Il nuovo ospedale di Cremona “immerso nel verde” comporterà l’abbattimento di centinaia di alberi adulti, consumo di suolo e tanto verde artificiale. È in corso la Conferenza di Servizi, ma le istituzioni pensano già alla prima pietra.
Un altro preoccupante fenomeno con cui tutti coloro i quali cercano di combattere il consumo di suolo e i molti problemi ambientali ad esso collegati devono fare i conti quotidianamente è quello della facilitazione e semplificazione autorizzativa e attuativa dei progetti potenzialmente impattanti sull’ambiente, finora normati da leggi e decreti sufficientemente severi per tenerli sotto controllo ma sempre più giudicati da buona parte dei politici di vario livello e colore come troppo rigidi e inattuabili in tempi ragionevoli per non pregiudicarne la fattibilità, mettendo a rischio lo sviluppo economico, l’occupazione e il benessere sociale. Così, allo scopo di fare in fretta, per arrivare in tempo ad acchiappare miracolosi finanziamenti e sovvenzioni, il contenuto del singolo progetto passa in secondo piano rispetto alla primaria necessità di ostacolare e ridurre ai minimi termini tempi e possibilità per Cittadini, Comitati e Associazioni ambientaliste di presentare osservazioni e partecipare attivamente all’ottimizzazione del progetto stesso, come invece sbandierato ai quattro venti sui media fin dal primo pubblico annuncio. Questo avviene per ogni tipo di progetto pubblico, che sempre più spesso viene “imposto” alla collettività in un format eccessivamente costoso, dannoso per l’ambiente, non rispondente alle reali esigenze dei cittadini e contrastando al massimo una loro possibile (e probabilmente proficua) partecipazione attiva. Ne trattiamo uno di strettissima attualità, riguardante la protesta inviata a media e istituzioni da tre cittadine della provincia cremonese, aderenti al Forum SALVIAMO IL PAESAGGIO, nei confronti dell’iter secondo il quale si sta sviluppando il progetto del nuovo Ospedale di Cremona e di come vengono osservate le procedure stabilite dalle leggi.
Invitiamo tutti i lettori/lettrici, che si sono trovati o si trovano di fronte a situazioni simili a quella sotto descritta (senza limitarsi a progetti che riguardino il settore della sanità pubblica), a descrivercela tempestivamente (scrivere a redazione@salviamoilpaesaggio.it, consentendoci di realizzare una nostra prima mappatura di questo fenomeno sul territorio nazionale).
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Ecco la lettera firmata dalle nostre amiche cremonesi, Dina Rosa, Maria Luisa Paroni, Laura Passerini.
Abbiamo letto con attenzione le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Comunale, Luciano Pizzetti, sulla volontà di posare entro il 2026 la “prima pietra” del nuovo ospedale di Cremona. Da cittadine, più che rassicurate, siamo molto preoccupate.
Quando un’opera pubblica è ancora sottoposta a Conferenza dei Servizi, a valutazioni tecniche, a prescrizioni e a confronti istituzionali, parlare già di “prima pietra” non è un segnale di fiducia nel futuro, ma di fretta politica. E la fretta, nelle grandi opere, è quasi sempre cattiva consigliera.
In questi mesi abbiamo assistito a un atteggiamento sempre più esplicito: le decisioni vengono presentate come irrevocabili, le procedure come meri passaggi formali e le osservazioni dei cittadini come interferenze fastidiose, soprattutto se arrivano da persone considerate “non qualificate” o numericamente irrilevanti.
Ma allora a cosa servono le procedure pubbliche?
A cosa serve la Conferenza dei Servizi, se l’esito è dato per scontato prima ancora che sia conclusa? E soprattutto: chi ha stabilito che una promessa elettorale possa valere più delle leggi che regolano le opere pubbliche?
Da cittadine non accettiamo l’idea che il voto autorizzi chi governa a correre ignorando regole, confronti e controlli. La democrazia non finisce il giorno delle elezioni: continua proprio nei procedimenti, nelle verifiche e anche nelle contestazioni.
La storia amministrativa italiana è piena di prime pietre posate per ragioni politiche e diventate, poco dopo, il simbolo di opere bloccate o ridimensionate da contenziosi. Chi oggi invoca gesti simbolici dovrebbe ricordare che una prima pietra posata fuori tempo può diventare un peso politico enorme.
Un ospedale non si costruisce a colpi di annunci.
Si costruisce rispettando le regole, accettando il confronto e riconoscendo che anche cittadini comuni, se informati e documentati, hanno il diritto di porre domande scomode e di proporre alternative, come è stato fatto chiedendo di valutare la riqualificazione dell’attuale Ospedale.
Dina Rosa, Maria Luisa Paroni, Laura Passerini







