Il 27 ottobre 2026 SNPA ha presentato la nuova edizione del Rapporto sul consumo di suolo, con la cartografia aggiornata al 2025. SuoloData, sito nato per rendere realmente leggibili le trasformazioni, incrocia i numeri nazionali con oltre 8.000 dossier comunali per capire cosa significa davvero l’accelerazione rispetto al 2024.
Di SuoloData
Articolo originale del 28.10.2026 pubblicato su suolodata.it.
In sintesi
Nel 2025 l’Italia ha artificializzato altri 10.243 ettari (consumo lordo), con un saldo netto di 9.497 ettari dopo i ripristini — +22,4% rispetto al 2024 e il valore più alto dal 2012. Lo stock cumulativo sale al 7,19% del territorio nazionale. I ripristini crescono (~746 ettari/anno), ma restano una frazione del consumo. Il ritmo medio supera 280.000 m² al giorno.

Ogni anno ISPRA e le ARPA/APPA del SNPA producono la cartografia ufficiale del consumo di suolo: una base open (licenza CC BY 4.0) che alimenta pianificazione, contenzioso, ricerca e — da parte nostra — la pipeline SuoloData. L’edizione 2026 non è un aggiornamento tecnico di routine: segnala un’accelerazione rispetto al biennio che avevamo analizzato nell’articolo sulla Nature Restoration Law, quando il 2024 era già «anno record» del decennio.
Cosa rilascia ISPRA nel 2026 (e cosa misura)
Il pacchetto 2026 si articola in tre livelli complementari, spesso confusi nei titoli di cronaca:
- Rapporto SNPA «Consumo di suolo, ecosistemi urbani e stato del territorio» (ed. 2026, presentato a Roma il 27 ottobre): sintesi nazionale, focus su coste, vincoli, ecosistemi urbani, impermeabilizzazione permanente.
- Carta nazionale al 2025 e layer dei cambiamenti 2024–2025 sul repository SNPA (shapefile, indicatori comunali/provinciali/ regionali).
- Annuario «Ambiente in Italia 2025» e aggiornamento della Banca dati indicatori ambientali: quadro sistemico oltre il solo suolo.

SuoloData utilizza la serie storica SNPA (2006 → anno corrente) e la incrocia con ISTAT per la diagnosi demografica. Non sostituiamo il rapporto ufficiale: lo rendiamo navigabile a scala comunale, con KPI, mappe e simulazioni di traiettoria.
2024 vs 2025: il salto quantificato
Il confronto anno su anno è il cuore del messaggio ISPRA. Il 2024 aveva già segnato un picco decennale (7.850 ettari netti, ~23 ettari/giorno). Il 2025 sposta ancora l’ago della bilancia.


L’incremento netto percentuale annuo dello stock (suolo già consumato) ha raggiunto lo 0,44% nel 2025: ISPRA sottolinea che è circa il doppio della crescita registrata dieci anni prima. Tradotto in linguaggio urbanistico: non stiamo «compensando» con rigenerazione; stiamo espandendo la footprint artificiale più velocemente di quanto la popolazione e gli obiettivi europei consentirebbero.
Permanente, reversibile, ripristino: tre velocità diverse
Il consumo «lordo» nasconde dinamiche diverse. Il Rapporto 2026 distingue:
- 14,6 km² di nuovo consumo permanente nel 2025 (cantieri chiusi, infrastrutture consolidate).
- Altri 12 km² passati da reversibile (2024) a permanente: suolo che sembrava «recuperabile» e invece si sigilla.
- Impermeabilizzazione netta +26,6 km² sommando permanente e conversioni — tema centrale per pioggia e allagamenti (approfondimento SuoloData).
I ripristini (~7,5 km² lordi) migliorano rispetto al 2024, ma restano insufficienti a invertire il saldo. È lo stesso schema già visibile nel biennio 2023–2024 (rapporto ~6% di ripristino sul lordo): la direzione europea punta a consumo netto zero; i dati 2025 si muovono nella direzione opposta.
Dove si perde suolo nel 2025
Lo stock più alto resta concentrato nel Nord-Economico: Lombardia (12,27%), Veneto (11,87%), Campania (10,65%). Ma le maggiori perdite annuali del 2025 si spostano verso il Centro-Sud e le isole:


