Coordinamento per la Mobilità Integrata e Sostenibile e raggruppiamo alcune associazioni di pendolari, di comitati a difesa del trasporto pubblico locale e singoli cittadini.

Premesso che

siamo venuti a conoscenza di un progetto di pista ciclabile da realizzarsi coprendo il sedime della tratta ferroviaria Alessandria – Cavallermaggiore, nel tratto tra Nizza Monferrato e Alba;

al contrario di quanto si scrive nella delibera del Comune di Nizza Monferrato, che approva e promuove tale progetto, la linea in questione non è un’ex ferrovia in disuso bensì una tratta sospesa al traffico commerciale;

i costi della riattivazione delle due tratte interessate, Alessandria – Cavallermaggiore e Asti – Castagnole della Lanze,  potrebbero essere di diversa entità rispetto a quella pubblicata fino ad ora, soprattutto alla luce delle importanti risorse che saranno messe a disposizione per la ripresa post-Covid oltre a quelle annualmente stanziate dal Ministero competente e, fatto ancor più importante, nessun onere sarebbe a carico dei Comuni, al contrario della pista ciclabile, in quanto le opere di ammodernamento e ripristino sono di competenza di Rete Ferroviaria Italiana;

il tratto tra Neive e Nizza Monferrato unitamente a quello tra Asti e Castagnole delle Lanze sono stati inseriti nel programma dei treni storici della Fondazione Fs con notevoli investimenti da parte di Rete Ferroviaria Italiana per l’adeguamento alla circolazione di detti convogli, interventi che andrebbero anche a beneficio della riattivazione al traffico commerciale ed i cui costi andrebbero scomputati da quelli preventivati per tale progetto;

il 20 ottobre 2017 venne emanata una delibera della Giunta Regionale, n. 49-5811 avente titolo “Approvazione dello schema di Protocollo d’intesa per la riattivazione delle linee ferroviarie Alba – Castagnole delle Lanze – Asti e Castagnole delle Lanze – Cantalupo” a sua volta sottoscritta dal Comune di Asti – DGC 484 del 27/09/2016 – Comune di Isola d’Asti – DCC 42 del 27/09/2017; Comune di Carentino – DGC 22 del 28/06/2017; Comune di Bruno – DCC 1 del 30/03/2017; Comune di Castelnuovo Belbo – DGC 14 del 10/04/2017; Comune di Incisa Spadaccino – DGC 26 del 13/04/2017; Comune di Nizza Monferrato – DGC 59 del 08/05/2017; Comune di Calamandrana – DGC 27 del 13/04/2017; Comune di Santo Stefano Belbo – DGC del 05/04/2017; Comune di Castiglione Tinella – DGC 18 del 03/04/2017; Comune di Costigliole d’Asti – DCC 14 del 23/03/2017; Comune di Castagnole delle Lanze – DGC 25 del 21/03/2017; Comune di Neive – DGC 21 del 27/02/2017; Comune di Alba – DGC n. 71 del 09/03/2017;

è già in fase di avanzata progettazione una pista ciclabile parallela alla ferrovia;

la riattivazione della tratta comporterebbe una dovuta restituzione ai cittadini di un servizio necessario per una mobilità sicura e sostenibile ed un’opportunità per i numerosi turisti che scelgono il trasporto pubblico per gli spostamenti, anche in ragione di una nuova coscienza ecologica;

un servizio ferroviario puntuale ed efficiente, integrato con i bus, costituirebbe attrattiva per chi volesse tornare a stabilirsi nei centri della provincia, pur lavorando nelle città, con conseguente ripopolamento dei nostri piccoli e medi centri abitati;

tutto ciò premesso

siamo a chiedervi di sospendere ogni decisione in merito al progetto di cui all’oggetto e di pensare ad un disegno di più ampio respiro che possa soddisfare le esigenze di tutti, pendolari e turisti, in nome di una rinascita dei comuni della provincia e di una vera opportunità di sviluppo commerciale per le aziende e gli operatori delle nostre zone.

