Il consumo di suolo determina la riduzione dell’infiltrazione e dell’evapotraspirazione della pioggia, causando un aumento del deflusso superficiale e il peggioramento del rischio idraulico. Allo stesso tempo favorisce l’aumento delle temperature urbane e l’insorgenza dell’effetto isola di calore. Eppure la desigillazione non è ancora sistematicamente integrata nella pianificazione urbanistica ed è stata recepita solo nei più recenti quadri normativi regionali. Nello studio di Ilaria De Noia l’analisi dei casi di Parma e Brescia.
di Ilaria De Noia, Dipartimento di Ingegneria e Architettura, Università di Parma, Premio BiRO 2026 per la Sezione B, dedicata alle tesi di dottorato
Il suolo rappresenta una componente fondamentale del sistema terrestre e svolge una molteplicità di funzioni ecosistemiche essenziali. Si tratta di una risorsa non rinnovabile, soggetta alle crescenti pressioni delle trasformazioni territoriali antropiche. In particolare, i processi di urbanizzazione determinano un progressivo aumento del consumo e dell’impermeabilizzazione del suolo, compromettendone la capacità di svolgere le proprie funzioni e costituendo fra le principali cause del suo degrado.
A livello europeo, si evidenzia una crescita costante delle superfici artificiali. Altresì nel contesto italiano si osserva un incremento significativo del consumo di suolo, anche in assenza di dinamiche di crescita demografiche. Il fenomeno risulta particolarmente critico per la limitata disponibilità di suolo utilizzabile e la concentrazione delle trasformazioni nelle aree pianeggianti e costiere della penisola.
In Italia, le conseguenze di queste dinamiche si manifestano principalmente sul ciclo idrologico e sul microclima urbano. La riduzione dell’infiltrazione e dell’evapotraspirazione della pioggia determina un aumento del deflusso superficiale, gravando su corpi idrici e reti di drenaggio e contribuendo ad accrescere il rischio idraulico urbano. Allo stesso tempo, la diminuzione dell’evapotraspirazione favorisce l’aumento delle temperature urbane e l’insorgenza dell’effetto isola di calore, ossia la differenza di temperatura tra i centri abitati e i territori naturali e agricoli circostanti.
Sotto il cappello delle soluzioni basate sulla natura, la desigillazione del suolo (Figura 1), intesa come rimozione di superfici artificiali e impermeabili per ripristinare la permeabilità del terreno con elementi naturali o semi-naturali, rappresenta una delle strategie più promettenti per l’adattamento climatico urbano. Desigillare (o depavimentare, o rinaturalizzare) il suolo permette infatti di intervenire sulle componenti del ciclo idrologico riducendo il deflusso superficiale, mitigando le temperature e ripristinando i servizi ecosistemici.

A livello europeo, la Strategia europea del Suolo per il 2030 promuove l’obiettivo di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050, delineando un quadro di riferimento per le politiche di gestione del territorio.
Nella legislazione italiana, le sfide poste dall’impermeabilizzazione del suolo sono affrontate principalmente attraverso politiche e strumenti finalizzati a limitare l’ulteriore consumo di suolo. La desigillazione, invece, non è ancora sistematicamente integrata nella pianificazione urbanistica ed è stata recepita solo nei più recenti quadri normativi regionali. A livello nazionale, il tema è stato affrontato solo nell’ambito di alcuni disegni di legge, tra cui il D.d.L. 1028/2024 «Rigenerazione urbana e uso sostenibile del suolo». Ne deriva un quadro ancora frammentato, che evidenzia la necessità di un maggiore coordinamento tra i diversi livelli pianificatori e le crescenti sperimentazioni operative locali. In particolare, le città italiane di medie dimensioni rappresentano contesti ideali per sperimentare politiche innovative di adattamento ai cambiamenti climatici, grazie alla loro scala territoriale e flessibilità operativa.
Una metodologia per individuare criteri e priorità d’intervento
La metodologia presentata in questo contributo è stata sviluppata presso il Gruppo di ricerca in Tecnica e pianificazione urbanistica dell’Università di Parma, nell’ambito della tesi di dottorato di Ilaria De Noia, supervisionata dal prof. Michele Zazzi. L’obiettivo è definire un approccio integrato e multiscalare per individuare criteri e priorità di intervento per la desigillazione del suolo, finalizzata alla mitigazione del rischio idraulico urbano di natura pluviale, attraverso l’integrazione di analisi quantitative, qualitative e partecipative.
In linea con l’IPCC, il rischio idraulico urbano di natura pluviale viene definito come interazione tra pericolosità, esposizione e vulnerabilità. Attraverso il calcolo di tali componenti, è possibile costruire mappe del rischio che consentono di individuare le aree urbane più critiche. Inoltre, il calcolo del danno potenziale permette di valutare gli effetti attesi sugli elementi esposti, sia in termini economici che di mortalità.
La metodologia introduce poi il concetto di potenziale di desigillazione, inteso come la capacità di un’area di essere oggetto di questi interventi. Tale potenziale viene definito attraverso un insieme di fattori che considerano sia le caratteristiche intrinseche delle pavimentazioni sia le condizioni di contesto, come il valore culturale delle pavimentazioni e l’eventuale presenza di vincoli normativi alla desigillazione.
Infine, l’analisi del potenziale di trasformazione urbana, cioè il ruolo degli strumenti urbanistici nel supportare tali trasformazioni, include i fattori caratterizzanti il contesto italianoquali la proprietà delle aree (pubblica/privata); la presenza di approcci d’intervento localizzati (ovvero rivolti ad una specifica area) o generalizzati (ovvero fondati sull’utilizzo di indici e parametri applicabili anche a scala urbana); e la presenza di strumenti programmatici o regolativi/strategici.
Casi studio applicativi: Parma e Brescia
La metodologia sviluppata viene applicata al caso di Parma, città emiliana di medie dimensioni situata nella cosiddetta “Megalopoli Padana”.
Sulla base del quadro conoscitivo territoriale costruito con dati come l’uso del suolo, il sistema di drenaggio urbano e gli strumenti di pianificazione e gestione del rischio, viene innanzitutto effettuata la valutazione del rischio (e del danno) idraulico di natura pluviale, traducendolo in carte per l’individuazione delle aree urbane più critiche.
Parallelamente, viene calcolato il potenziale di trasformazione urbana. Tra gli indicatori rientrano, fra gli altri, la presenza di pavimentazioni vincolate o aree considerate desigillabili dall’Amministrazione. Si analizza inoltre come la desigillazione possa essere integrata nei diversi strumenti urbanistici: quelli sovraordinati definiscono obiettivi e indirizzi, mentre quelli operativi e attuativi li traducono in prescrizioni e interventi concreti. Ad esempio, il piano urbanistico comunale può prevedere interventi di desigillazione nei piani di manutenzione, introdurre limiti all’espansione urbana, incentivi e misure compensative, individuando al contempo le aree prioritarie. Tali indirizzi possono essere recepiti dal regolamento edilizio e tradotti nel programma triennale delle opere pubbliche.
Nell’ambito della ricerca, la collaborazione con il Centro Etica Ambientale di Parma (nell’ambito del progetto Green in Parma finanziato da Iren) e la collaborazione con la Eindhoven University of Technology (Paesi Bassi) hanno consentito di coinvolgere cittadini e portatori d’interesse nella co-progettazione di interventi di desigillazione e, tramite questionari, nella raccolta di dati sulla loro percezione del cambiamento climatico e sulle preferenze rispetto agli interventi. Tali dati sono stati integrati sia nel calcolo della vulnerabilità che del potenziale di desigillazione (Figura 2).

