www.salviamoilpaesaggio.it http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog Forum italiano dei movimenti per la difesa del paesaggio e lo stop al consumo di suolo Fri, 16 Feb 2018 21:20:41 +0100 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.3 Che fine hanno fatto i 133 mila mq agricoli che l’outlet Scalo Milano di Locate Triulzi aveva promesso al Parco Sud 6 anni fa? http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/che-fine-hanno-fatto-i-133-mila-mq-agricoli-che-loutlet-scalo-milano-di-locate-triulzi-aveva-promesso-al-parco-sud-6-anni-fa/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/che-fine-hanno-fatto-i-133-mila-mq-agricoli-che-loutlet-scalo-milano-di-locate-triulzi-aveva-promesso-al-parco-sud-6-anni-fa/#respond Fri, 16 Feb 2018 21:20:41 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11730 Il prossimo 26 maggio saranno passati 6 anni dal parere positivo espresso anche dall’Ente Parco Agricolo Sud Milano, allora presieduto da Guido Podestà, all’edificazione, in piena campagna, di un Polo dei distretti produttivi situato nella parte nord-ovest del comune di Locate Triulzi che prevedeva la realizzazione del Fashion Factory Outlet Village, poi divenuto Scalo Milano e aperto nell’ottobre 2016.
Il parere era però condizionato a “misure mitigative e compensative” tra cui “la cessione dell’intera area ricadente all’interno del territorio del Parco, con esclusione delle aree necessarie per la realizzazione della viabilità“.

L’outlet di campagna (così l’abbiamo ribattezzato a suo tempo) è stato inaugurato quasi un anno e mezzo fa, ma della cessione nemmeno l’ombra.

Non solo, a oggi non c’è neanche uno straccio di progetto per valorizzare l’area vasta oltre 13 ettari, proprio di fronte al santuario di Santa Maria alla Fontana, di cui, paesaggisticamente, l’outlet ha spezzato l’incanto.
Terreni del Parco Sud completamente abbandonati

L’impegno di sviluppare un progetto per l’utilizzo dei 13 ettari l’aveva preso in carico il comune di Locate Triulzi e, almeno sino alla scorsa estate, l’assessore all’ambiente si era dato da fare coinvolgendo, per esempio, il DESR (Distretto di Economia Solidale Rurale del Parco Sud). Poi, mesi e mesi di silenzio.

Se un piccolo comune può avere anche qualche intoppo nel progettare il futuro di un’area di così grandi dimensioni, spicca purtroppo l’assenza dell’Ente Parco Agricolo Sud Milano, che è il destinatario finale dell’area.
Ma come? Riceve in compensazione (ovvero in regalo) un terreno di 13 ettari e se ne disinteressa? Sarebbe come se, ricevendo in dono un appartamento, lo lasciassimo lì per anni, pensando se affittarlo o utilizzarlo direttamente, come arredarlo, ecc.

Se non vi sono idee, chiamate le associazioni, sentite il territorio, ma non lasciate che un bene rimanga inutilizzato. Perché, se il pubblico mostra queste carenze, il privato potrebbe proporsi di valorizzarlo lui: a sue spese e, va da sé, alle sue condizioni.

Non è la prima volta che sollecitiamo l’intervento dell’Ente Parco.
Ma niente.

Vi sembra accettabile?

https://www.assparcosud.org/2-uncategorised/3298-scalomilanoterreniparco.html

 

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Politiche 2018: le proposte della Coalizione Clima http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/politiche-2018-le-proposte-della-coalizione-clima/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/politiche-2018-le-proposte-della-coalizione-clima/#respond Thu, 15 Feb 2018 22:10:38 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11727 Le proposte di programma della Coalizione Clima ai partiti e alle coalizioni che si candidano alle elezioni del prossimo 4 marzo, per il contrasto ai cambiamenti climatici e la giusta transizione verso un’economia decarbonizzata.

I cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza globale e locale che mette a rischio la vita di persone, specie ed ecosistemi.
In pericolo c’è la sicurezza di intere popolazioni e territori che in ogni area del pianeta devono affrontare questioni di giustizia climatica. Esse sono legate a costi economici crescenti e all’aggravamento delle condizioni ingiustizia sociale, a competizioni fra Stati e attori privati per il controllo e l’accaparramento delle risorse strategiche, a difficoltà nell’accesso all’acqua per tutt*, alla riduzione della produzione agricola che mette a rischio la sicurezza alimentare, causando anche nuovi motivi di conflitto e di fuga.

Siamo consapevoli e convinti che la salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi, i diritti umani, lo sviluppo umano equo e la pace sono interdipendenti ed indivisibili. Anche la comunità scientifica internazionale e i climatologi convengono sulle cause antropiche dei cambiamenti climatici che in gran parte dipendono dall’utilizzo massiccio delle fonti energetiche fossili e dalla deforestazione.

Oggi esistono le conoscenze e le soluzioni tecnologiche per sviluppare un’economia fossil free, che apre prospettive di nuovi settori produttivi con importanti ricadute occupazionali e che può dare vita a una nuova democrazia energetica.

Ciò nonostante siamo colpevolmente in ritardo nel processo di decarbonizzazione e siamo molto distanti dal raggiungere l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale entro 1.5°C, come stabilito nell’Accordo di Parigi sul clima e negli obiettivi ONU per lo sviluppo sostenibile. Ci sono approcci sostenibili e innovativi in settori tradizionali che, applicando i principi dell’economia circolare, danno un contributo importante all’uso razionale delle risorse e alla riduzione della CO 2. Allo stesso tempo sono essenziali nuovi modelli di comportamento e di stile di consumo dei cittadini.

Mancano però scelte politiche nazionali ambiziose e in grado di determinare il radicale cambiamento del modello di sviluppo, necessario per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU.

Per questo, Coalizione Clima avanza ai partiti che si candidano a governare il nostro paese, 8 proposte concrete per contribuire alla lotta globale contro i cambiamenti climatici e allo stesso tempo costruire nuova occupazione, democrazia e giustizia sociale.

