Un recente studio pubblicato su ScienceDirect lo dimostra a seguito di un’accurata analisi di 10 anni di dati satellitari in Toscana, che ha consentito di verificare come nelle aree a protezione rigorosa le temperature estive risultino in media inferiori di 2°C rispetto alle foreste produttive. Inoltre le foreste alte, dense e indisturbate frenano le ondate di calore in modo più efficace, offrendo un rifugio per la biodiversità e una maggiore resilienza climatica. Ne deriva che protezione integrale e rewilding sono strategie fondamentali per mitigare i cambiamenti climatici e salvaguardare gli ecosistemi mediterranei…
Le foreste sono essenziali per le strategie di mitigazione e adattamento al clima. Sebbene il ruolo di cuscinetto termico delle foreste vetuste sia ben noto, i benefici di raffreddamento a lungo termine delle foreste ripristinate in aree rigorosamente protette rimangono poco compresi, in particolare nella regione mediterranea, un hotspot di biodiversità gravemente colpito dai cambiamenti climatici.
Gli autori dello studio hanno esaminato le temperature massime estive utilizzando osservazioni satellitari in un paesaggio forestale mediterraneo in Toscana nel periodo 2013-2023. L’analisi si è concentrata sugli attributi topografici e forestali che influenzano le variazioni di temperatura tra i popolamenti di querce sempreverdi sottoposti a diverse categorie di gestione IUCN (Ia e V) rispetto ai popolamenti cedui al di fuori delle aree protette.
Il sito Ia, istituito legalmente nel 1961, è la prima riserva rigorosamente protetta nel Mediterraneo costiero. Si sono osservate differenze misurabili nel raffreddamento della volta a scala mesoclimatica tra foreste rigorosamente protette (IUCN Ia), paesaggio protetto (IUCN V) e foreste produttive.
I popolamenti non gestiti con struttura più alta hanno mostrato condizioni più fresche, con massime estive medie di 33,3 °C nelle aree rigorosamente protette rispetto ai 35,4 °C nelle foreste gestite attivamente. I modelli di regressione lineare e GAM suggeriscono che il terreno (altitudine, esposizione, indice di posizione topografica), la struttura forestale (altezza della chioma, copertura arborea), i tratti funzionali (contenuto di umidità della chioma, EVI) e gli effetti del margine forestale siano stati i principali fattori che hanno influenzato la temperatura massima della chioma.
Anche dopo aver tenuto conto degli attributi topografici e del popolamento, le foreste produttive risultavano di 1 °C più calde rispetto alle aree rigorosamente protette, sottolineando proprietà specifiche che emergono man mano che questi popolamenti si riprendono verso fasi più naturali.
I risultati confermano la temperatura della chioma come un valido indicatore per valutare il ruolo biofisico delle foreste nel moderare il calore localizzato e valutare i risultati del ripristino e della conservazione.
Questo studio sottolinea l’urgente necessità di ripristinare le foreste mediterranee attraverso una rigorosa protezione, garantendo la regolazione termica a livello della chioma e la resilienza delle foreste.
Occorre promuovere la conservazione e il rewilding come soluzioni essenziali basate sulla natura, che integrino la mitigazione dei cambiamenti climatici e la protezione della biodiversità all’interno di strategie di gestione sostenibile del paesaggio.
Qui potete leggere l’articolo pubblicato da ScienceDirect e una lunga serie di riferimenti a studi e fonti bibliografiche di estremo interesse.