Il Lazio registra il tasso di incremento relativo più alto (+1,01% sullo stock artificiale esistente), seguito da Sicilia e Puglia. Valle d’Aosta e Liguria restano sotto i 50 ettari annui — segnale positivo solo se letto nel contesto dello stock già altissimo lungo la costa ligure (quasi metà della fascia 0–300 m artificializzata in Liguria e Marche).
Coste, vincoli, città: tre pressioni sovrapposte
Il Rapporto 2026 ribadisce tre tensioni che SuoloData monitora nei dossier:
Fascia costiera. Entro 300 m dal mare la quota di suolo consumato (~22,9%) è circa tre volte la media nazionale. Basilicata e Molise mostrano gli incrementi percentuali più alti lungo la serie 2006–2024 in quella fascia; Liguria e Marche hanno i valori assoluti più critici.
Aree vincolate. Nel 2024 ISPRA contava +1.521 ettari in aree tutelate (artt. 142 e 136 Codice Urbani); tra 2006 e 2024 oltre 24.400 ettari persi in vincolo. La Campania resta la regione con la quota più alta di suolo consumato in area vincolata.
Ecosistemi urbani (NRL). A un anno dall’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1991, quasi l’80% dei comuni «Degurba» soggetti ha ancora saldo positivo di consumo; nel 2025 si registrano perdite di 4.231 ettari di spazi verdi urbani e 320 ettari di copertura arborea negli ecosistemi urbani monitorati — in diretta collisione con l’obiettivo 2030 di non perdita netta rispetto al 2024.
Demografia e suolo: il paradosso si accentua
ISPRA sottolinea che consumo e popolazione non camminano più insieme: anche con comuni in declino demografico, la superficie artificiale continua a crescere. Il suolo consumato pro capite sale verso 367 m²/ab nel 2025 (circa +2 m² rispetto al 2024), rispetto ai 347 m²/ab del 2006.
È esattamente il campo della diagnosi SuoloData: incrociare Δ suolo e Δ popolazione per distinguere sviluppo compatto, stagnazione e spreco critico. Quando il Rapporto nazionale accelera, di solito non è «colpa» di pochi megaprogetti: è la somma di migliaia di micro-trasformazioni comunali — logistiche, fotovoltaico a terra, ampliamenti diffusi — che nei dossier si vedono meglio che nei titoli nazionali.
Cerca il tuo comune nella mappa SuoloData: stock, delta annuo, classe diagnostica e indicatori di danno idrico, CO₂ e PM10 derivano dagli stessi input ISPRA normalizzati.
Costo ecologico ed economico
Il Rapporto stima che tra il 2024 e il 2025 la perdita annua di servizi ecosistemici attribuibile al nuovo consumo si aggira tra 605 e 739 milioni di euro. Sul periodo 2006–2025 il capitale naturale non più disponibile è valutato tra 21,9 e 27,8 miliardi di euro; la componente idrologica domina (deflusso superficiale da suolo sigillato).
SuoloData traduce parte di questa logica a scala comunale (danno idrico, carbonio, PM10) per rendere comparabili territori con diversa vocazione e densità. Non è una valutazione contabile ufficiale — è un supporto alla prioritizzazione degli interventi di de-sealing e rigenerazione.
Come usare SuoloData dopo il Rapporto 2026
- Verifica la traiettoria comunale — confronta gli ultimi anni SNPA con la popolazione ISTAT; chiediti se il consumo è giustificato da domanda reale o da sprawl.
- Incrocia rischio e consumo — layer idraulico/frana ISPRA e consumo recente (vedi anche suolo impermeabile e pioggia).
- Prepara il 2030 NRL — per i comuni Degurba, monitora verde e copertura arborea (guida copertura arborea) e collega al hub NRL.
- Scarica open data — serie nazionale CC BY e metodologia in consumo-di-suolo.
Letture collegate nell’Osservatorio
- Nature Restoration Law e biennio 2023–2024 — baseline prima dell’accelerazione 2025.
- Bozza PNR 2026 — cosa chiede Bruxelles mentre il suolo accelera.
- Isole di calore e consumo di suolo — perché ogni ettaro sigillato modifica il microclima.
Fonti
- ISPRA/SNPA — Sintesi Rapporto consumo di suolo 2026 (PDF)
- ISPRA — Dati e cartografia consumo di suolo
- Geoportale consumosuolo.isprambiente.it
- ISPRA — Ambiente in Italia: Annuario dati ambientali 2025
Elaborazioni grafiche Figura 1–2: SuoloData su dati ISPRA/SNPA. I numeri comunali nei dossier possono differire per arrotondamenti o revisioni cartografiche successive; fare sempre riferimento alla cartografia ufficiale per atti amministrativi.
SuoloData. Rapporto ISPRA 2026 | SuoloData. https://suolodata.it/osservatorio/rapporto-ispra-consumo-suolo-2026. Elaborazione SuoloData.it su dati ISPRA/SNPA e ISTAT (CC BY 4.0).
Immagine in alto: © Unsplash – eesofuffzich.