Il caso applicativo si conclude con la sovrapposizione delle mappe di rischio e trasformabilità urbana e la definizione delle priorità d’intervento con l’obiettivo di fornire uno strumento direttamente utilizzabile dai decisori (Figura 3). Viene quindi selezionata un’area urbana pilota, verificata l’applicabilità degli interventi e la loro capacità di ridurre il rischio.

La città lombarda di Brescia costituisce un utile caso comparativo per studiare modalità e strumenti di integrazione della desigillazione nei processi di trasformazione urbana, grazie a esperienze consolidate con l’integrazione della partecipazione pubblica. Per esempio, la Strategia di transizione climatica della città, uno strumento non normativo, ha integrato interventi di adattamento (come la desigillazione) e mitigazione con processi partecipativi strutturati (come SpaziAttivi).
Infine, la collaborazione con il centro scientifico AmbienteParco ha permesso di approfondire il ruolo della comunicazione e del coinvolgimento dei cittadini nei processi di adattamento climatico. Attraverso attività di sensibilizzazione, laboratori e iniziative rivolte anche ai ragazzi, si è evidenziato come il coinvolgimento della popolazione contribuisca all’orientamento delle politiche urbane e all’efficacia degli interventi, favorendo la consapevolezza, l’accettazione degli interventi e il riconoscimento dei cittadini come portatori di interesse attivi nei processi di trasformazione e rigenerazione urbana.
In conclusione…
Si può affermare che la desigillazione del suolo rappresenta un’azione strategica nell’ambito dei processi locali di adattamento ai cambiamenti climatici, rispondendo simultaneamente a molteplici criticità urbane. Coinvolgere i cittadini integrando iniziative bottom-up con processi top-down permette di aumentare l’efficacia di questi processi, come evidenziato dai casi studio che hanno unito il supporto istituzionale con le iniziative locali, raggiungendo esiti virtuosi.
La desigillazione del suolo non rappresenta quindi soltanto una misura tecnica, ma una strategia capace di integrare dimensioni ambientali, urbanistiche e sociali, superando approcci settoriali e promuovendo una visione integrata delle trasformazioni urbane orientate alla resilienza.
La ricerca si conclude con la definizione di un insieme di linee guida per l’integrazione della desigillazione del suolo nelle pratiche di rigenerazione urbana, trasferibili a diversi contesti territoriali e rivolte alle amministrazioni e ai cittadini coinvolti nei processi di trasformazione urbana (Figura 4).

Riferimenti e riconoscimenti
Si veda gentilmente l’elaborato di tesi completo per consultare i riferimenti. La borsa di dottorato è stata cofinanziata con risorse del Programma Operativo Nazionale Ricerca e Innovazione 2014-2020, risorse FSE REACT-EU Azione IV.4 “Dottorati e contratti di ricerca su tematiche dell’innovazione” e Azione IV.5 “Dottorati su tematiche Green”.
Ilaria De Noia, Dipartimento di Ingegneria e Architettura, Università di Parma, ilaria.denoia@unipr.it. Premio BiRO 2026 per la Sezione B, dedicata alle tesi di dottorato.







