L’aumento significativo del consumo di suolo ha amplificato notevolmente gli effetti dell’isola di calore urbana in Italia. Il fenomeno si assesta su valori pari o superiori a 3° C nella maggior parte dei capoluoghi di regione. In alcuni di questi risulta particolarmente intenso (Aquila 7,8 °C, Torino 6,5 °C, Genova 6,3 °C, Trieste 6,3 ◦C, Trento 6,1 ◦C, Aosta 5,9 ◦C). La ricerca di Cnr Ibe e Ispra ha monitorato il fenomeno, tra giugno e agosto, nel decennio 2013-2023, con risultati che forniscono preziose indicazioni per le amministrazioni che dovrebbero occuparsi della gestione delle condizioni ambientali critiche delle aree urbane
Nell’ambito del progetto Mirificus (Monitoraggio degli interventi di riforestazione per l’isola di calore urbana tramite i satelliti), uno studio coordinato dal Cnr-Ibe (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per la BioEconomia), in collaborazione con Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ha analizzato il fenomeno delle isole di calore superficiali (SUHI) nei venti capoluoghi di regione italiani.
La ricerca, intitolata Indagine sull’isola di calore urbana superficiale (SUHI) mediante due approcci basati sul telerilevamento nelle capitali regionali italiane e pubblicata il 19 aprile 2025 sulla rivista Remote Sensing Applications: Society and Environment, si è avvalsa dell’utilizzo dei dati satellitari NASA e Copernicus, monitorando il periodo estivo, tra giugno e agosto, nel decennio 2013-2023.
A causa dei cambiamenti climatici diverse regioni europee hanno registrato un aumento significativo della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore. All’interno delle aree urbane, questo effetto termico è ulteriormente aggravato dal fenomeno antropogenico dell’isola di calore urbana, che induce un aumento delle temperature locali della superficie e dell’aria nelle città densamente popolate rispetto alle temperature osservate nelle regioni rurali.
In Italia, oltre il 70 % della popolazione vive in aree urbane, dove un aumento significativo del consumo di suolo sta amplificando gli effetti dell’isola di calore urbana superficiale (SUHI, Surface Urban Heat Island).
L’isola di calore urbana superficiale viene definita come la differenza di Temperatura Superficiale tra la fascia centrale e le fasce esterne (semicentrale, periferica, suburbana ed extraurbana). Essa è risultata essere corrispondente o superiore a 3° C nella maggior parte delle città analizzate. Il fenomeno è particolarmente intenso a L’Aquila (7,8 °C), Torino (6,5 °C), Genova (6,3 °C), Trieste (6,3 ◦C), Trento (6,1 ◦C), Aosta (5,9 ◦C) e l’area collinare di Catanzaro (5,1 ◦C) (Fig. 7). Il centro-nord ha mostrato differenze di temperature superficiale più elevate tra aree urbane e rurali.
Le aree urbane centrali nella maggior parte delle città considerate sono caratterizzate da una copertura impermeabile superiore al 60 % e da una vegetazione minima.
Molto importante risulta essere la presenza del verde urbano, in particolare degli alberi, che possono svolgere una funzione di mitigazione del fenomeno. I dati valutati dimostrano che per ogni aumento del 10% nelle differenze di copertura arborea tra le fasce esterne e centrali, l’intensità dell’effetto isola di calore urbana cambia di circa 1,0 ◦C.
I risultati raggiunti con questo studio possono fornire preziose informazioni strategiche per le amministrazioni pubbliche che pianificano lo sviluppo urbano e il rimboschimento finalizzati a mitigare le condizioni termiche estreme.
Di seguito i link alla ricerca:
documento Cnr-Ibe e Ispra in inglese
versione tradotta in italiano dal Forum Salviamo il Paesaggio.







