Ph Unsplash

Suoli sempre più poveri di sostanza organica, l’anno prossimo una Carta dal CREA

Due terzi del suolo agricolo nazionale è degradato. Complessivamente, dal secondo dopoguerra ad oggi, il suolo italico ha perso tra il 2 e il 3% di sostanza organica: i danni ambientali e sociali sono facilmente osservabili

Tra i tanti dati contenuti nell’annuale Rapporto sul consumo di suolo elaborato dall’ISPRA, un capitolo viene dedicato al suolo coltivato in stato di degrado che, a partire dal secondo dopoguerra, risulta avere perso tra il 2 e il 3% di sostanza organica. Un impoverimento che non può non preoccuparci e che impone a tutto il mondo agricolo un’approfondita riflessione per ricercare soluzioni capaci di “curare” le risorse naturali senza condizionare il reddito e la produttività aziendale.

Oggi circa il 70% del suolo italiano è considerato “stabile” mentre oltre il 21% è descritto come “degradato”, termine che definisce la riduzione della capacità produttiva biologica della risorsa del suolo, un processo che è indissolubilmente legato alla perdita di biodiversità e agli impatti dei cambiamenti climatici.

Per il suolo “agricolo” la quota del degrado sale addirittura a due terzi. E il cambiamento climatico sta favorendo un pericoloso calo delle produzione a livello planetario, che oscilla tra il 10 e il 15%. A livello globale, l’ONU stima che il 33% dei suoli mondiali sia degradato.

Occorre quindi un ripensamento dei metodi utilizzati per la gestione agricola, una maggiore programmazione dell’intero “sistema” e studi approfonditi integrando i tradizionali campionamenti pedologici con approcci tecnologici innovativi e soluzioni di Intelligenza artificiale. Esattamente ciò che si propone la Carta dei suoli d’Italia in scala 1:100.000, uno strumento atteso da decenni dagli agricoltori  (quella esistente è obsoleta, avendo già compiuto il suo sessantesimo compleanno…) e dagli addetti del settore, finanziato con fondi PNRR dal MASE e dal MASAF e in corso di realizzazione da parte del CREA – Consiglio di Ricerca in Agricoltura.

Grazie alla Carta – prevista per la seconda metà del 2026 – ogni agricoltore potrà decidere più agevolmente quale sia la coltura più adatta al proprio suolo, il sistema agricolo migliore, le lavorazioni da preferire, la gestione più opportuna. Con notevoli ricadute positive per produttività, reddito e ambiente.

Secondo il presidente del CREA, Andrea Rocchi, «la Carta rappresenta un obiettivo ambizioso per la nostra comunità scientifica e per il nostro Paese, frutto del coordinamento tra CREA, MASAF e MASE. Questo strumento pedologico non intende solo essere l’indispensabile base conoscitiva per un’agricoltura più sostenibile, resiliente e innovativa, ma rappresenta un motore di innovazione, grazie all’integrazione con piattaforme digitali, sistemi informativi territoriali e intelligenza artificiale, che permetterà una gestione predittiva e intelligente del suolo e del territorio».

Servizi ecosistemici del Suolo