La Sezione delle autonomie della Corte dei conti ha approvato, con Delibera n. 14/SEZAUT/FRG/2026 depositata il 23 luglio 2026, il Referto sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico, nel quale si ricostruisce, tramite l’integrazione delle principali banche dati pubbliche disponibili, il quadro degli interventi programmati sul territorio nazionale e il loro stato di avanzamento. Il documento analizza lo stato dei finanziamenti, della spesa e dei cantieri in Italia dedicati alla difesa del suolo. Tra i punti chiave del documento emergono le risorse presenti e cantieri bloccati. La Corte sottolinea che la vera criticità non è la carenza di denaro, ma l’incapacità amministrativa del sistema di trasformare velocemente i fondi stanziati in opere pubbliche concluse.
A cura di Patrizia Pezzuoli (Salviamo il Paesaggio – Modena)
Per la prima volta vengono messe in relazione le informazioni provenienti dalla piattaforma ISPRA-IdroGEO, dal Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS), dalla banca dati BDAP-MOP e dalla piattaforma ReGiS dedicata al monitoraggio del PNRR.
È stato così possibile seguire gli interventi lungo l’intero ciclo della politica pubblica, dalla localizzazione del rischio all’avanzamento finanziario e procedurale.
L’analisi conferma che il dissesto idrogeologico è una condizione strutturale del territorio italiano. Oltre la metà dei Comuni (si legge nel documento) è esposta sia al rischio idraulico sia a quello da frana. Per la programmazione degli investimenti assume, tuttavia, rilievo non solo l’entità del rischio stesso ma, soprattutto, l’intensità dell’esposizione di popolazione, edifici, imprese e beni culturali.
Il report evidenzia che il 93% dei Comuni italiani è esposto a rischio idrogeologico (il 56,8% presenta sia rischio da frana sia idraulico, con picchi di oltre il 72% nel Centro-Sud e nelle Isole). Solo il 7% dei Comuni non presenta alcuna delle due criticità.
Secondo l’analisi della Corte dei conti dei dati di spesa e avanzamento (ReNDiS, BDAP-MOP e PNRR), su un totale di 28.276 interventi-lotto censiti nel ReNDiS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo), solo il 27% risulta effettivamente ultimato a fronte del forte aumento delle risorse economiche introdotte negli ultimi anni (programma ProteggItalia e fondi del PNRR),e la capacità amministrativa di tradurre i finanziamenti in cantieri chiusi è fortemente rallentata.
Circa il 32% delle opere deve ancora partire o non è nemmeno tracciata correttamente: ilNord del paese assorbe la quota maggiore dei progetti (46%) e delle risorse (40%), seguito da Sud (31%), Centro (16%) e Isole (13%). Le opere si concentrano soprattutto nei piccoli Comuni.
Un dato, che emerge dal documento, evidenzia una forte criticità nel flusso di cassa e nella capacità di spesa con ritardi nei pagamenti (BDAP-MOP): Su un campione di oltre 3,17 miliardi di euro monitorati, è stato erogato solo il 41,3% dei pagamenti (circa 1,31 miliardi), mentre gli enti locali hanno dovuto anticipare 298 milioni di euro di tasca propria.
L’attuazione del PNRR (ReGiS) rimane ferma al 44,4% a fronte di un 79% di risorse già impegnate. Su 1.350 progetti analizzati (misura M2C4I2.1 per il rischio idrogeologico, pari a 1,89 miliardi di euro), a fronte di un 79% di risorse impegnate, i pagamenti si fermano al 44,4%. Inoltre circa 369 progetti con tassi di avanzamento bassissimi sono spariti dal sistema di monitoraggio: tra febbraio e giugno 2026, i progetti monitorati sono scesi da 1.704 a 1.335. I 369 interventi usciti dal sistema ReGiS (concentrati in Emilia Romagna, Marche, Calabria e Toscana) avevano percentuali di pagamento bassissime (0,3%-19,4%), segnalando blocchi o definanziamenti piuttosto che completamenti.
Tra le cause dei ritardi il report evidenzia: governance frammentata, la carenza nei comuni minori, emergenza/programmazione, banche dati che non dialogano.
Le competenze sono frazionate tra una moltitudine di soggetti (Ministeri, Regioni, Commissari straordinari, Autorità di bacino, Protezione civile e Comuni) che generano burocrazia e rallentano i processi decisionali.
Nei piccoli Comuni si soffre una grave mancanza di competenze tecniche e risorse umane necessarie per la progettazione e la gestione delle gare: un problema reale e molto sentito a causa della carenza di personale qualificato (ingegneri, architetti e progettisti) e della complessità burocratica legata al Nuovo Codice dei Contratti Pubblici e alla gestione dei fondi, in particolare quelli del PNRR. Le piante organiche ridotte all’osso e il blocco del turnover degli anni passati hanno creato un vero e proprio imbuto operativo, rendendo difficile sia la progettazione sia la gestione delle gare d’appalto.
Una grave carenza emersa, inoltre, è dovuta alla mancanza di interoperabilità tra i registri nazionali (ReNDiS, BDAP-MOP, ReGiS), che rende difficile tracciare il reale ciclo di vita delle opere creando frammentazione del dato, rischio di errori e disallineamenti, aggiornamenti tardivi o parziali su una piattaforma con discrepanze tra lo stato reale dell’opera e quello visualizzato dai diversi Ministeri vigilanti. Nel report si evidenziano banche dati inaffidabili: l’efficacia dei monitoraggi è fortemente limitata da errori di compilazione, codici mancanti e scarsa tracciabilità (oltre 9.000 interventi hanno la tipologia di dissesto “non definita”).
Tra le raccomandazioni finali per la Corte dei conti, l’assegnazione dei fondi non deve basarsi solo sulla presenza del rischio, ma sull’effettiva esposizione di popolazione, edifici, imprese e patrimonio culturale con l’obiettivo di passare da un’inefficace gestione dell’emergenza a una programmazione ordinaria e stabile, in grado di trasformare i finanziamenti in opere effettivamente concluse.
Tratto da:
Dissesto idrogeologico, fondi disponibili ma opere in ritardo
Dissesto idrogeologico, Corte dei Conti: ciclo degli interventi pubblici e stato di attuazione







