www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Sun, 28 Feb 2021 21:54:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.4 La Convenzione europea dei diritti dell’uomo impone la chiusura immediata dell’Aeroporto di Firenze Peretola http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/la-convenzione-europea-dei-diritti-delluomo-impone-la-chiusura-immediata-dellaeroporto-di-firenze-peretola/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/la-convenzione-europea-dei-diritti-delluomo-impone-la-chiusura-immediata-dellaeroporto-di-firenze-peretola/#respond Sun, 28 Feb 2021 21:54:49 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14342 L’Associazione VAS-Vita, Ambiente e Salute Onlus ha inviato una lettera di messa in mora, prodromica per inizio azioni legali per risarcimento danni procurati, al Sindaco del Comune di Firenze, al Presidente della Regione Toscana e al Prefetto di Firenze in merito alla ormai storica questione dell’Aeroporto di Firenze Peretola.

Illustrissimi Sindaco, Presidente e Prefetto,
preso atto che il 29 ottobre scorso il giornale belga De Standaard ha riportato una sentenza inappellabile della corte d’Appello belga che condanna lo Stato a risarcire alcune decine di famiglie della periferia di Bruxelles del danno derivante dal sorvolo a bassa quota di aerei partenti dall’aeroporto nazionale di Zaventem.

Evidenziato che la motivazione si rifà all’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che stabilisce il diritto alla protezione di un ambiente sano, indipendentemente dal livello di rumore previsto dalla legge, agli articoli 22, 22bis e 23 della Costituzione belga e agli art. 1382 e 544 del Codice Civile belga. La Corte riconosce un problema di salute pubblica basato sul livello di disturbo acustico per i residenti locali che supera le soglie di rumore fissate dall’Organizzazione mondiale della sanità, molto inferiori a quelle delle legislazioni relative ai dintorni aeroportuali.

Preso atto che gli scriventi hanno più volte evidenziato a tutti gli organi competenti che l’attuale aeroporto di Firenze (i) non ha ottemperato a nessuna delle prescrizioni ambientali contenute nel Decreto Interministeriale di VIA 0676/2003 nonostante una parte sostanziale degli interventi previsti dal Master Plan 2001/2010 siano pacificamente stati realizzati, (ii) non detiene nessuna conformità urbanistica ai sensi del DPR 383/1994, fa operare un aeromobile (Airbus A 319) privo di compatibilità ambientale e di valutazione sulla sicurezza, visto che non è inserito nella “fleet mix autorizzata” dal Decreto di VIA 0676/2003.

Preso atto che ENAC a fronte di formali richieste accesso atti, tese a ottenere copia delle autorizzazioni abilitative sia per l’attuale aeroporto come per tale aeromobile, omette di rispondere nonostante gli scriventi siano stati legittimati a ottenere tali documentazioni sulla base di quanto disposto dallo stesso MIT (che esercita l’indirizzo, la vigilanza e il controllo su ENAC tramite il Dlg 250/1997) e della Commissione Accesso Atti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri;

Preso atto che ENAC non solo non fornisce la documentazione di cui sopra, ma addirittura nonostante l’accesso atti, non fornisce neppure la documentazione pregressa, cioè quella che sarebbe oggi ancora valida in assenza del Decreto VIA 0676/2003 e della relativa conformità urbanistica;

Tutto ciò notificato le comunichiamo Sig. Sindaco, che tale aeroporto senza l’ostensione delle citate documentazioni, in altre parole documentazione autorizzativa e non semplici lettere e/o interpretazioni formali di ENAC che sono prive di sostanza se non supportate quindi da atti autorizzativi concreti e visibili in base “alla vigente normativa di settore”, opera in maniera illegittima, non rispettando la salute degli abitanti che subiscono gli effetti dell’opera.

Le ricordiamo sul punto che all’interno del Decreto di VIA 0676/2003 “che non ha mai smesso di avere la sua efficacia” riconfermato in toto dal Decreto Decisorio Presidenziale del Giugno 2012, erano previste fra le altre compensazioni e mitigazioni … ”la delocalizzazione delle case contermini alla pista, l’insonorizzazione e climatizzazione delle altre abitazioni”.

Le rammentiamo Sig. Sindaco che più volte Le è stato fatto presente il disagio acustico che da oltre 15 anni subiscono i Cittadini di Brozzi, Peretola e Quaracchi, visto che Lei spesso li ha incontrati, oltre alle evidenze che in base ai verbali della Commissione Rumore Aeroportuale, l’Airbus A 319 è citato come l’aeromobile che di gran lunga crea la maggiore problematicità di rumore:

Evidenziando inoltre come sulla base dell’Art. 32 della Carta Costituzionale, il Sindaco è il primo responsabile della Salute Pubblica, perciò un “ambiente salubre” come ulteriore condizione per rendere effettivo il diritto alla Salute.

Ribadiamo inoltre che la Regione Toscana sulla base di quanto disposto dal “Decreto Interministeriale di VIA 0676/2003” risulta essere l’unico soggetto preposto alla verifica delle “Prescrizioni Precettive”.

Ricordiamo che la Regione Toscana, non ritenesse validi il Decreto di VIA sopra citato unitamente alla conseguente Conformità Urbanistica, nonostante quanto confermato dalla DVA/MATTM,
dovrebbe allora fornire la copia delle autorizzazioni con le quali tale aeroporto oggi opera.

Sottolineiamo come l’Illustre Prefetto, appurato l’eventuale illegalità, ha l’autorità e la discrezionalità in base alle proprie facoltà, di poter intervenire in base alle vigenti disposizioni di legge.
Ci appelliamo perciò all’illustre Prefetto, perché come del resto ha fatto il Suo predecessore, inviando informative direttamente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, richieste che hanno poi generato quelle risposte contraddittorie e prive delle copie delle autorizzazioni operative di cui il Prefetto ha già contezza, esortando lo Stesso di procedere con la medesima modalità informativa nei confronti della Procura di Firenze, anche alla luce di quanto pubblicato da Il Tirreno in data 22 Febbraio, dove si parla di un dossier con denunce inviato da azionisti di minoranza della Società di Gestione ad alcune Procure e Corte dei Conti.

Tutto ciò premesso riteniamo doveroso sulla base dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, chiedere in via preventiva e precauzionale, la chiusura immeditata dell’Aeroporto di Firenze Peretola a causa della mancanza delle autorizzazioni previste ai fini della sua operatività in sicurezza almeno fino a quando il Gestore non provvederà alla messa in atto di tutte le prescrizioni precettive, derivanti dal Decreto interministeriale di VIA 0676/2003, e non otterrà la necessaria Conformità Urbanistica ai sensi del DPR 383/1994.

Una supplementare istruttoria di VIA, integrativa al Decreto 0676/2003 qualora l’aeromobile Airbus A 319 dovesse ancora far parte della fleet mix operativa al momento della riapertura.
Tale notifica, con preventiva e pregiudiziale informativa di risarcimento danni, con riserva di ogni azione nelle sedi competenti in caso di assenza di azioni consequenziali, a tutela della salute dei cittadini rappresentati.

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Una cabinovia per distruggere il paesaggio. Non c’è limite al peggio… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/una-cabinovia-per-distruggere-il-paesaggio-non-ce-limite-al-peggio/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/una-cabinovia-per-distruggere-il-paesaggio-non-ce-limite-al-peggio/#respond Sun, 28 Feb 2021 21:45:47 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14340 Nemmeno un anno è passato dal precedente articolo pubblicato sul nostro sito nazionale che denunciava del Piano intermodale dell’area Flegrea finanziato con i fondi della legge 887/84: irregolarità (stessi soggetti proprietari e costruttori), lentezza (35 anni) sproporzionalità (tra cementificazione e realizzazione degli standard urbanistici e delle funzioni sociali ed ambientali, abuso dell’urbanistica contrattata con i Permessi di Costruire Convenzionati PdCC (grande invenzioni!) e inversione della tempistica nella realizzazione delle opere pubbliche (prima le opere private e poi, forse, le altre, senza parlare della priorità assoluta della bonifica sul demanio marittimo ad opera degli inquinatori), che questi geniali e antistorici amministratori del territorio ne hanno pensata un’altra, con la scusa del Recovery Fund e delle soluzioni al congestionamento da traffico automobilistico.

La Cabinovia di collegamento dei Comuni di Pozzuoli e Bacoli.

Il Progetto magico, risolutore del grande problema del traffico, tirato fuori come un coniglio dal cilindro, senza nessun dibattito pubblico nè partecipazione civica (ma è chiedere veramente troppo a questi signori) non tiene conto dei vincoli paesaggistici, delle bellezze naturali, culturali, archeologiche dell’area flegrea che stravolgerebbe e sfregerebbe con i suoi piloni, il suo cemento (parcheggi di scambio) e consumo di suolo conseguente. Nè considera le potenzialità alternative e la necessità di un rafforzamento/ampliamento del trasporto pubblico su ferro (c’è una linea, la CUMANA, tra le peggiori in Italia e che quindi deve essere migliorata, vedi Rapporto Pendolaria 2021). Ignora, inoltre, totalmente le esigenze di collegamento centro-periferia come se la mobilità dovesse servire solo ad uso esclusivo del turismo.