 

Piano Clima-Energia e per la Giusta Transizione
L’economia a zero emissioni di carbonio è un processo di radicale trasformazione del sistema produttivo e sociale che deve realizzarsi nel più breve tempo possibile e comunque in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Affinché questa trasformazione non comporti conseguenze negative, sui lavoratori e sulle comunità che dipendono economicamente dai settori economici legati all’utilizzo delle fonti fossili, occorre attivare un processo economico democratico e partecipato che produca una Giusta Transizione.

– E’ necessario prevedere politiche e investimenti per determinare un futuro in cui tutti i lavori siano sostenibili e dignitosi, le emissioni siano azzerate, la povertà sia eradicata e le comunità siano resilienti.

– Il Piano inoltre dovrà contenere misure di Giusta Transizione che garantiscano opportunità di lavoro nei settori che riducono le emissioni, favoriscano piani di adattamento ai cambiamenti climatici, forniscano sostegno al reddito, riqualificazione e reinserimento dei lavoratori che perderanno il proprio lavoro nel settore fossile e che sostengano l’innovazione tecnologica.

– Il Piano deve essere coerente con la Strategia a lungo termine per un’economia low carbon, previsto dall’Accordo di Parigi, che va approvata entro il 2019.

 

Conferma del Phase Out del carbone al 2025
Il futuro governo dovrà confermare l’impegno dell’Italia ad abbandonare completamente il carbone entro e non oltre l’anno 2025, come previsto dalla Strategia Energetica Nazionale, adottando le misure necessarie per renderlo effettivo e vincolante.

 

Completa decarbonizzazione
Il gas è utile nella fase di transizione ma al tempo stesso, sebbene sia meno inquinante di carbone e petrolio, è un combustibile fossile che emette CO 2 ma da un punto di vista climatico (e non solo), non è un’energia pulita. Per questo futuri investimenti in questa risorsa devono essere attentamente valutati per riequilibrare l’esigenza di garantire la sicurezza energetica nazionale con quella di programmare il percorso per la rapida e completa decarbonizzazione dell’economia nei tempi compatibili a garantire gli impegni sottoscritti nella COP21 di Parigi. Pertanto chiediamo che i maggiori investimenti in termini energetici vengano indirizzati sui settori dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

 

Attuazione del Clean Energy for All Europeans package
Poco dopo le elezioni il nuovo governo dovrà discutere alcuni importanti aspetti di un pacchetto di misure che deciderà il futuro energetico dell’Italia e dell’Europa fino al 2030. Chiediamo che l’Italia assuma una posizione di leadership, chiedendo di innalzare il livello dell’ambizione per quanto riguarda il taglio delle emissioni di CO 2, la quota di produzione da fonti rinnovabili e l’incremento dell’efficienza energetica. Inoltre è importante che il futuro governo si schieri a favore dell’autoproduzione e dell’autoconsumo, assicurando sostegno a tutti quei cittadini che vogliano produrre “in casa” e da fonti rinnovabili almeno parte dell’energia che consumano. Infine, l’Italia deve assolutamente prendere una posizione contro nuovi incentivi alle fonti fossili.

 

Intervento pubblico per l’economia sostenibile
Per accelerare la transizione energetica e la decarbonizzazione dell’economia e per le opere di adattamento ai cambiamenti climatici, servono ingenti investimenti pubblici. Tali investimenti dovranno essere finalizzati a ricerca e sviluppo, realizzazione di infrastrutture per le energie rinnovabili, efficienza energetica (sul patrimonio edilizio pubblico e privato occorre un piano di Deep renovation per la riqualificazione spinta di interi edifici e quartieri).
Si dovrà agire per uno sviluppo di città sostenibili, mobilità sostenibile, interventi di prevenzione, messa in sicurezza del territorio e piani di adattamento al cambiamento climatico, per garantire le misure di Giusta Transizione e per la digitalizzazione delle reti. Le risorse necessarie per effettuare gli investimenti pubblici dovranno essere reperite attraverso una riforma fiscale ambientale che, in conformità con l’art. 15 della L. 23/2014, orienti il mercato verso produzioni e consumi sostenibili, che contenga il riordino degli incentivi, una green tax o carbon tax, l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili (ben 16 miliardi annui), la revisione dell’utilizzo dei proventi delle aste del sistema ETS di scambio delle quote di carbonio, la finalizzazione della tassa sulle transizioni finanziarie, il taglio delle spese militari, il recupero delle esternalità negative derivanti dagli impatti negativi sulla salute. Allo stesso tempo andranno premiate le scelte virtuose di alcuni settori che finora non hanno beneficiato di alcun sostegno.

 

Formazione, ricerca e tecnologia per la sostenibilità
Per vincere la sfida della transizione, i principi delle sviluppo sostenibile devono integrare tutti i progetti economici, fiscali, industriali e di investimento. Per questo servono indirizzi politici e fiscali finalizzati a diffondere la cultura della sostenibilità per accelerare il cambiamento. Per farlo occorre partire dalla formazione, dall’educazione e dalla riqualificazione professionale e da una riforma degli ordinamenti didattici nei cicli dell’obbligo e universitari per la creazione di nuove competenze e professionalità. Anche a parità di risorse, l’intervento pubblico a sostegno di ricerca, innovazione tecnologica, digitalizzazione e automazione, deve essere finalizzato alla trasformazione sostenibile di tutti i settori del sistema produttivo, dall’industria all’agricoltura, all’economia circolare, alla transizione e all’efficienza energetica, alla mitigazione e adattamento degli effetti dei cambiamenti climatici.

 

Partecipazione democratica e democrazia energetica
E’ necessario definire strumenti per garantire la partecipazione democratica, nelle scelte strategiche del paese, con il pieno coinvolgimento delle istituzioni regionali e locali e della società civile tutta. La partecipazione democratica deve essere garantita sia per la realizzazione di grandi opere e infrastrutture comprese quelle energetiche, che per le scelte strategiche, come sono state la SEN, la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, o il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima o il piano per la decarbonizzazione. Nel caso di realizzazione di opere, il percorso partecipativo non si deve limitare alla valutazione di alternative progettuali, ma deve poter valutare necessità e impatti. Un vero processo di democrazia partecipativa, che preveda anche la possibilità di totale rigetto del progetto, la possibilità di fare modifiche o di percorrere scelte strategiche e soluzioni totalmente diverse.

