Torri di cemento e parcheggi sotterranei minacciano le bellezze del Tigullio

Santa Margherita Ligure è una delle perle del golfo del Tigullio, “cuore” del Parco di Portofino e da sempre rinomata attrazione turistica internazionale. Ma da qualche anno corre il rischio di cambiare irrimediabilmente la sua prestigiosa fisionomia a causa di una rilevante lottizzazione all’insegna della “Rigenerazione Urbana”, che i cittadini tentano di evitare…

Con l’aiuto dell’ “Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della città” di Santa Margherita Ligure ripercorriamo, in estrema sintesi, la situazione legata all’area dell’ex Ospedale di via Fratelli Arpe: un minimo di “storia” in senso cronologico che ci aiuta a comprendere le tappe di un progetto molto vantaggioso per il business privato e ricco di criticità per la città e i suoi residenti e fruitori.

Negli anni ’60 il terreno su cui poco tempo dopo venne edificato l’ospedale di Santa Margherita Ligure viene donato dai Pii Istituti Riuniti  al Servizio Sanitario Nazionale con un preciso vincolo di utilizzo a scopi socio-sanitari. L’ospedale viene inaugurato domenica 14 novembre 1971 dimostrandosi all’altezza del suo compito fino al 1995, quando il Comune di Rapallo solleva la richiesta di un nuovo ospedale comprensoriale: una scelta politica che porterà poi alla chiusura del pur apprezzato nosocomio di Santa Margherita Ligure e dell’omologo di Recco.

Nel 1997 il Comune di Santa Margherita Ligure decide di effettuare una donazione modale all’Asl per 1 miliardo di lire allo scopo di sostenere la continuità e l’operatività dell’edificio in via Fratelli Arpe, almeno fino all’apertura del nuovo ospedale di Rapallo, garantendo anche successivamente il mantenimento di una piastra ambulatoriale di servizio.

Nel Settembre 2020 l’allora giunta di maggioranza del Comune di Santa Margherita Ligure approva il cambio di destinazione d’uso dell’ex nosocomio, aprendo di fatto le porte a un intervento destinato a sconvolgere lo skyline e l’identità della città.

Poco più di un anno dopo, nel dicembre 2021, A.R.T.E. Genova , la “longa manus” della Regione Liguria per la gestione del relativo patrimonio immobiliare, vende il complesso (su cui appunto insisteva l’ospedale stesso, nel frattempo dismesso dalla Regione) a Il Mondo Srl di Tortona, operatore edile molto noto in Liguria, per la cifra di 10.500.000 euro. L’azienda rapidamente presenta al Comune di Santa Margherita Ligure un “faraonico” progetto di lottizzazione, che prevede ben 3 torri da 92 appartamenti complessivi oltre a 240 box profondamente interrati nel centro storico della città. Poco tempo dopo viene stipulata una convenzione Comune-Il Mondo, che prevede un contributo concreto di quest’ultimo all’Ente, con la concessione di un auditorium da 600 posti e 110 box interrati.

Nel maggio 2024, a soli 17 giorni da un cambio di giunta, il Comune di Santa Margherita Ligure rilascia il relativo Permesso di Costruire (PdC). Nel corso dello stesso anno i vertici de Il Mondo Srl vengono rinviati a giudizio con l’accusa di avere promesso a un pubblico ufficiale dipendente di Cassa Depositi e Prestiti Immobiliare una dazione per favorire l’acquisto dell’ex ospedale civico S.S. Prospero e Caterina di Camogli (parimenti dismesso dall’ASL).

Nel Dicembre 2024 Il Mondo Srl esce di scena, cedendo l’area e il progetto alla società Cobalto 3 Spv Srl di Milano per l’importo di 22.650.000 euro. SPV sta per “Special Purpose Vehicle“, ovvero una “società veicolo” cioè di scopo; si tratta di un tipo di società specializzata e creata appositamente per gestire un solo affare e isolare quindi il rischio di un’operazione finanziaria. Nel nostro caso la SPV risulta possedere un capitale sociale di 10 mila euro.

Nel Giugno 2025 un gruppo di cittadini, resisi conto tramite un’istanza di accesso agli atti depositata in Comune, della minaccia incombente sulla città, presenta un ricorso al TAR Liguria per annullare il già citato PdC, segnalando gravi irregolarità procedurali, documentali e tecniche presenti nel progetto stesso. Contemporaneamente invia una diffida all’Ufficio Tecnico del Comune con la richiesta di annullamento in autotutela del PdC.