Una funivia che vola proprio basso, materialmente e metaforicamente, parlando.

Che a fronte di un impatto ambientale devastante risparmia appena 20 minuti di tempo per la tratta prevista rispetto ad un’auto, sposta un numero di passeggeri non rilevante (un mezzo lento e poco capiente), non si inserisce in una idea di mobilità sostenibile integrata con piani di intermodalità (treno-bus-bici) pensati anche per i cittadini delle periferie e, soprattutto, non si inserisce in un PUMS che in effetti non c’è.
E dulcis in fundo – ma anche in primis – questo è un territorio sismico, vulcanico, dove una mente sana dovrebbe capire facilmente che la mobilità da realizzare deve essere solo una mobilità leggera, integrata, collettiva che inoltre piace molto anche al Turismo sostenibile, lento e ai veri amanti del paesaggio e della Bellezza.

Anche sotto il profilo della sostenibilità economica l’opera non regge in quanto non confrontabile con le grandi realtà metropolitane in cui queste tipologie di opere, finora, sono state realizzate.

Ma allora perchè è stata pensata questa genialità?
Semplice, ci sono i soldi, c’è il Recovery Fund, c’è trippa per gatti, c’è che i cittadini non contano, che l’ambiente, ormai, l’abbiamo già distrutto, opera in più opera in meno…
Insistere su quest’opera è solo follia e sete di predazione e ulteriore speculazione.

Non c’ è fine al peggio, fin quando ci sarà questa classe politica. Ma per fortuna c’è chi dice NO. E’ nato il COMITATO NO CAB che mette insieme diverse associazioni, gruppi e reti sociali del territorio tra cui il Comitato Salviamo il paesaggio Area flegrea. Ha già avviato i gruppi di lavoro per smontare e decodificare le insostenibilità ambientali, sociali, urbanistiche ed economiche di questo studio di fattibilità tecnico-economico. Ha già denunciato l’irragionevolezza di questa opera e il nuovo attacco al territorio che essa rappresenta.

Nuove azioni sono in programmazione.

Per approfondimenti: https://www.facebook.com/no.cabinovia

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Franciacorta Concert Hall: ecco perchè no http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/franciacorta-concert-hall-ecco-perche-no/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/franciacorta-concert-hall-ecco-perche-no/#respond Sun, 28 Feb 2021 21:36:24 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14338 A cura del Comitato No Porte Franche 2 e di Legambiente Franciacorta.

“We don’t need no… concert hall”.
Sembra che l’uso dell’inglese alla Moretti SpA serva per darsi un tono internazionale. D’altro canto, dopo aver analizzato il progetto depositato in Comune ad Erbusco per l’edificazione di una “imponente” Concert Hall ci sembra che l’azienda punti tutto sull’illudere, proclamare, vendere fumo per far digerire quella che noi consideriamo un’immensa offesa alla cultura, all’ambiente e ai cittadini.

In Regione Lombardia l’Azienda dovrà giustificare l’interesse pubblico dell’opera. Senza tale finalità collettiva la collina, vergine e intatta, non potrà essere sventrata e sostituita con le mastodontiche volumetrie richieste. L’interesse pubblico dichiarato nel progetto è promuovere la cultura. Purtroppo, nelle carte, noi abbiamo al contrario trovato un progetto faraonico privo di reali contenuti culturali e le cui ambizioni vanno ben oltre i limiti del credibile e dell’accettabile.

La FCH anziché valorizzare, rischia di soffocare la Franciacorta.

Gran parte della relazione ruota attorno alle dimensioni da Guinness dei primati della sala concerti e al paragone con altri teatri simili per capienza nel mondo. È semplicemente ridicolo pensare che una sala da concerto abbia la sua principale ragion d’essere nelle sue dimensioni, così come è inutile ricordare che le sale di New York, Londra o Mosca sono destinate a servire un pubblico potenzialmente almeno venti volte superiore dal punto di vista numerico.
Anche il continuo considerare come “competitors” gli altri teatri di tradizione dimostra semplicemente che i promotori della FCH non conoscono il mondo del teatro e della cultura in generale, ma ragionano in termini prettamente economici ed imprenditoriali. I teatri non sono aziende che si fanno concorrenza l’un l’altro: sono istituzioni culturali che svolgono un servizio alla comunità e, non appena possono, collaborano tra loro.

L’analisi economica infatti si regge su troppe incongruenze come ad esempio il regolare sold out su tutti i 6000 posti, obiettivo impossibile anche per i teatri di maggiore esperienza e prestigio come l’Arena di Verona che la FCH tenta di scimmiottare anche nel cartellone (senza però le strepitose regie di Zeffirelli). Se la FCH cerca il confronto con l’Arena di Verona, non può che essere perdente.

Che dire poi del previsto Advisor Emiliano Facchinetti il quale non ha alcuna esperienza nel campo della direzione teatrale: ha organizzato qualche concerto di interesse locale, ha fondato un’orchestra (che in otto anni non è riuscita ad affermarsi nel panorama non solo nazionale, ma nemmeno locale), ma non ha mai gestito un teatro o un festival di rilievo, con tutte le difficoltà che l’incarico comporta.

E infatti lo si vede quando riporta i numeri inerenti all’orchestra, ai corpi di ballo, ai cori: dati molto approssimativi e riportati solo per stupire gli ingenui.

Da ultimo, al contrario di ciò che è stato dichiarato finora agli organi di stampa, il teatro NON sarà finanziato solo con soldi privati, ma chiederà anche il contributo pubblico ministeriale del Fondo Unico per lo Spettacolo.

Abbiamo voluto approfondire l’aspetto culturale ma, dall’analisi degli allegati, emerge anche che le problematiche ambientali, viabilistiche, idrogeologiche, non solo sono ancora presenti, ma appaiono anche enfatizzate rispetto al progetto del 2016.
L’area interessata all’intervento è sottoposta al vincolo paesaggistico, istituito nel 2008, per il quale tutti gli interventi edificatori non possono danneggiare il pregio paesaggistico del luogo. Il progetto sia per l’impatto volumetrico (più di 50.000 mq) sia per l’enorme altezza (27 metri dalla provinciale) è evidente che contrasta sia con la delibera della Giunta regionale, n. 7311/2008, di istituzioni del vincolo a Erbusco, sia con la delibera regionale n. 27/2011 che approva i criteri per l’approvazione dei progetti in zone a vincolo paesaggistico.

Il progetto contrasta inoltre con la Legge regionale n. 7/2017 sull’Invarianza idraulica poiché prevede una superficie filtrante piccolissima e conseguentemente aumenterà le massime portate di piena e dei volumi scaricati in un’aria già fortemente soggetta ad allagamenti.
Il progetto contrasta altresì con:

– il Piano d’Area della Franciacorta (PTRA) approvato con delibera del Consiglio regionale n. 1564/2017,

– il Piano territoriale regionale (PTR) aggiornamento approvato con delibera del Consiglio regionale n. 766/2019;

– la legge regionale n. 31/2014 che introduce nel governo del territorio nuove disposizioni mirate a limitare il consumo di suolo e a favorire la rigenerazione delle aree già urbanizzate.

Inoltre è evidente che la zona circostante la rotatoria Bonomelli non è più in grado di sopportare altra cementificazione che provocherebbe ulteriori inconvenienti:

– aumento del traffico veicolare con pericolo per gli utenti della strada (numerosi sono già stati gli incidenti anche mortali);

– rallentamento dei veicoli presso la rotatoria Bonomelli;

– aumento dell’inquinamento;

– deterioramento dell’impatto visivo.

Per quanto esposto, riteniamo che la scelta politica fatta dal Consiglio comunale di Erbusco con l’atto di indirizzo, da cui deriva una responsabilità diretta dell’Amministrazione comunale, vada bloccata nelle sedi regionali, provinciali e locali anche in ossequio alla chiara volontà popolare espressa nel referendum del 2016.
Proseguire nella discussione di una tale proposta significa fare una scelta politica in nessun modo supportata da un progetto credibile e in contrasto con tutto ciò finora dichiarato e scritto (anche nelle normative) sulla Franciacorta.

Per questo chiediamo ai Comuni di Rovato e Cazzago, alla Provincia di Brescia e a Regione Lombardia di prendere parola sulla proposta PRIMA di iniziare l’iter dell’accordo di programma. Se il silenzio tenuto finora era determinato solo, come ci hanno risposto, dal fatto che non avevano ancora visionato il progetto, bene ora il progetto lo abbiamo ed è zeppo di criticità, incongruenze e inganni.