Evidenziamo inoltre che aderire oggi al protocollo della ciclabile, sarebbe in contrasto con tutto quello che i comuni interessati, come evidenziato sopra, hanno chiesto e parzialmente ottenuto nel 2018 per la riattivazione delle tratte ferroviarie del sud astigiano.
Infine ci rendiamo disponibili per un lavoro coordinato e condiviso per un progetto a medio/lungo termine che coniughi le esigenze di tutti e che sia inclusivo di tutti i mezzi di trasporto, treno, bus, bicicletta, monopattino, ecc.

Certi che Lei Sindaco e l’amministrazione prendiate in considerazione la nostra richiesta, la ringrazio anticipatamente per la preziosa attenzione e per il tempo che dedicherà a questa istanza.

Segue elenco adesioni al presente documento di associazioni e privati.

Giacomo Massimelli – Comitato Strade Ferrate Nizza Monferrato
Claudio Menegon – Comitato Gruppo Pendolari Cuneo-Torino
Paolo Forno – Associazione Pendolari e Trasporti Biellesi
Fulvio Bellora – Unione Ferrovie Piemontesi
Alberto Collida’ – Comitato Ferrovie Locali
Piero Canobbio – Amici della Bra Ceva e Diramazione Mondovì
Stefano Sibilla – Comitato Treno Alpi Liguri
Claudio Bongiovanni – Forum Mobilità Cuneo
Alessandro Mortarino – Forum Salviamo il Paesaggio
Uberto De Paolis
Mario Didier
Angelo Marinoni
Alberto Parone
Gabriele Balestrino
Pedro Augusto Bozzone
Federico Santagati
Ylenia Russello
Erik Eterno
Federica Ricci
Fabio Lavacca
Andrea Isabello
Sergio Argenta
Manuel Lucchini
Luca Grieco
Fabiana Catalano
Chiara Cattelani
Filomena De Pietro
Marco Santini
Silvia D’Amore
Alberto Molinari
Marco Spinolo
Caterina Plazza
Sergio Siri
Renato Ricci
Fabrizio Viarengo
Domenico Celentano
Anna Guarino
Franco Cortese

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Della “grande opera delle opere italiane” http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/della-grande-opera-delle-opere-italiane/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/della-grande-opera-delle-opere-italiane/#respond Mon, 07 Sep 2020 09:36:39 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14014 A cura del Prof. Leandro Janni, Presidente di Italia Nostra Sicilia.

A metà del secolo scorso, Adriano Olivetti affermava: «L’Italia procede ancora nel compromesso, nei vecchi sistemi del trasformismo politico, del potere burocratico, delle grandi promesse, dei grandi piani e delle modeste realizzazioni

Italia, estate 2020. Si torna a parlare, a discutere animatamente della “grande opera delle opere italiane”: il ponte sullo Stretto di Messina. Si tratta di uno dei progetti mai realizzati dalla storia più lunga, addirittura secolare, periodicamente richiamato come priorità dai governi delle più disparate coloriture politiche. Ma cosa intendiamo per ponte sullo Stretto di Messina?

Lo speciale mega manufatto comprende una serie di progetti di ingegneria civile per la realizzazione di un ponte sospeso tra la Sicilia e la Calabria, con sede stradale e ferroviaria, a campata unica. Il progetto complessivo prevede: 3.300 metri lunghezza della campata centrale; 3.666 metri lunghezza complessiva con campate laterali; 60,4 metri larghezza dell’impalcato; 399 metri altezza delle torri; 2 coppie di cavi per il sistema di sospensione; 5.320 metri lunghezza complessiva dei cavi; 1,26 metri diametro dei cavi di sospensione; 44.323 fili d’acciaio per ogni cavo di sospensione; 70/65 metri di altezza di canale navigabile centrale per il transito di grandi navi; 533.000 metri cubi di volume dei blocchi d’ancoraggio. Questo, quantomeno, è ciò che ha previsto, per la realizzazione del ponte, la concessionaria Stretto di Messina S.p.A.

