Dal 2025 la VIG sugli atti normativi nazionali è legge. Ma il Governo è in ritardo con i decreti attuativi e le sue politiche vanno in tutt’altra direzione. L’Anci a settembre ha pubblicato le Linee Guida per la VIG locale; intanto questa estate chiedeva la cancellazione delle tutele nel Piano Nazionale di Ripristino della Natura.
di Maria Cariota (Forum Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori)
Con la Legge 10 novembre 2025, n. 167 (Misure per la semplificazione normativa e il miglioramento della qualità della normazione e deleghe al Governo per la semplificazione, il riordino e il riassetto in determinate materie) è stata introdotta nell’ordinamento italiano la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG). Nell’articolo 4 la VIG è così definita: “uno strumento informativo che consiste nell’analisi preventiva degli atti normativi del Governo, ad esclusione dei decreti-legge, in relazione agli effetti ambientali o sociali indotti dai provvedimenti, ricadenti sui giovani e sulle generazioni future, con particolare attenzione all’equità intergenerazionale”. Essa deve essere effettuata nell’ambito dell’analisi di impatto della regolamentazione già prevista dall’articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246.
A monitorare la reale promozione dell’equità intergenerazionale nella produzione normativa sarà l’Osservatorio nazionale per l’impatto generazionale delle leggi, che avrà funzioni anche di analisi, studio e proposta dei possibili strumenti per la definizione e l’attuazione degli obiettivi della VIG (art. 5).
Altri paesi, Onu e Unione europea
Sulla scia delle sperimentazioni portate avanti già da qualche anno in altri paesi europei (tra questi l’Austria, la Francia, la Germania), in Italia questo strumento si è sviluppato grazie agli studi della Fondazione per la Ricerca Economica e Sociale ETS e alle prime linee guida elaborate dal Comitato per la valutazione dell’impatto generazionale delle politiche pubbliche COVIGE (istituito nel luglio 2021 presso la Presidenza del Consiglio) e introdotte con DPCM nel luglio del 2022.
Sul piano internazionale, anche al fine di accelerare l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il Patto sul Futuro dell’ONU (documento conclusivo del Summit of the Future del settembre 2024) e l’allegata Dichiarazione sulle future generazioni, prevedono impegni concreti per considerare i bisogni dei giovani e delle future generazioni nei processi decisionali.
A livello europeo lo Youth Check si inserisce nel più generale quadro della Better Regulation, basato su una valutazione ex ante dell’impatto economico, sociale e ambientale sui giovani delle proposte legislative e dei programmi di investimento pubblico. Nel 2024 la Commissione Europea ha formalizzato l’impegno a introdurre la verifica nell’ottica dei giovani nel processo legislativo eurounitario.
Il Governo è in ritardo con i decreti attuativi
Ad oggi dei due Decreti del Presidente del Consiglio dei ministri a cui la Legge 167 demanda l’attuazione della riforma, risulta adottato solo quello relativo all’Osservatorio. Il nuovo organismo dovrà definire indirizzi strategici e priorità, approvare il programma annuale di attività, monitorare l’applicazione e la qualità delle VIG, elaborare studi, indicatori e metodologie a supporto della valutazione e coordinare le amministrazioni, formulare indirizzi e raccomandazioni non vincolanti, verificare lo stato di attuazione delle attività e i risultati conseguiti. A presiedere l’Osservatorio è il Capo del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi. Ne fanno parte rappresentanti di vari dipartimenti della Presidenza del Consiglio, oltre a rappresentanti dei Ministeri dell’economia, dell’ambiente, del lavoro, della pubblica amministrazione, dell’istruzione e dell’università e ricerca. In ogni caso sul sito del Governo non è ancora presente una sezione dedicata all’Osservatorio e, per ora, non sono reperibili informazioni pubbliche sull’attività da esso svolta.
Non risulta invece ancora concluso l’iter di adozione del decreto recante i criteri e le modalità di funzionamento della valutazione dell’impatto generazionale, atto che avrebbe dovuto essere approvato entro maggio scorso.