 

Maggiore ambizione dell’Italia e dell’Europa per la giustizia climatica
L’Accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile sottolineano l’importanza di contribuire a un partenariato internazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra e per l’adattamento al cambiamento climatico delle popolazioni più povere e vulnerabili: l’Italia non può sottrarsi. Gli impegni di riduzione delle emissioni nazionali (NDCs) assunti dai vari Paesi non sono complessivamente in grado di garantire l’obiettivo di mantenere l’aumento di temperatura al di sotto dei 2°C. Ecco perché occorrono impegni più stringenti e ambiziosi. Le scelte strategiche e programmatiche energetiche nazionali devono definire e rispettare NDCs nazionali vincolanti su riduzione di emissioni, produzione da rinnovabili ed efficienza energetica. La giustizia climatica passa anche attraverso la costruzione della pace perciò a questo proposito riteniamo essenziale che il nuovo Governo firmi e ratifichi il Trattato ONU del 7 luglio 2017 per la messa al bando delle armi nucleari. E’ necessario inoltre aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo e orientarlo alle comunità più vulnerabili e ai soggetti più deboli, rispettando le loro decisioni sulla salvaguardia dell’ambiente e della vita sociale ed economica, adottando le migliori e appropriate soluzioni tecnologiche e infrastrutturali disponibili a livello internazionale. E’ necessario altresì proseguire l’impegno al programma per la partecipazione di genere in ambito climatico, il GAP (Gender Action Plan) approvato durante la COP23.
In ultimo chiediamo che l’ Italia contribuisca al Fondo Verde per il Clima e che l’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo e la Cassa depositi e prestiti sostengano la collaborazione tra società civile italiana e comunità povere e vulnerabili del Sud del mondo.

Le organizzazioni promotrici, con storie, culture, obiettivi, ragioni sociali e motivazioni diverse, non intendono comunque semplicemente delegare a Governo e istituzioni questi obiettivi. Siamo impegnati a declinare, nei rispettivi ambiti di attività ed iniziative, le azioni coerenti necessarie per contrastare i cambiamenti climatici, e questo intendiamo continuare a fare, assieme a tutte le espressioni della società e della cittadinanza attiva che operano per una società più equa, ambientalmente e socialmente sostenibile.

Siamo a disposizione di tutti/e coloro che sono interessati/e a incontrarci per discutere le nostre proposte.

La Coalizione Clima

 

Chi siamo
Coalizione Clima nasce nel 2015 con l’obiettivo di costruire iniziative e mobilitazioni comuni, nazionali e territoriali, per raggiungere la massima sensibilizzazione possibile sulla lotta ai cambiamenti climatici e perché si giunga a un accordo equo, vincolante ed efficace per mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° C.
Coalizione Clima è composta da oltre 200 realtà tra organizzazioni del Terzo settore, sindacati, imprese, scuole e università, nonchè da migliaia di cittadine e cittadini.

www.coalizioneclima.it/

 

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Dopo Suvereto anche Campiglia dice No alla Sales http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/dopo-suvereto-anche-campiglia-dice-no-alla-sales/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/dopo-suvereto-anche-campiglia-dice-no-alla-sales/#respond Thu, 15 Feb 2018 20:55:32 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11724 A cura del Comitato per Campiglia.

Dopo le crescenti pressioni della società civile, l’impegno del nostro Comitato e l’iniziativa esemplare del Comune di Suvereto, anche il Comune di Campiglia ha detto no alla Sales per l’ampliamento delle cave. È un segno dei tempi, da salutare con favore, il segno che si sta incominciando a capire che il paesaggio e l’ambiente sono le risorse più importanti per lo sviluppo del territorio.

Con la delibera n. 15 del 12 febbraio 2018 la Giunta comunale ha espresso parere negativo alle proposte di inserimento nel Piano Regionale Cave avanzate dalla Soc. Sales, cioè all’ampliamento del perimetro della cava di calcare in Loc. Monte Valerio e alla trasformazione in cava delle due miniere di aplite (feldspato) attualmente attive in Loc. Montorsi.
Questa delibera, pur lasciando la porta aperta ad “ulteriori approfondimenti preliminari e congiunti” con il Comune di Piombino sul fabbisogno di materia prima, segna comunque una discontinuità rispetto al passato e nel rapporto tra amministrazione e cavatori.

Essa segue quella annunciata pubblicamente e ben più motivata assunta sempre nei giorni scorsi dal Comune di Suvereto, che va ben oltre le motivazioni tecniche, denunciando esplicitamente il contrasto tra le cave e le risorse agro-ambientali e turistiche ed esprimendo un parere decisamente contrario alle richieste avanzate dalla Società Sales di inserimento di due nuove aree, ubicate nelle località Palazzotto-San Lorenzo e Monte Calvi, tra i giacimenti del Piano Regionale Cave in corso di formazione. Questa prospettiva – scrive la Giunta suveretana – costituirebbe un danno per il territorio, per l’ambiente, il paesaggio e l’economia locale.

Ora le due delibere sono state trasmesse alla Regione Toscana che ci auguriamo ne tenga debitamente conto nel rispetto dei territori e delle loro comunità.

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Mini Idroelettrico Maxi impatto. Basta centrali! http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/mini-idroelettrico-maxi-impatto-basta-centrali/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/mini-idroelettrico-maxi-impatto-basta-centrali/#respond Thu, 15 Feb 2018 20:48:48 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11722 Centraline e impianti idroelettrici nel Verbano Cusio Ossola.

Nella provincia del Verbano Cusio Ossola, all’estremo nord del Piemonte, si produce il 5,6% dell’energia idroelettrica italiana. Se tale dato viene rapportato alla superficie (2.255 Kmq) si scopre che il VCO è, con Sondrio, il territorio più spremuto d’Italia.

Già profondamente sfruttata nel secolo scorso per il “grande idroelettrico”, questa terra ha visto i propri torrenti alpini sbarrati da 12 imponenti dighe, che raccolgono una capacità totale di invaso di 171 milioni di metri cubi d’acqua. I grandi laghi hanno profondamente
trasformato il paesaggio, sommergendo alpeggi secolari e antichi paesi walser, in nome di un progresso e di un benessere tanto ricercati. Ormai fanno parte integrante dell’ambiente che li ospita, e il paesaggio alpino si è assuefatto alla loro presenza.