Ad ogni modo, qui e ora, in attesa di nuovi sviluppi, ricordo l’articolo che il caustico Gesualdo Bufalino scrisse il 19 settembre 1985 per la Repubblica.

«Il ponte sullo Stretto? Personalmente mi sta benissimo, a patto di non sovrapporre metafore e simboli indebiti ad una operazione di semplice ingegneria. Voglio dire che non sarà il guadagno tecnico di poche ore nei tempi di traghettamento a modificare o a guarire la nostra vocazione claustrofila e il vizio di fare della solitudine un trono e una tana. Caso mai sono altre le conseguenze che l’evento (se accadrà) si porterà dietro: di favorire lo smercio e la circolazione dei nostri vizi nel resto della penisola; e di aizzare le nostre virtù a degradarsi più velocemente nell’ omologia generale dei contegni e dei sentimenti. Poiché con le isole il punto è questo: sono di per sé parchi naturali e riserve dove lo “specifico” indigeno resiste più a lungo: sicché rimane sempre da sciogliere il nodo se convenga tutelarle a costo di sequestrarne anche le più selvagge memorie, o spingerle verso una moderna ma ripetitiva e anonima identità. Insomma è la solita solfa del contenzioso tra passato e futuro, natura e cultura, lucciole del pre-industriale e chimiche del post-industriale… Il ponte ovviamente giocherà a vantaggio di questa seconda ipotesi, benché non molto più, credo, di quanto abbiano già fatto l’Alitalia e l’Autostrada del Sole. Resta da vedere se e come esso possa contribuire a renderci più italiani. Qualcuno dubita che non lo siamo abbastanza o che desideriamo non esserlo più. Proprio su la Repubblica (31 agosto) Arbasino ci attribuiva una smania di staccarci dalla nazione e ce ne concedeva licenza. Obietto che, dai tempi di Salvatore Giuliano, fra le maschere sanguinose della mafia il fantasma del separatismo non è più ricomparso: e che oggi un eventuale referendum secessionista non raccoglierebbe in Sicilia più di mille o duemila suffragi… La verità è che fanatismo regionale e fermenti antiunitari sono da noi assai meno vigorosi e loquaci che non in tanti altri luoghi d’Italia, dall’Alto Adige alla Sardegna, dal Veneto alla Val d’Aosta. Basterebbe, per appurarlo, una gitarella a Messina… Con tutto ciò, come negare l’esistenza del tumore Sicilia e delle sue minacciose metastasi d’esportazione? E’ un morbo vecchio di secoli, ma non saranno né la segregazione né l’ aggregazione a salvarcene: né una chirurgia che ci amputi, né un ponte che ci concilii. Occorrono cure diverse, e io dico timidamente: libri e acqua, libri e strade, libri e case, libri e occupazione. Libri.» (Gesualdo Bufalino)

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Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/prendersi-cura-del-suolo-e-prendersi-cura-della-vita/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/prendersi-cura-del-suolo-e-prendersi-cura-della-vita/#comments Mon, 07 Sep 2020 08:43:40 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14012 Nei mesi scorsi il Bollettino mensile del GSE-Gruppo Suolo Europa (vale a dire gli esperti ed attivisti in chiave europea del nostro Forum nazionale) ha descritto le ‘Missioni’ in cui si articola il programma di ricerca dell’UE Horizon Europa. In particolare soffermandosi sulle attività degli esperti impegnati sul suolo riuniti nel Board of Soil Mission.

Il Board ha prodotto il documento intermedio “Caring for soil is caring for life“, che ora attende analisi e contributi propositivi da parte di associazioni e cittadini. Il sottotitolo è più che esplicito: “Garantire che il 75% dei suoli sia sano entro il 2030 per cibo, persone, natura e clima: rapporto intermedio del Board of Mission per la salute del suolo e il cibo”; sotto ne riproduciamo integralmente l’introduzione e al fondo trovate il link per scaricare il testo nella traduzione italiana curata dal Forum Salviamo il Paesaggio.

“Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita” è il titolo della missione proposta dal Soil Health and Food Mission Board. L’obiettivo della missione è “garantire che il 75% dei suoli siano sani entro il 2030 e siano in grado di fornire servizi ecosistemici essenziali”, come la fornitura di cibo e altre biomasse, il sostegno alla biodiversità, l’accumulo e la regolazione del flusso di acqua, o la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. L’obiettivo corrisponde ad un aumento del 100% dei suoli sani rispetto all’attuale linea di riferimento. Questo rapporto intermedio illustra la visione e il progetto per raggiungere questo ambizioso obiettivo attraverso una combinazione di ricerca e innovazione, formazione e consulenza, nonché la dimostrazione di buone pratiche per la gestione del suolo utilizzando “Living Lab” (laboratori dal vivo) e “Lighthouse” (esempi faro). Per avere successo, la missione migliorerà anche il monitoraggio della salute del suolo e delle pressioni che vi agiscono, mobiliterà gli investimenti e incoraggerà i cambiamenti nelle politiche. La missione sarà uno sforzo congiunto di parti interessate, ricercatori, responsabili politici e cittadini che metterà l’Europa sulla strada della gestione sostenibile del territorio e del suolo come parte di una più ampia e verde transizione sociale.

Il rapporto sembra indicare come si fa la “quadratura del cerchio” per quanto riguarda il suolo. Muovendo dall’analisi della realtà compone un quadro di riferimento che indica un cammino percorribile. Volutamente non utilizza un linguaggio tecnico incomprensibile ai non addetti ai lavori, al contrario fa ben capire che non c’è più tempo da perdere, bisogna agire subito, e indica come. La ricerca diventa cosí il giunto cardanico che permette di innescare e guidare il necessario cambiamento. Come? Il Board lo spiega attraverso sette obiettivi precisi da compiere entro il 2030, eccoli:

  • Il degrado del suolo, compresa la desertificazione nelle terre aride, è fortemente ridotto e il 50% delle terre degradate viene ripristinato superando la neutralità del degrado del suolo.
  • Le riserve elevate di carbonio organico nel suolo (ad es. in foreste, pascoli permanenti, zone umide) vengono conservate e le attuali perdite di concentrazione di carbonio sui terreni coltivati ​​(0,5% all’anno) vengono invertite con un aumento dello 0,1-0,4% all’anno. L’area delle torbiere che perdono carbonio è ridotta del 30-50%.
  • Nessuna impermeabilizzazione netta del suolo e un maggiore riutilizzo dei suoli urbani per lo sviluppo urbano dall’attuale tasso dal 13% al 50%, per aiutare a fermare la perdita di terra produttiva per lo sviluppo urbano e raggiungere l’obiettivo dell’UE del non uso netto di terra entro il 2050.
  • Riduzione dell’inquinamento del suolo, con almeno il 25% dell’area dei terreni agricoli dell’UE coltivati ​​a agricoltura biologica, un ulteriore 5-25% di terra con rischio ridotto di eutrofizzazione, pesticidi, antimicrobici e altri contaminanti e raddoppio del tasso di ripristino di siti inquinati dando la priorità ai siti industriali dismessi.
  • Prevenzione dell’erosione sul 30-50% delle terre con tassi di erosione insostenibili.
  • Miglioramento della struttura del suolo per risanare la qualità dell’habitat del biota e delle colture del suolo, compresa una riduzione del 30-50% nei suoli con sottosuoli ad alta densità.
  • Ridurre del 20-40% l’impronta globale del degrado di suolo dovuta alle importazioni di prodotti alimentari e di legname dell’UE, attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale e delle normative commerciali e l’imposta sul carbonio.

