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Verona vuole cavalcare le onde, ma è solo consumo di suolo

Nella città di Giulietta e Romeo il mare non arriva, ma in compenso incombe un progetto che vorrebbe trasformare una ennesima area agricola in un impianto per praticare il surf…

L’estate pare accendere puntuali polemiche politiche nella città scaligera. Se l’anno scorso il dibattito era stato alimentato dal progetto del polo logistico nell’area agricola della Marangona (una superficie di circa 1.500.000 mq posta tra il casello autostradale di Verona sud e il Quadrante Europa: nuovo cemento nonostante, a poca distanza, vi siano parecchie aree industriali dismesse, a cominciare dall’ex seminario vescovile), ora al centro dell’attenzione c’è niente meno che un impianto per gli amanti del surf, sport che notoriamente utilizza le onde impetuose degli oceani.

Un progetto che non pare rivestire alcuna pubblica utilità, trattandosi di un «mega impianto sportivo elitario con annessi servizi ricettivi che poco hanno a che fare con gli impianti sportivi a servizio del quartiere e della collettività» secondo le considerazioni di Legambiente Verona.

Per l’associazione «Verona ha raggiunto limiti di saturazione turistica impressionanti ed è una delle città d’arte più malata di overtourism; aggiungere una struttura sportiva da 600 posti auto in un’area attualmente agricola aumenterebbe gli attuali flussi. Sul traffico, la strada Gardesana è classificata da Arpav tra le più problematiche per l’inquinamento da Pm10, con picchi fino a 45 mila veicoli al giorno nei fine settimana estivi, ossia quando si presume che il nuovo impianto attrarrà maggiore flusso. Portare un attrattore extra-urbano su un corridoio già congestionato significa penalizzare pendolari e residenti. E nonostante siano state chieste opere viabilistiche come perequazione, non c’è ancora uno studio di traffico sull’opera. Infine, Verona è già ai vertici nazionali Ispra per variazione di suolo consumato ogni anno. E l’impianto Onda Surf creerà nuova superficie impermeabilizzata, perdendo così le funzionalità ecosistemiche del suolo. Non si tratta solo di suolo che se ne va, ma che non viene nemmeno recuperato. La “compensazione” promessa al Comune di Verona con l’acquisto e la successiva cessione gratuita di 2 ettari alla Spianà è poco equilibrata e ambientalmente inadeguata. Alla Spianà non si restituisce suolo al territorio, semplicemente lo si conserva per futuri parchi, mentre alla Bertacchina si impermeabilizza e si perde per sempre un terreno agricolo».

«Se davvero si vuole innovare – sottolinea Andrea Gentili, presidente di Legambiente Verona – si parta da ciò che abbiamo già: aree dismesse da recuperare, impianti sportivi da rigenerare come l’area delle piscine Lido, e mobilità pubblica da potenziare. Perché anche quando si insegue l’onda dell’innovazione, c’è un prezzo che Verona non può più permettersi: il consumo di nuovo suolo, la tutela del paesaggio e la coerenza delle proprie scelte».

Per Giorgio Massignan, presidente di Verona Polis, occorre domandarsi «cosa ci sia di pubblico interesse in una piscina con ristorante e bungalow turistici. Non si capisce; certamente si tratta di un grimaldello per consumare altro suolo agricolo. Da rilevare che un’assurda legge regionale considera gli impianti sportivi non conteggiabili come consumo di suolo. Ma il clima e il mancato assorbimento delle acque piovane, certamente non ne terranno conto. È vero che il proponente è disposto ad acquistare, per circa due milioni di euro, alcuni terreni in Spianà, che sarebbero poi ceduti al Comune, per realizzare un parco verde-sportivo. Ma la Pubblica Amministrazione può gestire le destinazioni d’uso delle aree attraverso i piani urbanistici, senza la necessità di acquisirli. Serve la volontà politica».

Le polemiche d’estate probabilmente termineranno, ma le criticità del progetto per ora restano intatte. E c’è chi, sfoderando un po’ di ironia amara, è pronto a scommettere che con l’avvicinarsi dell’inverno possa nascere l’idea “geniale” di immaginare un progetto per dotare la città anche di un impianto di risalita per la pratica dello sci sportivo.

Con il caldo agostano, un po’ di buon umore non guasta. Neppure a Verona, città che nei programmi della giunta guidata dall’ex calciatore Damiano Tommasi, si concentrava sulla necessità di una forte azione rivolta alla rigenerazione del patrimonio edilizio dismesso e alla tutela delle aree verdi ancora disponibili.

Promesse da mantenere e promesse da cavalcare. Sulle creste delle onde…

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