Matilde Casa ph: Maria Cariota

Il Pratone Parella incontra Matilde Casa: “Sono sempre stata trattata come il caso unico, non ripetibile. Invece dovrebbe essere la prassi”

A Torino la ex sindaca simbolo del contrasto al consumo di suolo ha raccontato la sua esperienza nel Comune di Lauriano, dove ha eliminato previsioni edificatorie dal Piano Regolatore, contrastato il fotovoltaico a terra, garantito una gestione efficiente dell’acqua pubblica

del Comitato Salviamo i Prati (Torino)

Domenica 11 maggio al Pratone Parella, sotto una calda nevicata di batuffoli di pioppi, tra i cespugli rigogliosi dopo tanti giorni di pioggia, abbiamo avuto la fortuna di accogliere Matilde Casa, la ex sindaca di Lauriano (comune di 1.500 abitanti a meno di 40 km da Torino), e di discutere della sua esperienza insieme a vari comitati della città.

La ex sindaca inizia raccontando dell’alluvione che il 17 aprile scorso ha duramente colpito, insieme ad altri comuni, Monteu da Po, San Sebastiano e Lauriano, dove in poche ore sono cadute un terzo delle precipitazioni annuali, rendendo incontenibili le acque dei rii collinari. Case invase da un metro e mezzo di fango, strade sommerse, auto travolte. Un disastro a cui i media non hanno dato quasi risalto.

I terreni, in parte franosi, su cui l’amministrazione di Lauriano guidata da Matilde Casa dal 2008 al 2023, che ha preceduto quella attuale, aveva impedito la costruzione di 40 villette, si trovano proprio sopra l’area coinvolta. Se si fosse costruito, la situazione sarebbe stata ancora più grave.

Per la Variante al Piano Regolatore approvata nel 2013, che cambiava la destinazione d’uso di quei terreni, trasformandoli da edificabili ad agricoli, la sindaca fu denunciata dal proprietario e processata per abuso d’ufficio (che avrebbe comportato fino a un massimo di tre anni di reclusione), con la richiesta di un risarcimento di circa 200.000 euro. «È stato strano trovarmi davanti a un Pubblico Ministero che diceva: “Ma lei capisce che ha fatto una cosa tremenda? Ha bloccato un imprenditore che voleva costruire 40 belle villette”». Nel 2016 fu assolta con formula piena; a pesare sulla decisione del giudice la perizia tecnica sul dissesto idrogeologico. «Noi viviamo in zone in cui un terzo delle abitazioni sono vuote, quindi non c’è necessità di averne di nuove», spiega Matilde Casa. «C’è anche un discorso di paesaggio. Il basso Monferrato sta vivendo un grande sviluppo turistico, molta gente cerca queste zone più tranquille».

Negli stessi anni il Comune rinuncia a un finanziamento di 500.000 euro già stanziato dalla Regione Piemonte, ottenuto dall’amministrazione precedente, per il progetto di una scuola elementare che avrebbe dovuto essere realizzata nell’area che si trova appena sotto quella interessata dalla variante. «Non aveva senso. Come per le 40 villette c’erano consumo di suolo, danno al paesaggio, rischio idrogeologico. Ma si aggiungeva il fatto che fare una scuola per 60 bambini fuori dal concentrico impoverisce la vita del paese. Abbiamo rinunciato al contributo regionale e abbiamo acquistato e ristrutturato un edificio abbandonato del Cottolengo, all’interno del comune, spendendo 800.000 euro, diluiti negli anni. I paesi stanno morendo. La sopravvivenza dei negozietti, dei bar, delle scuole ne salva il cuore pulsante».

Salvaguardia del territorio per Matilde Casa vuol dire necessariamente anche corretta gestione dell’acqua pubblica. Lauriano in quegli anni fu il primo comune piemontese a installare la casetta dell’acqua. «L’avevo proposta agli altri comuni e la risposta era stata: “Chi vuoi che venga a prendere l’acqua pubblica?!”. Invece si formavano code e avevo dovuto firmare ordinanze per fare in modo che tutti potessero usarla. Ebbe un grande successo, facendo risparmiare quintali di plastica».

