Da due cittadini le uniche osservazioni contro il progetto di data center a Lacchiarella (MI), il più grande d’Italia e d’Europa, da 3,5 miliardi di euro
A cura di Maria Grazia Bonfante
Pensiamo si tratti di un’iniziativa utile ai cittadini ma, purtroppo, è vero il contrario: il progetto userà l’energia di milioni di cittadini unitamente agli altri 29 progetti presentati, alcuni già avviati, nel milanese. In questo contesto, tutte le Associazioni ambientaliste sono rimaste mute… Può darsi che non ne conoscano a sufficienza la portata, certo. Se così fosse, cogliamo l’occasione per offrire a tutti l’opportunità di leggere l’approfondimento di Enrico Duranti, uno dei presentatori dell’esposto.
BESS (Battery Energy Storage System) che servono alla speculazione per l’intelligenza artificiale, che toglierà lavoro perché, come sempre, l’ingordigia dei profitti si impossessa dell’utilità e dell’innovazione.
Una tecnologia che ha, come unico scopo, quello di funzionare. Data center che non trovano corrispondenza nelle reti di trasmissione non ammodernate e insufficienti. Che richiedono quantità enormi di energia che reperiranno dal nucleare e dalle fossili. Per essere digeribili usano aree degradate o tetti, quindi non consumando suolo tacitano le ovvie proteste delle Associazioni ambientaliste…
Una follia, di cui nessuno parla, neppure in Consiglio Regionale (sebbene almeno un consigliere regionale abiti dove sorgerà il più grande data center europeo).

Data center, agrivoltaico, biometano divorano la pianura padana!
L’approfondimento di Enrico Duranti
Pochi sapranno che a Lacchiarella è in Valutazione di impatto ambientale presso il Ministero dell’ambiente, un progetto per la costruzione di un data center hyperscale, proposto dalla società APTO srl, del gruppo di investimento americano Pimco. Questo impianto sorgerà di fianco al centro Girasole, dove ora ci sono tutte le risaie.
Questo progetto, piaccia o no, avrà effetti su tutti noi, che dovranno essere presi in considerazione.
♦️ Consumerà quanto milioni di famiglie!
È un progetto estremamente energivoro: parliamo di 2mila GWh di energia consumata annualmente, pari al consumo di centinaia di migliaia di famiglie. Sarà energia presa dalla rete, e ciò causerà presumibili seri problemi e ripercussioni per la tenuta di tutte le infrastrutture. Peraltro nel raggio di pochi chilometri sorgeranno altri simili data center a Noviglio, Melegnano, Siziano, Vellezzo Bellini e Bornasco. Forse anche uno a Zibido e un altro a Rozzano, tutti a gravare sulla stazione Terna di Lacchiarella e sul passo dell’elettrodotto ad alta tensione Lacchiarella Trino.
♦️Loro useranno le energie rinnovabili, i cittadini quelle fossili, a caro prezzo!
Ovviamente i vari proponenti parlano di usare energia da fonti rinnovabili, tramite compravendita di contratti con parchi energetici rinnovabili. Ciò vuol dire che verrà usata buona parte dell’energia rinnovabile installata in Italia, mentre altri settori, compreso quello civile, saranno costretti a impiegare energia fossile, con il conseguente sicuro rincaro delle bollette per tutti.
♦️Effetti ambientali e nessun nuovo posto di lavoro
Se i cittadini dovranno usare più energia fossile, avremo un sicuro aumento dell’inquinamento e dei rischi connessi al cambiamento climatico, con relativi effetti estremi a livello meteorologico. Questo progetto, inoltre, non porterà nuovi posti di lavoro, perché I data center serviranno per l’intelligenza artificiale, il cui sviluppo (in corso ormai da anni), come attestano numerosissimi studi e ricerche svolte in ogni parte del mondo, mette al rischio milioni di posti di lavoro.
♦️ Totale assenza di informazione e partecipazione dei cittadini
Secondo la legislazione italiana (che ha sottoscritto la Convenzione di Aarhus), gli enti preposti a questi progetti, tra cui il Comune, avrebbero dovuto informare la popolazione e favorirne la partecipazione al processo decisionale. Ma nulla di ciò è stato fatto. L’amministrazione di Lacchiarella ha dato al Ministero il proprio parere favorevole, senza informare né consultare la popolazione: forse per ingenuità o per golosità di maggiori entrate da oneri di urbanizzazione…!?
Numerose sentenze hanno annullato procedimenti amministrativi per non aver tenuto in considerazione la convenzione di Aarhus, e anche in questo caso è necessario farlo.
♦️ Enrico ed Elisa hanno presentato in solitaria le proprie osservazioni al ministero competente, appellandosi al Comune perchè informasse i concittadini
I due cittadini hanno chiesto al Comune di dare informazione del progetto alla popolazione (tramite apposite assemblee e brochure), in modo che questa possa esprimersi dopo attenta informazione.
