Parma e Piacenza insieme per la tutela del territorio: costituito il comitato “Appennino Unito”

Ci sono luoghi che non appartengono a nessuno. E, proprio per questo, appartengono a tutti. Boschi che respirano da millenni. Sorgenti che alimentano i fiumi di mezza Italia. Crinali dove il silenzio ha ancora un suono. Borghi dove la gente ha scelto di restare o di tornare per costruire un futuro diverso. Questo è l’Appennino Emiliano. La spina dorsale d’Italia. Qualcuno ha deciso che tutto questo vale meno di un finanziamento pubblico…

E’ infatti incombente su questo prezioso territorio il progetto eolico industriale on-shore «Parma A», le cui dimensioni lo renderebbero il più esteso d’Italia: 47 torri d’acciaio alte 200 metri su rocce friabili e versanti instabili, 40 km di crinali montuosi interessati – tra i 1.000 e i 1.700 metri di quota – nelle valli del Ceno e del Taro; 9 Comuni coinvolti nelle province di Parma e Piacenza (Bardi, Bore, Bedonia, Borgo Val di Taro, Compiano, Tornolo, Morfasso, Albareto e Valmozzola), in un’area in cui il vento non pare neppure sufficiente a supportare gli impianti eolici e dove comunque risultano già esserci impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili in grado di soddisfare il fabbisogno locale.

Le preoccupazioni di cittadini e amministratori locali sono molte e, come sempre, toccano aspetti che già mille volte abbiamo dovuto evidenziare per progetti “green” di rilevanti dimensioni: criticità geologiche e idrogeologiche (con possibili effetti sugli equilibri idrogeologici del territorio, sulla circolazione delle acque sotterranee e sulla tutela di sorgenti e risorse idriche che alimentano acquedotti e comunità locali; nel progetto presentato si registra la totale mancanza di indagini geognostiche); ripercussioni su ecosistemi di elevato pregio naturalistico, biodiversità e fauna (l’area è popolata da lupi, aquile reali, falchi pellegrini, caprioli, cervi, con boschi di faggio e castagneto antico che sono memoria viva di questo territorio: comunità montane che su quella natura hanno costruito identità, cultura, economia e turismo lento); sfregio al Paesaggio (le pale risultano alte 4 volte il Castello di Bardi e visibili da decine di km su tutti i crinali); espropri, occupazione temporanea, servitù (sorvolo e elettrodotti), deposito temporaneo; infrastrutture permanenti quali strade di crinale, cavidotti e sottostazioni elettriche (con la previsione di 5 anni di cantiere e divieto di accesso per 4 anni); svalutazione del valore degli immobili e rischio di un drastico calo di presenze turistiche.

Un progetto presentato nel luglio dello scorso anno e raddoppiato, attraverso una semplice integrazione, nel giugno di quest’anno senza un nuovo iter e con soli 30 giorni di tempo a disposizione dei cittadini per rispondere a ben 1.562 documenti tecnici.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), con nota ufficiale del 1° giugno 2026, ha di fatto autorizzato Duferco Sviluppo S.p.A. a presentare un progetto eolico unificato (dai precedenti Parma A e Parma B) di dimensioni mai viste sull’Appennino parmense e italiano. Il meccanismo usato è semplice quanto brutale: il Ministero aveva già avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per il progetto “Parma A” (22 turbine, 136 MW). Poi è arrivato “Parma B” (155 MW). Quando si è capito che con “Parma B” tutto l’iter aveva problemi procedurali, in quanto appositamente presentato scorporato in due progetti per attenuarne l’impatto se presi singolarmente, anziché bloccare tutto il Ministero ha semplicemente chiesto di fondere i due progetti in uno solo, facendolo passare come una mera “modifica” del procedimento già avviato.

L’area interessata ricade — in tutto o in parte — in prossimità o all’interno di Siti della Rete Natura 2000: Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) designate ai sensi delle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE). La presenza di specie protette come l’aquila reale (Aquila chrysaetos), il biancone, il falco pecchiaiolo, il lupo appenninico (Canis lupus italicus) impone valutazioni di incidenza (VINCA) che, se condotte con onestà scientifica, portano a una sola conclusione: questo progetto è incompatibile con la conservazione di tali specie e di tali habitat.

Duferco Sviluppo S.p.A. non investirebbe un euro su questi crinali se non ci fossero gli incentivi statali garantiti dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), pagati in bolletta da tutti gli italiani. Come sappiamo, l’eolico industriale in Italia non è libero mercato: è un sistema in cui i profitti — garantiti per vent’anni da contratti con lo Stato — vanno ai proponenti privati e i costi, sia economici e sia ambientali, ricadono sulla collettività.

Cittadini, amministratori locali, associazioni e rappresentanti del territorio hanno quindi deciso di costituire il comitato “Appennino Unito” allo scopo di supportare il lavoro di analisi e comprensione del progetto. Il comitato riunisce professionisti, tecnici e cittadini dei territori, tra cui geologi, biologi, avvocati, esperti ambientali, agricoltori, guide ambientali e professionisti provenienti da diversi ambiti.

Un comitato civico indipendente composto da sensibilità politiche differenti. Un presidio permanente sul territorio, nato per informare, osservare, tutelare, promuovere una partecipazione consapevole alle scelte che riguardano il futuro di queste vallate e a vigilare su progetti che possano compromettere ambiente, paesaggio, economia locale e qualità della vita delle comunità, indipendentemente dalla loro dimensione.

La Provincia di Parma ha preso posizione critica nei confronto del progetto, inviando proprie osservazioni a Ministero e Regione che parlano di “Forzatura dell’iter amministrativo, troppe lacune documentali e di approfondimento, mancanza di condivisione con il territorio ed impatti eccessivi dell’opera sui piani ambientale-paesaggistico, geologico sismico e di analisi di assetto viabilistico”.

Una specifica petizione per chiedere l’archiviazione definitiva del procedimento, la cessazione immediata di qualsiasi iter autorizzativo relativo al parco eolico “Parma A” nella sua configurazione unificata da 47 aerogeneratori e il rigetto di qualsiasi futura riproposizione dello stesso progetto sotto altro nome o altra veste procedurale, è sottoscrivibile on line qui.

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