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Occhio al turismo della Lega, il gorilla “invisibile” che ci potrebbe passare davanti http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/occhio-al-turismo-della-lega-il-gorilla-invisibile-che-ci-potrebbe-passare-davanti/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/occhio-al-turismo-della-lega-il-gorilla-invisibile-che-ci-potrebbe-passare-davanti/#respond Sun, 28 Feb 2021 21:25:49 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14336 di Paolo Pileri.

Un noto test di attenzione consiste nel far contare a un osservatore i passaggi che si fanno dei giocatori di basket usando due palloni. Immaginate la scena. Parte il video, i ragazzi iniziano a correre in tondo e volano i due palloni di qua e di là velocemente. Incollati al video si conta senza perdere un colpo. Finita la scena si è pronti a dire: tredici. Ma la voce fuori campo ci spiazza con una domanda: hai visto se è passato un gorilla? Un gorilla? E che c’entra? Non bisognava contare i passaggi di basket? Allora si torna indietro con il video a rivedere la scena. Accidenti, è vero. Mentre i ragazzi si passavano la palla un gigantesco gorilla ha attraversato la scena. Non l’hai visto, tanto eri preso a contare. Incredibile, ma dannatamente vero. Si chiama attenzione selettiva: concentrati su una cosa ne perdiamo altre, perfino gigantesche.

Questo racconto mi fa venire in mente quel che potrebbe accadere con il ministero della Transizione ecologica. Siamo tutti là a vedere (giustamente) quanti passaggi farà, quante novità lancerà, se il suolo si salverà, ma intanto un gorillone potrebbe attraversare la scena senza che ce ne accorgiamo. Metti caso che questo gorillone sia il ministero del Turismo o il sottosegretariato all’Agricoltura e altri che hanno un curriculum poco convincente. Prendiamo il turismo. È un settore di grande importanza per il nostro Paese: vale il 13% del Prodotto interno lordo. Ma è anche un settore che non brilla per sostenibilità visto che nel passato ha spalmato cemento su monti e spiagge, inquinamento con i low cost, grandi navi nella laguna più delicata al mondo, si è rubato intere coste facendoci stabilimenti balneari sbarrando l’accesso al mare di tutti, ha insozzato piazze storiche ficcandoci qualsiasi cosa potesse attrarre e far spendere i turisti.

Visto che dobbiamo ripartire da capo, quel turismo lo vogliamo ancora e ovunque? Non deve forse anche lui transitare per le porte dell’ecologia e della sostenibilità? Credo proprio di sì. Il turismo è una risorsa preziosissima per l’Italia, ma anche un pericolo mortale. Come re Mida, quel che il turismo tocca lo trasforma in oro, ma quando va in overdose di profitto, e capita in un attimo, quell’oro diviene cacca e allora sono guai per tutti. E noi i guai non li vogliamo più. Alle prossime generazioni non possiamo consegnare cacca che massacra le città, trasforma i nostri borghi storici in mercatini h24 o ne fa “eventifici” o piastre per la movida ovunque capiti, solo perché la movida fa fare soldi a palate. Non vogliamo un turismo sporcaccione e in nero (leggendo la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2020, viene fuori che i settori che ruotano attorno al turismo alimentano il 20% dell’economia sommersa).

Continua qui: https://altreconomia.it/occhio-al-turismo-della-lega-il-gorilla-invisibile/

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Facciamo sì che la Transizione ecologica guidi l’Economia e non viceversa http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/facciamo-si-che-la-transizione-ecologica-guidi-leconomia-e-non-viceversa/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/facciamo-si-che-la-transizione-ecologica-guidi-leconomia-e-non-viceversa/#comments Sun, 21 Feb 2021 22:50:15 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14333 Lettera del Forum “Salviamo il Paesaggio” al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, sulla necessità di delineare ora e subito le sfide presenti e del dopo emergenza e suggerire una visione per collegare economia, occupazione, benessere sociale e tutela ambientale.

Illustre Presidente,
abbiamo apprezzato la Sua disponibilità ad ascoltare alcune Associazioni ambientaliste, le quali, pur essendo Associazioni importanti e rappresentative, non esprimono la completa visione dell’impegno nel settore strategico per la salvaguardia del paesaggio e della risorsa suolo.

Abbiamo deciso di scriverLe per farLe conoscere una realtà, il Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori”, una Rete civica nazionale formata da oltre mille tra Associazioni e Comitati e da decine di migliaia di singoli aderenti. Un’aggregazione di Associazioni e cittadini di tutta Italia, che, mantenendo le peculiarità di ciascun soggetto, intende perseguire un preciso obiettivo: tutelare il paesaggio e il territorio italiano, arrestare il consumo di suolo, dare un nuovo e diverso impulso al settore dell’edilizia, in cui non debbano prevalere gli interessi economici a discapito della qualità urbana nelle pratiche di progettazione, nelle politiche urbanistiche e nella cura del territorio.

Il Forum desidera augurarLe, innanzitutto, buon lavoro per l’incarico ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’azione di un nuovo Governo, le cui azioni prioritarie saranno inevitabilmente condizionate dalla necessità di affrontare la situazione di grande emergenza sanitaria ed economica che sta attraversando il nostro Paese.

Il nostro auspicio, in riferimento alla Sua dichiarazione: “Saremo un Governo per l’Ambiente”, è che il Suo Governo sappia operare per il Bene Comune e declinando le proprie scelte secondo quanto previsto dal New Deal della Strategia europea.

Per sostenere tale strategia, il Parlamento Europeo il 9 febbraio u.s. ha approvato il nuovo regolamento che pone gli obiettivi, le modalità di finanziamento e le regole da rispettare per il Recovery Fund, la parte più consistente e corposa del piano di ripresa “Next Generation EU”. 
I provvedimenti che si dovranno adottare per semplificare il nostro sistema, la nostra Pubblica Amministrazione, la nostra burocrazia, per dare impulso a investimenti pubblici e privati dovranno garantire un Sistema Paese sempre più preparato a sostenere situazioni di emergenza.
Se questi saranno gli obiettivi del Suo Governo, il Forum non potrà che condividerli e sostenerli.

Riteniamo, inoltre, fondamentale la necessità che le linee di azione vengano attuate subito, onde evitare che il “dopo emergenza” si trasformi in un non pianificato progetto strategico in cui capitali e interessi soggettivi più o meno legittimi, rischino di prevalere su ciò di cui oggi dobbiamo tenere in primaria considerazione: il Bene Comune.
Crediamo che la grande sfida rappresentata dalla pandemia e dalla falsata relazione tra uomini e Ambiente imponga il coraggio di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo per attivare, sin d’ora, strumenti di rilancio economico basato sulle opere pubbliche realmente necessarie al nostro Paese (messa in sicurezza dell’esistente e rivitalizzazione delle aree abbandonate, interventi di rigenerazione e riqualificazione dei territori), un New Deal che rispecchi i veri bisogni della collettività. 

Dopo questa crisi epocale, non potremo più continuare a seguire dinamiche economiche voraci, spietate, distruttive, ma piuttosto abbracciare una visione etica, l’unica che – suggeriscono grandi economisti come il Premio Nobel Amartya Sen – potrebbe davvero garantirci un futuro dignitoso e pacifico. E riteniamo che ogni forma di sburocratizzazione degli iter di spesa debba sempre tener conto del contrasto alla corruzione, della sicurezza dei lavoratori, della loro dignità, dell’applicazione dei CCNL, di una lotta serrata al caporalato e al lavoro nero.

Per questo riteniamo che la Sua azione debba essere improntata a superare le rigidità strutturali che hanno impedito di dispiegare tutto il potenziale del Paese, che nei settori dell’edilizia e delle opere pubbliche debba tradursi nell’indirizzo di arrestare il consumo di suolo e orientare tutto il comparto edile verso il riuso dei suoli urbanizzati e il recupero dell’enorme stock edilizio esistente ma inutilizzato, l’unica chance possibile per collegare economia, occupazione, benessere sociale e tutela ambientale.
Per valutare l’urgenza improcrastinabile di tale indirizzo basti considerare che:

sul versante italiano, in Senato le Commissioni congiunte Agricoltura e Ambiente hanno inopinatamente da tempo sospeso la trattazione di una necessaria definizione normativa formulata dal Forum mediante una Proposta di Legge per l’arresto del consumo di suolo, di cui vorrà trovare i punti salienti sintetizzati in calce alla presente lettera, il cui testo integrale è al seguente link;

sul versante europeo, la proposta di Direttiva per la protezione dei suoli è stata ufficialmente ritirata dalla Commissione nel maggio 2014 dopo ben otto anni di infruttuose negoziazioni. Poche settimane or sono l’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (European Environment Agency), ha presentato il suo nuovo briefing “Growth without economic growth” definendo con assoluta chiarezza la vera sfida che la nostra Società dovrà affrontare: una “Crescita senza crescita economica” così riassunto nell’incipit: «La crescita economica è strettamente collegata all’aumento della produzione, del consumo e dell’uso delle risorse e ha effetti dannosi sull’ambiente naturale e sulla salute umana. È improbabile che un lungo disaccoppiamento duraturo e assoluto della crescita economica dalle pressioni e dagli impatti ambientali possa essere raggiunto su scala globale; pertanto, le società devono ripensare a cosa si intende per crescita e progresso e il loro significato per la sostenibilità globale».

