Quando il Re si mangia la Torre

A Maranello il comune autorizza la realizzazione di un nuovo Resort di lusso con piscina, Spa, ristorante, su area agricola collegata a nucleo storico con l’antica Torre di Pietro Bonis della Montina, in un luogo di straordinario interesse paesaggistico. Il progettista in passato ha rivestito la carica di sindaco

In questo periodo di canicole estive, chi ha compreso il nesso tra cementificazione, consumo di suolo e clima – che si traduce in caldo torrido estivo intervallato da frane e alluvioni a valle, ormai divenute una realtà ricorrente -, crediamo non appartenga alla rosa dei Primi Cittadini impegnati nel “Patto dei Sindaci” della Regione Emilia Romagna che mira a combattere, appunto, il consumo del suolo. E se lo ha compreso, persevera nel considerare il territorio pubblico da amministrare una proprietà non così collettiva, con continua deroga alle leggi vigenti che porrebbero un limite alla cementificazione. Perché discutere di ambiente e clima in nome della collettività è bello, ma gli interessi individuali lo sono anche di più.

E’ così che in nome della legge sui suoli dell’Emilia Romagna, pubblicata ben 8 anni fa (L.R. 24/2017) si emettono autorizzazioni semplificate con procedimento unico senza passare dal P.O.C. comunale, per cementificare altro suolo agricolo dove non si potrebbe; perfino su aree a vincolo, come successo  in un comune del modenese  con la progettazione di un professionista che sindaco di quel territorio comunale lo è stato per ben due volte e il cui PSC (Piano Strutturale Comunale) vigente – strumento che riporta regole stringenti e vieta nuove edificazioni in quelle medesime aree –  risulta essere stato pubblicato proprio sotto il suo mandato.

In un piccolo comune di 17mila anime in provincia di Modena, dove la nota casa automobilistica Ferrari insiste coi suoi stabilimenti su quasi un terzo del territorio urbanizzato, già penalizzato da fabbriche e ceramiche sul perimetro urbano, in uno dei territori più inquinati del Paese, dove continuare a costruire se non verso le colline ancora intatte, agricole e ornate di caseggiati rurali sparsi, oratori e qualche agriturismo in sasso locale?

I centri minori non sono soltanto i testimoni di una “straordinaria civiltà urbana” da conservare, ma possono proporre “un nuovo modello di vita civile, del tutto contemporaneo e alternativo alla metropoli” senza piegarsi a continue violenti mistificazioni di mostruose costruzioni “specialistiche” da insediare nelle zone con viste aperte e ossigenate, visto lo stato edificato e urbanistico in cui riversano i centri industrializzati sottostanti.

In nome della legge sui suoli, appunto, in totale contrasto con l’art. 53 della stessa legge, il cui proponente privato detiene l’attività di ristorazione a 600 m di distanza (unica eccezione della Legge al saldo zero, ma l’articolo consente la nuova costruzione solo se l’attività del proponente è su area di sedime o attigua al nuovo sviluppo trattandosi di “ampliamento”…). 

Per mezzo di una determina a conclusione della conferenza di servizi, il comune ha autorizzato la realizzazione di un nuovo Resort di lusso privato con piscina, SPA, ristorante, su una superficie di circa di 20mila mq su area vergine e agricola collegata a nucleo storico con l’antica Torre di Pietro Bonis della Montina del XIII secolo e annessi edifici, con vincolo di Piano Regolatore e di Soprintendenza, che ha visto sulla sua pertinenza la costruzione di ulteriori volumi e platee di cemento. Dall’area agricola e collinare alla fortezza difensiva, cosa di più appetibile poteva esserci?

Come abbia ottenuto in conferenza dei servizi il parere positivo di ARPAE per la sola zonizzazione acustica, HERA per le reti, Soprintendenza SABAP-BO per il solo vincolo D.Lgs 42/2004 della parte storica, lo si scopre entrando nel merito dei progetti – manca la valutazione ambientale acustica, per esempio -, ricordando che il progettista ha rivestito più di una carica di semplice sindaco, e il consiglio comunale chiamato ad esprimersi, all’unisono ha votato a favore  tralasciando approfondimenti che eppure sarebbero stati necessari oltre che opportuni.

Va richiamata poi la L.R N.15/2013 sull’autorizzazione semplificata del permesso di costruire in deroga ammessa con deliberazione del Consiglio comunale, che ha attestato l’interesse pubblico limitatamente alle finalità di rigenerazione urbana, come previste dalla norma, ricordando però che la stessa prescrive il contenimento del consumo del suolo e di recupero sociale e urbano dell’insediamento, e considera di “interesse pubblico” gli interventi di riuso e di rigenerazione urbana nonché, in via transitoria, gli interventi di riqualificazione urbana e di qualificazione del patrimonio edilizio esistente.

L’intero complesso ha visto anche la partecipazione del comune con l’utilizzo dei fondi del PNRR, per la realizzazione di un parcheggio e di percorsi pedonali.

L’area agricola ad oggi compare nelle tavole di PSC ed è definita come zona di particolare interesse paesaggistico-ambientale (Art.19 del PTCP – art. 19 del PSC)- territorio rurale di rilievo paesaggistico – art. 62 e nella tavola delle tutele, vincoli di natura storico-culturale, paesaggistica e antropica. Le norme consentono tuttavia l’edificazione di nuovi manufatti, esclusivamente sotto forma di ampliamento di edifici esistenti e in zona agricola non superiore al 10% del volume già esistente, comunque nel rispetto delle caratteristiche morfologiche, tipologiche, formali e costruttive locali.

Regole che varrebbero per tutti.

Leggi, deroghe, interpretazioni normative. Quando guardiamo quel territorio, guardiamolo così. Ognuno fa quel che gli pare…

Qui l’articolo di Italia Nostra Sezione Modena del 26 gennaio 2024.