www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Mon, 03 Jul 2017 23:09:26 +0200 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.8.1 Soil Day 2017: i nuovi dati sul consumo e sul degrado del suolo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/07/soil-day-2017-i-nuovi-dati-sul-consumo-e-sul-degrado-del-suolo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/07/soil-day-2017-i-nuovi-dati-sul-consumo-e-sul-degrado-del-suolo/#respond Mon, 03 Jul 2017 23:09:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11513 AISSA, INU, ISPRA, Legambiente, Politecnici di Milano e di Bari, Salviamo il Paesaggio

4 luglio 2017 / Soil Day

I nuovi dati sul consumo e sul degrado del suolo: numeri e politiche per fronteggiare la perdita della risorsa ambientale più preziosa

Politecnico di Milano – via Ampère 2, Aula Rogers – Milano

  • Rapporto sul Consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, ISPRA, 2017
  • Rapporto del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo (CRCS), 2017
  • Rapporto sul Consumo di suolo in Puglia del MITO-Lab (Politecnico di Bari)

Arriva a Milano l’edizione 2017 di Soil Day: verranno presentati insieme i rapporti che descrivono il quadro del consumo di suolo a livello europeo, nazionale e, a scendere, regionale, grazie alla pubblicazione dei rapporti del CRCS (Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo), e i dati nazionali di ISPRA.

Per l’occasione verranno presentati e descritti i dati più recenti sulle dinamiche di consumo di suolo anche alla luce delle recenti normative lombarde, della legge nazionale che continua a non esserci, e con un allargamento di sguardo fino alla dimensione europea, entro cui le organizzazioni promotrici del Soil Day sono anche parte attiva della campagna PEOPLE4SOIL a favore di una direttiva sul suolo.

Qui è possibile scaricare il programma della conferenza

 

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Biassono (MB): al centro della provincia del cemento, c’è chi vuole consumare ancora http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/07/biassono-mb-al-centro-della-provincia-del-cemento-ce-chi-vuole-consumare-ancora/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/07/biassono-mb-al-centro-della-provincia-del-cemento-ce-chi-vuole-consumare-ancora/#respond Sat, 01 Jul 2017 22:16:06 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11505

Trascurare la realtà e negare l’evidenza per consumare ancora il territorio. A cavallo di quattro dei comuni della provincia più urbanizzata d’Italia si propone un referendum consultivo per fermare l’impatto devastante ed irreversibile di un nuovo insediamento produttivo e commerciale.

Nei giorni in cui l’ISPRA conferma con i numeri del rapporto 2017 sul consumo di suolo, che la Provincia di Monza e Brianza è sempre maglia nera d’Italia, arriva un altro duro colpo al territorio ferito. In un’area di confine tra i comuni di Biassono, Monza, Vedano al Lambro e Lissone avanza la proposta di una nuova edificazione: capannoni ad uso produttivo industriale, commerciale e terziario direzionale, due torri di 10 piani e complessivi 429.700 mq di nuovo cemento.

Non contano i tanti capannoni sfitti, non bastano gli evidenti effetti, ambientali ed economici dovuti in particolare all’impermeabilizzazione del suolo: il progetto avanza ma le anime ecologiste presenti tra i politici e nelle associazioni locali si mobilitano, per informare e coinvolgere la cittadinanza. Come già fatto in altre realtà,  la proposta è quella di un referendum consultivo.

Ne abbiamo parlato con Alberto Caspani, consigliere comunale e capo gruppo della Lista per Biassono, partendo quindi proprio dal comune che pagherà il costo maggiore in termini di consumo.

Cominciamo da una prima riflessione sull’origine e l’impatto del progetto. Ce n’è proprio bisogno? E’ stata valutata la presenza di strutture vuote e/o sfitte?

“Nonostante le ripetute richieste in consiglio comunale affinché l’amministrazione di Biassono produca uno studio dettagliato, o lo richieda all’operatore del Masterplan a integrazione della documentazione sinora prodotta, non esiste alcuna mappatura circa gli edifici aziendali abbandonati nel tempo, né in merito agli edifici tuttora vuoti. La crisi economica di questi anni si è però fatta sentire anche nel comparto aziendale biassonese, tant’è che numerosi edifici ubicati nell’area industriale non mostrano segni d’attività o presentano cartelli per affitto/vendita. Siamo ben lungi, dunque, dall’aver esaurito le potenzialità dell’esistente”.

Sono state considerate le realtà esistenti da aiutare?

Non è mai stato organizzato un incontro pubblico o un’iniziativa di confronto con le aziende presenti sul territorio, affinché si adottino politiche di coordinamento, orientamento strategico, o partnership. Proprio per questo motivo, a settembre Lista per Biassono proporrà un evento pubblico nella sala civica di Villa Verri che coinvolga non solo le aziende del territorio, ma anche l’Associazione degli industriali di Monza e Brianza: ci si focalizzerà sull’attuale situazione di mercato, sui rapporti pubblico-privato in campo produttivo-aziendale, sulle nuove strategie di sviluppo sostenibile ed economia circolare”.

Eppure la situazione è critica da tempo: a Biassono, già consumato per più della metà del territorio, ci sarà l’impatto maggiore. A Monza, Vedano al L. e Lissone (quest’ultimo consumato per oltre il 70%) altro consumo. Come mai vengono trascurati i costi derivati?

