Dati sconfortanti emergono dal recente report “Le bonifiche in stallo”
È stato recentemente presentato il rapporto “Le bonifiche in stallo”, a conclusione della Campagna itinerante di ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato”, mirato ad accertare lo stato delle bonifiche dei Siti di Interesse Nazionale. Il rapporto ha evidenziato, oltre a gravi ritardi di tipo amministrativo, una media molto bassa di ettari bonificati annualmente e un numero elevato di reati accertati di omessa bonifica. Gravi indicatori, considerando che nei SIN e nei SIR – Siti di Interesse Regionale monitorati per gli aspetti sanitari (progetto “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità) risiedono 6,2 milioni di persone, a dimostrazione di come sia difficile fare giustizia a favore della popolazione…
Solo il 24% (pari a 29.266 ettari) della matrice suolo dei 41 SIN perimetrati (sui 42 censiti dal MASE, per un’area di 148.598 ettari ubicati in tutte le regioni, escluso il Molise) è stata caratterizzata, individuando almeno la tipologia e la diffusione dell’inquinamento, fondamentali per studiare i necessari interventi. Appena il 5% del terreno di queste aree (pari a 6.188 ettari) dispone di progetto di bonifica o messa in sicurezza approvato e solo il 6% dei suoli (7.972 ettari) ha completato la bonifica.
La tendenza non cambia per le falde per le falde: il piano di caratterizzazione è stato eseguito solo per il 23% delle acque sotterranee, mentre si scende al 7% per quelle che vantano un progetto di bonifica o messa in sicurezza approvato, e ancora più bassa (2%) è la percentuale dei procedimenti di bonifica conclusi.
La delusione e la preoccupazione aumentano se si considerano gli 11 ettari bonificati all’anno, rispetto agli oltre 140.000 ettari che restano da bonificare nei SIN in Italia. Se tutto andasse bene, a questi ritmi occorrerebbero ancora 60 anni per vedere la bonifica completata: tempo che si dilaterebbe a centinaia di anni per i SIN meno fortunati… Un po’ meglio per i SIR, secondo recenti dati pubblicati da ISPRA, che dichiarano 38.556 siti interessati da bonifiche, 16.365 dei quali con procedimento in corso (42%) e 22.191 con procedimento concluso (58%). In queste aree oggetto di studio, sempre secondo lo studio “Sentieri”, si registra “un eccesso di mortalità e di ospedalizzazione rispetto al resto della popolazione”.
Riguardo ai reati omessa bonifica, altro aspetto allarmante, dal 1° giugno 2015 (entrata in vigore della legge sugli ecoreati che prevede questo delitto specifico) al 31 dicembre 2023, sono 35 i reati di omessa bonifica accertati dalle forze dell’ordine su 241 controlli effettuati. Un reato ogni 6,8 controlli, 50 denunce e 7 arresti. Si segnala l’elevato numero dei controlli (141) eseguiti in Liguria.
La classifica regionale vede saldamente in testa la Sicilia, con 17 reati, seguita piuttosto lontano da Lazio e Lombardia, con 5 reati a testa. Seguono la Calabria, con 3 reati, e la Campania, con 2 reati.
Sempre la Sicilia al comando della classifica delle denunce (ben 25 tra enti, imprese o persone fisiche) e quella dei sequestri (6).
Nel report, risalta particolarmente il divario tra quanto previsto dalla normativa e quanto realizzato nella pratica. La legge prevede 18 mesi di tempo per completare i primi step del processo amministrativo per procedere alle bonifiche dei SIN: caratterizzazione del sito, analisi dei rischi associati alla presenza delle sostanze inquinanti rilevate, predisposizione del POB o della messa in sicurezza operativa/permanente). Ma, come abbiamo visto, in realtà il completamento di tali fasi richiede anni o addirittura decenni.
Inoltre, emerge l’assenza di una strategia nazionale delle bonifiche, che potrebbe contribuire a rendere più rapido il risanamento dell’ambiente. Secondo stime di Confindustria, le risorse necessarie per bonificare i SIN presenti in Italia ammontano a circa 10 Mld di euro e, se le opere partissero oggi, in appena 5 anni si creerebbero quasi 200.000 posti di lavoro, con un ritorno nelle casse dello Stato di quasi 5 miliardi di euro fra imposte dirette, indirette e contributi sociali.
Una Roadmap nazionale con 12 priorità: Le associazioni coinvolte nella Campagna hanno anche presentato una loro Roadmap nazionale, che comprende 12 priorità, suddivise in tre grandi aree di intervento (governance con aspetti normativi e procedurali, integrazione degli aspetti sanitari, reindustrializzazione per piccoli lotti”) per accelerare il processo di bonifica: 1) recepimento e armonizzazione, anche in Italia, delle migliori esperienze di programmi e percorsi già esistenti in ambito internazionale; 2) miglioramento della gestione, grazie a una maggiore collaborazione tra le diverse autorità coinvolte; 3) integrazione dei finanziamenti e incentivi disponibili, aumentando i finanziamenti pubblici e privati per i progetti di bonifica e creando incentivi per le aziende che investono in tecnologie di decontaminazione; 4) affrontare alcuni nodi normativi chiave come la semplificazione delle procedure, a partire dal D. Lgs. 152/2006, che prevede iter complessi e articolati per la bonifica dei siti contaminati; 5) chiarire ruoli e responsabilità; 6) adottare un approccio di governance dell’iter di bonifica, che tenga conto non solo di obiettivi quali-quantitativi realistici e funzionali alla bonifica ma ponga anche l’elemento temporale al centro del percorso e degli obiettivi da raggiungere; 7) garantire formazione e aggiornamento continuo, soprattutto del personale di amministrazioni comunali e provinciali; 8) armonizzare gli studi epidemiologici nei territori inquinati e pianificarne di nuovi, coinvolgendo direttamente i cittadini; 9) rafforzare il principio “chi inquina paga” rendendolo funzionale all’iter di bonifica e superando l’ambiguità interpretativa; 10) indirizzare i progetti di bonifica verso nuove e attuali tecniche di bonifica, più sostenibili ed efficaci di quelle tradizionalmente usate privilegiando gli interventi locali in situ e on site rispetto a quelli off situ, che portano invece i rifiuti delle bonifiche lontani dall’area da disinquinare; 11) implementare sistemi partecipati di monitoraggio per permettere alla popolazione di seguire i progressi dei progetti di bonifiche; 12) strutturare tavoli territoriali partecipati e continuativi, coinvolgendo amministratori locali, aziende, esperti e tecnici, cittadini e associazioni, istituzioni regionali e nazionali.
Va rilevato, infine, un ultimo dato evidenziato dal rapporto: il problema delle bonifiche riguarda anche l’Europa. L’EEA ha stimato l’esistenza di 2,8 milioni di siti contaminati in Europa, ma solo 1,4 milioni sono quelli registrati, solo l’8,3% (115.385) dei quali effettivamente bonificato e appena lo 0,7% (10.548) sotto procedura di bonifica.
SCARICA QUI il report sullo stato delle bonifiche in Italia.