Nel Dicembre 2025 i ricorrenti decidono di costituirsi in forma di “Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della città”, con relativa pagina FB per informare dei gravi rischi e disagi per tutti e tre i Comuni, in caso di via libera ai lavori. E nella primavera del 2026 commissionano una perizia idrogeologica ad un geologo indipendente la cui analisi tecnica “smonta pezzo per pezzo” il progetto, che viene inviato puntualmente all’Ufficio Tecnico del Comune assieme ad un’altra diffida, che nuovamente richiede l’annullamento in autotutela del citato PdC.

Quali sono i principali rischi e disagi per la città e i suoi abitanti nel caso di via libera ai lavori? Ne elenchiamo alcuni:

gravissimo rischio idrogeologico, in quanto il sedime dell’area in questione risulta essere composto da roccia e percorso da numerosi rivi sotterranei; nel caso di scavi di oltre 20 metri sotto la quota zero (scavi previsti dal progetto) si ha la quasi certezza di danni irreversibili alle strutture confinanti (strade, abitazioni) e il rischio di allagamenti per il centro città nel caso di piogge violente. Ad esempio, l’installazione di tiranti vicino alle fondazioni degli edifici limitrofi potrebbe compromettere l’equilibrio del sistema terreno-fondazione e la perforazione e tesatura dei tiranti potrebbero causare variazioni locali delle tensioni nel sottosuolo, con il rischio di fessurazioni e danni strutturali anche in caso di cedimenti modesti;

lo smaltimento macerie/materiali di risulta necessiterebbe di circa 15.000 mezzi pesanti (30 tons) per alcuni anni, che dovrebbero transitare per le strette vie cittadine e attraverso i comuni limitrofi di Rapallo e Recco, a causa dei loro sbocchi autostradali. Ciò bloccherebbe quasi completamente le vie di ingresso e uscita dei tre comuni, con gravi danni per i flussi turistici e causando elevati livelli di inquinamento da CO2, PM10, PM2.5;

– il progetto prevede l’eliminazione definitiva di circa 140 stalli di superficie, gratuiti, nei dintorni dell’area, che sarebbero solo parzialmente compensati – anni dopo – dai 110 stalli profondamente interrati e a pagamento precedentemente citati;

sotto il profilo morale va aggiunto che questo rilevante progetto pare calpestare le intenzioni degli originari benefattori e dell’allora giunta comunale che effettuarono le loro donazioni vincolandole ad un “modus” oggi completamente disatteso. L’Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della città ha reperito e resa pubblica una nota del 6 Giugno 2011, inviata dai Pii Istituti riuniti alla direzione generale ASL4, al Presidente della Regione Liguria, all’Assessore regionale della Sanità e al sindaco di S. Margherita, nella quale si legge testualmente “… i Pii Istituti Riuniti si sono chiesti se, nel malaugurato caso l’Ospedale Civile di Santa Margherita cessasse ogni sua attività socio-sanitaria, e addirittura l’ASL 4 decidesse di alienarlo e ottenesse di poterlo fare non più con la destinazione d’uso attuale ma con un’altra destinazione d’uso (residenziale, alberghiera, commerciale od altro), cadrebbero i presupposti… per il relativo passaggio gratuito dei beni della stessa all’Ente Ospedaliero”.

A piede della nota, firmata dall’allora Presidente Emanuele Cozzio, si legge anche che “… ciò premesso risulta quindi evidente che nell’ipotesi di una cessione per usi diversi da quelli c.d. ospedalieri l’area edificata sita in Via Fratelli Arpe, di mq. 5800, sulla quale è stato costruito l’Ospedale Civile di Santa Margherita Ligure (che è diventata proprietà a costo zero dell’ASL 4 solo ed esclusivamente ai fini di costruirci un immobile a destinazione socio-sanitaria) dovrebbe essere pagata ai Pii Istituti Riuniti a prezzi da concordare”.

Sono davvero molte le “pendenze” che ancora sussistono su questo progetto, il cui finale ci auguriamo possa offrirci qualche positiva sorpresa. Per ogni opportuno aggiornamento suggeriamo di seguire la pagina social dell’Osservatorio per la tutela dell’equilibrio della città.

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