“Il problema è che il Masterplan, per com’è stato presentato, non prende assolutamente in considerazione fattori quali le conseguenze dovute all’impermeabilizzazione del suolo, i maggiori costi energetici, l’alterazione del microclima per la scomparsa delle aree boschive, una valutazione dell’inquinamento prodotto, così come dei flussi di traffico generati. Ha un’impostazione unidimensionale, basata su previsioni soggettive e lacunosa anche dal punto di vista di dettagli tecnici essenziali per il calcolo dell’impatto ambientale (ad esempio, non ci sono indicazioni sull’altezza massima degli edifici, col rischio di produrre volumetrie in grado di raggiungere il milione di metri cubi). Manca di fatto una fondata valutazione di carattere ambientale-paesaggistico”.

Secondo ISPRA, negli ultimi anni monitorati (2012-2015) le perdite economiche sono considerevoli: Monza ha perso fino a 180.000 €. Intorno ai 10.000 euro Biassono e Vedano. Sono valori sottostimati perchè calcolai sulle aree libere perse, pr sapendo che gli effetti negativi vanno ben oltre. Si vedono le conseguenze?

“Biassono ha da anni problemi di smaltimento delle acque meteoriche, solo in parte attutiti da recenti lavori di sostituzione e ampliamento dei dotti, per altro  concentrati nel centro storico. L’area al confine con Macherio resta tuttora a rischio, ma fenomeni di allagamento si sono verificati anche nella zona industriale verso il confine con Lissone, proprio per l’eccesso di impermeabilizzazione del suolo. La siccità di questi ultimi anni ha solo reso meno visibile il problema”.

In più: “Sorgendo su un territorio di naturale canalizzazione delle acque meteoriche, oltre ai rischi d’intensità meteorica, a Biassono si aggiungo quelli di carattere idro-morfologico. Un tempo il sistema delle rogge aiutava a scaricare ampi quantitativi d’acqua verso il territorio del Parco di Monza: ora gli stessi finiscono invece per allagare le strade del paese secondo un preciso disegno convergente verso piazza S. Francesco, nel centro storico”.

Con questo progetti, l’ambiente e il paesaggio sarebbero modificati in modo permanente: suolo eroso, perdita nella produzione agricola, diminuzione della qualità degli habitat. Questa zona è sempre stata “risparmiata” o c’erano già stati tentativi di destinarla ad edificazione? Sono differenti le posizioni assunte dalle amministrazioni comunali coinvolte?

I terreni a destinazione agricola e strategica sono stati ripetutamente mortificati nel corso degli ultimi 30 anni, 25 dei quali a conduzione leghista a Biassono. Gli stessi agricoltori di Biassono, raccolti sotto il Comitato Fiera San Martino, sono i primi oggi a lamentarsi per la perdita di territorio agricolo e per il frazionamento dei pochi lotti rimasti, ormai inutilizzabili per produzioni redditizie. L’area al confine con Lissone è stata destinata a espansione industriale sin dai tempi del Piano regolatore generale, impostato quando l’amministrazione era ancora a conduzione democristiana. La Lega Nord ha recepito le linee di sviluppo e concretizzato la spinta urbanizzante, trasformando la destinazione agricola in industriale/produttiva, senza valutare alcuna possibilità di coinvolgere i proprietari privati in progetti di cinture verdi strategiche, o parchi urbani da inserire nei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) esistenti. Benché sia oggi possibile trarre benefici economici da soluzioni “green”, il dibattito a Biassono è del tutto assente e impensato”.

Il traffico indotto: si parla anche dell’ipotetica Strada Provinciale 6, opera connessa alla realizzazione dell’autostrada Pedemontana Lombarda: qual è l’aggiornamento su quella tratta dell’opera (la C)? si farà? con quali impatti sul territorio?

“Al di là dei proclami di rito, senza fondi per Pedemontana è altamente improbabile che il progetto di giunzione venga realizzato per intero e già questo dovrebbe rappresentare un freno alle mire della giunta leghista: il successo del Masterplan viene fatto dipendere dagli inevitabili vantaggi strategici dell’unione bretellina-Pedemontana. Generando più traffico, miracolosamente le due opere attirerebbero aziende altamente specializzate a Biassono. Un dogma, non supportato da alcuno studio strategico reale”.

“Al momento i lavori della futura SP6 sono in corso fra la rotatoria della Birona di Monza e via Nobel, dunque ancora al confine fra Monza e Lissone: la conclusione prevista è fissata per novembre 2017. L’arrivo a Biassono, sempre che la sostenibilità finanziaria dell’opera regga e i lavori proseguano senza intoppi, è da prevedere eventualmente per il prossimo bienno. Il Masterplan ha in programma due fasi di sviluppo: la prima di 40.000 metri quadrati di superficie coperta, la seconda di 50.000, condizionata però dall’arrivo di Pedemonta”.

Con quali impatti sul territorio?

Il rischio, dunque, è che si avvii comunque un piano d’espansione senza poter far leva sulle “ipotetiche” potenzialità di una rete di collegamento e trasporto pienamente sviluppata, generando solo un appesantimento del traffico, senza effettivi benefici economici, oltre a creare blocchi industriali del tutto inutili rispetto alle potenzialità attuali. Se Pedemontana dovesse arrivare mai a Biassono, avrebbe un effetto altamente impattante non solo per l’area al confine con Lissone, ma anche e soprattutto per gli ultimi terreni liberi in prossimità del Lambro: sono previsti due svincoli giganti che divorerebbero anche buona parte del territorio libero a est (oggi sotto tutela del Parco Valle Lambro).

