Ph Istock

Fotovoltaico, una straordinaria opportunità se gestito dalle comunità locali

Con le comunità energetiche la decisione su come e dove realizzare un impianto di energia rinnovabile sarebbe collettiva, nel rispetto del territorio, quindi non più affidata agli investitori esterni, che stanno attuando una vera e propria colonizzazione del Paese, interessati all’estrazione di valore ad esclusivo fine di profitto.

di Massimo Mazzer*

Pubblicato su GAIA Ecologia, Nonviolenza, Tecnologie Appropriate – N° 93 Autunno 2025, Ecoistituto del Veneto Alex Langer

Il thriller è uno dei generi letterari e cinematografici più popolari della cultura occidentale.

Il crescendo di tensione che caratterizza le fasi più critiche della storia ammalia lo spettatore che, mentre partecipa emotivamente, aspetta e pregusta l’esito della crisi e ciò che verrà dopo.

Ma oggi ci troviamo a vivere un thriller reale su scala globale, in cui tutto accelera e sembra convergere verso un climax distopico (possibile catastrofe) e questo ci trova preparati come spettatori ma assolutamente impreparati come attori. Se pensiamo che basti chiudere gli occhi ed aspettare che passi la scena più terrificante siamo decisamente sulla strada sbagliata.

Nonostante la civiltà umana abbia accumulato ormai migliaia di anni di esperienza, idee e conoscenza, l’istinto rimane una caratteristica distintiva di noi esseri umani.

Reagire istintivamente ad una sollecitazione esterna è ciò che ha permesso ai nostri antenati di sopravvivere su questo pianeta e, saperlo fare rapidamente individuando al volo minacce e opportunità in un ambiente complesso, ha costituito un indubbio elemento di vantaggio competitivo nei confronti di altre specie viventi.

Se, però, oggi ci sentiamo disorientati in un mondo che è diventato radicalmente diverso da quello in cui ci siamo evoluti non è certo sorprendente. Sempre più frequentemente la nostra intuizione e il nostro istinto non bastano ad orientarci, ma rischiano di diventare un handicap che ci spinge a compiere scelte le cui conseguenze ci possono portare molto lontano dagli obiettivi che verremmo raggiungere.

Nel mondo di oggi, in cui l’intreccio complesso delle attività umane è in grado di destabilizzare gli stessi equilibri planetari1, ogni nostra azione può avere conseguenze indirette che possono rivelarsi ben più importanti e decisive di quelle dirette.

Imparare a capire e, auspicabilmente, a governare la complessità delle concatenazioni di causa ed effetto a cui partecipiamo più o meno consapevolmente è, quindi, indispensabile e urgente se non vogliamo farci travolgere dagli abbagli causati dalla nostra tendenza ancestrale ad individuare un bersaglio ed agire istintivamente.

Questo ragionamento è cruciale nel caso di un tema vitale per la civiltà umana di oggi come quello dell’energia che è fortemente correlato con temi globali altrettanto importanti come i cambiamenti climatici e gli equilibri ecologici e socio-economici, per citarne solo alcuni2.

L’energia

Il consumo globale di energia continua a crescere, spinto dalla crescita economica, nonostante tecnologie mature e più efficienti stiano prendendo il posto di quelle più rozze ed energivore del passato3.

L’energia prodotta da fonti rinnovabili cresce esponenzialmente, favorita dai bassi costi e dalla rapidità di installazione degli impianti, ma il consumo di combustibili fossili non diminuisce nonostante i climatologi si sforzino di ricordarci che, senza un’inversione di tendenza, ci restano meno di 4 anni prima di superare la quantità massima di gas serra contenuto nell’atmosfera, compatibile con gli obiettivi di contenimento del riscaldamento globale stabili dagli accordi di Parigi del 20154.

Il rischio che il pianeta venga proiettato lontano dallo stato di equilibrio dinamico e resiliente, che ha reso possibile 10.000 anni di straordinario progresso della civiltà umana, è sempre più concreto ed evidente5.

La risposta dei leader mondiali a questa emergenza epocale è indiscutibilmente inadeguata, con politiche quali il rapido aumento delle spese militari perseguite in risposta all’approfondirsi delle crisi geopolitiche e sociali, che rischiano invece di rafforzare le cause della crisi provocandone un’ulteriore accelerazione6.

