no-direttiva-suolo-ueQuando si parla di suolo e della loro importanza per le generazioni future, è relativamente “semplice” identificare principi, tecniche, metodi utili a salvaguardare i suoli e il territorio. Tutto ciò grazie all’esistenza (anche a livello europeo) di specifiche reti scientifiche e accademiche.

Le difficoltà si incontrano all’atto di tradurre i principi scientifici in regole, cioè in politiche europee valide per tutto il territorio dell’Unione. E non si tratta solo di difficoltà di ordine tecnico o politico, ma anche e soprattutto filosofico ed etico.

Il suolo è ancora considerato un bene nazionale per eccellenza; è l’esplicito concetto di “terra = patria”, cui più o meno inconsciamente non si vuole o non si può politicamente rinunciare.

Come fare accettare allora l’idea che il patrimonio-terra appartiene alle generazioni future ed è dovere delle generazioni attuali salvaguardarlo affinché non sia distrutto, degradato, umiliato?

Per il momento solo pochi Stati Membri dell’UE hanno adottato una legislazione specifica per la protezione del suolo. Purtroppo però, ancora non si ha a livello europeo una legislazione unica coerente e onnicomprensiva.

Solo indirettamente in qualche direttiva riguardante l’agricoltura o il clima sono espressamente indicate delle azioni in favore della salvaguardia del suolo.

Per tutte queste ragioni, constatato l’insostenibile consumo di suolo, la Commissione Europea nel 2006 aveva proposto la direttiva “Strategia Tematica per la protezione del suolo dell’Unione Europea“.

Ogni proposta di direttiva è sottoposta alla procedura di co-decisione: ciò significa che il Parlamento Europeo e il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente devono essere d’accordo su un testo legislativo comune, basato su una proposta della Commissione Europea e sulle osservazioni del Comitato delle Regioni e del Comitato Economico e Sociale.

Malgrado l’accettazione delle linee guida della proposta di direttiva, il Consiglio ha considerato il testo non adeguato ad una maggioranza qualificata (seduta del 30/03/2014).

Dopo otto anni, passati senza riuscire a ottenere un accordo per la sua adozione ufficiale, la Commissione ha preso dunque la decisione (seduta del 30/04/2014) di ritirare la proposta di direttiva (pubblicata nella GU C163 del 28/05/2014), pur sottolineando la sua determinazione a perseguire l’obiettivo della protezione dei suoli nella prossima legislatura.

È un modo per prendere una “rincorsa per saltare più in alto e più lontano”?
Solo il tempo lo potrà dimostrare.

Ma, senza una forte spinta da parte dei cittadini e di chi li rappresenta, sarà difficile che la DG Ambiente da sola possa sormontare gli ostacoli che da otto anni vengono alzati dagli Stati Membri. 

È per questo che alcuni ricercatori europei del suolo hanno lanciato una campagna per promuovere una petizione rivolta al Presidente del Consiglio italiano, in quanto presidente di turno dell’Unione Europea, affinché si faccia promotore di una iniziativa politica a livello europeo per una nuova direttiva sul suolo.

Chi è interessato troverà maggiori informazioni e il testo della petizione (in inglese) su:
http://www.proteggiamoilsuolo.it/signs.html

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