E’ un progetto di carattere sovra-comunale. I cittadini vogliono ambiente pulito e salute, non solo quelli di Biassono. C’è l’appoggio e coinvolgimento di associazioni o esponenti degli altri comuni coinvolti? 

“Lista per Biassono sta informando sui rischi di cementificazione del proprio territorio ormai da molti anni: il Piano di Governo del Territorio è stato approvato (col nostro voto contrario) nel 2013, a seguito di ripetuti banchetti e iniziative di sensibilizzazione per evitare il peggio. Con la giunta leghista, all’epoca guidata dal sindaco Piero Malegori, non è stato possibile alcun dialogo costruttivo, né mediazione, nonostante fossero state prodotte 13 osservazioni critiche e propositive al PGT. Il ricorso al Tar che Lista per Biassono ha poi intrapreso rispetto al documento approvato, è stato interamente finanziato dalla lista, senza alcun aiuto da parte di altre forze di minoranza. Abbiamo anche prodotto un libretto informativo distribuito a tutti gli elettori di Biassono, organizzando diversi incontri pubblici. Oggi ci ritroviamo a combattere la battaglia interna al Comune da soli, visto che l’altra forza di minoranza in consiglio comunale ha declinato la proposta di lavorare insieme all’indizione di un referendum consultivo per chiedere alla giunta la sospensione dei progetti di cementificazione del territorio. Al contrario, abbiamo avviato un’ottima collaborazione con altre liste civiche esterne a Biassono: LabMonza e Lissone Bene Comune, entrambe contrarie a un consumo di territorio che interesserebbe i loro stessi spazi di confine, nonché con tutte le associazioni afferenti all’Osservatorio del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) di Monza e Brianza. Vorremmo che il Comitato referendario recentemente costituito funzioni come aggregatore di tutte le realtà locali che hanno a cuore la difesa di una Brianza più verde e sostenibile. L’obiettivo comune è d’indire quanto prima il referendum consultivo a Biassono: in caso di esito contrario ai disegni della giunta, potrebbero infatti esserci conseguenze anche sui piani d’espansione previsti negli altri Comuni interessati dal Masterplan provinciale (in particolare Vedano al Lambro e Lissone)”.

Il tavolo di discussione avviato in Provincia, può rendere più lungo e complicato l’iter di approvazione? Può al tempo stesso rendere più difficile il controllo da parte dei soggetti interessati alla difesa del suolo?

“Dipende tutto dall’orientamento che assumeranno le giunte coinvolte nel Masterplan provinciale. Al momento, ad esempio, Monza e Lissone sono contrarie a ulteriore consumo di suolo, mentre Vedano e Biassono spingono per l’attuazione dei propri ambiti. Questa spaccatura potrebbe allungare i tempi di accordo e rallentare dunque le spinte speculative. Al contrario, la ricreazione di un blocco politico uniforme nei Comuni coinvolti potrebbe rappresentare il colpo di grazia per la battaglia contro la cementificazione della Brianza meridionale“.

Veniamo infine alla proposta di un referendum consultivo: è la prima volta che viene usato? quali speranze può dare? quanto può influire un’iniziativa di carattere comunale su un progetto sovra-comunale?

“A Biassono la possibilità d’indire un referendum consultivo è prevista nello Statuto comunale sin dal 2004, ma come strumento concreto di democrazia diretta non è mai stato utilizzato. Non a caso, manca tuttora il regolamento applicativo previsto per disciplinare la raccolta delle firme e lo svolgimento del referendum stesso: Lista per Biassono ha elaborato un testo apposito che sarà in approvazione nel prossimo consiglio comunale. Essendo di carattere consultivo, il referendum non ha valore vincolante rispetto alle scelte della maggioranza, ma può manifestare oggettivamente il dissenso popolare verso il suo operato: nelle ultime elezioni amministrative, sia Lista per Biassono che il secondo gruppo di minoranza entrato in consiglio comunale avevano nel proprio programma l’imperativo di non consumare più territorio a Biassono. Dal momento che i voti dei rispettivi elettorati risultano superiori rispetto a quelli della Lega Nord, che ha però vinto le elezioni con una maggioranza relativa, la scelta di quest’ultima circa l’opportunità di dar seguito al Masterplan in area industriale e agli altri ambiti di trasformazione del PGT è ormai problematica. Occorre necessariamente una consultazione per capire quale sia l’effettiva volontà popolare: il rischio è che si attuino progetti invisi alla maggioranza dei biassonesi, causando una compromissione del territorio comunale poi irreversibile”.

Luca D’Achille @LucaDAchille

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Emilia Romagna: i tanti volti del consumo di suolo, un pericolo che continua ad avanzare http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/06/emilia-romagna-i-tanti-volti-del-consumo-di-suolo-un-pericolo-che-continua-ad-avanzare/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/06/emilia-romagna-i-tanti-volti-del-consumo-di-suolo-un-pericolo-che-continua-ad-avanzare/#respond Thu, 29 Jun 2017 22:16:04 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11500

Legambiente Emilia Romagna presenta il dossier regionale sul suolo a rischio. Numeri mappe e casistiche specifiche: per l’associazione ambientalista la nuova legge regionale non tutela veramente dal consumo di suolo

Il comunicato stampa dello scorso 28 aprile parte dai numeri: Tra il 1975 ad oggi il territorio urbanizzato della regione è più che raddoppiato, con oltre 100.000 ettari di campagna “consumata” e una perdita di produzione agroalimentare sufficiente a sfamare oltre 2 milioni di persone. 

