www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Thu, 11 Jul 2024 22:05:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.2.6 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/wp-content/uploads/2011/08/cropped-logo_salviamoilpaesaggio-32x32.jpg www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog 32 32 “Aree idonee” per pannelli solari e pale eoliche: sicuri di voler festeggiare? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/aree-idonee-per-pannelli-solari-e-pale-eoliche-sicuri-di-voler-festeggiare/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/aree-idonee-per-pannelli-solari-e-pale-eoliche-sicuri-di-voler-festeggiare/#respond Thu, 11 Jul 2024 22:05:18 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16663 di Paolo Pileri

Tratto da Altreconomia 08.07.2024

È stato pubblicato il decreto governativo che disciplina chi e come debba definire le aree idonee a posizionare pannelli e pale eoliche. Il rischio di iniquità, impatti sociali, ecologici e ambientali e di nuovi consumi di suolo è concreto, osserva il prof. Pileri. Sacrificando le uniche due procedure per arginare il degrado ambientale, a vantaggio di pochi

In diversi festeggiano per il decreto aree idonee del 21 giugno scorso, ovvero il decreto che fissa chi e come deve definire le aree idonee a posizionare pannelli solari e pale eoliche (entrato in vigore lo scorso 4 luglio dopo pubblicazione su gazzetta ufficiale n. 153). Inviterei a valutare bene che cosa sta succedendo perché non mi pare sia tutto oro quel che esce dal cilindro. Ovvio che piace al fronte degli energetici e degli investitori in rinnovabili, ma questo non basta per dire che sia immune dalla produzione di iniquità, di impatti sociali, ecologici e ambientali e che non avvii nuovi consumi di suolo. Spieghiamo il perché, con calma e sempre ricordando a tutte e tutti che le prime e uniche aree idonee sono quelle già asfaltate o costruite, sempre che non siano vincolate paesaggisticamente.

Partiamo dalla definizione di aree idonee che rimane un compito delegato alle Regioni (art. 1, c. 2, pt. a): “le aree in cui è previsto un iter accelerato e agevolato per la costruzione ed esercizio degli impianti a fonti rinnovabili e delle infrastrutture connesse secondo le disposizioni vigenti di cui all’art. 22 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199;”. A parte il fatto che a descrivere le aree è un iter e non la sostanza di cui sono fatte le aree (e questo è già una bizzarria che, peraltro, senza dirlo lascia spazio ad altra bizzarria: le 20 Regioni definiranno 20 idoneità diverse), iniziamo con il dire quanto è ancora doloroso quel rimando ad altra legge (titolo: “Procedure autorizzative specifiche per le aree idonee”), con tanto di imbarazzante problema (che denunciamo da tempo).

“1. La costruzione e l’esercizio di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili nelle aree idonee sono disciplinati secondo le seguenti disposizioni: a) nei procedimenti di autorizzazione di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili su aree idonee, ivi inclusi quelli per l’adozione del provvedimento di Valutazione di impatto ambientale (Via), l’autorità competente in materia paesaggistica si esprime con parere obbligatorio non vincolante. Decorso inutilmente il termine per l’espressione del parere non vincolante, l’amministrazione competente provvede comunque sulla domanda di autorizzazione; b) i termini delle procedure di autorizzazione per impianti in aree idonee sono ridotti di un terzo. 1-bis. La disciplina di cui al comma 1 si applica anche, ove ricadenti su aree idonee, alle infrastrutture elettriche di connessione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e a quelle necessarie per lo sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale, qualora strettamente funzionale all’incremento dell’energia producibile da fonti rinnovabili. 1-ter. La disciplina di cui al comma 1 si applica altresì, indipendentemente dalla loro ubicazione, alle infrastrutture elettriche interrate di connessione degli impianti di cui medesimo comma 1”.

In sostanza che si dice? Appena le Regioni avranno deliberato le aree idonee (tra sei mesi, se va bene), per gli impianti fotovoltaici, agrivoltaici ed eolici la Valutazione di impatto ambientale, laddove prevista, varrà come il due di picchevisto che, per decreto, chi dovrà esprimersi parlerà al nulla: il suo parere non sarà vincolante e pure affrettato. Insomma, l’autorità competente lavorerà a vuoto: e allora perché mai dovrà lavorare? A beneficio di chi e di che cosa? Saranno risparmiate dalla Via anche le opere di movimentazione terra per realizzare i tunnel chilometrici per portare i cavi per l’elettricità alle cabine “infrastrutture elettriche interrate di connessione” e/o quelle per raggiungere le cabine di raccolta nazionale. C’è da fare festa? No. Con due decreti sono riusciti ancora a imbavagliare la Valutazione di impatto ambientale e questo non va bene affatto. Le compagini politiche ambientaliste non hanno nulla di cui festeggiare perché accettare che la corsa alle rinnovabili renda legittimo l’azzeramento della Via è semplicemente grave e apre a successive richieste pericolose davanti alle quali sarà ora più difficile dire che non si è d’accordo. Perché non scontare la Via anche ad altre opere “ambientali” come ponti ferroviari sul mare, ecogasdotti, centrali a biomassa, caserme dei carabinieri forestali o, magari pure depositi di rifiuti? 

Via e Valutazione ambientale strategica (Vas) sono sacre e rimangono le uniche due procedure per arginare il degrado ambientale ed è grave decidere di eliminarle/scontarle/zittirle. Sono già oggetto di continuo attacco e molte fatte giusto per farle (specie le Vas). Se addirittura le inertizziamo per decreto, non rimane più nulla per arginare il declino. Semmai il governo attuale avrebbero dovuto moltiplicare gli investimenti così da qualificare meglio e ampliare la rosa dei tecnici nei ministeri preposti a verificare queste Via e Vas. Questo andava fatto, approfittando della grande palestra offerta dalla transizione energetica e dagli extraprofitti che questo mondo incasserà e da cui si sarebbe potuto generare un fondo pubblico per una task force dedicata a Via e Vas. Invece hanno fatto l’esatto contrario: depotenziato lo strumento e non irrobustito i suoi tecnici. C’è poco da essere contenti. Lo saranno forse gli energetici della transizione veloce a qualunque costo (sempre che non facciano pannelli e pali in fianco alle loro case al mare o ai monti). Lo sarà la generazione degli speculatori eco green. Lo saranno quelli del “meglio così che le energie fossili”. Ma chiedete a quanti dovranno cedere le loro terre per ospitare le rinnovabili, se sono contenti come voi. Chiedete a chi si vedrà una pala eolica a due passi da casa.

Ma c’è dell’altro per cui non stare allegri per nulla. Il decreto governativo suggerisce alle Regioni di considerare idonee le “aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica” (art. 7, c. 2, pt. b). Qui ci sono due gravi problemi. Il primo: un’area a cui è assegnata una destinazione urbanistica è, a oggi e al 90%, un suolo completamente libero e spesso in buona salute. Non ha nulla di compromesso solo perché il piano urbanistico ne prevede la trasformazione ad altro uso. Potenzialmente potrebbe addirittura diventare prato o bosco e concorrere ad accrescere la quota di aree da riportare a livello di buona naturalità per il regolamento Ue della “Nature restoration law”. Invece qui, con il solito fare all’italiana, il decreto fa passare la “previsione” di trasformazione per qualcosa che ha già degradato quell’area e quindi, ope legis, decide di salvarla rendendola idonea per impianti fotovoltaici. Scientificamente inaccettabile. Anzi apre a un pericoloso e perverso giochino: si fa una variante di piano trasformando un’area agricola in area logistica e poi si chiede alla Regione di aggiornare la carta delle aree idonee e così si ottiene la possibilità di installare i lucrosi pannelli.

