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Eolico offshore: la multinazionale giapponese fa retromarcia

Dal Giappone, patria delle nuove tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili, giunge la notizia del ritiro da parte di Mitsubishi Corporation di tre progetti eolici offshore in altrettante aree al largo della costa del paese: costi troppo elevati non garantiscono un ritorno economico adeguato. O forse il ripensamento deriva anche dal blackout (“apagòn”) spagnolo?…

Difficile comprendere se la sorprendente rinuncia della corporation giapponese sia davvero da attribuire soltanto a una questione finanziaria o se abbia in qualche modo influito anche il recente collasso delle rete iberica, largamente alimentata dall’energia solare ma non ancora in grado di assicurare piena stabilità.

Sotto il profilo generale, lo sviluppo di questo settore sta incontrando crescenti difficoltà in tutto il mondo, tanto che la società danese Ørsted, il più grande sviluppatore di progetti eolici offshore al mondo, si è vista recapitare un ordine di sospensione dei lavori per il progetto Revolution Wind al largo della costa orientale degli Stati Uniti, nonostante fosse già stato completato circa l’80% dell’impianto.

Una situazione che, ovviamente, modifica profondamente gli scenari futuri di questa tecnologia che anche in Italia è fonte di attente ricerche – benché la ventosità del mar Mediterraneo sia inferiore a quella del mare del Nord e i fondali dei mari italiani siano profondi e non consentano quindi l’utilizzo di fondazioni fisse per i generatori – in particolare nel campo dell’eolico galleggiante.

Nel nostro Paese è operativo un unico parco eolico offshore al largo di Taranto, inaugurato nel 2022, con una capacità di 30 MW, un valore inferiore rispetto agli impianti già in funzione nell’Europa settentrionale.

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) considera “innovativo” l’eolico offshore nel quadro dell’obiettivo di coprire con le fonti rinnovabili il 55% dei consumi di elettricità in Italia (e il 30% dei consumi totali di energia) nel 2030. In particolare il Piano nazionale stabilisce un traguardo di 300 MW di eolico offshore nel 2025 e 900 MW nel 2030.

Questa è la nota ufficiale diramata da Mitsubishi Corporation, asciutta e priva di fronzoli (la traduzione è a nostra cura):

«Mitsubishi Corporation (MC), attraverso un consorzio guidato dalla nostra sussidiaria Mitsubishi Corporation Offshore Wind Ltd., ha sviluppato progetti eolici offshore in tre aree al largo della costa del Giappone Noshiro City, Mitane Town e Oga City (Prefettura di Akita), (Yurihonjo City (Prefettura di Akita) e Choshi City (Prefettura di Chiba).

Come annunciato a febbraio 2025, MC ha rivisto i piani aziendali per questi progetti a causa di cambiamenti imprevisti nel contesto aziendale. A seguito di tale revisione, abbiamo deciso di non procedere con lo sviluppo del progetto.

Da quando MC è stata scelta come gestore di questi progetti nel dicembre 2021, in seguito alla pandemia e alla crisi ucraina, il contesto imprenditoriale per l’energia eolica offshore è cambiato significativamente in tutto il mondo a causa di fattori quali catene di approvvigionamento ristrette, inflazione, tassi di cambio e aumento dei tassi di interesse.

Per adattarci a questi cambiamenti inaspettati, abbiamo valutato diverse opzioni, tra cui la rivalutazione dei costi, della tempistica del progetto e dei ricavi. Tuttavia, dopo discussioni tra i partner, abbiamo stabilito che, date le attuali condizioni, non è fattibile elaborare un piano aziendale sostenibile.

La maggior parte delle perdite relative a questa questione sono già state contabilizzate negli anni precedenti e si prevede che eventuali perdite aggiuntive saranno limitate.

Continuiamo a riconoscere che le energie rinnovabili, compresa l’energia eolica offshore, sono un elemento essenziale del mix energetico giapponese. Continuiamo a impegnarci per la realizzazione di una società decarbonizzata, monitorando attentamente il contesto imprenditoriale».