Queste considerazioni chiariscono l’urgenza di voler portare alla Sua attenzione la necessità che le future deliberazioni nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche siano improntate ad alcuni prioritari obiettivi:

  • la messa in sicurezza e riqualificazione energetica degli edifici degli anni Cinquanta e Sessanta (e oltre);
  • la progettazione e l’avvio di un Piano per il recupero delle migliaia di borghi e centri storici in via di abbandono (o già deserti);
  • la sostituzione delle tante reti idriche “colabrodo” in un ambito strettamente pubblico della gestione dell’acqua;
  • la messa in sicurezza di ampie aree soggette a rischio idrogeologico, comprese demolizioni ove necessarie;
  • la bonifica delle migliaia di aree inquinate, trasformandole in boschi urbani;
  • la messa in sicurezza di strade, ponti e gallerie della rete principale e non;
  • l’attuazione di un grande Piano di cablaggio dei territori pedemontani e montani;
  • il sostegno all’agricoltura ecocompatibile.

Per quanto concerne le grandi opere in programma appare evidente la necessità di istituire una Commissione di tecnici per la valutazione costi-benefici di ogni nuova opera e che ci si debba attenere alle sue valutazioni. Del resto, tale esperienza ha un precedente nel primo Governo Conte. Non si comprenderebbe se non venisse ripresa in un clima in cui si deve attentamente valutare come e dove spendere i soldi pubblici, anche di provenienza UE. Nel caso di valutazione positiva, comunque, le opere non dovranno essere sottratte alla conformità con la strumentazione urbanistica, i Piani paesaggistici e al confronto con le comunità locali, per valutare proposte alternative meno impattanti e anche meno costose.

Le chiediamo, inoltre, che il Governo non proceda ad alcuna semplificazione che veda nella Valutazione Ambientale Strategica e in quella di Impatto Ambientale dei meri ostacoli burocratici. Questi strumenti rappresentano indagini fondamentali dalle quali nessun intervento può essere escluso.
Siamo consapevoli che, passata l’emergenza, vivremo mesi e anni impegnativi: un tempo che dovremo, tutti assieme, definire attraverso una visione di lungo termine, capace di individuare le migliori strategie per coniugare progresso e benessere ambientale, sociale e economico; strategie nuove e sostenibili che guardino alla realtà odierna con lo sguardo dell’oggi non più legato ad un passato di errori ed inadempienze. Il nostro Paese è di nuovo chiamato a fare da “apripista”, mostrando con coraggio la capacità di visione per far sì che questa dolorosa esperienza, oltre i lutti e i danni economici, rechi frutti di nuovo benessere e coesione sociale a tutti i nostri connazionali, di oggi e di domani.

Le auguriamo buon lavoro, illustre Presidente, perché i difficili impegni di Governo possano essere portati avanti con forza, massima chiarezza e con la coerenza di quanto dichiarato.
Le saremo, infine, grati se vorrà disporre una audizione del Forum.

Con considerazione e viva cordialità.

A nome dell’intero Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio
Cristiana Mancinelli Scotti e Marino Trizio

NOTE:

Il suolo è da intendersi come lo strato superficiale della Terra, la pelle viva del pianeta Terra.
Una pellicola fragile. Nel suolo vivono miliardi di creature viventi, un quarto della biodiversità di tutto il pianeta. Il suolo è una risorsa finita non rinnovabile e per questo preziosa almeno al pari dell’acqua, dell’aria e del sole.

Per riportare un terreno compromesso (asportando il cemento o asfalto che lo ricopre per l’intervento dell’uomo) alla sua “naturalità” occorrono non anni, ma secoli: per formare 1 cm di suolo occorrono infatti dai 300 ai 400 anni e per raggiungere uno spessore utile ai fini agricoli occorrono 3 mila anni.

Secondo l’ISPRA-Istituto Superiore di Protezione Ambientale il consumo di suolo in Italia non conosce soste, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni. Dopo aver toccato anche gli 8 metri quadrati al secondo negli anni 2000 (tra i 6 ed i 7 metri quadrati al secondo è la media degli ultimi 50 anni), il rallentamento iniziato nel periodo 2008-2013 a causa della crisi economica si è consolidato negli ultimi due anni con una velocità ridotta di consumo di suolo, che continua però, sistematicamente e ininterrottamente, a ricoprire aree naturali e agricole con asfalto e cemento, fabbricati residenziali e produttivi, centri commerciali, servizi e strade.

Il suolo consumato è passato dal 2,7% degli anni ’50 al 7,6% stimato per il 2017. In termini assoluti, il consumo di suolo si stima abbia intaccato ormai oltre 23.000 chilometri quadrati del nostro territorio: una superficie pari all’Emilia Romagna.

ISPRA evidenzia, inoltre, i costi generati dal consumo di suolo in termini di perdita di servizi ecosistemici (l’approvvigionamento di acqua, cibo e materiali, la regolazione dei cicli naturali, la capacità di resistenza a eventi estremi e variazioni climatiche, il sequestro del carbonio – valutato in rapporto non solo ai costi sociali ma anche al valore di mercato dei permessi di emissione – e i servizi culturali e ricreativi), solitamente non contabilizzati.
In sintesi il dato nazionale evidenzia che la perdita economica di servizi ecosistemici è compresa tra i 538,3 e gli 824,5 milioni di euro all’anno, che si traducono in una perdita per ettaro compresa tra i 36.000 e i 55.000 euro.

Secondo l’ISTAT nel nostro Paese sono presenti oltre 7 milioni di abitazioni non utilizzate, 700 mila capannoni dismessi, 500 mila negozi definitivamente chiusi, 55 mila immobili confiscati alle mafie.
“Vuoti a perdere” che snaturano il paesaggio e le comunità a contorno e ci spronano a intraprendere una politica anche di carattere fiscale in grado di incentivare la vendita/l’affitto degli alloggi inutilizzati su tutto il territorio nazionale.

Tutto ciò a fronte di un andamento demografico (dovuto essenzialmente dall’ingresso di nuova popolazione dall’estero) che indica una crescita debole, tanto è vero che nel triennio 2012-2016 le morti hanno superato le nascite; nel 2017 la popolazione italiana era pari a 60.579.000 persone, circa 86 mila in meno rispetto al 2016, e sostanzialmente stabile dal 2014.

Gran parte degli edifici di nuova costruzione oggi in vendita nel nostro Paese sono stati costruiti diversi anni fa e registrano nel 2015 un invenduto pari a 90.500 unità (abitazioni ancora in costruzione e non ancora sul mercato escluse), nel contempo sono presenti immobili vetusti e quasi inutilizzabili che avrebbero invece bisogno di essere ristrutturati e riqualificati con evidenti benefici sia economici e sia di decoro e senza gravare sul suolo libero.

La crisi economico-finanziaria di questi anni ha sedimentato in seno agli istituti bancari una grande quantità di immobili, pignorati in parte a cittadini “impoveriti” e, in prevalenza, alle imprese del settore impegnate in operazioni edilizie fallite per esubero di offerta. Non a caso i principali istituti di credito hanno aperto un filone “real estate” per smaltire un patrimonio in progressiva svalutazione che grava sui loro bilanci. Le principali sofferenze derivano dal comparto costruzioni e immobiliare, con il 41,7% dei prestiti deteriorati: una quota molto importante, che denuncia un’economia sbilanciata, troppo esposta su questo settore.

Il Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e forestali ci ricorda, inoltre, che il nostro Paese è in grado, oggi, di produrre appena l’80-85% del proprio fabbisogno primario alimentare, contro il 92% del 1991. Significa che se, improvvisamente, non avessimo più la possibilità di importare cibo dall’estero, ben 20 italiani su 100 rimarrebbero a digiuno e che quindi, a causa della perdita di suoli fertili, il nostro Paese oggi non è in grado di garantire ai propri cittadini la sovranità alimentare. Tanto che la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) si è ridotta a circa 12,7 milioni di ettari con 1,7 milioni di aziende agricole, superficie che nel 1991 era quasi 18 milioni di ettari.
In Europa, nel periodo 1990-2006 il consumo di suolo è aumentato del 9%, un’area paragonabile alla superficie dell’Ungheria o ai due terzi dell’intera superficie italiana, con una perdita di produzione agricola equivalente a 6,1 milioni/anno di tonnellate/grano.

