Uno dei casi negativi delle Zone Speciali di Conservazione costiere della provincia di Crotone, tra indifferenza delle istituzioni e inconsapevolezza dei cittadini
di Francesca Riolo (Parma Sostenibile)
Sono passati ormai trent’anni da quando le Regioni italiane, in ottemperanza alla Direttiva Habitat 92/43/CEE, hanno individuato i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) all’interno dei propri territori. I SIC sono stati selezionati in quanto aree del territorio nazionale nelle quali sono presenti habitat e specie di particolare valore ecologico, naturalistico e conservazionistico: la loro tutela aveva l’obiettivo di fermare la drammatica perdita di biodiversità che tuttora rischia di portare al collasso gli ecosistemi dai quali l’esistenza della nostra stessa specie dipende.
La lista dei SIC, stilata dalle Regioni italiane nel 1995 e accettata dalla Commissione Europea, è stata formalizzata dal Ministero dell’Ambiente attraverso il Decreto del 3 aprile 2000. La Direttiva Habitat 92/43/CEE prevede che, entro sei anni dalla loro identificazione, i SIC devono dotarsi di stringenti misure di conservazione e/o piani di gestione ed essere promossi a Zone Speciali di Conservazione (ZSC). L’Italia non ha rispettato queste tempistiche e, nel 2015, la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione (2015/2163), a tutt’oggi attiva.

Ma veniamo alla Calabria e, nello specifico, alla Provincia di Crotone. Nel 2007 viene pubblicata la prima versione dei piani di gestione dei SIC della Provincia di Crotone, ai quali non viene dato nessun seguito attuativo. Bisogna attendere altri dieci anni prima che avvenga la designazione dei SIC a ZSC, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in intesa con la Regione Calabria (Decreto 27 giugno 2017), corredata da una nuova versione delle Misure di Conservazione (Delibera 543 del 2016). La gestione delle ZSC non interessate da sovrapposizioni con altre forme di tutela e amministrazione, viene affidata all’Ente Parchi Marini della Calabria (D.G.R. n. 378/2018). Nonostante la designazione a ZSC, le nuove misure di conservazione e un ente di gestione, nulla accade se non che, sei anni dopo, nel 2023, è pubblicato un ennesimo aggiornamento dei piani di gestione delle mai attuate versioni del 2007 e del 2016. Nei siti non è presente tuttora neppure un cartello che ne indichi la designazione ad area protetta.

Tra i siti della Provincia di Crotone che hanno subito questa assurda saga burocratica e, fino ad oggi, totale assenza di tutela, vi è la ZSC Foce del Neto (ricadente nella più vasta Zona di Protezione Speciale “Marchesato e Fiume Neto”, area designata sulla base della Direttiva Uccelli 2009/147/CE), che nel corso degli anni si è trovata sottoposta a una crescente pressione antropica e progressiva degradazione dei preziosissimi habitat dunali presenti, tali da meritare la nomina a SIC (per i dettagli fare riferimento alla scheda tecnica della ZSC Foci del Neto).

Il fenomeno è particolarmente evidente nell’area posta ai confini meridionali del sito in località “Boschetto”, caratterizzata dalla presenza di un bellissimo sistema di dune mobili ed embrionali che, fino a pochi anni fa, godeva di un ottimo stato di conservazione (Fig. 1). Questo sistema dunale ospita un’enorme biodiversità vegetale e animale, incluse specie di elevato valore naturalistico e conservazionistico (Fig. 2), ma da alcuni anni è sottoposto a progressivi danni, causati da scorrette e illecite modalità di fruizione a scopo balneare e ricreativo dell’area. L’accesso all’area avviene da una strada sterrata privata, realizzata a margine di un terreno agricolo. I veicoli a motore percorrono la strada e da questa accedono al sistema dunale e, spesso, alla battigia. Inizialmente l’area degradata e destinata a parcheggio era limitata all’area terminale della strada di accesso, ma da alcuni anni, a causa di un crescente numero di bagnanti ma soprattutto di disponibilità di mezzi 4WD, le auto non accedono più solo a quella che era “l’area parcheggio” ma utilizzano l’intero sistema dunale sia come parcheggio sia come accesso alla battigia (Fig. 3). Frequenti sono anche le esibizioni di mezzi quad e similari, che svolgono manovre “acrobatiche” nelle dune. Queste attività sono concentrate soprattutto nel mese di Agosto ma, seppure con intensità inferiore, vengono svolte anche negli altri mesi dell’anno da parte di alcuni assidui frequentatori e pescatori.

