E in altre quattro città venete si sviluppano altrettanti nuovi servizi con lo stesso obiettivo
I numeri dell’emergenza abitativa a Bologna sono i seguenti: 5.000 nuclei familiari in graduatoria, per poter ottenere un alloggio pubblico; oltre 11.000 famiglie hanno richiesto un contributo per sostenere le spese di locazione. I prezzi delle locazioni sono esponenzialmente cresciuti negli ultimi dieci anni, a causa dell’aumento dei residenti, degli studenti e del flusso turistico, rendendo sempre meno possibile per centinaia di famiglie trovare casa a condizioni sostenibili
Per contrastare questo fenomeno, il Comune e la Città Metropolitana di Bologna, insieme ad ASP (Azienda per i Servizi alla Persona), hanno costituito la Fondazione Abitare Bologna, il braccio operativo del progetto Agenzia per l’abitare, rientrante nella Priorità 4 del Programma e finanziato con 4 milioni di euro provenienti dai fondi PN Metro Plus.
In questo contesto si colloca il servizio di affitto civico, misura nata per dare una risposta concreta e strutturata al crescente bisogno abitativo che sta attraversando l’area metropolitana di Bologna.

L’obiettivo del servizio è quello di individuare alloggi pubblici, parapubblici e privati sfitti, sottoutilizzati o convertiti a uso turistico, situati in alcune zone cittadine ove la fragilità abitativa è particolarmente visibile, da riallocare a canone concordato a famiglie e persone con necessità abitative. I contratti verranno stipulati direttamente tra proprietario e inquilino secondo i parametri definiti dalla L. 431/98, garantendo canoni d’affitto inferiori al limite massimo consentito.
Aderire al programma gestito dalla Fondazione offre ai proprietari di un immobile sfitto precise garanzie:
- supporto economico in grado di coprire copertura parzialmente il canone d’affitto;
- assistenza amministrativa e legale, affiancamento alla redazione e registrazione del contratto presso l’agenzia delle entrate e supporto in caso di eventuali controversie;
- tutela dal rischio morosità, accedendo a un fondo dedicato a proteggere la regolarità dei pagamenti.
A chi cerca casa e ha un ISEE tra 9.360 e 35.000 euro, la misura consente di poter trovare alloggi a prezzi accessibili, essendo sostenuti durante il percorso in modo personalizzato grazie all’integrazione con i servizi sociali e per l’impiego già attivi sul territorio.
Parallelamente all’affitto civico, la Fondazione gestisce una quota di 500.000 euro è stata stanziata per la manutenzione e il ripristino di immobili comunali attualmente inagibili. La misura si inserisce all’interno del più ampio Progetto di Territorio “Abitare Bologna”, che punta a azzerare il patrimonio abitativo pubblico inutilizzato e a velocizzare le assegnazioni alle famiglie a rischio di marginalità sociale.
L’affitto civico rappresenta una soluzione concreta, perché promuove l’incontro tra una fascia di popolazione di medio reddito e i proprietari di alloggi sfitti, da risistemare o attualmente destinati a uso turistico, attivando una serie di incentivi economici e agevolazioni fiscali, a fronte di un canone d’affitto realmente sostenibile.
FAB, inoltre, offre:
- istituzione di bandi per la messa a disposizione di appartamenti ad affitto civico in edilizia pubblica, in fase di riqualificazione o ristrutturazione;
- nuove forme di collaborazione e partecipazione con aziende, istituzioni ed enti del territorio con progetti volti all’offerta di alloggi con la formula dell’affitto civico per lavoratrici e lavoratori.
Altre esperienze in corso: Padova, Venezia, Vicenza e Verona
Oltre all’esperienza bolognese dell’affitto civico,segnaliamo altri possibili percorsi concreti, attualmente operativi: dall’autorecupero degli alloggi in Edilizia Residenziale Pubblica inutilizzati fino al contenimento delle locazioni turistiche.
A Padova è attiva l’agenzia sociale per la casa “Padova per Abitarci”, che funge da sportello pubblico per facilitare l’incontro tra domanda e offerta, offrendo supporto sia ai proprietari sia agli inquilini nella gestione dei contratti e nell’accesso alle agevolazioni.
A Venezia, invece, l’amministrazione ha avviato percorsi di “autorestauro” degli alloggi ERP meno degradati, affidando direttamente agli assegnatari piccoli interventi di recupero, con rimborso delle spese attraverso lo sconto sull’affitto.
Vicenza ha scelto la strada della co-programmazione con il terzo settore, attraverso tavoli tecnici permanenti per la definizione del piano dell’abitare, con l’obiettivo di costruire politiche più aderenti ai bisogni reali della popolazione.
Verona ha invece introdotto misure urbanistiche per limitare l’espansione delle locazioni turistiche, nel tentativo di riequilibrare il rapporto tra residenzialità e ricettività nel centro storico e nelle aree più esposte alla pressione turistica.