A livello globale il nostro Pianeta ha già perso un terzo del suo terreno coltivabile – a causa dell’erosione o dell’inquinamento – negli ultimi 40 anni, con conseguenze definite disastrose in presenza di una domanda globale di cibo che sale alle stelle: quasi il 33% del terreno mondiale adatto o ad alta produzione di cibo è stato perduto a un tasso che supera il ritmo dei processi naturali in grado di sostituire il suolo consumato.
E nel 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone: risulta, pertanto, necessario incrementare la produzione agricola in Italia e nel mondo di almeno il 30%.

7.145 sono i comuni italiani (l’88,3 % del totale) interessati da qualche elemento di pericolosità territoriale; tra questi il 20,3 % (1.640 comuni) presentano aree ad elevato (P3) o molto elevato (P4) rischio frana, il 19,9 % (1.607 comuni) presentano aree soggette a pericolosità idraulica (P2) mentre il 43,2 % (3.893 comuni) presentano un mix dei rischi potenziali (P2, P3, P4).

Per queste considerazioni, il contrasto al consumo di suolo (parte integrante di un’azione di contrasto al cambiamento climatico) dev’essere considerato una priorità e diventare una delle massime urgenze dell’agenda parlamentare per i numerosi benefici indotti che ne derivano, di carattere sociale, ecologico ed economico.

Qui il testo della Proposta di Legge elaborata dal nostro Forum nazionale e in discussione al Senato.

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Nuovo asfalto nel cuore del Parco del Pollino? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/nuovo-asfalto-nel-cuore-del-parco-del-pollino/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/nuovo-asfalto-nel-cuore-del-parco-del-pollino/#respond Sun, 21 Feb 2021 22:08:38 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14330 Progetti di asfalto su tratti Conocchielle-Acquafredda e Prastio-Visitone e considerazioni generali su viabilità secondaria del Tavolo Montagna.

A cura di Saverio De Marco, Delegato Basilicata AIW (Associazione Italiana Wilderness), Guida Ambientale Escursionistica, Presidente Gruppo Lupi San Severino Lucano.

In merito al documento sul Tavolo Montagna dell’Ente Parco, e più specificamente sulle voci riguardanti “viabilità ordinaria” e “viabilità straordinaria”, lo scrivente, pur essendo d’accordo con parecchi punti proposti nel documento (come il miglioramento della viabilità ordinaria con l’aggiustamento delle strade asfaltate di collegamento già esistenti, la chiusura delle strade sterrate al traffico motorizzato, l’implementazione della vigilanza ambientale, la gestione dei flussi turistici con miglioramento aree parcheggio ecc.) intende portare all’attenzione dell’Ente le seguenti osservazioni critiche, che vengono da una lunghissima frequentazione, conoscenza e promozione di alcune località, strade e piste forestali di cui si parla nel documento (si fa riferimento soprattutto al versante lucano).

Lo scrivente oltre che Delegato Regionale Basilicata AIW (Associazione Italiana Wilderness) è una guida ambientale escursionistica oltre che Presidente dell’Associazione Gruppo Lupi San Severino Lucano; inoltre essendo appassionato praticante di mountain bike conosce bene molte strade sterrate di cui si parla.

1) Ma veniamo al dunque: si è appena appreso dal documento che l’Ente Parco Nazionale del Pollino avrebbe in progetto di asfaltare alcuni itinerari escursionistici/di mountain bike/equitazione, in aree ambientali di pregio. In particolare qui si solleva la questione dell’asfalto dei tratti 1) Conocchielle-Acquafredda e 2) Prastio–Visitone. Per fare un esempio lampante della problematica, riguardo al tratto Conocchielle–Acquafredda, l’itinerario “Lungo le vie della transumanza: da Conocchielle a Piano di Vacquarro” che si trova proposto sul mio sito (vedi itinerario n.4), in base al progetto scomparirebbe, diventerebbe per più della metà una strada asfaltata aperta alle “meraviglie” del traffico motorizzato ! Un percorso che ha anche un grande valore storico-antropologico, proprio perché richiama la storia della transumanza, visto che era una via usata dai pastori per accedere in Calabria dal Piano di Gaudolino.

Itinerario utile tra l’altro anche per appassionati di mountain bike ed equitazione, attività sempre più diffuse nel Parco, e che consente inoltre di portare gruppi di turisti ai Piani di Vacquarro direttamente a piedi da Conocchielle, utile quindi quando le strade asfaltate sono ingombre di neve e ghiaccio. Sarebbe danneggiato tra l’altro, anche un tratto del “Cammino mariano“, visto che da Acquafredda c’è la bella strada sterrata che porta a Visitone che appunto è ivi compresa nel “Cammino”.

Schizofrenica poi è la motivazione che viene enunciata dietro a questo progetto, ovvero quella di “decongestionare il traffico”: ma come, per decongestionare il traffico lo si va a ricreare in un’area naturale fino ad allora ancora integra e immacolata, attraversata solo da una stradina sterrata dove si incontrano tutt’al più cavalli e vacche al pascolo?

Nel documento si accenna anche alla costruzione di un parcheggio nei pressi della fontana di Acquafredda, anche questa area attualmente assolutamente integra dal punto di vista naturalistico, in quanto trattasi di ex pascoli in via di rimboschimento naturale. Siamo veramente ai paradossi, che non finiscono qui. Altro asfalto è previsto da Prastio al Piano Visitone, lungo la bella stradina forestale che attraversa la pregiatissima faggeta di Vallone Zaperna: un percorso ideale per amanti di mountain bike, equitazione e anche per passeggiate di famiglie con bambini, visto che si imbocca da Piano Visitone. Strade queste dal fondo naturale, che col tempo son diventate quasi dei sentieri, anche se potenzialmente percorribili d’estate con mezzi fuoristrada.

Percorsi che potrebbero anzi diventare alternativi a quelli più rinomati e di maggiore richiamo turistico, e che possono quindi consentire che i flussi di turisti non si concentrino solo negli itinerari IPV (di particolare valenza). In base a questi progetti, Piano Visitone sarebbe raggiunto da due strade asfaltate, e una terza sarebbe costruita ex novo a pochi chilometri di distanza. Che si allarghi e migliori la strada già esistente, invece di farne altre! A leggere di tali progetti si rimane basiti: che fine fanno l’escursionismo, la mountain bike, l’equitazione? Che fine fanno la ruralità e la “selvaticità” del Pollino? Come se il Parco dovesse favorire il turismo su quattro ruote invece che quello a piedi, a cavallo, in bicicletta.

Chi frequenta, ama ed ha “buttato sudore” su questi percorsi ne conosce la bellezza, e trova scandalosa la sola idea che si possa pensare di farne delle banali strade asfaltate, con tutti i problemi che queste rappresentano: inquinamento visivo, consumo del suolo, inquinamento da rifiuti, rischio incendio (i famosi pic-nic), inquinamento acustico, afflusso incontrollato di masse di automobili, il tutto in aree delicate dal punto di vista ambientale e paesaggistico e ricche di biodiversità. Ne sono un esempio gli agrifogli monumentali che punteggiano l’area dove dovrebbe passare una di queste strada. Dove vanno a finire le belle parole come “conservazione della natura”, “turismo lento”, “tutela della biodiversità”?

Per avere idea di cosa si sta parlando, si allegano i link degli itinerari che ricadono sui tratti sterrati di cui si parla, pubblicati dallo scrivente sul sito vacanzattiva.com:

https://www.vacanzattiva.com/it/pedalare/in-mtb-sul-pollino-tra-natura-selvaggia-e-ruralita.html

https://www.vacanzattiva.com/it/camminare/lungo-le-vie-della-transumanza-nel-parco-del-pollino.html

2) Con riguardo al miglioramento della viabilità secondaria, è vero che come si dice esistono strade sterrate/forestali utilizzate per gli interventi di soccorso. Ma in sostanza, almeno nel versante lucano, esse sono sostanzialmente due: strada Acquatremola-IannacePitt’accurc e Colle Impiso- Gaudolino, dove si concentra il maggior numero di escursionisti. Riguardo al miglioramento di questo tipo di viabilità va detto però che non
dovrebbe comportare altre colate/manufatti di cemento, ma solo interventi che non sconvolgano la naturalità dei luoghi;
si parla di strade sterrate/forestali che ancora presentano il fondo naturale dove al limite si dovrebbe intervenire solo per assicurare il deflusso dell’acqua con cunette scavate ai lati, senza altri manufatti. Quella dei soccorsi non può essere addotta come scusa per intervenire dappertutto con progetti che potrebbero anche deturpare quelli che sono – lo si ripete – percorsi escursionistici, di mountain bike e di equitazione.

Sicuramente poi, non tutte le strade sterrate sono prioritarie per interventi di soccorso e comunque sarebbe sbagliato il principio che si possa e si debba arrivare dappertutto con mezzi motorizzati. Quanto alla vigilanza ambientale, potrebbe e dovrebbe essere fatta anche a piedi o a cavallo, con pattuglie che potrebbero arrivare anche lungo i sentieri. E’ l’uomo che deve adeguarsi alle esigenze della natura, non viceversa! Anzi, essendo un ente di tutela, ci si augurerebbe che l’Ente Parco smantellasse addirittura qualche strada, o la lasciasse al libero ripristino della natura, ai fini di tutela di flora e fauna e del silenzio dei luoghi, invece che di proporre il miglioramento della viabilità per mezzi motorizzati.

