In una zona compresa tra i comuni di San Francesco al Campo, San Carlo Canavese e Lombardore si sta valutando un progetto per la creazione di una centrale costituita da pannelli fotovoltaici, che dovrebbe coprire una  superficie di 72 ettari, oltre alla costruzione di una linea che porti l’energia fino alla centrale di Leinì.

La zona interessata è in parte nella riserva naturale della Vauda, splendida area selvaggia del Canavese, e in parte su terreni del demanio militare, che da anni vengono dati agli agricoltori della zona, che fino ad ora li hanno curati e resi produttivi.

Vincitrice della gara d’appalto l’azienda tedesca Beelectric, appoggiata dal Ministero della Difesa. E’ bene far notare che i comuni interessati hanno una forte vocazione agricola, con numerose aziende presenti, di cui alcune con terreni solo nella zona  oggetto del futuro impianto, quindi tale opera avrebbe non solo risvolti negativi per l’ambiente, ma anche per l’economia agricola della zona.

È sconcertante apprendere che, per far posto a centinaia di pannelli fotovoltaici, un’azienda straniera voglia strappare terreni produttivi agli agricoltori, e ridurre una riserva naturale, riconosciuta anche come SIC (Sito di Interesse Comunitario) dall’Unione Europea, visto che al suo interno vivono moltissime specie di uccelli e animali, altrove non presenti o molto rari.

Siamo a favore dell’energia fotovoltaica, ma non capiamo perché, con tutte le alternative esistenti (tetti di capannoni, parcheggi, aree compromesse quali discariche di rifiuti, svincoli autostradali, ecc.) sia proprio necessario distruggere quel poco di ambiente che ancora è rimasto intatto!

Per questo chiediamo a tutti i nostri lettori di inviare una mail agli Enti coinvolti e ai giornali locali, per ribadire la propria contrarietà a quest’opera devastante, affinchè si possano trovare altre soluzioni.

Se il pulsante non funziona puoi inviare la mail seguendo le istruzioni qui di seguito:

Destinatari della mail (inserire tutti gli indirizzi nel campo “destinatario”, separati da virgola):

sindaco@comune.lombardore.to.it
comune.sancarlo@icip.com
comune@comune.sanfrancescoalcampo.to.it
urp@minambiente.it
valutazioni.ambientali@regione.piemonte.it
rischigeologici.to-cn-no-vb@regione.piemonte.it
Proprietaforestali_vivai@regione.piemonte.it
presidenza@regione.piemonte.it
agricoltura@regione.piemonte.it
antonio.saitta@provincia.torino.it
marco.balagna@provincia.torino.it
roberto.ronco@provincia.torino.it
sportamb@provincia.torino.it
redazione@ilrisveglio-mail.it
ilcanavese@netweek.it
torino@pro-natura.it
direttore.pp@regione.piemonte.it
piemonte.parchi@regione.piemonte.it

Oggetto: NO ALL’IMPIANTO FOTOVOLTAICO NEL PARCO DELLA VAUDA!

Testo del messaggio:

Esprimo tutta la mia contrarietà alla realizzazione di un mega impianto fotovoltaico di oltre 70 ettari in parte su terreni agricoli e in parte nella riserva naturale della Vauda (riconosciuta anche come SIC – Sito di Interesse Comunitario – dall’Unione Europea).

Pur essendo favorevole alle energie rinnovabili ritengo assurdo che, con tutte le alternative esistenti (tetti di capannoni, parcheggi, aree compromesse quali discariche di rifiuti, svincoli autostradali, ecc.) sia proprio necessario distruggere quel poco di ambiente che ancora è rimasto intatto!

È sconcertante apprendere che, per far posto a centinaia di pannelli fotovoltaici, un’azienda straniera voglia strappare terreni produttivi agli agricoltori, con risvolti negativi non solo per l’ambiente, ma anche per l’economia della zona.

Rivolgo un accorato appello a tutti gli Enti coinvolti, affinché il progetto non sia approvato e si possano trovare altre soluzioni.

Cordiali saluti,

Firma ….

