Nell’area Sud Est di Milano il consumo di suolo continua a correre. Nuova apertura delle istituzioni alla tangenziale nel Parco Sud. In arrivo nuovi Data Center a Melegnano, che è già maglia nera per superficie cementificata. A San Donato Milanese nuovi edifici e la proposta di un polo sportivo per il Milan.
dell’Osservatorio permanente contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio Sud Est Milano
Consumo di suolo: bilancio di un anno. Sempre peggio.
Siamo costretti a ripeterci: vediamo ancora prevalere una visione miope che frantuma il nostro territorio con progetti che portano allo sbancamento di terreni coltivati e di aree boschive per lasciare il posto a nuovi edifici, alcuni di dimensioni faraoniche, con un danno ambientale e paesaggistico.
Ci confrontiamo con sindaci che, a volte, si dicono ambientalisti mentre continuano a progettare consumo di suolo.
Il Parco Agricolo Sud Milano
Il Parco è il nostro più importante polmone verde, oltre ad essere un territorio che ci fornisce cibo.
Nel bilancio dei due ultimi anni abbiamo ipotizzato che la nuova governance voluta dalla Regione Lombardia avesse l’obiettivo di aprire la strada a nuova cementificazione del territorio.
Lo scorso anno avevamo inserito un nuovo capitolo, Scrutando l’orizzonte, ipotizzando che la superstrada Vigevano Malpensa sarebbe stato il cavallo di Troia per riaprire il progetto della Tangenziale Ovest Esterna Milano. Ora questa preoccupazione si fa ancora più forte. L’assessore regionale ai trasporti apre alla TOEM e il sindaco di Melegnano, che già dieci anni fa si era detto favorevole, salta sul carro e ribadisce il suo supporto.
Ed ecco che la TOEM (con il nuovo nome di “TESM”, ovvero “Tangenziale Esterna del Sud Milano”) viene oggi riproposta nell’aggiornamento del PRMT (Piano Regionale Mobilità e Trasporti) in questi giorni all’attenzione del Consiglio Regionale.
Ovviamente la sua realizzazione comporterebbe gravissimi impatti su aree agricole ad alta fertilità, reticolo irriguo storico e aree di pregio ambientale nei 46.000 ettari del Parco Sud.
La TESM era una delle ipotesi analizzate in uno studio commissionato da Regione Lombardia per il potenziamento della Binaschina. In passato abbiano affrontato il tema e a questo link potete trovare le nostre conclusioni, inclusi tre video di descrizione e approfondimento delle soluzioni proposte.
Il Sud Est Milano
La tabella riporta la variazione intervenuta nel 2024, il totale del territorio comunale consumato e la relativa percentuale. Dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Am-biente.
Sul totale consumato occorre fare una considerazione, il territorio non urbanizzato include i corsi idrici e le aree inedificabili poiché esposte a rischi vari, (inquinamento del terreno ed esondazioni) su cui nel Sud Est Milano, non si costruisce.

Come sempre la maglia nera spetta a Melegnano con il 49,3% di suolo consumato e con un incremento nell’anno del 2,9%. A Melegnano i corpi idrici occupano 11 ettari, quindi, dato che non si può edificare sul Lambro, la percentuale di suolo disponibile diminuisce di oltre il 2%. Il sindaco, nel brindisi pubblicato su Il Cittadino il 31 dicembre 2025, ci ricorda che: “Dal punto di vista urbanistico poi la città sta crescendo e si sta trasformando anche e soprattutto con l’arrivo del Data Center, nella zona ovest, già operativo con un primo lotto”. Dimentica di dire che sull’area di un nuovo ipotizzato data center esiste un bosco e che, a tutela del bene arboreo, è stata inviata al comune e alla proprietà una diffida.
Per poter valutare l’impatto della crescita, gloria e vanto del sindaco, dobbiamo utilizzare un altro indicatore, il DUSAF (Database Uso del Suolo Agricolo e Forestale), elaborato dall’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste su incarico di Regione Lombardia. I criteri di classificazione e di rilevazione differiscono da quelli di SNPA. è però un dato utile per stimare l’impatto dei PGT. Melegnano, secondo il DUSAF, nel 2023 aveva consumato il 63% del proprio territorio disponibile. Con le nuove previsioni edificatorie del 2023 al 69%, un ulteriore 10% di territorio cementificato.
Al secondo posto per il totale di suolo consumato troviamo San Donato Milanese. Resta ancora incerto il futuro dell’area San Francesco. Dopo l’abbandono del Milan di edificare su quell’area il nuovo stadio. Ora viene ventilata la possibilità di costruire uno grande polo sportivo del Milan, destinato in particolare al settore giovanile e alle squadre femminili del club. La realizzazione di questo progetto porterebbe ad un alto consumo di suolo. L’amministrazione, prona agli interessi del privato e totalmente incoerente rispetto a quanto dichiarato nel suo programma elettorale, attende fiduciosa.