Ma non è finita: oltre 1200 ettari di campagna sono attualmente a rischio per diverse tipologie di consumo. Insediamenti terziari, ampliamento di imprese esistenti, centri commerciali e strutture turistiche che si vorrebbe realizzare in pieno Parco del Delta del Po. Tra gli esempi citati ci sono anche il polo logistico di Piacenza (che occuperebbe 1 milione di mq di suolo agricolo), i tanti progetti autostradali e il potenziamento dell’Aeroporto di Parma.

Un’avanzata a cui non sembra esserci, al momento, un argine efficace: la nuova legge urbanistica regionale,  sostengono,  non fa ben sperare: non tiene conto dello stato di fatto. La maggior parte degli esempi citati – anche con legge approvata – non sarebbe nemmeno contabilizzata nel computo del 3% di consumo di suolo massimo consentito!

L’Associazione aveva già affrontato il problema con le osservazioni al al Piano Regionale Integrato dei Trasporti  (link altro articolo). In quest’ultimo rapporto il collegamento viene ripreso segnalando che “le numerose opere di “compensazione” alle nuove autostrade, sono costituite quasi sempre da altre strade di servizio. Sempre più cemento e asfalto quindi.

Cosa servirebbe invece? Sono necessari “vincoli certi al consumo di nuovo suolo” e “un impegno dal basso per leggi che tutelino veramente la campagna”. Partendo dalla sensibilizzazione dei cittadini, a cui si rivolge un nuovo appello sull’importanza di firmare la petizione “Salva il suolo”, per chiedere una direttiva europea che ponga un freno allo sfruttamento del territorio.

Per approfondimenti: il Dossier integrale contenente con le principali aree minacciate dal cemento in Emilia-Romagna e la mappa interattiva.

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120.000 loculi per 6 mila abitanti: il mega-cimitero di Gallicano nel Lazio (RM) http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/06/120-000-loculi-per-6-mila-abitanti-il-mega-cimitero-di-gallicano-nel-lazio-rm/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/06/120-000-loculi-per-6-mila-abitanti-il-mega-cimitero-di-gallicano-nel-lazio-rm/#respond Wed, 28 Jun 2017 22:15:45 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11490

Un grande cimitero da 120.000 loculi per un paese che conta circa 6 mila abitanti. Un’opera contestata: il consumo di suolo colpisce uno degli ultimi angoli di paesaggio agricolo alle porte di Roma

Abbiamo fatto qualche domanda sulla vicenda a Mario Galli, candidato sindaco al Comune di Gallicano nel Lazio nel 2013 poi consigliere comunale, referente di Salviamo Passerano, comitati e associazioni riuniti a difesa dell’integrità territoriale dell’ultimo polmone verde alle porte di Roma Est

Immagine in evidenza tratta dal blog: Salviamo la tenuta di Passerano

Partiamo dall’origine della proposta e dal suo avanzamento

Ormai questo mega-cimitero è più che una semplice proposta. Sebbene manifestazioni e consiglio comunale aperto abbiano dimostrato in modo lampante che la popolazione è contraria a questo tipo di progetto e di “sviluppo” del territorio, la politica comunale non ha voluto ascoltare ragioni, ma si è trincerata dietro scuse talmente false e bugiarde che per la loro gravità non voglio nemmeno ripetere per non rischiare qualche denuncia”.

La palla è in mano ai privati

Trattandosi poi di project financing, la consequenzialità degli atti da porre in essere è in mano al privato proponente il progetto. Il comune ha assunto l’impegno dell’interesse pubblico, la qual cosa non connota affatto la valenza pubblica dell’opera, sia chiaro. Che vi sia interesse pubblico è stato smentito in ogni sede, che l’opera sia pubblica è da vedere, visto che per 30 anni i proventi del cimitero andranno a chi investirà i capitali“.

Sono diverse le problematiche collegate al progetto: a partire da quelle ambientali.

L’area prevista per la costruzione di questo mega-cimitero è quella della Tenuta Agricola di Passerano, all’interno della quale si innalzano le mura di una fortezza del sec. XI appartenuta alle famiglie Colonna, Pallavicini e Rospigliosi: il Castello di Passerano. Quasi 1000 ettari di Agro Romano Antico, uno dei paesaggi più belli e caratteristici della campagna romana, un “unicum” da preservare per la sua natura agricola e storico culturale. Olio, latte, ortaggi e carne sono solo alcune delle produzioni di questa tenuta agricola; per non parlare del patrimonio storico ed archeologico in essa presente e che la natura ha preservato da duemila anni: può essere sostenibile sventrare qualcosa di unico ed irripetibile per far posto al cemento? Il mondo intero ci invidia questi paesaggi, queste produzioni agro alimentari e noi cosa facciamo? Li copriamo di cemento? Questo è il nostro petrolio e dobbiamo sfruttarlo per quello che rappresenta, non per quello che potrebbe diventare“.

Ci sono critiche, come già detto, anche sulla partecipazione e coinvolgimento dei cittadini. Cosa è successo?

” Il comune di Gallicano nel Lazio non ha mai reso partecipi i cittadini della scelta di costruire il mega-cimitero su Passerano. L’interesse pubblico è stato deliberato dal Comune nel 2013, a 40 giorni dalle elezioni comunali e senza che prima vi fosse mai stato un confronto pubblico con la popolazione. In tal modo, l’Ente, ha contravvenuto alla convenzione europea di Aarhus che (firmata dalla UE e dai suoi stati membri nel 1998) è stata approvata a nome della Comunità. La convenzione, in vigore dal 30 ottobre 2001, parte dall’idea che un maggiore coinvolgimento e una più forte sensibilizzazione dei cittadini nei confronti dei problemi di tipo ambientale conduca ad un miglioramento della protezione dell’ambiente”.