Il capitale idrico delle grandi dighe alimenta 27 impianti per la produzione di energia idroelettrica, con una potenza di oltre 300 MW.
Nell’ultimo decennio il VCO si trova ad affrontare un rinnovato sfruttamento delle sue acque libere. Il cosiddetto mini-idroelettrico ha visto in pochissimi anni una crescita esponenziale di richieste e rilascio di autorizzazioni per la costruzione di nuovi impianti, tale da trasformare radicalmente la quasi totalità dei corsi d’acqua.

A oggi vi risultano in essere 189 concessioni idroelettriche di piccole derivazioni, con una potenza di circa 80 MW. Mentre oltre 73 nuove pratiche sono in istruttoria.
A fronte di una produzione idroelettrica davvero limitata, risulta spropositato l’impatto ambientale, paesaggistico, idrologico, geologico, biologico, naturalistico, culturale, in una provincia che basa una grossa fetta della propria sussistenza economica e impegna moltissime energie nello sviluppo di un turismo di tipo sostenibile.

E’ crescente il malumore intorno ai cantieri aperti e alle piste d’accesso, ai prelievi idrici che stanno prosciugando i torrenti, alle trasformazioni del paesaggio e degli ambienti anche in zone di pregio.
Il 14 gennaio scorso una delegazione di comitati e associazioni locali ha presentato alla Provincia VCO e alla Regione Piemonte un documento per chiedere una moratoria alle nuove autorizzazioni, in attesa di una sostanziale verifica della situazione provinciale e del Piano Energetico Ambientale Regionale.

Il mini-idroelettrico sta raggiungendo ormai livelli di diffusione inimmaginabili fino a qualche anno fa, grazie anche agli incentivi statali che rendono interessi finanziari spropositati. Nel 2015, infatti, (fonte GSE) sono stati erogati dallo Stato alle imprese che beneficiano degli incentivi al mini-idroelettrico (ai sensi del D.Lgl. 387/2003) 1,2 miliardi di euro, garantiti per vent’anni, a fronte di una risibile produzione dello 0,16% del fabbisogno energetico nazionale consumato nel 2014.

Il fenomeno è diffuso in Italia su tutto l’arco alpino. Sono oltre 2000 i piccoli impianti idroelettrici in attesa di autorizzazione e ovunque sono sorti comitati di cittadini a difesa dei corsi d’acqua. Nella primavera dello scorso anno tutte le forze si sono riunite nel Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia, che raccoglie dati e fotografie, elabora azioni e dossier, promuove eventi informativi e inchieste.

Nel novembre 2017 una delegazione del Coordinamento, con anche la rappresentanza di Salviamo il Paesaggio, ha incontrato a Roma la viceministro dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova, per consegnarle un documento con il quale si richiede di eliminare gli incentivi al piccolo idroelettrico nei corsi d’acqua naturali e di togliere il concetto di pubblica utilità per gli impianti sotto i 3 MW.

Il tema delle centraline e impianti idroelettrici di piccole dimensioni è quindi oggi di pressante attualità, sia a livello nazionale che locale.
Per far luce sugli impatti che tali opere comportano al territorio provinciale, Salviamo il Paesaggio Valdossola, in collaborazione con il Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi – Free Rivers Italia, ha organizzato l’incontro informativo pubblico “Acque ribelli” Mini Idroelettrico Maxi impatto: sabato 17 febbraio alle ore 14,45 a Toceno (VB) in Valle Vigezzo.

Sono stati ufficialmente invitati tutti i Sindaci e gli amministratori provinciali e regionali, le associazioni, e tutti coloro che siano interessati al tema.
Si spera così di chiarire al pubblico molti aspetti sulle centraline, ignorati dai più e conosciuti sinora solo agli addetti ai lavori, in modo che ognuno possa farsi una propria opinione informata e critica sull’argomento.

Salviamo il Paesaggio Valdossola auspica una maggiore, più responsabile e coraggiosa presa di posizione da parte delle amministrazioni locali nei confronti della Regione Piemonte, che nicchia sull’argomento, nonostante le proteste dei comitati spontanei di cittadinanza attiva abbiano ormai interessato pressoché tutte le vallate.

L’assessorato regionale all’Ambiente ha il potere di proporre una moratoria ai fini di un riesame dello stato di fatto, che le associazioni ambientaliste hanno da tempo richiesto in modo ufficiale.

 

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La politica non ha più scuse http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/la-politica-non-ha-piu-scuse/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/la-politica-non-ha-piu-scuse/#respond Tue, 13 Feb 2018 23:09:50 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11719 Abbiamo chiesto ad Alessandro Mortarino del Forum Salviamo il Paesaggio di rispondere a qualche domanda sulla proposta di legge popolare contro il consumo di suolo presentata ufficialmente da pochi giorni. Un testo importante, che rappresenta uno spartiacque che dovrà segnare parte della vita legislativa del Parlamento prossimo venturo.

1)  Chi sono i promotori di questa proposta di legge e da dove nasce l’esigenza di stimolare il Parlamento a legiferare su un tema così importante?

I “padri e le madri” di questa Proposta di legge Popolare sono davvero tanti: l’intera rete del Forum nazionale Salviamo il Paesaggio, cioè oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di singole persone che dal 29 ottobre 2011, data della nostra assemblea costituente, hanno condiviso la necessità di intervenire sul delicato tema del consumo di suolo stimolando la promulgazione di una norma nazionale, rigorosa e chiara.

E’ quindi da quel giorno che tutti assieme stiamo lavorando in una direzione comune e probabilmente questa nostra proposta “dal basso” l’avremmo potuta offrire all’intero Paese ben prima, ma ci era parso costruttivo assecondare il disegno di legge che nel 2012 l’ex ministro Mario Catania e il governo Monti presentarono per “contenere” il consumo di suolo agricolo. Allora ci parve un importante passo avanti, dopo decenni di assenza della politica attorno a questo tema che noi indicavamo come un’emergenza assoluta su cui intervenire con urgenza, regolamentare e legiferare.

