Il comune di Spotorno, in provincia di Savona, decide di applicare concretamente una legge regionale (che prevede che le spiagge libere rappresentino almeno il 40% del totale) e la normativa europea Bolkestein. Mantenendo il numero delle aziende coinvolte e salvaguardando l’occupazione…
di Alessandro Mortarino
All’inizio c’era la Direttiva Bolkestein (2006/123/CE), dal nome del commissario europeo Frits Bolkestein che promosse una legge quadro dell’Unione Europea approvata nel 2006 – che non mancò di aprire un aspro dibattito in ogni ambito degli Stati membri – allo scopo di creare un vero mercato unico dei servizi in Europa.
L’Articolo 12 recitava così: “Qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili, gli Stati membri applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali”. Insomma, la direttiva vietava il rinnovo automatico delle concessioni su beni pubblici limitati (come le coste) imponendo, alla scadenza, che il bene fosse rimesso sul mercato tramite una gara ad evidenza pubblica, per consentire a chiunque la possibilità di gestirlo.
L’Italia non ha mai provveduto a tale “apertura” delle concessioni tramite bando, tanto da diventare oggetto di una procedura d’infrazione, poi sospesa in attesa di riforme. Oggi, quindi, le concessioni vengono rinnovate a chi già le possiede e senza alcuna gara.
In Liguria la legge regionale n° 13 del 1999 imponeva che “Il Progetto di utilizzo, esteso a tutte le aree demaniali marittime, deve garantire una percentuale minima di aree balneabili libere e libere attrezzate pari al 40% del fronte totale delle aree balneabili, di cui almeno la metà libere“.
Partendo da questi due chiari rilievi normativi, il “coraggioso” Sindaco di Spotorno, Mattia Fiorini (centrosinistra), ha deciso di agire: non una rivoluzione ma una semplice applicazione delle leggi.
«Spotorno aveva la più bassa percentuale di spiagge libere della Liguria, circa il 3,5 per cento. Il 10% considerando quelle libere attrezzate – ha dichiarato il Sindaco – e dato che alla fine del 2023 erano scadute le concessioni vigenti, noi inizialmente le abbiamo prorogate e intanto abbiamo preparato il piano per le spiagge (il PUD, Piano per l’Utilizzo del Demanio) attenendoci alla legge regionale che indica che almeno il 40% della costa deve essere riservato alla libera balneazione. E così abbiamo fatto: con il nuovo piano il 20% della costa sarà libero e un altro 20% sarà libero attrezzato».
L’operazione è stata calibrata recuperando aree che ancora non erano utilizzate e suddividendo in modo differente quelle esistenti, per garantire reddito allo stesso numero di operatori a parità di lavoratori occupati, elemento importante per aggiudicarsi le concessioni che saranno a breve messe a gara.
Secondo Legambiente, il 70% della costa ligure è occupato da stabilimenti balneari, campeggi o complessi turistici, con un 22% di spiagge libere e un 8% di spiagge libere attrezzate; secondo i dati demaniali 21 comuni costieri della Liguria su 63 non rispettano la soglia minima del 40% di spiagge libere prevista dalla legge regionale.
Le situazioni peggiori sono quelle di Spotorno (3,15% di spiagge libere), Loano (4,67%), Celle Ligure (8,18%); Lerici (10,77%), Santa Margherita Ligure (15,85%) e Rapallo (16,30%).
In Italia si contano 12.166 concessioni per oltre 7.200 stabilimenti e circa 48 mila dipendenti.
Il 28 gennaio prossimo è in programma un incontro pubblico in Comune a Spotorno durante il quale l’amministrazione presenterà il PUD alla cittadinanza e da settimane le polemiche si sono fatte sempre più “rumorose”, alimentate da chi (i gestori) temono di perdere quello che rivendicano come un diritto. Pur essendo, semplicemente, una “concessione”.
La “concessione” di utilizzare un bene comune.
In questo caso prevista e sancita dalle leggi continentali e regionali…
Immagine in alto dal sito del Comune di Spotorno.