Tutto chiaro e semplice? Il vero lavoro comincia ora. Per quanto riguarda i ricercatori, il Board ha indicato come coinvolgere gli attori e le persone attraverso la creazione di laboratori aperti e direttamente nei campi (Living Labs) e con il lancio di esperienze di riferimento (Lighthouses). Consci però delle difficoltà che i 7 obiettivi incontreranno per essere adottati, indicano la necessità di un coinvolgimento di tutti gli attori interessati all’uso del suolo e hanno lanciato una campagna di discussioni attraverso un apposito sito dal titolo ‘Mettersi in gioco’ (Get involved!) ove ciascuno può introdurre i propri suggerimenti.

Il difficile cammino è stato tracciato e allo stesso tempo il Board ha cominciato a percorrerlo. Tocca ora a tutti noi fare in modo di accelerarlo e concretizzarlo entro la fine di quest’anno.

Qui potete scaricare la traduzione italiana curata dal nostro Forum.

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News dall’Europa su suolo e paesaggio http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/news-dalleuropa-su-suolo-e-paesaggio/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/news-dalleuropa-su-suolo-e-paesaggio/#respond Mon, 07 Sep 2020 08:31:14 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14009 Il Gruppo Suolo Europa (GSE) del nostro Forum Salviamo il Paesaggio ha pubblicato il nuovo numero del Bollettino degli Angeli del Suolo, giunto al suo settantacinquesimo appuntamento, ricchissimo di notizie e di documenti.
In sommario:

  • Educazione Alimentare. La Regione Emilia Romagna, per il periodo 2020-2022, ha deciso di investire 5 milioni di euro nell’educazione alimentare nelle mense scolastiche con l’obiettivo sia di usare alimenti biologici a chilometro zero, basati sulla dieta mediterranea, sia di evitare lo spreco di cibo…
  • Elementi irrinunciabili di una Direttiva europea sul suolo. Una ricerca interna al nostro Forum in merito alla futura proposta di direttiva europea sul suolo prevista entro il 2021, mette in luce una gran quantità di proposte con cui effettuare l’analisi iniziale…
  • Amici di Cuirone. Prosegue la presentazione delle associazioni della Rete del GSE…
  • GNDE (Società Civile): Soccorso, Recupero, Riforma. Un’analisi della crisi prodotta da COVID-19 nell’UE e di raccomandazioni politiche derivate dal Piano per una transizione giusta in Europa…
  • GNE (Commissione Europea): Opinione ENVI su Piano di Investimento Europeo. La Commissione ENVI del Parlamento europeo ha presentato il suo “Parere” alla Commissione Budget sul Piano di Investimento Europeo (SEIP) per finanziare il Green Deal…
  • Proposte di cambiamento del comportamento: riqualificazione energetica degli stabilimenti. Esistono le tecnologie per far diventare autonomi e autosufficienti dal punto di vista energetico gli stabilimenti industriali, piccoli medi e grandi. Si tratta quindi di rendere obbligatoria questa semplice richiesta…
  • Prendersi cura del suolo è prendersi cura della vita. Il Rapporto intermedio del Suolo Mission Board. Pubblicato il documento “Caring for soil is caring for life” (“Garantire che il 75% dei suoli sia sano entro il 2030 per cibo, persone, natura e clima: rapporto intermedio del Board of Mission per la salute del suolo e il cibo”) che attende ora analisi e contributi…
  • Dalla Teoria alla Pratica, Amsterdam (Olanda). Utilizzazione dell’economia della ciambella. L’economista britannica Kate Raworth, membro dell’Istituto per il Cambiamento Ambientale dell’Università di Oxford, ha scritto un libro nel 2017 “Doughnut Economics: Seven Ways to Then Like a 21st Century Economist” (Economia della ciambella: sette modi per pensare come un economista del 21° secolo) considerato come un’alternativa innovativa all’economia della crescita senza limiti e che può diventare il modello su come ricostruire le città in un contesto post-Covid-19…
  • Iniziativa 4 per 1000: Piano Strategico. L’Iniziativa 4×1000 ha prodotto (approvato nel giugno 2020) il piano strategico che illustra il cammino da intraprendere da parte dei membri dell’Iniziativa da qui al 2050…

Potete leggere e scaricare il Bollettino qui.

