Il Paesaggio Siciliano è vivo: perché l’Osservatorio Regionale non può fare a meno di Agronomi e Forestali

Con il Decreto del 6 ottobre dell’Assessore dei beni culturali, l’Osservatorio Regionale per la Qualità del Paesaggio in Sicilia non includerebbe dottori agronomi e forestali. Mancano quindi le competenze sulla componente “viva” del paesaggio. Senza tale lettura la tutela scade in un “imbalsamazione” estetica del territorio.

A una prima analisi del provvedimento (D.A. n. 47 del 6 ottobre 2026) di ricostituzione e regolamentazione dell’Osservatorio Regionale per la Qualità del Paesaggio in Sicilia (della Speciale Commissione incardinata presso l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana) – ove fosse confermata l’assenza di dottori agronomi e forestali – mi sento di evidenziare significative criticità procedurali e metodologiche.

La mancanza della figura del Dottore Agronomo e Forestale all’interno dell’organismo istituzionale rappresenterebbe una grave lacuna tecnico-scientifica, in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Convenzione Europea del Paesaggio (CEP) e con la moderna letteratura scientifica sull’analisi ecologico-territoriale, di cui il prof. Bernardino Romano è stato autorevole maestro.

L’assenza del Dottore Agronomo e Forestale: un’omissione strutturale

La composizione degli organi consultivi regionali in materia paesaggistica tende storicamente ad appiattirsi su una visione prevalentemente storico-artistica o architettonico-urbanistica del territorio.

Omettere la figura dell’Agronomo e Forestale significherebbe ignorare che:

·   Il paesaggio siciliano è prevalentemente agro-silvo-pastorale: La matrice dominante dell’isola è costituita da agrosistemi storici, sistemi forestali, pascoli, colture tradizionali (agrumeti, uliveti, vigneti, mandorleti) e tessere vegetazionali della macchia mediterranea.

  • Mancano competenze sulla componente “viva” del paesaggio: Architetti e storici dell’arte possiedono strumenti d’analisi storico-morfologici, ma non dispongono delle competenze botaniche, dendrologiche, pedologiche ed ecologico-forestali indispensabili per valutare la dinamica vegetazionale, lo stato di salute dei boschi, la resilienza degli agrosistemi e i servizi ecosistemici.
  • Rischio di vincolismo statico: Senza la lettura agronomico-forestale, la tutela scade in un “imbalsamazione” estetica del territorio, incapace di gestire i processi dinamici di abbandono colturale, avanzata dei boschi di neo-formazione, rischio idrogeologico o incendio.

La dimensione multidisciplinare e la Convenzione Europea del Paesaggio

La Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000) ha superato il concetto riduttivo di “paesaggio-cartolina” o “bellezza naturale”, definendo il paesaggio come: “Una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni“.

Questa definizione impone un approccio sistemico e rigorosamente multidisciplinare:

· Il paesaggio è il prodotto di processi biologici, pedologici, climatici e antropici interconnessi.

· Un Osservatorio del Paesaggio privo di specialisti delle scienze agrarie e forestali tradirebbe la CEP, poiché frammenta la lettura del territorio escludendone la componente biologicoproduttiva ed ecologica.

Gli insegnamenti di Bernardino Romano: la mosaicatura ecologica e l’invarianza strutturale

Il contributo teorico e operativo del prof. Bernardino Romano (ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica all’Università dell’Aquila) alla pianificazione paesaggistica si fonda sull’integrazione tra ecologia del paesaggio e pianificazione territoriale:

· La Rete Ecologica come struttura portante: Romano ha dimostrato come la pianificazione paesaggistica non possa limitarsi a perimetrare vincoli, ma debba individuare le invarianti ecologico-strutturali: corridoi ecologici, “stepping stones” (tessere d’appoggio) e nodi bioclimatici. Senza l’agronomo-forestale, l’Osservatorio non ha le competenze per interpretare e tutelare la connettività ecologica della matrice rurale.

· Il contrasto alla frammentazione e al land consumption: gli studi di Bernardino Romano sull’impatto del consumo di suolo e sulla dispersione insediativa (sprinkling) dimostrano che la perdita di paesaggio avviene prima di tutto per degradazione delle tessere agricole marginali e perdita di continuità ecosistemica.

· Pianificazione trasversale e non discriminatoria: per Romano, la pianificazione paesaggistica deve operare una sintesi tra i valori estetico-percettivi, i valori culturali e le funzioni ecologico-ambientali. Ridurre l’Osservatorio a un consesso privo delle scienze agrarie e forestali significa invalidare il principio di analisi olistica del territorio.

Il valore della riqualificazione rurale nelle selezioni del Premio del Paesaggio

Un’ulteriore riprova dell’imprescindibilità delle competenze agronomico-forestali risiede nell’attenzione costantemente riservata, a livello nazionale ed europeo, ai progetti di recupero e valorizzazione dei territori rurali. Nelle diverse edizioni del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa (e della relativa selezione nazionale), gli interventi focalizzati sulla riqualificazione del Paesaggio Agrario e Forestale hanno sempre occupato una posizione di assoluto rilievo, a testimonianza del fatto che la qualità del paesaggio passa inevitabilmente attraverso la cura e la gestione attiva della matrice rurale.

Emblematico in tal senso è il riconoscimento attribuito nell’edizione 2012-2013 a Libera Terra per il progetto: “La rinascita dell’Alto Belice Corleonese dal recupero delle terre confiscate alla mafia“. Questo intervento ha dimostrato come il riscatto sociale, la legalità e lo sviluppo economico sostenibile siano strettamente interconnessi alla rigenerazione agro-ecologica e paesaggistica di territori precedentemente degradati o abbandonati. Tale straordinaria riqualificazione è avvenuta prevalentemente grazie alle elevate capacità progettuali e tecnico-scientifiche di dottori agronomi e forestali, i quali hanno saputo coniugare il recupero delle colture tradizionali, la tutela della biodiversità, la sostenibilità economica delle produzioni e la gestione attiva del suolo.

L’esperienza dell’Alto Belice Corleonese evidenzia come la tutela del paesaggio non possa essere ridotta a un mero esercizio conservativo o vincolistico, bensì debba fondarsi su una progettualità complessa capaci di riattivare i processi produttivi ed ecologici del territorio. Privare l’Osservatorio Regionale di tali professionalità significherebbe ignorare le buone pratiche già premiate e riconosciute a livello internazionale, precludendo alle istituzioni la possibilità di guidare efficaci interventi di riqualificazione del paesaggio rurale siciliano.

Messina, 19 ottobre 2026

Ing. Francesco Cancellieri

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