In tutto questo, vi è anche sotto traccia la gravità che a prevalere nelle decisioni di idoneità delle aree sia sempre e solo un criterio amministrativo e non uno ambientale né ecologico. Nel decreto l’idoneità non passa dall’analisi eco-pedologica di suoli: non vedo che cosa ci sia da festeggiare. La seconda cosa tocca il tema dell’equità. Favorendo l’idoneità alle aree previste per logistica o produzione, etc., il decreto sta servendo a un determinato target di investitori privati (peraltro spesso posseduti a loro volta da fondi di investimento e capitali stranieri) una grande possibilità di fare speculazione energetica sui loro terreni che potranno consumare liberamente, pure evitando di mettere i pannelli sui loro tetti. Ci va bene? C’è da festeggiare?

E, per finire, questo decreto non ha fermato ancora il problematico decreto legislativo n. 199 del 2021 (promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili) dove con un colpo di spugna si è deciso che sono aree idonee tutte quelle aree agricole che si trovano entro 500 metri attorno a stabilimenti produttivi (anche capannoni logistici) o impianti industriali o centri commerciali: le hanno chiamate “solar belt” (art. 20). Queste aree continuano a essere idonee fin quando le Regioni non approveranno le loro. Ma a quel punto si troveranno costrette a includerle, pena una pioggia di ricorsi. Non a caso il decreto del governo invita le Regioni proprio a includerle (come infatti dice l’art. 7 c.2 pt. c). E poi, non sottovalutiamo il fatto che, nonostante della necessità di definire le aree idonee si sapesse da un anno, il decreto ha deciso di dare alle Regioni sei mesi per approvare le loro aree idonee (art. 3), pertanto in questo transitorio fioccheranno richieste di solar belt e altre richieste nelle more delle aree idonee.

Stiamo parlando di una quantità enorme di aree agricole che sfuggirà ai criteri di idoneità delle Regioni: quasi quasi in certi casi potrà convenire rilevare un piccolo capannone dismesso per ottenere di diritto una grande area pannellizzabile attorno. Già, perché, se hai un ettaro a magazzino (magari per un solo pacchetto) in mezzo alla campagna arrivi ad “autoidoneizzarti” due ettari attorno e in più potrai usarti i tuoi ettari interni al sedime: bingo. Ovvio che tutto questo è configurabile come una deroga bella e buona ai criteri di idoneità ed è altrettanto ovvio che tutto ciò accelera le speculazioni, con buona pace degli energetici e della loro fretta a passare alle rinnovabili. Prova ne è che in un battibaleno società energetiche italiane e straniere, fondi di investimento e altri soggetti non ben definiti si sono attaccati alle mail di geometri e architetti di campagna promettendo loro lauti guadagni: dai cinquemila ai 60mila euro di compenso solo per fare scouting ovvero per trovare proprietari disponibili a cedere aree papabili per le solar belt e non solo, da presentare a investitori energetici. Visto? Questa è la prova provata di come fare una legge che anziché orientare verso una transizione giusta ed ecologica, ne disegna una facile per le finanziarie che usano le rinnovabili per speculare

In ultimo ricordiamo ancora che nessuno sta sollevando il dubbio che, per come è stata congegnata, l’attuale transizione è di fatto una privatizzazione ante litteram. Quando si raggiungerà la soglia di produzione energetica rinnovabile desiderata, saranno le centinaia di operatori privati (oppure le poche unità, se scopriremo un giorno che si saranno fusi tra loro) ad avere il pieno controllo della produzione di energia per il Paese e potranno spegnere l’interruttore se vorranno. A quel punto lo Stato e gli interessi collettivi usciranno di scena o si troveranno in una posizione assai complessa e certamente più ricattabile. Chi oggi ci sta garantendo che un domani ciò non accadrà? Altro motivo per non festeggiare ma per concentrarsi sul da farsi. 

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022)

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La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità della parte sostanziale di una recente norma della Regione Piemonte http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/la-corte-costituzionale-dichiara-lillegittimita-della-parte-sostanziale-di-una-recente-norma-della-regione-piemonte/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/la-corte-costituzionale-dichiara-lillegittimita-della-parte-sostanziale-di-una-recente-norma-della-regione-piemonte/#respond Tue, 09 Jul 2024 21:12:35 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16661 di Alessandro Mortarino e Federico Sandrone.

Lo scorso 4 luglio la Corte Costituzionale ha formalmente depositato la sua sentenza n. 119/2024 riferita alla Legge regionale del Piemonte 31/5/2022 n. 7 “Norme di semplificazione in materia urbanistica ed edilizia”, decretando in via definitiva una serie di illegittimità costituzionali che stravolgono profondamente le parti sostanziali della norma promulgata dal governo subalpino nello scorso mandato, norma a suo tempo puntualmente contestata dal nostro Forum, che aveva richiesto al Consiglio dei Ministri allora in carica una rapida “impugnazione” avanti alla Corte Costituzionale (poi effettivamente avvenuta).

A distanza di quasi due anni, dunque, una legge regionale davvero inaccettabile viene “rinviata al mittente” creando una serie notevole di problematiche; leggendo attentamente il dispositivo di questa Sentenza – che potete scaricare qui – le “dichiarazioni di illegittimità costituzionale” potrebbero apparire “quantitativamente” contenute, ma la portata dell’intervento della Corte Costituzionale va ben oltre delineando tutte le “qualità negative” (cioè le illegittimità costituzionali) riscontrate, alcune di queste particolarmente “impattanti” e con pesanti implicazioni e ripercussioni, in particolare per coloro che – ignari – si sono fidati delle “rassicurazioni” dell’allora maggioranza in Consiglio regionale, applicando le nuove disposizioni normative che ora sono state “folgorate” dal Supremo Organo dello Stato.

