Anche noi sosteniamo Linda Maggiori e la sua ricerca di verità e trasparenza

di Andrea Maestri coraggioso avvocato e attivista dei diritti umani, che assiste Linda Maggiori in questa battaglia per la trasparenza sui traffici di armi dal porto di Ravenna, con umanità abnegazione e professionalità.

“Io non sono nessuno ma sono un avvocato e un attivista per i diritti umani.
Il 27 agosto a Roma dinanzi al Consiglio di Stato difenderò il diritto di Linda Maggiori, giornalista d’inchiesta cui l’Agenzia delle Dogane ha negato il diritto di accesso civico generalizzato alle informazioni sui traffici di armi dal porto di Ravenna.

Abbiamo vinto noi davanti al TAR di Bologna, che ha sancito il diritto di conoscere almeno le quantità di armi che transitano dal nostro porto.
Difendendo il diritto di Linda, difendiamo il diritto dei nostri concittadini di sapere se il nostro porto è ancora un porto commerciale oppure, come dice l’Avvocatura dello Stato nel suo atto di appello, uno snodo strategico per le questioni militari e di difesa e quindi la comunità non deve sapere nulla perché prevale l’interesse statale al segreto.

Il 27 agosto sarà una delle udienze più importanti della mia vita e della mia carriera professionale: non ho paura ma sono preoccupato; sono convinto che il Consiglio di Stato, applicando le norme, riconoscerà il nostro diritto di conoscere: non può essere negato totalmente il diritto alla trasparenza (che per le Pubbliche Amministrazioni è un dovere) in ambiti particolari come questo, perché significherebbe disapplicare o svuotare di effettività una legge dello Stato che definisce la trasparenza come un corollario del principio democratico.

E impedire la trasparenza, coprire col silenzio e con un telo nero i transiti di armi dal nostro porto verso Israele significa rendere invisibili all’opinione pubblica possibili, gravissime violazioni della Legge 185/1990 che vieta di armare governi responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità.
Impedire la trasparenza significherebbe coprire responsabilità e complicità.
Stiamo toccando i fili dell’alta tensione: non lasciateci soli.

Siamo il paese in cui giornalisti e attivisti sono stati spiati col software-spia di Paragon, società israeliana che fornisce servizi di analisi dati e intelligenza artificiale anche per operazioni militari e di localizzazione degli obiettivi da colpire.

Avremmo voluto che la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Ravenna intervenissero al nostro fianco dinanzi al Consiglio di Stato per difendere il diritto alla trasparenza dei cittadini delle nostre comunità, locale e regionale: ad oggi nessun intervento ad adiuvandum è stato attivato ma c’è ancora tempo e confidiamo che le istituzioni democratiche del nostro territorio facciano la loro parte anche nelle sedi giudiziarie.

Non abbiamo paura, ma siamo preoccupati perché sappiamo cosa è successo a chi è stato lasciato solo in battaglie di trasparenza che volevano squarciare il velo sui traffici di armi (mentre scrivo, mi vengono in mente Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi perché stavano lavorando a un reportage sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici tra Italia e Somalia, che avrebbero coinvolto anche interessi politici ed economici internazionali).

Sul genocidio di Gaza e il massacro dei bambini palestinesi ho scritto un libro-denuncia dopo avere partecipato a due missioni AOI a Rafah nel 2024 e nel 2025.
Ho sottoscritto la denuncia alla Corte Penale Internazionale nei confronti di Meloni, Tajani e Crosetto e ora sono qui, a difendere il diritto di una giornalista d’inchiesta coraggiosa che con la sua ostinata ricerca di dati e informazioni sta rendendo un servizio prezioso all’opinione pubblica, incontrando ostacoli e subendo persino odiose diffamazioni.

Non potrei essere altrove: sono qui perché qui, a difendere i diritti umani, sono sempre stato e mi ritroverete, Inshallah, anche dopo questa battaglia.
siamo la voce e la penna di migliaia di giovani che hanno riempito le piazze per chiedere giustizia per il popolo palestinese, siamo giornalisti e avvocati ma anche attivisti tra gli attivisti, che insieme a noi difendono la pace e pretendono la trasparenza.

Lo dobbiamo ai bambini di Gaza, colpiti dai cecchini israeliani o smembrati dalle bombe, lasciati orfani, affamati, mutilati. E lo dobbiamo ai nostri figli, cui dobbiamo indicare la strada della giustizia e della pace, l’unica in cui l’umanità può camminare insieme.”

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