Ripristino della Natura: il Forum Salviamo il Paesaggio audito in Senato sull’attuazione del Regolamento UE

Martedì 10 febbraio abbiamo avuto la possibilità di esprimere in Senato le nostre valutazioni sullo schema di Decreto Legislativo che dovrebbe attuare in Italia il Regolamento Nature Restoration Law. Per ora risultano assenti i meccanismi di partecipazione e gli strumenti per garantire la pubblicità di mappature, indicatori e stati di avanzamento; l’invarianza finanziaria non considera che la mappatura delle aree da ripristinare e il monitoraggio costante richiedono l’impiego di consistenti risorse; l’adeguamento alla NRL impatta sulla normativa vigente (a differenza di quanto indicato dal decreto) e senza indicazioni di stop al consumo di suolo gli interventi di ripristino rischiano di essere neutralizzati.

Martedì 10 febbraio 2026 il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori è stato ascoltato nell’ambito delle audizioni della ottava Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica) del Senato della Repubblica, in relazione allo schema di Decreto Legislativo recante disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura Nature Restoration Law (Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 369). Nell’audizione, oltre al nostro Forum, sono intervenute le seguenti associazioni: Legambiente, WWF Italia, LIPU, GrIG (Gruppo d’Intervento Giuridico), Federparchi, Federcaccia, RIRE (Rete Italiana Ripristino Ecologico).

Qui è possibile scaricare la memoria trasmessa dal Forum alla Commissione.

Qui il video dell’audizione.

A rappresentare il Forum è stata Jasmine La Morgia, che ha evidenziato alcuni aspetti positivi e le molteplici criticità dello schema di decreto.

Il Regolamento Ue Nature Restoration Law rappresenta un cambio di paradigma epocale, perché segna il passaggio dalla salvaguardia di ambienti che presentano particolari condizioni naturalistiche alla ricostituzione degli ecosistemi degradati e lo fa attraverso l’identificazione di percentuali che riguardano le aree marine e le aree terrestri e di step temporali definiti.

Il nostro Paese risulta essere piuttosto in ritardo nel procedimento di attuazione del Regolamento Ue (approvato più di un anno e mezzo fa, il 18 agosto 2024). Ciascuno stato membro deve predisporre un Piano nazionale di ripristino entro il primo settembre del 2026, ma risale solo all’autunno scorso l’accordo di programma tra il Ministero dell’ambiente e l’Ispra, che costituisce il servizio tecnico incaricato della realizzazione del Piano.

Se da un lato si accoglie quindi con favore l’iniziativa del Governo di formalizzare quanto è stato fatto fino ad ora, dall’altro sono diverse le questioni su cui il Forum ha espresso perplessità e rispetto alle quali ha proposto integrazioni e modifiche.

A partire dalla partecipazione che, in base al Regolamento europeo, dovrebbe essere elemento costitutivo del procedimento, che quindi richiederebbe la predisposizione di un quadro organico riguardo a tale aspetto, correlato alla Vas, e la costituzione di ambiti organizzati per la partecipazione del civismo organizzato (ad esempio forum, consulte per il ripristino).

Altra questione importante, a nostro avviso, è la pubblicità di mappature, indicatori e stati di avanzamento. Si parla di un workplan all’interno del quale sono previste delle dashboard e piattaforme, ma fino a questo momento è stata costituita soltanto una sezione dedicata del portale del Ministero dell’ambiente.

Di particolare rilievo poi è l’indicazione secondo cui l’attuazione della Nature Restoration Law non avrebbe impatti sulla normativa nazionale. Al contrario riteniamo che l’attuazione delle disposizioni previste dal Regolamento e dal futuro Piano Nazionale di Ripristino impongano una governance multilivello istituzionale; producendosi ricadute significative sulla pianificazione urbanistica e sulle leggi ambientali, vi è la necessità di un raccordo con Legge Urbanistica nazionale, il Codice dell’Ambiente e la Legge Quadro delle Aree Protette. Il Piano nazionale di ripristino dovrebbe quindi essere accompagnato da linee guida e standard tecnici nazionali, in modo tale da consentire un’applicazione omogenea su tutto il territorio.

Un’altra questione significativa è quella dell’invarianza finanziaria, prevista dall’art. 6 dello schema di decreto. Abbiamo ricordato che il Piano nazionale di ripristino prevede la mappatura del territorio nazionale, l’individuazione degli ecosistemi e degli indicatori scientifici oltre che il monitoraggio dell’andamento della riqualificazione nel tempo. Si tratta di attività che richiedono risorse tecniche ed economiche. Suggeriamo quindi che vi sia una individuazione delle risorse e auspichiamo che tali esborsi non vengano considerati costi, ma veri e propri investimenti. I recenti disastri avvenuti sulle coste della Calabria, della Sardegna e della Sicilia ancora una volta hanno dimostrato come le spese che riguardano i ripristini e la pianificazione siano notevolmente inferiori rispetto alle spese necessarie per la ricostruzione.

Ci teniamo particolarmente poi a sottolineare l’importanza dell’articolo 8 della Nature Restoration Law, che riguarda gli ecosistemi urbani: entro il 31 dicembre 2030 in queste aree non potrà esserci una perdita netta di spazi verdi e di copertura vegetale; a partire dal primo gennaio del 2031, spazi verdi e copertura vegetale dovranno aumentare. È evidente che tutto questo non si concilia con il consumo di suolo che è in continuo aumento, come rilevato dai rapporti annuali di Ispra. È necessaria una pianificazione diversa, che preveda l’arresto del consumo di suolo, la riqualificazione ambientale, la desigillatura delle superfici artificiali (ricollegandosi a quanto detto in precedenza rispetto agli impatti sulla normativa nazionale); occorre prevedere che all’interno della pianificazione urbanistica, anche a livello comunale, venga previsto l’arresto del consumo di suolo (ma lo stesso va detto riguardo agli ambiti fluviali, l’eliminazione delle sponde artificiali e la rinaturalizzazione delle rive).

Nella conclusione dell’intervento Jasmine La Morgia ha ricordato la campagna nazionale di Salviamo il Paesaggio (“Ripristino della natura”), che ha l’obiettivo di favorire la collaborazione tra civismo organizzato e istituzioni, in modo da poter segnalare alle direzioni regionali dell’ambiente e all’Ispra gli ambiti ecosistemici che sono da ripristinare e da inserire all’interno del database del Piano nazionale di ripristino.

Consulta la memoria che il Forum ha trasmesso alla Commissione del Senato, con l’articolazione dettagliata delle precedenti considerazioni e proposte.

Segui l’iter dello schema di Decreto Legislativo AG 369.