Nell’invitarVi ad analizzare in profondità l’articolazione dell’importante Sentenza, segnaliamo alcune questioni che ci paiono principali:

  • quella di cui al punto 2) del dispositivo della Sentenza che, in sostanza, “folgora” il comma 9 dell’art. 5 della L.R. 16/2018 così come novellato dall’art. 7 della L.R. 7/2022 e pertanto con l’abrogazione di un solo comma, si rende praticamente inapplicabile tutto l’art. 5 della L.R. 16/2018 (inerente gli interventi di ristrutturazione con ampliamenti con bonus percentuali), in quanto è stata eliminata la possibilità di “superare i parametri edilizi e urbanistici previsti dagli strumenti urbanistici e …”. La disposizione, ora folgorata, prevedeva grandissimi (e non giustificabili) ampliamenti degli esistenti immobili, anche fino al 75% del volume o della superficie esistente a cui si potevano addirittura aggiungere gli ampliamenti “una tantum” ammessi dai vigenti P.R.G.C. (solitamente 20-25%), quando invece nella versione precedente (ante giugno 2022) gli ampliamenti ammessi non potevano superare il 20-25% del volume o della superficie esistente. Conseguentemente, l’annullamento di questa disposizione oltre a creare problematiche sulle pratiche rilasciate/in itinere, farà sì che tutti i cittadini piemontesi non possano nemmeno più usufruire di quei piccoli ampliamenti necessari per adeguare le esistenti unità immobiliari (norme esistenti sotto varie forme dall’agosto 2009).
  • quella di cui al punto 4) del dispositivo della Sentenza che “folgora” il comma 7 dell’art. 6 della L.R. 16/2018 così come novellato dall’art. 8 della L.R. 7/2022: anche in questo caso, eliminando la parte in cui si affermava che “il recupero dei sottotetti esistenti è sempre ammesso indipendentemente dagli indici o dai parametri urbanistici ed edilizi previsti dai PRG e …”, si rende molto difficoltoso (quasi impossibile, se non in specifiche e limitate zone) attuare il recupero dei sottotetti. Conseguentemente, anche in questo caso l’annullamento della disposizione oltre a creare problematiche sulle pratiche rilasciate/in itinere, impedirà ad una grande fetta di cittadini piemontesi di poter recuperare gli esistenti sottotetti (norme esistenti sotto varie forme dall’agosto 1998).
  • in ultimo quella di cui al punto 5) del dispositivo della Sentenza che “folgora” le lettere a), b) e c) del comma 1 dell’art. 6 della L.R. 19/1999 così come novellato dall’art. 41 della L.R. 7/2022: in Piemonte non avremmo più alcune disposizioni specifiche (quantitative) per definire le “variazioni essenziali” (e non si potrà certo fare riferimento a quelle previgenti alla L.R. 7/2022), si dovrà quindi fare riferimento a quelle molto più generiche di cui all’art. 32 del D.P.R. 380/2001 e s.m.i., con una conseguente e molto più pesante (e onerosa per il privato) valutazione di alcune difformità edilizie.

Ora sicuramente si aprirà un periodo di incertezza per tutti coloro che nel frattempo hanno utilizzato le disposizioni indicate dalla norma regionale, in quanto le sentenze di incostituzionalità producono effetti retroattivi per i rapporti non ancora conclusi o perfezionati, comportando la “caducazione” fin dall’inizio delle norme e quindi l’illegittimità degli atti emessi sulla base delle disposizioni normative interessate, questo con il solo limite (e conseguente salvezza) degli atti che hanno i cosiddetti “rapporti esauriti”, che si ritiene non congruo affrontare in questa sede.

Tutto questo, con un po’ di buon senso e “visione politica” poteva sicuramente essere evitato; in tempi non sospetti, il 25 luglio 2023, il Coordinamento dei Comitati piemontesi del Forum “Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori”, congiuntamente a Pro Natura Piemonte, Italia Nostra Piemonte e Legambiente Piemonte, aveva inviato al Presidente Cirio, al Vicepresidente Carosso (che aveva in capo la specifica delega), al Presidente della II Commissione Marin e a tutti i Gruppi consiliari, uno specifico documento (che trovate qui) nel quale sono evidenziati in un distinto paragrafo (pagine 4, 5 e 6) gli “effetti e le problematiche” di un’eventuale sentenza di incostituzionalità: ora chi risponderà di tutto questo?

Nel documento inviato lo scorso anno dal Forum, si invitavano il Presidente regionale Cirio, il Vicepresidente Carosso, gli Assessori e i Consiglieri a ponderare con grande attenzione i pericoli connessi al procedere dell’iter secondo la strada tracciata dal Consigliere Valter Marin (Presidente della II Commissione consiliare), ribadendo che, in caso di una declaratoria di incostituzionalità, ognuno avrebbe dovuto ritenersi consapevole delle proprie personali responsabilità e del fatto che eventuali danni creati agli operatori avrebbero comportato inevitabilmente una loro diretta e individuale implicazione erariale, sino alla condizione di essere giudicati passibili dei relativi risarcimenti.

Siamo, almeno a quanto pare, esattamente in questa situazione. E’ certamente poco piacevole da parte del Forum trovarsi ora nella condizione di dover affermare «noi vi avevamo avvisati», ma questa è la cruda realtà.
E le leggi sono leggi, in particolare quelle pronunciate dal “giudice delle leggi” qual è la Corte Costituzionale…

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Milano, studentati extra lusso: la gentrificazione servita agli universitari http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/milano-studentati-extra-lusso-la-gentrificazione-servita-agli-universitari/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/milano-studentati-extra-lusso-la-gentrificazione-servita-agli-universitari/#respond Sun, 07 Jul 2024 15:06:25 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16656 Comunicato stampa dei Comitati Civici Milanesi del 4.07.2024

L’ennesima presa in giro da parte dell’Assessorato alla Casa è uno schiaffo in faccia al diritto allo studio degli studenti fuori sede.

Gli studenti hanno protestato per mesi alloggiati nelle tende davanti al Politecnico contro il caro affitti a Milano e la risposta del Comune non si è fatta attendere.

L’Amministrazione comunale ha concesso a Coima volumetrie in centro città per costruire un villaggio olimpico che dovrebbe ospitare 1.400 atleti olimpici e paraolimpici con un consumo di suolo di 40.000 mq.

Con la promessa di essere riconvertito in studentato, per “un aiuto al diritto allo studio” e per avere “nuovi spazi a prezzi bassi per gli studenti” è stata firmata una convenzione che parrebbe degna delle politiche abitative perpetuate in questi anni.

Stiamo parlando di gentrificazione applicata agli universitari: mini alloggi che vanno da 740 euro per un posto in una stanza doppia a 1.000 euro per una singola con una gestione diretta da parte di Coima assicurata per 30 anni.

Se la notizia fosse confermata, ci chiediamo con che coraggio Coima ha presentato un piano per compensare i circa 40 milioni di extra costi alle autorità competenti (i Ministeri, il Comune e la Regione) dopo che a marzo Cassa Depositi e Prestiti ha investito altri 50 milioni di euro nell’operazione immobiliare.

Oltre al danno pure la beffa. Altro che “uno spazio primario per che diventerà poi un bene restituito alla comunità cittadina”!

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà agli studenti fuori sede per questa ennesima presa in giro da parte dell’Assessorato alla Casa già a guida Maran e ci auguriamo che tale convenzione venga immediatamente rivista a favore del diritto allo studio con affitti sostenibili per gli universitari.