Oggi quali scenari si presentano?

Il comune ad oggi è stato commissariato. Da un lato troviamo l’azienda agricola di Passerano, che si è sempre opposta ad ogni tentativo di cementificazione. Dall’altro ci siamo noi associazioni ed organizzazioni che stiamo lottando contro questo scempio che si profila e che stiamo studiando e proponendo modelli di sviluppo alternativi. Poi ci sono i privati che hanno l’unico interesse di portare a termine il progetto“.

Dal Comune alla Regione, dove è stato proposto di istituire un vincolo di monumento naturale, la questione è arrivata  anche in Parlamento:

“Fino ad oggi, finché il sottoscritto è stato consigliere comunale di opposizione a Gallicano nel Lazio, non una pietra è stata posta in terra. La politica è la grande assente su questo tema. Da Zingaretti a Raggi nessuno si è mai espresso ufficialmente su questo progetto, eccezion fatta per i ragazzi del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d’Italia della Regione Lazio che attraverso interrogazioni hanno dato battaglia insieme a noi e grazie ai quali è stato approvato un ordine del giorno per istituire il vincolo di monumento naturale a tutta la tenuta; grazie poi a Federica Daga, deputato 5 Stelle che ha presentato una interrogazione parlamentare su questo tema, ma alla quale non abbiamo ancora ricevuto risposta”.

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Emilia Romagna: il contributo di Legambiente al Piano Regionale Integrato dei Trasporti http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/emilia-romagna-il-contributo-di-legambiente-al-piano-regionale-integrato-dei-trasporti/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/emilia-romagna-il-contributo-di-legambiente-al-piano-regionale-integrato-dei-trasporti/#respond Mon, 29 May 2017 22:15:44 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11461 Inviate lo scorso 14 marzo, le osservazioni integrano quanto già rilasciato in sede di conferenza dei servizi nel mese di febbraio. Per l’associazione negli obiettivi del piano al 2025 manca una visione d’insieme sulla ripartizione modale e sulla riduzione delle emissioni riducendosi ad un piano delle infrastrutture.
Dal documento presentato con le osservazioni al PRIT (Piano Regionale Integrato dei Trasporti.
La presente relazione costituisce un integrazione al contributo già rilasciato in sede di Conferenza di Pianificazione del 16/02/2017
A livello generale si rileva che, se il Quadro conoscitivo è molto chiaro e dettagliato, a livello di Relazione e VAS invece non risulta per nulla agevole individuare gli obiettivi strategici che dovrebbero guidare il Piano.
Non sembra esserci un quadro d’insieme e di raffronto tra la ripartizione modale di oggi e quella obiettivo al 2025, ne per la riduzione di CO2.
Crediamo che questi numeri – seppur in parte desumibili singolarmente dalle singole sezioni di Piano – debbano costituire l’informazione cardine di un documento regionale sulla mobilità che punti alla sostenibilità ambientale (tale dovrebbe essere considerato questo Piano, seppur il nome faccia riferimento semplicemente ai “ Trasporti”).
Leggi il documento completo
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VentoBiciTour2017 – 5a edizione http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/ventobicitour2017-5a-edizione/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/ventobicitour2017-5a-edizione/#respond Sun, 14 May 2017 21:59:17 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11477

La 5a edizione di VENTO bici Tour è alle porte: il 2 giugno prossimo, da Venezia per arrivare a Torino l’11 giugno.

Il tour ha significato tanto per il progetto VENTO perchè andando nelle piazze, nei comuni, nelle aziende, nelle scuole a raccontare i benefici di un progetto di territorio fatto assieme a una grande infrastruttura cicloturistica, abbiamo tutti scoperto che è fattibile e fa bene a tutti.

Da quest’anno, con grandissimo impegno e accogliendo la richiesta di tanti, abbiamo voluto organizzare un’edizione con i due fine settima aperti a tutti. Ci si può iscrivere seguendo le istruzioni sul nostro sito www.progetto.vento.polimi.it

VENTO
www.progetto.vento.polimi.it
VENTO, studio di fattibilità per un progetto di dorsale cicloturistica che connetta VENezia con TOrino lungo il fiume Po, passando per EXPO2015.

E pedaleremo assieme per affermare ancora una volta, assieme, che investire in ciclabili turistiche fa bene al Paese, a tutti, al lavoro, alla bellezza, all’economia. Quella giusta.

Iscrivetevi e invitate tutti a iscriversi. Anche questo è un modo, dal basso, per esprimere la propria volontà e la propria convinzione.

La grande partecipazione fino a oggi ha mosso grandi cose. Senza tutti voi, VENTO non sarebbe nel Sistema nazionale delle ciclabili turistiche ideato dal MIT. Grandi risultati si raggiungono pedalando assieme.