Si stanno scaldando le ruspe per costruire nuovi edifici nell’area del Pratone, l’oasi verde al centro della città.
Ancora una volta, nel brindisi dei sindaci di fine anno, silenzio assoluto sul futuro di queste due aree verdi.
Chi siamo
Siamo cittadini, rappresentanti di associazioni ambientaliste, culturali e naturalistiche della zona a Sud Est di Milano che hanno deciso di unirsi per monitorare e combattere la ce-mentificazione sul nostro territorio.
La difesa del suolo va di pari passo con la tutela dell’agricoltura, del paesaggio e dei beni architettonici, oggi oscurati da capannoni, spesso abbandonati e fatiscenti, da innumerevoli centri commerciali, da mega insediamenti di logistica, data center, che stanno crescendo, senza alcun quadro di riferimento, come funghi velenosi sul nostro territorio. Ci battiamo per la salvaguardia delle aree agricole, delle oasi naturalistiche, dei boschi, per la difesa della biodiversità e per la tutela del patrimonio culturale, i segni del nostro passato, della nostra storia e della nostra cultura: palazzi, mulini, cascine, chiese e castelli.
Fonti
Dove non diversamente citato le frasi in corsivo sono tratte da:
- Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2025, rapporto prodotto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente;
- Sintesi a cura di ISPRA del succitato rapporto;
L’importanza del suolo
È una risorsa vitale, limitata, non rinnovabile e insostituibile.
Un suolo sano costituisce la base essenziale dell’economia, della società e dell’ambiente, in quanto produce alimenti, accresce la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, agli eventi meteorologici estremi, alla siccità e alle inondazioni e favorisce il nostro benessere. Riesce inoltre a immagazzinare carbonio, ha una maggiore capacità di assorbire, conservare e filtrare l’acqua e fornisce servizi vitali come alimenti sicuri e nutrienti e biomassa per i settori non alimentari della bioeconomia (Commissione Europea, 2023).
[…] L’importanza di proteggere il suolo e di promuoverne la salubrità, tenendo conto del persistere del degrado di tale ecosistema vivente, di tale componente della biodiversità e di tale risorsa non rinnovabile, deriva anche dai costi dell’inazione riguardo al degrado del suolo, con stime che nell’Unione Europea superano i 50 miliardi di euro all’anno.
[…] Le funzioni ecologiche che un suolo di buona qualità è in grado di assicurare garantiscono, oltre al loro valore intrinseco, anche un valore economico e sociale attraverso la fornitura di servizi ecosistemici di approvvigionamento (prodotti alimentari e biomassa, materie prime, etc.); di regolazione e mantenimento (regolazione del clima, sequestro e stoccaggio del carbonio, controllo dell’erosione e regolazione degli elementi della fertilità, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, riserva genetica, conservazione della biodiversità, etc.) e culturali (servizi ricreativi e culturali, funzioni etiche e spirituali, paesaggio, patrimonio naturale, etc.).
In Italia La stima dei costi totali della perdita del flusso annuale di servizi ecosistemici varia da un minimo di 8,66 a un massimo di 10,59 miliardi di euro, persi ogni anno a causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2024. Il valore più alto di perdita è associato al servizio di regolazione del regime idrologico, ovvero all’aumento del deflusso superficiale prodotto dal consumo di suolo e a cui sono associati valori di perdita del flusso annuale tra il 2006 e il 2024 compresi tra da un minimo di 8,03 miliardi a un massimo di 9,36 miliardi di euro l’anno.
[…] Il valore perso in stock nel periodo 2006-2024 varia tra 20,52 miliardi e 26,02 miliardi di euro, di cui oltre un miliardo dovuto al consumo di suolo dell’ultimo anno. La perdita di stock più elevata è associata alla produzione agricola. Questa analisi conferma che il maggiore impatto del consumo di suolo avviene a discapito delle principali funzioni ovvero della regolazione dei cicli naturali (in particolare quello idrologico) e della produzione di beni e materie prime (che, in questo caso, assolvono bisogni primari come acqua e cibo).
[…] Va infine evidenziato che, quando il valore dei suoli è superiore a quello derivante dalla coltivazione dei fondi, inevitabilmente le aziende agricole avranno maggiori difficoltà ad aumentare le proprie dimensioni e questo finirà per ridurne la redditività e la competitività. Le aspettative di cambio d’uso dei suoli possono perciò avere un effetto negativo indiretto sulla capacità del settore agricolo di produrre alimenti a prezzi convenienti e concorrenziali e questo alla lunga può ridurre l’entità dei servizi ecosistemici prodotta dal settore agricolo.