Quel disegno di legge non era perfetto, ma era un inizio e noi non mancammo di presentare le nostre osservazioni critiche e molte proposte migliorative anche durante le audizioni alla Camera in cui fummo invitati. Il percorso sappiamo bene come si è poi sviluppato: quel progetto normativo si è progressivamente indebolito e alla fine, prima che la Camera lo approvasse, lo definimmo come “un pallido” strumento, poco utile per gli obiettivi che si proponeva.

Per questo, nell’ottobre 2016, abbiamo deciso di procedere nella nostra elaborazione, costituendo un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico ai massimi livelli come dimostra la presenza di personalità di primo rango quali Paolo Pileri, docente del Politecnico di Milano e “padre” della grande ciclovia tra Venezia e Torino VenTo; di Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale; di Luca Mercalli, presidente della Società Italiana di Meteorologia; di Paolo Berdini, urbanista e saggista; di Michele Munafò, responsabile dell’Area Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi di desertificazione all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-ISPRA; di Domenico Finiguerra, “mitico” ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, primo comune italiano a crescita zero urbanistica.

Un gruppo multidisciplinare, perchè ritenevamo necessaria una visione variegata che rappresentasse tutte le competenze in materia di “terra” e quindi coinvolgendo architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti…

2) Perché la proposta arriva proprio adesso, nel pieno cioè di una campagna elettorale dove i temi legati all’ambiente sono così poco dibattuti dai vari schieramenti in campo?

Non è una coincidenza voluta: per completare il nostro lavoro ci sono voluti 13 mesi e ben 8 revisioni del testo. Dopo la sesta bozza condivisa dal Gruppo di Lavoro (e ancora da “limare”) l’abbiamo offerta alle analisi e agli emendamenti di tutto il Forum e di tutte le migliaia di persone che vi aderiscono. Ecco perchè ci piace definirla una norma veramente “dal basso”: gli esperti hanno fatto la loro parte, ma chiunque ha avuto la possibilità di suggerire modifiche, miglioramenti e integrazioni.

Indubbiamente l’avvicinarsi delle elezioni ci ha fatto premere l’acceleratore e giungere alla conclusione condivisa di questa non semplice elaborazione normativa: in questa campagna elettorale i temi ambientali paiono non essere minimamente richiamati dai proclami dei Partiti e dunque ci siamo assunti, ancora una volta, il compito di sollecitare un’attenzione basata su un documento di valenza scientifica. Non vogliamo più sentirci dire che “il consumo di suolo è un flagello e va fermato”, frase ad effetto facile da pronunciare per qualunque politico. Vogliamo un confronto vero su un documento che, a nostro avviso, è davvero in grado di orientare il mondo dell’edilizia al futuro prossimo venturo.

3) Come vi muoverete nelle prossime settimane per far conoscere il progetto e raccogliere nuove adesioni in grado di “influenzare” il prossimo parlamento a legiferare?

Stiamo presentando la nostra proposta di legge popolare a tutte le forze politiche e a ognuna stiamo chiedendo di darci un parere. Sono convinto che alcune si diranno pienamente concordi e chiederemo loro di sottoscrivere con noi un impegno preciso a sostenere “a spada tratta” questa norma sin dall’avvio della nuova legislatura. Lo stesso faremo in ogni territorio e con ogni candidato individuale. Poi attenderemo le prime mosse del nuovo Parlamento, pronti – in caso di disattenzione – a mettere in campo una campagna di sottoscrizioni trasformando la Proposta in “Iniziativa popolare”. Servirà? Lo vedremo. Ma siamo pronti a dare battaglia: ora abbiamo uno strumento formidabile – la nostra Proposta di legge – dalla nostra parte!

4) Da sempre la grande critica che accompagna tutte le persone e i movimenti che propongono lo stop al consumo di suolo è il ritornello del “siete contrari allo sviluppo e all’occupazione”. Questa proposta di legge contiene solo dei no oppure presuppone un’idea di sviluppo diversa (quale)?

Credo che sia sufficiente leggere i nomi e le qualifiche del 75 componenti del nostro Gruppo di Lavoro multidisciplinare per capire che questa proposta normativa non è uno scherzo ma una autentica “Bibbia”. In cui non sosteniamo, ovviamente, dei “no” e tanto meno dei “no” a priori. Diciamo che la legge non consentirà nuovo consumo di suolo per qualunque destinazione, suggerendo che le esigenze insediative e infrastrutturali saranno soddisfatte esclusivamente con il riuso e la rigenerazione del patrimonio insediativo ed infrastrutturale esistente. Significa affermare che il futuro dell’edilizia sta nella rigenerazione dei suoli già urbanizzati, nel risanamento del costruito attraverso ristrutturazione e restauro degli edifici a fini antisismici e di risparmio energetico, nella riconversione di comparti attraverso la riedificazione e la sostituzione dei manufatti edilizi vetusti.

Sono indicazioni chiarissime e alla “Politica” spetta ora il compito di orientare il mercato. Negli ultimi anni questi concetti sono diventati una sorta di “mantra”, ma finora è sempre mancata la declinazione normativa: oggi non ci sono più scuse e siamo lieti di avere offerto a tutto il Paese questa nuova opportunità. Poi, certamente, qualcuno non sarà d’accordo. Ma il suolo consumato ha già divorato il 7,6 % delle terre fertili di pianura e collina (Ispra) e conviviamo con uno stock di abitazioni inutilizzate impressionante: oltre 7 milioni di case sfitte e vuote (Istat).

Per questo la nostra legge propone anche la corretta applicazione dell’articolo 42 della Costituzione, secondo il quale “la proprietà è pubblica e privata” e “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge… allo scopo di assicurarne la funzione sociale”: un edificio inutilizzato ha perduto la sua funzione sociale e dunque si trova a veder mancare la stessa tutela giuridica, con la conseguenza che i suoli devono tornare nella proprietà collettiva della popolazione del comune interessato e nessun indennizzo è dovuto ai proprietari che non hanno perseguito la funzione sociale dei loro beni e li hanno abbandonati.

