La militarizzazione avanza e i territori chiedono trasparenza

La campagna “Il Buio oltre le Reti” del Movimento NO Base rivendica il diritto della popolazione di sapere cosa accade dietro le reti del CISAM (Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari), quali trasformazioni sono previste nel territorio di Pontedera, come vengono spesi i fondi pubblici e con quali conseguenze ambientali e sociali. Senza trasparenza, la popolazione non può agire e decidere sul proprio territorio, di fronte al progetto della nuova sede del Gruppo Intervento Speciale e del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” tra San Piero a Grado e Pontedera calato totalmente dall’alto.

Intanto dal lavoro congiunto di mobilitazione, organizzazione e inchiesta degli ultimi mesi che ha coinvolto diverse realtà e lavoratorə di Pisa, Firenze, Livorno, La Spezia e Carrara, nasce il primo numero di “HUB”, un bollettino che raccoglie inchieste e approfondimenti sulla militarizzazione dei territori che abitiamo…

Giusto un anno fa, il Movimento NO Base aveva portato al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani – con oltre 8.000 firme – la richiesta di dimissioni del presidente dell’Ente Parco, primo promotore della base in area naturale protetta. Allora si pretendeva anche di avere i documenti in possesso della Regione sul progetto, ma Giani chiuse ogni possibile interlocuzione.

È per ottenere quei documenti che un mese fa è nata questa campagna. Il primo passo è stato la redazione di un accesso civico agli atti, sottoscritto insieme ad Altreconomia, Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università, presidio di Libera Pisa “Giancarlo Siani” e Legambiente Pisa. Un identico accesso è stato inoltrato anche dalla sindaca di Calci, Valentina Ricotta, dal consigliere comunale di Pisa Ciccio Auletta e dalla consigliera comunale di Pontedera Denise Ciampi, e un confronto con altri amministratori locali è tuttora in corso.

Questa pressione sui ministeri e sul Commissario Straordinario Sessa, mediante l’unione del Movimento con associazioni, singoli e cariche politiche locali, ha permesso di ottenere parte della documentazione: tre Relazioni annuali del Commissario, l’Accordo Tecnico Operativo e un Decreto Commissariale.

Questi documenti confermano quanto si sapeva, in particolare il costo stimato di 520 milioni di euro. Non solo: essi tracciano la storia del progetto, partito dall’area demaniale di 72 ettari a Coltano, ma abbandonato a seguito delle “manifestazioni contrarie” della cittadinanza locale.

Per trovare una nuova collocazione, si era costituito un tavolo operativo interistituzionale che a ottobre 2023 ha individuato i terreni del C.I.S.A.M. (Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari), in piena area protetta del Parco di San Rossore, dopo che le istituzioni della Comunità del Parco avevano dato il loro benestare.

Per la pista per guida sicura e del poligono a cielo aperto si è invece individuata l’attuale Tenuta Isabella a Pontedera.

Scelto il luogo, è stata aperta una contabilità presso la Tesoreria dello Stato per le spese di realizzazione. Una cosa evidente dagli atti è che più di una volta la decisione politica è stata presa a pratiche già avviate (ad esempio l’avvio dello studio di prefattibilità, deciso dal tavolo interistituzionale a maggio 2023, era già partito a marzo). Palese è anche il fatto che, dopo la chiusura del tavolo interistituzionale, le istituzioni locali siano tagliate fuori da ogni decisione.

Rimane invece misterioso come i costi siano lievitati dai 72,5 milioni iniziali agli attuali 520. Nelle relazioni del Commissario Sessa spuntano anche 9 Milioni di euro di finanziamento dal Ministero della Difesa di cui non si ha traccia ufficiale da nessuna parte e su cui si sono chiesti chiarimenti immediati.

Intanto sono stati negati i documenti principali: il cronoprogramma, il piano economico, le analisi tecniche e gli atti con cui si definisce la progettazione dell’opera. Il Commissario Straordinario sostiene che la loro ostensione inciderebbe “in maniera pregiudizievole sulla tutela degli interessi inerenti la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari”; per il Commissario essa rivelerebbe dettagli sensibili come la dislocazione e le dimensioni di uffici, magazzini, aree operative e le caratteristiche degli impianti e delle attrezzature da ospitare.

Quando nel 2022 la base era prevista a Coltano, questi stessi documenti erano pubblici, tutte queste esigenze di sicurezza erano assenti: la trasparenza è diventata selettiva. E questa selettività non è un fatto tecnico, è una scelta politica.

Questi documenti sono dovuti: il Movimento NO Base ha presentato un’istanza di riesame. Allo stesso tempo si invitano associazioni, comitati e istituzioni locali a costruire un percorso condiviso, affinché anche loro possano richiedere gli atti mancanti e rafforzare la pressione collettiva.

Nei prossimi giorni il Movimento NO Base tornerà nei territori e nelle assemblee per continuare a far vivere questa campagna dal basso, finché non si avrà piena trasparenza: nessuna giustificazione può legittimare l’occultamento di un progetto tanto impattante, in un momento in cui la guerra torna ad essere sempre più concreta.

Il primo numero di “HUB”, bollettino della militarizzazione, è scaricabile da qui.

Questo prezioso strumento di informazione nasce a partire dal campeggio No Base del 5-6-7 settembre scorsi, nell’assemblea dedicata alla costruzione di alleanze tra i territori investiti dalla trasformazione in snodi strategici della guerra. Con la discussione di lavoratorə, movimenti, abitanti di Livorno, Pisa, Firenze, Carrara, La Spezia, tra chi si batte contro le basi militari e chi lavora e lotta nelle ferrovie e nei porti, è maturato il proposito di intraprendere una strada comune.

Il bollettino “HUB” rappresenta la proposta attorno a cui condividere questo percorso: una rivista digitale e cartacea, aperiodica, in cui trovare approfondimenti e contributi su come funziona l’hub militare in cui siamo immersə, per conoscere il sistema di guerra che innerva i territori e sviluppare la cooperazione e la condivisione adeguate a organizzarsi sempre più, sempre meglio, per bloccare e immaginare le alternative degne di cui la società ha bisogno.

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