Anche se il quadro sembra presagire un futuro spaventoso, sarebbe insensato tirare i remi in barca ed aspettare con rassegnazione che il “destino” si compia oppure, peggio ancora, farsi trascinare nella logica del conflitto a tutto campo basata sull’illusione che qualche isola felice possa sopravvivere al disastro globale.

Soluzioni affidabili e accessibili

Sarebbe come morire di sete con uno zaino pieno d’acqua potabile sulle spalle.

La metafora non è esagerata. Le soluzioni esistono, funzionano, comportano enormi risparmi di denaro7 e, soprattutto, sono formidabili strumenti di progresso sociale ed ambientale.

Il problema sono le regole del gioco e, in ultima istanza, lo stato di estrema debolezza a cui è ridotta la politica intesa come capacità della comunità umana di operare collettivamente verso obiettivi di bene comune.

In questi ultimi dieci anni sono stati condotti e resi pubblici decine di studi, sempre più approfonditi e dettagliati, sulla sostenibilità tecnica ed economica di sistemi energetici interamente basati su fonti rinnovabili, condotti in collaborazione fra la comunità scientifica ed imprese del settore energetico8.

Già nel 2013 il progetto Kombikraftwerk, in Germania, aveva sperimentato con successo la sostenibilità di una rete elettrica su scala nazionale, basata interamente su fotovoltaico, eolico, idroelettrico e biogas9.

Nei 12 anni successivi a quel progetto, i grandi progressi tecnologici nel campo dell’elettronica di controllo e dell’intelligenza artificiale hanno reso ancora più affidabile e accessibile la gestione di reti energetiche complesse e basate su fonti intermittenti, rendendo possibile una notevole riduzione dei costi di gestione. Questo mentre il costo dell’energia prodotta da fotovoltaico crollava di oltre il 90%.

Oggi team di ricerca, come quello guidato da Christian Breyer alla LUT University in Finlandia, sono in grado di produrre modelli dettagliati (su scala locale, nazionale o continentale) di come la transizione verso sistemi energetici basati al 100% su fonti rinnovabili possa essere progettata e realizzata garantendo l’operatività della rete, consentendo alle industrie di de-carbonizzare i processi produttivi e realizzando notevoli risparmi sul costo finale dell’energia10.

In un recente lavoro sul tema della “Powerto-X Economy”11, Breyer e i suoi collaboratori mostrano, fra le altre cose, come la produzione di idrogeno dall’eccesso di energia elettrica generata da fonti rinnovabili intermittenti possa avere una ricaduta virtuosa sulla stabilità della rete elettrica. Sovradimensionando gli impianti di generazione di energia elettrica (il basso costo del fotovoltaico giustifica questa scelta) e destinando, istante per istante, la differenza fra offerta e domanda di energia elettrica alla produzione di idrogeno mediante idrolisi dell’acqua, si riesce a contenere significativamente anche il fabbisogno di batterie o altre forme di accumulo di energia.

Ma l’elemento più importante che emerge da questi studi è la grande opportunità che si presenta alle comunità di cittadini di giocare un ruolo attivo nella transizione energetica e di accedere direttamente ai benefici che ne possono derivare.

I modelli globali di transizione energetica di cui abbiamo appena parlato non implicano esclusivamente o necessariamente la sostituzione delle grandi centrali termoelettriche con impianti eolici o fotovoltaici di analoga dimensione gestiti con la stessa logica di generazione centralizzata, ma prevedono un ruolo importante per i cosiddetti prosumer, piccoli o medi utenti della rete elettrica che producono energia elettrica per autoconsumo e riversano in rete l’eccesso12.

Oggi i singoli prosumer vengono penalizzati dalle regole di gestione del mercato elettrico13, dai colli di bottiglia della rete elettrica e, soprattutto, da come vengono distribuiti i costi di distribuzione delle energia elettrica e di gestione della rete14.

Le comunità energetiche (Cer)

Al di là dell’onere giuridico-burocratico e gestionale che comportano, sono solo un piccolo e parziale riconoscimento del contributo che i prosumer stanno dando alla de-carbonizzazione del sistema energetico.

In Italia, nonostante l’obbligo di costituirsi in soggetto giuridico le CER non possono, però, operare indipendentemente sul mercato elettrico e non possono nemmeno vendere servizi al distributore locale di energia (il DSO) nonostante sia CER che DSO potrebbero trarne notevoli vantaggi15.