La attività descritte hanno portato le dune a un molto preoccupante stato di degrado. La vegetazione perenne viene pesantemente danneggiata (Fig. 4), così come la struttura e il profilo frontale delle dune stesse, tanto che alcune porzioni di esse sono state completamente distrutte (Figg. 5 e 6).
Non ci soffermiamo più di tanto sulla piaga dell’abbandono di rifiuti solidi urbani, rifiuti speciali e ingombranti, ma lasciamo le foto a documentarla (Fig. 7), evidenziando che probabilmente risulta essere ecologicamente meno impattante rispetto alle minacce precedentemente descritte e ammonendo che affrontarla senza la giusta consapevolezza sulle caratteristiche del sito, rischia di causare addirittura maggiori danni (es. accedendo all’area con mezzi pesanti di raccolta e smaltimento).

Purtroppo la situazione non è dissimile in altre ZSC costiere della Provincia di Crotone come, ad esempio, la ZSC “Steccato di Cutro – Costa del Turchese”, caratterizzata da un ambiente simile e da analoghe pressioni. Vi è anche il caso della ZSC di Capo Colonne, dove le istituzioni vantano le meticolose operazioni di sfalcio che avrebbero eliminato le erbacce dall’area del sito archeologico, ignare che tra quelle “erbacce” sono comprese le specie vegetali che hanno valso al promontorio di Capo Colonna la nomina a Sito di Interesse Comunitario (tra queste, l’endemismo a rischio d’estinzione Limonium lacinium, che nel mondo si trova solo su quel promontorio). Neanche lontanamente si è pensato di integrare il valore archeologico del sito con quello botanico e naturalistico, del quale le stesse istituzioni sono ignare quando non da esso infastidite (da poco si è saputo che è stato fortunatamente sventato il rischio che presso il promontorio venisse realizzato, con finanziamenti del PNRR, un porto in quanto ritenuto in contrasto con la designazione ad Area Marina Protetta, per quanto concerne la parte acquatica, e ZSC, per quella terrestre).

Si può dunque immaginare in quale situazione ricada il resto della costa, priva di ogni forma di tutela anche sulla carta, dove enormi sbancamenti senza alcuna regolamentazione vengono effettuati nelle falesie e nei pendii argillosi, eliminando i lembi di vegetazione mediterranea residuali per fare spazio a parcheggi, che saranno parzialmente usati solo un paio di settimane all’anno, o per creare accessi per veicoli alla battigia e dove sono spesso appiccati incendi per ripulirli dalle già menzionate “sterpaglie ed erbacce” (Fig. 8).

Per quanto concerne il sito della ZSC Foci del Neto, negli anni sono state ripetutamente contattate, con la documentazione dei danni e proposte di azioni di tutela, le istituzioni competenti a tutti i livelli: dai Comuni interessati (Crotone e Strongoli) alla Regione Calabria, all’ente gestore Parchi Marini della Calabria e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (oggi Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica). Quest’ultimo aveva dato un’iniziale timida risposta chiamando a relazionare sulla situazione i Comuni interessati, ma a ciò non era seguita alcuna altra risposta o azione. L’Ente gestore aveva risposto affermando che stava aggiornando i piani di gestione e, senza un bando che finanziasse un progetto specifico, non si poteva prendere nessun provvedimento per fermare la distruzione degli habitat in questione. Una lunga lista di organi competenti, dunque, che risulta incapace di fermare quanto sta accadendo nonostante si potrebbero limitare i danni anche solo contrastando l’illegale accesso dei veicoli 4WD alla zona dunale, in attesa che i bei piani cartacei di gestione, alla loro terza versione, vengano (chissà quando…) messi in atto e mentre sta andando perso ciò che essi si prefiggono di proteggere.
Immagine in alto: Auto parcheggiate sulle dune; è visibile la specie protetta Pancratium Maritimum proprio vicino alle vetture.