Grazie

vi aspettiamo

Paolo Pileri e tutto il team VENTO

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Campania, De Luca vuole sanare 70mila case abusive http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/campania-de-luca-vuole-sanare-70mila-case-abusive/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/campania-de-luca-vuole-sanare-70mila-case-abusive/#respond Sun, 14 May 2017 20:46:48 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11465

“La Giunta regionale, nella seduta di oggi, ha approvato una proposta di disegno di legge sul tema dell’anti-abusivismo edilizio in Campania. Si tratta di linee guida per il governo del territorio, a supporto degli enti locali che intendono utilizzare misure alternative alla non avvenuta demolizione di immobili abusivi. Le linee guida, non vincolanti e ferma restando l’autonoma valutazione dei Consigli comunali sull’esistenza di prevalenti interessi pubblici rispetto alla procedura di demolizione, consentono all’ente locale di acquisire al patrimonio il bene per inottemperanza all’ordine di demolizione, e di locare lo stesso con preferenza per gli “occupanti per necessità”.

Quindi, il 14 marzo è una data storica per la Campania? Sì, ma tutt’altro che da ricordare. Nella terra nella quale l’abusivismo è una assodata consuetudine, ora esiste una misura alternativa all’abbattimento. L’acquisizione dell’immobile, e quindi la possibilità di locarlo. Con una sorta di diritto di prelazione per gli “occupanti per necessità”.

Stupirsi è legittimo, ma fuori luogo. Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca non ha mai fatto mistero di non essere un paladino dell’antiabusivismo.

Da vice ministro alle Infrastrutture e sindaco di Salerno, nel marzo 2015, era stato chiaro: “In Campania ci sono 80mila alloggi abusivi, soprattutto nell’area napoletana e casertana: c’è qualcuno in grado di demolirli? Se la risposta è sì, allora demoliamoli. Se, come appare certo, la risposta è no, si faccia un altro ragionamento da persone serie … Se l’abuso riguarda un quartiere periferico di una città, il ragionamento deve essere diverso: si impegnino i Comuni a fare piani di recupero e a mettere ordine rispetto a queste forme di abusivismo; in questo caso si dovrà far pagare una forte penale, ma si deve arrivare a una sanatoria, non c’è alternativa”.

Per De Luca non c’è alternativa. Da poco eletto governatore, spiega: “Ci vuole una sanatoria, si tratta di buon senso”. E poi: “Se c’è un povero cristo che nell’entroterra campano, senza danneggiare nessun paesaggio, ha fatto l’abuso, lo si sana perché non abbiamo alternative”. Sembra quasi di sentirlo il governatore nella parodia televisiva di Maurizio Crozza. E farebbe ridere se non fosse tutto vero.

In una Regione nella quale circa il 70% dei Comuni è privo di un Piano regolatore e, ad esempio, la zona rossa intorno al Vesuvio è intensamente popolata, sarebbe servito qualcosa di diverso. Sarebbe servita una ridefinizione delle regole, troppo frequentemente infrante. A guadagnarci forse non sarebbero stati quegli 80mila “poveri cristi” dell’entroterra, evocati dal presidente, ma l’intera Regione. Liberata finalmente da se stessa, dai suoi abusi. Già, perché in questa terra che dovrebbe fare del suo paesaggio inimitabile un brand, proprio l’abusivismo è il nemico da sconfiggere. Non solo lungo l’arco litoraneo, imbruttito da costruzioni di ogni tipo. E neppure in prossimità o addirittura a ridosso di aree aree archeologiche e parchi naturalistici. Ma ovunque. In ogni spazio che si possa raggiungere con lo sguardo.

Ma evidentemente in Campania la pensano diversamente. Almeno di avviso contrario è il Pd in Regione, che vota un disegno di legge che dà la possibilità di sanare 70mila abusi edilizi. Accade quasi in coincidenza con la Giornata del paesaggio, celebrata il 15 marzo. Mai come in questa circostanza i due eventi sembrano davvero in aperta contraddizione.

Rif: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/16/campania-de-luca-vuole-sanare-70mila-case-abusive/3456587/

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“Il Grande Gigante (poco) gentile” nei confronti del territorio http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/il-grande-gigante-poco-gentile-nei-confronti-del-territorio/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/05/il-grande-gigante-poco-gentile-nei-confronti-del-territorio/#respond Tue, 09 May 2017 21:46:45 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11483  

A Villasanta (Monza Brianza) si riaffaccia il progetto di costruzione di un grande centro di produzione e distribuzione dei prodotti del noto marchio, su un’area al confine con il Comune di Arcore. Consumo di suolo nonostante le tante aree dismesse recuperabili e aumento del traffico in area già critica. Ne abbiamo parlato con Antonio Ubiali, Consigliere Comunale e capogruppo di “Nuova Villasanta”.

“Siamo venuti a conoscenza qualche mese fa del progetto e da allora con il validissimo apporto degli altri membri della Lista, ci siamo documentati e preparati al meglio per quando l’argomento sarà portato in Consiglio”. Così il consigliere introduce l’argomento spiegandoci da subito quello che è stato fatto per mettere a conoscenza del progetto la cittadinanza.

Abbiamo sensibilizzato la popolazione distribuendo volantini” – dal titolo efficace che sottolinea il “robusto” impatto di questo intervento “Gigante” – “e materiali dettagliati che dimostrano l’enorme consumo di aree verdi che tale progetto produrrebbe. Non siamo contrari al lavoro ed allo sviluppo economico, ma siamo certi che non è giusto in un paese saturo di edifici come il nostro, fra cui tante aree dismesse, sprecare l’ultima area verde vincolata che ci rimane sulla quale sorgerebbe un edificio lungo 367,40 metri, largo 121,60 m., alto fuori terra in parte essenzialmente 17,50 m ed il restante 30,00 m !”

Nel 2015 ci fu una prima proposta che oggi si ripresenta. Cosa è successo in questi due anni? Perché la precedente si era fermata? Cosa è cambiato?