Facciamo l’appello

Schierarsi Milano

Movimento Beni Comuni Milano

Rete Ambiente Lombardia

Coordinamento democrazia costituzionale

Che ne sarà di Città Studi

Salviamo Parco Bassini

Lambrate-Rubattino Riparte

ForestaMI e poi DimenticaMI

Comitato Difesa Ambiente Zona 5

Comitato La Goccia

Comitato Milanese Acqua Pubblica

Associazione Parco Piazza D’Armi – Le Giardiniere

Associazione Amici Parco Nord

Segui la pagina FB di Facciamo l’appello

Email: facciamolappellocomunicazioni@gmail.com

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Gallarate, un nuovo polo scolastico al posto del bosco di via Curtatone http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/gallarate-un-nuovo-polo-scolatistico-al-posto-del-bosco-di-via-curtatone/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/gallarate-un-nuovo-polo-scolatistico-al-posto-del-bosco-di-via-curtatone/#respond Sun, 07 Jul 2024 14:34:47 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16653 Del Comitato Salviamo gli alberi di Gallarate

DIFENDIAMO IL BOSCO DI VIA CURTATONE E I PLESSI SCOLASTICI ATTUALI DI CASCINETTA E CAJELLO

Ci rivolgiamo all’Amministrazione comunale di Gallarate, alle forze politiche gallaratesi e al Consiglio regionale della Lombardia per esprimere la nostra contrarietà al progetto Grow29 nella sua attuale conformazione. Siamo contrari alla realizzazione di un polo scolastico unico di Cajello-Cascinetta e alla sua collocazione nell’area boschiva di via Curtatone.

Chiediamo invece che i fondi europei stanziati da Regione Lombardia a favore dei progetti di rigenerazione urbana vadano a favore della ristrutturazione, riqualificazione e potenziamento degli edifici scolastici esistenti.

Questo per diverse ragioni di ordine sociale e ambientale:

  • La rigenerazione urbana deve puntare a riqualificare l’esistente per non produrre nuovo consumo di suolo: il progetto del nuovo polo scolastico, al contrario, dismette edifici ancora funzionali e funzionanti per disboscare e consumare suolo
  • Il polo scolastico unico tende ad accentrare le strutture scolastiche e ad allontanarle dai loro naturali fruitori, trasformando Cajello e Cascinetta in quartieri dormitorio, accentuando il rischio di dispersione scolastica soprattutto per i bambini di origine straniera, creando una scuola ghetto con classi pollaio in cui stipare fino a 30 bambini 
  • Il progetto non rispecchia i bisogni dei due quartieri ed è stato calato dall’alto senza un reale coinvolgimento della popolazione dei quartieri interessati

Da un punto di vista ambientale:

  • L’area su cui sorgerà il nuovo polo scolastico è inadatta a ospitare delle scuole perché racchiusa tra autostrada e ferrovia e soggetta a forte inquinamento acustico ed atmosferico
  • La concentrazione di più plessi scolastici in un unico luogo e il dirottare una parte dei bambini su scuole più lontane avrebbe un forte impatto negativo su viabilità, traffico veicolare e inquinamento: l’esatto contrario della mobilità sostenibile e della città dei 15 minuti propugnate a livello europeo
  • Il nuovo polo scolastico sorgerebbe su un’area boschiva che è una preziosa zona cuscinetto che protegge il quartiere e le case popolari da inquinamento acustico ed atmosferico.

Lo stesso parco del Ticino ha chiesto quest’autunno una diversa collocazione per il nuovo polo scolastico per poter preservare quest’area boschiva.

CHIEDIAMO QUINDI:

  • La ristrutturazione e riqualificazione delle scuole esistenti
  • Il mantenimento e la valorizzazione dell’area boschiva di via Curtatone. Questo vero e proprio bosco urbano, il cui valore è stato riconosciuto anche dal Parco del Ticino, non deve essere tagliato né abbandonato al degrado: deve essere messo a disposizione dei due quartieri tra i più poveri di verde pubblico di tutta Gallarate, rendendolo fruibile alla cittadinanza con opportuni interventi. Nell’area sono presenti querce, aceri di montagna, cedri e abeti ed è stata censita la presenza di merli, cinciallegre, picchi rossi maggiori, capinere, cince bigie e cornacchie grigie. Tra i mammiferi è stata registrata la presenza di silvaghi orientali (minilepri). Può diventare un laboratorio didattico all’aria aperta per i bambini del quartiere.
  • Riteniamo che nessuna compensazione possa controbilanciare la perdita di un ecosistema pluridecennalechiediamo che comunque qualsiasi ipotesi di compensazione preveda la trasformazione in area boschiva di aree edificate o edificabili di superficie almeno pari a quella disboscata all’interno del perimetro cittadino. A titolo esemplificativo citiamo la scuola primaria di Cajello (che il progetto Grow29 trasformerebbe in area dismessa senza prefigurare nuove destinazioni), ma anche altre aree dismesse possono e devono essere identificate all’interno del perimetro urbano e rinaturalizzate.

Non ci rassegniamo all’ennesima cementificazione di uno degli ultimi lembi di verde della nostra città e a un progetto contraddittorio con gli obiettivi di coesione sociale, inclusione e sviluppo sostenibile (agenda 2030) sulla base dei quali i fondi europei sono stati assegnati alla nostra città.

Comitato Salviamo gli alberi di Gallarate

13 aprile 2024

SALVIAMO LE NOSTRE SCUOLE DI QUARTIERE, SALVIAMO IL BOSCO DI VIA CURTATONE!

Firma qui la PETIZIONE ON LINE.

Segui il Comitato Salviamo gli alberi di Gallarate su FB.

Per contattare il Comitato: salviamoglialberigallarate@gmail.com

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Il Consiglio di Stato con un’esemplare sentenza ripristina i vincoli paesaggistici su Comelico e Valle d’Ansiei http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/il-consiglio-di-stato-con-unesemplare-sentenza-ripristina-i-vincoli-paesaggistici-su-comelico-e-valle-dansiei/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/il-consiglio-di-stato-con-unesemplare-sentenza-ripristina-i-vincoli-paesaggistici-su-comelico-e-valle-dansiei/#respond Sun, 07 Jul 2024 12:58:44 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16650 Di: Giovanna Ceiner (Presidente di Italia Nostra – Sezione di Belluno)

Il Consiglio di Stato con sentenza pubblicata il 21 giugno 2024 ha accolto l’appello con il quale le associazioni ambientaliste Italia Nostra Aps, Mountain Wilderness Aps e Lipu Odv hanno impugnato la sentenza del TAR Veneto n. 1280/2022 che ha accolto i ricorsi riuniti di primo grado dei Comuni di Auronzo, di Comelico Superiore, di Santo Stefano di Cadore, della Provincia di Belluno e della Regione Veneto, volti ad ottenere l’annullamento del Decreto Ministeriale n. 1676 del 2019, n. 1676/2019 recante “Dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei, Comuni di Auronzo di Cadore, Danta di Cadore, Santo Stefano di Cadore, San Pietro di Cadore, San Nicolò di Comelico e Comelico Superiore (BL)”

La decisione del Consiglio di Stato ha ripreso la sentenza della Corte Costituzionale n. 64/2021 che indica nel paesaggio un bene unitario, primario, assoluto, che rientra nell’ unica competenza dello Stato e precede, comunque costituisce un limite alla tutela degli altri interessi pubblici assegnati alla competenza concorrente delle Regioni in materia di governo del territorio. Quindi il Consiglio di Stato ha ripristinato l’efficacia dei vincoli paesaggistici e ambientali decisi nel Decreto Ministeriale n. 1676 del 2019 ribadendone la piena legittimità.