______________________________________

La nostra protesta ha già avuto i primi effetti positivi: ecco il comunicato stampa del presidente della provincia di Torino, Antonio Saitta

Torino, 5 marzo 2013

Saitta: “No all’impianto fotovoltaico del ministero della Difesa: consumerà 70 ettari di suolo libero in zona protetta, usino i tetti delle caserme”

“Comprendo le necessità del Ministero della Difesa di valorizzare e far rendere al massimo le sue proprietà in tutta Italia, ma pretendere di realizzare un grandissimo parco fotovoltaico consumando 70 ettari di terreno libero tra Lombardore e San Francesco al Campo ai bordi del parco della Vauda è inaccettabile. Mi chiedo e chiederò formalmente al Demanio perché non coprono di pannelli fotovoltaici i tetti delle centinaia e centinaia di caserme invece di occupare suolo libero. Sono fermamente contrario a questa operazione che devasta una delle ultime zone naturali libere del territorio”: lo dice il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta che questa mattina ha esaminato il progetto durante la seduta della Giunta.

L’iter della vicenda, sintetizzato dall’assessore provinciale all’Ambiente Roberto Ronco, comincia mesi fa quando il Demanio mette a gara in tutta Italia lotti di sua proprietà ed affida ad impernditori privati la realizzazione di impanti fotovoltaici.

Nel territorio della provincia torinese individua 70 ettari del poligono di Lombardore, prima in zona SIC (sito di interesse comunitario), poi dopo i primi pareri contrari in un azona limitrofa, ai confini tra i territorio di Lombardore San Francesco al Campo, “vicino alle case, dove c’è un’ampia fruizione a piedi, a cavallo, in bici” spiega l’assessore Ronco preeoccupato perché dice “la Provincia è favorevole all’energia pulita, ma non sfruttando terreni liberi”.

Saitta non ha dubbi: “è gravissimo – dice – che sia lo Stato attraverso il Demanio militare a monetizzare 70 ettari di suolo ancora libero con un’operazione commerciale che se pur legittima condiziona l’ambiente in modo così pesante. Scriverò anche al ministro Clini per capire se ne sia informato e cosa ne pensi come tecnico dell’ambiente”.

Conclude Saitta: “gli abitanti della zona si stanno mobilitando e fanno molto bene: la Provincia di Torino è politicamente contraria a questa operazione, che si può fare con altre modalità su tetti dicaserme e capannoni militari; non vogliamo assumere il ruolo di passacarte tra il Ministero della Difesa e la Regione Piemonte, ci faremo sentire”.

Antonio Saitta
Presidente della Provincia di Torino 

_______________________________________

Il presidente Saitta ha inoltre inviato una lettera ai Ministri della Difesa, dell’Ambiente e delle Politiche Agricole, per ribadire la sua contrarietà al progetto:
Leggi la lettera (formato pdf, 61 kb) > 

_______________________________________

Un nuovo comunicato stampa da Antonio Saitta: “Solo la Provincia a difesa del territorio” 

Torino, 20 marzo 2013

Purtroppo solo la Provincia di Torino ha difeso l’ambiente e il territorio questa mattina durante i lavori della Conferenza dei Servizi sull’insediamento del mega impianto fotovoltaico da 70 ettari sul suolo libero nel Parco della Vauda”: lo dice il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta commentando l’esito dell’incontro cui hanno partecipato in rappresentanza di palazzo Cisterna sia un tecnico dell’Area ambiente che un tecnico dell’Area pianificazione territoriale.

“Tutte e tre i Comuni interessati Lombardore, San Francesco al Campo e San Carlo Canavese hanno espresso parere positivo all’impianto, la Regione Piemonte e l’Ente Parco hanno chiesto dettagli sulle compensazioni. Solo la Provincia ha espresso ai rappresentanti del Ministero della Difesa tutte le preoccupazioni che abbiamo raccolto in queste ultime settimane sull’impatto ambientale ed ha evidenziato l’incompatibilità del progetto con il nostro documento di piano territoriale”.

La Conferenza dei Servizi è stata aggiornata al 20 aprile prossimo.

“Io non demordo – aggiunge Saitta – e spero che nel frattempo si insedi un Governo con un Ministro della Difesa e uno dell’Ambiente a cui fare riferimento per ottenere una nuova collocazione dell’impianto fotovoltaico, privilegiando i tetti delle caserme e lasciando libero il terreno. So di rappresentare con questa mia posizione la maggioranza degli abitanti della zona”.