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Veneto, territorio “accoppato” di cemento e poi affogato http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/veneto-territorio-accoppato-di-cemento-e-poi-affogato/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/veneto-territorio-accoppato-di-cemento-e-poi-affogato/#comments Sat, 05 Sep 2020 21:42:10 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14007 A cura del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Marca Trevigiana, terra di storia, terra di calamità innaturali.
Quelle causate o incrementate dall’uomo nella sua infinita stupida avidità.

Passano gli anni, si contano i morti e i danni, non cambia minimamente – al di là di vuote parole – il modo di agire.

Il Veneto, purtroppo, è anche quel luogo dove il successo si misura nella lunga fila di capannoni-fabbrichette-svincoli-tangenziali-pedemontane-centricommerciali oggi spesso dismessi che hanno massacrato e impermeabilizzato il territorio, consegnandolo alle calamità innaturali.

E una bella calamità innaturale segue felicemente l’inaugurazione dell’ennesima pedemontana…

ACCANIMENTO EDILIZIO LUNGO LE SPONDE DEL SILE.

Mentre il RAPPORTO ISPRA 2018 sul consumo del territorio (riferito all’anno 2017) registrava “un aumento del 4% della superficie artificializzata potenzialmente allagabile” andava in scena a Silea l’ennesimo scriteriato scempio urbanistico ad opera di amministratori pubblici.

A due passi dall’Alzaia: 38.000 m3 di nuova edilizia residenziale su una superficie di 32.000 m2 per costruire villette singole, piccoli condominii, abbinate. Il progetto venne approvato dal Comune di Silea nel 2004, ma ruspe e gru furono fermate dalla crisi. Nel 2017 i lottizzatori sono tornati alla carica e l’amministrazione in carica ha approvato la variante.

Cambiano i suonatori (amministratori di diverso colore politico) ma la musica è sempre la stessa, con in più una “legge burla” sul contenimento del consumo di suolo in cui la deroga è il principio fondante. Come non definire un insediamento residenziale a due passi dall’alzaia del Sile un atto pianificatorio arrogante e irresponsabile:

nonostante i dati dell’ISPRA sul rischio idraulico,

nonostante gli effetti degli eventi atmosferici estremi conseguenza dei cambiamenti climatici,

nonostante ci si trovi in un parco naturale,

nonostante in provincia di Treviso ci siano 8076 edifici inutilizzati (Confartigianato 2017),

nonostante l’invecchiamento della popolazione renda disponibili ulteriori immobili da ristrutturare,

nonostante il calo demografico.

Un po’ più a monte, sempre lungo il Sile, un altro esempio del “consociativismo suolicida” ce lo fornisce la costruzione della Cittadella della Salute (un modo eufemistico per definire un ospedale). In nome del “mantra dell’eccellenza” (non misurata però sui tempi di attesa delle prestazioni sanitarie) e della “megalomania aziendalistica”, si amplia un ospedale già con buoni livelli standard nelle prestazioni sanitarie.

Lo scopo è quello di accentrare servizi e funzioni in un’unica sede, ma lasciando magari le ex sedi in abbandono e occupando, in compenso, un’ area prossima al Sile e vantandosi di non costruire ad una distanza inferiore ai 14 metri dal fiume (bontà loro).

Poi, in tempi di lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento, si crea un parcheggio per mille posto auto contribuendo alla congestione dell’area a Sud del Comune di Treviso, minacciata anche dal progetto incombente del Terraglio Est.

Accanimento!!