PER APPROFONDIRE: Leggi la proposta di legge

Tratto da: http://comunivirtuosi.org/la-politica-non-piu-scuse/

 

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L’Ente Roma Natura ha autorizzato i tagli boschivi di Castel Romano, nella riserva naturale “Decima – Malafede”, anche se il suo Presidente non lo sa http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/lente-roma-natura-ha-autorizzato-i-tagli-boschivi-di-castel-romano-nella-riserva-naturale-decima-malafede-anche-se-il-suo-presidente-non-lo-sa/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/lente-roma-natura-ha-autorizzato-i-tagli-boschivi-di-castel-romano-nella-riserva-naturale-decima-malafede-anche-se-il-suo-presidente-non-lo-sa/#respond Tue, 13 Feb 2018 08:49:26 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11717 A cura di Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Questo è il comunicato stampa dell’Ente “Roma Natura” del 10 febbraio 2018.

Per quanto riguarda la notizia del presunto taglio di 20 ettari di bosco nella Riserva Naturale di Decima Malafede, siamo di fronte all’ennesima bufala. Nessun taglio di questo tipo è in corso ne è stato autorizzato. Al momento c’è solo una valutazione tecnica da parte degli uffici. Comunque l’attenzione è come sempre tale che le prescrizioni per svolgimento sono rigidissime e completamente rispettose della salvaguardia della biodiversità sia dal punto di vista della flora e della fauna e l’iter autorizzatorio, non ancora concluso, è costantemente monitorato direttamente dal Parco”. Dichiarazione di Maurizio Gubbiotti, Presidente di Roma Natura.

Il Presidente dell’Ente “Roma Natura” dovrebbe sapere che l’Ente che dirige monocraticamente ha rilasciato due autorizzazioni con prescrizioni, sotto il profilo strettamente connesso alla gestione di area naturale protetta (artt. 13 della legge n. 394/1991 e s.m.i., 28 della legge regionale Lazio n. 29/1997 e s.m.i.), per il taglio di un bosco con governo a ceduo esteso 21 ettari con realizzazione di piste di esbosco, rispettivamente con note prot. n. 3547 del 19 settembre 2017 e n. 4022 del 19 ottobre 2017 in favore della Società agricola Le Tenute s.r.l. (sede in Via della Cesarina, 22 – Roma).

Ha perso un’occasione per tacere …

La riserva naturale regionale “Decima – Malafede” costituisce “una delle maggiori foreste planiziali del bacino del Mediterraneo”, come riconosciuto e riportato nello stesso sito web istituzionale dell’Ente gestore “Roma Natura”, l’ente della Regione Lazio per la gestione del sistema di aree naturali protette di Roma Capitale.

Eppure continuano a esservi boschi governati a ceduo e periodicamente tagliati, con l’apertura anche di nuova viabilità.

E’ il caso proprio delle spallette boschive di Castel Romano, ben 21 ettari di bosco misto (Quercia, Cerro e Leccio, Corbezzolo, Lentisco, Fillirea, Ginestra, Perastro, Prugnolo), con presenza di numerose specie faunistiche, fra cui Falco pecchiaiolo, Poiana, Tasso, Istrice, Nibbio bruno, Daino, Picchio Verde, Picchio rosso maggiore, il rarissimo Ululone dal ventre giallo, Rana dalmatina.

La Società agricola Le Tenute s.r.l. ha ottenuto dall’Ente “Roma Natura” le autorizzazioni al taglio dei boschi della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda Fide), detentrice di estese proprietà immobiliari nell’Agro Romano, ma fortunatamente non sono sufficienti per avviare i tagli, perchè l’intera area è tutelata anche con altri vincoli ambientali, come il vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato (9 febbraio 2018) una specifica richiesta di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti per scongiurare un taglio boschivo che depauperebbe il patrimonio ambientale e paesaggistico di un’area naturale protetta che meriterebbe solo cura e attenzione.

Coinvolti il Ministero per i beni e attività culturali e il turismo, Roma Capitale, la Città metropolitana di Roma Capitale, i Municipi IX, X, XII e XIII di Roma Capitale, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Roma, l’Ente “Roma Natura”.

Sarebbe l’ora che i secolari interessi privati, anche di modesta entità, lasciassero definitivamente il passo nell’Agro Romano all’interesse pubblico della salvaguardia del patrimonio naturalistico.

Ma non si può tralasciare il fatto che simili operazioni sono favorite dalla mancata approvazione definitiva di numerosi piani di assetto, i piani di gestione delle riserve naturali, da parte della Regione Lazio: solo alcuni piani sono stati approvati, mentre i restanti, compreso quello della riserva naturale “Decima – Malafede”, non sono stati approvati e le relative misure di salvaguardia sono decadute, consentendo numerosi interventi di grave trasformazione del territorio mediante piani ambientali di miglioramento agricolo (PAMA) comprendenti impianti di compostaggio, centro di vendita ortofrutticola e nuove volumetrie (es. Quarto della Zolforatella).

Ma questo sarebbe solo l’inizio della fine della povera riserva naturale: all’orizzonte avanzano i progetti della nuova autostrada Roma – Latina e della bretella stradale A 12 – Tor de’ Cenci.

Siamo, però, ancora in tempo per evitare questi scempi ambientali annunciati.

 

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Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/quel-che-resta-litalia-dei-paesi-tra-abbandoni-e-ritorni/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/quel-che-resta-litalia-dei-paesi-tra-abbandoni-e-ritorni/#respond Tue, 13 Feb 2018 08:31:26 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11714 “Forse i grandi antropologi sono i grandi poeti della modernità, fondatori prima ancora che scopritori di città morte e civiltà svanite, ma fondatori in quanto scopritori e scopritori in quanto fondatori di un valore perenne che si rifrange, trasformandosi ma non perdendosi, nel fluire del tempo. Dopo aver letto queste pagine, quei paesaggi abbandonati e il senso stesso del paesaggio abbandonato non si dimenticano più”.

Sono parole di Claudio Magris che accompagnano la prefazione all’ultima fatica di Vito Teti, antropologo vero, che in “Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni” fonde mirabilmente storia ed archeologia in un saggio che al tempo stesso è poesia: la poesia del passato e del presente.

Un libro che parla della Calabria, ma racconta il cambiamento dell’Italia intera muovendosi tra le “rovine”, le case diroccate o dimenticate di mille piccoli luoghi in cui “non c’è più nessuno ad abitarle o quasi nessuno. Ma ciò non significa che non vi accada niente o vi sia poco da raccontare“.

