Mentre il Governo Meloni dichiara lo stato di emergenza nazionale per Sicilia, Calabria e Sardegna dopo il “violento maltempo dei giorni scorsi”, promettendo generici ristori per salvare il “Pil turistico”, quasi nessuno richiama l’attenzione sul fatto che il 47,6% del consumo di suolo costiero del 2024 in Italia sia stato registrato proprio in queste tre Regioni. Lo fa invece il prof. Pileri, scrivendo una paradossale lettera al ciclone.
di Paolo Pileri
Harry ti presento la nostra politica, così provi tu a spiegarle alcune cose, con pieno rispetto per coloro che hanno subito i danni e che non c’entrano con quel che diremo.
Prima cosa: spiega loro che tu sei il primogenito di altri cicloni. Dopo di te potrebbe arrivare Sally, poi Tally, poi Wally e poi chissà chi altro. E, c’è da giurarlo, saranno più ciclonici di te. Ti sarai accorto anche tu che, all’indomani dei tuoi sferzanti colpi che hanno sollevato onde di decine di metri, tutti i luminari della politica hanno parlato di danni, soldi e ricostruzione, ma non dei tuoi genitori ovvero di papà “riscaldamento” e mamma “globale”. E del fatto che a loro volta sono figli del nostro dannato modello economico fuori controllo.
Di nuovo tutto tace. Pare che abbiano fatto la conta dei danni e dicano che si tratti di oltre un miliardo di euro tra coste siciliane, calabresi e del Sud della Sardegna. Ma nulla di più di questo sappiamo. Che cosa è stato danneggiato? Case? Strade? Muri di contenimento? Linee ferroviarie? Cavidotti? Fognature? Oppure i tanto amati, amatissimi, stabilimenti balneari che negli anni si sono allargati, espansi, rafforzati divorando metri su metri di spiaggia fino a gettare le loro finte strutture temporanee a un paio di metri dalla battigia?
Sono sicuro che tu, Harry, da scassinatore di coste, ti saresti aspettato di leggere sui giornali del giorno dopo la conta precisa del bottino e non una somma approssimata dentro la quale non distinguiamo nulla.
Quindi facciamo bene la domanda a ministri, sindaci e governatori ad interim. Premesso che tra ottobre e aprile sulle spiagge non dovrebbe esserci nulla e tutti gli stabilimenti balneari dovrebbero sparire, perché si tratta di strutture che devono essere amovibili, vorremmo sapere: quanti stabilimenti balneari non hanno smontato un bel niente in barba alle norme e/o al buon senso e hanno subito danni?; quanti di questi è impossibile smontarli perché anno dopo anno hanno gettato pavimentazioni in cemento, eretto piccoli edifici, fatto muretti, costruito depositi, etc.?; quanti stabilimenti si sono pure costruiti parcheggi?, e così via.
Questo vorremmo sapere. So che tu vorresti avere certezza che tutte queste “personalizzazioni” che hanno rubato spazio al mare di tutti, interpretando le concessioni balneari come una sorta di porto d’armi per rapinare spiagge, non godranno di alcun ristoro. Neanche un centesimo. Anzi, caro Harry, stai dando l’occasione ai governi di fare pulizia di chi ha approfittato delle concessioni per spalmare cemento e di ridare spazio alla natura delle spiagge.
Ricordiamo un dato che a te è noto (lo ripete da oltre 25 anni anche l’Agenzia europea dell’ambiente) e che in queste ore non esce dalle bocche cucite dei politici: il 29,2% delle coste siciliane tra zero e 300 metri è cementificato e quindi estremamente esposto ai possibili danni; il 29,65% della Calabria idem. E queste due Regioni continuano a costruire lungo le linee di costa infischiandosene del paesaggio, del pericolo, della natura e del mare: più 25 ettari in Sicilia; più 13 ettari in Calabria e più 13 ettari in Sardegna solo nel 2024, secondo i dati del Sistema nazionale protezione ambiente (Snpa, 2025). Il 47,6% del consumo di suolo costiero del 2024 è stato in queste tre Regioni.
E noi dovremmo ora ripagare con i soldi di tutti i danni di chi ha aggiunto cemento e asfalto lungo le coste, sapendo bene che è da tempo che si dice di smetterla (ribadisco: non mi riferisco a chi ha subito danni anche ingenti e non c’entra con il tema che sto affrontando)? Dovremmo ripagare chi non ha rimosso nulla nella stagione invernale? Chi ha allargato il camping? Chi ha ottenuto (forse) una licenza di costruzione per un parcheggio vista mare o l’ennesimo cambio di destinazione d’uso o chissà che?
Se formalmente purtroppo sono in regola (ma è tutto da dimostrare e inviterei il ministro e i governatori a cogliere l’occasione per farlo e pubblicare i risultati), dal punto di vista del buon senso ecologico e paesaggistico sono state trasformazioni insostenibili e che non si possono più vedere nel 2026, epoca che affoga nella crisi ecologica. Eppure, ci sono state. Eppure, in queste ore nessuno parla di fermare perentoriamente il consumo di suolo lungo le coste. Neppure Harry è riuscito a scuoterli e a farglielo dire. C’è da concludere che in questo Paese abbiamo un’abilità a perdere le occasioni per introdurre cambiamenti che potremmo fare un campionato mondiale e vincere a mani basse.
Una nota folkloristica ma assai seria. Tra gli stabilimenti balneari danneggiati ci potrebbero essere anche quelli di varie forze dell’ordine. Ho presente la spiaggia del Poetto a Cagliari dove c’è una infilata di lidi esclusivi per carabinieri, polizia, esercito, etc.. Non so se costoro siano stati inclusi nei rinnovi delle concessioni ma non credo. Se i loro stabilimenti si fossero, per caso, allargati negli anni (peraltro con soldi pubblici) e ora sono stati danneggiati, non è che proprio loro possono dare il buon esempio a tutte e tutti e demolire un po’ di pezzi indietreggiando per bene? Sarebbe un bel segnale. Glielo vogliamo suggerire?
Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo” (Laterza, 2024)
Articolo pubblicato su Altreconomia il 26.01.2026.