E’ proprio la presenza delle strade che distingue infatti un’area wilderness da una che non lo è.
Anche a proposito della viabilità secondaria, qui non si può che richiamare ancora una volta la mission per cui è nato l’Ente Parco: non quella di sviluppare il turismo di massa e di rendere maggiormente accessibile la montagna, ma di tutelare e conservare le aree naturali comprese nel territorio del Parco. Un’area naturale con un’accessibilità limitata favorirà infatti un turismo di qualità, che ama camminare o andare in bici. Priorità quindi all’acquisto di boschi e/o indennizzi a privati e ai comuni per la conservazione “forever wild” delle foreste del Parco, vigilanza ambientale con pattuglie presenti nei luoghi dove si concentra maggiormente l’afflusso turistico, tutela delle specie protette di flora e fauna, gestione di aree naturali integre, con il coinvolgimento delle guide e anche ricorrendo al numero chiuso se necessario, educazione ambientale e informazione turistica.

E’ questa la priorità che il Parco ci si augura metta in agenda in vista della sua programmazione, non la costruzione di strade. Con le nuove misure economiche del governo arriveranno tanti soldi, forse pure troppi: che si spendano per opere che non deturpino, banalizzino o addomestichino gli ambienti naturali e rurali dell’area protetta.

Si rimane in attesa delle delucidazioni che L’Ente Parco vorrà dare sulla questione sollevata dallo scrivente, nonché delle garanzie di tutela che esso dovrebbe dare ai portatori d’interesse, alle associazioni ambientaliste come ai professionisti dell’outdoor, oltre che ai semplici fruitori che visitano il Parco.

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Eolico e fotovoltaico: ancora barbarie urbanistica http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/eolico-e-fotovoltaico-ancora-barbarie-urbanistica/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/eolico-e-fotovoltaico-ancora-barbarie-urbanistica/#comments Sun, 21 Feb 2021 21:50:26 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14329 A cura di LIPU onlus, coordinamento della Puglia.

E’ una inondazione senza precedenti di progetti mostruosi, mastodontici, tra competenze ministeriali e regionali (delegate alle province); il martoriato territorio di Puglia è irresponsabilmente condannato a morte dai suoi stessi amministratori che continuano a non intervenire, umiliando e saturando le aree rurali residue, quindi di grande importanza.

Non bastava la mortificazione accumulata in 20 anni di disinteresse e complicità politica, ancora continuano espropri e vertenze legali. I residui contesti rurali della Puglia subiscono un oltraggio di nuovi progetti che si accumulano uno sull’altro senza lasciare scampo ai territori.

Procedimenti che si incrociano al Ministero e alle Province e ogni Ente fa valutazioni senza tener conto dell’altro, e nemmeno di progetti già autorizzati in passato. E, ancora, la enorme quantità di impianti fino a 1 MW, ancor più deregolamentati con procedure in capo ai comuni.

La Regione, ormai, è in gran parte spogliata di prerogative autorizzative, chiamata ad esprimere pareri di rito ma… in procedimenti gestiti da altri Enti. Siamo all’assurdo !

Il 25 gennaio scorso la Commissione Consiliare Regionale Ambiente ha discusso del fenomeno esprimendo unanime preoccupazione e per “fermare un oltraggio al paesaggio e un grave impatto sul settore agricolo” ipotizzando un aggiornamento del Piano Paesaggistico pugliese.

NO ! Non è questa l’azione più adeguata all’urgenza !

In una articolata nota – spiega Enzo Cripezzi della LIPU puglieseabbiamo trasmesso alla Commissione Ambiente, ai Consiglieri regionali e soprattutto alla Giunta, il quadro disastroso e le nostre istanze, evidenziando come l’aggiornamento del PPTR sia doveroso ma prevede un iter troppo lungo e intanto giorno dopo giorno si approvano ipoteche insanabili !

Nel frattempo, per arginare e scremare immediatamente questa violenta invasione, occorre approvare improrogabilmente misure restrittive di carattere territoriale da integrare nel preposto RR 24/2010 agilmente con una o più Delibere di Giunta.

Non solo. Si deve adottare una politica di ricorsi contro disastrose autorizzazioni rilasciate dal settore VIA del Ministero Ambiente che stanno uccidendo la Puglia. Non basta che la Regione faccia annunci roboanti di pareri negativi nell’ambito di procedimenti VIA ministeriali, salvo fare poi spallucce quando questi stessi pareri siano del tutto ignorati.

Ma ci sono anche da contestare autorizzazioni che alcune Province hanno rilasciato e continuano impunemente a rilasciare. Quella di Foggia su tutte: solo negli ultimi giorni il via libera all’ennesimo, sconcertante progetto eolico. Ma ormai tutte le Province non sanno come arginare la valanga. Intanto le sentenze TAR si sostituiscono gravemente ai ritardi degli Enti.

La decennale mancanza di risposte concrete della Regione è intollerabile – rimarca la LIPU pugliese -, mai come in questo caso la tempestività è anche sostanza nella azione politica. Emanare provvedimenti a tutela di aree dopo che sono state ipotecate dalle autorizzazioni sarebbe ridicolo !

E quindi l’appello della LIPU. L’Assessora Maraschio dia segno di discontinuità e di sensibilità concreta: porti in Giunta con ogni urgenza una serie di misure ad integrazione del Regolamento in materia, protegga le aree scampate iniziando da quelle interessate da procedimenti autorizzativi prossimi a conclusione.

Un esempio sono l’ampliamento della vincolistica su aree sguarnite di tutele che stanno per essere compromesse: es. ampliamento di coni visuali esistenti e definizione di nuovi, identificazione di “aree sature”, identificazione di ulteriori “Aree non idonee” per valori faunistici e identità paesaggistiche, fasce di rispetto specifiche da ogni area protetta o vincolata.

E poi, l’Assessora Maraschio, impegni la Giunta ad adire con urgenza in sede legale contro le autorizzazioni espresse da Ministero e Province.

La Puglia muore…
Fate presto !

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Nuova strada nel PGT, altro consumo di suolo e aumento del traffico a San Giuliano Milanese http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/nuova-strada-nel-pgt-altro-consumo-di-suolo-e-aumento-del-traffico-a-san-giuliano-milanese/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/nuova-strada-nel-pgt-altro-consumo-di-suolo-e-aumento-del-traffico-a-san-giuliano-milanese/#respond Sun, 21 Feb 2021 21:40:08 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14327 A cura dell’Osservatorio permanente contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio Sud Est Milano.

L’abbazia di Chiaravalle, la Campagnetta di San Donato, il borgo di Civesio, cascina Sesto Gallo, il parco della Vettabbia e Viboldone con la sua rossa abbazia.
Cosa unisce queste realtà?

Se si passa dalla via Emilia o dall’autostrada si direbbe niente ma, basta cercare su Google Hearth nella zona Ovest di San Giuliano e San Donato Milanese, a qualche chilometro da Milano, per comprendere che proprio lì (intorno a Chiaravalle proseguendo per Borgo Bagnolo e attraversando la “Campagnetta”), oltre i capannoni e i palazzi, troviamo miracolosamente ancora dei terreni agricoli e lo spazio per percorrere nel verde residuo il “Cammino dei monaci. Due abbazie, dei borghi, i campi e, a Sesto Gallo, (una cascina nota ai più per essere luogo degradato, ma in realtà con origini nel XIII secolo) i prati a marcita, l’antico e ingegnoso sistema di irrigazione ideato dai monaci Umiliati di Viboldone.

Dobbiamo proteggere questo verde, recuperare la storia, rendere fruibile il bel progetto del “Cammino dei monaci“, favorire un turismo lento e sostenibile a pochi chilometri dalla Città e nel Parco Agricolo Sud Milano con le sue rosse abbazie, silenziose presenze del Basso Milanese.

Anche l’Europa potrebbe sostenere e finanziare questi obbiettivi nel cuore del Parco Agricolo Sud Milano.
Invece, proprio nell’unico tratto verde alternativo all’arida zona industriale della frazione sangiulianese di Sesto Ulteriano, si vuole costruire una strada che impatterà notevolmente sulla percezione di questo paesaggio che culmina con il campanile dell’abbazia di Viboldone.

Il nuovo Piano di Governo del Territorio ripropone la realizzazione del collegamento viario tra il quartiere di Civesio e via Emilia attraverso il sottopasso ferroviario Borsellino già esistente a sud del nucleo cascinale di Sesto Gallo verso via Giovanni XXVIII.
Una previsione già contenuta nel PGT precedente che era però stata rimossa nel PGT adottato dal Consiglio Comunale ai primi del luglio scorso. Nella fase delle osservazioni, però, è stata presentata una richiesta di ripristino del collegamento, richiesta prontamente accolta dall’Amministrazione e dalla maggioranza.