Le scelte sono esclusivamente della Società Rialto srl del Gruppo GIGANTE. Questo progetto – da 60.000.000 di Eurosi affianca al precedente progetto di riqualificazione relativo all’attuale insediamento di vendita il Gigante di via Vecellio, approvato e recepito nel Piano di Governo del Territorio vigente, tuttora in essere e non accantonato. Di questo l’Amministrazione Comunale precedente, ha già percepito ed incamerato 591.000 Euro, richiamato anche nel quadro economico espositivo della Relazione illustrativa

L’intervento coinvolge 2 comuni, Villasanta e Arcore. La prima amministrazione ha espresso inizialmente una posizione contraria, diventata poi fattibile, ci dice riferendosi ad alcuni estratti dai giornali. La Provincia non si è ancora espressa. “Allo stato di fatto , rimane il vincolo di area agricola strategica per Villasanta. Non è dato sapere quale sarà l’evoluzione , ma potenzialmente immaginabile

Quali sono gli impatti ambientali dell’opera?

Rimane fondamentale disincentivare le dismissioni agricole ormai residue (consumo di suolo), impedire la saldatura fra i centri abitati, sopratutto lungo gli assi viari , riducendo le visuali e la percezione di ampie panoramiche residue (paesaggio). Nulla, o quasi, è irrimediabilmente perduto, e pertanto, la tutela deve rimanere in essere. La potenziale fattibilità, con buon senso, richiama l’utilizzo e recupero di aree dismesse corpose ancora presenti in Villasanta, non aree libere agricole.

L’intervento interessa una superficie costruibile complessiva di 79.936,35 mq. L’estensione dell’intera area, attualmente a suolo libero e verde, è di 133.227 mq (59.814 in territorio di Villasanta e 73.413 mq. in quello di Arcore).

In più: “La viabilità di accessibilità e fruibilità è una forzatura, per di più gravante esclusivamente sul territorio di Villasanta. Considerando la tipologia di insediamento localizzabile, con parcheggio interno  per 40 automezzi (tir) oltre a quello autovetture del personale, ci sarà un incremento di mobilità, in particolare di mezzi pesanti, sulle reti di viabilità locale urbana e Strada Provinciale 45 con nuove criticità”.

Sono previste compensazioni? “Non ci è stata presentata alcuna proposta di compensazione. Abbiamo presentato un’interpellanza che chiede di dare spiegazione pubblica delle idee e delle procedure che la Giunta intende sostenere ed attuare”.

La proposta è sostenuta dalla promessa dei posti di lavoro che però non convince: “Rimane una semplice operazione di accorpamento e ricollocazione del personale dalle varie sedi esterne già in attivo. Non è corretto pavesare un corposo incremento di nuovi posti, di fatto forse esigui, rimane un semplice supporto di giustificazione a quanto si va a realizzare; alle promesse non segue sempre per coerenza la correttezza. Il piccolo commercio locale viene massacrato, in un’economia globalizzata le realtà già presenti sul territorio sono cancellabili“.

Luca D’Achille @LucaDAchille

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Il suolo sopra tutto – cercasi “terreno comune”. Dialogo tra un sindaco e un urbanista http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/04/il-suolo-sopra-tutto-cercasi-terreno-comune-dialogo-tra-un-sindaco-e-un-urbanista/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/04/il-suolo-sopra-tutto-cercasi-terreno-comune-dialogo-tra-un-sindaco-e-un-urbanista/#respond Thu, 27 Apr 2017 22:00:27 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11472 ISBN 9788865162361
Prezzo: 12,00€
Formato cartaceo 13×20 cm

“Chi difende un prato salva tutto il suolo”: un libro per la terra.

“Non lo fa nessuno”: questo si sentiva dire Matilde Casa, sindaco di Lauriano (TO), quando proponeva qualcosa di innovativo per il suo piccolo Comune.

Poi un giorno arrivano la querela e il rinvio a giudizio. La sua colpa? Aver impedito la costruzione di “quaranta belle villette”, trasformando un terreno edificabile in agricolo. Una vicenda incredibile che avrà un “lieto fine” ma che suscita molte (e amare) riflessioni.

Il libro – un lavoro a più mani – parte proprio da questa storia.

Matilde Casa racconta la propria difficile esperienza nel suo aspetto giudiziario e umano e la “solitudine amministrativa” che ha vissuto.

Paolo Pileri, urbanista e militante del suolo, affronta il tema della cronica “disgiunzione” italiana tra politica e saperi esperti, la cui vittima designata è proprio il suolo.

Per tentare infine una sintesi. Come ricongiungere l’elaborazione accademica sul tema alle scelte delle pubbliche amministrazioni?

Le proposte finali che ne scaturiscono sono tanto radicali quanto chiare: forgiare una cultura ambientale e civica nelle scuole, all’università, nella formazione politica; invitare i piccoli Comuni a cooperare; restituire allo Stato – perché centrale – la responsabilità sui temi legati al suolo; pungolare il legislatore perché adotti gli strumenti più efficaci a difendere i terreni dal cemento.

Con la prefazione di Luca Mercalli, appassionato difensore del suolo.

Gli autori

Matilde Casa

Sindaco di Lauriano (TO) dove guida una giunta al femminile ma per professione si occupa di agricoltura. È stata processata (e assolta) per aver “trasformato” un terreno edificabile in suolo agricolo. Nel 2016 ha ricevuto il Premio Ambientalista dell’Anno di Legambiente.