E’ l’Italia dello spopolamento e delle ghost town, ossia il 42,1 % del totale dei comuni del nostro Paese e il 10,4 % della popolazione totale, con un primato per il Piemonte che ospita 539 comuni disagiati seguito da Campania (370), Calabria (354) e Sicilia (301).

Teti vi si aggira indagando tra le rovine e le reliquie, utilizzando la visione dell’uomo sensibile che sa di non dover nascondere – tra le ombre – melanconie, abbandoni e nostalgie e, anzi, sa di doverle trattare come merce rara per decriptare il passato. Un passato su cui non indulge perchè “può essere riscattato come un mondo sommerso di potenzialità diverse, non compiute, ma suscettibili di future realizzazioni“.
Un esercizio che l’odierno homo oeconomicus pare avere perduto, come afflitto dalla sindrome del cuculo: “distruggere i mondi quando sono in vita per poi piangerli e rimpiangerli quando sono ormai defunti o moribondi”.

L’abbandono ha molte facce e le facce hanno diversi pigmenti. Le migrazioni di ieri e di oggi restano a ricordarci le fatiche degli uomini sradicati dalle loro origini e lo spaesamento che tocca tutti i sensi, i gesti, i riti, le emozioni di chi “deve” trovare il proprio spazio esistenziale in un “altrove” di cui non ha memoria e con il perenne anelito al ritorno, in luoghi dove troverà solo rovine, segno della precarietà umana. Rovine del passato, ben diverse dalle macerie del presente.
Rovine intese non nel senso del linguaggio popolare, che le riferisce a una disgrazia personale e non ai resti di abitati del passato.
Le rovine sono un “legame fisico e affettivo con il mondo perduto dei padri, di cui si commemora la bellezza e la fatica“, scrive Teti. E i ruderi piangono, ma sono il collegamento tra i rimasti e i partiti. Le rovine sono i segni della storia, sono memoria ma anche vita, elementi di un diverso sentimento dei luoghi.

Come nel caso dei terremoti, abituale litania nella storia italiana e delle terre marginali. Teti vi si addentra tra le ombre, a Beirut come a L’Aquila, ad Amatrice come in Umbria, alla ricerca di quel “senso dei luoghi” che le new town hanno creduto di poter annichilire. “La ricostruzione e la prevenzione avrebbero bisogno di una nuova consapevolezza e di nuove politiche per la montagna e per le aree interne, che non sia quella delle grandi opere che isolano, distruggono, cancellano. Forse la scommessa, oggi, è investire sulla memoria, sulla propria storia, su una nuova idea dell’abitare e dell’esserci nei luoghi. Un’altra idea di sviluppo“.

Teti indaga una “archeologia della melanconia“, legame tra uomo e luogo e malattia del luogo. Ma anche “una sorta di strategia di sopravvivenza, una forma di elaborazione di un lutto prolungato, la risposta alle catastrofi”.
Perchè le rovine generano melanconia ma spesso “le persone melanconiche cercano e ammirano, talora inventano rovine“.
La melanconia si accompagna alla nostalgia, che può essere considerata “spinta, energia, guida, strategia per affermare una diversa esistenza, per riaffermare la presenza di fronte al rischio concreto e radicale dell’assenza, di una lontananza da tutto e da tutti, da se stessi”. Non un ritorno al passato, ma una denuncia delle forme violente di distruzione del passato. Per dirla con Pasolini: una nostalgia sovversiva.

“I luoghi non muoiono. Nemmeno quando le persone se ne sono andate. I luoghi continuano a vivere fino a quando ci sono persone ad essi legate, da essi provenienti, fino a quando qualcuno, magari discendente dalle persone nate nei luoghi, ne avrà ricordo“.

“Restare, allora, non è uno slogan nè un proclama. Si può affermare un’utopia delle piccole cose che richiede pazienza e cura, circospezione e tenacia, attenzione e apertura, senso di responsabilità e discorsi di verità che non ammettono illusioni”.

Oggi vediamo molti giovani avvicinare paesi spaesati e pietre apparentemente dimenticate. Immaginano la vita. Di nuovo.
Qui sta la nostra sfida: dimenticarci le commemorazioni e inventare nuovi albori.
Partendo da quel che resta, che è spazio e non deserto …

Recensione di Alessandro Mortarino.

 

Quel che resta. L’Italia dei paesi, tra abbandoni e ritorni.
di Vito Teti. Prefazione di Claudio Magris.
Saggi. Storia e scienze sociali
2017, pp. XII-308
ISBN: 9788868436230
€ 30,00

Vito Teti è professore ordinario di Antropologia culturale dell’Unical, dove ha fondato e dirige il Centro di iniziative e ricerche «Antropologie e Letterature del Mediterraneo».
Tra le sue pubblicazioni: Il senso dei luoghi, Donzelli, 2004 (III ed. 2014); Storia del peperoncino, Donzelli, 2007; La melanconia del vampiro, Manifestolibri, 2007; La razza maledetta, Manifestolibri, 2011; Maledetto Sud, Einaudi, 2013; Pietre di pane, Quodlibet, 2014; Terra inquieta. Per un’antropologia dell’erranza meridionale, Rubbettino, 2015; Fine pasto. Il cibo che verrà, Einaudi, 2015. Ha curato inoltre, con Francesco Loriggio, A filo doppio. Un’antologia di scritture calabro-canadesi, Donzelli, 2017.

 

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C’è un’auto da rimuovere alla Scala dei Turchi ad Agrigento… http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/ce-un-auto-da-rimuovere-alla-scala-dei-turchi-ad-agrigento/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/ce-un-auto-da-rimuovere-alla-scala-dei-turchi-ad-agrigento/#respond Mon, 12 Feb 2018 08:49:21 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11712 Diversi anni fa qualche persona incivile ha lanciato un’autovettura nel dirupo della Scala dei Turchi. Per fortuna l’auto non è rotolata fino in spiaggia ma è rimasta intrappolata tra le falesie bianche. E dopo molti anni è ancora lì, immobile.

