Dal regime del non si può fare al regime tutto si può fare a patto di rispettare la natura e soddisfare la Valutazione di Incidenza
La redazione del sito SiP è stata in dubbio se pubblicare o meno questo articolo, valido dal punto di vista teorico ma negli ultimi tempi sempre più spesso superato a pié pari dal potere politico e imprenditoriale, che, uniti nel mancato rispetto dei nostri diritti, riescono spesso a piegare le norme per soddisfare propri interesse. Tuttavia crediamo che la bontà dello strumento sia indiscutibile e che i cittadini debbano perseguirne l’utilizzo con forza, senza sacrificare la difesa dei propri diritti a fronte dei successi ottenuti dalla controparte per vanificarli… Conosciamo a fondo gli strumenti a nostra disposizione, in questo modo saremo pronti a usarli e difenderli, qualora se ne creasse l’occasione!
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di Francesco Cancellieri (Presidente AssoCEA Messina APS (Centro di Educazione Ambientale, Civica e Alimentare)
Come AssoCEA Messina APS questa è un’ottima chiave di lettura per comprendere la modernità della Rete Natura 2000.
La suddetta sintesi coglie il cuore del cambiamento di paradigma introdotto dall’Unione Europea: il passaggio da una visione di conservazione statica (tipica dei vecchi parchi “santuario”) a una gestione dinamica e responsabile del territorio.
A seguire l’analisi di questa filosofia e del ruolo cruciale della VINCA (Valutazione di Incidenza Ambientale).
1. La Filosofia di Rete Natura 2000: “Uomo e Natura insieme”
A differenza dei parchi tradizionali del passato, spesso concepiti come isole recintate dove l’attività umana era vista come un male da estirpare (“regime del non si può fare”), Natura 2000 nasce con un approccio opposto.
· Non “Santuari”, ma “Reti”: le aree Natura 2000 (SIC e ZPS) non sono riserve integrali inaccessibili. Spesso includono terreni privati, aziende agricole e zone abitate. L’UE riconosce che molte specie rare (come quelle dei prati da pascolo) sopravvivono proprio grazie alle attività umane tradizionali, non nonostante esse.
· Sviluppo Sostenibile: l’obiettivo non è bloccare lo sviluppo, ma garantire che le attività
economiche (agricoltura, turismo, infrastrutture) coesistano con la biodiversità. È il principio della sostenibilità: soddisfare i bisogni attuali senza compromettere le risorse per il futuro.
2. Dal “Divieto Assoluto” al “Tutto è possibile a patto che…”
Questo è il passaggio culturale più difficile da assimilare. La normativa europea (Direttiva Habitat) non stila liste rigide di ciò che è vietato a priori (salvo la distruzione deliberata di specie protette).
Introduce invece un metodo.
· Il Cambio di Mentalità: non ci si chiede più “Questa opera è vietata?”, ma “Questa opera
danneggia significativamente l’integrità del sito?”.
· La Responsabilità: questo regime apparentemente più permissivo (“tutto si può fare”) è in realtà molto severo perché sposta l’onere della prova sul proponente. Chi vuole realizzare
un’opera deve dimostrare scientificamente che il suo progetto non romperà l’equilibrio ecologico del sito.
3. La VINCA: il “Guardiano” della Flessibilità
Se la filosofia è “tutto è possibile a patto di rispettare”, la VINCA (Valutazione di Incidenza
Ambientale) è lo strumento tecnico che verifica se quel patto viene rispettato. È la procedura “cuscinetto” che impedisce alla flessibilità di diventare anarchia.
La VINCA agisce come un filtro a tre livelli:
1. Screening (Livello I): si verifica se il progetto è così piccolo o innocuo da non richiedere
analisi approfondite. Se passa qui, via libera immediato.
2. Valutazione Appropriata (Livello II): se c’è anche solo il dubbio di un impatto, si fa uno
studio scientifico dettagliato. Qui si analizzano gli effetti specifici su habitat e specie.
o Esito Positivo: L’opera si fa, magari con misure di mitigazione (es. barriere antirumore, sottopassi per fauna) per azzerare i danni.
o Esito Negativo: L’opera, così com’è, non si può fare.
3. La Deroga (Livello III): è l’eccezione estrema. Anche se l’opera fa danni, può essere
approvata SOLO se:
o Non ci sono alternative.
o C’è un interesse pubblico prevalente (es. salute umana, sicurezza).
o Si adottano misure di compensazione (es. distruggo 1 ettaro di bosco qui, ne ricreo
2 identici là).

La VINCA garantisce quindi che la libertà di iniziativa economica non diventi mai licenza di distruzione, costringendo ogni progetto a “fare i conti” con la natura prima di posare la prima pietra.
Ing. Francesco Cancellieri
Presidente Associazione per lo Sviluppo SOstenibile e Centro di Educazione Ambientale Messina APS
Segui l’associazione sul sito web. Per contatti: ceamessina@pec.it







