Generano preoccupazione le limitazioni della libera fruizione dei Crateri Silvestri, tra addetti che indirizzano i visitatori verso i percorsi a pagamento e confusione nella indicazione degli itinerari.
Il nostro blog si occupa soprattutto di consumo di suolo, annessi e connessi, ma non disdegna (come è giusto che sia, per un Forum vicino alla realtà dei cittadini, ai problemi concreti, alle situazioni caratterizzate da cattive o gravemente carenti gestioni che si traducono in ingiustizie, iniquità e danneggiamenti ai diritti delle persone) di affrontare temi apparentemente estranei al nostro focus, ma in realtà ad esso strettamente collegati.
È il turno, stavolta, della gestione e fruizione pubblica dei beni comuni e riguarda nello specifico l’introduzione di un sistema di accesso a pagamento richiesto ai visitatori nell’area dei Crateri Silvestri del Parco dell’Etna e i conseguenti interrogativi relativi alla delimitazione delle aree interessate, al titolo giuridico posto a fondamento della richiesta del ticket e alle modalità concrete di gestione e controllo degli accessi. I Crateri Silvestri rappresentano uno dei principali punti di accesso turistico all’Etna e sono frequentati quotidianamente da cittadini, escursionisti e visitatori italiani e stranieri.
Questo “focus” ci è stato sollecitato da diverse segnalazioni ricevute in Redazione, tra le quali soprattutto quella di Zelia Romano, biologa specializzata in conservazione e gestione della fauna e degli ecosistemi naturali e guida ambientale escursionistica sull’Etna.
Dice Zelia: “Con questa comunicazione desidero portare alla Vostra attenzione una situazione che, a mio avviso, merita un approfondimento e un intervento da parte degli enti competenti. Mi riferisco a quanto accade ormai da tempo nell’area dei Crateri Silvestri, uno dei luoghi simbolo del nostro vulcano, patrimonio UNESCO e bene di straordinario valore naturalistico che dovrebbe rappresentare un patrimonio comune, fruibile in modo chiaro, trasparente ed equo da tutti i cittadini e dai visitatori.
Con grande rammarico osservo quotidianamente una gestione che appare poco chiara e, di fatto, limita la libera fruizione di un’area naturale che dovrebbe appartenere all’intera collettività. Ritengo che una risorsa così importante, capace di generare sviluppo e valorizzazione del territorio, non debba essere percepita come appannaggio di pochi né essere accompagnata da modalità di gestione che alimentano dubbi e disorientamento.
Ogni giorno assisto alla presenza di numerosi addetti che indirizzano sistematicamente i visitatori verso percorsi a pagamento, senza fornire informazioni complete sulle alternative eventualmente accessibili gratuitamente. Le aree soggette a pagamento, inoltre, non risultano sempre chiaramente delimitate o adeguatamente segnalate, rendendo difficile per il pubblico comprendere quali siano i limiti effettivi e quali servizi o aree siano realmente oggetto del pagamento richiesto.
Questa situazione genera inevitabilmente confusione. Mi capita frequentemente di essere avvicinata da turisti italiani e stranieri che chiedono chiarimenti perché non riescono a comprendere come muoversi correttamente all’interno dell’area, né quali siano i loro diritti e le eventuali limitazioni previste.

Personalmente ho avuto occasione, in più circostanze, di essere fermata con modi che ho percepito come intimidatori e poco rispettosi. Mi sono stati rivolti toni aggressivi, sono stata ripresa con video senza il mio consenso e mi sono state richieste le generalità da persone prive di qualunque elemento identificativo, distintivo o qualifica che consentisse di comprenderne il ruolo o i poteri. Tutto ciò è avvenuto mentre mi trovavo in aree nelle quali non era presente alcuna preventiva indicazione che ne vietasse l’accesso o che ne regolamentasse chiaramente la fruizione. Mi domando pertanto se tali modalità operative siano conformi alla normativa vigente e se tali richieste possano essere legittimamente avanzate da soggetti non identificabili.
L’aspetto che considero più preoccupante rimane tuttavia la progressiva compromissione della libera fruizione di un’area naturale protetta e riconosciuta a livello mondiale. Un sito di tale importanza dovrebbe garantire ai cittadini trasparenza, accessibilità e regole chiare, nel pieno rispetto dell’interesse pubblico.
Per queste ragioni desidero chiedere agli enti competenti di verificare attentamente la situazione e valutare ogni aspetto relativo alla tutela dell’uso pubblico dell’area, alle eventuali servitù di passaggio storicamente esercitate, alla corretta e uniforme applicazione della normativa vigente all’interno del Parco dell’Etna, ai vincoli paesaggistici esistenti e, soprattutto, alla necessità di individuare una soluzione definitiva, trasparente e condivisa che restituisca piena chiarezza nella gestione di questo luogo.
Scrivo questa lettera anzitutto come cittadina profondamente legata alla propria terra, ancora prima che come professionista. Amo profondamente l’Etna e la Sicilia, ed è doloroso assistere a situazioni che rischiano di danneggiare non solo il nostro patrimonio naturale, ma anche l’immagine della nostra regione agli occhi di chi la visita.
Credo sinceramente che la Sicilia abbia tutte le potenzialità per crescere e valorizzare il proprio patrimonio nel rispetto della legalità, della trasparenza e dell’interesse collettivo. I cambiamenti più importanti nascono spesso dall’attenzione verso problematiche che possono apparire piccole, ma che incidono concretamente sulla qualità della gestione del territorio e sull’esperienza di chi lo vive ogni giorno.
Mi auguro quindi che questa segnalazione venga presa nella dovuta considerazione e possa contribuire ad avviare una riflessione seria e, soprattutto, azioni concrete volte a garantire una gestione più chiara, equa e rispettosa di un patrimonio che appartiene a tutti”.
La società civile della Sicilia (insieme a quelle di gran parte delle Province e Regioni italiane interessate da questo fenomeno negativo) chiede urgentemente alle Istituzioni competenti di fare chiarezza e intervenire finalmente a eliminare le cattive e ingiuste gestioni che provocano gravi danni al nostro Paese e alla sua immagine a livello planetario.







