Napoli ospiterà l’America’s Cup 2027 e le regate si svolgeranno tra Castel dell’Ovo e Posillipo. Un evento che potrà incidere sullo sviluppo urbano e sulla riqualificazione delle aree coinvolte. Il golfo di Pozzuoli dovrà attrezzarsi per accogliere l’evento sportivo e il turismo di élite, il più ambito di tutti in una città che già è soffocata dal turismo di massa a cui si chiedono alberghi di lusso, cantieri navali blindati, hangar, parcheggi, strade, porticcioli turistici, aree commerciali e altre infrastrutture private, di lusso. Sulla colmata – che non sarà rimossa, se non in piccola parte – saranno costruiti i campi base e i pit stop.
Ma la base dei team sarà a Bagnoli, un quartiere che, col resto dell’area flegrea, vive un’emergenza bradisismo che ha costretto centinaia di persone a lasciare la propria casa. Se per la politica è un’opportunità per accelerare la rinascita di Bagnoli per estirpare per sempre le reliquie industriali che hanno inquinato suolo e mare, le istituzioni si sono dimenticate dell’emergenza e della crisi bradisismica che sta colpendo la zona dei Campi Flegrei, producendo danni alle strutture e sfollamenti soprattutto nel quartiere di Bagnoli.
Non ci saranno politiche per rendere più sicure le abitazioni, ma prima si deciderà di trasferirsi altrove e meglio sarà per i raffinati turisti velici e per il business. Il verde sarà ridotto all’osso, e l’acqua resterà sporca, resa ancora meno balneabile dai fumi e i petroli degli yacht ormeggiati.
In trent’anni di immobilismo su Bagnoli è doveroso ricordare che la Variante per la zona occidentale del 1998 prevedeva, in controtendenza rispetto all’idea di rigenerazione urbana che stava prendendo piede nel resto d’Italia, la bonifica e la destinazione a parco e spiaggia pubblici per una parte assolutamente dominante dell’area, con indici di cubatura bassissimi al posto degli edifici industriali.
Era una visione, contrariamente a quanto fu detto dai suoi detrattori, all’avanguardia rispetto agli standard italiani, di ispirazione profondamente europea: la riconversione dei siti industriali non veniva asservita alla logica della rendita e della privatizzazione, non veniva data in pasto agli appetiti immobiliari, ma restituiva spazio pubblico di qualità agli abitanti come poi si è fatto per esempio a Berlino con l’aeroporto di Tempelhof (anche lui minacciato dalla speculazione).
Ma l’incompiuta riqualificazione ha lasciato in eredità un bilancio catastrofico, in un costante ed efficace lavorìo di dilapidamento di risorse pubbliche (novecento milioni di euro circa) in bonifiche non fatte o fatte male, costruzione di pochissime opere diventate cattedrali nel deserto o andate in rovina, carotaggi, studi, consulenze per centinaia di professionisti che hanno fatto percorrere al processo di riqualificazione strade contorte per tornare sempre al punto di partenza. E non si contano fatti sospetti come l’incendio doloso nel Polo Culturale della Città della Scienza nel 2013, i tantissimi concorsi indetti dal 1991 in poi, i sequestri di suoli da parte della magistratura, danni erariali per milioni di euro, codici e leggi sovrapposti, cantieri avviati e poi abbandonati (il Parco dello sport di Pica Ciamarra) e qualche rara realizzazione (la Porta del parco di Silvio D’Ascia).
Con scosse più forti degli ultimi 40 anni il progetto di riqualificazione dell’area ha cambiato direzione con un decreto del 07/2024 ad oggi convertito in legge, che prevede “misure urgenti di prevenzione del rischio sismico connesso al fenomeno bradisismico dell’area”, evidenziando il bisogno di concentrarsi su ciò che è esistente dicendo “stop” a nuove volumetrie e l’adottamento urgente di misure di contenimento dell’emergenza sismica e vulcanica. Inoltre sono necessarie altre due misure fondamentali al fine di assicurare la massima sicurezza oltre che vie di fuga facilmente accessibili per i cittadini.
All’interno dei Campi Flegrei, considerato a rischio vulcanico, sismico e bradisismico saranno applicate le “norme urbanistiche per i comuni rientranti nelle zone a rischio vulcanico dell’area vesuviana” e bisognerà “evitare l’incremento del carico urbanistico residenziale”. In concreto, non potranno più essere realizzate nuove volumetrie. La motivazione è “garantire un equilibrato sviluppo del territorio dell’ambito Campi Flegrei”, “anche in relazione alle conseguenze che nuove costruzioni potrebbero determinare sulla pianificazione di emergenza. Ma si potrà comunque ristrutturare l’esistente e provvedere a manutenzione e riqualificazione. La nuova disposizione approvata è un passo, ma certamente non quello che serve, una legge coraggiosa, una norma che tuteli realmente gli abitanti dei Campi Flegrei, non soltanto una piccola parte di essi. Volumetrie tuttavia concesse all’America’s Cup con la realizzazione della Technical Base, fulcro operativo per le squadre in gara, un Villaggio per il pubblico con aree ricreative, negozi e ristorazione, oltre a spazi per l’intrattenimento e infrastrutture, l’abbattimento di edifici residenziali. Il progetto è gestito da Invitalia, sotto la supervisione del Commissario Gaetano Manfredi, con il sostegno del Governo.
I cittadini investiti dagli espropri lamentano l’isolamento e il non coinvolgimento nei cronoprogrammi su trasferimenti ed eventuale rientro, scoprendo che Invitalia, in sede di espropriazione, ha valutato i loro immobili con cifre giudicate “ridicole”. Si parla di stime di Euro 50.000 ma con valore reale di Euro 300.000.
Dunque, le aree dismesse della Cementir, dell’Italsider, dell’Eternit, delle Ferrovie, dell’ex Nato potrebbero trasformarsi in un colossale affare per i signori del mattone ed i palazzinari partenopei e romani. Una sorta di “patto del mattone” che prevede la cancellazione dell’antico borgo di Coroglio e la cacciate dei suoi abitanti anche con l’intervento della forza pubblica.
Napoli è uno specchio di mare circondato da storia e cultura, un centro storico di enorme pregio, una cintura di colline verdi: sembrerebbe un paradiso e potrebbe anche esserlo, se l’incapacità della politica non avesse lasciato Napoli in ostaggio dell’avidità dei privati e della violenza della camorra. Ai vecchi problemi insoluti, alla mancanza di servizi pubblici e alle bonifiche negate, recentemente si sono aggiunte l’esplosione del turismo e la disneyficazione del centro storico viste ancora come l’unica economia possibile in una città schiacciata da un debito pubblico accumulato a colpi di commissariamenti straordinari e scommesse finanziarie e da eventi speciali. L’unica speranza sembra provenire dagli abitanti che ancora credono in un altro futuro per la città.
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