____________________________________

Riportiamo per ulteriori informazioni un articolo di Piero Belletti (pubblicato su “Obiettivo Ambiente”, novembre 2012):

Lo affermiamo da sempre: non siamo contrari alla produzione di energia fotovoltaica. Anzi, la riteniamo una più che valida alternativa al tradizionale uso di combustibili fossili. Per non parlare poi dell’energia nucleare…. Ci sono però delle situazioni nelle quali anche il ricorso all’energia fotovoltaica non è ecologicamente sostenibile e rappresenta una inaccettabile fonte di dissesto ambientale.

È il caso del progetto che riguarda la realizzazione di un gigantesco campo fotovoltaico all’interno della riserva naturale della Vauda, nel comune di Lombardore.

Come detto, si tratta di un area protetta, caratterizzata da un’ampia zona pianeggiante, in gran parte ricoperta da brughiera e ricca di stagni e laghetti. Parte della zona appartiene al demanio militare, che l’ha spesso utilizzata, soprattutto in passato, come poligono per le esercitazioni con mezzi blindati. Paradossalmente, proprio la presenza dei militari ha impedito speculazioni e usi sconsiderati del territorio, consentendo la conservazione di un ambiente, benché di origine in parte antropica, naturalisticamente interessante e ricco di specie, sia vegetali che animali, di grande pregio.

Alcuni mesi or sono le autorità militari hanno deciso di concedere l’area ad una società privata, affinché vi realizzi una serie di campi fotovoltaici, per una superficie complessiva di oltre 70 ettari.

Una iniziativa inaccettabile, che comporterebbe di fatto la distruzione dell’ultimo residuo di brughiera delle alte pianure della provincia di Torino, tra l’altro riconosciuta anche come SIC (Sito di Interesse Comunitario) dall’Unione Europea. Al suo interno è infatti possibile reperire numerose specie, altrove non presenti o molto rare.

In particolare, nella Vauda sono state censite oltre 200 specie di uccelli, in parte nidificanti ed in parte di passo: tra le presenze di maggior rilievo spiccano allodole, quaglie, gruccioni, averle piccole, succiacapre, cappellacce, strillozzi e ortolani, nonché alcune specie di rapaci come poiane, falchi, nibbi bruni, gufi e civette. Di grande interesse anche la fauna cosiddetta minore, che comprende rare specie di rettili, anfibi e almeno 60 specie di Lepidotteri, alcune delle quali si trovano in serio pericolo di estinzione.

Anche dal punto di vista giuridico il progetto non regge: siamo in un’area protetta a livello regionale, all’interno della quale interventi di così elevato impatto ambientale non sono permessi, mentre anche il Piano Regolatore del Comune di Lombardore riconosce all’area una elevata valenza naturalistica.

La stessa Regione Piemonte, con una deliberazione del 2010, ha riconosciuto le aree protette regionali ed i SIC quali siti non idonei all’installazione di impianti fotovoltaici a terra. Infine, anche il Ministero dello Sviluppo Economico, ha recentemente stabilito che lo sviluppo del solare fotovoltaico debba essere orientato verso applicazioni che riducono il consumo del territorio, stimolano l’innovazione tecnologica e le ricadute economiche, ma incoraggiando in particolare l’utilizzo di coperture edilizie esistenti, anche dismesse. Purtroppo, pare che tutto ciò non valga per i militari, che ritengono, sulle aree di loro proprietà, di poter fare tutto ciò che vogliono.

Le Associazioni ambientaliste del Piemonte, tra cui Pro Natura Piemonte, hanno presentato un corposo ed articolato documento alla Provincia di Torino, in cui contestano in modo puntuale il Piano di Incidenza Ambientale che è allegato al progetto, chiedendo pertanto il ritiro di quest’ultimo.

Ribadiamo ancora una volta come la nostra non sia una posizione pregiudiziale contro l’utilizzazione dell’energia fotovoltaica. Semplicemente, con tutte le alternative esistenti (coperture degli insediamenti industriali e di altre strutture edilizie, parcheggi, aree compromesse quali discariche di rifiuti, svincoli autostradali, massicciate autostradali e ferroviarie, ecc.) non si capisce perché si debba andare a distruggere quel poco di ambiente che ancora è rimasto più o meno intatto.

Scarica il documento con le osservazioni delle associazioni ambientaliste (file pdf, 146 kb) >


Share