Presentate osservazioni giuridiche e tecniche al progetto di legge regionale che modifica la disciplina dei data center. Dall’esperienza diretta delle associazioni, impegnate nei procedimenti autorizzativi, proposte concrete per tutelare acqua, agricoltura, energia, ambiente, salute e diritti dei cittadini.
di Terre Nostre – Coordinamento Nazionale per la Salute e per l’Ambiente e Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio
Maria Grazia Bonfante, Presidente di Terre Nostre – Coordinamento Nazionale per la Salute e per l’Ambiente, ed Enrico Duranti, Presidente del Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio, hanno presentato al Consiglio regionale della Lombardia 49 pagine di osservazioni giuridiche e tecniche e precise proposte di modifica all’articolo 9 del progetto di legge approvato dalla Giunta regionale il 22 ottobre 2026, che interviene sulla legge regionale n. 11/2026 in materia di insediamento dei data center.
Un contributo che nasce non soltanto dallo studio della normativa, ma soprattutto dall’esperienza diretta delle associazioni, che seguono concretamente i procedimenti autorizzativi, esaminano i progetti, partecipano alle conferenze dei servizi e si confrontano quotidianamente con le conseguenze di queste trasformazioni sui territori.
È proprio questa esperienza ad aver consentito di individuare lacune e criticità che rischiano di riprodurre, anche nella nuova disciplina, i problemi già emersi nei procedimenti in corso. «Non presentiamo osservazioni astratte. Portiamo alla Regione ciò che vediamo accadere concretamente nei territori: progetti di dimensioni enormi, infrastrutture collegate valutate separatamente, consumi energetici elevatissimi, trasformazioni urbanistiche e cittadini che troppo spesso vengono coinvolti quando le decisioni sono già sostanzialmente prese.»
Le associazioni riconoscono la necessità di disciplinare un settore in rapidissima espansione, ma contestano una normativa che, a loro giudizio, non introduce idonee garanzie.
Acqua: la Legge apre all’utilizzo di acque contaminate. Quali rischi per ambiente e salute?
È una delle criticità più gravi denunciate dalle associazioni. Il progetto di legge, mentre introduce limitazioni al consumo d’acqua per il raffreddamento dei data center, prevede deroghe che consentono l’impiego di acque contaminate, subordinandone il trattamento a una fase successiva al loro utilizzo.
Una previsione particolarmente preoccupante perché l’impiego di acque contenenti sostanze inquinanti nei circuiti di raffreddamento può comportare rischi di dispersione nell’ambiente, anche attraverso i processi di evaporazione, gli scarichi e la gestione dei residui.
Il problema assume particolare rilievo in presenza di contaminanti persistenti, come i PFAS, sostanze che possono accumularsi nell’ambiente e la cui diffusione deve essere prevenuta, non semplicemente affrontata dopo che si è verificata.
«È paradossale che una legge presentata come strumento di tutela dell’acqua possa consentire di utilizzare acque inquinate senza imporre preventivamente garanzie sufficienti contro la dispersione degli inquinanti. Non si può trasformare il raffreddamento dei data center in un ulteriore possibile percorso di contaminazione ambientale.»
Le associazioni chiedono quindi l’eliminazione delle deroghe al divieto di consumo d’acqua per il raffreddamento, l’esclusione dell’utilizzo di acque contaminate in assenza di rigorose garanzie preventive e l’obbligo di valutare tutti i fabbisogni idrici degli impianti, considerando la disponibilità della risorsa e gli utilizzi agricoli, civili e industriali già presenti.
La tutela delle risorse idriche è fondamentale anche per l’agricoltura, che rappresenta una componente essenziale dell’economia e dell’identità dei territori lombardi. Non è accettabile che i fabbisogni di grandi infrastrutture digitali possano compromettere la disponibilità d’acqua per le coltivazioni e la continuità delle attività agricole.
Energia: consumi enormi e infrastrutture da valutare
I data center possono richiedere potenze elettriche molto elevate e la realizzazione di nuove sottostazioni, linee di collegamento e sistemi di accumulo.
Non basta dichiarare che l’energia proviene da fonti rinnovabili: occorre verificare la reale sostenibilità dell’approvvigionamento, gli effetti sulla rete e le conseguenze territoriali delle infrastrutture necessarie.
Basta progetti spezzettati
È una delle questioni che le associazioni incontrano direttamente nei procedimenti autorizzativi: grandi interventi presentati attraverso progetti, lotti o infrastrutture separati, pur appartenendo a un’unica operazione.