Ma questa carcassa non può più rimanere in quelle precarie condizioni, poichè esiste il concreto rischio che da un momento all’altro possa cadere in spiaggia e uccidere qualche bagnante.
Approfittiamo, allora, della momentanea chiusura al pubblico della Scala dei Turchi – per il rischio crolli – ed eliminiamo questo pericolo incombente sui bagnanti (Mareamico ha già dato opportuna segnalazione alla Capitaneria di porto e all’ufficio del Demanio marittimo).

La Scala dei Turchi non è un posto qualsiasi: deve essere tutelata, gestita e messa in sicurezza !

Questo video racconta con le sue immagini la situazione di grave pericolo incombente, molto più che le parole …

 

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Pubblicato il Bollettino n° 44 degli Angeli del Suolo http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/pubblicato-il-bollettino-n-44-degli-angeli-del-suolo/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/pubblicato-il-bollettino-n-44-degli-angeli-del-suolo/#respond Sat, 10 Feb 2018 22:38:57 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11708

Dal febbraio 2015 il Forum Salviamo il Paesaggio ha un suo gruppo specifico (Gruppo Suolo Europa – GSE) per seguire la dimensione europea del suolo. L’obiettivo è mettere assieme individui e organizzazioni su azioni comuni basate su principi condivisi per la salvaguardia del suolo nell’Unione Europea.

Il gruppo si è dotato di un proprio strumento di informazione e qui vi segnaliamo gli spunti affrontati nel suo ultimo numero (il 44esimo) appena pubblicato.

In questo numero:

Ma si può vivere di agricoltura su piccoli spazi ?

3a Assemblea Elettronica del Gruppo Suolo Europa 10 – 11 febbraio 2017

Primo Forum Europeo di Agroecologi

Esperienze da altri Stati europei: Suolo Sociale (Romania)

La piattaforma collaborativa 4p1000

Il Bollettino lo trovate qui.

 

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Sottoponiamo la nostra Proposta di Legge a tutti i Candidati alla prossima tornata elettorale http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/sottoponiamo-la-nostra-proposta-di-legge-a-tutti-i-candidati-alla-prossima-tornata-elettorale/ http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/sottoponiamo-la-nostra-proposta-di-legge-a-tutti-i-candidati-alla-prossima-tornata-elettorale/#comments Sat, 10 Feb 2018 22:22:06 +0000 http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=11707 La nostra Proposta di Legge Popolare “NORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI” inizia a circolare ovunque, anche grazie a giornali, radio, tv, blog che ci stanno aiutando a diffondere capillarmente il contenuto di una norma nazionale “dal basso” che ora vogliamo diventi il metro esatto di discussione anche per la “Politica”.

Invitiamo tutti i nostri aderenti a far “rimbombare” questa nostra importante e innovativa proposta anche su tutti i territori locali, approfittando subito della campagna elettorale in corso che, come avrete notato, sta gravemente disinteressandosi dei temi ambientali: occorre una nostra rapida “scossa” !!!

Il metodo più rapido e semplice crediamo sia questo: inviamo a tutti i candidati dei nostri collegi un messaggio personale, invitandoli ad analizzare il testo della nostra Proposta di Legge Popolare e a darci un loro parere. Annotiamo le loro risposte (o non risposte ….) e prepariamo un elenco da pubblicare sui nostri strumenti di informazione. In particolare, chiediamo a quanti si diranno d’accordo con la nostra proposta normativa di sottoscrivere un impegno pubblico a sostenerla (qualora elette/i) già all’avvio della nuova legislatura.

E, se possibile, prima del 4 marzo organizziamo localmente un incontro pubblico per illustrare il nostro testo, dare un resoconto delle risposte ricevute, far sottoscrivere formalmente l’impegno assunto.

Qui sotto vi proponiamo un facsimile di messaggio da trasmettere ai candidati locali, a cui allegare il testo della nostra norma che potete scaricare qui.

Il testo è da considerarsi, ovviamente, come una pura traccia e lo potete personalizzare a vostra discrezione.

 

FACSIMILE DI MESSAGGIO PER I CANDIDATI:

Oggetto: All’attenzione delle Candidate e dei Candidati alle prossime elezioni del 4 Marzo 2018

Gentile Candidata/o,
da pochi giorni il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio/Salviamo il Paesaggio (Rete nazionale formata da oltre 1.000 organizzazioni e migliaia di persone a livello individuale) ha ufficialmente presentato alle forze politiche, economiche e sociali la sua Proposta di Legge Popolare “NORME PER L’ARRESTO DEL CONSUMO DI SUOLO E PER IL RIUSO DEI SUOLI URBANIZZATI”.

Si tratta di una importante elaborazione, alla cui stesura ha lavorato per 13 mesi un Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico multidisciplinare formato da 75 Esperti: architetti, urbanisti, docenti e ricercatori universitari, geologi, agricoltori, agronomi, tecnici ambientali, giuristi, avvocati, funzionari pubblici, giornalisti/divulgatori, psicanalisti, tecnici di primarie associazioni nazionali, sindacalisti, paesaggisti, biologi, attivisti…

Il frutto del loro lavoro è una norma nazionale molto chiara, in grado – a nostro parere – di poter intervenire con successo nel delicato processo di depauperamento dei suoli ancora liberi e a salvaguardia di territori e paesaggi.

Vogliamo cogliere l’occasione di questa campagna elettorale per sottoporre alla Sua attenzione questa nostra Proposta di legge popolare (in allegato il testo normativo) e chiederLe di esprimerci una Sua opinione e, in caso di aderenza, di voler sottoscrivere con il Forum l’impegno a lavorare (qualora eletta/o) in Parlamento per una rapida approvazione di tale norma, ormai urgente e anzi emergenziale.

Restiamo pertanto in attesa di cortese risposta, di cui daremo pubblica informazione attraverso tutti i nostri mezzi di informazione, con l’ausilio dei media locali e nazionali e in occasione dell’incontro pubblico XXXX, in cui daremo conto di tutte le risposte pervenute dai candidati.

Per maggiori approfondimenti sulla Proposta di legge: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2018/02/una-legge-diniziativa-popolare-per-arrestare-il-consumo-di-suolo-la-proposta-del-forum-salviamo-il-paesaggio/

Firma

 

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