A Luserna San Giovanni (TO) l’ampliamento dello stabilimento della Caffarel comporterà l’eliminazione dell’alberata di via Monte Granero, per facilitare l’accesso dei mezzi pesanti. Il Tar, davanti al quale alcuni cittadini hanno impugnato il progetto, il 13 gennaio ha respinto la richiesta di sospensione dei lavori. Il Circolo Legambiente Val Pellice chiede la revisione del progetto e il rispetto delle norme che definiscono come prioritaria la tutela dell’ambiente e del paesaggio.
del Circolo Legambiente Val Pellice
Circolo Legambiente Val Pellice ritiene necessario ribadire la propria posizione in merito all’abbattimento del viale alberato di via Monte Granero, anche alla luce della recente ordinanza del TAR.
Desideriamo innanzitutto chiarire, ancora una volta, che il Circolo non si oppone all’ampliamento dello stabilimento Caffarel. Riteniamo però fuorviante sostenere che l’intervento non possa proseguire senza l’abbattimento del viale alberato: il passaggio dei Tir può essere consentito attraverso la gestione dei flussi e la potatura degli alberi. Inoltre, considerando che l’ampliamento dell’area produttiva risulta già realizzata con la costruzione del nuovo capannone, appare poco credibile che un soggetto economico, quale è Lindt, possa rinunciare all’utilizzo di nuovi spazi e di un simile investimento per mere questioni di comodità nell’accesso dei mezzi pesanti.
L’emergenza relative all’accesso manifestata in seguito alle proteste per l’abbattimento previsto “a progetto. Ma come è possibile che un progetto di ampliamento aziendale, conforme al Piano Regolatore Generale del Comune (PRGC), preveda l’abbattimento di un’alberata tutelata dal Piano stesso? E inevitabile chiedersi se Amministrazione comunale sia realmente non in grado di resistere a eventuali pressioni di un soggetto privato o se tali condizioni di emergenza e contraddizione non siano state create proprio dalle scelte dell’Amministrazione stessa. Per chiarezza: eliminare la tutela di un bene paesaggistico (bene pubblico) da un Piano Regolatore per consentire l’iniziativa privata (interesse privato) richiede un percorso istituzionale, aperto e partecipato, di revisione del Piano, non una banale scelta dell’Amministrazione.
Siamo perfettamente consapevoli che l’ampliamento di un’attività produttiva possa generare nuova occupazione, esigenza particolarmente sentita in una Valle che vive una situazione socio-economica complessa. In questo, una chiarezza sui numeri aiuterebbe il dibattito: il sindaco ha prima citato 50 nuovi posti, poi 150, mentre i sindacati ne stimano tra 21 e 42. Ma, ad ogni modo, una ennesima riproposizione del conflitto ambiente lavoro appare logora e del tutto novecentesca, oltreché semplicemente infondata in questo caso.
Il Comune di Luserna ha autorizzato l’abbattimento, nonostante i divieti del PRGC, facendo leva sull’incolumità pubblica. Pur prendendo atto, con sconcerto, dell’ordinanza del TAR, che ha ritenuto prevalente l’interesse all’incolumità pubblica rispetto alla tutela paesaggistica prevista dal Piano Regolatore, è evidente a tutti che qui non sia un evento esterno, non prevedibile, a richiedere l’abbattimento del bene paesaggistico, ma bensì la stessa scelta dell’Amministrazione, presa in contrasto con il proprio PRGC.
Ricordiamo che la tutela del paesaggio, sancita dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (DLgs. 42/2004) e dall’ Articolo 9 della Costituzione, rappresenta un valore primario e assoluto, prevalente su altri interessi pubblici e privati, compresi quelli edificatori. Il valore del viale alberato di via Monte Granero non risiede nella singola pianta, ma nel suo ruolo paesaggistico: esso costituisce l’asse prospettico di accesso a Villa Giorcelli, edificio di fine Ottocento in stile francese, tra le ville storiche più significative della Valle. Temiamo quindi che il richiamo all’incolumità pubblica possa essere il pretesto per consentire un intervento altrimenti difficilmente autorizzabile.
Per queste ragioni riteniamo insufficiente e inadeguata la proposta di compensare l’abbattimento di una ventina di tigli piantando 100 nuovi alberi nel cosiddetto “parco” previsto da Lindt. Non è una questione numerica, qui non c’entra nulla la CO2, i termini sono paesaggistici ed urbanistici. L’area individuata non ha le caratteristiche di un parco urbano, ma appare piuttosto come un insieme di spazi residuali destinati principalmente a parcheggi e manovra dei TIR, ben lontani dall’idea di un luogo fruibile dalla cittadinanza. In un percorso realmente partecipato, qualora l’abbattimento fosse stato davvero inevitabile – ipotesi di cui continuiamo a dubitare – sarebbe stato possibile individuare soluzioni alternative, orientate al miglioramento della qualità della vita nelle zone limitrofe allo stabilimento, senza ricorrere un “parco” che di parco ha ben poco.
Il Circolo Legambiente Val Pellice continuerà, come sempre, a sollecitare le Amministrazioni locali al pieno rispetto delle norme, alla trasparenza e all’adozione di processi partecipativi nelle decisioni che riguardano il futuro della nostra Valle, nell’esercizio del nostro ruolo cittadini e cittadine attive. Gli amministratori pubblici hanno il dovere di tutelare l’interesse generale e di non anteporre ad esso esigenze private, per quanto economicamente rilevanti.
21.01.2026
Circolo Lagambiente Val Pellice