In apparenza questa nuova arteria servirebbe a togliere dall’isolamento l’abitato di Civesio, ma in realtà comporterà:

  1. maggior consumo di suolo e rischio di sviluppo urbanistico in futuro;
  2. un prevedibile aumento di traffico nella stessa Civesio e su via Giovanni XXIII a Borgo Lombardo.
    Il nuovo tracciato si configura infatti come una scorciatoia tra la via Emilia e la zona industriale di Sesto Ulteriano, con tutta la sua logistica e la bretella autostradale;
  3. un danno paesaggistico ed ecologico con l’interruzione del corridoio verde tra la Campagnetta di San Donato Milanese e il nascente parco della Vettabbia. Inoltre, interromperebbe il tracciato denominato Cammino dei monaci, il più importante esperimento di recupero di memoria storica e valorizzazione del nostro territorio, un collegamento di mobilità dolce per promuovere la conoscenza e la fruibilità di aree che vedono la presenza di importanti testimonianze storico culturale: abbazie, cascine, borghi e terreni trasformati dai monaci che hanno dato inizio al grandioso sviluppo economico e civile di quest’area del Basso Milanese.

Una scelta controversa che sicuramente comporterà grandi problemi in futuro. Ma soprattutto una scelta per la quale è stato impossibile esprimere democraticamente un parere. La strada, infatti, non era compresa nel Piano nella sua prima stesura e il fatto che la modifica sia stata richiesta e accettata nella fase delle Osservazioni ha reso impossibile esprimere un parere.

Insomma, ci siamo trovati con la novità cotta e mangiata, nonostante il voto contrario delle opposizioni.
Un comportamento a dir poco scorretto, una scelta che definiamo miope e che inficia un percorso di confronto che avevamo sin qui apprezzato.

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Una passata di pomodoro “partecipata” dai cittadini che vogliono il Parco Agricolo Basso Isonzo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/una-passata-di-pomodoro-partecipata-dai-cittadini-che-vogliono-il-parco-agricolo-basso-isonzo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/una-passata-di-pomodoro-partecipata-dai-cittadini-che-vogliono-il-parco-agricolo-basso-isonzo/#respond Thu, 18 Feb 2021 22:49:21 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14324

Immagina nel cuore di Padova un grande Parco, dove possa svilupparsi (germogliare?!…) anche una produzione agricola orientata al consumo dei suoi cittadini.

Immagina che in questi spazi si possa inoltre passeggiare, godere della natura, accompagnare la crescita di nuove piante, alberi, e prendersene cura.

È così che vediamo il futuro del Basso Isonzo (nella zona sud di Padova): un Parco Agricolo Urbano al servizio della città! Di una città cementificata per oltre il 50% del suo territorio comunale (ISPRA 2020).

Il prossimo passo che vogliamo fare assieme è produrre una passata di pomodoro a filiera cortissima, partecipata e sostenuta dai cittadini, coltivata e trasformata interamente nelle terre del Basso Isonzo.

L’area del Basso Isonzo rappresenta un’opportunità unica per la città di Padova; con questo progetto si vuole anche difendere uno dei cunei verdi più estesi della città dalla speculazione edilizia, alla luce della recente acquisizione di un terreno di 30.000 mq all’interno dell’area da parte di una multinazionale della GDO.

Possiamo, tutti assieme, dare una mano ai cittadini che stanno cercando di offrire un’alternativa a questo territorio e sostenere le attività del Comitato per il Parco Agricolo. Qui trovate tutte le informazioni necessarie.

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Rispettare il principio “non nuocere all’ambiente” http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/rispettare-il-principio-non-nuocere-allambiente/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/02/rispettare-il-principio-non-nuocere-allambiente/#respond Thu, 18 Feb 2021 22:40:20 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=14322 Risoluzione del Parlamento europeo per il dispositivo di ripresa e resilienza.

A cura di Luigi Di Marco.

Il 10 febbraio il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un dispositivo per la ripresa e la resilienza chiudendo definitivamente l’iter per la disciplina dei Pnrr (Piani nazionali di ripresa e resilienza) avviato dalla Commissione europea lo scorso 27 maggio 2020, mettendo a disposizione dei Paesi Ue 672,5 miliardi di euro per la ripresa e la resilienza, dunque la parte più sostanziosa dei 750 miliardi del pacchetto NextGenerationEu.

La risoluzione viene assunta in coerenza con l’accordo storico raggiunto dal Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020 che, approvando la proposta della Commissione, ha deciso di assumersi il carico di un debito comune tra stati Ue in risposta alla crisi pandemica.

Il testo della risoluzione, basato sull’accordo raggiunto con il Consiglio, esalta il legame stretto delle misure di ripresa e resilienza con il quadro dell’Agenda 2030. Poiché non esiste al momento nessuno strumento che preveda un sostegno finanziario diretto connesso al conseguimento dei risultati e all’attuazione di riforme e investimenti pubblici da parte degli Stati membri in risposta alle sfide individuate nell’ambito del semestre europeo, compresi il pilastro europeo dei diritti sociali e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, e che si ponga l’obiettivo di avere un impatto duraturo sulla produttività e sulla resilienza economica, sociale e istituzionale degli Stati membri, il regolamento adottato viene a colmare questo vuoto.

Lo strumento riflette il Green Deal europeo quale strategia di crescita dell’Europa e l’importanza di far fronte ai cambiamenti climatici in linea con l’impegno dell’Unione di attuare l’accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onuevidenziando anche l’importanza di affrontare la drammatica perdita di biodiversità e confermando per il 100% della spesala necessità di dimostrare il rispetto del principio non nuocere all’ambiente, dedicando almeno il 37% dei fondi alla transizione verde, compresa la biodiversità, e almeno il 20% alla spesa digitale.

L’obiettivo generale risponde anche alla necessità di introdurre riforme basate sulla solidarietà, l’integrazione, la giustizia sociale e un’equa distribuzione della ricchezza, con l’obiettivo di creare un’occupazione di qualità e una crescita sostenibile, garantire un pari livello di opportunità e protezione sociale, anche in termini di accesso, tutelare i gruppi vulnerabili e migliorare il tenore di vita di tutti i cittadini dell’Unione […] affinché le economie degli Stati membri si riprendano, senza lasciare nessuno indietro.

Il rimando al pilastro europeo dei diritti sociali è un ulteriore elemento rafforzativo nei confronti del riferimento all’Agenda 2030, poiché i 20 punti enunciati sono perfettamente coerenti e inquadrabili nei Goal dell’Agenda. La risoluzione specifica che la Commissione dovrebbe stabilire mediante atti delegati gli indicatori comuni da utilizzare per le relazioni sui progressi compiuti e ai fini del monitoraggio e della valutazione del dispositivo e definire una metodologia per la comunicazione delle spese sociali, ivi incluse quelle destinate all’infanzia e ai giovani, nell’ambito del dispositivo.

I Pnrr devono includere altresì una spiegazione di come contribuiranno ad affrontare con efficacia le pertinenti sfide e priorità specifiche per Paese individuate nell’ambito del semestre europeo. Si ricorda che lo stesso semestre europeo, nella sua concezione rinnovata con la Commissione von der Leyen, risponde al quadro di riferimento dei 17 Goal dell’Agenda Onu 2030 ponendo la sostenibilità e il benessere dei cittadini al centro della politica economica, rendendo gli stessi SDGs fulcro della definizione delle politiche e degli interventi dell’Ue.

Tra le condizioni generali è altresì indicato come opportuno che l’uguaglianza di genere e le pariopportunità per tutti e l’integrazione di tali obiettivi siano tenute in considerazione e promosse durante l’intera preparazione e attuazione dei Pnrr, attuare un processo di consultazione condotto con i portatori di interessi nazionali, contenere una spiegazione dei piani, dei sistemi e delle misure concrete intesi a prevenire, individuare e rettificare i conflitti di interesse, la corruzione e la frode e a evitare la duplicazione dei finanziamenti da parte del dispositivo e di altri programmi dell’Unione.

Fondamentale è poi la dimostrazione del principio di coerenza con il programma nazionale di riforma (basato sempre sul semestre europeo e di cui è indicata auspicabile la presentazione contestuale al Pnrr), i piani nazionali per l’energia e il clima, i piani per una transizione giusta, il piano di attuazione della Garanzia per i giovani e gli accordi di partenariato e i programmi operativi adottati nell’ambito dei fondi dell’Unione. In generale vale il principio di coerenza delle politiche definito anche dal Target 17.14 dell’Agenda 2030.