«Non si può valutare un data center senza considerare insieme le sottostazioni, gli impianti energetici, i sistemi di accumulo e gli ampliamenti previsti. Il territorio subisce l’impatto complessivo, non quello dei singoli fascicoli amministrativi.»
La richiesta è di impedire espressamente il frazionamento artificioso dei progetti e garantire valutazioni ambientali e autorizzative riferite all’intero insediamento.
Isole di calore, dispersione degli inquinanti e rischi per la salute
I data center producono enormi quantità di calore che vengono disperse nell’ambiente attraverso i sistemi di raffreddamento. Un fenomeno che può contribuire ad aggravare le isole di calore, aumentando le temperature locali, soprattutto nei territori già caratterizzati da estati sempre più calde e da elevati livelli di inquinamento atmosferico.
Il problema non riguarda soltanto la temperatura. Le alterazioni del microclima possono influire anche sulla circolazione e sulla dispersione degli inquinanti atmosferici, modificando le condizioni di esposizione della popolazione. A ciò si aggiungono le emissioni dei gruppi elettrogeni di emergenza e gli altri impatti degli impianti.
«Non possiamo permettere che infrastrutture di queste dimensioni vengano autorizzate senza conoscere come il calore disperso influirà sulle temperature, sulla qualità dell’aria e sulla salute delle persone che vivono nelle aree circostanti.»
Le associazioni chiedono pertanto studi preventivi sulle isole di calore, sulla dispersione degli inquinanti e sugli effetti cumulativi sulla salute, considerando anche gli altri insediamenti industriali presenti nel territorio.
Anche il recupero del calore non può essere considerato automaticamente un beneficio ambientale: deve essere concretamente realizzabile e valutato insieme agli impatti e al consumo di suolo delle infrastrutture necessarie.
I comuni devono tutelare il territorio: l’interesse pubblico viene prima di quello privato
I Comuni devono esercitare pienamente le proprie competenze urbanistiche e valutare la compatibilità di ogni insediamento con le caratteristiche e le esigenze del territorio. Le scelte devono essere guidate dalla prevalenza dell’interesse pubblico, dalla tutela dell’ambiente, della salute e della qualità della vita dei cittadini, non dalle convenienze economiche degli operatori privati.
Quando un progetto non risponde a tali esigenze, le amministrazioni devono assumersi la responsabilità di negare le varianti urbanistiche richieste.
Trasparenza e diritti dei cittadini
«Chi vive in un territorio ha diritto di conoscere i progetti che lo trasformeranno e di partecipare alle decisioni prima che siano già state prese.»
Le associazioni denunciano le difficoltà che cittadini e comitati incontrano nell’accesso alla documentazione e nella partecipazione ai procedimenti autorizzativi.
Chiedono quindi maggiore trasparenza fin dalle prime fasi, documenti facilmente accessibili, tempi effettivi per presentare osservazioni e una mappatura pubblica di tutti i data center esistenti, autorizzati e programmati.
Chiedono inoltre regole chiare per i procedimenti in corso e per gli ampliamenti degli impianti già autorizzati.
Proposte concrete, ma resta la richiesta di moratoria
Le 49 pagine trasmesse alla Regione non si limitano a denunciare le criticità: contengono proposte puntuali di modifica della legge, elaborate proprio per evitare che le problematiche già riscontrate nei territori continuino a ripetersi.
La presentazione delle osservazioni non significa tuttavia condividere l’impostazione complessiva della disciplina regionale.
Terre Nostre e Comitato Ciarlasco ribadiscono il sostegno alla moratoria nazionale sui nuovi data center, richiesta dalla Rete dei Comitati Stop Data Center, e chiedono alla Regione Lombardia di farsene promotrice presso il Governo e il Parlamento.
«La Regione ha oggi l’opportunità di ascoltare chi questi problemi li affronta concretamente. Le nostre proposte nascono dall’esperienza sul campo e da un approfondito lavoro giuridico e tecnico. Ignorarle significherebbe rinunciare a correggere criticità che sono già evidenti nei procedimenti autorizzativi.»
«La transizione digitale non può procedere senza una pianificazione complessiva, senza limiti al consumo delle risorse e senza il coinvolgimento delle comunità. Il territorio non può continuare ad adattarsi alle esigenze dei grandi operatori: sono gli insediamenti che devono dimostrare di essere compatibili con il territorio.»