Italia Nostra, Mountain Wilderness e LIPU, dopo essersi confrontati con gli avvocati Laura Polonioli e Andrea Reggio d’Aci, in un comunicato congiunto forniranno maggiori informazioni di dettaglio su questa sentenza destinata a fare storia nella difesa dei paesaggi naturali.

Belluno, 21 giugno 2024

La Presidente di Italia Nostra – Sezione di Belluno

Prof.ssa Giovanna Ceiner

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Alpe Devero e Grande Est, con la sentenza del TAR ha perso la natura http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/alpe-devero-e-grande-est-con-la-sentenza-del-tar-ha-perso-la-natura/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/alpe-devero-e-grande-est-con-la-sentenza-del-tar-ha-perso-la-natura/#respond Sun, 07 Jul 2024 05:00:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16658 del Comitato Tutela Devero

Comunicato Stampa del 28.06.2024

La recente sentenza del Tar Piemonte riguardo il ricorso delle associazioni di protezione ambientale contro il percorso ciclo-escursionistico del Grande Est, a seguito dell’accoglimento della richiesta di sospensiva dei lavori e la successiva conferma da parte del Consiglio di Stato, pone interrogativi sul suo esito.

Senza voler entrare nel merito del diritto, sulla trasparenza e partecipazione del pubblico che secondo i giudici non era dovuta, si vorrebbe invece porre l’attenzione su come è stato affrontato l’argomento legislativo europeo, e quindi la Direttiva Habitat.

Nella sentenza, a nostro avviso, è stato sottovalutato il concetto di “effetti cumulativi”, che deve tenere in considerazione l’impatto globale dei molteplici interventi che negli ultimi anni si stanno realizzando nel Sito Natura 2000 ZSC e ZPS “Alpi Veglia e Devero – Monte Giove”. Viene trascurato, inoltre, il cosiddetto principio di precauzione, un cardine della gestione ambientale che impone cautela in assenza di sufficienti dati certi e scientifici. Anche una fondata previsione della futura frequentazione e le conseguenze per le specie presenti sono state trascurate, nonostante queste costituiscano un elemento essenziale, insieme agli habitat, per la valutazione d’incidenza ambientale. Su questi argomenti si esprimono alcuni decenni di giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE).

Ad ogni modo non possiamo che prendere atto e rispettare le decisioni dei giudici.

Purtroppo questo fatto porterà conseguenze nei cambiamenti che stanno avvenendo in Devero. La valorizzazione e lo sviluppo non sempre vanno di pari passo con la sostenibilità. L’area del Devero, conosciuta e amata dal turismo per la sua bellezza, naturalità ed equilibrio uomo/natura, viene più o meno velocemente trasformata nella sua fruizione, accessibilità e infrastrutturazione.

Al sig. Sindaco di Baceno, che ci accusa di mancanza di confronto e dialogo, rispondiamo che da parte nostra un tentativo di contatto ci è pure stato, ma in seguito mai siamo stati coinvolti dal comune né contattati dal sindaco su queste importanti decisioni.

Il Comitato Tutela Devero continuerà nel suo impegno nel cercare di allontanare possibili minacce alla bellezza e al fascino di questo angolo di Alpi, a mantenere sotto stretta sorveglianza gli interventi in grado di comprometterne il fragile equilibrio, e a vigilare affinché le leggi e le norme poste a protezione del sito vengano rispettate.

Segui il Comitato Tutela Devero sul sito e la pagina FB

Email: comitatotuteladevero@gmail.com

Foto: Comitato Tutela Devero

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Un Paese fatto a pezzi in nome dell’autonomia differenziata. L’addendum ecologico http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/un-paese-fatto-a-pezzi-in-nome-dellautonomia-differenziata-laddendum-ecologico/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/un-paese-fatto-a-pezzi-in-nome-dellautonomia-differenziata-laddendum-ecologico/#comments Sat, 06 Jul 2024 15:59:00 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16647 di Paolo Pileri da Altreconomia 24.06.2024

Le “Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario” approvate definitivamente alla Camera trasferiscono anche la competenza sulla tutela degli ecosistemi. La legge prevede che anche per la tutela degli ecosistemi dovranno essere fissati dei Livelli essenziali delle prestazioni. Un meccanismo fatale, denuncia il prof. Paolo Pileri

Se è vero che il diavolo sta nei particolari allora la legge sulla autonomia differenziata è piena di particolari diabolici. Per fare a pezzi l’Italia usa mille modi, non ultimo andando all’attacco di natura, suolo e paesaggio, proprio mentre l’Europa approva la “Nature Restoration Law”. Antonio Cederna avrebbe marchiato tutto ciò con il suo “vandali in casa”.

Torniamo però ai particolari diabolici perché nella tossicità di leggi del genere questi contano e non vanno trascurati. Quelli che a prima vista sembrano piccoli tecnicismi su cui non vale la pena discutere ora, alla prova dei fatti sono potenti crepe che tirano giù tutto e spesso sono proprio loro gli artefici più efficienti del disastro. Come avevamo già denunciato allibiti, alle Regioni sarà trasferita anche la competenza sulla tutela degli ecosistemi, il noto punto s) dell’articolo 117 della Costituzione. La legge ha deciso che anche per la tutela degli ecosistemi dovranno essere fissati dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni (art. 3, c. 3). Ecco la fessura diabolica. Innanzitutto, la parola “prestazione” è di per sé odiosa oggi ma accostata agli ecosistemi diviene un obbrobrio inguardabile che svela l’idea mercenaria della natura nella testa del governo.

Chi ha deciso di applicare i Lep agli ecosistemi non deve aver chiaro che cosa siano e come funzionino. Il più scarso tra gli ecosistemi è titolare di decine di migliaia di “prestazioni”. Di conseguenza, quale tra le tante sarà scelta? Ad esempio, tra le “prestazioni” del suolo, quale sarà considerata essenziale? La capacità d’uso? Il tenore di biodiversità? La permeabilità? Il grado di saturazione? Il livello di salinizzazione? Che cosa? E quale sarà la soglia limite di riferimento? E poi il Lep sarà il medesimo per tutte le Regioni o no? In Lombardia sarà la capacità d’uso dei suoli e in Umbria la biodiversità? Ma poi, la prestazione diabolica di cui si parla sarà prestazione dell’ecosistema verso se stesso o verso noi umani, cronici predoni di natura? Insomma, un bosco avrà buone prestazioni se produrrà buon legno da ardere o da costruzione o se garantirà biodiversità ospitando sempre più specie di uccelli?

Ma le diavolerie non finiscono qui. C’è la patata bollente di chi deciderà i Lep. E come li monitorerà. La legge ne parla all’articolo 3 dove vengono concessi 24 mesi al governo in carica per definire i citati “livelli essenziali”. Le Regioni vengono sentite tramite l’acquisizione di un parere della Conferenza delle Regioni (non si capisce se vincolante o meno. Bizzarro, perché con una mano si vuole l’autonomia delle Regioni, con l’altra non sono le Regioni a decidere: vai a capire). Insomma, a stabilire i Lep saranno i politici della maggioranza di governo. Sempre loro. Non si fa ovviamente alcun cenno al ricorso a esperti, men che meno indipendenti (non sia mai che le cose vadano in direzioni impreviste), che nel caso della tutela degli ecosistemi sarebbero ecologi, naturalisti, forestali, pedologi, entomologi, climatologi, etc. Nessun esperto all’orizzonte, per ora dobbiamo digerire il fatto che i Lep sulla tutela degli ecosistemi saranno decisi da chi non è detto sappia qualcosa di ecosistemi, di suolo, di alberi, di come funziona una frana o un fiume.

