Con l’approvazione (avvenuta il 5 agosto scorso) delle Commissioni Ambiente e Cultura del Senato, il testo del disegno di legge 1372 per la “Delega al Governo per la revisione del Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di procedure di autorizzazione paesaggistica” ridimensiona il tentativo di indebolire ulteriormente il ruolo delle Soprintendenze, il cui parere – anche per gli interventi considerati di lieve entità – si mantiene obbligatorio e vincolante. Almeno in teoria, perché le Soprintendenze avrebbero bisogno di strumenti e, dunque, di essere potenziate…
Il testo approvato risulta profondamente differente da quello portato originariamente alla discussione delle Commissioni e da noi considerato come “una minaccia concreta e immediata per la salvaguardia del paesaggio“.
Va pertanto considerato con sollievo l’approvazione di un testo che fa a meno di alcuni gravi proponimenti, quali l’esclusione dal regime di autorizzazione paesaggistica di tutti gli interventi di edilizia libera sottoposti a comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA), nonché quelli sottoposti a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) nei casi in cui l’eventuale aumento di volume non ecceda il 20 per cento dell’esistente, ovvero le modifiche, come asseverate dal tecnico abilitato, rispettino il carattere dell’immobile interessato.
Eliminato anche ogni richiamo allo “sviluppo economico e imprenditoriale”: la finalità della legge resta saldamente ancorata al binomio tutela-semplificazione, in coerenza con l’articolo 9 della Costituzione.
Non compare quella forma di silenzio-assenso che, nella versione originaria del disegno di legge, si sarebbe dovuta applicare qualora una Soprintendenza non si fosse espressa entro il limite dei 45 giorni.
Il parere della Soprintendenza sull’autorizzazione paesaggistica resta vincolante anche per l’autorizzazione di strade, cave, posa di condotte per impianti industriali, che nel dispositivo di legge originario si prevedeva in forma “alleggerita”.
Le Commissioni hanno anche indicato un criterio di coordinamento periodico e aggiornamento effettivo dei Piani paesaggistici, strumento essenziale per garantire omogeneità e certezza interpretativa sul territorio.
Ora la palla passa al Governo, che avrà 12 mesi di tempo dall’approvazione della legge delega per emanare i decreti legislativi necessari, su proposta del Ministero della Cultura e previo parere delle Camere e della Conferenza unificata.
Pericolo scongiurato, parrebbe. Ma rimane pur sempre la reale condizione in cui operano le Soprintendenze, a corto di mezzi e di persone in grado di garantire controlli e verifiche adeguate, prive di poteri sanzionatori diretti, spesso ignorate dagli stessi Enti locali.
Una condizione su cui sarebbe opportuno che il Legislatore intervenisse, ma da decenni ciò non avviene (o avviene all’esatto contrario)…








tutto bene sulle Soprintendenze, vanno potenziate ed anche riorganizzate; ma quale “protocollo” seguiranno (e seguono ad oggi) i funzionari? pareri differenti sulla medesima pratica?