Sintesi delle Osservazioni al progetto da essi presentate
1) Isole di calore
Come ammesso negli stessi documenti, in particolare nelle Analisi della resilienza dell’opera ai cambiamenti climatici, il territorio selezionato per l’impianto ha la previsione di un aumento della temperatura fino a 2,5°C, con la necessaria maggiore richiesta energetica per l’alimentazione dei sistemi di raffreddamento e con un rischio considerato medio.
L’impianto in questione rischia di aumentare i rischi per la tenuta energetica di tutto il territorio, compromettendo anche la stabilità del sistema a scapito dei cittadini stessi.
A questo, va aggiunto che lo stesso impianto in funzione, provoca ulteriore effetto da isola di calore che può compromettere l’intero territorio, in una situazione già critica a causa degli effetti del cambiamento climatico.
2) Consumo energetico
In tutto il mondo, la preoccupazione è sempre più forte, tanto che molti Stati stanno bloccando nuovi progetti di questo tipo. Attualmente, sono decine i progetti in Valutazione di impatto ambientale di nuova progettazione o ampliamenti di impianti già esistenti, molti dei quali concentrati proprio nella zona sud di Milano, attorno al Parco agricolo sud.
Più energia richiesta vuol dire più impianti termici, elettrodotti, fossile, rinnovabile, consumo di suolo, inquinamento, ecc. L’impianto di Lacchiarella, avrà un consumo annuo stimato in 2.036.415.000 KWhe, quindi più di 2000 GWha, una quantità di energia rinnovabile veramente enorme, la cui produzione richiederebbe decine di chilometri quadrati di fotovoltaico.
Il rischio di una richiesta intensiva di energia tra tutti gli impianti pone seri dubbi sulla stessa tenuta del sistema di distribuzione dell’energia e non può essere non preso in considerazione in una valutazione ambientale. Stesso discorso vale per l’eventuale impatto climatico, con gli effetti cumulativi indiretti delle emissioni climalteranti.
3) Impatto sociale
Sono ormai tantissimi gli studi, le analisi e le denunce di analisti, sindacati, filosofi, economisti, per il rischio di fortissima perdita di posti di lavoro a causa dell’automazione legata all’intelligenza artificiale.
Non ci è dato sapere, quali attività verranno svolte in questo impianto in oggetto, e se queste saranno proprio legate all’intelligenza artificiale, e proprio per questo servirebbe un’analisi in merito.
Un calcolo degli aspetti socioeconomici non può tenere non conto di tutti gli eventuali posti di lavoro persi proprio per l’intelligenza artificiale, motivo del boom data center.
4) Recupero energia tramite teleriscaldamento
Nel progetto in oggetto, non è previsto uno studio apposito per il recupero dell’energia tramite teleriscaldamento, che invece parrebbe opportuno considerare.
5) Rispetto della Convenzione di Aarhus
L’impianto in oggetto, essendo a tutti gli effetti un impianto di combustione con potenza termica superiore alle 50 Mw, per la presenza di generatori di emergenza, deve essere a tutti gli effetti considerato come parte dell’Allegato I della Convenzione di Aarhus. Dato l’obiettivo di sostenere e promuovere la più efficace tutela dell’ambiente, la convenzione di Aarhus si articola in tre pilastri: garantire i) l’accesso alle informazioni, ii) la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e iii) l’accesso alla giustizia in materia ambientale. I diritti garantiti dai tre pilastri della convenzione di Aarhus sono riconosciuti a tutti, individui e persone giuridiche, senza discriminazioni basate sulla cittadinanza, sulla nazionalità o sulla residenza del richiedente e, qualora si tratti di persone giuridiche, sull’ubicazione della sede legale o del centro effettivo delle loro attività.
La convenzione di Aarhus si ispira ai principi democratici di public accountability e open government, secondo i quali il potere pubblico deve essere esercitato in modo trasparente affidabile e accessibile ai cittadini e alle imprese e quindi essere anche soggetto al controllo di legalità.
Il rispetto della Convenzione è vincolante per la Pubblica amministrazione che ha altresì l’obbligo di rendere partecipi i cittadini sin dagli stadi iniziali del processo decisionale in modo tale da garantire ai soggetti interessati la possibilità di poter contribuire all’elaborazione di piani, programmi e politiche relative all’ambiente fin nella fase preliminare.
La sua violazione comporta l’illegittimità degli atti assunti, come più volte sancito dalla Giustizia italiana (sin da TAR Puglia – LE – Sez. I sent. 2286 del 8 ottobre 2009) ed internazionale.
Per questo, si chiede di applicare correttamente la convenzione, con la necessaria informazione e partecipazione del pubblico, bocciando l’intero procedimento per la sua illegittimità.







