Nel nuovo libro di Endri Orlandin gli elementi critici e operativi per permettere alle comunità di attivarsi dal basso per la difesa del paesaggio, che è sempre più mortificato e senza un’adeguata tutela da parte della normativa.
di Endri Orlandin
Ho voluto scrivere questo libro perché è ormai evidente come stiamo ineluttabilmente e, cosa ancor più dolorosa, nell’indifferenza generale, perdendo porzioni sempre più significative di paesaggio e assieme ad esso pezzi della nostra memoria che ad esso ci legano.
Viviamo in un Paese in cui la legislazione è palesemente insufficiente a tutelarlo nella sua interezza, in cui i piani paesaggistici sono inesorabilmente in ritardo e arrancano nella loro predisposizione e formalizzazione, dove la dispersione insediativa e la diffusione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, sono solo alcuni dei mali che da tempo affliggono il paesaggio.
Un paesaggio mortificato, sfruttato, obliterato che assomiglia sempre più a una scenografia nella quale vengono inseriti, con allarmante frequenza, interventi e opere sempre più pervasive e incoerenti provocando profonde cicatrici difficili da rimarginare, svuotandolo di senso e rendendolo sempre più un simulacro di sé stesso, determinando un profondo senso di disorientamento e afflizione nelle popolazioni che lo vivono.
Questo bene comune è memoria, individuale e collettiva, è sedimentazione, materiale e immateriale, è identità, oggettiva e soggettiva, è un valore imprescindibile per chi vive in stretto contatto con esso e sono i suoi abitanti che devono tornare a essere i protagonisti della sua cura e conservazione come storicamente è avvenuto.
È per questo motivo che diviene quasi imprescindibile trascendere la legislazione e proattivamente attivare esperienze e processi gestionali “dal basso”, in grado di far fronte alla richiesta di aiuto che il paesaggio ci sta inviando, dando pieno compimento al principio di sussidiarietà.
Per ovviare alle tradizionali soluzioni sinora offerte dalla pianificazione istituzionale è auspicabile che le popolazioni attivino autonomamente le proprie conoscenze e competenze dando vita a percorsi operativi di manutenzione, tutela, salvaguardia e valorizzazione del paesaggio divenendo delle vere e proprie comunità di pratica di paesaggio. Alcuni ci hanno provato e ci sono riusciti.
Il libro fornisce gli elementi critici e operativi per permettere alle comunità di attivarsi, sulla scia delle esperienze finora condotte, dando vita ad azioni dirette di cura e tutela del paesaggio “alternative e indipendenti” dalle tradizionali pratiche pianificatorie.