Paolo Pileri

Mentore del suolo. È professore ordinario di pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano. Tiene corsi nella Scuola di Architettura Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni e nella Scuola di Ingegneria Civile, Ambientale e Territoriale. È membro di gruppi di ricerca nazionali e internazionali e consulente scientifico di ministeri, enti pubblici, fondazioni e amministrazioni locali. Il suo ambito di ricerca è da sempre l’inclusione del tema del suolo e delle questioni ambientali, ecologiche, agricole e paesaggistiche nella pianificazione territoriale e nella disciplina urbanistica. È ideatore e responsabile scientifico del progetto VENTO (progetto.vento.polimi.it)), la dorsale cicloturistica tra Venezia e Torino lungo il fiume Po. È autore di oltre 150 pubblicazioni tra articoli e libri sulla pianificazione urbanistica e ambientale e la mobilità sostenibile. http://www.researchgate.net/profile/Paolo_Pileri

 

Luca Mercalli

Metereologo, climatologo, divulgatore, giornalista. Autore di numerosi libri, ha portato al grande pubblico e in tv il tema del consumo di suolo.

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“Verde clandestino” http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/04/verde-clandestino/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2017/04/verde-clandestino/#respond Thu, 27 Apr 2017 21:37:19 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11470 Cosa accadrebbe a una città abbandonata dai suoi abitanti dopo dieci anni ? Sarebbe un altro luogo, trasformato dalla vegetazione che, lentamente, andrebbe a colonizzare ogni spazio urbano lasciato dall’uomo …

Chi vive in città condivide la sua esistenza con innumerevoli forme di vita, eppure pare avere perduto la sua capacità di riconoscere la natura che, imbrigliata e sovrastata dal predominio apparente dell’uomo, eppure esiste.

Abbiamo abbandonato lo sguardo, la ricerca dell’osservazione: siamo diventati dei viandanti ciechi incapaci di riconoscere i segni della natura. Soprattutto di quella natura che si appropria dei nostri manufatti. Cosa accadrebbe a una città abbandonata dai suoi abitanti dopo dieci anni ? Sarebbe un altro luogo, trasformato dalla vegetazione che, lentamente, andrebbe a colonizzare ogni spazio urbano lasciato dall’uomo …

E’ questo il leit motiv di “Verde Clandestino“, libro ideato da Fabio Balocco e scritto e illustrato da lui stesso e da cinque altri co-autori: Anna Balbiano, Piero Belletti, Carlo Gubetti, Alberto Selvaggi e Davide Suppo (Neos Edizioni, 104 pagine, 13 euro).

Non si tratta di un “The day after”, dunque non un romanzo ma un saggio che racchiude un preciso monito, uno stimolo per guidare il cittadino a trasformarsi da semplice passante in osservatore “convivente”.

Il libro trae spunto da Alan Weisman e dal suo “Il mondo senza di noi”, opera che esamina cosa sarebbe del mondo se un giorno (o il giorno in cui) l’uomo non lo abiterà più e trae conforto da “Luoghi selvaggi” di Robert Macfarlane (che firma anche l’originale prefazione), in cui si scandaglia minuziosamente la wilderness (selvaggità) presente nei luoghi più appartati e dispersi della Gran Bretagna. Partendo da un esempio, citato da Laura Spinney: «se Londra domani venisse abbandonata, sappiamo che ci vorrebbero duecentocinquanta anni perchè la città torni a essere la palude che era un tempo: il Tamigi, senza argini, scorrerebbe libero tra le fondamenta degli edifici crollati, mentre i ponti cederebbero sotto il peso dell’edera cresciuta a dismisura».

Ma il verde clandestino (cioè la natura spontanea) è assoluta parte integrante delle nostre esistenze, anche in una metropoli. E il libro cerca di ricordarlo a tutti gli ignari o distratti lettori. Basterebbe un po’ di attenzione e, appunto, di capacità di osservazione per accorgersi della colonizzazione spontanea delle piante: negli interstizi tra i mattoni, nelle fessure tra le pietre del selciato, nei bordi dei marciapiedi, nelle rotaie dei tram, nei cornicioni, nei vasti spazi delle aree industriali dismesse. Questo è il verde clandestino che costantemente si rigenera, irriducibile al tentativo dell’uomo di costruire un ambiente artificiale (l’urbe) sorto con l’obiettivo di relegare la natura incontrollata (e quindi potenzialmente ostile) al di fuori delle mura.

Una natura che dobbiamo osservare. E che questo libro ci invita a fare, raccontandoci le “storie” di piante autoctone e di essenze importate che in alcuni casi hanno egemonizzato tutti gli spazi possibili, in altri dimostrano la propria capacità di resistenza e di adattamento.
Il libro è corredato da un notevole contributo di immagini fotografiche che, addirittura più delle parole, riescono a mostrare un quadro e una cornice di cui non avevamo più memoria.

Il tutto “condito” da un excursus storico e letterario che tocca il Trascendentalismo, Platone, Waldo Emerson, Thoreau, Leopold, Clèment, Pavese e Calvino, gli esempi di riqualificazione della “natura industriale” del bacino della Ruhr, la biologia delle piante. Mentre le fotografie (molte in suggestivo bianco e nero) raccontano fabbriche abbandonate, campi di football, cabine telefoniche dimenticate dall’uomo ma non dalla Natura.

La Natura. Anche nelle nostre pulsanti città. Anche nelle (diversamente pulsanti) città disabitate dagli uomini …

(Recensione di Alessandro Mortarino, da AltriTasti)

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