L’idea che costruire sia una forma di sviluppo e che lasciar crescere il verde in modo spontaneo sia indice di degrado è molto diffusa: è il riflesso culturale di un’economia basata sull’attività edilizia. Le mappe delle città rappresentano proprio questo: tutto ciò che è costruito sarebbe un “pieno” e tutto il resto un “vuoto”, che dunque può essere riempito. Da un punto di vista ecologico è esattamente il contrario. […] Al netto degli abitanti, un edificio è un vuoto mentre un prato, un bosco e un’area umida sono dei pieni”. […] Gli ecosistemi naturali sono reti di relazioni. Gli alberi sono la punta visibile di un ecosistema fatto di frutti, insetti e microrganismi invisibili. È praticamente impossibile ricreare un eco-sistema, non basta piantare degli alberi. […] Quando la natura fa da sé, l’albero cresce dove trova le condizioni ottimali, non solo per lui ma per tutti gli organismi con cui convive.
Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) il costo del consumo di suolo dovuto alla perdita di “servizi ecosistemici”, cioè l’insieme di benefici che otteniamo dagli ecosistemi naturali come il sequestro di CO2 e la regolazione del clima e delle temperature, è di circa 70mila euro per ettaro all’anno1.
Le normative per la tutela del suolo
Il riconoscimento del valore del suolo e la conseguente necessità della sua tutela sono prioritari a livello globale.
Il principale riferimento giuridicamente rilevante è la Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione che affronta il tema del degrado del territorio e del suolo.
La Convenzione fissa degli indicatori per verificare che il consumo di suolo non superi la crescita demografica, che sia assicurato l’accesso universale a spazi verdi e spazi pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, che sia raggiunto un mondo neutrale rispetto al degrado del suolo, elemento essenziale per mantenere le funzioni e i servizi ecosistemici, la cui verifica si basa su stato e trend di copertura del suolo, produttività e contenuto di carbonio organico.
Livello Comunitario
La Strategia dell’Unione Europea per il Suolo 2030 definisce un insieme di obiettivi volti a garantire la protezione, il ripristino e l’uso sostenibile del suolo, riconosciuto come risorsa non rinnovabile e fondamentale per la resilienza climatica, la sicurezza alimentare e la tutela della biodiversità. Tra gli obiettivi principali figurano:
- il raggiungimento del consumo di suolo netto pari a zero entro il 2050;
- la riduzione significativa del consumo di suolo entro il 2030, in coerenza con gli impegni dell’Agenda ONU 2030;
- l’adozione di pratiche di gestione sostenibile del suolo e il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio.
La recente Direttiva europea sul monitoraggio del suolo introduce inoltre obblighi specifici per gli Stati membri, tra cui la creazione di una rete nazionale di osservazione, la definizione di criteri comuni per la valutazione della salute del suolo e l’attivazione di misure correttive nei casi di degrado o contaminazione.
[…] In particolare, per quanto riguarda gli ecosistemi urbani, entro il 31 dicembre 2030 “gli Stati membri provvedono affinché non si registri alcuna perdita netta della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani né di copertura della volta arborea urbana nelle zone di ecosistemi urbani” definite e mappate dagli stessi Stati e che possono comprendere: l’intera città o piccola città e sobborgo; parti della città o della piccola città e sobborgo, compresi almeno i centri urbani, gli agglomerati urbani e, se lo Stato membro interessato lo ritiene opportuno, le zone periurbane.
Lo stato dell’arte in Italia
L’Italia ha avviato un percorso di progressivo allineamento agli obiettivi europei, sebbene il quadro normativo nazionale risulti ancora incompleto. Attualmente:
- non è ancora in vigore una legge nazionale organica sul consumo di suolo, nonostante diversi tentativi legislativi;
- frammentazione normativa tra Regioni e disomogeneità nell’applicazione delle misure;
- il monitoraggio è affidato al Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e all’ISPRA, che pubblicano annualmente il Rapporto sul consumo di suolo, fornendo dati aggiornati e indicatori territoriali;
- limitata diffusione di strumenti di compensazione ecologica preventiva;
- gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica (VAS, VIA, piani paesaggistici, piani urbanistici comunali e regionali) integrano progressivamente criteri di limitazione dell’impermeabilizzazione e di rigenerazione urbana;
- il PNRR e i programmi nazionali di rigenerazione urbana sostengono interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente e di riduzione del degrado territoriale.
Nonostante tali avanzamenti, il consumo di suolo in Italia continua a crescere, in particolare nelle aree periurbane, lungo le principali infrastrutture e nelle zone ad alta pressione insediativa.