Dante Schiavon, socio GrIG Veneto

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Alcune nostre osservazioni e proposte in merito all’articolo 10 del Decreto Semplificazioni http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/alcune-nostre-osservazioni-e-proposte-in-merito-allarticolo-10-del-decreto-semplificazioni/ Wed, 02 Sep 2020 21:03:27 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14004 Come accaduto recentemente attraverso l’approvazione di alcune leggi regionali (in primis in Piemonte) “cogliendo l’occasione” dell’emergenza sanitaria, anche lo Stato ripropone un rito purtroppo abituale basato su “deroghe” e/o “facilitazioni”, che in alcuni casi hanno nulla o ben poco a che vedere con la stessa emergenza in corso.

Nella fattispecie, perlomeno per gli articoli che si è riusciti ad esaminare, ci si chiede per quale motivo si continuino ad operare singole modifiche/integrazioni al D.P.R. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) e per quale motivo non si possa (o voglia) fare una seria “revisione organica” della Parte I del citato T.U., invece di continuare ad apportare modifiche (sovente scoordinate con l’articolato), con una serie infinita di provvedimenti legislativi che scoraggiano la determinazione al costante pieno aggiornamento anche dei più tenaci operatori del settore.

Nell’articolo 10 viene indicato (come sempre avviene da almeno dieci anni) che le modifiche al D.P.R. 380/2001, sono state apportate “al fine di semplificare ed accelerare le procedure edilizie e ridurre gli oneri a carico dei cittadini e delle imprese” (locuzione identica a quella presente all’art. 17 del famigerato “Sblocca Italia” del 2014!!!), nonché “per assicurare il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo dei processi di rigenerazione urbana” (!!!).

Quella della “semplificazione” delle procedure edilizie ormai è una “favoletta” a cui non crede più nessuno, basterebbe chiedere a qualsivoglia operatore o professionista pubblico o privato.
A far data dal 2010 ad oggi i primi 26 articoli dei Titoli I, II e III (inerenti le disposizioni generali, i titoli abilitativi edilizi e l’agibilità) del D.P.R. 380/2001, sono stati modificati, o meglio stravolti, da ben 22 provvedimenti!!!

Veramente stiamo toccando il fondo, complicando una volta di più sia gli interventi edilizi che i procedimenti dei vari titoli abilitativi, che fino al marzo 2010 erano abbastanza semplici, definiti e separati, ora risultano particolarmente confusi, con procedimenti che si intrecciano, altri che si suddividono in varie sottospecie ed altri che si sovrappongono o si duplicano!!!

Qui potete scaricare il documento integrale del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio di commento e osservazione al Decreto Legge 16 luglio 2020 n. 76.

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Politiche europee e sostenibilità: pubblicato il primo “Quaderno ASviS” http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2020/09/politiche-europee-e-sostenibilita-pubblicato-il-primo-quaderno-asvis/ Wed, 02 Sep 2020 20:26:35 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14002 Il testo, a cura di Luigi Di Marco, aiuta a orientarsi nella legislazione europea relativa all’Agenda 2030, anche in vista della predisposizione del “Piano di ripresa e resilienza” dell’Italia.

Questo Quaderno offre un contributo di grande valore, presentando in modo sistematico e coordinato le diverse iniziative dell’Unione europea rispetto alle molteplici dimensioni dell’Agenda 2030, ivi comprese quelle recentemente decise dal Consiglio europeo in risposta alla crisi da Covid-19. Il quadro presentato da Luigi di Marco mostra in modo evidente il cambio di passo della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, che ha posto l’Agenda 2030 al centro delle politiche dell’Unione, esattamente come auspicato nel citato evento del 2019. L’aver assegnato a ciascun Commissario il compito di raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile di propria competenza, l’aver ridisegnato il Semestre europeo all’insegna di questi ultimi, l’aver avanzato proposte per fare del Green New Deal la strategia di crescita per l’intero continente, l’aver posto la transizione ecologica e la digitalizzazione tra le precondizioni per l’accettazione dei progetti che rientreranno nel fondo Next Generation EU, le Comunicazioni pubblicate nei mesi scorsi su vari temi (dalla tutela della biodiversità all’agricoltura sostenibile) sono tutti tasselli di una strategia complessa e articolata che questo contributo illustra bene.

Scarica il documento qui.

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