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Parchi Eolici: saltano tutte le regole!

Un altro progetto viaggia verso l’approvazione: i 13 aerogeneratori e 24 ettari del Parco Eolico “Monte La Fine e Monte Pratolungo”, a cavallo tra Emilia Romagna e Toscana

di Patrizia Pezzuoli (Comitato di Modena del Forum Salviamo il Paesaggio)

È utopistico affermare che le opere d’interesse pubblico debbano trovare un punto di incontro con la tutela del territorio e la sostenibilità ambientale salvaguardando le produzioni agricole, sostenendo e incentivando la vacazione turistica e l’escursionismo sulle antiche vie di collegamento delle vallate Tosco Emiliane, senza interferire con borghi storici minori e bellezze naturali e panoramiche: obiettivi peraltro lungamente propagandati sui portali di Regione, Province e Comuni.

Solo nel 2024, inoltre, sono state rilasciate autorizzazioni uniche (AU) per circa 364 MW di nuovi impianti, a fronte di una potenzialità pendente di oltre 1.342 MW (prevalentemente per il fotovoltaico), a cui si aggiungono ulteriori 1.260 MW di progetti in valutazione ambientale (VIA) statale e oltre 1.000 MW di parchi offshore in procedura ministeriale.

L’ultima delibera regionale in materia di individuazione di aree idonee da destinarsi a grandi impianti industriali, la n. 51 risalente al 2011, risulta oggi eccessivamente ostativa alla realizzazione dei Parchi Eolici e necessita di un’importante revisione per la scelta delle aree oggetto di intervento maggiormente interessate dai vincoli dell’art. 142 della Legge 42/2004 con presenza di zone di elevato interesse paesaggistico, SIC e ZPS.

Nonostante si siano verificate diverse situazioni di parchi eolici respinti o ritirati (ad esempio, il progetto “Eolico Camugnano”, ritirato dall’impresa proponente, e la sospensione dell’impianto eolico di Badia Tedalda, da parte dalla stessa Regione), il burden sharing – ossia le ripartizioni regionali dell’obiettivo FER nazionale al 2030 –  del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 21 giugno 2024 impone la prosecuzione di nuovi impianti eolici a fronte dei 42 siti realizzati (vedi la Delibera regionale di individuazione delle aree).

Il Parco Eolico “Monte La Fine e Monte Pratolungo” a cavallo dei comuni di Castel del Rio, nella città metropolitana di Bologna (BO) in Emilia Romagna, e di Firenzuola, nella città metropolitana di Firenze (FI) in Toscana, si avvia alla conclusione dell’iter autorizzativo.

Inquadramento territoriale

L’impianto, collocato sul crinale compreso tra i Monti La Fine e Prato Lungo, attraversa aree di tutela boschiva e del Parco dell’Appennino comprese nel perimetro dell’art. 136 – aree di notevole interesse pubblicoe dell’art. 142 – Aree tutelate per leggedella L.42/2004, occupando una superficie di circa 24 ettari con 13 aerogeneratori di altezza pari a 105 m, tra i 760 e 930 m s.l.m.

Nell’area, a pochi km di distanza, insistono già il Parco Eolico “Passo del Paretaio” (composto da 4 aerogeneratori) e il “Parco Eolico Carpinaccio” (17 aerogeneratori), nel comune di Firenzuola.

Dall’ osservazione del PTCP della provincia di Bologna, l’area risulta nella fascia soggetta ad amplificazione e potenziali cedimenti differenziali (carta delle sismicità), nelle zone di tutela naturalistica e paesaggistica ed entro le aree protette per la conservazione di ambienti naturali e seminaturali, diversità biologica, valore paesaggistico, connessione tra eco sistemi faunistici e vegetazionali (carta delle connessioni ecologiche).

Si leggono infatti, nella relazione sintetica di Impatto Ambientale, conflittualità di posizionamento di quasi tutti gli aerogeneratori in aree unità non idonee a usi urbanistici e rischio frana da R2 a R4, con elettrodotto interrato interessante la carta del rischio frane dell’autorità di bacino del Fiume Reno.

Tutti gli aerogeneratori interessano l’ecosistema forestale, boschivo e arbustivo e, in particolare, dall’analisi della Tavola 2 “Carta degli ecosistemi” risulta che tutti gli aerogeneratori (ad eccezione del WTG11) ricadono all’interno dell’ecosistema forestale; un aerogeneratore interessa invece, con la piazzola, l’ecosistema arbustivo.

La viabilità di accesso, di nuova realizzazione, interessa anch’essa i due ecosistemi sopra citati. Tutti gli aerogeneratori risultano allineati lungo un crinale, definito come significativo; tre aerogeneratori ricadono in un’area classificata come “zone di protezione delle aree di alimentazione di sorgenti certe e incerte”; l’elettrodotto MT, interrato nel suo ultimo tratto, e la nuova SSU, interessano un’area in prossimità di un corpo di frana attivo.

In particolare il PTPR dell’Emilia Romagna, all’art.9 “Ambito dei sistemi dei crinali e collinari” indica limitazioni all’altezza dei manufatti assicurando la salvaguardia degli scenari d’insieme e la visuale degli stessi vietando ogni alterazione dell’assetto idrogeologico, paesaggistico, naturalistico e geomorfologico.

Ai comuni che ospitano l’impianto, la società Danese European Energy, promette il 3% di quanto ricavato dalla produzione energia annuale sotto forma di interventi di miglioramento del territorio e a favore della comunità (ad esempio a Firenzuola questo si è trasformato nella riduzione della Tari); a Castel del Rio si stima porterà un beneficio di 150mila euro l’anno per l’intera durata dell’operatività impianto. Ma a discapito della comune credenza, non ci saranno benefici su costi dell’energia dei cittadini ma un colpo mortale al turismo e alla biodiversità.

Le soluzioni di fine vita impianto (circa 25-35 anni), come riportano i progetti, riguardano lo smontaggio delle torri e la copertura della fondazione con uno spessore di 1 mt di terreno e delle piazzole (1800 mq); con tale soluzione si consentirebbero tutte le normali operazioni agricole e/o forestali a cui era originariamente dedicata l’area in oggetto.

È interessante sottolineare come le problematiche individuate siano in fase esecutiva, valutate per eseguire opportuni approfondimenti geologici e geotecnici. Nella Relazione, inoltre, si sottolinea come la velocità del vento all’altezza di 100 m, elemento fondamentale, risulta pari a 6,48 m/s. (cut-in wind speed) considerata la soglia minima per far partire la turbina, quando invece la velocità nominale (rated wind speed), cioè la velocità del vento nella quale la macchina raggiunge la potenza nominale di targa, è pari a 15 m/s.

Ricordiamo, infine, che IN APPENNINO NON C’E’ VENTO! Per renderci conto della bassa ventosità dell’Appennino possiamo ricorrere alle mappe della ventosità dell’European Wind Atlas, dalle quali si vede chiaramente che la ventosità è molto scarsa sull’Appennino (siamo nella zona 1 su una scala di 5).

Per approfondire:

https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/parchi-natura2000/rete-natura-2000/vinca/consultazione-procedimenti/vinca-per-fase/default-pratiche-in-fase-osservazioni/parco-eolico-pratolungo-fi-bo.

https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/11226.

https://www.periscopionline.it/quello-che-non-si-puo-dire-perche-leolico-in-appennino-non-salvera-il-pianeta-293155.html.