Riceviamo e volentieri pubblichiamo da ONDA, Organismo Nazionale Difesa Alberi, un articolo di denuncia di abbattimenti di alberi in alcune Oasi Verdi interne al Comune di Gualdo Tadino (PG): uno dei tanti simili casi registrati con sempre maggiore frequenza in ogni parte del nostro territorio nazionale, caratterizzati non solo da uno scarso o inesistente rispetto delle normative ma a volte addirittura inspiegabili…
di ONDA, Organismo Nazionale Difesa Alberi
Ad Aprile 2026, ONDA ha ricevuto (a seguito di richiesta di accesso civico inoltrata al Comune di Gualdo Tadino) gli atti riguardanti gli abbattimenti di alberi in alcune Oasi verdiinterne al Comune stesso, che destano diverse perplessità e necessità di approfondimento.
L’Oasi verde dell’ex ditta FINSICAP (stabilimento di cemento in evidente degrado e abbandono da decenni, in un’area isolata località Madonna del Gambero) era ricoperta da un numero elevatissimo di specie vegetali diverse (ved. foto 1 e 2). L’altra Oasi verde (che si trovava in località Palazzetto dello Sport, via Ciclamini, in proprietà privata) era costituita da 12 Abeti bianchi di oltre 70 anni, in perfetto stato vegetativo.
Dall’accesso agli atti si evidenzia che il rilascio dell’Autorizzazione per gli abbattimenti da parte del Comune, in entrambe le richieste, è avvenuto previo semplice sopralluogo da parte dell’ “Ufficio”, senza alcun atto di verifica peritale delle motivazioni dei richiedenti l’abbattimento e, comunque, non riportato nell’atto autorizzativo, quindi verosimilmente:
– in assenza di Relazione naturalistica/forestale/agronomica, attestante lo stato vegetativo e la presenza e identificazione di specie protette dalla L.R.28/2001, quindi della Valutazione strumentale o VTA affidata a un agronomo-forestale o all’Agenzia Forestale regionale, trattandosi anche di specie protette, come dichiarato negli atti comunali dal Responsabile ufficio tecnico;
– in assenza di autorizzazione forestale.
Nel rilascio delle autorizzazioni (30/01/2026 e 11/03/2026) viene solo prescritto che i privati devono contattare il Comando di Polizia locale per “effettuare le operazioni di abbattimento in sicurezza”, mentreal Comando Carabinieri Forestale di Gualdo Tadino viene affidato solo il controllodell’intervento “nel rispetto di ogni norma tecnica”.Tutto questo sostenendo una generica pericolosità e fine ciclo vitale delle piante,prescrivendo solo il reimpianto del doppio di alberi.
Questa non è una procedura accettabile né è prevista da alcuna normativa vigente, come si evince anche dall’assenza di qualsiasi citazione, da parte Responsabile del settore tecnico. nel documento autorizzativo.
Da notare che nell’allegato 2 al Regolamento edilizio di Gualdo Tadino è scritto “Particolari elementi significativi esistenti, come ad esempio filari di alberi tipici dei luoghi, dovranno comunque essere mantenuti o ripiantati in caso di loro deperimento”. Tale deperimento, tuttavia, dev’essere accertato da un professionista, mentre queste decisioni si ritiene siano state prese dal responsabile comunale in perfetta autonomia, in quanto anche il numero degli alberi da mettere a dimora dev’essere valutato in base al numero degli alberi protetti e alla specie presente, come prevede la L.R. 28/2001, art.13, comma 4. Al momento del rilascio dell’autorizzazione, il RUP non può essere a conoscenza di quanto previsto dalla normativa, cioè del numero delle piante e delle specie protette, in quanto nessun monitoraggio ante operam sembra essere stato effettuato e nessuna relazione tecnica scientifica adottata; in ogni caso, tali documenti non sono citati nell’atto autorizzativo e non sono stati trasmessi.