Pensiamo ad esempio al valore aggiunto costituito dalla capacità di una comunità di modulare consumi, accumulo e riversamento in rete dell’eccesso di energia.

Tutto ciò avrebbe un valore tutt’altro che marginale per il DSO che avrebbe interesse ad acquistare servizi dalle comunità energetiche e progettare insieme a loro lo sviluppo futuro della rete locale di distribuzione a bassa e a media tensione.

Se le comunità energetiche evolvessero in questa direzione anche l’economia della generazione distribuita di energia e dei nuovi impianti fotovoltaici cambierebbe radicalmente. La CER nel suo complesso potrebbe interfacciarsi alla rete tramite un unico punto di distribuzione virtuale in modo che lo scambio interno di energia sia riconosciuto come autoconsumo senza la mediazione di soggetti esterni come il GSE16.

In questo modo la CER potrebbe negoziare accordi commerciali con DSO e fornitori per vendere ed acquistare energia a prezzi vantaggiosi e per fornire preziosi servizi ancillari alla rete. Le CER potrebbero quindi diventare il veicolo principale per il finanziamento e la diffusione di piccoli sistemi energetici ideati, progettati, finanziati e gestiti dalle comunità locali con una logica fortemente orientata alla massimizzazione del ritorno economico delle comunità e del contributo allo sviluppo sostenibile del territorio. In questo contesto la barriera economica e amministrativa che oggi condiziona l’installazione di impianti fotovoltaici integrati nell’ambiente costruito sarebbe di molto ridotta grazie al supporto e all’effetto amplificatore dei benefici comuni apportato dalla CER.

Il potenziale contributo del solo fotovoltaico integrato nell’ambiente costruito (IPV) alla domanda complessiva di energia elettrica in Italia, con le tecnologie disponibili oggi sul mercato, è stato stimato essere dell’ordine di 200TWh/anno, cioè poco meno dei 2/3 dell’energia elettrica consumata in Italia nel 2024 e ben al di sopra degli obiettivi stabiliti nel piano nazionale integrato energia e ambiente (PNIEC)17.

Questo dato è sufficiente a comprendere come l’impatto della riforma delle CER sulle politiche energetiche nazionali possa essere tutt’altro che marginale.

Cer e agrivoltaico

In questo contesto, poi, anche i progetti di impianti a terra o con caratteristiche di “agrivoltaico” possono assumere tutt’altro significato rispetto alla quadro attuale che rischia di favorire una vera e propria colonizzazione dei territori a vocazione agricola da parte di investitori esterni interessati all’estrazione di valore ad esclusivo fine di profitto più che allo sviluppo del territorio.

Impianti pensati e realizzati collettivamente dalle comunità locali, nel contesto di una CER, potrebbero invece generare valore aggiunto per il territorio a partire dai benefici economici e da una maggiore sicurezza energetica e resilienza in virtù delle minore esposizione alle turbolenze del mercato energetico. Come e dove realizzare un impianto sarebbe quindi il frutto di una decisione collettiva focalizzata sull’obiettivo di rispettare la vocazione del territorio e creare, non solo ritorno economico, ma benessere per tutti.

Si tratta di una prospettiva radicalmente diversa rispetto al quadro attuale in cui, purtroppo, molte comunità locali sono spesso costrette a dedicare tempo e risorse per contrastare progetti percepiti come una sottrazione netta di valore a chi vive sul territorio. Non bastano le normative sulle aree idonee ad ospitare un impianto fotovoltaico a risolvere questo problema se le comunità locali non sono in grado di assumere l’iniziativa.

Le tecnologie non sono l’unico criterio di scelta

Il fotovoltaico è, di per sé, la medicina per evitare di chiudere gli occhi di fronte al futuro incombente? Certo che no, così come non lo sono eolico, idroelettrico, nucleare e altre tecnologie alternative ai combustibili fossili, anche se è forte l’istinto ad aggrapparsi a qualsiasi appiglio possa apparire a portata di mano.

Le tecnologie non sono l’unico criterio di scelta. Ricordiamoci, ad esempio, i clamorosi extraprofitti realizzati nel 202218 anche da chi ha potuto vendere (grazie alle enormi falle del mercato) energia elettrica da fotovoltaico o eolico allo stesso prezzo di quella generata da impianti termoelettrici il cui costo era aumentato di un fattore 10 a causa della “crisi del gas”19.