La Valutazione di Impatto Generazionale applicata alla programmazione locale
Dal 2022 alcuni comuni italiani (come Parma e Bologna) e la Regione Emilia-Romagna stanno sperimentando l’implementazione di questa metodologia valutativa nei Documenti Unici di Programmazione (DUP). In base ai risultati di tali esperienze, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani ANCI ha predisposto le Linee Guida nel 2025 e quelle, più recenti, pubblicate il 16 settembre 2026. La VIG applicata alla programmazione locale dispone già quindi di una regolamentazione operativa, che definisce un processo articolato, caratterizzato dalle fasi di: individuazione dei documenti locali di programmazione/atti amministrativi da coinvolgere, marcatura delle misure come generazionali o potenzialmente generazionali, “curvatura” delle misure verso un maggiore impatto generazionale, aggancio degli indicatori di output (per misurare i risultati prodotti da ciascuna misura) e di outcome (per definire un target per il cambiamento atteso dalla misura), coinvolgimento dei giovani agenti per il cambiamento. Le politiche vengono monitorate su quattro aree: educazione, lavoro, inclusione e benessere dei giovani. Va sottolineato che la VIG locale si distingue dalla VIG istituita dalla Legge 167 per gli atti normativi nazionali. Quest’ultima, infatti, a differenza di quella locale, prende in considerazione l’impatto ambientale e sociale, ma non anche quello economico; riguarda non solo le generazioni attuali ma anche e soprattutto quelle future; è obbligatoria e non è lasciata alla discrezionalità delle istituzioni.
La tutela del suolo e della natura ha un nuovo alleato?
L’introduzione della Valutazione di Impatto Generazionale da parte della Legge 167/2025 è stata descritta da alcuni commentatori come un “traguardo storico”, un “cambiamento epocale”, una “potenziale rivoluzione”. L’obbligatorietà dell’analisi preventiva di ogni atto normativo del Governo (la Legge 167 esclude i decreti-legge, che sono però comunque coinvolti quando producono effetti significativi a carico dei giovani o delle generazioni future) introduce non un concetto astratto ma uno strumento operativo, che impone la considerazione, in sede di normazione, anche delle conseguenze di medio e lungo periodo. Significa che per gli atti relativi alla gestione delle risorse naturali, alla scuola, al lavoro, alla casa, alla salute, dovrà essere misurato l’impatto non solo immediato, ma anche futuro.
Se effettivamente la norma porterà a politiche più eque, dipenderà però dal modo in cui verrà applicata, sia in termini di volontà politica sia di efficacia dei modelli che saranno utilizzati.
“La Vig non deve diventare un semplice adempimento formale e burocratico”, sottolinea l’Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), che in un paper di marzo 2026 ha cercato di offrire al Governo e al Parlamento indicazioni utili per migliorare i processi legislativi nell’ottica della giustizia intergenerazionale: “Parlare di giustizia generazionale significa riconoscere che le generazioni presenti non sono proprietarie assolute delle risorse e delle condizioni socioeconomiche che ereditano, ma custodi temporanei cui spettano precisi doveri verso chi verrà dopo”.
Secondo il prof. Paolo Pileri l’applicazione della VIG dipende anche da noi, “visto che il governo e la voce della politica in generale non ne parlano e non si sognano di valutare davvero il proprio agire in relazione alla tutela dei giovani. Men che meno in campo urbanistico… Andiamo a suonare alla porta dei politici italiani che hanno responsabilità”.
Riguardo alla tutela della natura e del suolo, il timore è che le potenzialità dello strumento della VIG possano essere vanificate da un approccio ripiegato sulla logica delle compensazioni. Un meccanismo questo che ha consentito di superare i principi su cui si fondano il diritto ambientale internazionale, eurounitario e italiano, e cioè quelli di prevenzione, di precauzione e dello sviluppo sostenibile (che dal Rapporto Brundtland e dalla Dichiarazione di Rio de Janeiro del 1992 impone il rispetto dell’ambiente per le generazioni presenti e future) oltre che della tutela del paesaggio (interpretato per estensione come salvaguardia dell’ambiente) previsto tra i principi fondamentali della Costituzione all’articolo 9 comma 2°.
L’introduzione dell’obbligo della VIG sarà davvero uno strumento di attuazione dell’articolo 9, che, con la riforma del 2022, al terzo comma prevede anche espressamente la “tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”?
Per ora il Governo persegue politiche decisamente lontane dai bisogni che, proprio in questi giorni, le raggazze e i ragazzi stanno esprimendo con forza nelle piazze. Anche la VIG locale appare in netta contraddizione con l’agire degli enti locali e dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, che, ad esempio, proprio questa estate, ha determinato la cancellazione della maggior parte delle misure riguardanti la tutela del verde, il contenimento delle trasformazioni, del consumo di suolo e di copertura arborea, contenute nella bozza di Piano Nazionale di Ripristino della Natura, presentato dal Mase alla Commissione Europea.
Foto: © Rene Bernal – Unsplash