Ancora, l’autorizzazione viene fatta appellandosi all’art.13 della L.R.28/2001 che, al comma 1, cita: “l’abbattimento può essere autorizzato esclusivamente per inderogabili esigenze di pubblica utilità o incolumità”. Ma nell’area Finsicap, oggetto dell’abbattimento autorizzato, non si ricordano dalla cronaca eventi di caduta tali da aver fatto registrare alcun tipo di incidente a persone o cose, semplicemente perché l’Oasi di verde dell’ex FINSICAP è in zona isolata e recintata da oltre 40 anni, non abitata e non transitata, con presenza di strada senza sbocco: essa, pertanto, non costituiva alcun rischio per la pubblica incolumità tale da giustificare l’utilità di una simile e totale aggressione.
La richiesta della Finsicap era di “Abbattimento di ALBERI latifoglie”, finalizzata alla BONIFICA e PULIZIA dell’area cortiliva per la messa in sicurezza dell’area. Ma la messa in sicurezza dell’area non dipendeva certo dalle piante, in perfetto stato vegetativo, quanto piuttosto dall’enorme stabile di cemento degradato: un vero pericolo per la pubblica incolumità, rimasto in loco e ora purtroppo ben visibile.
Altresì il RUP autorizza l’abbattimento delle piante, tra cui alcune della specie protetta ‘pioppo’, “che risultano pericolose e hanno terminato il proprio ciclo vegetativo, oltre alla vegetazione spontanea ai sensi dell’art.13 della L.R.28/2001”.
Ma, in assenza di monitoraggio ante operam, di relazione tecnica scientifica e di valutazione strumentale prevista dalle normative vigenti, affidata a un professionista con riconosciuta qualifica nel settore naturalistico/forestale:
– chi ha valutato l’eventuale deperimento e “il fine ciclo vita”? La presenza delle specie protette, il loro numero e la loro appartenenza alla specie?
– erano tutte piante pericolose e a fine vita? (peccato che per il Regno Vegetale il codice genetico non preveda il fine vita!).
– chi ha valutato l’operato del manovratore della ditta che ha compiuto la totale eliminazione di alberi, arbusti ed erbe? Dove sono state smaltite le tonnellate risultanti?
In conseguenza di tutto ciò, l’Oasi verde in prossimità del Torrente Romore ha visto l’ingresso nella proprietà privata (recintata e protetta) di una ditta che ha operato con ben tre mezzi pesanti “strappando” ogni albero in assoluta autonomia nell’agire, eliminando completamente la copertura vegetale, (decine, forse centinaia di alberi) e mettendo a nudo lo stabile di cemento in evidente stato di degrado. Si sono prodotti in breve tempo enormi cumuli di legna: forse da portare nelle centrali a biomassa, come i pioppi in perfetto stato vegetativo del vicinissimo torrente Romore, eliminati poco prima…?
L’abbattimento di centinaia di alberi e arbusti adiacenti al Torrente Romore, fotografati nell’atto dello “Strappo da terra”, ha determinato la distruzione di un’oasi dove da sempre nidificavano l’avifauna stanziale e migratoria e l’allontanamento della fauna terricola che abitava l’Oasi da oltre quarant’anni.
Viene anche richiesto alla società FINSICAP l’obbligo di comunicare il numero degli alberi abbattuti. Vorremmo conoscere, a questo proposito, il nominativo e la professionalità scientifica dell’addetto della ditta operante che ha effettuato il riconoscimento e la selezione delle piante protette e della vegetazione spontanea, di notevole valore per l’ecosistema e l’impollinazione, poiché inconcepibilmente nessuna delle piante dev’essere risultata protetta o in ottimo stato, in quanto sono state TUTTE ABBATTUTE (ved. foto 3-4-5). Lo stesso si può dire per i bellissimi abeti di Via Ciclamini abbattuti senza perizia per una generica pericolosità stradale…
E tutto proprio a marzo, in periodo vietato dalla Legge 157/1992 per tutelare la nidificazione dell’avifauna selvatica.
Come previsto dall’Art.3 della L.R.28/2001 al comma 3 lett. g e al comma 4, l’autorizzazione, anche se in alcuni casi può essere rilasciata dal Comune, deve comunque essere subordinata al parere della Agenzia Regionale Forestale dell’Umbria, competente per territorio, entro 30 giorni dalla richiesta. Esiste questo parere?
Queste procedure sono un insulto all’ intelligenza, una brutalità che offende la vita, perché gli alberi sono prima di tutto organismi viventi e Casa di tanti animali.
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