Per 10 anni Matilde Casa è stata anche presidente dell’Assemblea dei Sindaci del Consorzio dell’Acquedotto del Monferrato, composto da 101 piccoli comuni dell’astigiano, dell’alessandrino, più sette del torinese. Gli utili, a differenza di quanto avviene a Torino e negli altri comuni serviti da Smat, vengono integralmente reinvestiti dal Consorzio nelle infrastrutture. L’acqua pubblica al cento per cento.

Abbiamo chiesto alla ex sindaca quali potrebbero essere gli strumenti e le soluzioni per riuscire a contrastare le politiche speculative che continuano a distruggere i luoghi in cui abitiamo, come avviene in molte zone di Torino (emblematico il caso del Parco del Meisino, dove sta sorgendo il Centro per l’educazione sportiva e ambientale che distruggerà un’area naturale unica in città e zona di protezione speciale in base alla normativa comunitaria) e nei comuni limitrofi (come sta accadendo per la Gronda – Tangenziale Est, a cui sta lavorando la Città Metropolitana, che dovrebbe collegare le Autostrade A21 e A4, attraversando la collina del chierese e del gassinese, con gallerie e viadotti, devastando l’area che aveva ottenuto il riconoscimento Mab Unesco). «Su questo non sono molto ottimista», ha risposto la ex sindaca. «In tanti anni non ho visto grandi cambiamenti. Basti dire che non c’è ancora una legge nazionale contro il consumo di suolo. Ho scoperto di essere stata la prima in Italia ad aver fatto un Piano Regolatore che diminuiva le superfici edificabili. Sono stata sempre trattata come il caso unico, l’esempio non ripetibile. Ma non dovrebbero essere casi isolati. Dovrebbe essere la prassi».

«Il fatto stesso che per fare delle azioni positive ci voglia coraggio la dice lunga; non bisognerebbe avere coraggio ma semplicemente applicare buone pratiche. È anche una questione di opportunità economica». Spiega che, per chi costruisce ristrutturare costa di più che costruire ex novo, ma troppo spesso gli amministratori considerano l’edificazione solo per il ritorno economico (grazie all’incasso da parte del comune degli oneri di urbanizzazione); questo è vero solo nel breve periodo. Nel lungo periodo le urbanizzazioni costano tantissimo, per la manutenzione delle strade, l’illuminazione, i sottoservizi, ecc.

«Sono stata rivotata ogni volta con una percentuale superiore, quindi alla fine forse fare certe scelte paga. Ci sono due cose importanti nell’amministrareconclude la ex sindaca – devi essere onesto e avere una visione, cioè avere presente dove vuoi arrivare, che tipo di società vuoi avere. Una società piena di cemento, che alla prima pioggia si riempie d’acqua dappertutto, non fa parte della mia visione».

Salutiamo Matilde Casa con la promessa di ritrovarci presto in altre occasioni e ricordiamo ai presenti che la sua storia è dettagliatamente raccontata nel libro che ha scritto a quattro mani con Paolo Pileri Il suolo sopra tutto. Cercasi “terreno comune”: dialogo tra un sindaco e un urbanista (Altreconomia 2017).

Terminiamo la giornata al suono dei tamburi della Abou Samb Band e delle danze africane, che siamo riusciti ad organizzare grazie alla collaborazione con i residenti del La Salette, assieme ai quali in questi anni abbiamo creato una vera e propria comunità e con cui continuiamo a prenderci cura del Pratone Parella, piccolo angolo di natura urbana che grazie alla lotta dei cittadini è riuscito a sopravvivere alle politiche prepotenti e brutali che da anni governano la nostra città.

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