I Pnrr devono essere articolati in aree d’intervento di pertinenza europea strutturate in sei pilastri:

a) transizione verde;
b) trasformazione digitale;
c) crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che comprenda coesione economica, occupazione, produttività, competitività, ricerca, sviluppo e innovazione, e un mercato interno ben funzionante con Pmi forti;
d) coesione sociale e territoriale;
e) salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, al fine, fra l’altro, di rafforzare la capacità di risposta alle crisi e la preparazione alle crisi;
f) politiche per la prossima generazione, l’infanzia e i giovani, come l’istruzione e le competenze.

Il 22 gennaio scorso la Commissione europea ha pubblicato le linee guida per i Pnrr costruite sulla base del testo concordato del Regolamento, in anticipo sull’approvazione formale da parte del Parlamento e del Consiglio. Le stesse linee guida sono state presentate in questa rubrica il 27 gennaio 2021.

Novità importante della settimana, e tassello fondamentale per l’elaborazione dei Pnrr, sono gli orientamenti tecnici sull’applicazione del principio “non arrecare un danno significativo” a norma del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza adottati venerdì 12 febbraio.

La Commissione europea pubblica le indicazioni di come i Pnrr devono rispettare il principio “non nuocere” all’ambiente

Il regolamento che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza stabilisce che nessuna misura inserita in un piano per la ripresa e la resilienza debba arrecare danno agli obiettivi ambientali ai sensi dell’articolo 17 del regolamento Tassonomia (regolamento (UE) 2020/852 relativo all’istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili, tramite la definizione di un sistema di classificazione delle attività economiche ecosostenibili), rinviando all’adozione da parte della Commissione d’indicazioni specifiche. Gli orientamenti adottati il 12 febbraio 2021, sono di assoluta importanza poiché determinanti nel processo di formazione e valutazione dei Pnrr.

Gli obiettivi ambientali da considerare nella valutazione denominata Dnsh (acronimo dall’inglese Do Not Significant Harmnon produrre danno significativo) sono dunque gli stessi del regolamento tassonomia:

  1. mitigazione dei cambiamenti climatici;
  2. adattamento ai cambiamenti climatici;
  3. uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine;
  4. transizione verso un’economia circolare;
  5. prevenzione e riduzione dell’inquinamento;
  6. protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

É precisato che la valutazione Dnsh non dovrà essere effettuata a livello di piano o delle singole componenti del piano, bensì a livello di singola misura, e che si applicherà sia alle riforme che agli investimenti.

Le riforme in alcuni settori, tra cui l’industria, i trasporti e l’energia, pur avendo le potenzialità per dare un contributo significativo alla transizione verde, possono anche comportare il rischio di arrecare un danno significativo a una serie di obiettivi ambientali, in funzione di come sono progettate. Riforme in altri settori (ad esempio istruzione e formazione, pubblica amministrazione, arte e cultura) comporteranno probabilmente un rischio limitato di danno ambientale, e si potrà dunque applicare una valutazione semplificata, a prescindere dal loro contributo potenziale alla transizione verde, che potrebbe comunque essere significativo. La Commissione precisa che l’obbligo di valutazione Dnsh per le riforme non dovrebbe essere inteso come un deterrente a inserire nei Pnrr importanti riforme nei settori dell’industria, dei trasporti e dell’energia, poiché tali misure hanno un grande potenziale di promozione della transizione verde e di stimolo della crescita.

É messo in chiara evidenza come la verifica del rispetto della normativa ambientale è condizione necessaria ma non sufficiente per rispondere alla valutazione Dnsh poiché alcuni degli obiettivi del regolamento tassonomia non sono ancora pienamente rispecchiati nella legislazione ambientale dell’Ue. Le stesse procedure di Via e di Vas non si considerano esimenti dalla verifica Dnsh.

La Commissione indica specifici criteri guida precisando che gli effetti da valutare sono sia diretti che indiretti rispetto alla misura di riforma o d’investimento oggetto d’esame, e che dovrà essere fatta una valutazione anche sul ciclo di vita.

I criteri indicano l’obbligo di adozione delle soluzioni tecnicamente più avanzate in termini di riduzione dell’impatto sull’ambiente e la dimostrazione che le stesse soluzioni non conducano a situazioni di “lock-in”, ovvero a scelte d’investimento che impediscano o ostacolino un miglioramento nel tempo delle performance ambientali. Per una miglior comprensione vengono fatti degli esempi specifici settoriali: 1) rottamazione auto per promozione di auto elettriche anziché auto a combustione interna anche se a basse emissioni; 2) recupero e riciclo rifiuti anziché incenerimento.

Il gas naturale come misura non è vietata, ma deve essere dimostrata la compatibilità dell’investimento con il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050, e senza incorrere nel citato effetto “lock-in” o “stranded assets”.

La conformità al principio Dnsh, in base ai principi guida, dovrebbe essere integrata nella progettazione delle misure, anche a livello di target intermedi e finali. A titolo d’esempio, la progettazione della misura potrebbe stabilire che le specifiche per gli appalti e le forniture debbano contenere condizioni specifiche inerenti al principio Dnsh, e le misure di natura più generale, quali regimi di sostegno all’industria (ad esempio strumenti finanziari relativi a investimenti in aziende in molteplici settori), dovrebbero essere progettate in modo da assicurare che i pertinenti investimenti rispettino il principio Dnsh.

Per agevolare gli Stati membri nella valutazione e presentazione del principio Dnsh nei loro Pnrr, la Commissione ha preparato una lista di controllo (cfr. allegato I) che dovrebbero usare a supporto della loro analisi del nesso tra ciascuna misura e il principio Dnsh. La Commissione è molto chiara nel precisare che, senza eccezioni, agli Stati membri è chiesto di confermare che la risposta alla verifica Dnsh sia sempre “no”, ovvero la misura indicata nel piano non dovrà mai arrecare danni agli obiettivi ambientali, fornendo una spiegazione e motivazioni a sostegno della risposta. Qualora gli Stati membri non siano in grado di fornire una motivazione di fondo sufficiente, la Commissione può ritenere che una data misura sia associata a un possibile danno significativo, richiedendo dunque necessità di confronti e approfondimenti tra la Commissione e lo Stato membro.

Altre importanti risoluzioni adottate dal Parlamento europeo nella sessione plenaria 8 – 11 febbraio

Oltre all’adozione finale del regolamento per i Pnrr, l’ultima seduta del Parlamento europeo è stata particolarmente ricca su diversi temi centrali delle politiche Ue, fondamentali anche per i processi di ripresa e resilienza. Come la risoluzione sul nuovo piano d’azione per l’economia circolare, in cui accogliendo con favore la proposta della Commissione, il Parlamento chiede obiettivi vincolanti al 2030 sull’uso dei materiali e sull’impronta ecologica, e la presentazione di una nuova legislazione nel 2021 che estenda l’ambito di applicazione della direttiva sulla progettazione ecocompatibile per includere i prodotti non legati all’energia. Dall’analisi di contesto risulta che metà delle emissioni totali di gas serra, e più del 90% della perdita di biodiversità e dello stress idrico, provengono dall’estrazione e dalla lavorazione delle risorse. Il Parlamento sottolinea che il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal sarà possibile solo se l’Ue implementerà un modello di economia circolare, evidenziando che tale cambiamento creerà nuovi posti di lavoro e opportunità commerciali.

Fondamentale anche la risoluzione sull’agenda per le competenze per l’Europa per la competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza, in cui specificamente il Parlamento indica l’importanza  del NextGenerationEu e del nuovo quadro finanziario pluriennale per sostenere in maniera adeguata l’agenda delle competenze per le transizioni verde e digitale, con attenzione particolare alle criticità sociali del deficit di competenze digitali rese evidenti anche con il Covid-19, e al fenomeno dei Neet (giovani disoccupati che non studiano e non si formano).

Non secondarie, ancora sui temi sociali, la risoluzione per la riduzione delle diseguaglianze concentrandosi in particolare sulla povertà lavorativa, la risoluzione sull’impatto della COVID-19 sui giovani e lo sport, e un pacchetto non trascurabile di risoluzioni sulle situazioni internazionali emergenti in tema di diritti umani in Myanmar, Ruanda, Uganda, Kazhakstan.

Nella sessione plenaria è stato discusso anche il tema parità di genere con la risoluzione 25 anni dopo la dichiarazione e la piattaforma d’azione di Pechino: sfide future in relazione ai diritti delle donne, in cui è stata esaminata la relazione di Un Women che ha illustrato come i progressi verso la parità di genere siano di fatto incerti e, a livello globale, vi sia un’inversione rispetto ai passi in avanti duramente conseguiti. Nel quadro generale delle raccomandazioni,il Parlamento esorta la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per attuare l’Agenda 2030 e tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare gli obiettivi 3 e 5, onde garantire che nessuna donna o ragazza sia oggetto di discriminazione, violenza o esclusione e sia privata dell’accesso alla sanità, all’alimentazione, all’istruzione e all’occupazione.

Tratto da: https://asvis.it/rubrica-europa-e-agenda-2030/1339-9050/piani-nazionali-di-ripresa-e-resilienza-senza-lasciare-nessuno-indietro-

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