Il consumo di suolo in Italia al 2024
Ogni anno ISPRA, con il proprio Rapporto, porta l’attenzione dei cittadini sulle dimensioni del fenomeno e sugli effetti che questo genera su diverse sfere e a diverse scale nonché alle perdite di servizi ecosistemici ed ai costi correlati. Ben diversi invece i discorsi di alcuni politici locali dove risuona altisonante la locuzione “i dati ci dicono che non abbiamo consumato suolo quest’anno” aggiungendo “la legge è ben strutturata e sta producendo i suoi effetti”. È proprio sulle forme utilizzate negli articoli, nelle definizioni, nelle deroghe e nei sistemi di monitoraggio proposti che in Italia si sta giocando la partita legata all’arresto del consumo di suolo. Eppure, la situazione demografica e l’utilizzo del patrimonio edilizio abitativo è chiara ed incontrovertibile. Stiamo vivendo un inverno demografico da oltre un decennio: la popolazione italiana è in calo e le proiezioni ISTAT mostrano uno scenario allarmante con un calo quantificabile in circa 200.000 abitanti in meno ogni anno per i prossimi trent’anni, con effetti importanti sugli assetti socioeconomici nazionali.
Dal 2006 ad oggi la maggior parte dei comuni ha consumato suolo nonostante la recessione demografica.
Il consumo di suolo in Italia nel 2024
In Italia nel 2024 abbiamo perso 2,7 metri quadrati ogni secondo.
Il consumo di suolo continua a trasformare il nostro territorio con velocità elevate. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 83,7 km2, ovvero, in media, 22,9 ettari al giorno, il 15,6% in più dell’anno precedente. Un incremento del suolo consumato, quindi, in forte accelerazione rispetto al dato dello scorso anno e che si conferma nettamente al di sopra della media dell’ultimo periodo (2012-2023).
[…] Per una migliore comprensione delle caratteristiche degli 83,7 km2 di consumo di suolo, si deve tenere conto che oltre 75 km2 (circa il 90%) sono avvenuti all’interno di quella parte di territorio teoricamente disponibile o comunque più idonea ai diversi usi, anche definita in alcuni casi come suolo utile.
[…] I cambiamenti rilevati nell’ultimo anno si concentrano in alcune aree del Paese, rimanendo particolarmente elevati nella pianura Padana, con maggiore intensità nella parte lombarda e veneta (in particolare lungo l’asse Milano-Venezia) e lungo la direttrice della via Emilia.
[…] La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, della popolazione residente.
[…] i valori percentuali più elevati si confermano in Lombardia (12,22%), Veneto (11,86%) e Campania (10,61%).
[…] La Lombardia detiene il primato anche in termini assoluti, con oltre 291mila ettari del suo territorio coperto artificialmente (il 13,5% delle aree artificiali italiane è in questa regione).
Continua il consumo di suolo in zone a rischio: +1303 ettari in aree a pericolosità idraulica, +608 ettari aree a pericolosità di frana.
Lo stesso vale per le aree protette, +81 ettari, “in aumento rispetto allo scorso anno (+16%) e, di questi, oltre il 73% riguarda i Parchi naturali nazionali (28,7 ettari) e regionali (30,8 ettari). Nelle aree Natura 2000 il nuovo consumo di suolo ammonta a 193 ettari (+14% rispetto allo scorso anno). Le aree vincolate per la tutela paesaggistica […] fanno registrare un nuovo consumo di suolo che supera i 1.520 ettari (+9% rispetto allo scorso anno)”.
[…] Il consumo di suolo deriva da molteplici fattori e i dati sulle nuove coperture artificiali permettono di distinguere la frazione di cambiamenti riconducibili a impermeabilizzazione (consumo di suolo permanente) dalle altre forme di rimozione o artificializzazione del suolo (consumo di suolo reversibile).
Oltre alle classiche cause (cantieri, edifici, aree estrattive, infrastrutture, strade discariche) sta crescendo l’impatto dei pannelli fotovoltaici a terra. Per quanto riguarda invece la destinazione d’uso continua inarrestabile la logistica a cui sia affianca ora l’espansione dei data center, prevalentemente nelle are settentrionali.
Conclusioni
Siamo costretti a ripeterci: ancora un bilancio negativo. Continuiamo a essere preoccupati per la vivibilità del nostro territorio e, ancora di più, per l’indifferenza di molti nostri amministratori. La cosa non ci fa sperare in un futuro più roseo anzi, meglio, più verde.
Sud Est Milano, febbraio 2026
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1 I rischi di un’economia basata sul cemento, articolo di Sarah Gainsforth su Internazionale
Nella foto in alto: Melegnano © IlCittadino.