La de-carbonizzazione del sistema energetico globale può essere perseguita in modi diversi, ognuno dei quali potrebbe produr produrre anche specifici effetti negativi. Costi e benefici, in particolare, vengono distribuiti in modo radicalmente diverso a seconda della soluzione prescelta. Chi sostiene il contrario è probabilmente in malafede.

Oggi, più che mai, la soluzione che mette a sistema de-carbonizzazione, democrazia energetica, equità sociale, sviluppo sostenibile e valorizzazione dei territori, è anche quella economicamente più vantaggiosa per tutti. Chi ha altri obiettivi persegua pure altre soluzioni.

* Dirigente di ricerca C.N.R. Rete it. Fotovoltaico per la ricerca e l’innovazione

NOTE

1 Richardson K., Steffen W., Lucht W., Bendtsen J., Cornell S.E., Donges J.F., Drüke M., Fetzer I., Bala G., von Bloh W., Feulner G., Fiedler S., Gerten D., Gleeson T., Hofmann M., Huiskamp W., Kummu M., Mohan C., Nogués-Bravo D., Petri S., Porkka M., Rahmstorf S., Schaphoff S., Thonicke K., Tobian A., Virkki V., Wang-Erlandsson L., Weber L., Rockström J., 2023. Earth beyond six of nine planetary boundaries. Science Advances 9, eadh2458. https://doi.org/10.1126/sciadv.adh2458

2 https://thebulletin.org/doomsday-clock/2025-statement/

3 https://ourworldindata.org/grapher/electricity-prod-source-stacked

4 https://www.pik-potsdam.de/en/institute/departments/climate-economics-and-policy/carbon-clock

5 Planetary Boundaries: Navigating Our Limits, Climate Emergency Forum, https://www.youtube.com/watch?v=tG-hh-gSKFQ

6 https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2025/769566/EPRS_BRI(2025)769566_EN.pdf

7 Way R., Ives M.C., Mealy P., Farmer J.D., 2022. Empirically grounded technology forecasts and the energy transition. Joule 6, 2057–2082. https://doi.org/10.1016/j.joule.2022.08.009

8 Breyer C., Khalili S., Bogdanov D., Ram M., Oyewo A.S., Aghahosseini A., Gulagi A., Solomon A.A., Keiner D., Lopez G., Østergaard P.A., Lund H., Mathiesen B.V., Jacobson M.Z., Victoria M., Teske S., Pregger T., Fthenakis V., Raugei M., Holttinen H., Bardi U., Hoekstra A., Sovacool B.K., 2022. On the History and Future of 100% Renewable Energy Systems Research. IEEE Access 10, 78176–78218. https://doi.org/10.1109/ACCESS.2022.3193402

9 https://www.iee.fraunhofer.de/en/research_projects/search/2013/kombikraftwerk2.html, https://www.youtube.com/watch?v=tjNt1Jvgid-M&t=1s

10 https://www.youtube.com/@ChristianOnRE

11 Breyer C., Lopez G., Bogdanov D., Laaksonen P., 2024. The role of electricity-based hydrogen in the emerging power-to-X economy. International Journal of Hydrogen Energy 49, 351–359. https://doi.org/10.1016/j. ijhydene.2023.08.170

12 Leonardo Setti, Le comunità solari come foglie del nuovo albero energetico, TEDxMirandola https://www.youtube.com/watch?v=k_H9Oz0EjCQ

13 https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/08/25/prezzi-elettricita-italia-europa-news/8100879/

14 https://www.ceis-stenico.it/area-utenti/tariffe-e-imposte/tariffe-di-rete.html

15 https://www.researchandmarkets.com/reports/5938330/united-states-power-ancillary-service-market

16 https://www.gse.it/servizi-per-te/autoconsumo/gruppi-di-autoconsumatori-e-comunita-di-energia-rinnovabile/comunit%C3%A0-energetiche-rinnovabili

17 Mazzer M., Moser D., 2021. Come l’energia solare può alimentare l’Italia senza consumare più suolo. natitaly. https://doi.org/10.1038/d43978-021-00049-y

18 https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/07/29/il-boom-dei-prezzi-dellenergia-fa-ricca-eni-nei-primi-sei-mesi-del-2022-utili-aumentati-del-600-a-739-miliardi/6746670/

19 https://www.mercatoelettrico.org/Portals/0/Documents/it-IT/Gme_RelazioneAnnualeWeb_2022.pdf