Se è questa l’autonomia che volevano c’è solo da disperare, perché con queste premesse poggia i suoi piedi nell’ignoranza ecologica. Altre fessure diaboliche? Il non senso della norma lo ritroviamo nella figura di chi, fondamentale, dovrà monitorare i Lep (articolo 3, comma 4): “l’attività di monitoraggio è svolta dalla Commissione paritetica”. A spiegarci i dettagli diabolici di che cosa sia e come funzioni questa commissione è l’articolo 5. Partiamo dalla sua composizione: “per lo Stato, un rappresentante del ministro per gli Affari regionali e le autonomie, un rappresentante del ministro dell’Economia e delle finanze e un rappresentante per ciascuna delle amministrazioni competenti e, per la Regione, i corrispondenti rappresentanti regionali, oltre a un rappresentante dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e un rappresentante dell’Unione delle province d’Italia (Upi)”. Ci risiamo. Non solo i Lep sono decisi dai politici della maggioranza al governo, ma sono sempre loro a monitorarli incaricando loro fiduciari.

Controllato e controllore coincidono con perfetto stile antidemocratico e contravvenendo alla regola base di ogni valutazione ambientale, la quale dovrebbe aiutare il decisore a correggersi non a spalleggiarsi l’un l’altro. Con quella formula, addio alla efficacia di qualsiasi Lep. Peraltro, tutti questi politici che si infilano in commissioni tecniche è un’altra contraddizione sonante visto che loro stessi ogni volta che parliamo di suolo, spiegando le questioni scientifiche ed ecologiche, dicono sempre di non essere tecnici. Ma poi quando c’è da presidiare quel che gli interessa, diventano improvvisamente tecnici dentro una commissione. Ma siccome i ravvedimenti e i colpi di coda possono capitare anche tra politici (dagli scilipotisti ai cambiacasacchisti, se ne contano tanti) la legge mette le mani avanti con un altro particolare diabolico funzionale a rendere preventivamente innocui i componenti di quella commissione: “Ai componenti della Commissione paritetica non spettano compensi, indennità, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati”. La conclusione è ovvia: il monitoraggio dei Lep non è cosa che interessa a chi ha pensato scritto e votato il testo di legge sull’autonomia differenziata.

Insomma, andando oltre la lettura dei titoli e prefigurandosi il funzionamento di questa irricevibile legge (chissà se il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la fermerà o la commenterà), anche per la parte relativa alla natura, si può confermare pienamente che ci sono tutte le premesse per il totale asservimento ai bisogni dell’homo oeconomicus. Non c’è nulla che faccia pensare a un corretto approccio ecologico.

La natura è vista tragicamente ed erroneamente per parti distinte (il suolo da una parte, il bosco dall’altra, il campo dall’altra ancora) e già questo è contrario a ogni idea corretta di ecosistema. In più il suo smembramento sul piano geografico-amministrativo, in quanto ogni Regione finirà per definire come (e se) tutelarla, renderà ancor più ‘prestante’ la distruzione, per usare gli stessi loro termini. Francamente non mi risulta che qualcuno sia mai riuscito a dimostrare che una gestione dell’ambiente e della natura per parti differenziate produca una miglior tutela degli ecosistemi e del paesaggio. Né è dato per certo che abbassando di livello amministrativo le tutele, dal centro al livello locale, si ottengano maggiori e più certe garanzie. Non è così e lo abbiamo dimostrato decine di volte attraverso i dati sul consumo di suolo: i piccoli Comuni sono meno efficienti dei grandi; i Comuni più ricchi e grandi continuano a consumare per essere sempre più attrattivi a modo loro (vedi Milano, vedi Bergamo per citare i due sindaci che si sono schierati ai tempi per l’autonomia differenziata).

L’autonomia non è quindi la riforma che aggiusterà qualcosa, ma solo la lama con la quale si squarcerà il Paese. Un’autonomia disegnata da un corpo politico che non ci dà prova di consapevolezza ecologica è, di fatto, la prova che la dissociazione del pensiero politico dall’ecologia diviene un punto di qualità in chi fa politica e non una lacuna davanti alla quale fermarsi. Davvero un disastro davanti al quale però, ancora una volta, non dobbiamo arrenderci, ma anzi alzare la voce e denunciare questa dissoluzione in ogni anfratto della società che frequentiamo. Ognuno può farlo facendo quel che meglio sa fare per dare voce alla natura che non ha voce, disvelando quei particolari diabolici che lo storytelling di forze politiche che nulla hanno a che fare con equità e natura è abilissimo a nascondere. Dobbiamo trovare forme di aggregazione indifferenziata, l’esatto contrario di questa sciagurata autonomia differenziata.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “L’intelligenza del suolo” (Altreconomia, 2022)

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Rosignano Marittimo, il Comitato Bosco Urbano entra in Consiglio Comunale http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/rosignano-marittimo-il-comitato-bosco-urbano-entra-in-consiglio-comunale/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/rosignano-marittimo-il-comitato-bosco-urbano-entra-in-consiglio-comunale/#comments Thu, 04 Jul 2024 22:04:45 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16639 La maggior parte della grande area verde tra Rosignano Solvay e Castiglioncello è destinata a scomparire per realizzare servizi pubblici, residenziale e una grande struttura di vendita Coop, distruggendo un bosco urbano. La lista “Rosignano nel Cuore” vince però le elezioni di giugno e alcuni rappresentanti del Comitato spontaneo diventano consiglieri di maggioranza. Adesso cosa succederà?

Di Maria Cariota

Rosignano Solvay è sempre meno “Città-giardino” (appellativo che si era guadagnata nella prima metà del secolo scorso, per l’equilibrio tra natura e costruito).

Il Piano Attuativo relativo alla “scheda norma comparto 3-2u” del Piano Operativo prevede l’urbanizzazione dell’area di circa venti ettari di campagna e bosco che si trova tra le frazioni di Rosignano Solvay e Castiglioncello (ex area H5, compresa tra via di Lungomonte, via della Cava, via Lizzadri e la linea ferroviaria). Una trasformazione di cui si parla da tempo, ma che si è concretizzata con la Delibera del Consiglio Comunale di approvazione del Piano Attuativo del 28 luglio 2022 n 114 e con la firma della Convenzione tra proponenti e Comune, avvenuta nell’aprile 2023.

Il progetto, proposto dai proprietari dei terreni (Unicoop Tirreno e, per alcune aree, anche una privata cittadina), prevede la realizzazione di una “Cittadella dello sport” (palestra, piscina, campo da calcio, servizi), un polo scolastico, un parco urbano, edifici con destinazione residenziale (privata e sociale), una struttura turistico-ricettiva, una grande struttura di vendita e aree per il commercio di vicinato. 

A scomputo degli oneri di urbanizzazione secondaria dovuti, Unicoop dovrebbe realizzare il parco e il campo di calcio.

Per ora solo il cantiere per la costruzione del nuovo polo scolastico è attivo e il complesso è già stato realizzato.

Il Comitato Bosco Urbano Rosignano

Il Comitato Bosco Urbano Rosignano, nato all’indomani della sottoscrizione della Convenzione, ha definito questa trasformazione “una colata di cemento senza precedenti”. Il Comitato, pur riconoscendo la necessità delle opere pubbliche previste, contesta fortemente gli interventi di edilizia privata e di insediamento delle strutture di vendita, che non considera accettabili in una città come Rosignano, già pesantemente gravata da un forte impatto industriale, tra i primi cinque comuni della Toscana per consumo di suolo, con una popolazione residente in costante calo negli ultimi quindici anni e che presenta molte case sfitte o all’asta.

Il Comitato ha ripetutamente chiesto (sia all’Unicoop, in veste di soci, sia al Comune) la revisione della Convenzione e la salvaguardia del bosco esistente.

Questa lottizzazione non contiene un vero e proprio parco urbano ma solamente dei ritagli. Hanno chiamato parco urbano quello che è un botro, dove non sarebbe comunque possibile costruire, e chiamano verde pubblico anche il futuro campo di calcio sintetico”, chiarisce Susanna Masoni, promotrice del Comitato, a cui abbiamo chiesto maggiori dettagli. “Il Bosco urbano esistente, costituito da alberi adulti di varie specie (tra cui olmi, pini, cipressi), invece verrà sacrificato per fare dei condomini”.  A salvarsi sarà solo una piccola parte costituita dalla lecceta.

 “Il Comitato ha cercato di far conoscere alla cittadinanza questo pezzetto di biodiversità. Abbiamo organizzato scampagnate urbane, con osservazioni didattiche della flora e della fauna presenti”, racconta la dott.ssa Masoni. “Abbiamo incontrato Unicoop, i progettisti, il Comune. Abbiamo creato alleanze con altri comitati e associazioni, tra cui Lipu, Wwf e Legambiente”. In un documento la Lipu evidenzia che i progetti previsti distruggeranno habitat molto interessanti, dove l’associazione ha censito 32 specie di avifauna protetta, incluse alcune ormai rare e di elevato interesse conservazionistico, quali la tortora selvatica.

Ma per il Comune il Piano è necessario per “riqualificare” l’area e il consumo di suolo e i danni ambientali si possono risolvere prevedendo la dismissione della attuale piscina comunale di Mazzanta, la demolizione della Coop che si trova a poche centinaia di metri, la messa a dimora di alberi intorno ai nuovi parcheggi.

Interventi che sicuramente non sono in grado di compensare la perdita definitiva di suolo vergine, una volta destinato a vite e ulivo, e quella di alberi adulti.

Sottolinea la dott.ssa Masoni: “Dove attualmente c’è il cemento (Coop esistente) vorrebbero fare un parco e dove c’è un parco vero vorrebbero mettere cemento. Sono troppi gli aspetti che non tornano e che cerchiamo di contrastare con la protesta civile”.

Il successo delle elezioni comunali di giugno

Le richieste del comitato fino ad oggi sono rimaste inascoltate. Ma i risultati delle ultime elezioni fanno sperare in una svolta importante. A vincere le amministrative di giugno 2024 infatti è stata la lista civica “Rosignano nel Cuore” (che era nella coalizione con il Movimento 5 Stelle e la lista “Io voto io vinco”), con la vittoria al ballottaggio del sindaco Claudio Marabotti. Quattro persone attive all’interno del Comitato Bosco Urbano sono diventate consiglieri comunali. “Siamo ora rappresentati in Consiglio Comunale. È un successo molto importante perché nei comuni limitrofi non c’è stata alcuna rappresentanza dei comitati e perché abbiamo battuto il Pd che governava da decine di anni”, commenta la dott.ssa Masoni. Nella fiducia accordata dai cittadini di Rosignano ha sicuramente pesato molto la necessità di proteggere l’ambiente e il Bosco Urbano dell’ex area H5 di cui la lista “Rosignano nel Cuore” si è fatta portavoce.

Sta ora al nuovo Consiglio Comunale ripagare quella fiducia e operare al meglio per cambiare il destino delle aree naturali della città, salvandole dalla speculazione.

Segui il Comitato Bosco Urbano Rosignano su FB e IG.

Vai qui per firmare la petizione on-line.

Consulta qui gli atti relativi al Piano Attuativo.

Si ringrazia il Comitato Bosco Urbano Rosignano per le immagini.

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Vittorio Peretto: la liberazione estetica del giardino http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/vittorio-peretto-la-liberazione-estetica-del-giardino/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/07/vittorio-peretto-la-liberazione-estetica-del-giardino/#respond Tue, 02 Jul 2024 08:36:56 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16634 Di Maurizio De Caro (pubblicato su One Magazine Listone Giordano)

Vittorio Peretto, nato a Milano, in una famiglia che si tramanda dai tempi del bisnonno giardiniere in una villa neoclassica di Valdagno (Vi), delle piante di Convallaria japonica. Una sorta di testimone vegetale, erbaceo, secolare, passato di padri in figli senza interruzioni fino all’attuale quinta generazione.

In dieci pagine tracciate in punta di matita con piccoli disegni, e il tratto di scrittura sicuro e pieno di grazia, l’Autore ci consegna un minuscolo e profondo trattato sull’essenza stessa del “fare giardino, del fare paesaggio”, da Originalità-Eredità, passando per lontananza fino a comunicazione-contaminazione, un viaggio pieno di stupori, denso e circostanziato.

Da molto tempo non leggevamo con tale emozione un testo, che è al contempo viaggio di formazione e pausa di riflessione.

Peretto ci racconta in poche parole quanto sia una forma di benessere psico-fisico, avere la fortuna e la piacevolezza di guardare (e forse essere guardati) da ogni essenza naturale, vivente.

Vittorio Peretto, architetto paesaggista – ph Altitudini

Respiro silenzioso del mondo, compagne delle nostra evoluzione umana e della ricerca per il futuro, nella lentezza, premio e dono presente in ogni condizione ambientale che coinvolga gli esseri umani, tutti.

In queste poche pagine si legge la passione e l’impegno dell’autore per la creazione di luoghi migliori, dove architettura e paesaggio possano finalmente convivere in uno stato di perenne scambio antropologico, in un percorso etico significativo e irrinunciabile, fino a trovare quella libertà dove l’esperienza umana raggiunge il suo punto alto.

Devo anche riconoscere la totale assenza di retorica e di facile accettazione dei percorsi più alla moda di Peretto, una visione laterale, non manieristica, non estetizzante o facile da metabolizzare, in queste righe non a caso vergate a mano, c’è l’invito a guardarsi dentro per poi poter modificare quello che c’è fuori, intorno a noi, e in questa crasi si raggiunge la perfetta sintesi di cui la contemporaneità e l’antropocene hanno bisogno.

Ecco l’attualità di questa boccata d’aria fresca, cristallina, balsamica, ed infatti Peretto afferma senza difficoltà che in natura tutto ha una logica”, e come dargli torto, se ci invita a guardare al mondo con occhi meno velati dalla nebbia costante, che non ci fa godere delle meraviglie che abbiamo ricevuto in dono (ancora per poco), senza avere alcun merito, anzi attaccando i paesaggi solo per violentarli, distruggerli, renderli insopportabilmente artificiali.

Qui le trame ordite dall’architettura moderna e contemporanea si intravedono tutte, un processo di sostituzione tra naturalità e artificio che ha impedito ai fruitori della “città dell’adesso, istantanea”, di mantenere almeno la nostalgia del paesaggio, come se fosse una contraddizione in termini con la teorizzazione del progetto urbano attuale.

I drammi epocali del pianeta hanno cominciato a farci riflettere su alcuni argomenti che non sono mai stati attuali come negli ultimi venti o trent’anni, “il paesaggio tutto contiene e tutto trattiene scritto” afferma Martin Pollack, e queste ferite sono difficili da sanare, se non troviamo le cure adatte.

Questo breve saggio, unitamente all’opera di qualche decennio di Peretto ci indica una soluzione, ci chiede, e lo chiede agli architetti, quell’attenzione che è mancata nell’affrontare i temi urgenti, grandi e piccoli, e ci chiede ad ogni rigo del suo testo di coltivare nuove meraviglie, in un progetto di vera e beuysiana “difesa della natura”, prima che sia troppo tardi.

Queste “libere riflessioni sulla libertà del giardino”, è una lettura che toglie l’ansia e produce comunque una qualche forma di serenità, che si esplicita nelle pagine bianche che sono lasciate al lettore affinché le riempia di qualche idea, di qualche silenzio, di qualche nota, insomma la parola fine è ancora lungi dall’essere scritta ma, questo non ci impedisce, di continuare ad ascoltare il silenzio frenetico del grande giardino che ci circonda.

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Val di Cornia, nuovo Comitato di giovani imprenditori agricoli contro le speculazioni energetiche nei campi http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/06/val-di-cornia-nuovo-comitato-di-giovani-imprenditori-agricoli-contro-le-speculazioni-energetiche-nei-campi/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2024/06/val-di-cornia-nuovo-comitato-di-giovani-imprenditori-agricoli-contro-le-speculazioni-energetiche-nei-campi/#comments Tue, 25 Jun 2024 13:28:42 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=16630 del Comitato Terre di Val di Cornia – Comunicato del 21.06.2024

La Val di Cornia (LI) non vuole lasciare che le industrie delle energie rinnovabili si impossessino del suo territorio, in particolare ricoprendo i campi di pannelli fotovoltaici, e dovrà attivarsi con tutte le forze per bloccare gli impianti. È quanto è emerso dal primo incontro del Comitato Terre di Val di Cornia, fondato da un gruppo di giovani imprenditori agricoli e che ha già riscosso l’adesione di importanti realtà agricole, turistiche e produttive.

Il Comitato si è riunito martedì scorso presso il Podere San Giuseppe (zona Casalappi). Erano presenti, oltre che i fondatori Marco Bonucci, Niccolò Pini e Andrea Larini, diversi rappresentanti di aziende agricole ed agrituristiche, cooperative agricole ed esponenti politici e delle istituzioni locali. Da quest’incontro è emerso un quadro allarmante: la Val di Cornia è presa di mira da numerose società di produzioni energetiche con almeno sei progetti di mega impianti tra fotovoltaico a terra, agrivoltaico e pale eoliche. Queste imprese si rivolgono direttamente ai proprietari dei terreni offrendo somme pari a quattro o cinque volte il valore di mercato dei terreni agricoli arrivando in qualche caso a pagare fino a 170.000€ all’ettaro per realizzare stazioni di stoccaggio elettriche (impianti BESS). I progetti presentati prevedono centinaia di ettari di pannelli sparsi tra i comuni di Campiglia Marittima, Piombino e Suvereto e circa 14 pale eoliche. Uno scenario folle, che se venisse avallato porterebbe la Val di Cornia a trasformarsi in pochi anni da un territorio a forte vocazione agricola ed alto valore paesaggistico, ad una vasta zona industriale dedita alla produzione​ di ​energia ​elettrica. La situazione è molto preoccupante in quanto la normativa nazionale permette di realizzare fotovoltaico a terra anche su terreni agricoli purché si trovino nel raggio di 500 metri da una zona considerata industriale, artigianale o commerciale, nel caso della Val di Cornia ciò rappresenta una buona parte della sua superficie agricola.

Finora sono stati individuati i seguenti progetti, che rappresenterebbero uno sconvolgimento dell’agricoltura, del paesaggio e del turismo in Val di Cornia:

• Agrivoltaico, loc. Campo alla Croce, comuni di Piombino e Campiglia Marittima, 27 ettari. – Sorgenia Renewables srl.

• Agrivoltaico, loc. Alturetta e loc. Paduletto, comune di Piombino, 56 ettari. Orta Energy 14 srl.

• Eolico, comuni di Piombino e CampigliaMarittima, 8 pale eoliche San Nicola Energia srl.

• Eolico, loc. Casalappi, comuni di Piombino, CampigliaMma e Suvereto, 6 pale (?) Pellestrina srl. (Documentazione non ancora disponibile.)

• Fotovoltaico, loc. Franciana, comune diPiombino, 31 ettari. IREN Green Generation Tech srl.

• Fotovoltaico, comuni di Campiglia Marittima eSuvereto, 100 ettari. IREN Green Generation Tech srl.

Riguardo a quest’ultimo progetto del gruppo IREN, si è espresso Riccardo Guadagnini, titolare di un’azienda agricola in località San Giovanni (Suvereto), che rischia di vedersi espropriato di dieci ettari di campi e uliveti pienamente produttivi per la costruzione di una sotto-stazione dell’impianto.

Si sa che oltre ai suddetti progetti ufficialmente depositati sono in corso di progettazione numerosi altri impianti dello stesso tipo. Questi primi impianti, in particolare del gruppo IREN, sarebbero delle pericolose porte d’ingresso per una serie di progetti simili che, a cascata, potrebbero beneficiare delle infrastrutture ​già​ presenti. È intervenuto, tra gli altri, il presidente della cooperativa Terre dell’Etruria, Massimo Carlotti, che ha ribadito la sua volontà di proteggere la vocazione agricola dei campi e le sue perplessità riguardo i progetti agrivoltaici. Erano presenti anche l’assessore del Comune di Suvereto Marco Toninelli e il neo eletto consigliere di opposizione Edoardo Parello che hanno confermato l’unanime supporto del consiglio comunale di Suvereto in questa battaglia. Tutti hanno auspicato che i comuni della Val di Cornia si esprimano quanto prima contro questi progetti, facendo sentire la loro voce ai livelli superiori di Regione e Ministero.

Il presidente del Consorzio dei vini Suvereto Val di Cornia, Daniele Petricci, ha rinnovato il sostegno al   comitato,   come   altri   soggetti   imprenditori   agricoli   e   privati. La riunione si è conclusa con la nomina di Marco Bonucci come coordinatore del Comitato e la programmazione di un’assemblea pubblica nella prima settimana di luglio nella zona pedonale di Venturina Terme.

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